Settembre 3rd, 2015 Riccardo Fucile
AZZOLLINI SI E’ SALVATO, TREMONTI E’ PROBABILE E SU BILARDI C’E’ MELINA
Azzollini si è salvato, Tremonti probabilmente, Bilardi chissà . 
Semplificando un po’, si potrebbe dire che l’amnistia proposta dal Papa i parlamentari se la stiano facendo da soli, senza bisogno di ispirazioni celesti.
A fine luglio il Senato aveva salvato l’onorevole del Nuovo Centro Destra Antonio Azzollini, coinvolto nell’inchiesta sul crac della casa della Divina Provvidenza di Bisceglie.
Grazie al soccorso degli alleati di governo del Pd, il Senato ha risparmiato il carcere all’ex presidente di commissione, respingendo la richiesta dalla magistratura e ignorando il parere positivo dalla giunta delle immunità di Palazzo Madama.
Anche l’exministro dell’Economia Giulio Tremonti sembra sul punto di tirare il proverbiale sospiro di sollievo.
Su di lui pesa un’inchiesta su una presunta tangente da 2,6 milioni di euro che gli sarebbe stata versata per convincerlo a dare il suo assenso a un’operazione di Finmeccanica, che si è rivelata poi disastrosa per i conti pubblici: l’acquisizione della società americana Drs.
La procura di Milano ha accusato Tremonti di corruzione.La palla sarebbe dovuta passare al Tribunale dei ministri, non prima però dell’autorizzazione della giunta del Senato. La quale non ha ritenuto che l’eventuale reato compiuto da Tremonti fosse stato commesso nello svolgimento della sua funzione, bensì prima della sua nomina.
E quindi, secondo il voto unanime dei colleghi senatori, il giudizio su Tremonti non spetta al Tribunale dei ministri ma alla giustizia ordinaria.
Non c’è malizia, nè spirito di Casta, stavolta.
Ma il risultato—come scrive Repubblica — è che l’intervento della giunta ha fatto venire meno la condizione di procedibilità .
In sostanza, adesso, la procura di Milano è bloccata e si galoppa verso la prescrizione, che scatta ad agosto 2016.
La settimana prossima tocca a Giovanni Bilardi.
Ancora un senatore, ancora di Ncd, ancora una richiesta di arresto. Per il Pd, dopo la figuraccia su Azzollini, si ricomincia da capo. Bilardi è indagato nell’inchiesta sulle spese pazze della Regione Calabria, di cui era consigliere prima dell’approdo in Parlamento.
La sua situazione è particolarmente delicata: ha subito il sequestro di 357mila euro e gli sono state attribuite, nel corso degli interrogatori, “innumerevoli dichiarazioni mendaci, nel goffo tentativo di giustificare le proprie condotte illecite”.
Tra sette giorni la giunta delle immunità si esprime sul suo destino.
Mercoledì 9 settembre dovrebbe essere la volta buona per il voto sulla sua richiesta d’arresto ai domiciliari, a meno di ulteriori, clamorose meline: la decisione sull’alfaniano infatti è stata rinviata già due volte.
La prima, il 15 luglio. Provvidenziale l’intervento del collega del Pd Giorgio Pagliari, che ha proposto di interpellare addirittura il presidente del Senato Pietro Grasso.
Si è deciso di scomodare la seconda carica dello Stato affinchè fornisse “i dati necessari per capire esattamente a quanto ammontino le risorse pubbliche nella disponibilità del senatore”. Insomma,la giunta ha ritenuto ci fosse bisogno di Grasso per conoscere lo stipendio esatto di Bilardi (visto che i magistrati reggini sostengono ci sia il rischio di reiterazione del reato grazie alla possibilità di disporre di“ingenti somme”).
Tutti d’accordo tranne Felice Casson (Pd) e Movimento 5 Stelle.
Tommaso Rodano
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 3rd, 2015 Riccardo Fucile
CONSIDERIAMO LE PERSONE UN IMPICCIO COME FAREBBE IL PEGGIORE “LUPO DI WALL STREET”
Sono circa un milione i profughi che si stima si “abbatteranno” sull’Unione europea nel corso dell’anno: meno, per intenderci, di quanti hanno letteralmente invaso il piccolo Libano, i cui 4 milioni di abitanti scompaiono rispetto agli oltre 300 della popolazione della Ue.
