Settembre 10th, 2015 Riccardo Fucile
“NON SPETTA A NOI DS STABILIRE LA VERITA'”
«Vuole l’intervista? Non gliela do». 
Transatlantico di Palazzo Madama, sono ore concitate perchè si entra nel vivo del ddl Boschi, quello che divide i renziani dai 28 dissidenti firmatari di un documento sul Senato elettivo.
In un angolo Ugo Sposetti, tesoriere degli eredi di Botteghe Oscure, parla al telefono. Con una mano copre la bocca per non fare leggere il labiale. Il motivo? È indaffarato in un’altra questione.
Proprio in quei minuti i Democratici di sinistra (Ds) non si sono presentati in aula alla ripresa del processo sul “sistema Sesto”, autoescludendosi così formalmente dalle parte civile contro l’ex presidente della provincia di Milano, Filippo Penati, ex braccio destro di Pier Luigi Bersani, reo di aver incassato presunte tangenti.
La decisione, secondo la versione del legale, sarebbe stata presa di concerto con il tesoriere
Sposetti, avete salvato Penati, chissà cosa penserà adesso il premier Renzi.
«Per voi giornalisti non costituirsi come parte civile equivale a una condanna di primo grado. Giusto? Ho un dossier con tutte le cose che scrivete. Lo faccio per mia figlia. A ogni modo, io non voglio associare il mio nome a un processo penale. Le ripeto, preferisco non parlare».
Per quale motivo ora questa retromarcia?
(La questione si fa seria e Sposetti inforca gli occhiali). «Lo studio legale che ha seguito la vicenda ha presentato una nota. Per adesso il reato è presunto. Giusto? ».
Vi siete sfilati perchè non c’è solo Filippo Penati, ma mezza nomenclatura lombarda di ex Ds?
«Finchè non si accerta se questi fatti sono realmente avvenuti e, soprattutto, chi per conto dei Ds si è preso le tangenti, non ci presenteremo. D’altro canto, l’avvocato quale arringa avrebbe dovuto fare? Su cosa?»
Dunque, ritenete l’ex presidente della Provincia di Milano innocente?
«È un cittadino come tutti gli altri ed è un suo diritto difendersi. Non spetta a noi Ds, ma ad altri soggetti stabilire la verità . Le dico di più, vuole sapere come andrà a finire?».
Come?
«Si concluderà il primo grado. E poi andrà tutto in prescrizione. Del resto, alcuni reati del processo sono già stati prescritto. Giusto?».
I 5Stelle già parlano di “incoerenza della sinistra”. Come replica?
«Non rispondo ai 5Stelle. Mi faccia andare, adesso presento un emendamento per eliminare il Senato».
Giuseppe Alberto Falci
(da “La Repubblica”)
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Settembre 10th, 2015 Riccardo Fucile
IL SOLENNE FRANCOBOLLO DA 0,80, OMAGGIO ALLA GRANDE RIFORMA DEGLI OTTANTA EURO
Vergini di servo encomio, ma patriotticamente dedite a celebrare la Città Natia di cotanto Premier, le Poste Italiane hanno virilmente emesso uno speciale annullo filatelico per ricordare l’ingiustamente negletto 150° anniversario dell’erezione di Firenze a Capitale d’Italia.
Il solenne francobollo, subito andato a ruba fra i migliori collezionisti, effigia con la dovuta evidenza un rigoglioso e pettoruto Giglio Rosso, accanto al Palazzo Vecchio — che per cinque anni ebbe l’onore di ospitare l’Augusto Sindaco — circonfuso di un’aureola tricolore.
La scritta “150° Firenze Capitale d’Italia 1865-2015” sovrasta nettamente quella che, in corpo minore, rammenta l’ingiusto scippo del titolo già nel 1870 a vantaggio della più provinciale Urbe capitolina.
E l’importo di 0,80 euro è un omaggio alla Grande Riforma degli Ottanta Euro.
Ora s’impone un Regio Decreto dal titolo “Firenze Capitale 2015-in saecula saeculorum” per riparare al torto subìto dalla Predappio renziana e riportare la Capitale sulle ubertose rive dell’Arno.Sarà poi cura del Comitato Olimpico Roma 2024 riconvertirsi in “Firenze 2024”, con speciali discipline che andranno dal calcio storico fiorentino al salto nel cerchio di fuoco, dalla marcia al passo dell’oca al sollevamento pesi con la lingua, con unico concorrente — il Caro Premier — e unico arbitro: Gianni Riotta.
