Maggio 4th, 2015 Riccardo Fucile
TUTTI FUORI PER “NON FARE DA SPONDA” ED EVITARE QUALCHE TRADIMENTO
Forza Italia chiede lo scrutinio segreto per il voto finale sulla legge elettorale a Montecitorio e le opposizioni, probabilmente compatte, usciranno dall’Aula.
Non ci sarà Fi, ma nemmeno Lega Nord, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle.
Tutti fuori per “non fare da sponda” e tutti fuori per evitare che a qualcuno tra i parlamentari scappi la penna e i voti a favore siano più del previsto.
Ci saranno invece i critici del Partito democratico: “Resteremo e voteremo contro”, ha detto il bersaniano Alfredo D’Attorre.
Potrebbero essere 50 (massimo 80) i contrari tra i democratici, ma non basterà per affossare l’Italicum che a questo punto vedrà la luce con il sostegno dei soli renziani.
E’ stato Renato Brunetta il primo a invocare l’Aventino (“Nessuna delle opposizioni parteciperà al voto finale”), non seguito dal Movimento 5 Stelle che avrebbe preferito restare in Aula e votare contro: “Diciamo no all’Italicum in Aula, ma se c’è lo scrutinio segreto vuol dire che qualcuno di Forza Italia voterà a favore e quindi usciamo”.
Matteo Salvini non ha dato indicazioni precise ai suoi e ha lasciato carta bianca al gruppo parlamentare.
Brunetta, il cui partito al primo passaggio alla Camera aveva votato a favore della legge elettorale, ora attacca la riforma.
“Questa giornata”, ha detto, “è una violenza che Renzi e il suo governo, la sua maggioranza infliggono al Parlamento e all’intero paese. Si approvano, tentano di approvare, una riforma elettorale senza partecipazione alcuna da parte del resto dell’Aula. Lo fanno con colpi di maggioranza tra l’altro dichiarata incostituzionale dalla corte. Ricordiamo i 130 deputati del Pd dichiarati incostituzionali dalla sentenza della Corte di un anno e mezzo fa. Lo fanno grazie ai voti di fiducia, che hanno imposto la cancellazione di tutti gli emendamenti, insomma una violenza continua al Parlamento e alle regole del gioco della democrazia. Per questo noi non parteciperemo a questa giornata che consideriamo infausta e lasciamo al Partito democratico tutte le sue contraddizione, di chi è a favore, di chi è contro, di chi si astiene, di chi partecipa, di chi non partecipa”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 4th, 2015 Riccardo Fucile
“E’ VERO, AVEVO PARLATO DELLA DERIVA AUTORITARIA DI RENZI, MA QUI SI TRATTA DI UN ACCORDO REGIONALE”
«Il mio compito è recuperare la grande storia democristiana, il grande ruolo che ha avuto la Dc nel
paese».
Ciriaco De Mita ha atteso fino all’ultimo secondo utile prima di varare, nell’incontro notturno tra il 30 aprile e il primo maggio, l’intesa tra l’Udc e Vincenzo De Luca alle elezioni regionali del 31 maggio divorziando dopo cinque anni dal presidente Stefano Caldoro
De Mita, lei era a Nusco a fare il sindaco. Come è nato l’incontro con De Luca?
«Il Pd in realtà mi cercava da mesi, ma ci siamo visti perchè l’assessore Udc Pasquale Sommese è passato con il Nuovo centrodestra. Credendo di liquidarci, si è proclamato portabandiera dell’area popolare in Campania».
È stato sufficiente per sancire l’alleanza con De Luca?
«I consiglieri regionali dell’Udc avevano posto la questione del conflitto emerso con il Nuovo centrodestra, ma Caldoro aveva risposto che non sapeva come risolverlo».
A quel punto, di notte, lei ha visto De Luca a Marano, a nord di Napoli, assieme al vicepresidente Udc del Consiglio regionale Biagio Iacolare?
«Ho partecipato alla fase finale dell’incontro. Con De Luca il discorso è stato di grande serenità e correttezza ».
Qual è il patto?
«Abbiamo fissato alcuni punti partendo dalla crisi della Regione che va affrontata eliminando la gestione ordinaria da trasferire agli enti locali. Bisogna poi creare le condizioni per risolvere i problemi. Non basta elencarli».
Nel patto non c’è un ruolo per sua figlia Antonia ?
«Mia figlia non c’entra. Anche Caldoro ha detto che non se ne era mai parlato».
Assunta Tartaglione, segretario regionale del Pd, ha detto di avere saputo tutto a cose fatte. È così?
«Abbiamo appena avuto una lunghissima telefonata. Mi ha ricordato di essere stata con me nella Dc, poi nella Margherita, quindi nella commissione statuto del Partito democratico. Nessun problema con il Pd. Oggi, del resto, non esistono coalizioni di destra o di sinistra».
