Dicembre 20th, 2014 Riccardo Fucile
CINQUE ARRESTI E SETTE INDAGATI: CONTESTATO UN APPALTO DA DUE MILIONI E RICHIESTE ASSUNZIONI ALL’AMIU
C’è anche il sindaco di Trani, Luigi Nicola Riserbato, tra le sei persone arrestate nelle prime ore di
oggi dalla Polizia di Stato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip del Tribunale di Trani, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di 6 persone.
Il primo cittadino si trova agli arresti domiciliari.
Oltre al sindaco è stato posto agli arresti domiciliari Edoardo Savoiardo, funzionario del Comune di Trani. Sono invece finiti in carcere l’ex vicesindaco Giuseppe Di Marzio (Fi), il consigliere comunale Nicola Damascelli, l’ex consigliere Maurizio Musci (Fi) e l’ex amministratore unico dell’Amiu, Antonello Ruggiero.
I destinatari della misura sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata a commettere più delitti contro la pubblica amministrazione, concussione, corruzione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, ed altro.
Alla base dell’inchiesta un appalto da oltre due milioni di euro sulla vigilanza degli immobili comunali aggiudicato — secondo l’accusa — in modo illecito alla società palermitana Sicurcenter.
Tra i reati contestati anche la concussione per le richieste di assunzioni fatte all’Amiu per consentire ai politici di aver consenso elettorale.
Dagli accertamenti della Digos e del pm Michele Ruggiero sarebbe emersa l’esistenza di un sistema corruttivo che vedeva coinvolti politici, dirigenti e amministratori del Comune di Trani.
Questi — secondo l’accusa — avrebbero creato un sistema illecito finalizzato alla turbativa d’asta sull’appalto milionario e un giro di mazzette. Oltre ai sei arrestati risultano indagate a piede libero altre sette persone
(da Agenzie)
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Dicembre 20th, 2014 Riccardo Fucile
IL VICEMINISTRO “CI SCUSIAMO PER GLI ERRORI COMMESSI NELLA RELAZIONE TECNICA”
Imprecisioni, errori e refusi. Un testo arrivato in ritardo dopo quattro rinvii e un voto alle 5 di mattina con il “no” di Forza Italia e il Movimento 5 stelle che non ha partecipato al voto.
Il governo ha ottenuto la fiducia sulla legge di stabilità dopo una lunga notte di scontri e proteste.
All’alba il Senato ha incardinato la legge elettorale, ma la corsa dell’esecutivo è diventata una maratona di gaffe e brutte figure.
Il Consiglio dei ministri è stato convocato alle 4.40 (per dieci minuti) per l’approvazione della manovra.
Una volta in Aula però il testo era pieno di errori tra commi fantasma e indicazioni formali contraddittorie. Imbarazzo per il presidente del Senato Pietro Grasso e il viceministro dell’Economia Enrico Morando.
Festeggia solo il presidente del Consiglio: “Grazie a senatrici e senatori”, commenta Matteo Renzi su Twitter, “che su stabilità e legge elettorale hanno dato stanotte lezione di politica a ostruzionismi”.
Forse ha visto un’altra partita.
Il via libera di Palazzo Madama è arrivato alla fine con 162 sì e 37 no.
Nella notte è stato stabilito che l’Italicum arriverà al Senato il 7 gennaio prossimo.
A far discutere soprattutto le imprecisioni nella stesura arrivata in Aula nella notte. L’ultima versione della legge di stabilità ha creato imbarazzi anche per la maggioranza che, esaminando i commi, si è accorta che molti erano i punti incoerenti. “Ci rifiutiamo di votare il testo di Topolino”, ha gridato il senatore M5s Giuseppe Vacciano.
“Ci chiedete davvero di esprimerci su qualcosa che non esiste?”.