Il quale, stando a Renzi come Emilio Fede stava a B. e Achille Starace a M., potrà ripetere i fortunati omaggi testè sperimentati al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Nell’ordine: “Potete dare il benvenuto al Presidente del Consiglio Matteo Renzi.Siete testimoni del Suo debutto qui al Forum di Villa d’Este. Poi un domani ai vostri nipoti potrete dire: io c’ero, quella volta!”.
E ancora, siccome le mani degli astanti restavano gufescamente immobili, il piccolo rinforzìno gravido d’empito patrio: “Siamo qui con il Presidente del Consiglio: era detto perchè voi faceste un applauso!”.
E infine, dopo la spontanea standing ovation, l’ultimo slancio gonfio di trasporto nazionale: “Non sono il portavoce di Renzi, ma del suo portavoce Filippo Sensi!”.
E giù un altro applauso, al portavoce e pure al portavoce del portavoce.
L’Impero dei Sensi. Salutiamo nel Premier il Rifondatore del Senato! Saluto al Premier! Eja eja alalà !
Più problematico appare, per ragioni di tempo, il trasferimento nella Città Natìa dell’imminente Giubileo della Chiesa Cattolica, ma all’inconveniente si potrà agevolmente ovviare con una straordinaria indulgenza plenaria per tutti i fiorentini il cui nome inizi per M e il cognome per R,estensibile a congiunti e conoscenti.
Per l’occasione, il Caro Premier incederà pancia in dentro e petto in fuori fra due ali di bambini festanti che spontaneamente lanceranno petali di rosa: i Balilla Democratici dell’istituto elementare Raiti di Siracusa che il 5marzo 2014, anno I dell’Era Renzista, ebbero l’onore di accogliere in coro Sua Eccellenza nella sua prima ispezione scolastica sulle note del nuovo Inno Nazionale, “Clap and Jump per Matteo Renzi”, adattamento di un noto motivetto a opera degli insegnanti e del preside, precursori della Buona Scuola: “Facciamo un salto/ battiam le mani/ ti salutiamo tutti insieme. / Presidente Renzi/Muoviam la testa,/facciamo festa. / A braccia aperte ti diciamo: / benvenuto al Raiti! / I bambini,gli insegnanti,/i bidelli e poi l’orchestra / lasceremo improvvisar così./Siamo felici e ti gridiamo: / da oggi in poi, / ovunque vai, / non scordarti di noi… / Le ragazze, i ragazzi, / tutti insieme / alle tue idee e al tuo lavoro/affidiamo il futuro…/ sempre a tempo di blues”.
Particolare attenzione, durante le celebrazioni, andrà prestata alla Sua Famiglia.
Stante l’indisponibilità di Donna Agnese, schiva, riservata e frugale almeno quanto Donna Rachele, si suggerisce massima considerazione per il più presenzialista Padre Tiziano,di cui nei giorni scorsi l’apposita Unità , nel solco del Popolo d’Italia, riproduceva col dovuto rilievo una gigantografia — comodamente staccabile a uso di poster murale — che lo ritraeva in cordiale e affettuosa stretta di mano con Sua Eccellenza Luca Lotti.
Si raccomanda altresì l’istituzione della speciale figura istituzionale di Padre del Premier, con erezione di monumenti equestri anche in vita, intestazione di strade, piazze, colonnati e rotatorie al Suo Nome e trasformazione del Suo Genetliaco in Festa Nazionale da solennizzare nei cinegiornali delle principali emittenti radiotelevisive, a cura del nuovo Direttore Generale dell’Eiar Antonio Campo Dall’Orto.
Raifiction e Raicinema sono sin d’ora comandate a produrre, sceneggiare e distribuire film e serie tv dedicati all’avventurosa vita del Caro Premier, della Sacra Famiglia e dei Suoi Ministri, nonchè alla Santa Maria Elena da Arezzo, titolare delle Grandi Riforme e Presidentessa Onoraria delle Massaie Rurali, già paragonata dall’ottimo Bruno Vespa a “Santa Teresa d’Avila che, scolpita dal Bernini per Santa Maria della Vittoria a Roma, acquista sensualità nel momento in cui la trafigge la freccia dell’estasi divina ” (Panorama , 21.7.2014).