De Luca, che in passato voleva mandare lei in pensione, oggi ammira la sua longevità . Lo ha ipnotizzato?
«Con De Luca ho sempre avuto fasi alterne».
Come con Antonio Bassolino?
«Bassolino è andato male in Regione perchè non ha ascoltato i consigli, non perchè si è alleato con me».
Nel centrosinistra si sente di nuovo a casa?
«Non sono certamente un uomo di destra».
Lei, però, ha parlato di deriva autoritaria di Renzi. E ora?
«L’accordo è a livello regionale».
Ottavio Lucarelli
(da “La Repubblica“)
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Maggio 4th, 2015 Riccardo Fucile
LA CONFERMA ALLA NOSTRA TESI: A QUALCUNO FACEVA COMODO COSI’
“Ci sono stati dei momenti in cui tutti noi sapevamo che si potevano prendere, fermare. Ma il funzionario ha detto no. Era un ordine e noi agli ordini dobbiamo obbedire. Ci sono alcuni funzionari che i gradi sembrano averli vinti con i punti delle merendine”.
Così un agente di polizia, in servizio a Milano il primo maggio, in un’intervista a Qn, sulle devastazioni avvenute nel giorno del’inaugurazione dell’Expo.
“A un certo punto li avevamo chiusi in una piazza. In quel momento i black bloc si potevano bloccare, se ne potevano fermare parecchi. Bastava spostare un pò di uomini e si potevano chiudere del tutto. È vero che avremmo sguarnito il presidio verso la Scala, ma si poteva ridislocare solo una parte degli agenti”, racconta l’uomo, osservando che “già dalla vigilia si sapeva che l’orientamento era di evitare il contatto a tutti i costi”.
“Fa rabbia vedere la gente che piange perchè ha il negozio distrutto. La gente che ti chiede perchè non li hai fermati”, commenta l’agente.
“Veniamo addestrati per fare queste cose, ma se poi non le dobbiamo fare perchè ci addestriamo?”.
E per il capo del sindacato autonomo di Polizia, Gianni Tonelli, agli agenti sarebbe stato anche impedito di arrestare un folto gruppo di devastatori. “Ho parlato con i colleghi in prima linea e con altri rimasti feriti e mi hanno detto che , nonostante si siano trovati in condizione eccellente per potere arrestare un numero cospicuo di persone, un centinaio, è stato loro impedito”.
E’ la conferma alla nstra tesi: che a qualcuno faceva conodo, per convenienza politica, che i blck bloc sfasciassero Milano.
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Maggio 4th, 2015 Riccardo Fucile
DISSIDENTI DEM TRA NO E ASTENSIONE… M5S, FORZA ITALIA E SEL ORIENTATI A USCIRE
La strada è spianata, l’Italicum diventerà legge questa sera. 
Matteo Renzi ha dormito sonni tranquilli, anche l’ultimo pallottoliere riserverà pochi brividi sui numeri.
Le uniche incognite sono legate a quanti deputati della minoranza pd si spingeranno fino al voto contrario (sulla carta sarebbero tra 80 e 90, ma solo 38 hanno negato la fiducia nei giorni scorsi) e quale atteggiamento terranno le opposizioni.
Chiederanno o meno il voto segreto? Usciranno o no dall’aula?
I gruppi di Fi, Lega, M5s e Sel si riuniranno questa mattina per decidere appunto la strategia da seguire, per cercare di mettere quanto meno in difficoltà il governo nell’atto finale.
Ma sono poco più di duecento deputati e ognuno la pensa in maniera difforme dall’altro. L’ipotesi più probabile, raccontavano ieri sera dai vertici del gruppo forzista, il più consistente coi suoi 70 componenti, è che venga confermata la richiesta del voto segreto, accompagnata però dall’abbandono dell’aula in serata quando si voterà la legge.
Lo scopo è mettere a nudo le contraddizioni interne al Pd: consentire alla minoranza di prendere le distanze nel segreto dell’urna, nella speranza di veder lievitare i 38 dissidenti dem fino a 50 o addirittura 60.
Ma l’auspicio di Brunetta e altri di costringere Renzi ad approvarsi l’Italicum con una maggioranza che non raggiunga la soglia minima di 316 (la metà più uno dell’aula) è un miraggio.
Intanto, perchè non è detto che quei 38 che non hanno votato la fiducia si spingano tutti fino al voto contrario contro. E poi, perchè i numeri dicono altro: nella votazione da prendere come riferimento, anche perchè la più partecipata, quella della prima fiducia di mercoledì scorso sull’articolo 1 dell’Italicum, sui 393 su cui può contare la maggioranza (comprensiva di Ncd), a votare sì sono stati in 352, i 38 dissidenti pd hanno preferito uscire dall’aula. I no sono stati 207 e un astenuto.