Anche l’esecutivo ha dovuto giustificarsi per la situazione. “Il governo”, ha riconosciuto il viceministro all’Economia Morando,“e si scusa per gli errori commessi anche nella relazione tecnica ma abbiamo cercato di rendere più leggibile il testo”. Sotto accusa infatti è finito il dossier che correda la manovra ma anche lo stesso testo del maxiemendamento che, almeno in parte, è stato rivisto durante i lavori dell’Assemblea come ha spiegato il presidente del Senato Grasso: “Si tratta — è stata la tesi — di drafting e la presidenza si assume dunque la responsabilità di fare correzioni”.
Così anche il capogruppo Pd Roberto Zanda: “Cari colleghi voteremo un testo che il governo correggerà ”.
I 5 stelle hanno criticato la presenza di “marchette”: “Dai 10 milioni al porto di Molfetta per la cui maxifrode è indagato il senatore Antonio Azzollini fino al regalo a Sisal. Cosa ci faceva in questi giorni in giro per gli uffici Antonio Porsia, re delle slot machines? E’ uno scandalo”.
La manovra torna così alla Camera: oggi saranno riordinate le misure e solo nel tardo pomeriggio, alle 19, ci sarà un ufficio di presidenza della commissione Bilancio di Montecitorio che deciderà l’ordine dei lavori.
Sarà il terzo e l’ultimo passaggio, si annuncia comunque come un esame lampo: già lunedì 22 dicembre è atteso l’ok finale ai documenti di bilancio.
L’Italicum arriverà in Senato invece il 7 gennaio prossimo.
“L’aver incardinato”, ha commentato la presidente del gruppo Misto-Sel Loredana De Petris, “la legge elettorale alle 7 del mattino è un inutile atto di pura prepotenza e arroganza, che dimostra come il governo intenda andare avanti brutalmente, ignorando tutte le critiche e i dissensi che vengono anche dalla sua stessa maggioranza”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 20th, 2014 Riccardo Fucile
IL GOVERNO PRESENTA IL TESTO DELLA MANOVRA IN RITARDO DI 24 ORE PER TOGLIERE LE NORME CHE NON PIACCIONO ALLA UE… POI COSTRINGE I SENATORI A VOTARE ALLE DUE DI NOTTE
Mentre andiamo in stampa a Palazzo Madama si vivono momenti di delirio paranoide: noia, rabbia
a sprazzi, confusione e gravi problemi di ricerca del senso di sè.
Davanti ai senatori della Repubblica, infatti, si stende una notte di votazioni sulla manovra per motivi che i più faticano a capire e ormai hanno poco a che fare con la politica, ma cominciano e finiscono nel dilettantismo giuridico di questo governo in salda alleanza psicologica con un disinteresse per il Parlamento che sfiora il disamore e ha una certa parentela col disprezzo.
Un breve riassunto: ritardi, disagi e concerti di Natale Si sta parlando della legge di Stabilità e del Bilancio dello Stato, la cosa più importante di cui le Camere si occupano durante l’anno.
Questi due disegni di legge, già approvati a Montecitorio, saranno fino a stamattina all’esame del Senato.
La commissione Bilancio di Palazzo Madama, però, ha dovuto gettare la spugna mercoledì: non è riuscita a votare tutti gli emendamenti — moltissimi di maggioranza — e assegnare il mandato al relatore.
Di fatto, non ha approvato la manovra. Poco male: il governo avrebbe comunque presentato un maxi-emendamento su cui chiedere la fiducia.
Qui, però, iniziano i guai: in genere il testo del governo ricalca quello della commissione, ma stavolta non è andata così e non solo per il mancato voto finale della Bilancio.
Prima di arrivare ai contenuti, però, c’è la sparizione del testo.
Mercoledì pomeriggio il ministro Maria Elena Boschi annunciava alla riunione dei capigruppo: il maxi-emendamento del governo arriverà alle otto di stasera e domani a pranzo (cioè ieri, ndr) voteremo la fiducia.
Poi è passato mercoledì sera, è passato giovedì mattina e niente: l’aula del Senato veniva continuamente riconvocata per assistere all’imbarazzato balbettio del viceministro dell’Economia Enrico Morando (“il testo ancora non è pronto, stanno scrivendo la Relazione tecnica”).
