Gennaio 8th, 2016 Riccardo Fucile
L’APPELLO DEI DUE PARLAMENTARI “CONSERVATORI E RIFORMISTI”: “SENSO DELLE ISTITUZIONI, MERITO, RESPONSABILITA’, ALTRIMENTI CONTINUERA’ LA DISSOLUZIONE DEL CENTRODESTRA”
“Sentiamo parlare, tra le macerie del centrodestra che fu, di alchimie elettorali, quasi che le divergenze non fossero frutto di interpretazioni e proposte allo stato inconciliabili. Il centrodestra si potra’ ritrovare in una grande alleanza soltanto quando saranno posti al centro i contenuti dell’unione e non la ricerca di una leadership purchessia, sport nel quale oggi media e forze politiche sembrano indugiare”.
Lo dichiarano, in un comunicato congiunto, i deputati Maurizio Bianconi e Massimo Corsaro, parlamentari dei Conservatori e Riformisti.
“Pur con le legittime differenze in ordine alle priorita’ di intervento – proseguono – in questa meta’ del campo, cui indefettibilmente apparteniamo, non puo’ mancare una comune visione che veda il prevalere della persona sul collettivo, del privato sul pubblico, della liberta’ di scelta contro ogni dirigismo di Stato. E’ questa, ovunque nel mondo, la ricetta per esaltare i meriti e per affermare l’etica della responsabilita’.
E ancora: “Cio’ cui si deve ambire, anche all’esito di una lunga stagione in cui il centrodestra non ha saputo realizzare alcuna delle annunciate riforme che ne avevano determinato il consenso, e’ uno Stato piu’ snello, meno invadente, meno condizionante sulle scelte di singoli, famiglie, associazioni ed imprese. Serve proprio quello che il centrodestra di questo ultimo ventennio, – introiettato in un miscuglio di interessi, timori ed incapacita’ – non ha saputo realizzare. Un centrodestra che voglia essere e apparire davvero rinnovato non puo’ che muovere da queste cose, dalla riscoperta del valore e della difesa a oltranza di legalita’ e ordine nella rappresentanza politica; del prestigio e del decoro delle istituzioni. Se non lasceremo spazi a dubbi sulla determinazione comune a conseguire questi obiettivi, allora si potra’ parlare di alleanze e forse di leadership.
Altrimenti – concludono – si finira’ per ripercorrere una strada che ci ha portato dapprima alla dissoluzione del centrodestra, poi alla sua surroga con il disastroso tecnicismo montian-lettiano, infine a Renzi, l’imbonitore che rischia di essere il peggiore dei mali”
(da agenzie)
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Gennaio 8th, 2016 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI AREZZO INDAGA SUI LEGAMI TRA BENEFICIATI E VERTICI DELL’ISTITUTO… POSSIBILE NUOVA INCHIESTA PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA
Blitz della Guardia di Finanza di Arezzo in quindici società con sede in Toscana, Emilia Romagna
e Lombardia riconducibili all’ex presidente di Banca Etruria, Lorenzo Rosi, e all’ex consigliere Luciano Nataloni.
Secondo quanto emerge, avevano ricevuto finanziamenti dall’istituto di credito e sono risultate “assegnatarie di affidamenti deteriorati, ovvero interessate a qualsiasi titolo all’erogazione di essi”.
Vale a dire che le aziende non hanno restituito i prestiti ricevuti, contribuendo così al buco di bilancio da 3 miliardi di euro che ha affossato l’Etruria.
Queste perquisizioni potrebbero dunque aprire per gli ex vertici un nuovo fronte giudiziario, stavolta per bancarotta fraudolenta.
Tra le società perquisite, riporta Corriere.it, ce ne sono alcune attive nella realizzazione e nella gestione di outlet, settore in cui Rosi opera con la sua Egnazia Shopping Mall.
Tra i soci della Egnazia figurano la Castelnuovese, coop edilizia — anche questa visitata dai finanzieri — e la Nikila Invest.
Quest’ultima controlla il 40 per cento nella Party srl, di cui è socio Tiziano Renzi, padre del presidente del Consiglio, e amministratore unico la madre del premier Laura Bovoli.
Renzi senior ha lavorato anche come “consulente per il marketing” per la stessa Egnazia, nata per costruire e gestire un outlet targato The Mall a Fasano, nonchè per la realizzazione di un outlet a Sanremo e per il raddoppio di quello di Leccio Reggello. Secondo Repubblica Firenze il blitz ha interessato anche la Td Group, la Immofin, Città Sant’Angelo Sviluppo e gruppo Casprini.
Obiettivo della perquisizione è l’acquisizione di documenti e materiale utile a ricostruire i collegamenti tra le società e la banca salvata dal governo, i cui obbligazionisti subordinati, oltre che gli azionisti, hanno perso tutti i risparmi investiti.