Probabile che lo schema si ripeta. Anche la minoranza pd questa mattinata si riunirà per decidere che fare e allora — è la stima — altri dieci o venti di loro potrebbero decidere di non votare (o votare contro).
In quel caso i favorevoli scenderebbero a 340, magari 330. Ma è giusto un’ipotesi. Anche perchè Pier Luigi Bersani ha rimandato a stamattina appunto la scelta definitiva. Così anche Rosy Bindi, Guglielmo Epifani.
Lo stesso Gianni Cuperlo, ieri alla Festa dell’Unità di Bologna si è limitato a escludere il suo voto favorevole, non altro: «Ma tutto avverrà alla luce del sole, nessun agguato», promette.
Stefano Fassina invece voterà contro e a sorpresa anche Enrico Letta.
Intervistato dall’Annunziato a “In 1/2ora”, l’ex premier sostiene che l’Italicum è «parente stretto del Porcellum » e lui voterà no, «perchè non condivido il metodo, il percorso e i contenuti: nel 2015 criticammo duramente Berlusconi per come si arrivò al Porcellum a colpi di maggioranzae oggi è stato fatto lo stesso».
Un altro duro oppositore interno come Alfredo D’Attorre prevede che «l’orientamento prevalente » tra chi non ha votato come lui la fiducia è quello di «votare contro il provvedimento ».
Ma l’area riformista è composta anche da Dario Ginefra che invece vota a favore nella speranza, dice, che poi il governo accetti di rivedere la riforma costituzionale al Senato.
Silvio Berlusconi, interessato poco o nulla all’Italicum, intenzionato però al referendum abrogativo, dà già per scontato il sistema che porterà al ballottaggio tra le prime due liste.
Tanto che in una telefonata ai militanti di Taranto conferma il desiderio di lanciare i repubblicani in stile Usa: «Votare questo o quel partitino è una cosa di una stupidità inarrivabile, dobbiamo contrapporre una grande destra moderata a una sinistra che ha saputo raccogliersi dentro il Partito democratico ».
La grande incognita resta la Lega di Salvini per nulla attratta dal listone unico, perchè senza quella sarà assai difficile raggiungere il ballottaggio e sfidare i dem di Renzi.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Maggio 4th, 2015 Riccardo Fucile
IL PREMIER CONTESTATO ALLA FESTA DELL’UNITA’… I BLACK BLOC LIBERI DI SFASCIARE, L’INSEGNANTE SI PUO’ MANGANELLARE
“Bello, bello, son le cose che ci piacciono”. Dopo l’incontro con i volontari della Festa dell’Unità di Bologna, Matteo Renzi la mette così.
Durante il comizio l’hanno contestato, come non era mai successo. Ma lui non si scompone: “Erano partiti che non volevano farmi parlare. Sono andato avanti e alla fine si sono azzittiti. E le cose gliele ho dette. I 3 miliardi sulla scuola, le assunzioni. A urlare sono quelli rimasti fuori”, commenta, riferendosi ai precari delle scuola che lo hanno fischiato.
Intorno c’è chi gli urla “Vattene” e chi lo incoraggia “Non mollare”. Ma lui insiste con il bicchiere mezzo pieno: “C’è un bel clima, bella gente. Son contento”.
Atmosfera tesa, ieri a Bologna.
All’entrata della Festa (quella delle esclusioni illustri, Bersani in testa, e le contestazioni ai ministri Giannini e Poletti), le forze dell’ordine sono in tenuta anti-sommossa. Gli attivisti dei centri sociali bolognesi, tra cui i collettivi Tpo e Hobo, insieme ad alcuni studenti universitari hanno organizzato un corteo, partito dalla stazione.
E una quarantina di precari dell’istruzione manifestano con cucchiai e pentole. Dentro, il clima è moscio, le presenze scarse: duemila persone. Non ci sono pulmann di partito.
Della minoranza, c’è solo Gianni Cuperlo. “Domani decideremo insieme agli altri se non partecipare alla votazione sull’Italicum o esprimere voto contrario”, spiega.
Sul piede di guerra, ma neanche troppo. Accanto a lui, un gruppetto di anziani militanti grida contro i contestatori: “Vergogna, vergogna. Siete terroristi! In 30-40 persone non possono bloccare un Paese. Votassero punto e basta. E se ne andassero”, urla Fiorenzo di Forlì, un passato comunista.
Dal palco Renzi accoglie Cuperlo: “Questa è casa tua”. E annunciando la riapertura dell’Unità entro la “festa di Milano” (prevista a fine agosto) va oltre: “Stiamo vedendo con Cuperlo alcune idee bislacche per l’Unità ”.
I rumors già vogliono il deputato direttore. Alla fine magari non andrà così. Ma coinvolgerlo nel progetto è in pieno stile Renzi: includere per disinnescare.
Il futuro è un’ipotesi. Il presente racconta una giornata difficile, tesa, arrabbiata.