Alle cinque della sera pure lui era sfiduciato: “Non sono in grado di fare previsioni”. Ne era seguita una protesta vintage della Lega con tanto di scarpe sbattute sui banchi. Solo oltre due ore dopo Morando ha potuto tirare un sospiro di sollievo: con quasi 24 ore di ritardo il ministro Maria Elena Boschi si è presentata a Palazzo Madama col nuovo ddl Stabilità per chiedere la fiducia.
Il presidente Pietro Grasso si consegnava a una frase infelice: “È finita la ricreazione”. Nuova breve sosta e questa è l’organizzazione dei lavori serale : alle undici di ieri sera il dibattito, mezz’ora dopo mezzanotte le dichiarazioni di voto, alle ore due la chiama per la fiducia.
Poche ore di sonno e stamattina bisognerà votare la “Nota di variazione” al bilancio: in fretta perchè dopo l’aula è prenotata per il concerto di Natale.
“Ripensiamoci a questo concerto”, è sbottata a un certo punto Loredana De Petris di Sel: “È un bell’evento, ma tutti gli anni succede la stessa cosa”.
Cosa c’è dietro: quel viaggio a Bruxelles e l’Italicum
Alla fine, nel maxi-emendamento del governo mancavano una ventina di norme approvate dalla commissione, alcune proposte dallo stesso governo: dalle assunzioni al Parco del Gran Paradiso all’Albo unico dei promotori finanziari, dai soldi alla Motorizzazione civile all’accordo per la bonifica di Pieve Vergonte.
Qualcosa è pure entrato: il taglio delle partecipate locali “che risultino composte da soli amministratori o da un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti”, come proponeva Carlo Cottarelli.
Dell’opera di taglia e cuci, dicono fonti di governo, s’è occupato personalmente Matteo Renzi col legislativo di Palazzo Chigi appena tornato da Bruxelles: all’ultimo Consiglio europeo del semestre italiano, infatti, il premier ha capito che la sua legge di Stabilità verrà passata ai raggi x in attesa del redde rationem di marzo.
Pensare di introdurre provvedimenti di spesa di quelli che alla Commissione non piacciono esporrebbe un governo debole alle ritorsioni di Bruxelles: “Stiamo intervenendo perchè manovra non sia un mostro di norme con le varie leggi marchetta alla fine: non siamo perfetti, ma ci proviamo”, ha detto ieri pomeriggio lo stesso Renzi a “Radio 105”.
Poco male se alla fine il Senato non ha sostanzialmente potuto esaminare il lavoro di forbice del premier e ha dovuto votare il tutto a scatola chiusa, con la fiducia, in piena notte, intontito di sonno e stanchezza.
D’altronde Renzi aveva un motivo per imporre a palazzo Madama il voto immediato: riuscire a avviare prima delle feste di Natale la discussione generale sull’Italicum, in modo da portarla avanti abbastanza prima che il Parlamento si fermi per eleggere il capo dello Stato.
Per farlo gli serviva un voto dell’aula che sancisca che il tempo della commissione Affari costituzionali è finito e si va in Assemblea: un voto, ovviamente, in cui il Senato sia in numero legale, eventualità abbastanza improbabile se il tutto fosse slittato a lunedì.
È tanto vero che ieri il governo ha ottenuto e preteso una riunione dei capigruppo in notturna, subito dopo la fiducia (attorno alle 4 di notte) proprio per decidere di velocizzare la pratica legge elettorale.
Stamattina vedremo se il giochetto di Renzi è riuscito.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 20th, 2014 Riccardo Fucile
IL LEADER DELLA LEGA TRA FLASH E SELFIE… IN PLATEA NOTABILI RICICLATI E VECCHI ROTTAMI
Più che un Carroccio servirebbe un pullman, per contenere gli aspiranti leghisti che dal centrosud stanno premendo per salire sulla zattera di Matteo Salvini.
Montecitorio, centro di Roma, ore 12: il leader leghista ha appena presentato il simbolo della sua nuova formazione, “Noi con Salvini”, che si presenterà alle elezioni dall’Umbria in giù.
