Febbraio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
PER QUESTO RISULTATO MINIMO, RISPETTO AD ALTRI PAESI EUROPEI, BUTTATI 1,8 MILIARDI IN SGRAVI CONTRIBUTIVI
A dicembre dello scorso anno gli italiani con un posto di lavoro erano 22.470.000, 21mila in meno (-0,1%) rispetto a novembre 2015 ma 109mila in più (+0,5%) se si confronta il dato con quello del dicembre 2014.
Il risultato, rileva l’Istat che ha diffuso i dati mensili provvisori sul mercato del lavoro, deriva da un aumento di 135mila unità dei dipendenti a tempo indeterminato e di 113mila di quelli a termine, in parte compensato dal calo di 138mila unità degli indipendenti.
Il tasso di occupazione rimane invariato rispetto a novembre al 56,4% mentre quello di disoccupazione diminuisce di 0,9 punti percentuali, a 11,4%. I disoccupati scendono a 2,89 milioni, 254mila in meno su dicembre 2014.
Per ottenere quei 135mila posti fissi in più, che sono il saldo tra assunzioni e licenziamenti avvenuti nei 12 mesi, le casse dello Stato hanno però sborsato 1,8 miliardi.
Cioè la cifra che il governo ha stanziato nella legge di Stabilità 2015 per gli sgravi contributivi destinati alle nuove assunzioni stabili, sgravi entrati in vigore l’1 gennaio dello scorso anno e sfruttabili fino a un tetto massimo di 8.060 euro l’anno per ogni assunto.
A fronte di questo esborso, il risultato è deludente rispetto alle attese di Palazzo Chigi e del Tesoro: il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan il 19 ottobre 2014 aveva affermato di attendersi “almeno 800mila posti di lavoro a partire dal 2015 per tre anni”, cioè in media 260mila all’anno.
E occorre tener presente che dal 2016 l’ammontare massimo dello sgravio è diminuito da 8.060 a 3.250 euro annui
Tornando al dicembre 2015, nel corso del mese il tasso di disoccupazione è risalito all’11,4% dall’11,3% di novembre.
Lieve aumento per il tasso di disoccupazione nella fascia tra i 25 e i 34 anni, che passa dal 17 al 17,1%.
(da agenzie)
argomento: Lavoro | Commenta »
Febbraio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
TRA APPALTI E RICICLAGGIO: RECORD DI INFILTRAZIONI NEGLI ENTI LOCALI DEL CENTRO-NORD
Il sangue non macchia i soldi. Dimenticate morti ammazzati e regolamenti di conti, le mafie 2.0
seminano più tossine nell’economia che cadaveri nelle strade.
Si alleano con “le devianze” dell’apparato dello Stato. Inquinano il tessuto imprenditoriale e i ceti professionali di intere aree del territorio, in Italia e sempre più all’estero, dove la ‘ndrangheta calabrese assurge al ruolo di “holding mondiale del crimine”.
È capillare e severa, l’ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia. In 275 pagine, si disegna lo scenario di organizzazioni criminali che assumono “la morfologia caratteristica dei gruppi societari internazionali”.
Come se fossero multinazionali della Silicon Valley.
Attraverso una “capogruppo”, che conserva quasi sempre il suo “centro decisionale” nelle regioni d’origine Sicilia, Calabria, Campania e Puglia, le organizzazioni mafiose “controllano e dirigono, secondo un disegno unitario, molteplici business criminali sempre più interdipendenti”.
Le mafie, racconta l’analisi coordinata dal direttore della Dia, il generale Nunzio Ferla, sono sempre più in grado “di intessere profonde relazioni con la zona grigia”.
Il cancro nell’economia.
La criminalità organizzata ha messo in piedi “un ciclo economico-criminale in grado di alterare il corretto processo di sviluppo dell’economia nazionale ed estera”.
Ecco perchè sarebbe “miope limitare la percezione” di questo assedio “alle sole evidenze giudiziarie”: il fenomeno è ben più “complesso” e “affonda le radici spesso anche nei gangli più nascosti della pubblica amministrazione e dell’imprenditoria, con un intreccio profondo tra mafia e corruzione che impone, a tutti i livelli istituzionali e della società civile, un impegno sempre maggiore”.
Ogni mafia ha ormai esteso le proprie ramificazioni in altre regioni d’Italia. Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, sono diventate terra di conquista, mentre si affacciano altre figure criminali, diverse e autonome da quelle storiche.