Sono circa le 15 e 30 e manca mezz’ora all’arrivo di Renzi, quando le contestazioni iniziano in piena regola.
I carabinieri chiudono l’entrata principale del Parco della Montagnola, i manifestanti (un centinaio), provano a forzare il blocco. Lanci di uova. Muro umano contro muro umano, poi se ne vanno.
Non senza lasciare il cartello. “Precari e disoccupati. Figli di papà Renzi”.
“È una giornata spenta, come è spento l’animo degli italiani”, dentro Gianni, napoletano, che ha un banco alla festa e si definisce “emigrante”, descrive così l’atmosfera.
“Ma sono venuto a dire a Renzi che deve schiacciare la testa degli elefanti del partito”. Dieci minuti e il premier arriva. Gianni gli urla la sua posizione. Lui la coglie: “Io non schiaccio la testa a nessuno, ma non mollo”.
Tra un selfie e un altro, qualcuno gli chiede com’è andata la pace con Prodi. Lui non dice nulla, annuisce. Ieri mattina a Marghera, aprendo la manifestazione Aquae, collaterale all’Expo ha ringraziato il Professore per il ruolo svolto per far ottenere all’Italia l’esposizione universale.
Quando arriva a Bologna, fuori scoppia il caos: il corteo prova a sfondare il cordone di protezione, la polizia carica. Si fa male qualcuno, una donna di 60 anni (estranea ai collettivi) finisce in ospedale con un braccio fratturato.
Mentre le foto di una ragazza manganellata, con il viso coperto di sangue, fanno il giro della Rete. Verrà dimessa poche ore dopo, così come l’altro ferito, un ragazzo di 21 anni.
Dentro, appena Renzi inizia a parlare, scattano i fischi.
C’è un piccolo gruppo di precari della scuola, nelle prime file. Ma i fischi si diffondono per tutta la platea: a un certo punto, una metà applaude entusiasta, una metà fischia.
Renzi alza la voce, ingaggia un vero corpo a corpo con chi lo contesta. “Non mi faccio spaventare da tre fischi. Non molleremo. Abbiamo il compito di cambiare l’Italia e la cambieremo”, declama.
Loro fischiano, lui urla. “Non è con un fischietto in bocca che migliorerete il futuro dei vostri figli”. Li sfida: “La mia maestra, Elda, è stata una staffetta partigiana e mi ha insegnato che la prima libertà è quella di poter esprimere le proprie idee. Sono figlio di insegnanti, mia moglie è un’insegnante, i miei nonni erano insegnanti, i miei suoceri erano insegnanti”.
A un certo punto sembra che la rabbia prenda il sopravvento.
Tanti fischi, tutti insieme, durante un comizio, Renzi non li aveva mai presi: “Se il ddl la buona scuola passa 100mila insegnanti entreranno, se non passa continuerete a fischiare. Questa è la differenza”.
E ancora: “La legge si può cambiare, discutiamone”.
La contestazione lentamente si spegne. Lui chiude il comizio, spingendo sull’Italia che ci crede. Sventola persino una bandiera del Pd.
Poi incontra un gruppetto di precari. Discussione punto su punto.
Ma quando esce, ancora gli urlano contro.
Wanda Marra
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 4th, 2015 Riccardo Fucile
OCSE: LA CRISI HA FATTO CROLLARE IL RISPARMIO, IL GETTITO FISCALE E’ DOPPIO RISPETTO ALLA MEDIA
Disoccupati che faticano a rientrare nel giro del lavoro, crisi che bastona sul reddito e forbice tra
chi sta bene e male che si amplia.
Non è rosea la foto che l’Ocse ha scattato all’Italia.
Senza lavoro.
L’Italia è il quarto paese dell’area Ocse per percentuale di disoccupati di lunga durata (ovvero, persone che non lavorano da un anno o più) sul totale dei senza lavoro.
Lo si apprende dal rapporto dedicato all’Italia e rientrante nella serie ‘Oecd360’, che riguarda con volumi monografici le varie economia dell’area.
Dal 2007 al 2013 la quota di disoccupati di lunga durata sul totale dei disoccupati è salita nel nostro Paese dal 45% a quasi il 60%, una percentuale superata solo da Irlanda, Grecia e Slovacchia, fanalino di coda con un dato superiore al 70%.
Dall’altro lato della classifica si trova la Corea del Sud, dove il fenomeno della disoccupazione di lunga durata sarebbe, secondo i dati, pressochè inesistente.
Tasse.
In Italia il gettito fiscale al 2011 risulta pari a 950 miliardi di dollari circa ai valori correnti, oltre il doppio della media Ocse, pari a poco più di 400 miliardi di dollari.
Nel gettito fiscale italiano la voce prevalente è costituita dai contributi per la previdenza sociale (31,2%), seguita dalle imposte sul reddito e sui profitti (26,8%) e dalle imposte su beni e servizi (26,1%), che sono invece la principale fonte di gettito nella media Ocse, con il 32,9% (seguono i contributi per la previdenza sociale al 26,2% e le imposte sul reddito e sui profitti al 24,4%).
