Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
UN PRESTITO SOSPETTO DA 697.000 EURO ALLA SOCIETA’ DEL PADRE…E RENZI DA SINDACO ASSUNSE LUCA LOTTI E LA MOGLIE CRISTINA NELLA SUA SEGRETERIA
Ventidue giugno 2009. Matteo Renzi diventa sindaco di Firenze.
Nelle stesse ore la Bcc di Pontassieve, città dove vive la famiglia del presidente del Consiglio, concede al suo papà Tiziano un mutuo da 697mila euro.
A firmare le carte è il funzionario della banca Marco Lotti, papà di Luca — oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio e braccio destro del premier — che poco dopo sarebbe diventato responsabile della segreteria del neo sindaco.
Che avrebbe poi assunto nella sua segreteria anche Cristina Mordini, che di Luca Lotti è la moglie.
E’ la ricostruzione fatta dal quotidiano Libero dei giorni in cui alla Chil Post, società del padre del premier, veniva concesso il prestito: oggi a Genova davanti al gip Roberta Bossi si teneva l’udienza preliminare per sciogliere la riserva sulla posizione di Tiziano Renzi, nelle vicende della società è indagato per bancarotta fraudolenta.
Il 9 giugno il gip non aveva accolto la richiesta della Procura, che a fine marzo aveva chiesto che il padre del premier fosse scagionato.
Una storia di paese risalente al 2009, che con la veloce ascesa politica di Matteo Renzi assume rilievo nazionale.
Tutto ruota attorno ad un muto concesso quell’anno alla Chil Post, fondata nel 1993 per la distribuzione di giornali e la realizzazione di campagne pubblicitarie e ceduta nel 2010 dalla famiglia del premier, da parte della Banca di credito cooperativo di Pontassieve.
Dalle carte sul procedimento sul fallimento che Libero dice di aver letto, emerge il nome di Marco Lotti, ascoltato dalla procura di Genova come persona informata dei fatti.
Ad attirare l’attenzione degli inquirenti è il ruolo avuto dall’uomo nella concessione del mutuo da quasi 700mila euro.
Tutto ha inizio il 15 giugno 2009, quando la finanziaria regionale, la Fidi Toscana, firma la delibera con cui garantisce la copertura dell’80% del prestito.
Una settimana dopo, il 22 giugno, Matteo Renzi vince le elezioni e diventa primo cittadino di Firenze: quel giorno la banca di Pontassieve apre l’istruttoria per l’anticipo di 697mila euro alla Chil.
Giusto 4 giorni più tardi, il 26 giugno, scrive ancora Libero, e Lotti senior dà il primo via libera: “Potremmo diventare la banca di riferimento del richiedente”, scrive il funzionario nel suo report vergato e firmato quel giorno.
Tutto ciò accadeva nel giugno del 2009, negli stessi giorni in cui il figlio Luca diventava il capo della segreteria politica di Matteo Renzi appena eletto sindaco di Firenze.
Il 14 luglio Lotti scrive un secondo parere favorevole e il 22 arriva la delibera della banca per la concessione del muto e degli anticipi di cassa.
Una manciata di giorni prima la segreteria del sindaco Renzi si era arricchita di un’altra professionalità : quella di Cristina Mordini, moglie di Luca Lotti.
Il paese è piccolo, ci si conosce tutti e quando si può ci si aiuta. Così, scrive ancora Libero, quando nel 2011 Tiziano Renzi ottiene di rimpiazzare l’ipoteca sulla casa di famiglia, tre amici dicono sì a versare 75mila euro in un libretto di pegno come garanzia: sono Alfio Bencini, candidato nel 2009 nella lista Renzi alle comunali, Mario Renzi, cugino di Matteo, e Andrea Bacci, ex socio di Tiziano e chiamato da Matteo nel 2006 a dirigere l’agenzia di comunicazione della provincia di Firenze e promosso nel 2009 presidente della Silfi, società comunale che si occupa di illuminazione.