La Dia cita l’inchiesta della Procura di Roma su Mafia capitale: una realtà che presenta “caratteri originali, con genesi propriamente romana, non assimilabili a quelli delle consorterie tradizionali”.
La pista del denaro.
La Dia e il Nucleo di polizia valutaria della Finanza lavorano in stretto contatto con l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia che segnala le operazioni sospette.
Dallo scorso maggio, sottolinea il generale Ferla a Repubblica, “con il nuovo protocollo d’intesa siglato con la Procura nazionale guidata da Franco Roberti e grazie a un nuovo sistema informatico, gli analisti della Dia possono verificare fino in fondo le segnalazioni”.
Nei primi sei mesi del 2015, la Banca d’Italia ha inviato oltre 40 mila “comunicazioni”.
Dai controlli sono scaturite 132 mila operazioni sospette: bonifici, versamenti e prelievi in contanti, prelievi allo sportello, bonifici esteri.
Il maggior numero, 28 mila, in Lombardia. Seguono Lazio (15 mila) e Campania (14 mila). E poi ci sono gli appalti: nel primo semestre del 2015 la Dia ha effettuato 89 accessi a cantieri in tutta Italia, 22 dei quali a opere collegate all’Expo di Milano. All’esito del monitoraggio sono state emanate 78 informative interdittive, 8 delle quali per appalti dell’Expo.
Ma dal giugno 2009, quando sono iniziati i lavori per l’esposizione, i controlli hanno portato complessivamente a 108 interdittive.
La maggior parte di questi provvedimenti ha riguardato imprese infiltrate dalla ‘ndrangheta e per il 60 per cento aziende specializzate nel movimento terra.
L’impero delle ‘ndrine.
Il traffico internazionale di cocaina è il core business della ‘ndrangheta. Ma già da un pezzo le ‘ndrine hanno messo gli occhi e le mani sui grandi appalti. Non solo in Calabria. Il 9 gennaio 2015 il Tar del Lazio ha confermato lo scioglimento del Comune di Sedriano, in provincia di Milano: il primo caso in Lombardia.
I clan calabresi sono “in grado di intessere profonde relazioni con la cosiddetta zona grigia, ossia con quell’area istituzionale fortemente articolata dove operano, a vario titolo e responsabilità , accanto a soggetti economici, siano essi vessati o collusi, anche devianze dell’apparato amministrativo e o burocratico, statale e locale”.
La morsa di Cosa Nostra.
La mafia siciliana, ancora oggi, si fa forte di un “processo di infiltrazione negli apparati dello Stato”. Oltre alle attività illecite tradizionali, le cosche ricercano “l’acquisizione dei consensi sia nel mondo dell’imprenditoria che delle pubbliche amministrazioni”.
La Dia sottolinea la “connaturata capacità ” di Cosa nostra di creare “situazioni di opacità , promuovendo un’opera di delegittimazione di quanti tentino di ostacolarla e attirando, allo stesso tempo, esponenti del sistema politico, economico e amministrativo”.
Una strategia alla quale si aggiunge la corruzione, “anche di matrice non mafiosa”. Anche Cosa Nostra, come già la camorra, ha messo le mani sull’affare dei rifiuti. Tra i settori da monitorare, la Dia indica anche “i progetti legati allo sviluppo di fonti energetiche alternative, l’emergenza ambientale e le attività ad alto contenuto tecnologico”.
I broker della camorra.
Pur frammentata in 110 clan, la camorra dispone di una “capacità di condizionamento culturale delle fasce più deboli della popolazione”, riuscendo spesso a “porsi come punto di riferimento unitario e alternativo allo Stato”.
I clan hanno manifestato una “spiccata vocazione ad infiltrarsi, anche fuori regione e all’estero, negli apparati economici e finanziari”, così da “atteggiarsi a soggetto economico in grado di operare sul mercato legale per acquisire una posizione dominante, se non monopolistica, di attività economiche”.
In alcuni settori, come i traffici di rifiuti, stupefacenti, armi, nella contraffazione di documenti e banconote, i clan della camorra hanno dimostrato di saper utilizzare “tecnologie all’avanguardia”.
Malavitosi, ma al passo con i tempi. La mafia 2.0 uccide e inquina, non solo d’estate.
