Dicembre 29th, 2014 Riccardo Fucile
LA PATACCA CONFINDUSTRIALE ANNEGA NELLA CONFUSIONE E NELLE DISCRIMINAZIONI
È il Jobs act dei dualismi. Anzichè appianare divergenze, allarga i fossati. 
Invece di colmare le distanze, acuisce le differenze.
Insomma il contrario esatto dell’obiettivo di partenza. Basta leggere i primi due decreti attuativi per rendersene conto.
Lavoratori post e pre 2015, giovani e anziani, nuovi e vecchi. Settore pubblico e privato. Aspi e Discoll, ammortizzatori per i garantiti e per i precari. Aziende grandi e aziende piccole. E ancora aziende grandi ed ex aziende piccole. Una babele di discrasie
Gli assunti del 2015 lo sperimenteranno a breve, sia giovani che costretti a cambiare lavoro e quindi contratto.
Avranno meno tutele dei colleghi di scrivania, zero articolo 18, indennizzi al posto della reintegra (e anche più bassi degli attuali, specie se il licenziamento avviene nei primi anni).
Tutto da dimostrare il teorema renziano: meno cocopro, più contratti a tutele crescenti.
Intanto perchè i contratti precari (per ora) non sono stati cancellati.
E ancora: statali contro dipendenti privati. I primi esclusi dalla riforma, anche se Renzi dice che se ne riparlerà a febbraio, «sarà il Parlamento a pronunciarsi », quando si discuterà la riforma Madia della Pubblica amministrazione.
Aspi contro Discoll: la prima è l’assicurazione riservata ai lavoratori dipendenti che restano disoccupati, fino a 24 mesi, il secondo è l’assegno per i precari, fino a 6 mesi. Aziende grandi contro piccole: sotto i 15 dipendenti la reintegra non c’è mai stata e ora diminuisce anche l’indennizzo, in ogni caso sempre inferiore a quello delle big (massimo 6 mensilità contro 24).
Infine il paradosso dei paradossi: le piccole imprese sotto i 15 che assumono e diventano grandi mantengono il regime delle piccole, dunque niente articolo 18 e mini indennizzo. Dualismi. Spaccature.
«Sa cosa vedo io? Un governo nel caos», commenta Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera. «Il contratto a tutele crescenti su base annua riguarderà circa un milione di lavoratori, ciò significa che occorreranno 15 anni» per avere un mercato del lavoro unico, con gli stessi diritti (pochi) per tutti.
Grillo sul blog lo definisce un contratto a «fregature crescenti».
«Tra qualche giorno iniziano i saldi e il governo quest’anno propone la svendita del diritto al lavoro », scrive Laura Castelli, deputata M5S, in un post. «Sei stato licenziato senza giusta causa? Non ti preoccupare, ti verrà dato un piccolo indennizzo, e così potremo fare finta di nulla. Un ricatto morale che fa leva sulla fragilità di chi oggi non si può permettere di perdere il lavoro, di chi è costretto ad adeguarsi al detto ‘pochi, maledetti e subito’».
«Si potevano raccogliere le firme di centinaia di parlamentari per evitare che il Jobs act contenesse le norme sui licenziamenti facili e sul demansionamento prima di arrivare alla discussione alle Camere», scrive Pippo Civati, deputato pd, sul suo blog. «E invece si è preferito trattare, poi mediare, poi posizionarsi, poi condividere con preoccupazione, poi preoccuparsi per la condivisione ».
Civati non risparmia una stoccata alla «cosiddetta» minoranza pd: «Alterna giudizi che cambiano di ora in ora sul Jobs act. Chi ha votato a favore parla di ‘lesione costituzionale’.
Chi ha prodotto la mediazione parla di ‘eccesso di delega’. Pare che sia nata una nuova corrente, quella dei trattativisti».
Sul fronte sindacale la Cgil, con Michele Gentile, responsabile Settori pubblici, ricorda che «nella Pubblica amministrazione si può già licenziare per motivi disciplinari e, come dimostra il caso delle Province, per motivi economici o organizzativi si può entrare in mobilità ».
Mentre Benedetto Attili, segretario generale della Uil Pa, ribatte a Sacconi che «i dipendenti pubblici hanno da anni contratti e retribuzioni bloccati, il trattamento pensionistico delle donne diverso dal privato».
E che «se vogliamo l’equiparazione, rendiamola a 360 gradi».
Valentina Conte
(da “la Repubblica”)
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Dicembre 29th, 2014 Riccardo Fucile
LICENZIARE È POSSIBILE: L’IPOCRISIA DEL PREMIER
Sul Jobs Act il governo di Matteo Renzi ha deciso di sfoderare la formula del tridente.
Il premier al centro, i ministri Marianna Madia e Giuliano Poletti a sinistra, l’Ncd a destra.
È questa la fotografia che emerge dalle polemiche sull’estendibilità delle nuove norme agli Statali ormai nel mirino del governo.
Se, infatti, in due distinte interviste Poletti e Madia, ieri mattina, escludevano che il nuovo contratto a tutele crescente, con il corollario dell’abolizione dell’articolo 18, potesse essere esteso ai dipendenti pubblici, il presidente del Consiglio nella sua intervista a Qn è stato molto più sfuggente: “Sarà il Parlamento a pronunciarsi su questo punto, sollevato da Ichino” ha risposto Renzi al direttore del quotidiano.
“Esiste giurisprudenza nell’uno e nell’altro senso”.
Ma non sarà il governo a decidere. A febbraio, quando il provvedimento sul pubblico impiego firmato da Marianna Madia verrà discusso in Parlamento, saranno le Camere a scegliere. Non mancherà il dibattito, certo”.
Renzi assomiglia sempre di più al gatto che si diverte a giocare con il topo e quel rinvio al dibattito parlamentare assomiglia all’apertura di un nuovo fronte di guerra con il sindacato.
E assomiglia, anche, a una nuova sconfessione dei due ministri più esposti al contatto, e all’interlocuzione, con i sindacati.
Questa divaricazione tra le parole del premier e quelle del suo responsabile lavoro vengono impietosamente sottolineate dal senatore Pietro Ichino (già Pd, oggi Scelta Civica, giuslavorista tra i più noti) il quale ha pubblicato sul proprio blog una ricostruzione “segreta” del dibattito avvenuto a lato e dentro al Consiglio dei ministri che ha varato i decreti legislativi sul Jobs Act.
Secondo Ichino, infatti, “fino alla mezzanotte fra il 23 e il 24 dicembre” nel testo era presenta un comma che “ sostanzialmente escludeva l’impiego pubblico dall’applicazione della disciplina contenuta nel nuovo decreto”.