Non che il flusso continuo di profughi dalla Siria non abbia prodotto reazioni preoccupate nel Paese dei Cedri, ma colpisce l’isteria con cui la questione dei migranti è entrata nel dibattito politico europeo, mettendo in evidenza almeno due aspetti principali: la tendenza allo scaricabarile (con annessa esasperazione dei sopiti egoismi nazionali) e il ritardo con cui si tenta di realizzare risposte strutturali a un fenomeno che è tutto fuorchè contingente.
Come al solito ci sono voluti i titoli forti, le scene “pulp” (centinaia di affogati qui, decine di asfissiati lì, un po’ di “muri” tirati su alla bell’e meglio) affinchè si iniziasse a prendere sul serio l’idea di rivedere l’accordo di Dublino, che regola a livello unitario il diritto d’asilo.
Nel frattempo tutti, nessuno escluso, hanno provato a scaricare sugli altri la maggior quota possibile dei costi dell’invasione indesiderata: gli italiani sui francesi, i francesi sugli inglesi, un po’ tutti sui greci e sugli ungheresi…).
Ora si inizia a comprendere che i migranti vanno e (magari) passano oltre i propri confini nazionali, mentre il fenomeno della migrazione è destinato a restare una costante del nostro mondo. E come tale deve essere trattato.
Ben venga dunque un approccio comune e un controllo condiviso di chi arriva da noi o viene raccolto nel Mediterraneo e si ponga fine ai discorsi dettati dal più cialtronesco semplicismo (che tornino a casa loro! Sì, va bene, ma quale casa? E come?) o dalla retorica dell’accoglienza incondizionata.
Così come si proceda alla realizzazione di quelle strutture (sorvegliate) di accoglienza e identificazione che costeranno pure pubblico denaro ma che appaiono necessarie a meno che lo Stato (anche nella forma dell’Unione europea) non intenda definitivamente abdicare alle proprie funzioni.
Colpisce d’altronde come sfugga che le “migrazioni milionarie” rappresentino un inevitabile corollario della dimensione universale e unitaria, seppur per nulla equilibrata, assunta dal sistema internazionale negli ultimi decenni.
Frutto delle guerre, che comunque costituiscono un fenomeno disordinante e, singolarmente prese, non “ordinario” della vita internazionale.
Ma altrettanto e ben di più frutto delle contraddizioni prodotte dalla diffusione planetaria dell’economia di mercato.
Sono meccanismi di aggiustamento tra la domanda e l’offerta di braccia, cervelli e bocche da sfamare con i quali dovremo fare i conti in maniera permanente.
Ci impressionano, ci preoccupano, ci terrorizzano. E ci costano anche.
Ma infinitamente meno di quanto ci costa l’altro meccanismo di aggiustamento dell’economia del terzo millennio, espresso dalle ricorrenti crisi finanziarie e dalle bolle che si producono di continuo nelle piazze finanziarie internazionali.
Le settimane di ottovolante delle borse asiatiche, con i riflessi sulle altre borse, hanno bruciato infinitamente più risorse di quanto non possa accadere mettendo mano a un piano complessivo di gestione dei flussi migratori e delle iniziative volte a ridurre in loco (cioè nelle regioni di provenienza) le tensioni economiche che producono almeno la metà dei migranti contemporanei.
Siamo sempre pronti a critiche di maniera rispetto alla disumanità del nuovo turbocapitalismo iperfinanziarizzato; ma allo stesso tempo consideriamo le persone un impiccio nè più nè meno di quanto farebbe il peggiore “lupo di Wall Street” nella sua esasperazione cinematografica.
Plaudiamo ai discorsi papali che condannano la sostituzione del profitto all’uomo come fine dell’attività economica e poi, quando l’umanità ci presenta il conto, sono proprio gli uomini quelli che vorremmo ributtare a mare.