Massima diffusione in prima serata, onde evitare spiacevoli incidenti come quello occorso l’altra sera, quando il Vespa ha inopinatamente ospitato a Porta a Porta i membri di un’altra famiglia, i Casamonicas, consentendo loro di superare in ascolti il Divin Matteo.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 10th, 2015 Riccardo Fucile
NCD NEL PD: GIA’ PROMESSI POSTI IN LISTA PER GLI ALFANIANI ALLE PROSSIME ELEZIONI
A Palazzo Madama è ormai tempo di guerra finale per le riforme. 
Lo scouting renzian-verdiniano impazza e ieri è persino resuscitata l’Italia dei Valori di dipietrista memoria con due senatori ex grillini, Romani e Bencini.
I bersaniani, riferendosi a livello generale, parlano di qualcosa di più pesante di un semplice scouting. In mezzo a questo caos, in ogni caso, sta prendendo forma il Partito della Nazione immaginato dal presidente del Consiglio.
E una colonna, un pilastro della nuova costruzione si chiama Angelino Alfano
La conferma di un ex ministro
Rivela un ex ministro del centrodestra alle otto di sera: “Alfano ha l’accordo con Renzi per le prossime elezioni politiche, è tutto vero ed è tutto confermato”. L’indiscrezione circola da una settimana ma a questo punto sono in tanti, e autorevoli, a darla per certa.
Dai bersaniani agli stessi ribelli di Ncd, il partitino alfaniano, noto per aver un’altissima densità di inquisiti parlamentari e un numero bassissimo di voti (ma non di ministri).
Fa impressione soltanto a scriverne: Alfano, l’ex guardasigilli ad personam di Berlusconi, alleato del Pd (qualora Renzi dovesse cedere sul premio di coalizione dell’Italicum) o addirittura Alfano capolista del Pd (se dovesse rimanere il premio di lista)
Lo sbigottimento della Ditta
Da giorni, nei corridoi di Palazzo Madama, i bersaniani vanno ripetendo attoniti: “Renzi dovrà spiegare ai nostri elettori perchè non mette in lista noi ma Alfano e i suoi inquisiti sì”.
Nelle liste che girano si parla infatti dai dieci ai quindici seggi promessi a Ncd e che comprendono nell’elenco anche due sottosegretari indagati, entrambi siciliani: Simona Vicari e soprattutto Giuseppe Castiglione.
Potrebbe essere ripescato persino Maurizio Lupi, che è sì un centrista filoberlusconiano ma è legato ad Alfano sin dalla fondazione di Ncd, quando per fare la scissione da Forza Italia ci volle bisogno anche di finanziamenti
La fronda guidata da Formigoni
La frase “Alfano va con Renzi nel Pd” è ormai il mantra delle riunioni della fronda di Ncd. Dopo i dissidenti della minoranza dem, ecco un’altra rogna per il premier e i suoi due mastini dello scouting per i voti alla riforma Boschi: il fedelissimo Luca Lotti e l’ex forzista Denis Verdini, esperto della materia.
L’ex ministro già citato giura che al momento “sono otto i senatori che stanno con Roberto Formigoni”.
Sì, lui l’ex governatore lombardo a processo per il suo sistema di potere ventennale. Formigoni è rimasto tagliato fuori dai giochini di Alfano, sente che gli stanno sfilando il seggio e la relativa immunità , e adesso è uno dei più fieri oppositori della riforma Boschi. Idem, Carlo Giovanardi.
Ma è un po’ tutto il partito che si ritiene ingannato da Alfano. Dal gruppo del calabrese Gentile e del lucano Viceconte alla corrente di Renato Schifani e a tanti altri semplicemente abbandonati a se stessi.
Fabrizio D’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 10th, 2015 Riccardo Fucile
AL PRIMO VOTO DOPO LE FERIE, ECCO IL BLITZ: I CONTROLLI SUI BILANCI SOLO IN FUTURO
Il verdetto arriva sotto una pioggia di banconote da 500 euro.