Quella esclusione è stata poi “espunta in extremis” generando quella dubbia interpretazione di cui si discute ora.
Il Pubblico impiego, infatti, è governato dal Testo unico del 2001 il quale stabilisce che gli Statali vanno equiparati ai dipendenti del settore privato, norme sull’articolo 18 comprese, anche se poi disciplina separatamente le norme sul licenziamento.
Se Renzi avesse voluto sgombrare il campo da ogni equivoco, sarebbe bastato ricordare questa realtà oppure, come ha fatto il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, dichiarare che la “volontà politica dell’esecutivo non è quella di estendere il Jobs Act agli Statali” .
Ma non l’ha fatto. Per la semplice ragione che il dossier resta aperto. E, come fa notare la Cgil, rimane sul tavolo in vista di ulteriori trattative con gli alleati di governo.
Pietro Ichino, ad esempio, ricorda ancora che nel testo approvato dal Consiglio dei ministri, è scomparsa all’ultimo istante una modifica dei contratti a termine, con la riduzione da 36 a 24 mesi della durata massima dei contratti precari.
Così come è scomparsa l’abolizione di contratti come l’Associazione in partecipazione o il lavoro intermittente, richieste esplicite della Cisl che Poletti aveva inserito nel testo e che, con ogni probabilità , ha dovuto sacrificare ai desiderata del Ncd di Alfano e Sacconi. Dallo stesso testo, infatti, è scomparso il riferimento allo “scarso rendimento” richiesto a gran voce da Maurizio Sacconi.
La trattativa, quindi non è ancora conclusa. Il governo dovrà varare ancora altri decreti applicativi, in particolare il “Codice semplificato” delle norme sul lavoro, l’oggetto più ambizioso di questa attività riformatrice.
Che ad oggi, come notava ieri il giuslavorista Michele Tiraboschi, non è certamente traducibile in inglese come Renzi aveva promesso circa un anno fa.
Chi non fa alcuno sconto al governo è Beppe Grillo che rilancia la difesa dei diritti del lavoro.
Sul suo blog, infatti, le nuove norme sono definite “le fregature crescenti”: “Tra qualche giorno iniziano i saldi, e il governo quest’anno propone la svendita del diritto al lavoro” scrive il leader del M5S.
“Nessuna tutela reale, ma solo un ristoro economico, vero ricatto morale che fa leva sulla fragilità di chi oggi non si può permettere di perdere il lavoro, di chi è costretto ad adeguarsi, per sopravvivere, al detto ‘pochi, maledetti e subito’”.
Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 29th, 2014 Riccardo Fucile
NONOSTANTE I POTERI DIMEZZATI IL PRESIDENTE HA REAGITO: FIDUCIA DAL 45-48% DEGLI AMERICANI
I suoi poteri sono dimezzati. Ma il presidente ha reagito, ritrovando lo spirito del candidato
dirompente che era nel 2008.
Negli ultimi due mesi ha varato una massiccia regolarizzazione degli immigrati. Ha portato la Cina a firmare un accordo fondamentale sui cambiamenti climatici. Infine ha clamorosamente aperto a Cuba.
L’opinione pubblica sembra aver colto il cambiamento.
Un sondaggio realizzato da Gallup il 19 dicembre, mostra che il gradimento per il presidente è salito dal 40% di inizio novembre al 45%. Meglio di George W. Bush: 37% alla fine del sesto anno di mandato.
Obama, però, resta ancora staccato da Bill Clinton, 67%, il riferimento moderno dei democratici.
Un’altra rilevazione, condotta dalla Cnn con la Orc, accredita un gradimento più alto a Obama: 48%.
I repubblicani e alcuni analisti indipendenti sminuiscono il risultato. Cuba, gli immigrati e la Cina non c’entrano nulla. Obama è solo fortunato, perchè i cittadini americani sono più bendisposti verso la Casa Bianca da quando la benzina costa due dollari al gallone (3,7 litri): la metà rispetto al 2008.
Il presidente non ha alcun merito, perchè non controlla il mercato petrolifero.
Il fiele degli avversari politici nasconde il timore concreto che il finale della Casa Bianca possa essere così travolgente da segnare la prossima campagna elettorale.
C’è chi indica nell’economia il passaggio decisivo. L’ultimo trimestre si è chiuso con lo squillante più 5% di crescita e solo nel mese di novembre si sono aggiunti oltre 300 mila posti di lavoro.
Se il trend resterà questo, Obama potrebbe raggiungere il picco toccato da Clinton.
Ma il presidente deve affrontare tante altre difficili prove, dalla questione razziale al terrorismo islamico.
Occasioni per confermare la leadership o per precipitare di nuovo nei consensi.
Giuseppe Sarcina
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 29th, 2014 Riccardo Fucile
393 QUELLI TRATTI IN SALVO… L’IMBARCAZIONE ERA DIRETTA AD ANCONA DA IGOUMENITSA…L’INCENDIO SCOPPIATO NEL GARAGE
Incubo in mezzo all’Adriatico: un traghetto della compagnia italiana “Vismar di Navigazione” con a bordo 422 passeggeri e 56 membri dell’equipaggio è in fiamme e alla deriva tra l’Albania e l’Italia dopo che un incendio sviluppatosi dal garage ha interessato diversi ponti della nave.
Al momento l’incendio sarebbe stato isolato al ponte 5, anche se le fiamme continuano a vedersi anche a distanza, ma la nave non sarebbe inclinata.
L’allarme è scattato nelle prime ore della mattina quando il traghetto si trovava ad una ventina di miglia dalle coste albanesi: le fiamme hanno cominciato a divorare tutto quel che incontravano sul loro percorso, costringendo il comandante a dichiarare l’abbandono della nave.
111 persone sono riuscite a mettersi in salvo a bordo delle scialuppe di salvataggio e successivamente sono stati trasferiti su un mercantile che si trovava nella zona e che ha raccolto l’allarme.
Immediati sono scattati i soccorsi: dalla Grecia e dall’ Italia sono partiti elicotteri e motovedette e sulla zona dell’ incidente sono stati dirottati almeno una mezza dozzina di navi civili.
Le operazioni per evacuare le centinaia di persone a bordo, però, sono rese molto difficili dalle pessime condizioni meteo con mare forza otto e onde di 5 metri.