Dario Del Porto e Conchita Sannino
(da “La Repubblica”)
argomento: criminalità | Commenta »
Febbraio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
L’AIR BUS E’ ATTERRATO A FIUMICINO, PRONTO PER I NUOVI VIAGGI DEL PREMIER
Eccolo il nuovo aereo di Matteo Renzi. E’ atterrato questa notte, poco dopo l’1,45, all’aeroporto di Fiumicino, il nuovo Airbus 340-500 preso in leasing da Etihad da parte della Presidenza del Consiglio e che sarà utilizzato per i viaggi di Stato a lungo raggio, spostamenti ufficiali del premier e di altre autorità istituzionali, come il Capo dello Stato.
Giunto da Abu Dhabi con alla cloche un equipaggio di Etihad, l’aereo, che era decollato intorno alle 19 ora italiana, sarà sistemato in un hangar appositamente dedicato di Alitalia che, secondo gli accordi intercorsi, è delegata ad occuparsi della sicurezza e della manutenzione del velivolo. Per i prossimi viaggi di Stato, invece, l’equipaggio continuerà ad essere composto da piloti dell’Aeronautica Militare appartenenti al 31° Stormo di stanza all’aeroporto militare di Ciampino, che hanno già concluso i corsi per il nuovo velivolo
La scritta Repubblica italiana sulla fusoliera bianca ed il tricolore sulla coda: è la livrea scelta per il nuovo Airbus, spinto da 4 motori Rolls Royce Trent 553-61.
La necessità di utilizzare il nuovo tipo di aeromobile deriva dall’esigenza di effettuare i voli più lunghi senza compiere uno scalo tecnico per il rifornimento di carburante.
L’Airbus A340-500 è infatti l’aereo con la più ampia autonomia prodotto dal costruttore europeo: nelle versione passeggeri è accreditato di 16,600 chilometri di portata, mentre la versione executive dell’aereo, con meno posti e serbatoi ausiliari, può volare per 18,500 chilometri.
Non a caso l’A340-500 è stato utilizzato da Singapore Airlines e Thai Airways per i loro servizi transpacifici verso gli Stati Uniti: per un decennio la tratta Singapore-Newark è stata la più lunga del mondo con ben 15,345 km.
Come ricorda il Corriere della Sera sulla cifra che Palazzo Chigi sborserà per l’aereo c’è ancora riserbo: “Il tarrifario internazionale per quel tipo di velivolo si aggira tra i 230 e i 315 mila euro al mese”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: sprechi | Commenta »
Febbraio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
TRA CLINTON E SANDERS E’ PAREGGIO, ORMAI E’ UN TESTA A TESTA
REPUBBLICANI 
Vince Ted Cruz con il 27,7% dei voti, superando Donald Trump (24,3%) e Marco Rubio (23,1%). Sono bastate solo due ore e mezzo per conoscere il vincitore della contesa fra i repubblicani. Complice un sistema di voto semplice (per alzata di mano o attraverso una preferenza espressa su un foglio di carta), i vari centri sparsi nelle 99 contee dello Stato del Midwest hanno impiegato poco a contare i voti.
Ma da subito si erano capite due cose: che Trump sarebbe stato sconfitto da Cruz e che la sfida repubblicana è di fatto a tre, con Rubio molto vicino.
Il quarto arrivato, l’ex neurochirurgo Ben Carson, è stato staccato di molto (ha preso solo il 9,3% dei voti).
Il primo commentare lo spoglio è stato proprio Rubio. Con alle spalle il motto della sua campagna (New American Century) e con alla sua destra la famiglia al completo (la moglie di blu vestita con collana di perle bianche, due ragazzine e due bambini in camicia e cravatta), ha esordito dicendo “questo è il momento che ci hanno detto che non sarebbe mai successo”.
Parole che secondo qualche osservatore echeggiavano quelle usate nel 2008 dal semi-sconosciuto senatore dell’Illinois Barack Obama, che a sorpresa ebbe la meglio proprio in Iowa sull’allora senatrice di New York Hillary Clinton.
Per Rubio invece “questo è il momento di un presidente che difende il secondo emendamento”, quello che riconosce il diritto di possedere un’arma da fuoco. “Questo è il momento di un presidente che rafforza il sistema militare”.