Giallo e blu su campo bianco, gigantesco il nome del leader che però svicola dal culto della personalità : “Conta la squadra, le megalomanie le lascio a Renzi” (sembra vero…
Più che una conferenza stampa è il solito mini comizio, un Bignami di un anno dell’altro Matteo, dal no euro al no immigrati alla flat tax al 15%.
Si scopre il simbolo, i flash impazzano, una vecchia volpe come Giancarlo Giorgetti si lascia sfuggire una battuta: “Sembra la Croisette, cazzo!”.
L’ex comunista padano mugola: “Adesso ce la giochiamo in tutta Italia”.
“Non ho mai attaccato i cittadini del Sud”, afferma lo spergiuro, “solo le cattive amministrazioni. Per noi Roma ladrona era quella che sta emergendo adesso con Mafia Capitale, non le brave persone che qui vivono…”.
Finisce la presentazione e inizia lo spettacolo. Frotte di notabili o aspiranti tali da tutto il Centrosud fanno a gomitate per un selfie con Matteo, c’è persino chi gli confida: “Mia moglie è innamorata di te!”. Poveretta… E lui, per una volta dice la verità : “Si vede che non mi conosce…”.
Arrivano quelli di Bari: “Matteo, facci un video per la pagina Facebook ‘Bari con Salvini’. Ti aspettano”. E lui: “E io arrivo, a gennaio parte un tour in tutto il Centrosud, abbiamo già 120 inviti, da solo non ce la faccio” (manderà un sosia…)
Arrivano anche i siciliani, Davide Romeo di Agrigento sta sponsorizzando la candidatura a sindaco del leghista trevigiano Marco Marcolin (dice di essere stato parecchie volte in ferie nell’agrigentino, quindi sarebbe adatto…).
Spiega Romeo: “Quella candidatura può essere un laboratorio politico, per capire se il progetto di Salvini decolla in Sicilia”.
Le signore, look improbabili, si accalcano per i selfie, e anche molti ragazzotti, molti sono per la prima volta in Parlamento, emozionati come scolari.
C’è tanta destra romana alla Sala del Mappamondo a “baciare l’anello” del “nuovo Messia”. Una destra che stava tentando di tornare alla ribalta grazie alle gaffe e alle multe di Marino e che, dopo il coinvolgimento di Alemanno nell’inchiesta su Carminati, è rimasta orfana.
C’è Silvano Moffa, ex finiano poi riconvertito dal Cavaliere e ora rimasto a piedi, Barbara Mannucci, che viene dalla scuola quadri di Dell’Utri e suo marito, già assessore al Personale proprio con Alemanno.
Si scalda in panchina l’ex ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi.
In prima fila anche Marco Pomarici, presidente del Consiglio comunale di Roma nella scorsa consiliatura e ora unico componente di un gruppo proto-leghista.
E tanti suoi fans, alcuni con i crani rasati.
E poi c’è lui, Mario Borghezio, eterno europarlamentare, anello di collegamento con Casa Pound tornato a una seconda giovinezza e rieletto proprio nella circoscrizione Centro grazie alle preferenze della destra estrema (suicidio rituale…)
Salvini torna più e più volte a ribadire che “noi restiamo la Lega Nord, e infatti al primo dei cinque punti nel nuovo progetto ci sono federalismo ed autonomia”.
Excusatio assai petita, visto che il verde è sparito dal simbolo (si vergognano giustamente a dichiararsi per quello che sono…)
Matteo ha pronta la battuta letale: “Se mescoli giallo e blu viene fuori il verde…”. Parte facendo gli auguri per il “Santo Natale”e poi l’apoteosi: “noi proponiamo una visione del mondo, un progetto di vita opposto a quello di Renzi”.
Che sia quello di sistemare le due mogli in Comune e Regione a spese dei contribuenti senza concorso e per chiamata diretta a 75.000 euro l’anno?
