Luglio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
“NON MI PENTO DI AVERVI AIUTATO, MA UMANAMENTE FATE SCHIFO”
Usa Facebook Vittorio Bertola, ex capogruppo al consiglio comunale di Torino per il Movimento 5 Stelle (di cui è tra i fondatori cittadini), per esprimere la sua delusione nei confronti di chi lo ha messo da parte.
I toni nel suo commento – in risposta a un post di Xavier Bellanca, uno dei membri dello staff della sindaca Appendino – sono forti, carichi di amarezza.
“Perchè forte è la delusione” spiega lo stesso Bertola all’Huffington Post, riferendosi al comportamento umano che la nuova squadra pentastellata ha avuto verso di lui.
Si pente solo di aver offeso, ma non di aver scritto quella che è la sua verità .
Sicuro di aver subito anche le antipatie personali di alcuni, e sicuro di essere “stato sfruttato fino all’ultimo per poi improvvisamente staccare il telefono, non rispondere più alle mail e ai messaggi” e scoprire la verità da terzi.
Tramite i giornali o tramite chi – spiega – “mi ha chiamato per dirmi che in quel famoso raduno del 16 luglio avevano addirittura messo ai voti se potessi meritare o meno un ruolo”.
Ma è sul concetto di democrazia che incalza e insiste. Su Facebook: “Questa sarebbe meritocrazia?… È falso che il Movimento 5 Stelle sia una squadra… È falso che gli attivisti contino qualcosa”.
Vittorio Bertola oggi si chiede “che fine hanno fatto la democrazia e il dialogo che hanno riempito la campagna elettorale di Chiara Appendino?”
Il merito, che Bertola ritiene di avere più di chiunque altro, non solo per l’attività politica fatta con il Movimento 5 Stelle in questi anni e ne consegue quella che reputa quantomeno esperienza e competenza, anche per quelle skills riconosciute sul piano nazionale e internazionale che lo potevano collocare in un settore come quello dell’innovazione o in quella mancata investitura ad assessore ai “Sistemi Informativi” nella nuova Giunta Appendino.
Oltre ad essere stato candidato a sindaco di Torno nel 2011, risultando il terzo più votato con oltre 22.400 voti, pari a circa il 5%, in passato è stato partner o socio fondatore di varie startup legate a Internet.
Si occupa inoltre da molti anni delle politiche di Internet a livello nazionale e internazionale: membro del Working Group on Internet Governance (WGIG) delle Nazioni Unite, su nomina del Segretario Generale Kofi Annan, e membro del Comitato Consultivo per la Governance di Internet del governo italiano.
È tra gli inventori dell’Internet Governance Forum (IGF) delle Nazioni Unite, dove ha coordinato il comitato della società civile e guidato la campagna per la Carta dei Diritti di Internet, promossa da Stefano Rodotà .
Guardando il suo curriculum le competenze non mancherebbero: curriculum che, come richiesto, lo stesso Bertola aveva inviato per poter essere scelto.
Il rapporto con Chiara Appendino non è mai stato idilliaco e conseguente il dissenso poi di molti militanti del Movimento.
“Non è soltanto la rabbia a farmi parlare – prosegue – ma la consapevolezza che questa scelta sia uno spreco di risorse. Due terzi del lavoro l’avevo fatto io, forse nessuno è indispensabile, ma utile sì. Conosco quello che è stato fatto e quello che c’è ancora da fare, per questo mi sembra insensato tale comportamento inteso almeno nel senso civico e nel bene per la città ”.
Su Facebook augura di “fare bene perchè ora governate la mia città , non mi pento di avervi aiutato perchè Torino aveva bisogno di rinnovamento…” e auspica che la nuova squadra, seppur con meno competenze e con una diversa esperienza possa davvero riuscire a mantenere le promesse fatte agli elettori e ai cittadini.
“Forse è proprio vero che nessuno è profeta in Patria – conclude – bisogna comunque lasciar lavorare, ma già nei primi mesi un primo risultato si vedrà . Il giudice sarà appunto il merito”.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
IN UN POST ATTACCA IL PD, POI LO CAMBIA E SPARISCE OGNI RIFERIMENTO
La Procura di Roma indaga sugli incarichi di Virginia Raggi alla Asl di Civitavecchia. L’esposto era
stato presentato poco prima del ballottaggio da Renato Ienaro, vicepresidente della associazione Anlep, perchè Raggi quando era consigliera comunale a Roma “avrebbe omesso – aveva scritto Ienaro a seguito di informazioni di stampa – di dichiarare incarichi e compensi per attività professionale svolta in favore dell’Asl di Civitavecchia”.
Circostanza per la quale, recitava l’esposto, “potrebbe ipotizzarsi il reato di falso ideologico in atto pubblico”.
L’episodio, che aveva infuocato gli sgoccioli della campagna elettorale romana, ora irrompe a un mese dall’insediamento della nuova sindaca a Cinque Selle.
Ma la sindaca guarda avanti: “Ho piena fiducia nel lavoro della magistratura. Noi continuiamo a lavorare per la città .”
Insomma, Raggi non ci pensa proprio a mettere in discussione il suo ruolo.
Ma la storia ha anche un altro risvolto.
È stato modificato l’ultimo post su Facebook di Virginia Raggi.
Il sindaco di Roma aveva postato sulla sua pagina Facebook per spiegare di aver chiarito ogni aspetto in Procura per quanto concerne i suoi incarichi presso la Asl di Civitavecchia, su cui è stata aperta un’indagine.
Nella versione originaria pubblicata poco prima delle 22 la pentastellata scriveva in un passaggio: “Mentre il Pd, da parte sua, cerca pretestuosamente di attaccarci su ogni fronte, noi continuiamo a lavorare per la città “.
Stamattina la versione dello stesso post appare cambiata: “Mentre qualcuno, da parte sua, cerca pretestuosamente di attaccarci su ogni fronte, noi continuiamo a lavorare per la città “. In sostanza l’attacco finale al Pd è scomparso.
(da agenzie)
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Luglio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
TENSIONE DOPO COLONIA E I RADUNI DEGLI ISLAMOFOBI DI PEGIDA
Che il rischio di azioni terroristiche fosse ai massimi livelli, le autorità tedesche lo sapevano da tempo.
Negli ultimi mesi la Germania si è trovata sempre più all’angolo, stretta tra due fuochi. Da una parte la minaccia jihadista, che nell’ultimo anno e mezzo ha procurato una serie di allarmi più o meno reali.
Dall’altro la crescita dell’estremismo di estrema destra, a sfondo razzista.
Quell’odio crescente verso gli stranieri, alimentato dalla crisi dei rifugiati esplosa nell’estate di un anno fa, che si è fatto sentire su due fronti. In modo «democratico», vale a dire nelle urne, con la crescita esponenziale del partito Afd.
E in modo violento assolutamente anti-democratico, nelle strade delle città tedesche. Dove, giorno dopo giorno, cresce la paura.
Anche per le azioni di «semplici» disturbati psichici che, come ha segnalato Europol nel suo rapporto diffuso due giorni fa, agiscono perchè condizionati dal clima alimentato dai predicatori di odio. Tutti i tipi di odio.
C’è un episodio che fotografa bene la Germania di questi tempi.
È il 19 gennaio del 2015 e, come accade da tre mesi, il lunedì i militanti del movimento di estrema destra Pegida si ritrovano a Dresda.
«Fuori gli immigrati» è il loro slogan. Ma questa volta però la manifestazione viene annullata: i servizi segreti captano una minaccia proveniente da ambienti jihadisti.
C’era l’ordine di colpire quella manifestazione. Rabbia, paura, tensione.
Per la Germania inizia un periodo nero. Fatto di allarmi, arresti, attentati sventati, polemiche.
Marco Bresolin
(da “La Stampa”)
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Luglio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
ISIS E LUPI SOLITARI NON CAMBIANO I PIANI ESTIVI DEGLI ITALIANI
Solo per un italiano su tre gli attentati terroristici sono ispirati da motivi religiosi. 
Lo rivela un sondaggio di Scenari Politici per l’Huffington Post.
Secondo la rilevazione, il 30,3 per cento degli intervistati la principale motivazione che spinge i terroristi a compiere attentati è la religione musulmana.
Per un’altra quota rilevante, il 32 per cento, a motivare gli attentatori sarebbero gli interventi militari dei paesi occidentali in Medio Oriente.
Per il 23,6 per cento, invece, si tratta spesso di follia individuale o spirito di emulazione mentre per il 10,2 per cento alla base dei loro gesti c’è la mancanza di integrazione.
Infine, per il 3,9 per cento la povertà sarebbe la causa scatenante dei loro atti.
Alla domanda “Lei ha paura degli attentati in Italia”, il 54,3 per cento degli intervistati ha risposto di sì mentre il 45,7 per cento ha dichiarato di non averne timore.
Sempre secondo il sondaggio di Sp, il 17,1 per cento degli italiani ha cambiato i suoi piani di vacanze in seguito ai recenti episodi terroristici registrati nel mondo.
Quanto al rischio che ci possano essere rischi di attentati nel nostro Paese, il 27,2 per cento ritiene che l’Italia sia esposta ad un alto rischio, il 66,5 per cento che sia a medio rischio mentre per il 6,3 per cento non c’è alcun rischio che attacchi come quelli avvenuti in Francia negli ultimi mesi possano avvenire in Italia.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
ALI SONBOLY HA AGITO DA SOLO, TROVATI LIBRI SU STRAGI, “CHIARI LEGAMI” CON BREIVIK
La follia omicida di un depresso, non un terrorista islamico.
Il 18enne tedesco-iraniano autore della strage di Monaco di Baviera è stato identificato come Ali Sonboly da alcuni media britannici tra cui il Daily Mail e il Telegraph.
Il giovane potrebbe aver lanciato l’annuncio dei menù gratis per attirare clienti al McDonald utilizzando il profilo di una ragazza, Selina Akim.
Secondo la testimonianza di un vicino raccolta dal sito web del settimanale Stern, il padre del giovane è un tassista mentre la madre ha lavorato nella catena di grandi magazzini Karstadt.
La polizia di Monaco ha reso noto che fra le vittime del killer che ieri sera ha ucciso 9 persone ci sono 5 minori. Gli altri 4 morti sono “adulti”, ha aggiunto un portavoce. Sono 27 i feriti, di cui 10 in gravi condizioni. Non ci sono vittime fra i turisti.
L’autore della strage ha agito solo, non aveva complici, e a casa sua non è stato trovato materiale legato a Isis, ma solo documentazione su stragi del passato: lo ha detto in conferenza stampa Hubertus Andrae, capo della polizia di Monaco, precisando che “non c’è alcun legame” tra la strage e il tema dei profughi.
Andrae ha detto che le indagini continuano negli ambienti frequentati dal ragazzo. Ha usato una pistola Glock 9mm con la matricola abrasa, ed aveva circa 300 proiettili nello zaino. Si è suicidato con un colpo in testa. Il killer di Monaco “si trovava in cura medica e psichiatrica e si trattava di una malattia depressiva” ha annunciato il rappresentante della procura. “Questo dovrebbe dare un quadro generale della persona”, ha aggiunto.
“È evidente il legame” dell’eccidio di Monaco con la strage compiuta da Anders Breivik a Utoya di cui ieri cadeva il quinto anniversario, ha detto il capo della polizia. Uno dei libri trovati in casa si intitola “La furia nella testa: Perchè gli studenti uccidono”.
Trovato anche altro materiale e documenti che testimoniano, hanno spiegato gli inquirenti, il suo interesse ossessivo per le stragi e le sparatorie di massa commesse da giovani e studenti. La polizia ha sequestrato anche il computer del 18enne tedesco di origine iraniana.
L’autore della strage ha violato il profilo Facebook di una terza persona per pubblicare il finto annuncio sul social network che offriva cibo gratis in un ristorante McDonald’s vicino al centro commerciale Olympia dove è avvenuta la carneficina: lo ha detto il procuratore capo della polizia di Monaco, Thomas Steinkraus.
Il britannico Mail online, spiega che l’attentatore ha pubblicato il messaggio incriminato sul profilo Facebook di una certa Selina Akim.
Il tabloid spiega che si tratta di un finto profilo e pubblica il testo del presunto messaggio: ‘Venite oggi alle 16:00 da Meggi (McDonald’s, ndr) all’OEZ (l’acronimo del centro commerciale Olympia di Monaco, ndr). Posso comprarvi qualcosa se volete, ma niente di troppo caro”.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
INSULTI CONTRO GLI STRANIERI CONFERMATI DA DUE TESTIMONI
Uno scambio di accuse e insulti, molto acceso, in dialetto bavarese. È un video in cui un cittadino, dal
tetto del palazzo adiacente al centro commerciale OEZ di Monaco di Baviera dove è avvenuto l’attacco che ha provocato numerose vittime, insulta l’attentatore chiamandolo con l’equivalente tedesco di “stronzo” .
Il killer dice “sono tedesco”, nato in Germania, in un quartiere povero e abitato da percettori di sussidio pubblico (‘Harz IV’).
La discussione è molto animata. L’attentatore dice di essere stato in cura, il suo interlocutore lo insulta dicendogli che quello è il luogo dove dovrebbe stare, “in cura psichiatrica”.