Perdendo tra l’altro l’occasione di ricordarci che anche questi rappresentano “capitale umano”: dai tassi di remunerazione sicuramente inferiori a quelli del capitale finanziario, ma altrettanto certamente più duraturi nel tempo e molto, molto più solidi e reali.
Vittorio Parsi
(da “il Sole24Ore”)
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Settembre 3rd, 2015 Riccardo Fucile
MENTRE LA POLIZIA “MARCHIA” I MIGRANTI, ITALIA, FRANCIA E GERMANIA CHIEDONO DI RIVEDERE LE NORME SULL’ASILO
Si può pubblicare la foto di un bambino morto sulla prima pagina di un giornale? 
Di un bambino che sembra dormire, come uno dei nostri figli o nipoti?
Fino a ieri sera ho sempre pensato di no. Questo giornale ha fatto battaglie perchè nella cronaca ci fosse un limite chiaro e invalicabile, dettato dal rispetto degli esseri umani.
La mia risposta anche ieri è stata la stessa: «Non la possiamo pubblicare».
Ma per la prima volta non mi sono sentito sollevato, ho sentito invece che nascondervi questa immagine significava girare la testa dall’altra parte, far finta di niente, che qualunque altra scelta era come prenderci in giro, serviva solo a garantirci un altro giorno di tranquilla inconsapevolezza.
Così ho cambiato idea: il rispetto per questo bambino, che scappava con i suoi fratelli e i suoi genitori da una guerra che si svolge alle porte di casa nostra, pretende che tutti sappiano. Pretende che ognuno di noi si fermi un momento e sia cosciente di cosa sta accadendo sulle spiagge del mare in cui siamo andati in vacanza.
Poi potrete riprendere la vostra vita, magari indignati da questa scelta, ma consapevoli.
Li ho incontrati questi bambini siriani, figli di una borghesia che abbandona tutto — case, negozi, terreni – per salvare l’unica cosa che conta.
Li ho visti per mano ai loro genitori, che come tutti i papà e le mamme del mondo hanno la preoccupazione di difenderli dalla paura e gli comprano un pupazzo, un cappellino o un pallone prima di salire sul gommone, dopo avergli promesso che non ci saranno più incubi e esplosioni nelle loro notti.
Non si può più balbettare, fare le acrobazie tra le nostre paure e i nostri slanci, questa foto farà la Storia come è accaduto ad una bambina vietnamita con la pelle bruciata dal napalm o a un bambino con le braccia alzate nel ghetto di Varsavia.
E’ l’ultima occasione per vedere se i governanti europei saranno all’altezza della Storia.
E l’occasione per ognuno di noi di fare i conti con il senso ultimo dell’esistenza.
Mario Calabresi
(da “La Stampa”)
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Settembre 3rd, 2015 Riccardo Fucile
LA PRESUNTA “CENSURA” SUBITA DALLA MELONI
Mi ha parecchio deluso la “caciara” consumata dalla Meloni in merito alla presunta “censura” che avrebbe subito.
In definitiva, l’UNAR Le ha soltanto chiesto di usare toni più consoni, contestualmente precisando – e ribadendo – il suo legittimo diritto di esprimere qualsivoglia opinione.
Insomma, al di là della pantomima politica “a pronta spendita” – quella tipica della politica “da serie b”: sinceramente “la vedo così”! — nella nota dell’UNAR non è stata consumata nessuna forma di censura ma solo un “richiamo d’ufficio” a quella urbanità comunicazionale che dovrebbe già essere altrimenti patrimonio della nostra civiltà .
Razzismo e discriminazione hanno avuto (e continuano ad avere, purtroppo) rigurgiti sempre più preoccupanti, ed in tutta in tutta Europa.
Tale ufficio (che anch’io preferirei non esistesse) che nacque “sotto l’egida” del Governo Berlusconi, in esecuzione di una specifica direttiva europea (peraltro allorquando la Meloni era Ministro della Repubblica), non fa altro che consumare “argini formali”, quegli “argini” che potrebbero comunque cambiare la storia.
Magari, in meglio… Insomma, in definitiva, al di là delle chiacchiere da solotto, “tutto qua”.