L’attività degli investigatori è legata all’indagine della Procura di Arezzo contro l’ex presidente e l’ex consigliere per omessa comunicazione del loro conflitto di interessi. In sostanza, i due avrebbero concesso finanziamenti di Banca Etruria a società in qualche modo a loro riconducibili senza fare la necessaria comunicazione agli organi dell’istituto.
Dal verbale dell’ultima ispezione della Banca d’Italia, quella terminata il 27 febbraio di quest’anno e sfociata nel commissariamento dell’istituto, emerge infatti che 13 amministratori e cinque sindaci cumulavano 198 posizioni di fido per un totale di 185 milioni di euro.
Di qui la nuova procedura sanzionatoria avviata, a danno fatto, da Palazzo Koch nei confronti del vecchio consiglio di amministrazione, in cui sedeva con il ruolo di vicepresidente Pier Luigi Boschi.
Ma ora appare anche più vicina l’apertura da parte dei pm aretini, che hanno già chiuso le indagini per ostacolo alla vigilanza e continuano a lavorare sul fascicolo per truffa, di una nuova inchiesta, questa volta per il reato di bancarotta fraudolenta.
Le informazioni raccolte, rende noto la procura di Arezzo, “saranno comparate con quelle già acquisite, al fine di valutare la sussistenza di condotte omissive tese a celare interessi sottostanti fra i soggetti interessati e le società che hanno ricevuto affidamenti, non restituiti, che hanno generato una sofferenza o una perdita per la banca”.
Non a caso nei giorni scorsi si è profilata la possibilità che i pm aretini aprano una nuova inchiesta, questa volta per il reato di bancarotta fraudolenta. Il 28 dicembre il commissario liquidatore Giuseppe Santoni ha firmato la dichiarazione d’insolvenza per la “vecchia” Banca Etruria.
Un atto formale e previsto, che però fornisce appunto alla Procura la pezza d’appoggio per procedere per bancarotta.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 8th, 2016 Riccardo Fucile
SOLLECITATO DA MAGISTRATI E FORZE DELL’ORDINE: LA MISURA E’ SERVITA SOLO A GETTARE FUMO NEGLI OCCHI E A INTASARE I TRIBUNALI… VIA LA MULTA CHE NESSUNO HA MAI PAGATO, RESTA L’ESPULSIONE… LA NORMA ERA STATA GIA’ BOCCIATA DALLA UE: “SI DEVE PUNIRE UN COMPORTAMENTO, NON UNO STATUS”
Entro il 17 gennaio il governo dovrà attuare la delega per la depenalizzazione di diversi reati e tra questi c’è anche il reato di immigrazione clandestina: che sarà abrogato, ma resterà comunque in vigore l’espulsione dal territorio italiano.
Un reato che non prevede il carcere, ma solo un’ammenda dai 5 ai 10 mila euro, di fatto somme inesigibili che impegnano i tribunali con migliaia di procedimenti. “Renderà più spedite ed efficaci le espulsioni senza intasare i tribunali e consentirà di acquisire con la forza della testimonianza le indagini sulla criminalità che organizza gli sbarchi clandestini», spiega Donatella Ferranti, presidente della Commissione Giustizia della Camera.
La legge introdotta dal governo Berlusconi, che per il solo fatto di entrare clandestino prevede un reato con ammenda fino a 10 mila euro, ha creato migliaia di processi a tutti questi immigrati che non possono essere sentiti come testimoni in quanto indagati. Procedimenti che intasano tribunali e procure.
Mentre rimane in piedi il reato con reclusione fino a 5 anni per chi favorisce e trasporta e organizza l’immigrazione clandestina, il reato di immigrazione clandestina allo stato si estingue quando si procede all’espulsione.
In tal senso si è speso molto il procuratore antimafia, spiegando che ciò crea un ostacolo agli accertamenti sulla criminalità organizzata, perchè mentre un testimone ha l’obbligo di rispondere, l’indagato per reato connesso ha diritto di non rispondere.
Va ricordato che il il reato di immigrazione clandestina è stato ripetutamente bocciato dall’Unione europea, perchè non punisce un comportamento, ma uno status, quello di clandestino appunto.
Ora finalmente si cancella, dopo sette anni, il reato di immigrazione clandestina. Tecnicamente si chiama “depenalizzazione”. La vuole fortemente il Guardasigilli Andrea Orlando, l’ha appoggiata quasi all’unanimità la commissione Giustizia della Camera, la sponsorizza il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti, la chiedono i procuratori di frontiera alle prese con i trafficanti di esseri umani.