Ricchi e poveri.
Nonostante un reddito medio disponibile corretto pro capite delle famiglie, pari a 24.724 dollari all’anno, sia superiore alla media Ocse (23.938 dollari l’anno), in Italia “c’è un notevole divario tra i più ricchi e i più poveri”, dice il rapporto. “Il 20% più ricco della popolazione”, si legge nel rapporto, “guadagna quasi sei volte di più del 20% più povero”.
Famiglie.
Nel 2012 il debito delle famiglie italiane è salito al 94,2% del reddito disponibile, una drastica impennata rispetto al 2000, quando il dato si attestava poco al di sotto del 60%. In contemporanea, aggiunge l’organizzazione di Parigi, si è assistito a un forte calo del risparmio delle famiglie, sceso al 3,6% del reddito disponibile nel 2012, contro il 10% circa del 2006.
Vita-lavoro.
Le donne italiane hanno difficoltà nel conciliare famiglia e lavoro, osserva l’Ocse. “Il 58% della popolazione italiana tra i 15 e i 64 anni ha un lavoro retribuito, dato inferiore alla media Ocse del 65%”, si legge nel rapporto, “gli uomini occupati sono circa il 68%, mentre le donne il 48%; questa differenza indica che le donne hanno difficoltà a conciliare il lavoro e la famiglia”.
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Maggio 4th, 2015 Riccardo Fucile
FONDI COMUNITARI: UTILIZZATI SOLO 35 MILIARDI SUI 47 A DISPOSIZIONE
L’Italia ha utilizzato 35,4 miliardi di euro dei 47,3 messi a disposizione dai Fondi strutturali, pertanto, dobbiamo ancora utilizzare 12 miliardi di euro da spendere entro dicembre 2015.
Lo rileva la Cgia di Mestre. La maggior parte di questi 47,3 miliardi di euro arriva dall’Europa e fanno parte della Programmazione 2007-2013.
Inoltre, si segnala che l’incidenza dei finanziamenti utilizzati fino ad ora sul totale dei contributi assegnati, che include anche il cofinanziamento nazionale, ha raggiunto il 74,8 per cento.
“Per non perdere 12 miliardi di fondi europei e nazionali – segnala il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – dovremo spenderli e rendicontarli entro la fine del 2015, scadenza che difficilmente l’Ue prorogherà . Alla luce del fatto che nel 2013 abbiamo rendicontato 5,7 miliardi e nel 2014 attorno ai 7,5, appare difficile che nei pochi mesi che rimangono alla fine di quest’anno riusciremo a spendere e a contabilizzare tutta questa dozzina di miliardi”.
L’elaborazione della Cgia, comunque, è proseguita analizzando il contributo finanziario netto allo sviluppo di tutti i paesi dell’Ue.
Nel periodo 2007-2013, l’Italia, ad esempio, ha versato a Bruxelles 109,7 miliardi di euro e ne ha ricevuti, attraverso i programmi comunitari, 71,8.
“Nel rapporto dare/avere con l’Ue – conclude Bortolussi – in questo settennato abbiamo registrato un saldo negativo di 37,8 miliardi di euro. Dopo la Germania, il Regno Unito e la Francia, siamo il quarto contribuente netto a garantire l’azione dell’Unione. Se, invece, prendiamo come parametro di riferimento il dato pro-capite, sono i paesi nordici a guidare la graduatoria, mentre l’Italia scivola all’undicesimo posto, con uno sforzo economico per residente pari a soli 623 euro”.
Analizzando la differenza assoluta tra le risorse versate all’Unione e quelle accreditate a ciascun Stato dell’Ue tra il 2007 e il 2013, il maggior contributore è la Germania, con 83,5 miliardi di euro.
Seguono il Regno Unito, con 48,8 miliardi, la Francia, con 46,5 miliardi e l’Italia con 37,8.
Se, invece, prendiamo come termine di raffronto il dato pro-capite, il maggior sostenitore dell’Ue è il Belgio, con 1.714 euro.
Immediatamente dopo scorgiamo i Paesi Bassi (1.569 euro), la Danimarca (1.346 euro), la Svezia (1.195 euro), la Germania (1.034 euro), il Lussemburgo (997 euro), il Regno Unito (759 euro), la Francia (707 euro), la Finlandia (689 euro), l’Austria (674 euro), l’Italia (623 euro) e Cipro (197 euro).
Tutti gli altri 17 Paesi, invece, sono percettori netti, ovverosia hanno ottenuto più di quanto hanno versato a Bruxelles.
Uno spagnolo, ad esempio, ha ricevuto 355 euro, un polacco 1.522 euro, un portoghese 2.100 euro e un greco 2.960 euro.