ECCO TUTTI GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA
Ore 12.02 – Governo greco conferma 4 morti
Il ministro della Marina mercantile greca, Miltiadis Varvisiotis, ha confermato che quattro corpi sono stati rinvenuti in acqua nelle operazioni di salvataggio della Norman Atlantic. Lo scrive su Twitter Kathimerini
Ore 11.54 – In 85 ancora sul traghetto
Sono rimaste 85 persone a bordo del traghetto. 393 quelle tratte in salvo
Ore 11.50 – La moglie della vittima greca: “Ho visto un altro morto”
«Ho visto un’altra persona morta, il cadavere era accanto a mio marito, aveva addosso una ciambella di salvataggio ma si vedeva che era privo di vita». Lo racconta all’ANSA Teodora Douli, di 56 anni, greca, moglie del 62enne morto durante le fasi successive all’incendio divampato a bordo del traghetto Norman Atlantic
Ore 11.44 – Indaga, oltre a Bari, anche la Procura di Brindisi
Anche la procura di Brindisi, come quella di Bari, ha aperto un’inchiesta per il naufragio del traghetto Norman Atlantic. L’ipotesi di reato è naufragio colposo e omicidio colposo. Lo riferisce il procuratore, Marco Dinapoli. A Brindisi è stata condotta ieri l’unica vittima accertata del disastro, un cittadino greco.
Ore 11.17 – “Ho visto mio marito morire”: così moglie del naufrago deceduto
«Io e mio marito siamo stati più di 4 ore in acqua: ho tentato di salvarlo ma non ci sono riuscita, lui mi diceva «moriamo, stiamo morendo»: così il racconto di Teodora Douli, di 56 anni, greca, moglie del 62enne morto durante le fasi successive all’incendio divampato a bordo del traghetto. La donna è ricoverata nel reparto di ortopedia dell’ospedale `Santa Caterina Novella’ di Galatina: ha riportato una forte contusione al costato e agli arti inferiori e superiori oltre a varie escoriazioni. «Ho visto morire mio marito. Eravamo sullo scivolo della nave, A un certo punto lui è rimasto impigliato ad un telo di plastica e io non riuscivo a scendere, ci davano fretta e ci dicevano di scendere, ed eravamo bagnati perchè raggiunti dai getti d’acqua utilizzati per spegnere le fiamme. Alla fine siamo scesi, sia io che mio marito, in acqua. C’era una nave ma era troppo lontana per poterci soccorrere. Siamo rimasti così più di quattro ore, nuotavo, per fortuna non avevo gli stivali. A mio marito usciva sangue dal naso, forse perchè aveva battuto la testa alla nave. A un certo punto – continua il racconto della donna – è arrivato un soccorritore, ha tentato di tagliare il telo in plastica in cui era rimasto intrappolato mio marito e quando al secondo tentativo ci è riuscito, mio marito è morto tra le sue braccia».
Ore 11.15 – Marina Militare: 263 a bordo
#UltimOra aggiornamento h11.15 soccorso #NormanAtlantic Recuperate 263 persone, 115 ancora a bordo. Nave De La Penne attiva con eli di bordo – Marina Militare (@ItalianNavy) 29 Dicembre 2014
Ore 11.04 – Armatore a disposizione delle autorità
La società armatrice Visemar ha seguito fin dall’inizio le operazioni di soccorso «fornendo tutta la collaborazione possibile al Comando generale che sta coordinando le operazioni di salvataggio dei passeggeri e dell’equipaggio: sono a disposizione delle autorità , del Comandante e dell’equipaggio». Lo dice all’ANSA l’armatore Carlo Visentini,in relazione all’incendio del Norman Atlantic. «La società confida nel lavoro delle autorità investigative – continua – che dovranno trovare le esatte cause dell’incidente, ma è certa della piena efficienza della nave, una nave di recente costruzione, con tutte le certificazioni necessarie ad operare».
Ore 10.34 – Procura Bari apre inchiesta per naufragio colposo
La procura di Bari ha aperto un fascicolo per naufragio colposo per l’incendio a bordo del traghetto Norman Atlantic avvenuto ieri al largo delle coste albanesi. Il procuratore, Giuseppe Volpe, che ha da poco lasciato gli uffici della Capitaneria di Porto ha precisato che si tratta di una prima configurazione di reato. Volpe ha precisato che «si stanno acquisendo i primi dati tecnici ascoltando i naufraghi e i soccorritori» e poi si valuterà con la procura di Lecce «la configurazione definitiva dell’ipotesi di reato e la competenza territoriale».
Ore 9.35 La Marina Militare segnala 329 soccorsi, 149 ancora a bordo
E’ salito a 329 il numero delle persone che si trovavano sul traghetto Norman Atlantic che sono state messe in salvo dalla guardia costiera, dalla marina militare e dall’aeronautica. Al momento restano ancora a bordo 149 persone. Lo riferisce la marina.
Ore 9.30 – Tweet Guardia Costiera, 335 in salvo
La macchina dei soccorsi porta in salvo 335 persone. Dall’inizio dell’emergenza della Norman Atlantic sono 37 le missioni dei mezzi aerei. Lo sottolinea la guardia costiera sul suo account Twitter.
Ore 9.28 – Testimonianze dei naufraghi giunti a Bari: “Ho visto 4 morti”
Hanno pianto ed hanno abbracciato i soccorritori i 49 naufraghi della nave Norman Atlantic giunti a Bari questa mattina a bordo di un mercantile. Leonida Costantiniris, un autotrasportatore greco che si trovava sulla Norman Atlantic ha raccontato: «Quando ho visto il fuoco ero vicino al ristorante. Sono sceso al piano inferiore e sono rimasto intrappolato dalle fiamme». L’uomo ha ustioni sul volto e in particolare sulle piante dei piedi. Un uomo di nazionalità turca ha raccontato: «Ho visto quattro persone morte, con i miei occhi, sono sicurissimo, erano davanti a me». «Sulla lancia – ha detto il naufrago ai giornalisti – avevamo quattro morti, due uomini e due donne, credo, perchè al buio non si vedeva bene. Molta gente – ha continuato l’uomo – è caduta in mare purtroppo. Ho visto anche una decina di persone che erano a bordo di una lancia che poi sono finite in mare e non so proprio che fine abbiano fatto».
Ore 9.16 – Nuovo aggiornamento della Marina Militare, 162 ancora a bordo
Sono 316 le persone tratte in salvo mentre 162 sono ancora a bordo del traghetto. È l’ultimo aggiornamento fornito dalla Marina Militare, via twitter, sullo stato delle operazioni di soccorso alla Norman Atlantic.