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Dicembre 20th, 2014 Riccardo Fucile
SLITTA PER TUTTO IL GIORNO LA PRESENTAZIONE, POI VIENE POSTA LA FIDUCIA… “CI SONO NORME MARCHETTE”
Quattro rinvii, bagarre in aula, imbarazzo. 
E, alla fine, slittamento di 24 ore sui tempi di approvazione, con la fiducia del Senato al maxiemendamento alla legge di Stabilità (provvedimento che la sostituisce integralmente) che arriva in aula alle due di notte.
E con l’incardinamento dell’Italicum previsto all’alba pur di rispettare i tempi previsti da governo e maggioranza.
Giornata ad alta tensione a Palazza Madama, dove le proteste sono diventate caos quando il ministro Maria Elena Boschi ha annunciato la questione di fiducia, con i senatori leghisti che hanno tolto le scarpe e le hanno sbattute sui banchi, riproponendo la famosa protesta di Nikita Kruscev all’Assemblea delle Nazioni Unite.
Già nel pomeriggio, però, le opposizioni avevano incalzato il governo per l’andamento dei lavori, chiedendo che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan venisse a riferire Parlamento.
“Non siamo perfetti”, è stata la replica del premier Renzi, che poi ha promesso di lavorare affinchè “la Legge di stabilità non sia quel monstrum di norme con magari le varie leggi marchetta”.
Un riferimento non casuale.
Perchè proprio il pacchetto di norme microsettoriali e territoriali, (concordate tra governo e senatori in commissione Bilancio ma non approvate a causa dell’interruzione dei lavori senza aver terminato l’esame della manovra) sono state una delle ragioni principali del ritardo dell’approdo in Aula.
Un elenco nel mirino in particolare del M5S: “Nella manovra — è la denuncia del movimento — sono stati infilati all’ultimo momento emendamenti per assecondare gli interessi dei lobbisti che affollano in queste ore il Parlamento“.
A cosa si riferivano i grillini. L’elenco è lungo: rincaro Pellet, Istituto tecnologico Genova, Italia Lavoro, Salva Piemonte, Italia Expo, Tempa Rossa, deroghe per i dirigente Mef, Telesina, siti di interesse nazionale e altro.
La minaccia di ostruzionismo a oltranza ha quindi costretto il governo a riprendere in mano il testo del maxiemendamento e a correggerlo.
Alla fine, sono un pò meno di venti le misure che sono state cancellate durante l’esame incrociato di Palazzo Chigi-Tesoro-Ragioneria dello Stato.
E per alcune norme saltate altre però sono rimaste, nonostante le polemiche.
Non solo. Le difficoltà legate a cosa lasciare fuori dal testo si sono poi sommate a quelle della necessaria relazione tecnica a firma della Ragioneria.
Al terzo rinvio, lo stesso viceministro all’Economia Enrico Morando si è trovato costretto a annunciare ai senatori la mancanza del dossier di accompagnamento spiegando di non essere “in grado di prendere un impegno preciso sui tempi”, non avendo ancora ricevuto il testo bollinato. Bollinatura che poi a sera è finalmente arrivata.
La speranza — fanno sapere fonti governative — è che il compromesso sia sufficiente per evitare che in Aula i lavori vadano per le lunghe, facendo slittare l’ok a dopo Natale.
La certezza, tuttavia, è che il voto finale al provvedimento arriverà a notte fonda, non prima delle 3 di notte.
L’aula, del resto, ha iniziato l’esame del provvedimento solo alle 23.45 (dopo altri due rinvii).
Oltre alle 24 ore di ritardo, però, l’altra conseguenza della giornata interminabile a Palazzo Madama è stato lo slittamento dell’avvio della riforma elettorale a Palazzo Madama.
L’incardinamento dell’Italicum è destinato ad essere esaminato alle prime luci dell’alba (non prima delle 5 fanno sapere da Palazzo Madama), dopo il voto di fiducia sulla stabilità .
Un avvio non certo trionfale, ma che consentirà comunque di rispettare i tempi con l’approvazione a gennaio.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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