Cala dagli spalti che sovrastano l’emiciclo di Montecitorio al grido di “vergogna, vergogna” mentre il tabellone segna 319 sì, 88 no (il M5S) e 27 astenuti (Sel). Mercoledì 9 settembre, primo vero giorno di lavori d’aula, primo disegno di legge discusso e la Camera viene incontro a larga maggioranza al lamento disperato dei tesorieri dei partiti: i vecchi bilanci sono incontrollabili, ma avranno lo stesso il rimborso elettorale, un malloppo da milioni di euro (45 sulla carta, secondo i pentastellati, ma solo 20 contabilizzati quest’anno dai partiti) da spartire in base ai voti ricevuti.
L’ultimo rimasuglio, si fa per dire, del finanziamento pubblico che almeno fino al prossimo anno garantirà la sopravvivenza dei partiti.
Una sanatoria, chiesta e ottenuta dai responsabili delle disastrate casse dei partiti, e contestata ferocemente dai 5 Stelle.Il testo è a firma Pd, presentato dall’ex Sel (ora democrat) Sergio Boccadutri.
Qualche pagina, tre articoli, e un’approvazione lampo.
La palla passa ora al Senato: entro un paio di settimane la partita si chiude, altrimenti i bilanci 2015 segneranno deficit da bancarotta.
Premessa: un decreto voluto dal governo Letta (e convertito quando a Palazzo Chigi sedeva Matteo Renzi) ha stabilito che a partire dal 2017 i partiti dovranno fare affidamento solo sul due per mille e sui contributi dei privarti (le “erogazioni liberali”).
Fino a quel momento, però, la flebo del finanziamento pubblico resta (M5S escluso, perchè vi ha rinunciato) seppure con un decalage del 50% nel 2015 (45 milioni)e del 75% nel 2016 (22 milioni).
E veniamo a quest’anno. La rata è scaduta nel luglio scorso, ma i soldi sono rimasti nei conti delle Camere perchè la Commissione di garanzia, controllo e trasparenza sui bilanci — prevista dalla legge — e presieduta dal magistrato contabile Luciano Calamaro non ha potuto bollinare i rendiconti del 2013 inviati dai tesorieri.
Il motivo è semplice: la mole di dati è enorme, tenuto conto che si tratta di 48 partiti, e le risorse a disposizione scarse: 5 persone, senza stipendio aggiuntivo e per di più in carica da marzo, visto che i precedenti membri si sono dimessi a ottobre 2014. Riassunto: il 30 giugno scorso la Commissione ha alzato le mani e comunicato alle presidenze di Camera e Senato che senza personale in più non se ne faceva nulla. Invano Grasso e Boldrini hanno invitato i partiti a dotare la struttura del personale tecnico necessario.
Il dibattito è finito in un nulla di fatto, o meglio, si è affidato a due parlamentari-Gianni Melilla per la Camera, e Antonio De Poli per il Senato — il compito di verificare le conseguenze giuridiche di una forzatura: dare lo stesso i soldi ai partiti senza l’ok della Commissione.
Il verdetto è arrivato pochi giorni dopo, durissimo: “Non è possibile- si legge nella missiva spedita ai due presidenti — anche perchè i rendiconti potrebbero alla fine risultare irregolari”. Tradotto: i soldi restano bloccati.
E qui si è deciso l’accrocchio: Boccadutri presenta un testo per dotare la Commissione di altre 4 unità , ma nella distrazione generale, a luglio una sconosciuta deputata Pd siciliana, Teresa Piccione, infila un emendamento — col beneplacito del relatore — che invece è una vera e propria sanatoria.
Cosa dice? Che le novità sui controlli previsti dalla nuova legge, partiranno nel 2015. Per il 2013-2014 non sene farà nulla.
Niente verifica dettagliata spesa per spesa, cioè tra entrate e uscite con le singole voci, insomma, con gli scontrini alla mano.
Carlo Di Foggia
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 10th, 2015 Riccardo Fucile
SONO 231.000 GLI STRANIERI CHE HANNO ACQUISITO LA CITTADINANZA ITALIANA
«A fronte dei 213mila stranieri sbarcati in Italia nel biennio 2013-2014, ve ne sono ben 231mila che,
nello stesso arco temporale, sono approdati alla cittadinanza italiana».
Ecco un’anticipazione dal XXI Rapporto Ismu 2015 — disponibile tra un paio di mesi — che andrebbe immortalata con uno slogan a effetto: più “cittadini” che “clandestini”.
Magari ricordando altresì come tutto questo sia avvenuto senza che le infinite discussioni sulla necessità di cambiare la legge 91 del 1992 abbiano mai prodotto alcun effetto concreto.