Ore 8.53 – Marina Militare, 168 ancora a bordo
La Marina militare italiana su Twitter rende noto il bilancio dei soccorsi sul traghetto Norman Atlantic: 310 le persone portate via dalla nave, 168 ancora a bordo. In particolare 85 passeggeri sono sulla nave San Giorgio, uno è stato portato in elicottero all’ospedale di Grottaglie per una cardiopatia.
Ore 8.37 – Marina greca, 309 in salvo
Sono almeno 309 le persone recuperate dal traghetto Norman Atlantic: lo afferma il ministero della marina mercantile greco, citato su twitter da Kathimerini.
Ore 8.20 – Cinque italiani tra i naufraghi a Bari
Ci sono anche cinque cittadini italiani tra i 49 naufraghi del traghetto Norman Atlantic, giunti questa mattina a Bari a bordo del mercantile Spirit Of Piraeus. Lo ha reso noto il prefetto di Bari Antonio Nunziante. A bordo 25 greci, 5 georgiani, 2 iracheni, un canadese, 2 tedeschi, 2 siriani, 3 turchi, 2 albanesi e 2 cittadini afgani clandestini.
Ore 8.16 – Sale il numero delle persone salvate
E’ salito a 290 il numero delle persone che si trovavano sul traghetto Norman Atlantic che sono state messe in salvo dalla guardia costiera, dalla marina militare e dall’aeronautica. Al momento restano ancora a bordo 188 persone. Lo riferisce la marina.
Ore 7.52 – Al via le operazioni di sbarco
“Stanno per iniziare le operazioni di sbarco, finora tutto e’ andato bene, la macchina ha funzionato”. Cosi’ Antonio Nunziante, prefetto di Bari, in merito alla portacontanier con a bordo 49 naufraghi del traghetto Norman Atlantic attraccato a causa del maltempo al porto del capoluogo pugliese e non, come previsto inizialmente, a quello di Brindisi. “Sembra non ci sia nessun italianio, due clanedestini, tre bambini”, ha detto il prefetto. Un medico salita’ a bordo per verificare la situazione dei naufraghi a bordo, “quelli che dovranno andare in ospedale verranno portati in ospedale”, un punto accoglienza sara’ installato presso il terminal crociere. Al porto di Bari sono anche giunti l’ambasciatore greco e il console onorario.
Ore 7.30 – Aggiornamento Marina Militare
Ore 7.26 – In porto a Bari la nave con 49 naufraghi
È arrivata nel porto di Bari la nave mercantile Spirit of Piraeus battente bandiera Singapore che trasporta 49 naufraghi del traghetto Norman Atlantic, che ha subito un incendio a largo di Valona. L’imbarcazione non è ancora attraccata al molo 11 del porto. A quanto si è appreso, a bordo stanno tutti bene anche se infreddoliti e affamati
Ore 6.58 – I salvataggi, ancora 213 persone a bordo
Sale a 265 il numero delle persone recuperate e 213 quelle ancora de recuperare dal traghetto Norman Atlantic, andato a fuoco al largo delle coste dell’Albania. È l’aggiornamento reso noto dalla Marina militare italiana.Le operazioni di soccorso continuano, coordinate dalla nave San Giorgio della Marina.
Ore 6.19 – Altri naufraghi in arrivo a Bari
Sta per arrivare nel porto di Bari la nave mercantile Spirit of Piraeus che trasporta 49 naufraghi della nave traghetto Norman Atlantic, che ha subito un incendio ieri a largo di Valona. La nave mercantile intorno alle tre di questa notte era giunta a Brindisi ma per via del mare grosso e delle difficoltà in porto si è deciso di dirottare l’imbarcazione verso Bari, dopo che un pilota del porto di Brindisi nel tentativo di salire a bordo per dirigere le operazioni di attracco ha riportato una frattura a un braccio e un secondo pilota a causa delle onde non è riuscito ad accedere al mercantile.
Ore 6.08 – Nuovo bilancio
Sono 251 le persone recuperate e 227 quelle ancora de recuperare dal traghetto Norman Atlantic, andato a fuoco al largo delle coste dell’Albania. Lo rende noto la Marina militare. Le operazioni di soccorso continuano.
Ore 5.05 – Personale medico sale a bordo
Personale medico e sanitario è salito a bordo del traghetto Norman Atlantic, andato a fuoco al largo delle coste dell’Albania. Ed elicotteri della Marina con capacità di visione notturna stanno operando nella zona.
Ore 2.22 – Mercantile con naufraghi verso Bari
Sta facendo rotta verso Bari la nave mercantile Spirit of Piraeus battente bandiera Singapore che trasporta 49 naufraghi del traghetto Norman Atlantic che ha subito un incendio a largo di Valona. A quanto si è appreso, per via del mare grosso e delle difficoltà in porto si è deciso di dirottare l’imbarcazione nel porto barese
Ore 2.19 – Aereo C130 greco a Lecce
Un aereo C-130 dell’aeronautica militare greca è arrivato nella notte a Lecce per recuperare i naufraghi greci del traghetto della Norma Atlantic andato a fuoco, rende noto il ministero della Difesa greco. Dei 478 passeggeri del traghetto quasi la metà sono greci, tra cui l’unica vittima al momento accertata: un uomo morto mentre cercava di raggiungere una scialuppa di salvataggio.
Ore 01.05 – La macchina dei soccorsi a Brindisi
Si prepara la macchina dei soccorsi per assistere 49 passeggeri della Norman Atlantic che stanno per giungere a Brindisi a bordo del mercantile Spirit of Piraeus dopo essere stati tratti in salvo: al terminal passeggeri di Costa Morena, dove si stanno approntando le strutture per la primissima accoglienza, è giunto anche il fratello di uno dei naufraghi.
Ore 22.22 – Sostituito il cavo di traino
È stato sostituito con un cavo in acciaio-nylon l’altro cavo, di solo nylon, che si era spezzato dopo l’aggancio del traghetto Norman Atlantic da parte del rimorchiatore Marietta Barretta. Lo si è appreso da fonti della Capitaneria. Il traghetto è attualmente fermo per consentire le operazioni di soccorso dei naufraghi, ma non si esclude che durante la notte si possa decidere di iniziare le operazioni di traino con i passeggeri a bordo.
Ore 21.58 – Nuovo bilancio: 190 in salvo, 287 ancora a bordo
Ore 21.50 – Spezzato il cavo di traino del rimorchiatore
Si è spezzato il cavo con cui il rimorchiatore Marietta Barretta era riuscito ad agganciare la prua della Norman Atlantic dopo ore di tentativi. Un nuovo tentativo di agganciare la nave da parte dei quattro rimorchiatori ormai presenti in zona è già in atto. Una volta assicurata ai mezzi di traino, la nave sarà probabilmente portata a Brindisi.