Il giovane candidato repubblicano ha avvertito gli elettori che festeggiavano la sua terza posizione: “la nostra nazione ha davanti a sè due opzioni: diventare la migliore di sempre o diventare una grande nazione in declino”.
Poco dopo anche Donald Trump ha preso la parola nel suo quartier generale. Con al fianco la moglie vestita di un rosso fiammante come la sua cravatta, Trump non ha fatto altro che ripetere di amare le persone di fronte a lui, l’Iowa e il popolo del New Hampshire, lo Stato dove si terranno le prossime primarie (il 9 febbraio).
“Sono onorato di essere secondo”, ha dichiarato il magnate, il quale ha promesso di “andare avanti per sconfiggere Clinton, Sanders o chiunque decida di farsi avanti”, riferimento non casuale all’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, che sta valutando se candidarsi da indipendente.
È stato poi il vincitore tra i repubblicani, Ted Cruz, a prendere la parola ringraziando “i conservatori coraggiosi in Iowa e nella nazione. Questa sera lo stato dell’Iowa ha parlato. Questa notte è la vittoria di milioni di americani che hanno sopportato per sette anni il presidente Obama”.
Cruz ha promesso che “l’alba sta arrivando” e ha citato lo slogan con il quale Barack Obama arrivò alla Casa Bianca nel 2008, durante il suo discorso per celebrare la vittoria ai caucus repubblicani dell’Iowa: “I conservatori coraggiosi hanno detto: yes we can”.
DEMOCRATICI
Hillary Clinton prevale per un soffio su Bernie Sanders: L’ex first lady ha vinto sul filo di lana i caucus in Iowa con il 49,89% dei voti (700) contro il 49,54% dei voti (695) andato al suo rivale.
È stata Hillary a salire per prima sul palco con alle spalle il marito ed ex presidente Bill e la figlia Chelsea. “What a night!” ha detto come prima cosa l’ex segretario di stato. Clinton si è guardata bene dal dichiarare vittoria. Si è limitata a dire di avere “tirato un sospiro di sollievo”.
“So quello che siamo capaci di fare; io so come alzare i salari e garantire l’assicurazione sanitaria a tutti; io so come possiamo essere la super potenza dell’energia pulita del 21esimo secolo; io so come rendere l’università a portata di tutte le tasche; io so come proteggere i diritti degli elettori, dei lavoratori, degli immigrati, delle donne, di gay e di lesbiche. Come lo facciamo? Garantendomi la nomination e andando alla Casa Bianca”.
I festeggiamenti più calorosi sono provenuti dal quartier generale del senatore del Vermont, Bernie Sanders. “Iowa, grazie”, ha subito detto fra l’ovazione dei suoi sostenitori.
Si è poi subito complimentato con Clinton, ma sentendosi a suo agio nel dire che “ci siamo aggiudicati la metà dei delegati dell’Iowa”.
Il senatore è poi partito alla carica ripetendo alcuni dei punti chiave della sua agenda politica: “noi non rappresentiamo gli interessi di Wall Street o della Corporate America. E sono molto orgoglioso di essere l’unico candidato senza un super pac”. Secondo lui, “il popolo americano sta dicendo no a un’economia truccata. Non è giusto che il 10% della società possieda la ricchezza del resto del 90% della popolazione”.
Per questo ha chiesto ai suoi supporter: “siete pronti per un’idea radicale? Creeremo un’economia che funziona per le famiglie lavoratrici e non solo per quelle miliardarie. Alzeremo il salario minimo orario a 15 dollari, garantiremo lo stesso trattamento di reddito alle donne, renderemo il college accessibile a tutti, ricchi e poveri e faremo in modo che l’assistenza sanitaria sia un diritto per tutti”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Esteri | Commenta »
Febbraio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
LA COMMISSIONE “SULL’ESCLUSIONE DEI SOLDI PER LA TURCHIA DAL DEFICIT GLI ABBIAMO DETTO SI’ UN MESE FA”… E RENZI CAMBIA VERSIONE
La Commissione Ue smentisce Matteo Renzi, che venerdì a Berlino aveva sostenuto di essere in attesa di risposte su come verranno contabilizzati i contributi nazionali al fondo da 3 miliardi per la Turchia.
“Stiamo aspettando che le istituzioni europee ci diano risposte sul modo di intendere e concepire questo contributo e gli altri”, aveva detto il premier.