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Maggio 3rd, 2015 Riccardo Fucile
“UNA RIVOLTA FINTA E AUTOREFERENZIALE, SONO SOLO I FIGLI DELLA SOCIETA’ DELLO SPETTACOLO”
“I protagonisti la chiamano rivolta, ma la vera rivolta è quella di Baltimora, degli indignados
spagnoli, dei migranti di Rosarno. A Milano invece è andato in scena un capolavoro al contrario: una guerriglia urbana idiota, inutile, autoreferenziale, controproducente e senza consenso sociale che è riuscita a dare torto a quelli che avevano ragione nel contestare l’Expo”.
Luca Casarini, ex leader del Disobbedienti al G8 di Genova, ora è un dirigente di Sinistra ecologia e libertà e non fa più parte dei movimenti ma si sente ugualmente “amareggiato” e incredulo per quanto accaduto durante il corteo No Expo del 1 maggio.
E punta il dito contro gli incappucciati che hanno organizzato “una azione demenziale a uso e consumo dei fotografi e della società dello spettacolo. I cittadini che potrebbero stare idealmente dalla loro parte non capiscono cosa sia successo anche perchè non viene spiegato il significato politico”.
Da esperto di cortei e mobilitazioni, cosa ha letto nella piazza di Milano?
Un capolavoro, e lo dico naturalmente in senso ironico. Sono riusciti a mettere dalla parte del torto coloro che hanno ragione. Perchè una cosa è chiara: dopo la guerriglia del 1 maggio le grandi ragioni dei No Expo sono state messe all’angolo non dalla repressione del potere o dalla forza dei media, bensì dal senso comune delle persone alle quali quel movimento dovrebbe rivolgersi. In questo momento tutto il Paese schifa quelle ragioni, mentre un evento ipocrita come l’Expo ha ricevuto consenso e ammirazione.
Gli antagonisti hanno scritto che non è più il tempo dei social forum e cioè della non-violenza. E che Baltimora, Atene, Istanbul sono dietro l’angolo. Casarini a sorpresa si schiera contro i riot?
Vorrei chiarire che la mia è una posizione personale dato che non faccio più parte dei movimenti, e soprattutto venerdì non c’ero. A me pare chiaro, però, che Milano non c’entra niente con Baltimora o con gli indignados spagnoli che poi hanno dato vita a Podemos. Le rivolte vere fanno parte di movimenti di popolo che trovano consenso nella società , e la stessa mamma di Baltimora è dentro quel movimento: vuole portare a casa il figlio perchè ha paura che la polizia lo uccida, non certo perchè pensa che sia un “pirla”, come ha affermato il padre del ragazzo andato in tv a favore dei “black bloc”.
Se non è stata una rivolta disperata, un conflitto sociale, allora cos’è stata Milano?
Hanno mandato in onda, perchè di questo si tratta, una rivolta iper-spettacolare, iper-identitaria, avulsa da qualsiasi ragionamento sociale, a uso e consumo della società dello spettacolo. Mi piace la definizione dello scrittore Christian Raimo, riot porn, la pornografia della devastazione urbana, migliaia di foto che vengono immediatamente condivise sui social, video ripresi dalle diverse angolazioni, protagonisti vestiti come fosse un grande film. Il risultato è un’orgia mediatica dove alla fine chi fa la voce grossa sono le multinazionali sponsor dell’Expo e la destra estrema, tutto a detrimento delle persone che davvero avrebbero bisogno di protestare e cambiare le cose. L’avevo già detto dopo la mobilitazione degenerata con gli scontri del 15 ottobre 2011: questi sono i nostri nemici, non rispettano gli altri manifestanti e privatizzano il diritto al dissenso. Questo è un aspetto molto di destra.
Perchè i ribelli di Milano non hanno il diritto di sentirsi parte di una rivolta sociale?
I protagonisti delle rivolte sono visibili e riconoscibili: sono per esempio i migranti di Rosarno che si ribellano alla schiavitù, oppure gli operai che a Bruxelles protestano contro le condizioni di lavoro. Qui siamo in presenza di figuranti che pensano di ribellarsi al posto di qualcun altro, ma al termine dell’azione rimangono in silenzio, non hanno il coraggio di rivendicare queste azioni e di spiegare perchè hanno scelto questa modalità . Se si intervistassero precari, casalinghe e disoccupati per chiedere loro se si sono sentiti rappresentati dalla giornata di Milano o se hanno capito cosa sia successo, sicuramente esprimerebbero schifo o sconcerto perchè non si sentono coinvolti. E questo è davvero il paradosso più incredibile.
Perchè le mobilitazioni di piazza non attirano più molta gente come un tempo?