Ore 21.49 – A Brindisi motovedetta con corpo vittima
La motovedetta della Guardia costiera con a bordo l’unica vittima, un cittadino greco, dell’incendio sulla Norman Atlantic sta attraccando in questi minuti alla banchina carbonifera del porto di Brindisi. Intorno alla mezzanotte è previsto invece l’arrivo, alla banchina di Costa Morena, del mercantile “Spirit of Pireus” che dovrebbe sbarcare una quarantina di naufraghi del traghetto.
Ore 21.28 – “Nave sovraccarica tir con olio”
Puntano il dito sul sovraccarico i camionisti naufraghi sul traghetto. `La parte alta dei mezzi pesanti faceva attrito col soffitto del garage, i tir erano carichi di olio e schiacciati come sardine, ballavano per le onde alte’, hanno detto al telefono al quotidiano greco To Vima, “Facile che una scintilla sia partita da lì”.
Ore 21.25 – Incendio quasi domato
I soccorritori presenti sul posto comunicano che le fiamme scoppiate stamane a bordo della nave italiana Norman Atlantic sono state domate, almeno quelle a vista dall’esterno. Lo rende noto la guardia costiera. Il traghetto continua ad essere ancora avvolto da fumo denso, riconducibile ad altri eventuali focolai presenti all’interno dello scafo.
Ore 21.06 – motonave greca diretta a Brindisi con 49 superstiti
La motonave greca “Spirit of Piraeus” è diretta a Brindisi con 49 superstiti del traghetto Norman Atlantic, incendiatosi a largo di Corfù. Tutti i naufraghi a bordo sono in discrete condizioni di salute. Lo rende noto la Marina Militare.
Ore 21.04 – Nuovo bilancio: 169 in salvo
Sono 169 le persone al momento messe in salvo che si trovavano a bordo del Norman Atlantic. Sul traghetto ci sono dunque ancora 308 persone: le operazioni di soccorso andranno avanti per tutta la notte, grazie agli elicotteri con la capacità di visione notturna. Il coordinamento dei soccorsi in mare è stato assunto da nave San Giorgio
Ore 19.52 – Mare forza otto e vento forte, soccorsi difficili
Secondo quanto riferisce l’aeronautica militare al momento si rilevano oltre 50 nodi di vento e mare forza 7-8.
Ore 19,31 – Ministro greco: “Nave inclinata. Nessun disperso”
Il ministro della Difesa greco Nikos Dendias ha confermato in diretta alla Tv Mega Channel che il traghetto in fiamme ha un’inclinazione di 7 gradi dovuta all’acqua usata per cercare di spegnere l’incendio. Dendias ha dato anche il nome della vittima, Georghios Doulis. Il ministro ha aggiunto che non ci sono dispersi.
Ore 19,30 – Nuovo bilancio, 165 in salvo
Sono attualmente 165 le persone messe in salvo, 4 sono i feriti, di cui un aerosoccorritore della Marina e un militare della Guardia Costiera. A bordo ci sono invece ancora 312 persone. Il nuovo bilancio è stato reso noto dalla Marina Militare che ribadisce le difficoltà nelle operazioni di soccorso a causa dell’elevata quantità di fumo presente e per il sopraggiungere del buio. Nella zona delle operazioni è però arrivata nave San Giorgio
Ore 19.24 – Attivo numero di emergenza
Per informazioni sulle operazioni di soccorso della nave Norman Atlantic è possibile contattare il numero dedicato della Capitaneria di Porto-Guardia Costiera 06 5908 3426. Per informazioni sui passeggeri stranieri si può contattare anche la Sala Operativa dell’Unità di Crisi al numero 06 36225. Lo rende noto Palazzo Chigi.
Ore 19.21 – Armatore, nave era pienamente funzionante
I controlli a cui era stata sottoposta la Norman Atlantic «hanno confermato lo stato di piena funzionalità » del traghetto. Lo afferma Carlo Visentini, armatore del traghetto in fiamme. «Nel corso dei controlli era stato riscontrato un lieve malfunzionamento» di una delle porte tagliafuoco, che però era stato «immediatamente eliminato».
Ore 19.08 – La vittima è un passeggero greco
La vittima è un passeggero greco. La salma è arrivata a Otranto a bordo di una motovedetta della guardia costiera. Sullo stesso mezzo di soccorso si trovava anche la moglie, sopravvissuta al naufragio
Ore 19.02 – La sorella del comandante: è esperto, preghiamo
«È un comandante esperto, ormai era prossimo alla pensione. Noi preghiamo tutti per lui e per gli altri passeggeri a bordo». Dorinda Giacomazzi dalla sua casa di La Spezia attende notizie del fratello. «Non abbiamo notizie dirette – aggiunge – siamo incollate alla televisione col cuore sospeso».
Ore 17.53 – Salvataggio a gruppi di otto
Le operazioni di salvataggio si svolgono con tempi lunghi perchè i naufraghi vengono prelevati a gruppi di otto con gli elicotteri.
Ore 17.48 – Ispezione: “problemi su porte taglia-fuoco”
Tra i 6 problemi riscontrati nel traghetto Norman Atlantic ispezionato il 19 dicembre nel porto di Patrasso il principale riguardava le porte taglia fuoco.
I tecnici marittimi che avevano ispezionato la nave una decina di giorni fa avevano anche segnalato la mancanza di alcuni sistemi di sicurezza come ad esempio batterie e luci, ma anche problemi strutturali. Questi ultimi erano stati segnalati come «not as required», vale a dire non conformi alle norme.
Daniela Lanni
(da “La Stampa“)
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Dicembre 29th, 2014 Riccardo Fucile
NESSUN CANDIDATO IN VISTA PER SOSTITUIRE NAPOLITANO… INTANTO SI BRUCIANO NOMI SUI MEDIA
Il Caos allo stato puro. A partire da oggi manca un mese e un giorno al probabile primo
scrutinio per il futuro capo dello Stato e il totonomi dell’Era renziana e nazarena assomiglia a un gigantesco gioco dove si fa a gara per bruciare quanti più candidati possibili, sul modello della casa del Grande Fratello.
L’ultima nomination per andare al rogo riguarda l’ex dalemiano Pier Carlo Padoan, oggi ministro dell’Economia.
È dal 16 dicembre, da quando cioè Giorgio Napolitano lo elogiò nel discorso di auguri alle alte cariche, che il suo nome è cresciuto nel chiacchiericcio politico-parlamentare. Poi i titoli letali per vedere l’effetto che facevano, tipo “La carta di Renzi è Padoan”.