Si tratta di una ritrovata efficienza da parte della moribonda legge o, più razionalmente, è solo la conferma della progressiva “maturazione” di una componente straniera che, avendo un’anzianità di presenza piuttosto consistente, ha sempre più spesso titolo per richiedere la naturalizzazione?
È chiaro che la risposta esatta è quest’ultima.
Ma un legittimo stupore continua a persistere. In fondo, ci avevano detto che erano gli altri — per esempio i tedeschi o i francesi — quelli che avevano leggi sulla cittadinanza “moderne”, ma ora scopriamo che Francia e Germania hanno avuto, rispetto a noi, quasi lo stesso numero assoluto di acquisizioni e persino un’incidenza, per ogni 100 stranieri, inferiore alla nostra.
Certo, non che questo assolva la legge 91 dai suoi limiti oggettivi, ma almeno non la criminalizza.
Anche perchè spesso nel contestarne alcuni effetti, specie riguardo allo spinoso tema dei minori legati al destino dei propri genitori, ci si dimentica di ricordare che l’attuale legge rispecchia un’ispirazione di tipo “familiare”, secondo cui un minorenne che è a carico di qualcuno (usualmente i/il genitori/e) ne condivide i vincoli, le scelte e le condizioni di vita (la parentela, la casa, il benessere o la povertà , e così via); perchè dunque non la cittadinanza?
Almeno fino a quando, da maggiorenne, sarà egli stesso a poter decidere in piena autonomia.
D’altra parte, non è certamente un caso che la legge 91 preveda (articolo14) che «i figli minori conviventi con chi acquista la cittadinanza la acquistano a loro volta».
In tal senso è illuminante notare come nel periodo 2008-2013 circa un nuovo italiano ogni quattro (24,2%) fosse in età inferiore ai 15 anni.
E ancora, se confrontiamo il numero dei minori residenti in Italia per età al 1° gennaio e al 31 dicembre del 2014 è facile rendersi conto che, se prendiamo i soli stranieri, coloro che a fine anno sono in età 6 risultano assai meno di quelli che al 1° gennaio erano in età 5.
Viceversa, se prendiamo i coetanei con cittadinanza italiana lo stesso confronto segnala una variazione pressochè analoga ma di segno opposto.
E tale compensazione, tra stranieri in meno e italiani in più, è ricorrente in corrispondenza di tutte le età della prima infanzia, a dimostrazione di un flusso di minori stranieri che sono stati indirettamente “italianizzati” dall’impostazione familiare dell’attuale legge.
In conclusione non è affatto azzardato ipotizzare che tra i 130mila nuovi italiani conteggiati nel 2014 vi sia un cospicuo numero di minori che hanno acquisito la cittadinanza con logiche di tipo familiare e un appunto da muovere a questa riforma – che pur ha il merito di volere intervenire sul tema delle seconde generazioni – è proprio l’abbandono di un tale approccio.
Potrebbe infatti determinarsi il paradosso di genitori stranieri che, pur non cambiando cittadinanza, avrebbero un bambino di altra nazionalità dopo cinque anni dalla sua nascita.
Più ragionevole sarebbe poter conferire al figlio la doppia nazionalità subito per nascita, ma con valenza limitata nel tempo; dandogli poi la possibilità di decidere, al raggiungimento della maggiore età , con quale delle due cittadinanze vivere il proprio futuro da adulto.
Gian Carlo Blangiardo
(da “il Sole24ore“)
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Settembre 10th, 2015 Riccardo Fucile
UNA SPECIE POLITICA SCOMPARE
Non c’è fila, bresaola per tutti. Il menu del ristorante del Senato è più fornito di quello di un ospedale ma la malinconia è la stessa e identica la lieve, percettibile depressione che unisce i tavoli e i corpi.
Le sedie di destra, per un involontario riscatto della logica oltre che dell’algebra, sono occupate da maschi in età avanzata, cravatte in via di dismissione, senatori che con ogni probabilità non vedranno la rielezione.
Mario Mauro, politico professionista con un cursus honorum di tutto rispetto,oggi nella più acuta fase recessiva, illustra le forze in campo: “Nonostante le ferite e le cicatrici che porto cerco ogni giorno di convincere i colleghi a resistere.
Ma quelli non sentono più, sono atarassici.