Nonchè l’uomo che nel 2004 con la sua impresa edile ristruttura la villa del futuro sindaco a Pontassieve.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
NEI GUAI PER UNA BOTTIGLIA DEL VALORE DI 150.000 DOLLARI…LA PROCURA APRE UN’INCHIESTA PER UN JEREZ PREZIOSISSIMO STAPPATO IN ONORE A SILVIO
Non è passata senza conseguenze la visita fatta da Silvio Berlusconi in Crimea assieme all’amico
Vladimir Putin la settimana scorsa.
I servizi di sicurezza di Kiev hanno deciso di vietare per tre anni all’ex Presidente del Consiglio l’ingresso in Ucraina «nell’interesse della sicurezza nazionale».
Assieme al presidente russo, Berlusconi era entrato nella penisola annessa da Mosca senza passare, ovviamente, per i controlli ucraini, provenendo direttamente dal territorio russo.
E per le autorità ucraine questo vuol dire essere entrati illegalmente nel territorio del paese.
E’ bene ricordare che nessun paese europeo, come gli Stati Uniti, riconosce l’annessione russa della Crimea avvenuta a marzo del 2014.
Ma non è questa l’unica “grana” legata a quella visita.
Vladimir e Silvio andarono pure a visitare l’antica azienda vinicola Massandra che già produceva ai tempi degli zar.
La direttrice Yanina Pavlenko per l’occasione ha stappato una preziosissima bottiglia di Jeres de la Frontera, annata 1775, portata dalla Spagna dal fondatore delle cantine.
Si tratta di una bottiglia che normalmente nelle aste internazionali viene battuta tra i 100 e i 150 mila dollari.
La Procura generale ucraina ha aperto una causa penale per «Appropriazione del patrimonio in quantità particolarmente rilevanti», in base all’articolo 191, comma 5 del codice penale.
Fabrizio Dragosei
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
IL PD CACCIA GLI OTTO CONSIGLIERI CHE SFIDUCIARONO IL SINDACO RENZIANO… SULLO SFONDO LE MANOVRE PER L’AEROPORTO DI PERETOLA
A luglio, appena prima di essere disarcionata dal fuoco amico, aveva avvertito: “Questi comportamenti potrebbero essere puniti con l’espulsione”.
E ieri la profezia della renzianissima Sara Biagiotti, ex sindaco di Sesto Fiorentino, 49mila abitanti alle porte del capoluogo toscano,si è tramutata in fogli di via.
La commissione di garanzia del Pd di Firenze ha espulso gli otto consiglieri dem di Sesto che il 21 luglio votarono la mozione di sfiducia a Biagiotti, assieme a vari eletti delle opposizioni.
La somma fece 16 voti contrari su 23 totali, con conseguenti dimissioni del sindaco. Due mesi dopo, la mannaia sugli otto ribelli, sette cuperliani e un ex civatiano: Gabriella Bruschi, Laura Busato, Diana Kapo, Giulio Mariani, Antonio Sacconi, Maurizio Ulivo Soldi, Aurelio Spera e Andrea Guarducci.
Espulsi, scrive il partito, per “la gravità del loro comportamento, che ha creato un danno d’immagine al Pd”.
Tutti rei di congiura contro la Biagiotti, che già rilancia: “Sono pronta a ricandidarmi”.
Ufficialmente, l’avevano buttata giù perchè era favorevole all’ampliamento dell’aeroporto di Peretola, carissimo a Marco Carrai e quindi a Renzi, e al nuovo inceneritore da realizzare in città .
Progetti che mettono a repentaglio l’ambiente e la salute dei cittadini, protestano i rivoltosi.
Ma in un anno di giunta l’ex sindaco e i consiglieri hanno litigato quasi su tutto, in un congresso perenne che tutti negano ma tutti hanno visto.
E al centro sempre lei, la Biagiotti: dottore commercialista di 45 anni, ex Ds, nata e cresciuta a Sesto Fiorentino, tra i comuni più rossi d’Italia. Ai più è nota come una delle tre “Bobibo”, il trio femminile che guidava la squadra di Renzi per le primarie dem del 2012, poi perse contro Pier Luigi Bersani.