Ma soprattutto lo richiede il buon senso
(da agenzie)
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Gennaio 8th, 2016 Riccardo Fucile
POLIZIA STRANAMENTE ASSENTE, ALTRE CITTA’ COINVOLTE: QUALCUNO AVEVA INTERESSE A METTERE IN DIFFICOLTA’ LA MERKEL
Le molestie di Colonia non sono un fatto isolato: altre 70 aggressioni a sfondo sessuale sono state
denunciate ad Amburgo, 12 a Stoccarda, sei nella vicina Svizzera, a Zurigo. Anche a Helsinki, in Finlandia, nella notte di Capodanno ci sono state molestie sessuali diffuse nella piazza centrale, che ospitava circa ventimila persone per i festeggiamenti, e sono stati denunciati tre stupri nella stazione centrale, dove si erano radunate circa mille persone.
Al momento non risultano legami tra quanto successo nelle diverse città , ma ci sono stati contatti tra le polizie europee e tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è quella di una comune regia: forse da parte di gruppi xenofobi che potrebbero aver aizzato gruppetti di immigrati per poi cavalcare l’indignazione causata dagli assalti.
Di certo a Colonia il problema furti e molestie non è nuovo: «Nella zona della stazione si aggirano bande di giovanissimi che sono arrivati da adolescenti in Europa da Tunisia, Algeria e Marocco, si spostano spesso da un Paese all’altro e vivono di espedienti – dice al Corriere un volontario che lavora con i migranti e chiede di rimanere anonimo -. È possibile che fossero tra coloro che hanno agito a Capodanno. In generale quando ci sono gruppi di soli uomini fatti o ubriachi, non conta da quale Paese arrivino, facilmente ne fanno le spese le donne. Di solito qui succede a Carnevale, che attira sempre una grossa folla. La polizia lo sa e arriva con gli autobus per arrestarli. A Capodanno però stranamente non c’erano».
Dal rapporto interno pubblicato ieri da Der Spiegel e dal quotidiano Bild emerge che gli uomini dispiegati l’ultimo dell’anno erano invece del tutto insufficienti ad affrontare il «caos» di «risse, furti, assalti sessuali alle donne» e che «le forze presenti non hanno potuto controllare tutti gli avvenimenti, gli assalti e i reati, perchè erano troppi contemporaneamente».
In alcune fasi non è stato possibile, scrive il funzionario rimasto anonimo, neppure verbalizzare tutte le denunce.
Elena Tebano
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 8th, 2016 Riccardo Fucile
OLTRE 40.000 CIVILI INTRAPPOLATI DA MESI AL FREDDO E SENZA CIBO… L’ONU CHIEDE UN CONVOGLIO UMANITARIO PER RAGGIUNGERE L’AREA
«Che colpa abbiamo? I miei bambini possono mangiare solo foglie ed erba. Stanno morendo. Portateci armi, portateci angeli. Per misericordia, aiutateci».
E’ l’appello disperato che arriva da uno degli abitanti di Madaya, un villaggio siriano sulle montagne vicino al confine con il Libano, sotto assedio da un mese da parte dell’esercito di Damasco.
L’uomo parla in uno dei video e delle foto postate da attivisti locali per denunciare la situazione disperata.
«La gente sta morendo al rallentatore — è la testimonianza di Louay, un’assistente sociale prigioniera anche lei da un mese -. La gente mangia foglie, fiori fatti crescere nei vasi in casa. Ne ho mangiato un petalo, amarissimo, ma non abbiamo altro».
Dopo un mese di assedio, ieri il governo ha autorizzato il primo convoglio umanitario dell’Onu e del World Food programma.
Ma la situazione è ancora terribile. La Mezzaluna Rossa, parla di almeno 40mila persone da assistere, e servono aiuti ingenti: «E’ un’area completamente circondata da montagne coperte di neve — spiegava la portavoce Abeer Etefa -. Finora sole pochissime quantità di cibo potevano arriva da tunnel, ma a dei costi spaventosi».
«Uomini, donne, bambini, tutti, dai venti ai settan’anni, hanno perso almeno quindici chili. Ci sono bambini che sembrano scheletri — racconta Ebrahem Abbas, un ex sergente dell’esercito siriano che ha disertato e si era rifugiato nella cittadina -. Non c’è un bambino che non abbia gli occhi incavati, persi nel vuoto per la fame».
Un altro attivista, Sham Abdullah, racconta che i «bambini mangiano zuppe fatte di foglie, erba e acqua».
Non ci sono cifre ufficiali sulle vittime della fame, ma l’Onu “ha ricevuto rapporti credibili” su numerosi casi e Mèdecins Sans Frontières ha stimato in almeno 23 i morti dal primo dicembre, quando è cominciato l’assedio.