Il senatore accondiscendente ai voleri di Renzi si divide in due categorie.
C’è chi come Pier Ferdinando Casini pensa che la via del Paradiso è sempre dietro l’angolo e attende che passi la buriana.
Non esserci, scomparire, non prendere posizione è la virtù massima da coltivare.
C’è sempre un futuro, e chissà che nel 2018…
Poi esistono i colleghi che pongono il voto come la fine della loro vita e accolgono con un sospiro di sollievo ogni azione che possa distanziarli dalla morte civile, economica e politica.
Quindi accettano di tutto, anche di imbucare la Costituzione in un tritovagliatore”.
Passa Linda Lanzillotta, silenzio. È imputata del reato di cui al capo a: correre in soccorso del vincitore per salvare l’anima e una candidatura.
Saluti tiepidi ad Anna Finocchiaro, imputata di un reato più grave: favoreggiamento continuato in favore di Renzi.
E lei cosa vuol fare? Mirava al Quirinale, lascerà sicuramente la politica. È magistrato, può occupare sia la poltrona di giudice costituzionale che quella di consigliere al Csm. Lei sì che si è messa in salvo. Che invidia ma anche quanto veleno tra i resistenti!
Eccolo qui Corradino Mineo: “Mi sono rovinato opponendomi a queste schifezze. Ma nel Pd è più forte l’idea che la democrazia non sia una questione di forme, di regole. È la vecchia scuola comunista che accetta supina di stare dalla parte del Capo, chiunque egli sia. Ascoltano alle feste dell’Unità alcuni beoti che ingiungono di andare avanti, cambiare il mondo, svoltare, vincere perdio!E’ la nostra riforma, dicono.E tornano al Senato persuasi che il silenzio è il meglio che si possa opporre a questa porcheria”.
È la specie dei suicidatori, sicuramente la più numerosa oggi al Senato.
Senatori all’ultimo stadio, ex arditi, combattenti afflosciati che contabilizzano il trapasso nell’età della pensione. Le cose vanno storte? Silenzio. Per Altero Matteoli poi, figurarsi. Neanche la Juve riesce a donargli un sorriso: “Fin quando c’è Allegri, che è pure livornese…”.
Oppure degli esperti in dribbling, come il lucano Guido Viceconte, fuggito da Forza Italia per trovare nuova vita nella scialuppa dell’Ncd e ora dato in fuga. Si sono accorti, lui come altri 14 senatori, che Angelino Alfano forse li stia fregando, che il computo dei cooptati da Renzi nelle liste per la Camera non superi la metà degli eletti accampati nell’Ncd.
E quindi chi sopravvive? Chi passa? Chi invece trapassa? Ieri riunione carbonara a Palazzo, essendo purtroppo anche deceduta la sede ufficiale del partito, quella in via in Arcione, chiusa per problemi di quattrini. È il segno dei tempi, l’Udc — per dire — ha dovuto accettare la degradazione degli uffici, prima disposti in dieci stanze in via Tomacelli, all’ingresso di piazza di Spagna, ed ora ridotti in un ampio mezzanino al piano terra del palazzo. Sfollati, appunto.
Si passa, oppure si attende di trapassare.
Il suicidatore è colui che deraglia perfino dalla scelta definitiva del suicidio.
Mitraglia la piazza prima di spararsi. In questo caso fa fuoco sulla Costituzione: “In commissione, dove siedo, una volta ho chiesto — racconta Mauro — Sapete dirmi quanti articoli della Carta stiamo cambiando? Niente, non ricordavano. Ho letto alcune modifiche. Alcune sono senza senso logico, senza la minima compiutezza lessicale”.
La Costituzione a che serve? “Nella percezione del nostro popolo viene dopo il lavoro. La democrazia non è più sentita come un valore assoluto. Noi vorremmo fare di più, potremmo fare di più se la gente ci seguisse. Ma non troviamo sponde, forze della società attive”.
Andrea Cioffi, il capogruppo del M5S, trova nell’assopimento generale la chiave di lettura.
Antonello Caporale
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 9th, 2015 Riccardo Fucile
DALL’IDV A DUE TOSCANI DOC: SIAMO SOLO ALL’INIZIO DELL’OPERAZIONE SALVA-RENZI
I nuovi “valori” dell’Italia renziana contagiano anche il partito che fu di Tonino Di Pietro, falange
“giustizialista” e anti-berlusconiana degli ultimi lustri.