Quei soldi “non vengono tenuti in conto nel calcolo del deficit ai fini del Patto di stabilità e crescita” e questo è già stato chiarito “a dicembre“, ribatte il portavoce dell’esecutivo europeo.
Il premier, sconfessato, va allo scontro cambiando le carte in tavola: se “le spese per salvare i bambini che navigano dalla Turchia alla Grecia sono fuori dal patto di stabilità ”, dice, “è positivo”, ma allora lo stesso trattamento va concesso alle “spese per salvare i bambini eritrei che arrivano in Sicilia”, perchè “solo una perversione burocratica può fare distinzioni tra le vite da salvare”.
Renzi dimentica però che il 24 novembre, visto che la Ue era orientata a non concedere la flessibilità richiesta da Roma per l’emergenza migranti (anche perchè sarebbe stata in parte usata per finanziare la riduzione dell’Ires sulle imprese), aveva fatto dietrofront.
E l’aveva sostituita in corsa con il “pacchetto sicurezza e cultura“: “Un miliardo in sicurezza, uno nell’identità culturale“, aveva spiegato.
Per poi decidere di finanziare quelle uscite, compresi i 500 euro per i neodiciottenni, aumentando il disavanzo dello 0,2% del Pil senza aspettare il via libera della Ue.
Renzi aveva chiesto risposte entro il 4 febbraio, non senza una frecciata a Bruxelles
La giornata è iniziata con una dichiarazione del portavoce dell’esecutivo europeo, Margaritis Schinas, che ha svelato come l’unico punto su cui Renzi aveva battuto i pugni sul tavolo venerdì, durante l’incontro a Berlino con la cancelliera tedesca Angela Merkel, riguardasse un problema inesistente.
Perchè l’esclusione dei fondi destinati alla Turchia per la gestione dei flussi migratori dal computo del deficit è nero su bianco in “una nota a piè pagina della Commissione inserita negli accordi” tra i 28 quando è stato raggiunto l’accordo al vertice di dicembre.
Falso, dunque, che Palazzo Chigi stia ancora attendendo chiarimenti come invece aveva sostenuto il premier italiano, che si era pure concesso una frecciata sul fatto che “alla Commissione hanno sempre tempo di fare conferenze stampa con i giornalisti, per cui avranno senza dubbio tempo di affrontare questo problema”.
Ora l’istituzione presieduta da Jean Claude Juncker risponde che il problema l’ha già affrontato e risolto, più di un mese fa.
Un nuovo schiaffo, dunque, dopo quelli di metà gennaio. E dopo l’altolà lanciato domenica al governatore di Bankitalia Ignazio Visco che chiedeva di rivedere la normativa sul bail in.
Il gioco delle tre carte: il premier rispolvera la flessibilità per i migranti dimenticando il pacchetto cultura-sicurezza
Quanto alla flessibilità chiesta da Roma per le spese in sicurezza e cultura connesse all’emergenza terrorismo, pari allo 0,2% del Pil, la Commissione deciderà se accordarla “in primavera” e la valutazione si farà “caso per caso ed ex post sulla base di spese fatte”, ha detto Schinas.
Ed è stato proprio questo annuncio a suggerire al premier come rigirare la frittata. “Noi non rinnegheremo mai un patto di umanità . Se poi vogliono aprire una procedura contro l’Italia, facciano pure: noi andiamo avanti”, ha risposto parlando durante la sua visita in Africa.
“Per noi Europa significa valori e ideali, non polemiche da professionisti dello zero virgola. Non è possibile considerare le vite da salvare nel Mar Egeo diverse da quelle da salvare nel Mar Tirreno. Il fatto che le spese per salvare i bambini che navigano dalla Turchia alla Grecia siano fuori dal patto di stabilità è finalmente un fatto positivo”, ma “pensare di considerare in modo diverso le spese per salvare i bambini eritrei che arrivano in Sicilia mi sembra assurdo e illogico. Solo una perversione burocratica può fare distinzioni tra le vite da salvare”.
Insomma: il premier coglie la palla al balzo per rispolverare la richiesta di poter aumentare il deficit con la giustificazione che l’Italia ha sostenuto spese impreviste per l’emergenza immigrazione.
Peccato che dopo gli attentati di Parigi avesse cambiato idea decidendo che i soldi li avrebbe chiesti invece per la polizia, le periferie, la cybersecurity e la card per le attività culturali dei diciottenni.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Renzi | Commenta »