Le due Bo erano Maria Elena Boschi, ora ministro delle Riforme, e Simona Bonafè, europarlamentare. La Bi, ossia Biagiotti, era rimasta nella sua Sesto, da sindaco. L’avevano eletta nel 2014, senza primarie.
Calata da Renzi, con un mandato: cambiare verso rispetto alla vecchia dirigenza ex Pci.
Innanzi tutto sull’aeroporto, osteggiato dal precedente sindaco, il rossissimo Gianni Gianassi. Ma si è passati presto allo scontro totale. Ed è stato un climax.
Prima le dimissioni del capogruppo Mariani, poi quelle della segretaria della federazione Camilla Sanquerin. Fino alla mozione di sfiducia proposta da gli otto ribelli, a luglio .
Inutili i comunicati di sostegno al sindaco dei renziani. Ininfluenti le assemblee, senza esito le offerte ai rivoltosi. “Ci hanno proposto poltrone in serie” sibila un espulso.
Il 21 luglio Biagiotti cade in Consiglio. E si dimette, da sindaco e presidente dell’Anci Toscana. Ora vuole la rivincita: “Sono disponibile a ricandidarmi, anche con primarie”. Mariani commenta: “Si ricandida? Sì, con Forza Italia”.
Il 24 enne afferma: “Non abbiamo infranto nessuna norma dello Statuto. E comunque la commissione si è spaccata, è finita 3 a 2”. Va bene, ma voi avete dato vita a un eterno congresso. “Non è vero, contestavamo un sindaco che governava male. Certo, poi si è innescata una dinamica congressuale… ”. Dicono che siete eterodiretti dall’ex sindaco Gianassi. “Sciocchezze pure”.
Luca De Carolis
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Renzi | Commenta »
Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
PADOAN VOLEVA USARLI COME COPERTURE PER ELARGIRE FAVORI A SPESE DELLE CASSE PUBBLICHE
“L’Italia usi i risparmi da minori interessi per ridurre il deficit invece che aumentare la spesa“. A
scriverlo nel suo bollettino economico è la Bce, che si rivolge direttamente alla Penisola, al Belgio e alla Francia, oltre che a Irlanda e Portogallo, ricordando che questi Stati hanno accumulato “un consistente ritardo” nel consolidamento strutturale richiesto dalla regola del debito.
Cioè quella che impone ai Paesi che hanno un debito superiore al 60% del Pil di ridurlo “a un ritmo adeguato”.
L’avvertimento arriva dopo che il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan, in seguito all’annuncio di Renzi sulla cancellazione dell’Imu, ha spiegato che Roma intende utilizzare anche, come coperture, proprio i risparmi per i minori interessi sul debito.
L’Eurotower parte ricordando che il governo Renzi quest’anno avrebbe dovuto migliorare il suo deficit strutturale (la differenza tra entrate e uscite “depurata” dagli effetti del ciclo economico) del 2,1%.
Invece, la Commissione Ue ha concesso uno sconto sulla base delle ‘attenuanti’ costituite dalla recessione e dall’avvio delle riforme strutturali.
Nel frattempo, una serie di fattori tra cui il piano di acquisto di titoli di Stato avviato da Mario Draghi ha ridotto la spesa per interessi sul debito rispetto a quanto indicato nei bilanci di previsione.
Nonostante tutto questo, scrivono gli analisti di Francoforte, “diversi Stati membri hanno aumentato la spesa primaria (ovvero la spesa pubblica al netto degli interessi) rispetto ai piani originari”.
Segue il “consiglio”: gli esecutivi di Bruxelles, Parigi e Roma, ma anche Dublino e Lisbona, dovrebbero “utilizzare eventuali disponibilità straordinarie, connesse a una spesa per interessi inferiore alle attese, per la riduzione del disavanzo”.