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Settembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
COME SI AVVICINA AL GOVERNO DEL PAESE, ECCO LA MOSSA DEL LEADER PER RIPORTARLO GIU’: ORA GLORIFICA PURE ORBAN E SPARA BALLE SULLA GERMANIA
“La Merkel ha mentito e illuso migliaia di profughi e gettato l’Ungheria nel caos”. Beppe
Grillo con un post sul suo blog “Merkel, apri le porte o chiudi la bocca”, ricorda che i profughi siriani che “si sono messi in viaggio per la Germania osannando Mamma Merkel, ieri hanno invaso la stazione di Budapest per prendere il treno verso la Germania creando il caos perchè lì hanno scoperto che quelle della Cancelliera erano solo parole buone per i titoli dei giornali e che non possono andare in Germania”.
Nel giorno in cui un sondaggio Piepoli prevede che il M5S possa superare l’alleanza Pd-Ncd, ci voleva qualcuno che riportasse i Cinquestelle sotto.
Non è la prima volta e non sarà l’ultima: le sortite di Grillo spesso hanno penalizzato l’ascesa del Movimento nel momento in cui, nella versione moderata dei suoi giovani parlamentari, acquista consensi tra i delusi da Renzi.
Non a caso un’uscita come quella di Grillo oggi va contro quella fascia di elettorato che potrebbe tradire il premier e rivolgersi al forno dei Cinquestelle.
Un’imprudenza per taluni, una scelta precisa a parer nostro: il giocattolo rischia di sfuggirgli di mano, in caso di vittoria, mentre il compito assegnatogli è quello di tenere congelato il dissenso che sale nel Paese.
Nello specifico poi Grillo oggi le ha sparate grosse: la Germania accoglierà entro fine anno 800.000 profughi, contro i 250.000 previsti e il comico genovese sta pure a polemizzare?
La Merkel ha avuto le palle (che lui non ha) di sfidare l’Europa: noi ci prendiamo i siriani, voi altri 27 riuscite almeno a dividervi gli altri profughi o sapete fare solo chiacchiere e lasciare Italia e Grecia nella bratta?
Non esiste alcun blocco della Germania verso l’arrivo dei siriani, quello lo sta facendo Orban, il neo amichetto di Grillo: basterebbe che facesse partire i siriani invece che lanciare lacrimogeni a Budapest e la stazione sarebbe tornata da tempo alla normalità .
Ovvio che la Germania vuole solo i siriani, perchè dovrebbe farsi carico di tutto il genere umano, quando c’è un’Europa ricca di altri 27 Stati?
Tranquillo Grillo, la Germania sta mantenendo le promesse, vista l’accoglienza che sta dando ogni giorni a centinaia di siriani che arrivano a Monaco.
Ma accostare il Movimento prima a Farage e ora a Orban vuol dire buttare a mare il lavoro dei Di Maio e Company e ributtarsi nel becerismo che non paga, proprio quando stai acquisendo voti in ambienti moderati.
Se poi quello di non governare mai, come pensiamo noi, è il tuo scopo prefissato, sarebbe ora che qualcuno avesse il coraggio di pensionarti a Sant’Ilario.
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Settembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
LA PRIORITA’ SAREBBE TAGLIARE LE TASSE SUL LAVORO E SULLE IMPRESE
Il de profundis delle tasse sulla prima casa sarà celebrato dal governo Renzi il prossimo 16 dicembre, con la scadenza della seconda rata della Tasi, l’imposta più odiata dagli italiani: verrà abolita dal 2016, insieme all’Imu sull’abitazione principale (per le case di lusso), quella agricola e sui macchinari ‘imbullonati’ al suolo.
La Tassa sui servizi indivisibili dei Comuni porta nelle casse dello Stato 3,5 miliardi di euro, lo 0,21% del Pil, ma che di fatto per le fasce più deboli della popolazione, pari al 31% dei contribuenti, era già stata cancellata.
I numeri dell’Agenzia dell’Entrate lasciano poco spazio all’immaginazione: al netto degli esentati, il 30% più “povero” paga il 10,9% della Tasi (381 milioni di euro); il 30% più ricco versa il 54,9% (1,92 miliardi).