Madaya è finita sotto la morsa dell’assedio in un complicato gioco di rappresaglie fra i ribelli e l’esercito.
A poche decine di chilometri, due cittadine filogovernative nella provincia di Idlib sono sottoposte allo stesso trattamento da una coalizione ribelle che comprende anche gli islamisti di Al Nusra.
Dopo l’arrivo degli aiuti si spera in un «scambio di popolazioni» come già avvenuto in situazioni simili l’anno scorso.
Giordano Stabile
(da “La Stampa”)
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Gennaio 8th, 2016 Riccardo Fucile
IL 68% NON E’ ENTRATO IN UN MUSEO… GLI OVER 60 I MENO INTERESSATI AD ATTIVITA’ CULTURALI
In Italia circa una su 5, ossia il 18,5% della popolazione, non svolge alcuna attività culturale,
anche se semplice e occasionale, e cioè nell’ultimo anno non ha letto un libro o un giornale, non ha visitato un museo, una mostra, un sito archeologico, non è andato a teatro, al cinema, a un concerto nè a uno spettacolo sportivo e nemmeno a ballare.
Una percentuale che sale al 28,2% al Sud, e cala al 12,1% nel nord Est.
Sono questi i dati contenuti nell’ultimo annuario statistico dell’Istat.
Anche l’informazione non smuove alcun interesse: oltre il 50% (51,9%) degli italiani nel 2015 non ha mai sfogliato un quotidiano nell’arco di una settimana mentre quasi 6 italiani su 10 non hanno letto nemmeno un libro per non parlare della visita ad una mostra o a un museo, disertati dal 68,3%.
L’88,3% degli italiani l’anno scorso non è andato ad un concerto di musica classica (il 78,8% ha disertato anche i concerti di musica moderna o contemporanea), e quasi l’80% non è stato a teatro.
Il cinema è sicuramente piu’ ‘frequentato’ ma anche in questo caso, la percentuale è bassa: il 48,9% non ha mai visto un film sul grande schermo nell’ultimo anno, e tra gli over 75 anni la percentuale sale finanche al 90%.
Sotto il profilo demografico, spiega l’Istat, a partire dai 60 anni i totalmente esclusi da qualsiasi attività culturale superano il 20% e aumentano irreversibilmente al crescere dell’età .
Sono le donne a non partecipare alle attivita’ culturali (21%) rispetto agli uomini (15,8%), e tale percentuale raggiunge il suo massimo tra le 75 enni (50,8% contro il 35,5% degli uomini).
Entrando nel dettaglio, musei e mostre sono disertati dal 68,3% degli italiani (e dal 78,5% dei residenti nelle regioni del Sud).
La disaffezione, spiega l’Istat, si diffonde a partire dai 20 anni e raggiunge il suo picco tra gli ultra 75enni (88,3%).
Siti archeologici e musei sono del tutto ignorati dal 74,7% degli italiani, e ancora di piu’ se abitanti nelle regioni del Sud (81,4%).
Ma il Sud si differenzia per un maggiore ‘interesse’ al cinema: l’afflusso al cinema è infatti del 50,1% contro il 48,9% della media nazionale.
Tra i cittadini con più di 20 anni, il numero di chi ‘snobba’ le sale cinematografiche aumenta con il crescere dell’età . La non partecipazione a eventi sportivi invece è fortemente marcata da differenze di genere: il 62,5% dei maschi, contro l’81,9% delle femmine.
Quanto alla lettura, chi trascura questo interesse sono maggiormente gli abitanti del Sud (62,7%), i bambini gli adolescenti e i giovani fino a 19 anni (con valori che passano dal 92 all’84,9% per coloro che hanno meno di 15 anni e che vanno dal 74,5% al 66% per la classe di eta’ 15-17 e 18-19).
Le donne che non hanno mai aperto un quotidiano sono più degli uomini (56,8% contro 46,7%).
I libri sono ‘snobbati’ invece dalla metà delle donne, e da ben il 63,4% degli uomini. Tra i residenti nelle regioni del Nord est la percentuale di non lettori di libri e’ la piu’ bassa (50%) mentre al Sud oltrepassa il 69%.
Tra chi si dedica alla lettura, poi, il 45,5% legge al massimo 3 libri l’anno – e sono in particolare i giovani – mentre solo il 13,7% legge più di un libro al mese
Ci stiamo però sempre più abituando alle nuove tecnologie: nel 2015, il 56,5% della popolazione dichiara di utilizzare il pc e il 60,2% afferma di fare uso di Internet. Il 40,3% ‘naviga’ ogni giorno, e anzi si registra un incremento del 2,8% dei naviganti nel 2015 rispetto al 2014.
Si tratta di un aumento di oltre 33 punti percentuali dal 2011.
(da agenzie)
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