Peccato che nelle scorse settimane il presidente del Consiglio Matteo Renzi abbia annunciato l’intenzione di tagliare le tasse sfruttando presunti “margini di flessibilità ” sui conti pubblici fino a una cifra di 17 miliardi di euro.
In pratica 17 miliardi di deficit in più, aggiungendo ai 6,4 già indicati nel Documento di economia e finanza, che verrà aggiornato venerdì, ulteriori sconti in virtù di altre riforme in corso di approvazione (a partire da quella del Senato) e della “clausola degli investimenti“.
Poi Padoan ha aggiustato il tiro evocando, appunto, il “tesoretto” creato dalla minore spesa per interessi.
Ma nel bollettino Bce ce n’è anche, su un altro fronte, per la Germania. Berlino, secondo l’Eurotower, non spende abbastanza per la manutenzione delle strade ma nemmeno per migliorare il proprio capitale umano: “Per quanto concerne i paesi che hanno già soddisfatto gli obiettivi di bilancio a medio termine, la Germania è stata esortata a incrementare ulteriormente gli investimenti pubblici in infrastrutture, istruzione e ricerca“.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
IN PALIO PRESIDENZE DI COMMISSIONE E INCARICHI DI GOVERNO
Con la minoranza Pd sul piede di guerra e una maggioranza che a Palazzo Madama si regge su numeri incerti ed equilibri traballanti, può tornare utile un jolly da calare nel momento del bisogno.
E l’asso nella manica del governo guidato da Matteo Renzi, con l’esame delle riforme costituzionali appena iniziato, è una potente arma di persuasione di massa.
Si tratta delle presidenze delle commissioni e degli incarichi di governo ancora da assegnare. E utili, all’occorrenza, per conquistare voti preziosi per uscire dalla palude del Senato.
RITARDO CALCOLATO
“La verità è che sulle riforme costituzionali e le unioni civili la maggioranza non c’è: ormai lo hanno capito anche i muri di Palazzo Madama.
Per questo si prende tempo, si rinvia sul rimpasto di governo e le presidenze di commissione per non aggravare la situazione”, dice a il ilfattoquotidiano.it il dissidente dem Corradino Mineo fotografando il campo sul quale è iniziata la madre di tutte le battaglie della revisione costituzionale contenuta nel ddl di Maria Elena Boschi.
Ancora più netta sulle ragioni del ritardo la vice presidente della commissione Bilancio in quota Movimento 5 Stelle, Barbara Lezzi: “Il motivo è semplice: non si vuole disturbare il Nuovo centrodestra (Ncd)”.
Insomma, secondo la senatrice grillina, un ritardo voluto e calcolato. Perchè se l’assegnazione delle poltrone farà felici i premiati (pochi), scontenterà inevitabilmente gli esclusi e coloro ai quali in queste settimane di trattative sono state fatte promesse. Ecco spiegato il motivo per cui, se alla Camera dei deputati si è già provveduto al rinnovo delle presidenze di Commissione, un rito che per prassi si celebra al giro di boa della legislatura, la scadenza è stata invece ignorata al Senato.
POLTRONE IN BILICO
In ballo ci sono le presidenze degli azzurri Altero Matteoli (Lavori pubblici) e Francesco Nitto Palma (Giustizia), ma anche quella del “celeste” Roberto Formigoni (Agricoltura) in quota Area Popolare.
Caselle che potrebbero saltare e tornare utili al Partito democratico per riequilibrare le forze in campo.
Specialmente dopo l’esodo registrato negli ultimi mesi dai banchi della fu Scelta civica verso il Pd.
Ma soprattutto per compensare, all’occorrenza, il gruppo dei neo-responsabili (Ala) capeggiato dall’ex plenipotenziario di Forza Italia, Denis Verdini, che ha portato in dote a Matteo Renzi 10 senatori (ma punta ad arrivare a 20) per sostenere il cammino delle riforme costituzionali.
FUORI BILANCIO
“Stanno mercanteggiando per evitare ripercussioni sui numeri della maggioranza”, aggiunge la Lezzi denunciando quello che definisce come lo “scandalo” della commissione Bilancio.