Siamo credo al punto più basso della partecipazione sociale alle proteste, e questo mi rende incredulo e amareggiato. Siamo in un mondo dove 1 miliardo di persone soffre la fame, viviamo in una Italia dove il lavoro è precario, la disoccupazione alle stelle, 10 milioni di italiani a rischio povertà e un milione e mezzo di bambini già poveri. Eppure queste ragioni vengono cancellate da una azione identitaaria e ideologica che non prende in considerazione le conseguenze: una di queste è aver offerto a Matteo Renzi e a Matteo Salvini una occasione d’oro per schiacciare l’opposizione.
Sono figli di papà , come dice Renzi?
Renzi non viene da una famiglia operaia, perciò potrebbe evitare commenti. Io penso siano più figli di questa società malata.
Rinnega le azioni disobbedienti, la violazione della zona rossa, l’azione anche distruttiva?
Ho imparato a disobbedire a leggi ingiuste nella campagna di Comiso contro i Cruise, nel 1983. I blocchi e le azioni di disobbedienza fanno parte delle lotte sociali ma devono trovare il consenso delle persone per le quali stai lottando. Questo accade per esempio con i No Tav, un vero movimento di popolo. Questo aspetto mi è parso completamente assente a Milano il 1 maggio. C’è anche da dire che un corteo completamente pacifico non arriva nemmeno sui giornali, così come non arriva ai giornali il messaggio che una vetrina rotta è nulla in confronto alle vere devastazioni compiute dalle multinazionali ai danni delle popolazioni povere.
Come si è comportata la polizia?
All’opposto del G8 di Genova e dunque molto meglio, a livelli nordeuropei. Io continuerò a battermi sempre per far comprendere la differenza tra una vetrina rotta e la vita di una persona, è una battaglia di tutti i democratici.
Dopo il 1 maggio milanese i movimenti sociali in Italia sono morti? Esisterà solo il riot?
Il movimento oggi ha una grande responsabilità perchè deve fare una scelta netta e far capire con chi vuole stare. Allo stesso tempo deve convincere chi può essere suo amico a non cadere nei paradossi: non ha senso lamentarsi della precarietà e del lavoro malpagato e poi andare a fare volontariato all’Expo, che non è certo una organizzazione no-profit.
Non fa più parte dei movimenti ma perchè non è sceso in piazza con i No Expo?
L’Expo non è un summit come il G8 dei potenti, dura sei mesi e al suo interno troveranno voce anche i Sem Terra, Via Campesina e Vandana Shiva. Continua a essere una kermesse ipocrita che darà voce anche ai Paesi che affamano i loro cittadini, ma il 1 maggio ho ritenuto più giusto stare a Pozzallo, nella cittadina siciliana che accoglie migliaia di profughi. A proposito di azioni disobbedienti, sono rimasto colpito dalle realtà cattoliche che si mettono in gioco concretamente per aiutare persone vittime di una tragedia che si consuma nell’indifferenza europea. Ho conosciuto sacerdoti che nascondono i profughi per non costringerli a essere portati in luoghi indesiderati. Ecco, questo mi pare un terreno concreto dove costruire un’altra società .
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 3rd, 2015 Riccardo Fucile
DALLA PUGLIA ALLA LIGURIA, GLI ASPIRANTI GOVERNATORI DEL PD PRESENTANO LISTE ZEPPE DI EX FORZISTI E TRANSFUGHI VARI… E TRA INDAGATI E STRANI MEDIATORI, È GIà€ PARTITO DELLA NAZIONE
Si scrive Regionali, si legge fiera del riciclato. Se ci scappa, pure indagato.
Le amministrative del prossimo 31 maggio saranno anche e soprattutto prove tecniche di partito della Nazione.
L’oasi (o miraggio) che ha attirato centinaia di ex forzisti e transfughi vari sulle zattere degli aspiranti governatori renziani. Perchè l’importante è seguire il vento: di Matteo.
Puglia, tutti con il turbo-renziano
Michele Emiliano, ex sindaco di Bari, è un renziano della prima ora. Non può che vincere, grazie anche al disastro nel centrodestra, spaccatosi in due candidati (il fittiano Francesco Schittulli con i dissidenti di Fi, Ap e Fratelli d’Italia; Adriana Poli Bortone sostenuta da Forza Italia, Lega Nord e Pli).
Ma in politica è sempre meglio non rischiare, devono aver pensato nel Pd.
Così nella Puglia delle 19 liste e dei quasi mille candidati per 50 posti da consigliere, il carro del favoritissimo Emiliano è stipato di transfughi dal centrodestra.
Si parte con Euprepio Curto, originario di Francavilla Fontana (Brindisi): in gioventù nel Msi, poi transitato in An (per cui fu anche senatore), quindi approdato all’Udc, che in Puglia sostiene Emiliano.
Alleanza naturale, secondo Curto: “Nessuno scandalo, non si può non tenere conto delle specificità regionali” spiegava qualche settimana fa.