Insomma se il bonus di 80 euro è stato senza dubbio di sostegno alle fasce medie, il taglio delle imposte sulla prima casa assomiglia piuttosto a un favore nei confronti dei contribuenti più facoltosi.
Soprattutto dopo il naufragio della riforma del Catasto che – con la rimodulazione della rendite – avrebbe dovuto garantire un Fisco più equo.
D’altra parte basta ricordare che l’abolizione delle tasse sulla casa era uno dei cavalli dei battaglia del Pdl durante la campagna elettorale del 2013.
E in molti avevano criticato la scelta del Pd – allora guidato da Pierluigi Bersani – di seguire il centrodestra sul suo stesso territorio.
Addirittura, nel dicembre 2013, con il cambio di segreteria, il Partito democratico prendeva posizione sul tema con il responsabile economico, Filippo Taddei che diceva: “Il Pd non può passare più tempo a parlare dell’Imu che del Fisco. L’importo medio dell’imposta sulla casa era di 250 euro l’anno, parliamo di 20 euro al mese, senza dimenticare che le fasce più deboli erano già esentate”.
Nel frattempo, la situazione è cambiata ancora e la Uil ha calcolato che la l’importo medio della Tasi è sceso a 180 euro l’anno (15 euro al mese).
La Cgia fa conteggi simili: la media dei risparmi sarà di 204 euro a famiglia, ma i più ricchi arriveranno a risparmiarne oltre 2000.
Certo in un periodo di crisi anche un piccolo aiuto può alleviare le difficoltà degli italiani, ma è più facile immaginare che a Natale siano soprattutto i più ricchi a stappare lo champagne offerto dallo Stato con il taglio delle imposte sulla casa.
Gli effetti della promessa del governo non sono certo passati inosservati a Bruxelles dove il mese prossimo inizierà l’esame della manovra finanziaria italiana.
Ufficialmente non è arrivato alcun commento, ma è chiaro l’Unione europea non ha intenzione di appoggiare il taglio di Tasi e Imu, perchè ritiene più urgente agire sull’Irpef e sulle tasse sul lavoro.
Un punto di vista condiviso anche dalla Corte dei Conti e da Bankitalia che continuano a inviare segnali d’allarme al governo.
L’analisi sulla cattiva distribuzione del peso fiscale italiano è nota, ma le parole usate dai magistrati contabili nel Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2015 sono cristalline: “Il confronto con l’Europa segnala una distribuzione dell’onere fiscale che penalizza i fattori produttivi rispetto alla tassazione dei consumi e del patrimonio”. Proprio quello che dice Bruxelles, che chiede a Roma meno tasse sul lavoro e di più su Iva e casa.
Il raffronto dell’Italia con il resto della Ue parla chiaro: siamo al primo posto nel prelievo (implicit tax rate) sui redditi da lavoro, sette punti oltre la media, al secondo in quello sui redditi d’impresa (tre volte il livello dell’Irlanda e 10 punti oltre la media), mentre siamo ventiduesimi sui consumi (2,1 punti sotto l’Unione).
Nella tassazione sugli immobili, invece siamo quarti, con un gettito pari all’1,6% del Pil: poco sopra la media Ue, ma la nostra posizione è diventata tale solo dopo il significativo aumento (+0,9 punti) ottenuto con l’introduzione dell’Imu, quindi dal 2011 in poi.
La diagnosi della Corte dei Conti, che richiama tutti i massimi organismi economici internazionali, fa da eco alla Ue: “Si tratta di evidenze che contrastano con le indicazioni delle istituzioni interne (Banca d’Italia) e degli organismi internazionali (Ocse, Eurostat, Fmi): tutti d’accordo nel disegnare la graduatoria delle imposte che più ostacolano la crescita economica (1° quelle sui redditi d’impresa, 2° quelle sui redditi da lavoro, 3° le imposte sui consumi, 4° le imposte patrimoniali) e nel suggerire uno spostamento dell’onere tributario dai fattori produttivi verso i consumi e il patrimonio”.