Un caso paradossale: dopo le dimissioni di Antonio Azzollini, toccato da una richiesta di arresto emessa dalla Procura di Trani per il crac della casa di cura Divina Provvidenza e respinta dal Senato, le redini dell’organismo parlamentare sono passate in mano al vice presidente anziano del Pd, Gian Carlo Sangalli.
“Noi abbiamo sollecitato più volte la sostituzione, per reintegrare l’ufficio di presidenza della commissione alla vigilia dell’apertura della sessione di bilancio”, spiega la Lezzi convinta che, nonostante le dimissioni, sia ancora Azzollini a dirigere di fatto la commissione .
“Anche per questo, ma non solo, la questione è urgentissima — conclude —. Tra pochi giorni si discuterà la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def), un passaggio chiave e propedeutico all’approvazione della prossima Legge di stabilità che dovrebbe essere gestito da un ufficio di presidenza al completo. Eppure nessuno, a parte noi del M5S, sembra porsi il problema”.
INCOGNITA PALLOTTOLIERE
Nelle pieghe del cambio dei vertici potrebbe aggiungersi, inoltre, la commissione Affari costituzionali attualmente guidata tra le polemiche da Anna Finocchiaro.
La casella potrebbe liberarsi se la senatrice del Pd dovesse traslocare al ministero per gli Affari regionali, rimasto vacante dopo le dimissioni di Maria Carmela Lanzetta e il cui interim è stato assunto da Matteo Renzi in persona.
Senza contare che alla Finocchiaro non dispiacerebbe affatto neppure una toga da giudice costituzionale.
Dopo l’elezione alla presidenza della Repubblica di Sergio Mattarella, infatti, sono tre le poltrone ancora da occupare a Palazzo della Consulta.
Peraltro, nella logica del do ut des e degli equilibri di maggioranza da risistemare, presidenze di commissione a parte, a disposizione del premier, oltre al ministero per gli Affari regionali, ci sono anche altri posti di governo da assegnare.
A cominciare dagli incarichi di vice ministro degli Esteri, liberato da Lapo Pistelli dopo il suo discusso trasloco all’Eni, e di vice ministro dello Sviluppo Economico, lasciato vacante da Claudio De Vincenti, promosso nel frattempo come sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
Senza contare che, all’occorrenza, non ci sarebbero particolari difficoltà anche ad aumentare il numero dei sottosegretari.
ACCUSA E DIFESA
Ma per ora, nulla si muove. Anche se, dalle file del Nuovo centrodestra, non ci stanno a fare la parte di chi punta a monetizzare (politicamente) il proprio apporto alla maggioranza.
“I ritardi nel rinnovo delle presidenze di commissione sono dovuti unicamente all’ingorgo generato a Palazzo Madama dalla discussione sulle riforme e a diversi provvedimenti che si intrecciano nel calendario”, assicura il senatore alfaniano Guido Viceconte. “Anche perchè Ncd è già ben rappresentato anche al governo — insiste il parlamentare di Area Popolare —. Insomma, nessuna dietrologia dietro i ritardi nel rinnovo degli incarichi”.
Ritardi dietro i quali, al contrario, il collega della minoranza dem, Corradino Mineo, scorge un dato politico ben differente: “La verità è che il decisionista Renzi, non avendo i numeri in Senato, non sa più come muoversi”.
Antonio Pitoni
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: la casta | Commenta »
Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
DAL FACCIA A FACCIA PUO’ PASSARE IL FUTURO DELLE RIFORME E DEL PD
È l’incontro. Anzi, l’Incontro da cui può dipendere l’alluvione o meno del Pd. 
Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani si sono dati appuntamento oggi a Piacenza. Dopo gli impegni ufficiali del premier nelle zone alluvionate. L’ex segretario del Pd, invece, è già lì.