Nel 2003, quando Repubblica lo intervistò per fargli notare che aveva fatto assumere due suoi nipoti nel municipio di Francavilla Fontana, rispose serafico: “Sono gli unici due miei parenti assunti, due su 27, meno del dieci per cento”.
Abbonda di senso pratico anche Saverio Tammacco, già capogruppo di Fi a Molfetta, ora “tra i 50 campioni dei Popolari”, il raggruppamento simil-democristiano formato da Udc, Centro democratico e Realtà Italia per sostenere Emiliano.
Tammacco ha lasciato Forza Italia, spiegando: “Sto con Emiliano perchè ho aderito alla sua linea di rinnovamento”. Fi l’ha presa malissimo.
Ma si sono arrabbiati in parecchi anche a sinistra: dal sindaco di Molfetta Paola Natalicchio (Sel) ai Giovani Democratici, fino all’assessore regionale Guglielmo Minervini (Pd), che l’ha scritto chiaro: “Con Tammacco siamo in un’inquietante zona grigia”. Indignazione inutile.
A bordo è salito anche Francesco Spina, presidente della Provincia Bat (Barletta, Andria e Trani) per il centrodestra.
A metà aprile ha annunciato il sostegno ad Emiliano, minacciando le dimissioni. È rimasto al suo posto , e ora coordina le liste civiche locali in appoggio all’ex pm. Operazione benedetta da Luca Lotti, stando all’Huffington Post. Si era mosso molto prima invece Paolo Mongiello, ex capogruppo del Pdl nella Provincia di Foggia. A novembre aveva fondato Casa Emiliano, per sostenere l’ex pm nelle primarie del centrosinistra.
E anche per sfuggire alle epurazioni del centrodestra locale.
Liguria, soccorso azzurro alla pupilla di Burlando
Nella Liguria dove le primarie hanno spaccato il Pd come una mela, la renziana Raffaella Paita ha coagulato su di sè una pletora di ex forzisti.
Come in Puglia, molto ha giocato lo sfarinamento nel centrodestra, freddo verso il candidato berlusconiano Giovanni Toti. Il resto lo ha fatto Claudio Burlando, mentore e primo sponsor della Paita: in ottimi rapporti con i sodali di Cladio Scajola, l’ex uomo fortissimo di Forza Italia, “signore” di Imperia.
E allora, ecco il soccorso (ex) azzurro per l’assessore regionale, indagata per omissione di atti d’ufficio, concorso in disastro colposo e omicidio colposo per l’alluvione del 2014 a Genova.
Per trovarne prova basta leggere i candidati della lista “Liguria Cambia”, movimento fondato dal sindaco di Imperia Carlo Capacci che dopo una dura trattativa ha scelto di appoggiare la Paita.
Spicca subito il nome di Luca Lanteri, ex vicesindaco di Imperia per il Pdl, a suo tempo vicinissimo a Scajola. Nel 2013 Lanteri è diventato uno dei referenti di “Big bang Liguria riformista”, associazione dichiaratamente renziana, dimostrando gran fiuto.
È un ottimo navigatore anche il capolista a Genova di “Liguria cambia”, Armando Ezio Capurro: consigliere regionale uscente, indagato per le spese pazze in Regione. L’avviso di garanzia ne aveva messo in bilico la candidatura: ma alla fine è rimasto dentro.
Proprio come un altro indagato per le spese fuori controllo, l’ex Udc Massimo Donzella: vicepresidente del Consiglio regionale, candidato dal Pd a Imperia.
E sempre nel Ponente per la Paita correrà anche Giuseppe Argirò, ex amministratore delegato della Porto di Imperia Spa (di cui nel gennaio scorso la Corte di Appello di Genova ha revocato il fallimento). Scajola-no doc, Argirò spiega: “La mia è una scelta civica come candidato indipendente, legata ad un progetto amministrativo e territoriale”.
Veneto, camicie verdi per Lady Like
Regione che vai, transfuga che trovi. In Veneto, la renziana Alessandra Moretti ha incassato l’appoggio della lista “Uniti per il Progetto Veneto Autonomo”, organizzata dall’ex leghista Santino Bozza.
Consigliere regionale, Bozza venne espulso dal Carroccio nel 2013, per aver contestato la linea dell’allora segretario regionale Flavio Tosi e aver presentato un esposto che dette il via all’inchiesta sui rimborsi. “Non sono un traditore, è la Lega che ha tradito il suo mandato” sostiene ora.
Alcuni lo ricordano per un’intervista a La Zanzara nel 2012, in cui dichiarò: “I gay? Purtroppo esistono: sono malati, diversi, sbullonati. Se li vedo baciarsi, sputo a terra per lo schifo”.
Nella civica per la Moretti c’è anche Gianluca Panto, ex candidato presidente per il Partito Nasional Veneto nel 2010.
Che ora celebra: “Questo progetto ha avuto un approdo nel centrosinista”.
Appunto.
Luca De Carolis
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »