Maggio 10th, 2016 Riccardo Fucile
“TORNEREBBERO A SCONTRARSI QUEI NAZIONALISMI CHE L’UNIONE EUROPEA ERA RIUSCITA A RICONCILIARE”
Se la Gran Bretagna lasciasse l’Unione Europea, il rischio di guerra tornerebbe a incombere sul continente.
E’ il monito lanciato da David Cameron in un discorso che apre la volata finale della campagna verso il referendum sulla Ue che si terrà nel Regno Unito il 23 giugno prossimo, fra meno di sei settimane.
“L’Unione Europea ha aiutato a riconciliare paesi che sono stati in conflitto per decenni e a mantenere la pace”, afferma il premier britannico, che si batte per restare nella Ue. La pace e la stabilità godute dall’Europa in epoca recente sarebbe a rischio in caso di Brexit, cioè di Britain Exit, l’acronimo dell’uscita dall’Unione sostenuta dagli euroscettici.
“Potremmo voltare all’indietro le lancette degli orologi verso un’era di nazionalismi in lotta fra loro in Europa”, avverte il leader conservatore, resuscitando il fantasma della seconda guerra mondiale.
E’ significativo che a introdurre Cameron sia stato un laburista, David Miliband, ex-ministro degli Esteri e responsabile di altri dicasteri nei governi di Gordon Brown e Tony Blair, poi candidato alla leadership del Labour, nelle primarie in cui fu sconfitto a sorpresa dal fratello minore Ed, sconfitto proprio da Cameron alle elezioni dello scorso anno.
Come il premier, anche il partito d’opposizione è schierato per restare nell’Unione Europea, anche se qualche commentatore rileva una certa freddezza a questo riguardo da parte del nuovo leader Jeremy Corbyn, che ha rimproverato in passato alla Ue di essere ispirata da principi troppi liberisti e di non difendere abbastanza i diritti dei lavoratori.
Più filo-europeo è invece Miliband, che ha a sua volta appoggiato il sì alla Ue prima di lasciare la parola al primo ministro.
“Siamo sicuri che la pace e la stabilità siano garantiti al di là di ogni dubbio sul nostro continente”, ha detto Cameron.
Il premier ha aggiunto che “l’isolazionismo non ha mai reso un buon servizio” alla Gran Bretagna. “La verità è che quello che avviene nel nostro vicinato ha importanza anche per il nostro paese”, ha continuato. “Ciò era vero nel 1914, nel 1940 e nel 1989”, le date della prima guerra mondiale, della seconda e della caduta del muro di Berlino, a cui Cameron ha aggiunto altre date fatidiche della storia inglese, tra cui il 1815, l’anno della battaglia di Waterloo. “Se le cose vanno male in Europa, non facciamo finta di poter essere immuni dalle conseguenze”, ha concluso, evocando lo spettro di nuove guerre
Il discorso di Cameron segue di 24 ore le dichiarazioni di due ex-capi di Mi5 e Mi6, i servizi segreti britannici, che hanno definito rischiosa per la sicurezza della Gran Bretagna l’uscita dalla Ue.
Dopo quello di Cameron, tuttavia, c’è stato, sempre a Londra, un discorso di Boris Johnson, l’ex-sindaco di Londra, uno dei leader della campagna per il Brexit sulla quale si gioca le sue ambizioni di futura carriera politica, inclusa quella di prendere il posto del compagno di partito – ma rivale da una vita – Cameron a Downing street. A Londra, tuttavia, da ieri c’è un nuovo sindaco, Sadiq Khan, musulmano, di origine pakistana, laburista e appassionatamente pro-europeo, intenzionato a fare la sua parte per mantenere la Gran Bretagna in Europa.
(da agenzie)
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Maggio 10th, 2016 Riccardo Fucile
LA DECISIONE DELLA COMMISSIONE ELETTORALE, ORA RESTA SOLO IL RICORSO AL TAR… L’ESCLUSO ORA SPERA DI ENTRARE IN REGIONE
Il giovane De Corato diventa missino in una famiglia democristiana e antifascista. Da Andria muove verso Bari e poi verso la capitale del nord negli anni caldissimi, quando uccidere un
fascista non era reato. «Le botte? Le ho date e le ho prese. Direi che siamo pari».
Entra in consiglio comunale nel 1985. Ostruzionismo in aula e tanti esposti in procura contro le giunte rosse. De Corato costruisce in quegli anni il rapporto diretto con palazzo di giustizia e quando scoppia Mani Pulite è naturale trasformarsi in ultrà dei magistrati del pool.
Una consuetudine, quella coi pm, che non ha mai rinnegato e che è servita anche ad attirargli, negli anni d’oro del berlusconismo, più d’una antipatia presso gli alleati. Non però quella di Gabriele Albertini, un altro attentissimo ai rapporti con le toghe, che da sindaco chiama De Corato a fargli da numero due.
«Abbiamo fatto appalti per cinque miliardi di euro senza una grana giudiziaria». L’unica amarezza rimane quella storia degli emendamenti in bianco da cui usciranno però entrambi puliti. Nella bacheca dei trionfi c’è invece il restauro della Scala «tra lo scetticismo della Milano bene».
Vice per tre mandati e di due sindaci. Dopo Albertini, tocca a Letizia Moratti, ma l’ex ragazzo di Andria rimane al suo posto. Non sarà però lo stesso film: con Lady Letizia i rapporti sono più formali, distanti. Lei va in giro per ambasciate a rincorrere il sogno Expo, lui rimane in città a rattoppare le buche delle strade.
Di quegli anni è anche la rivalità con Matteo Salvini, che dai banchi della maggioranza si diverte a cannoneggiare ogni giorno la giunta di centrodestra.
La festa finirà comunque a breve, «colpa» di Giuliano Pisapia.
La notte del tripudio arancione, qualche antagonista si ricorda di lui e gli piomba sotto casa, in zona Loreto. Fumogeni, slogan. «De Corato disoccupato», lo irridono.
Rimane in Consiglio, ritorna all’opposizione, e finisce che va a far visita ai leoncavallini. «Volevano legalizzare il Leonka e la commissione del Comune decise un sopralluogo lì. Ci sono andato anch’io, certo. Ma la regolarizzazione alla fine non è passata».
E ora, De Corato? «E ora aspettiamo di vedere cosa succede. In ogni caso non si libereranno di me. Se vince Sala continuerò a rompere le palle da consigliere regionale. Si rassegnino».
Andrea Senesi
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 9th, 2016 Riccardo Fucile
IL POPULISTA E’ UN MISTO DI “DAGOSPIA”, DONALD TRUMP, “CRONACA VERA” E BAGNI PUBBLICI, IN LINEA CON IL SUO LEADER
“Siamo eccitati e vogliamo disperatamente fare sesso, ma Allah ce lo proibisce”. O anche: “Altro che vergini di Allah: le spose dell’Isis sono impestate”.
Piccolo assaggio della rubrica “Sex and Trash” nel nuovo sito di Matteo Salvini, “Il populista” con sottotitolo: “Audace, istintivo, fuori controllo”.
A poche ore dal debutto online l’homepage già gronda di articoli che vertono sulle questioni che hanno risollevato la Lega Nord nei sondaggi: l’anti-islamismo e la battaglia anti-migranti.
Tuttavia non è solo politica: cure omeopatiche, consigli per la spiaggia, sport e ricette danno un tocco generalista al sito che ha soppiantato la defunta “Padania”, non senza proteste da parte dei giornalisti.
Le notizie confezionate per fare clic spesso sono prese da altri organi di stampa e titolate in senso salviniano. “Allah ci proibisce di scop…” è la versione alla Trump della vera denuncia di una ragazza pakistana sui tabù sessuali imposti dalla religione islamica, mentre il servizio sulle donne stuprate e infettate dai guerriglieri del Califfato islamico diventa nel “Populista” una occasione per fare sarcasmo: “L’Isis deve cambiare sigla in Aids”.
Oltre all’ossessione per la libertà delle donne musulmane, “il Populista” dedica ampio spazio alle notizie che mettono in cattiva luce la sinistra, i migranti e i centri sociali: vignette dissacranti sul papa, stranieri che occupano case e picchiano i proprietari, ancora stranieri che massacrano di botte un italiano dopo aver urinato in strada. Segnalazioni, queste, tutte raccolte nella sezione “L’invasione” evidentemente dedicata a dare l’impressione che le persone non italiane compiono unicamente reati e gesti di maleducazione.
“Il Populista” è la presunta trasposizione giornalista della grande capacità comunicativa di Matteo Salvini attraverso i social network. A volte la sintesi di una notizia e la sua lettura politica in salsa leghista è così fulminea da strappare una risata: il papa riceve un importante riconoscimento europeo come il premio Carlo Magno e pronuncia un discorso ormai epocale nel quale esorta a non costruire muri?
La risposta di Salvini è così semplice da non sfiorare il verbale: “Mah”.
Non manca la cronaca titolata come la più celebre “Cronaca vera”: “Penetrazione letale. Quando il sesso ti toglie il respiro” si riferisce alla morte di una donna mentre si trovava appartata in macchina con l’amante, succosa avventura di provincia trasformata in divertimento pecoreccio alla Dagospia nonostante il dramma.
Spazio anche alle rubriche salutiste e alle manifestazioni floreali: “Come curare le allergie con rimedi fitoterapici”, la fiera milanese “Orticola”, il classico suggerimento per l’estate con “Borse in paglia e plastica” per le spiagge, una intervista all’antropologo La Cecla contro “i filosofi del pentolame”.
E’ il Salvini-pensiero che diventa finto-giornalismo: il condirettore è lo stesso leader della Lega Nord, che ha deciso di andare oltre il giornale di partito.
Lo dirige lui, e basta.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 9th, 2016 Riccardo Fucile
I VANTAGGI SONO TUTTI PER I CANDIDATI RENZIANI: A GIACHETTI VIENE TOLTA UNA SPINA ALLA SUA SINISTRA… A MILANO DIFFICOLTA’ IN PIU’ PER PARISI
Nella politica che guarda al dito anzichè alla luna, l’esclusione di due liste a Roma e a Milano
solleva subito l’interrogativo malizioso: a chi conviene?
Risposta non difficile, i vantaggi sono probabilmente tutti per Renzi. In quanto l’assenza di Fassina nella corsa per il Campidoglio (se sarà confermata dopo i ricorsi) toglierà una spina nel fianco sinistro a Giachetti, il candidato Pd.
Stessa cosa a Milano: senza l’apporto dei Fratelli d’Italia, il campione del centrodestra Parisi avrà qualche difficoltà in più a battere Sala, sul quale punta fortissimo il premier.
Ma queste sono, appunto, le deformazioni di una certa politica che vive di calcoli un po’ mediocri, e nella presentazione delle liste vede l’occasione per qualche sgambetto agli avversari più sprovveduti.
I precedenti non mancano, sei anni fa nel Lazio venne addirittura cassata la lista del Pdl, con grande scorno di Berlusconi.
A chi guarda invece la luna, cioè la sostanza delle cose, interessa un po’ meno sapere se le firme raccolte da Fassina a Roma recavano tutte quante data e timbro, oppure se gli sciagurati presentatori del simbolo FdI a Milano hanno utilizzato moduli vecchi anzichè quelli nuovi.
Le forme certo contano, e sarà il Tar a decidere se sono state rispettate con la doverosa attenzione.
Però bisogna aver chiaro che qui si sta parlando di controlli molto terra terra, da cui nulla veniamo a scoprire circa la qualità delle candidature messe in campo, sulle persone in carne e ossa che domandano il nostro voto, e nemmeno sul minimo indispensabile per giudicarle: la fedina penale.
Sembra incredibile, eppure al tempo della cosiddetta «antipolitica», quando l’onestà viene sbandierata come principale e talvolta unico metro di giudizio, ai 150 mila candidati delle prossime elezioni Comunali la legge richiede niente più che un’autocertificazione.
Nella quali debbono dichiararsi a posto con la Severino, in altre parole di non avere avuto condanne negli ultimi 6 anni tali da renderli incandidabili. I controlli svolti ieri dalle Commissioni elettorali non sono andati nemmeno a verificare se l’autocertificazione è vera o falsa; si sono limitati a constatare che ci sia, e stop. Qualche prefettura più zelante farà una verifica, però si tratta di eccezioni. E comunque, all’applicazione della legge Severino sfuggono tutti quei casi su cui la politica si è scoperta improvvisamente ipersensibile e attenta.
Per esempio, può candidarsi chi è sotto inchiesta. Chi è stato già rinviato a giudizio. Chi risulta condannato in primo o in secondo grado (salvo essere sospeso da sindaco o da assessore, casomai venisse eletto).
Può concorrere ai parlamentini locali come a quello nazionale chiunque abbia «carichi pendenti», di cui peraltro non esiste neppure un Casellario nazionale.
Unica eccezione, i casi su cui ha posato l’occhio la Commissione parlamentare antimafia. Lì non solo verranno accertati i carichi pendenti, ma verranno chiesti lumi alle varie Procure sulle indagini in corso e perfino relazioni alle forze dell’ordine. Peccato che l’Antimafia non abbia il tempo, e nemmeno i mezzi, per battere a tappeto i 1400 comuni dove secondo la presidente, Rosy Bindi, il crimine organizzato ha la pessima abitudine di infiltrarsi.
Dunque le verifiche della Commissione si concentreranno su una quindicina di città piccole e grandi, tra cui lodevolmente Roma.
Troppo poco? Meglio che niente.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Maggio 9th, 2016 Riccardo Fucile
FASSINA PROVA A DICHIARARSI “FIDUCIOSO” PER IL RICORSO AL TAR
Incredulità . Smarrimento. Allarme rosso, anzi allarme Sel.
Nicola Fratoianni, coordinatore di Sinistra ecologia libertà , è seduto sulla panchina nel cortile di Montecitorio e parla continuamente al telefono. A occhio nudo, si vede chiaramente la sua agitazione. Che è anche l’agitazione di tutto quel mondo che un tempo si sarebbe definito vendoliano.
Il telefono cellulare di Fratoianni e dei parlamentari di Sel sono roventi da quando tutti loro hanno saputo che le due liste a sostegno di Stefano Fassina, candidato al Comune di Roma, non sono state ammesse.
Difficile farsene una ragione dopo che il candidato di Sinistra italiana è stato il primo a scendere in campo in questa competizione elettorale per il Campidoglio: “Com’è possibile? Come si fa a sbagliare la compilazione dei moduli? Come?”.
All’incredulità si mescola la rabbia. E una risposta per ora non c’è, ma parte la caccia ai responsabili del pasticcio.
Nonostante Fassina dica, nella conferenza stampa subito allestita nella sede del comitato elettorale, che in questo momento si è “tutti uniti”.
Intanto il candidato sindaco di Roma ha trascorso la mattinata con i suoi avvocati, che hanno stilato il ricorso nelle speranza che le due liste vengano riammesse.
Poi, all’una in punto, si presenta nella sede del comitato e sfoggia sicurezza: “Ci sono tutte le condizioni per rimanere in campo, noi rimaniamo in campo, continuiamo con l’agenda per la campagna elettorale”.