Ma la candidatura del ministro perlopiù tecnico dell’esecutivo di Matteo Renzi non ha smosso passioni ed entusiasmi in direzione di un metodo Ciampi (o Cossiga) sin dal primo scrutinio.
Risultato: un altro candidato bruciato.
In tutto sono almeno trenta le personalità indicate sinora per la successione a Giorgio il Breve, riconfermato al Colle nell’aprile del 2013.
Tra questi, archiviati come Padoan ci sono: Walter Veltroni, Paola Severino, Riccardo Muti, Sabino Cassese, Gianni Letta, Renzo Piano, Anna Finocchiaro, Roberta Pinotti, Emma Bonino, Pier Ferdinando Casini, Dario Franceschini.
Romano Prodi e Giuliano Amato meritano invece un paragrafo a parte.
Le dimissioni e il primo scrutinio del 29 gennaio
Le uniche certezze riguardano allora solo il percorso tracciato da Napolitano. Prossimo ai 90 anni, la sera del 31 dicembre, nel tradizionale discorso di fine anno dalla durata di venti minuti, dirà agli italiani che si dimetterà per l’età e per la salute.
E troverà una sintesi diversa da quella affidata recentemente nel dialetto natìo, il napoletano, al vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri: “Nun c’a faccio cchiù”. “Non ce la faccio più”.
A quel punto il 14 gennaio, il giorno successivo alla fine del semestre europeo a guida italiana, invierà le sue dimissioni a Pietro Grasso, Laura Boldrini e Renzi. Al primo, presidente del Senato, sarà affidata la delicata supplenza del vertice della Repubblica. Alla seconda, alla guida della Camera, spetterà la convocazione a Montecitorio dei grandi elettori (il numero è 1.009) entro le due settimane previste dalla Costituzione.
Si comincerà verosimilmente il 29 gennaio, di giovedì.
Lo sfogo di Re Giorgio a Natale: “Renzi non mi ascolta”
Il primo a essere drammaticamente consapevole del Caos che si impadronirà del Parlamento in seduta comune è proprio Napolitano.
Non a caso il pessimismo è il sentimento prevalente tra i suoi antichi amici. Tipo Emanuele Macaluso che in un’intervista ha detto esplicitamente che “sarà l’elezione più caotica di sempre”.
E tipo Ugo Sposetti , ex tesoriere ds e senatore, che al Foglio ha pronosticato con minaccioso sarcasmo almeno 202 franchi tiratori, il doppio dei 101 antiprodiani del 2013. Di qui la controffensiva renziana per spargere ottimismo e serenità , diffondendo numeri altisonanti e rassicuranti.
Ma la realtà non è così, se lo stesso capo dello Stato, in occasione degli ultimi incontri al Colle per le feste natalizie, ha avuto un lungo sfogo sulle maldestre e spregiudicate manovre del premier.
Ecco Napolitano, nella versione riferita dai suoi interlocutori: “A Renzi ho tentato di dare alcuni consigli ma lui non mi ha mai ascoltato. Adesso però non ce la faccio più fisicamente e devo andarmene. L’unica cosa che ho potuto fare è quella di blindarlo in nome della stabilità ma molto dipenderà da chi verrà qui dopo di me. Ci vuole una figura autorevole e autonoma, non un personaggio scelto in base ai sondaggi del momento oppure per assecondare senza se e senza ma il patto del Nazareno”.
I rischi di quest’ultimo punto, l’accordo tra B. e Renzi, sono evidenti a Napolitano.
Ed è per questo che volutamente, secondo quanto riportato dall’Huffington Post, il presidente della Repubblica ha ricordato in questi colloqui i momenti di “opposizione e contrasto” all’ex Cavaliere.
Il motivo è semplice: il futuro capo dello Stato, per Napolitano, deve essere autonomo da Renzi ma anche da Berlusconi, il quale al contrario va dicendo ai suoi che gli andrebbe bene persino Romano Prodi se questi gli garantisse una grazia piena, in grado di estinguere gli effetti della Severino (interdizione per 6 anni) e consentirgli così la sesta candidatura a premier quando sarà .
La solita solfa della pacificazione ad personam.
Esiste il Mister X del premier? I capitoli Amato e Prodi
Tra l’ennesimo ricatto di B. (che può garantire solo 100 grandi elettori, tolti i ribelli di Raffaele Fitto) e il modello democristiano che ha in testa Renzi (un presidente al servizio di Palazzo Chigi e non viceversa, stile Prima Repubblica), si inseriscono le perfidie tattiche del troncone centrista diviso in tre: alfaniani di Ncd, casiniani dell’Udc, ex montiani di Scelta Civica.
In questo quadro, è impensabile un metodo Ciampi. Anche perchè in giro non c’è nessuno che corrisponda al profilo unificante del misterioso Mister X, il famigerato asso che Renzi dice di avere nella manica della sua camicia bianca.
A meno di un mese i candidati veri sono pochissimi. Se tutti si adeguassero all’ultima, estrema moral suasion di Napolitano il nome è quello di Giuliano Amato, su cui oltre a Berlusconi potrebbero convergere alcuni volti della minoranza dem, da Bersani a Fassina. Ma i bersaniani, in prima battuta, useranno Romano Prodi come manganello antirenziano con l’obiettivo di dire sì a un ex ds (Piero Fassino?).
C’è quindi la carta Grasso: il presidente del Senato è attento a non farsi bruciare ed è in prima fila. Alla fine verrà fuori il metodo Napolitano, quello della prima elezione. L’attuale capo dello Stato fu una seconda scelta dei Ds (la prima era D’Alema) e venne eletto al quarto scrutinio con 543 voti, con la maggioranza assoluta.
Nel frattempo si continuano a bruciare nomi. Stavolta dovrebbe toccare all’ineffabile Luigi Zanda, capogruppo del Pd a Palazzo Madama.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 29th, 2014 Riccardo Fucile
SOLDI STANZIATI DA BRUXELLES NEL 2012 CHE VANNO SPESI ENTRO IL 2015: A LUGLIO NE RISULTAVA USATO L’1%, ORA POCO DI PIÙ… ADESSO, PUR DI CONSUMARLI TUTTI, SI PROCEDE A CASO…. E CON LA GARA PER LA “COMUNICAZIONE” SI COMPRA LA CANCELLERIA
L’ultimo scandalo è di appena 48 ore fa: Pompei chiusa ai turisti nel giorno di Natale. All’ira dei tour operator e degli albergatori, il ministro Dario Franceschini oppone la fredda statistica delle scarse affluenze: “Nel Natale 2013, a Pompei, sono stati staccati appena 800 biglietti”.