Gli staff, al momento, si sono confermati l’appuntamento. E forse proprio l’organizzazione del “faccia a faccia” spiega i toni morbidi seguiti allo strappo più duro sulle riforme, da ambo le parti.
Per ora non solo non si registrano “bordate” dei falchi renziani verso la minoranza, ma nemmeno annunci di “Vietnam” da parte della sinistra. O, quantomeno, toni critici verso la “forzatura” in atto sulle riforme.
L’incontro è confermato dallo stesso ex segretario. Che su Facebook usa le più classiche formule di rito per smorzare l’attenzione dei riflettori: “Non mi risultano incontri riservati. Sia chiaro che per me a Piacenza si parla di alluvione, mentre ci sono ancora frazioni isolate e gente che spala fango dalle case, e spero se ne parli seriamente. Di tutto il resto c’è sempre stata la disponibilità a parlarne a Roma”.
Ma è evidente che nell’alluvionata Piacenza si capirà se ci sarà o meno la frattura all’interno del Pd. E come arriveranno Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi alla direzione di lunedì, che sarà preceduta dalla “chiusura” di Bersani alla Festa dell’Unità di Bologna, la sera prima.
Il premier si presenta a Piacenza forte dei numeri, garantiti dal duo Lotti-Verdini, che hanno assicurato che sono sufficienti a reggere la conta.
Bersani, raccontano i ben informati, ha la forza di 25 irriducibili, ma soprattutto un ragionamento di fondo: “Se le riforme passano con i voti di Verdini e senza la sinistra, politicamente è finito il Pd e la legislatura cambia completamente il segno. E la vittoria numerica potrebbe diventare una sconfitta politica”.
Quasi un alluvione. E chissà se proprio a Piacenza sarà evitato o annunciato.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Bersani | Commenta »
Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
DOPO LA VISITA IN CRIMEA CON PUTIN, IL GOVERNO DI KIEV GLI VIETA L’INGRESSO
Silvio Berlusconi è stato dichiarato “persona non gradita” dall’Ucraina, a seguito della sua recente visita in Crimea, dove ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin.
Il Consiglio nazionale per la sicurezza ucraino — riferisce Interfax — ha deciso di vietare l’ingresso nel Paese per tre anni all’ex premier e leader di Forza Italia per il suo viaggio, non concordato con Kiev, nella regione occupata dall’esercito russo da marzo 2014.
La decisione del servizio di sicurezza dell’Ucraina è stata presa per motivi di sicurezza.
La visita di Berlusconi nella penisola sul Mar Nero, avvenuta lo scorso 11 e 12 settembre ufficialmente per commemorare le vittime italiane della guerra di Crimea, è stata la prima di un ex capo di governo di uno stato dell’Unione europea dopo l’annessione da parte di Mosca, che ha provocato il primo piano si sanzioni occidentali contro la Federazione russa.
“Questa visita nella Crimea occupata — aveva denunciato nei giorni scorsi il ministero degli Esteri ucraino in una nota sul proprio sito — è un nuovo tentativo della Russia di legittimare a qualsiasi prezzo l’occupazione illegale e una manifestazione di mancanza di rispetto della sovranità statale dell’Ucraina”.
Anche Matteo Renzi, ospite di Otto e mezzo qualche giorno fa, aveva criticato la scelta di Berlusconi, da sempre sostenitore dell’annessione russa e critico sulle sanzioni europee a Mosca, dicendo che “il problema Russia non si affronta con passeggiate in Crimea ma con un lavoro di anni. Chi dice risolvo il problema immigrazione andando a passeggiare in Crimea — aveva aggiunto il premier — vi prende in giro”.
(da agenzie)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
IL NUMERO UNO DELLA ASSOCIAZIONE DI IMPRENDITORI ACCUSATO DI CONCORSO IN TRUFFA E ABUSO D’UFFICIO… SONO QUESTI GLI “AMICI” FAVORITI DAL GOVERNO CON GLI SGRAVI FISCALI?
C’è un altro palazzo del potere che trema a Napoli. 