Una classifica ben presente al ministro Pier Carlo Padoan, che ne aveva fatto il suo manifesto fin dai tempi dell’Ocse.
Esattamente le parole delle raccomandazioni Ue richiamate in queste ore, mentre il programma di choc fiscale triennale del governo rimanda nel tempo (al 2017 e 2018) l’importante partita del taglio delle imposte sui redditi d’impresa (la promessa è di scendere sotto la Spagna) e della revisione dell’Irpef.
D’altra parte proprio il governatore Ignazio Visco, con i suoi toni pacati, a colloquio con il Foglio nel luglio scorso rigettava l’appena annunciato taglio delle imposte sulla casa.
“In generale la casa è un asset che, a livello internazionale, viene normalmente tassato. Perchè è un cespite che non si sposta, e perchè la casa solitamente sfrutta servizi pubblici basilari che devono essere finanziati”.
Per il Governatore più che un taglio servirebbe una “semplificazione” per i contribuenti. Un’urgenza già espressa nell’audizione del suo vice direttore generale in occasione della prima stesura del Def, quando benedì l’avvento della Local Tax come unione di Imu e Tasi, pur non conoscendo ancora le caratteristiche specifiche del nuovo tributo: “Sebbene una semplificazione e razionalizzazione della materia sia auspicabile, è essenziale che si giunga finalmente a un assetto permanente, dati gli alti costi dell’instabilità normativa per i cittadini e per le stesse amministrazioni”.
Giuliano Balestreri e Raffaele Ricciardi
(da “La Repubblica”)
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Settembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
“UN SUCCESSO: UN PROGETTO DA ESPORTARE IN ALTRI PAESI”
Un “Airbnb per rifugiati”. Così è stato descritto “Refugees Welcome”, il servizio tedesco con
sede a Berlino che mette in comunicazione i rifugiati con i cittadini disposti ad ospitarli nelle loro case.
La società è stata travolta dalle offerte di supporto tanto che si sta pensando di diffondere il servizio anche in altri Paesi Europei.
“Refugees Welcome” ha aiutato a trovare un alloggio a molte persone in fuga dall’Afghanistan, dal Burkina Faso, dal Mali, dalla Nigeria, dal Pakistan, dalla Somalia e dalla Siria.
Oltre 780 tedeschi si sono iscritti al sito web per dare il proprio “benvenuto” ai profughi e più di 26 persone sono state collocate in case private finora.
Due dei fondatori del sito, Jonas Kakoschke, 31 anni e Mareike Geiling, 28, vivono con Bakari, 39enne rifugiato del Mali, aiutandolo quotidianamente ad imparare la lingua tedesca mentre è in attesa di un permesso di lavoro.
“Il successo del progetto ha portato alla volontà di istituire simili meccanismi anche in altri Paesi della Ue”, sostiene un portavoce dell’iniziativa, “tra cui la Grecia, il Portogallo e il Regno Unito, con un progetto analogo in Austria già in funzione dal mese di gennaio”.
Inoltre, durante il fine settimana, migliaia di islandesi offerto di ospitare i profughi siriani nelle loro case.
Tra coloro che hanno risposto al sito tedesco ci sono consulenti PR, carpentieri e molti studenti, una vasta fascia di età di ospiti che va da 21 a 65 anni.
La maggior parte sono persone che vivono in appartamenti condivisi, fanno sapere dal sito, ma le offerte provengono anche da coppie sposate e madri sole.
L’insegnante Johann Schmidt, ad esempio, condivide il suo appartamento a Costanza con un profugo iracheno, con il quale è stato messo in comunicazione dopo la registrazione al sito, nel novembre 2014.
“Azad mi racconta di quando viveva nel suo paese d’origine e ed è in grado di spiegarmi il contesto globale della situazione attuale in termini semplici”, ha detto Schmidt. “Ho imparato un bel po ‘da lui e mi piace molto ascoltare le sue storie”.