Il punto è che la direttiva del ministero riguarda tutti i musei e le strutture statali.
E se non bastasse, Franceschini tiene a sottolineare che “del resto anche il Louvre è chiuso a Natale e il primo giorno dell’anno”.
Già , il Louvre: con i suoi 9,7 milioni di visitatori l’anno è il museo più visitato al mondo nel 2013.
Al terzo posto troviamo i Musei Vaticani, con 5,9 milioni di biglietti staccati, mentre la prima struttura italiana è in 21esima posizione — la Galleria degli Uffizi — con 1,7 milioni.
Pompei vanta ben altro record: 105 milioni di euro — stanziati dall’Unione europea — da spendere entro il 2015, pena la perdita del finanziamento, datato 2012 e destinato a messa in sicurezza, restauri, informatizzazione e comunicazione.
Cinque mesi fa, di quei 105 milioni, ne era stato speso appena l’1%.
A luglio scorso, Bruxelles ci ha inviato di persona il Commissario agli Affari regionali, Johannes Hahn, che con Franceschini e il sottosegretario Graziano Delrio , ha “prescritto” l’accelerazione dei lavori.
In sostanza: Pompei ha un anno per spendere 105 milioni ed è tutta una corsa a chiudere progetti, avviare gare, affidare lavori.
Spicca il “lotto unico per servizi di ideazione, realizzazione, sviluppo e gestione del piano di comunicazione”.
La gara, peraltro ancora in via di aggiudicazione, prevede ben 500 calendari da tavolo, 2mila block notes da 50 fogli, 5mila bigliettini da visita, 4mila fogli di carta intestata, 2mila buste di varie di varie dimensioni, l’ideazione di un marchio per Pompei e la locale Soprintendenza (Sapes).
Il piano di comunicazione potrà partire — si spera — nel 2015, a patto d’incollare i francobolli, anche se la cancelleria non è l’unica arma a disposizione di ministero e soprintendenza. Il “piano della fruizione” comprende un sito web — al momento inattivo, ma è stato pubblicato il bando per il “contenitore informatico” — e tre mostre. Tutto da bandire entro gennaio: operatività prevista per aprile 2015, costo del piano 7 milioni di euro.
Appena un milione in meno del “piano della conoscenza”, previsto in sei lotti, che prevede l’archiviazione informatica di ogni centimetro dei 44 ettari pompeiani. Tempo previsto per la realizzazione del progetto: dieci mesi.
Se i cantieri dovessero aprire il primo gennaio, insomma, lavorando con precisione cronometrica, il “Piano della conoscenza” — costo 8,2 milioni — sarebbe ultimato il 30 ottobre, appena due mesi prima del fatidico ultimo giorno di dicembre, data stimata per la fine dei lavori.
L’assunto che prevede la “conoscenza” del sito, come passo preliminare alla messa in sicurezza, o al restauro, qui a Pompei viene di fatto ribaltato: sono partiti prima (pochi) cantieri già messi in sicurezza mentre il resto, previsto nel “piano delle opere” da 85 milioni, andrà di pari passo con la “conoscenza”, se va bene, oppure si daranno il turno, l’importante è spendere i 105 milioni per dicembre meglio che si può, anche a dispetto della logica.
“In effetti — commenta il soprintendente Massimo Osanna — il ‘piano della conoscenza’ doveva essere il primo atto anche se, aspettando la sua realizzazione, i tecnici avrebbero dovuto lavorare in cantieri che non erano ancora stati messi in sicurezza. Anzi, aspettando, rischiavamo di non poter spendere i soldi per la stessa messa in sicurezza”. Invece qualcosa è stato realizzato: “Tre cantieri sono stati già ultimati, dal primo agosto sono aperte al pubblico dieci Domus, e con i fondi sono state assunte 60 persone, a tempo determinato, dalla Ales, che è una società del ministero”.
Osanna del resto è arrivato poco meno di un anno fa, non gli si possono addebitare i ritardi della gestione precedente, dalla quale ha ereditato anche l’assenza di un bel po’ di progetti: “Abbiamo dovuto progettare ex novo la messa in sicurezza di ben tre Regiones”, spiega, “di certo prima del nostro arrivo è stato perso tempo, ma l’optimum non si sarebbe potuto realizzare neanche con una tempistica perfetta, perchè mettere in sicurezza e salvare Pompei è un’impresa molto complessa”.
E il ritardo del “piano della conoscenza”?
“Vorrà dire che coordineremo i cantieri: in alcuni si lavorerà al restauro e alla messa in sicurezza, in altri all’archiviazione dei dati, e poi viceversa. E comunque: dei 105 milioni, ne abbiamo già banditi 96, e metà di questi riguardano lavori già partiti”.
Antonio Massari
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 29th, 2014 Riccardo Fucile
NOVE ITALIANI SU DIECI STIMANO SOLO IL PAPA… A PICCO LA FIDUCIA NEI PARTITI, NEL PARLAMENTO E NEI SINDACATI
Papa Francesco è amatissimo dagli italiani.
Molto più di Giorgio Napolitano e delle istituzioni che normalmente godono della fiducia popolare come le forze dell’ordine, la scuola e la magistratura.
È lui, il pontefice argentino, in cima alla classifica emersa dall’indagine Demos 2014 di Ilvo Diamanti per La Repubblica: ben nove italiani su dieci affermano di apprezzare papa Bergoglio, mentre cola a picco la stima per i partiti (soltanto il 3% pensa che possano risultare utili, nel 2010 era l’8%) e per il Parlamento (7%) o i sindacati (14%).
Ma è lo Stato nel suo complesso, sempre stando ai risultati del sondaggio, a ottenere sempre meno credito dai suoi stessi abitanti: ormai solo il 15% pensa che possa meritare fiducia, una percentuale dimezzata rispetto al 2010 (30%).
Poca stima ottengono anche gli enti locali, che dovrebbero essere percepiti come più vicini ai bisogni del cittadino: soltanto un italiano su cinque si affida alle Regioni mentre il 29% ai Comuni – quattro anni fa era il 41%. Manca, nella rilevazione Demos, il governo.
E così papa Francesco spicca nella desolazione: “La sua grande popolarità (che peraltro è “personalizzata”)”, scrive Diamanti, “potrebbe suggerire che ormai non c’è più speranza. E non ci resta che affidarci alla provvidenza divina…”
Il pontefice eletto nel 2013 è risultato personaggio dell’anno anche per i lettori de “Il Fatto quotidiano”. “Papa Francesco domina”, titola il quotidiano di Antonio Padellaro annunciando che “al primo posto con grande distacco sugli altri” c’è, appunto, il nuovo capo della Chiesa cattolica, “l’unico che sembra riuscire a trasmettere sentimenti positivi di speranza, coerenza e serietà “.
Al secondo posto per il lettori del Fatto il magistrato antimafia Nino Di Matteo e il medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani con il virus ebola.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 29th, 2014 Riccardo Fucile
ERANO STATO COLPITI DAL REPULISTI DI ZINGARETTI, SI SONO RICICLATI TRA CAMERA E SENATO
Quarantadue indagati divisi in quattro “fasce di spesa”. Emergono nuovi numeri nell’inchiesta
della Procura di Rieti che vede coinvolti cinque senatori e un deputato del Pd per le “spese pazze” nel triennio 2010-2012, quando tutti erano alla Regione Lazio.
Tra feste, multe, tornei di calcio, viaggi, cene con ostriche e champagne, murales al Quadraro, sarebbero stati spesi 2,6 milioni di euro.
In particolare, Mario Mei, l’attuale sindaco di Fiumicino Esterino Montino, Carlo Ponzo, e i senatori Francesco Scalia e Daniela Valentini avrebbero speso da 50mila a 100mila euro.
Più di loro – tra 100 e 150 mila euro – avrebbero speso Carlo Lucherini e Enzo Foschi. L’attuale deputato Marco Di Stefano, Claudio Mancini, Giuseppe Parroncini, Enzo Foschi, Mario Perilli, e gli attuali senatori Claudio Moscardelli e Bruno Astorre viaggiano su cifre da 150 mila a 260mila euro.
A Montino inqualità di presidente del gruppo e a Perilli, come tesoriere del gruppo, sono contestate spese per 270 mila euro.
«Non ho ricevuto nessuna comunicazione dalla procura di Rieti, non sono mai stato neppure interrogato, ma sono sereno» dice Astorre.
Nel 2013, quando Nicola Zingaretti fu candidato alla presidenza della Regione, pretese che il gruppo dei consiglieri uscenti fosse azzerato, considerandoli forse un possibile imbarazzo dopo la legislatura della Pisana che era finita sull’onda dello scandalo-Fiorito.
Ma cinque degli ex consiglieri regionali – Astorre, Valentini, Moscardelli, Lucherini e Scalia – sono poi arrivati in Senato, oltre a Di Stefano entrato alla Camera grazie alle dimissioni di Marta Leonori “arruolata” nella giunta Marino in Campidoglio.
«à‰ vero che Zingaretti – ricorda Astorre – chiese un radicale rinnovo di tutti i consiglieri del centrosinistra. Ma è anche vero che noi non perdemmo i diritti politici e ci fu permesso di essere candidati alle primarie per i parlamentari del 30 dicembre 2012, per essere sottoposti al giudizio dei cittadini. Fu deciso che potessero parteciparvi solo coloro che avevano votato alla consultazione precedente vinta da Bersani su Renzi per evitare l’inquinamento di altre forze politiche. Non fu facile riportare la gente a votare. Qualcuno rimase anche fuori e qualcuno è rientrato ».
Il riferimento è a Di Stefano. In quelle primarie Astorre conquistò il diritto a candidarsi. «Arrivai quarto o quinto, con circa 8 mila voti. Primo arrivò Fassina, poi Parenti e Tidei. Io avevo ricevuto un avviso di garanzia due mesi prima come vicepresidente del consiglio regionale per abuso di ufficio per la proroga del segretario generale. Poi sono stato assolto, anche se al rinvio a giudizio fu dedicato molto spazio sui giornali e all’assoluzione un trafiletto».
E comunque resta l’impressione di un paradosso.
Gli indagati di oggi erano stati “estromessi” dalla Regione e poi sono rientrati in una posizione ancora più “nobile”.
Astorre prova a rispondere: «La Regione è centomila volte meglio del Parlamento per me che ho sempre fatto politica nelle istituzioni locali. Anche per questo ho votato a favore dell’abolizione del Senato: la riforma ci porta finalmente a livello europeo. Qualcuno mi mise nella lista degli impresentabili alle elezioni: con il mio cognome dopo di me c’era sempre Berlusconi. Ci confrontammo anche nei circoli prima delle primarie, ma nessuno di noi aveva procedimenti giudiziari aperti e, soprattutto, non siamo stati catapultati ma sottoposti al giudizio del popolo. Io ho la coscienza a posto. La stragrande maggioranza di noi, se non tutti, saremo in grado di dimostrare la nostra innocenza».
Gabriele Isman
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 29th, 2014 Riccardo Fucile
A LA SPEZIA L’ANSIA DELLA FAMIGLIA GIACOMAZZI: “NON VEDIAMO L’ORA DI RIABBRACCIARLO”
«Non vediamo l’ora di poterlo riabbracciare, sono momenti molto difficili per la nostra famiglia, ma sono certa che mio padre ha fatto e sta facendo tutto il possibile per mettere in salvo equipaggio e passeggeri».
È preoccupata ma orgogliosa di suo padre Giulia Giacomazzi, la figlia del comandante del traghetto Norman Atlantic, in fiamme nel Mare Adriatico.
Argilio Giacomazzi, ha 62 anni e vive al La Spezia con la moglie Paola e la figlia.
Il capitano è residente in un borgo di ponente del Golfo della Spezia.
È lì che la famiglia si è riunita per seguire l’evolversi della vicenda dalle prime ore di questa mattina.
«È un capitano superiore di lungo corso, molto esperto – ha spiegato la figlia, al telefono con l’ANSA – Ho parlato con lui l’ultima volta eri sera. L’ho sentito tranquillo, era tutto a posto. Abbiamo appreso la notizia dell’incendio dai notiziari e su internet, poi dalla società armatrice: da allora abbiamo provato a chiamarlo più volte, ma non c’è segnale. Le notizie che arrivano, purtroppo, sono molto frastagliate».
La figlia sottolinea la serietà e l’esperienza del padre: «ho molta fiducia nelle capacità di mio padre, la speranza è che la vicenda si risolva senza gravi conseguenze. Non appena ci comunicheranno il porto dove sarà traghettata la nave, partiremo immediatamente per riabbracciarlo».
Il 62enne comandante anni fa fu protagonista di un soccorso: con la sua imbarcazione traino’ verso il porto più vicino una nave in avaria e in balia delle onde.
(da “La Stampa”)
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