E ancora: “Abbiamo presentato tutte le firme necessarie, su alcuni moduli mancava la data, questo ha comportato la nostra esclusione. Abbiamo fatto ricorso, possiamo dimostrare con assoluta certezza che la certificazione delle firme è avvenuta entro i 180 giorni previsti dalla legge. Siamo fiduciosi, ci sono sentenze di casi analoghi che si sono risolti positivamente”.
La parola d’ordine è: non abbattiamoci, compagni!
Ma lo slogan del candidato non sembra fare breccia nel resto del partito. Che continua ad essere preoccupato. E tutti leggono e rileggono la norma che regola le compilazioni delle liste. Quella che prevede che le firme siamo raccolte solo a partire dal 180esimo giorno prima del voto.
E devono essere certificate da un pubblico ufficiale che le convalidi, controllando che siano corredate da nome, cognome e documento di ogni sottoscrittore.
Intanto su questa vicenda le voci si rincorrono.
Qualche maligno, dentro e fuori dal Palazzo, pensa che la bocciatura delle liste sia stata studiata a tavolino da Fassina e dai suoi, alla luce di sondaggi che vedrebbero Sinistra italiana in difficoltà .
A chi gli chiede a chi andranno i suoi voti, Fassina risponde: “Nessuno si preoccupi, i voti andranno a noi”.
Ma il Pd inizia a corteggiarli.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 9th, 2016 Riccardo Fucile
SONO PASSATE DA 378.000 A 418.000, DOVEVANO ESSERE RIDOTTE DEL 30% IN QUATTRO ANNI
E’ bastata una circolare dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. 
E in un colpo solo, il numero delle slot machine autorizzate in Italia è aumentato di 40mila unità , passando da 378mila a 418mila macchinette.
Come scrive il Corriere della Sera, il paradosso è che mentre l’ultima legge di Stabilità prevede una riduzione delle macchinette, nell’ordine del 30% in quattro anni, di fatto gli apparecchi sono aumentati del 10% in quattro mesi.
La manovra 2016, infatti, aveva stabilito una riduzione “in misura non inferiore al 30% degli apparecchi” da qui al 2019.
E come hanno precisato i Monopoli, a febbraio 2016, per operare questo taglio si “fa riferimento a una data certa (il 31 luglio 2015) e anche a un numero certo (378.109), che comprende sia gli apparecchi in esercizio sia quelli in magazzino”.
E hanno aggiunto che “numeri diversi che fossero stati raggiunti in data successiva non potranno mai costituire un diverso e superiore punto di riferimento per applicare la riduzione (che, tra l’altro, potrebbe essere anche superiore al 30 percento) prevista dalla legge”.
Di conseguenza, l’Agenzia ha precisato che “essendo 378.109 le slot attive al 31 luglio 2015, gli effetti della riduzione saranno tali da portare progressivamente (nell’arco di 4 anni) gli apparecchi a ridursi sino a un numero non superiore a 265mila”.
Ma poi è arrivata la circolare dell’Agenzia a cambiare le carte in tavola. Nel documento, riporta ancora, il Corriere, si precisa che la legge di stabilità viene a fissare un tetto oltre il quale “è precluso il rilascio di nuove autorizzazioni“: ma quel tetto fa riferimento non più alle macchine operanti al 31 luglio, bensì al 31 dicembre 2015. E precisa che “tale numero è pari a 418.210 unità “.
La stessa circolare aggiunge che la riduzione scatterà dal primo gennaio 2017, ma intanto le concessioni scadute non saranno cancellate. Insomma, nel 2016 le 418mila macchinette esistenti rimarranno al loro posto. E saranno il 10% in più rispetto all’anno scorso, alla faccia della legge di Stabilità .
E se la manovra del 2016 di fatto è stata aggirata, lo stesso discorso vale per quella del 2015.
La manovra, infatti, aveva aveva introdotto una contestata tassa a carico di gestori e concessionari delle macchinette. Il gettito atteso era 500 milioni con scadenza a ottobre scorso, ma finora ne sono arrivati molti meno: il buco nelle casse dell’erario è pari a 160 milioni di euro.