Al Senato il partito risorge con due senatori per andare in soccorso del governo sulle riforme. Maurizio Romani e Alessandra Bencini affermano solennemente in conferenza stampa: “L’importante è che si facciano le riforme e che alla fine i cittadini possano dire la loro con il referendum”.
Maurizio Romani è un medico di Castel San Nicolò, in provincia di Arezzo, feudo di Maria Elena Boschi e Alessandra Bencini è una infermiera di Scandicci, comune a due passi dalla capitale del renzismo.
Solo qualche giorno fa Romani e Bencini, che da tempo avevano lasciato il partito di Grillo, si erano fatti vedere alla conferenza stampa della minoranza Pd per esprimere totale condivisione alle critiche sulle riforme.
Poi l’intervento del potente sottosegretario alla presidenza ha prodotto la folgorazione sulla via del renzismo.
È il primo, visibile risultato dello scouting di Luca Lotti. Nelle sue intenzioni l’Italia dei Valori dovrebbe diventare un satellite di sinistra del partito di Renzi, avversario alla minoranza dem.
E negli ultimi giorni si è intensificato il corteggiamento (alla Camera) di Nello Formisano, storico dirigente dell’era Di Pietro. Prossimi obiettivi di Lotti i verdi di Bartolomeo Pepe e Paola De Pin, altra micro-componente del misto.
A Palazzo Madama è l’ora dello scouting di Luca Lotti e Denis Verdini, ovvero l’ora della grande rivincita sul metodo Mattarella, quello caratterizzato dall’apertura a sinistra, ad opera dei falchi del renzismo.
Raccontano che il pallottoliere del Senato è, in questi giorni, la principale preoccupazione del sottosegretario.
A lui spetta il fronte sinistro, a Denis quello destro.
Con l’obiettivo di raggiungere un margine di sicurezza numerica prima che le riforme vengano calendarizzate. Per ora, anche nell’ultima capigruppo, non se ne è parlato. E per le prossime due settimane non andranno in Aula.
Segno che il governo ha bisogno di tempo perchè, al momento, “andrebbe sotto”.
La principale argomentazione per convincere quelli del misto è questa: “Se non passano le riforme si vota. Dunque poichè sei senza seggio votarle significa allungare la permanenza alla Camera fino al 2018”.
Verdini, si sa, è più ardito. Ecco perchè quando ha chiamato Domenico Auricchio (Mimmo per gli amici) si è lasciato andare al più classico dei “chiedi e ti sarà dato” in termini di incarichi politici. Ma pare non aver fatto breccia.
Tra i contattatati anche Franco Cardiello Sante Zuffada, legato all’ex coordinatore Mario Mantovani, da tempo insofferente verso la gestione di Forza Italia.
A cui si sono aggiunti quelli di Ncd. Dove, come anticipato dall’HuffPost, 15 senatori sono pronti a non votare le riforme: “Ma che state a fare dentro Ncd — è stato il messaggio di Verdini — venite con me che conterete di più”.
Per convincere il gruppo calabro-lucano di Guido Viceconte e Tonino Gentile, Verdini ha arruolato alla causa pure il parlamentare di Forza Italia Pino Galati, calabrese.
Al momento i numeri non ci sono, perchè la minoranza Pd non solo non perde pezzi, ma il primo effetto dello scouting è di aver rafforzato i “ribelli” nelle loro convinzioni perchè “se questi sono i metodi allora non ci sono davvero più margini”.
Ed è anche per questo che il duo Lotti-Verdini si sta muovendo anche in direzione Forza Italia, campo che appare più arabile della sinistra.
Perchè tra i 44 senatori c’è un gruppo che ha sempre avuto rapporti amichevoli col governo (e con Renzi) come Barnabò Bocca, Riccardo Villari, Franco Carraro.
Basta vedere lo storico delle votazioni per capire quanto “soccorso azzurro” c’è stato nel garantire il numero legale evitando di mandare sotto il governo in diverse occasioni.
Dall’Italia dei Valori a Forza Italia.
La forza dei valori.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 9th, 2015 Riccardo Fucile
COSA EMERGE DAI RAPPORTI SULL’ECONOMIA COMPARATA TRA I VARI PAESI
Il World Economic Forum — che non è certo un think tank di sinistra — ogni tanto emette rapporti sull’economia comparata tra i vari Paesi.