C’è una stanza della Camera di Commercio sigillata per evitare l’inquinamento di tracce o prove.
E’ la conseguenza di una perquisizione ordinata dalla sezione reati pubblica amministrazione della Procura di Napoli, guidata dall’aggiunto Alfonso D’Avino, eseguita il 17 ottobre 2014 dalla Guardia di Finanza e rimasta finora segreta.
C’è un’inchiesta, iscritta al modello 21: affronta la gestione complessiva dell’istituzione di piazza Bovio.
Si sospetta l’erogazione di contributi pubblici per progetti ritenuti fasulli.
Il presidente nazionale di Unimpresa (Unione Nazionale di Imprese) Paolo Longobardi è indagato insieme ad altre due persone per concorso in truffa e abuso d’ufficio.
Secondo l’embrione dell’accusa formulata dal pm Giancarlo Novelli, il magistrato che ha affondato le mani nella Rimborsopoli della Regione Campania, la giunta camerale della Camera di Commercio potrebbe aver violato un dovere di astensione deliberando un finanziamento a un progetto di Unimpresa nonostante legami di parentela che nelle due pagine del decreto di perquisizione non sono precisati ma che collegherebbero esponenti della giunta camerale con quelli dell’associazione beneficiaria.
Il pm ritiene inoltre che il progetto in questione, relativo a un’iniziativa enogastronomica che si è svolta a Castellammare di Stabia dal titolo “La Cittadella del Gusto”, presenterebbe una evidente ‘discrasia’ tra la documentazione presentata in sede di richiesta di approvazione e quella portata a rendiconto.
In particolare, non combacerebbe il numero dei gazebo autorizzati dal Comune con quelli indicati nella fattura dell’impresa che li ha forniti.
Nel fascicolo sono indagati anche Raffaele Ottaviano, presidente di Uninpresa Napoli, e Vincenzo Longobardi.
Unimpresa è una delle associazioni di imprese rappresentate in Camera di Commercio.
Come si legge sul loro sito, “è un’organizzazione nazionale nata nel 2003, e costituisce il sistema di rappresentanza delle micro, piccole e medie imprese così come individuate dalle norme dell’Unione Europea (regolamentazione del 6/5/2003 n. 1422), che operano nei diversi settori dell’attività primaria, secondaria e terziaria esistenti”.
L’inchiesta parte da loro ma si sta allargando a macchia d’olio in Camera di Commercio, anche grazie al lavoro del pm della Corte dei conti Ferruccio Capalbo, titolare di un’azione contabile parallela.
La Finanza sta passando al setaccio la regolarità delle iscrizioni nelle liste delle varie associazioni camerali, probabilmente gonfiate ad arte per ragioni elettorali, e quella delle relazioni di accompagnamento dei progetti presentati dalle varie imprese.
Alcuni progetti-truffa non sarebbero stati realizzati. Ci sono poi progetti dai nomi abbastanza curiosi. Come quelli intitolati “Acconciatore: da mestiere a professione” e “Orientare e formare il ruolo delle imprese nella lotta alla contraffazione”.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Giustizia | Commenta »
Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
“IL PD E’ CONTRO I LAVORATORI, IL SUO MODELLO E’ MARCHIONNE”
Prima l’ha definito un “circo per i padroni”, e poi, Bruno Papignani, leader della Fiom Emilia Romagna, ha lanciato un appello a tutta la Cgil: “Basta con gli stand alla festa dell’Unità , il Pd è di destra”.
Secondo il segretario regionale delle tute blu, il partito guidato da Matteo Renzi “è contrario ai lavoratori — spiega al fattoquotidiano.it — e lo dimostra la posizione assunta dal presidente del Consiglio. Quando un leader dice che a Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrisler, si dovrebbe fare un monumento, mi pare che abbia scelto un modello sindacale, quello, appunto, di Marchionne, che però punta a fare fuori il sindacato. Allora, bisognerà che facciamo fuori Renzi”.
Nel mirino di Papignani, però, c’è anche l’attaccamento di molti sindacalisti alla Festa dell’Unità .
Tra cui, i numerosi volontari tesserati alla Camera del lavoro.
“Molti di voi — scrive su Facebook — sono ancora legati a quelle cose, ma quando vedo che la Cgil è alla Festa e viene definita associazione non so cosa ci andiamo a fare. Non volantiniamo nemmeno contro il Jobs Act, come avevo proposto. Se vogliamo creare una cultura diversa, dobbiamo essere coerenti”.
Parole per le quali, tra i corridoi di via Marconi, sede della Camera del Lavoro di Bologna, cuore pulsante del sindacato guidato da Susanna Camusso, c’è già chi grida allo strappo.
Se, infatti, il segretario della Cgil bolognese Maurizio Lunghi, nell’ascoltare la proposta di Papignani, lanciata durante un direttivo dei metalmeccanici, ha risposto con un sorriso gelido, Bruno Pizzica, segretario generale Spi-Cgil Emilia Romagna, passa al contrattacco. “Ci sembrava che il tempo delle censure fosse superato da molti anni — scrive in una lettera indirizzata al leader regionale dei metalmeccanici — ma a leggere queste dichiarazioni ci viene qualche dubbio. Dunque la Cgil non deve più aprire un suo stand alla Festa dell’Unità e i suoi dirigenti devono stare alla larga dal Parco Nord, luogo di un partito di destra. Innanzitutto ognuno va dove vuole, e se tanta parte della nostra gente va al Parco Nord (e non solo a mangiare, ma anche a lavorare volontariamente) forse faresti bene a tenerne conto. Capisco poi questa ansia di isolarsi e di affermare la tua purezza politica, ma non capisco dove pensi di andare a parare con la tua categoria, dentro la Cgil e nei rapporti con la politica”.
A fare da eco al segretario regionale dello Spi c’è Valentino Minarelli, leader dei pensionati Cgil di Bologna. “I lavoratori hanno bisogno di un sindacato non arroccato, che sappia confrontarsi con tutti. Altrimenti siamo destinati a vedere lasciate nel cassetto le aspirazioni del mondo del lavoro. La Cgil ha delle proposte e non vedo perchè non debba diffonderle, i pensionati bolognesi e lo Spi di Bologna non hanno alcuna intenzione di isolarsi dalla società bolognese, anche per questo sono alla festa dell’Unità di Bologna a diffondere i loro documenti e volantini”.
Accuse che Papignani accoglie con un’alzata di spalle. “Prima o poi capiranno che anche per i pensionati è finita la cinghia di trasmissione, siamo in una nuova era e i pensionati di oggi sono come me”.
Ma nemmeno davanti a chi lo accusa di “fare male ad attaccare il Pd proprio quando vogliamo lavorare per la coalizione”, Papignani retrocede.
“Se fosse questa la coalizione — sottolinea il leader regionale dei metalmeccanici — se per farne parte mi fosse richiesto di tenere la bocca chiusa sul Partito democratico, non esiterei ad esserne estraneo. Basta consociativismo, basta ipocrisie e soprattutto, basta interessi personali. Il segretario del Pd, che è anche capo del Governo, è al servizio di Confindustria. Quindi niente silenzi, niente compromessi”.
Sostegno alle parole del segretario della Fiom regionale, invece, è arrivato da Piergiovanni Alleva, consigliere regionale l’Altra Emilia — Romagna.
“Bisogna capire che il Pd non è la casa di tutti, ma la casa dei padroni, con una cameretta sempre più angusta e defilata per i maltollerati lavoratori. Se è vero, e anche da qui si inizia a dimostrarlo, che la Cgil è contraria al Jobs Act, cioè alla più tremenda legislazione anti — operaia degli ultimi 50 anni, è il momento di dimostrarlo mettendo alle strette il Pd. Che da un lato pretende di averla tra i suoi ospiti, e dall’altro attacca costantemente tutti i valori di cui la Cgil è portatrice”.
Annalisa Dall’Oca
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: sindacati | Commenta »