Molte società non pagano in attesa di una decisione della Consulta, ma il balzello è in vigore a tutti gli effetti.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 9th, 2016 Riccardo Fucile
UNA STRATEGIA PER PIAZZARE I TITOLI RISCHIOSI
Militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Arezzo e Firenze hanno eseguito perquisizioni locali finalizzate alla ricerca e al sequestro della documentazione riguardante il collocamento sul mercato finanziario delle obbligazioni subordinate, emesse dalla Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio ora in liquidazione coatta amministrativa.
Lo rende noto la procura di Arezzo precisando che dalle indagini è emersa la presenza di una “cabina di regia” a livello manageriale, che ha prescritto il collocamento delle subordinate individuando anche soggetti con un profilo di investitore a “rischio basso”.
L’attività investigativa è relativa all’ipotesi di concorso nel reato di truffa aggravata ed è indirizzata alla ricerca della documentazione e della corrispondenza dei vari responsabili di area, che, afferma la procura di Arezzo in una nota, hanno imposto – tramite circolari interne e altre condotte al vaglio degli inquirenti – la sottoscrizione di subordinate a una clientela retail, priva di un profilo finanziario adeguato all’investimento, proposto di norma ai clienti ‘professionali’, che possiedono le competenze necessarie per prendere consapevolmente le proprie decisioni e per valutare correttamente i rischi che assumono”.
La presenza della ‘cabina di regia’ a livello manageriale è emersa “con ragionevole certezza” anche grazie alle dichiarazioni contenute nelle oltre 400 denunce raccolte.
È da essa che sarebbe partita la direttiva di collocamento delle subordinate in modo “granulare”, individuando anche soggetti con un profilo di investitore a “rischio basso” e non più solo a “rischio medio-elevato” in linea con la tipologia di investimento finanziario.
Gli investimenti in subordinate, su proposta dei responsabili d’area e degli uffici territoriali, sono stati prospettati ai vari clienti come investimento sicuro ed analogo a quelli in obbligazioni ordinarie e titoli di Stato.
“Talvolta – specifica la procura – addirittura il cliente è stato spinto ad effettuare il disinvestimento di operazioni a capitale garantito per favorire l’acquisto delle obbligazioni subordinate, che gli era stato proposto come ‘una promozione’ della Banca rivolta ai propri clienti migliori, ma che doveva essere sottoscritta in tempi brevissimi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 9th, 2016 Riccardo Fucile
CONTRIBUTI INDEBITI SULLA BASE DI PRESTAZIONI DI LAVORO FITTIZIE
Recuperare almeno 600 milioni di euro dagli sgravi non dovuti a 60mila aziende, per le assunzioni
di circa 100mila lavoratori che non ne avevano diritto.
E’ l’obiettivo dichiarato dall’Inps che ha verificato la posizione del milione e mezzo di assunti nel 2015: dal calcolo dell’Istituto di previdenza, la stima dei contributi non versati dalle aziende sulla base delle norme sull’esonero (8mila euro per ogni assunzione a tempo indeterminato) è pari a 600 milioni di euro per il triennio.
Le risorse recuperate andrebbero a riduzione del debito.
L’Inps, inoltre, stima di poter recuperare nel 2016 fino a 850-900 milioni grazie al nuovo sistema di controllo della vigilanza documentale basato sull’incrocio delle banche dati e sull’intervento preventivo anzichè uno più complicato ex-post: una volta ottenuti gli sgravi, infatti, sarebbe molto più difficile recuperare le somme mancanti alle casse dell’erario.