E oggi da questa fonte di schietto pensiero liberista apprendiamo che, sui trenta Paesi più sviluppati del mondo, l’Italia è ventiduesima per protezione sociale, nella stessa posizione per disparità , penultima per efficacia della politica nella lotta alla povertà , ultima per accesso scolastico alla Rete, penultima per accesso dei cittadini al sistema finanziario e terz’ultima per qualità dell’istruzione.
«Il sistema di protezione sociale italiano», chiosa il report dopo i numeri, «non è nè particolarmente generoso nè efficiente, il che aumenta il senso di precarietà e di esclusione nel paese».
E anche: «L’alta disoccupazione è accompagnata da un gran numero di lavoratori part-time che non vorrebbero essere tali, oltre a quelli costretti a lavorare in condizioni informali e vulnerabili» (immagino che “condizioni informali” significhi lavoro nero). Ancora: «La partecipazione delle donne nel mondo del lavoro è estremamente bassa, peggiorata da un divario retributivo di genere che è uno dei più grandi tra le economie avanzate».
Non si tratta, nel caso, di attaccare il governo Renzi: i dati su cui si basa il rapporto, di diversa provenienza, sono aggiornati al periodo 2012-2014.
Si tratta invece di polverizzare la narrazione farlocca secondo cui a mettere i freni all’economia italiana sono “i lacci e laccioli” dello stato sociale, che è invece (appunto) tra i peggiori del capitalismo avanzato.
Lo stesso report, fra l’altro, contiene una classifica in cui l’Italia invece è ai primi posti, che è quella sulla corruzione: la prima cosa di cui ti parlano gli imprenditori stranieri quando gli si chiede di investire nel nostro Paese.
Sarebbe ora di sbugiardare la mistificazione con cui si produce da anni quell’egemonia culturale che, attraverso i media, ha ormai influenzato buona parte della coscienza comune.
Non è vero che la torta della ricchezza complessiva aumenta se aumentano le iniquità e se diminuisce lo stato sociale.
Semmai è vero il contrario, cioè che le iniquità e la riduzione delle protezioni sociali sono una concausa del mancato aumento della torta: dato che producono insicurezza e incertezza verso il futuro, quindi contribuiscono a far calare i consumi, che sono il carburante di qualsiasi economia.
(da “gilioli.blogautore”)
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Settembre 9th, 2015 Riccardo Fucile
IL PROCESSO A MILANO VEDE IMPUTATI UMBERTO, RENZO BOSSI E BELSITO: 500.000 EURO DI FONDI PUBBLICI USATI PER FINI PRIVATI DALLA FAMIGLIA
Ha chiesto di essere processato con la formula del rito abbreviato (che consente lo “sconto” di un
terzo della pena), Riccardo Bossi, figlio di Umberto, fondatore della Lega Nord, imputato insieme con il padre e il fratello Renzo nel processo con al centro le presunte spese personali con i fondi del partito.
L’istanza è stata formulata questa mattina dall’avvocato davanti all’ottava sezione penale del tribunale di Milano durante l’udienza, che è stata subito rinviata in attesa della decisione di un altro giudice della stessa sezione, Vincenzina Greco, sulla richiesta di rito abbreviato, prevista per il prossimo 14 settembre: se il giudice accoglierà l’istanza presentata da Riccardo Bossi, la sua posizione verrà stralciata dal procedimento.
Umberto e Renzo Bossi proseguiranno invece comunque con il dibattimento insieme con l’altro imputato, l’ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito: il processo milanese con al centro l’accusa di appropriazione indebita è l’ultimo dei filoni dell’inchiesta che nel 2012 ha travolto Umberto Bossi, rimasto a Milano; gli altri sono stati trasferiti per competenza territoriale a Genova, da dove l’inchiesta prese le mosse .Nel dibattimento milanese, i pubblici ministeri Roberto Pellicano e Paolo Filippini contestano agli imputati lo sperpero di oltre 500mila euro di soldi pubblici, ottenuti con rimborsi elettorali, che sarebbero stati usati dalla famiglia Bossi per pagare le spese più varie: multe per migliaia di euro, la fattura del carrozziere, l’ormai famosa laurea in Albania del “Trota” (Renzo Bossi, cioè) e i lavori di casa Bossi a Gemonio.
(da “il Secolo XIX”)
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