Non solo. Accogliere un rifugiato non deve significare perdere l’affitto di una stanza. In un terzo dei casi, i costi sono coperti o dal centro di lavoro o dai pagamenti per il social welfare, e un quarto degli affitti sono pagati tramite micro-donazioni al sito. “Siamo sorpresi dalla prontezza che ha la gente nell’aiutare chi ne ha bisogno” dicono dalla società .
“Stiamo ricevendo richieste da diversi paesi in Europa, come la Grecia, il Portogallo e la Scozia, ma anche da Australia e Stati Uniti. Ovunque le persone sono desiderose di realizzare questa idea nei loro paesi per essere in grado di offrire una casa ai rifugiati”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
INDIGNAZIONE NEL MONDO PER IL METODO USATO DALLA REPUBBLICA CECA… E QUESTO SAREBBE L’OCCIDENTE CIVILE
Il marchio di Breclav. Sulle mani, sulle braccia: identificati come “profughi” grazie a un tatuaggio temporaneo.
In Repubblica Ceca la polizia ha sfoderato i pennarelli blu per marchiare circa duecento fra siriani e afghani diretti in Austria (Breclav è al confine) e poi Germania.
Sulla pelle è “tatuato” il numero del treno e la provenienza.
I migranti sono stati poi divisi per famiglie e grazie all’aiuto dei pochi interpreti gli agenti hanno provato a comunicare con loro. Le foto, diffuse dalle agenzie ceche, ritraggono i poliziotti mentre scrivono sui corpi di donne e bambini, oltre 60 i piccoli.
La cifra identifica i treni e i vagoni in arrivo. Ogni migrante ha il suo marchio.
La notizia è stata riportata su diversi siti cechi e in inglese su Britske listy ed è confermata da Vaclav Janous del quotidiano Mlada fronta Dnes (Mfd) e sul web è subito scattata un’indignazione di massa per il confronto con quelli che furono i metodi nazisti.
Le stesse cifre marchiate vengono poi scritte sul biglietto del treno che la polizia sequestra.
Con i numeri sono segnati non solo gli adulti ma anche i bambini, un terzo dell’intero gruppo dei rifugiati fermati.
Il Mfd ha riportato ad esempio la foto di una bambina di 5 anni addormentata sulla spalla della madre durante il controllo. Sull’avambraccio porta la scritta C5.
All’indomani dell’operazione, avvenuta la notte di lunedì, il primo ministro ceco Bohuslav Sobotka si è complimentato con la polizia e con l’operato degli agenti che hanno preso parte all’operazione.
Alcuni degli stessi profughi marchiati avrebbero poi passato la notte all’interno di strutture carcerarie vicino a Breclav.
“Sono stati “marchiati come fossero bestiame al macello — ha detto il presidente delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna — richiamando inevitabilmente il periodo più oscuro della storia contemporanea
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Settembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
MORTI 11 MIGRANTI CHE CERCAVANO DI RAGGIUNGERE KOS, ANCHE TRE BAMBINI TRA LE VITTIME
Ci sono alcuni immagini che raccontano la tragedia dei migranti meglio di tante parole. 
Mentre il dibattito a livello europeo procede con i suoi lenti ritmi, il flusso di persone che lascia i Paesi in difficoltà e in particolare la Siria, non si arresta.
E non si ferma la conta dei morti tra chi cerca di arrivare nell’Unione Europea con ogni mezzo.
La foto del bimbo che giace senza vita sulla spiaggia di Bodrum in Turchia racconta questo dramma inarrestabile al quale i leader europei hanno risposto fino ad oggi con parole che suonano vuote di senso.
Undici profughi siriani, tra cui tre bambini, sono morti e cinque risultano disperse in seguito a due distinti naufragi avvenuti nel mar Egeo, al largo delle coste turche. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Dogan, un’imbarcazione con a bordo 16 migranti e diretta verso l’isola greca di Istankoy è affondata al largo di Bodrum: i soccorritori sono riusciti a salvare quattro persone, cinque risultano disperse, mentre sono stati recuperati sette corpi.
In un secondo naufragio, avvenuto nella stessa zona, sono morti una donna e tre bambini, mentre altre due persone sono state salvate dalla Guardia costiera turca.
(da “Huffingtonpost”)
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