Il faro dell’Inps è in particolare rivolto sugli sgravi triennali previsti dallla legge di Stabilità e dal contrasto al lavoro fittizio: “Nel 2014-2015 abbiamo identificato 700 aziende fittizie e le abbiamo bloccate e 30mila finti lavoratori le cui posizioni sono state annullate. Nel 2016 contiamo di arrivare al 50% in più, quindi 500 aziende e 20mila lavoratori per un mancato esborso di 160 milioni”, ha spiegato la direttrice entrate Gabriella Di Michele secondo cui si potrebbe arrivare a “850-900 milioni comprese attività di minutaglia”.
“Il contrasto all’omissione, elusione ed evasione contributiva può dare un contributo molto importante alla riduzione del debito pubblico in Italia” sottolinea il presidente dell’Inps, Tito Boeri che poi aggiunge: “Spesso questi fenomeni sono infatti legati al nero e all’evasione fiscale. Nell’ultimo anno abbiamo investito molto sulla vigilanza documentale e sull’incrocio dei dati delle diverse banche dati”.
(da agenzie)
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Maggio 9th, 2016 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO DEL PD: “LA MIA PORTA E’ SEMPRE APERTA”… IL PARTITO ROMANO DI SEL ERA SEMPRE STATO PER IL DIALOGO CON GIACHETTI
«Mi dispiace per Stefano e per i ragazzi di Sinistra italiana. Aspettiamo l’esito del ricorso. Poi, però, è chiaro che la mia porta nei confronti degli elettori di sinistra è aperta, come del resto lo è sempre stata fin dall’inizio di questa campagna elettorale». Una biciclettata sull’Appia antica con Francesco Rutelli, poi allo stadio per la «sua» Roma che batte il Chievo e infine, a metà del pomeriggio, la notizia che per Roberto Giachetti potrebbe cambiare le sorti della campagna elettorale: le liste di Stefano Fassina vengono «depennate» dall’ufficio elettorale del Comune e, salvo naturalmente una vittoria in sede di ricorso, il vicepresidente della Camera si ritrova senza più «nemici» a sinistra
Giachetti, così, parlando coi suoi fedelissimi mostra fair play («potremmo ironizzare, ma lasciamo stare…», dicono i giachettiani, che non dimenticano le frecciate lanciate da Fassina contro di loro) ma ha già programmato una riunione col suo staff, prevista per oggi, per capire come impostare la campagna elettorale.
I suoi alleati «moderati» lo ammoniscono: «Lo invitiamo – dice Lucio D’Ubaldo, coordinatore della lista «Più Roma», quella con Maria Fido Moro capolista – a non mutare presupposti e tenore della sua candidatura».
Ma è evidente a tutti che, dall’eventuale estromissione di Fassina dalla competizione, Giachetti sia quello che ci può guadagnare di più.
Perchè, anche se l’ex viceministro all’Economia è sempre stato contrario ad ogni tipo di accordo col Pd, arrivando persino a teorizzare un appoggio ai Cinque Stelle al ballottaggio, dentro Sinistra italiana c’è tutto un gruppo (quello che fa riferimento ai romani di Sel) che aveva lavorato per «ricucire» il rapporto e tenere aperti dei canali di comunicazione.
Ma poi, oltre al ceto politico, ci sono gli elettori. Che, senza Fassina, tra i candidati principali, si ritrovano col solo Roberto Giachetti nel centrosinistra.
Ora, una parte del 5-6% di voti che sarebbero andati, secondo i sondaggi, a Si finiranno pure (magari per protesta antirenziana) a Virginia Raggi, oppure nel non-voto.
Ma anche se l’esponente del Pd recuperasse l’1-2%, quei voti in più potrebbero fare la differenza tra vivere o morire.
Cioè tra andare al ballottaggio (contro M5S) o non andarci, visto che – in base a tutte le rilevazioni – Giachetti, Meloni e Marchini sono stretti in due punti, due punti e mezzo percentuali.
E con circa un milione di votanti stimati (il 50% del corpo elettorale), l’1-2% equivale circa a 10-20 mila voti.
Proprio quelli che Giachetti prenderebbe da Fassina.
Ernesto Menicucci
(da “il Corriere della Sera”)
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