Secondo altri media, l’assalitore, che secondo la polizia si è suicidato e avrebbe agito da solo, avrebbe gridato “Turchi di m***a”.
La Bild aveva precedentemente citato il racconto fatto da un testimone oculare all’emittente tedesca Rtl, secondo cui l’uomo aveva gridato “ScheiàŸ Auslà¤nder”, cioè “Stranieri di m***a”.
Gli insulti nei confronti degli stranieri sono stati confermati anche da un altro testimone, Luan Zequiri.
L’uomo ha raccontato all’emittente n-tv che si trovava nei pressi del McDonald’s teatro della sparatoria e che ha sentito l’attentatore urlare “molto forte” insulti nei contro gli immigrati.
A questo punto l’attentatore e l’uomo sul balcone cominciano a urlare l’uno contro l’altro.
L’uomo sul balcone sembra rivolgersi alle persone che stanno riprendendo la scena in video e dice riferendosi all’attentatore: “Ha una pistola, il tipo ha una pistola”.
Voce fuori campo: “Turchi del cazzo!”.
Uomo sul balcone: “Straniero del cazzo”.
L’uomo sul balcone si rivolge a qualcun altro: “Ehi! Quello ha una pistola! Ha caricato la sua pistola. Chiamate i poliziotti”.
Attentatore: “Io sono tedesco”.
Uomo sul balcone: “Tu sei un coglione, ecco cosa sei”.
Attentatore: “Smettetela di filmare!”.
Uomo sul balcone: “Tu sei un coglione. Che cazzo stai facendo?”.
Attentatore: “Sì cosa, io sono nato qui”.
Uomo sul balcone: “Sì e che cazzo credi di fare?”.
Attentatore: “Io sono cresciuto qui nella zona della Hartz 4” (riferito al quartiere povero e abitato da percettori di sussidio pubblico, ndr).
L’uomo sul balcone e l’attentatore parlano allo stesso tempo.
Uomo sul balcone: “Sì, il trattamento è quello che fa per te”.
Attentatore: “Io qui non ho fatto niente per (incomprensibile)… Per favore stai zittò.
Uomo sul balcone: “Sei un pezzo di merda”.
Uomo sul balcone alle persone vicine: “Ehi, quello sta al piano superiore”.
La persona con la videocamera corre al riparo quando l’attentatore comincia a sparare e l’uomo sul balcone dà del “pezzo di merda” all’attentatore.
Uomo sul balcone: “Scommetto che da tempo stanno cacando nella tua testa”.
Attentatore: “No, non lo stanno facendo, non lo stanno facendo, questo è il punto. Non lo stanno facendo”.
Poi il video si interrompe. Poco dopo è iniziata la sparatoria.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
IL PM: “CHIARO LEGAME CON BREIVIK, MA IL KILLER ERA IN CURA PSICHIATRICA”… ALL’ORIGINE DEL GESTO IL BULLISMO CUI ERA VITTIMA A SCUOLA
Dieci morti e 27 feriti, tre dei quali in modo grave, nella strage compiuta ieri pomeriggio a Monaco di Baviera tra un ristorante McDonald’s e un affollato centro commerciale a nord della città .
A sparare, ha annunciato in nottata dalla polizia, è stato un ragazzo di 18 anni, nato e cresciuto in Baviera, ma di origini iraniane.
Secondo alcuni media britannici il giovane è stato identificato come Ali Sonboly. Il padre del ragazzo è un tassista e la madre lavora nella catena di grandi magazzini Karstadt. Dei numerosi feriti, solo 4 sono stati raggiunti da colpi di pistola.
Il ragazzo ha ucciso 9 persone e poi si è sparato.
Una giornata di lutto nazionale è stata proclamata per oggi in Baviera, in memoria delle vittime dell’attentato. Il presidente del Land ha dato disposizione che in tutti gli edifici pubblici vengano esposte bandiere a mezz’asta.
Il killer, con doppia cittadinanza tedesca e iraniana e da diversi anni residente a Monaco, ha iniziato a sparare con una pistola poco prima delle 18 davanti al fast food. È stato inseguito da agenti in borghese e poi, come confermato dal capo della polizia di Monaco, Hubertus Andrae, si è suicidato a circa un chilometro dal centro commerciale “Olympia”, teatro del massacro.
Il caos iniziale e le voci su un’auto partita a forte velocità con tre persone a bordo avevano fatto pensare inizialmente all’azione di un commando. Gli investigatori ora escludono che il giovane avesse complici o che ci fossero altri attentatori
Interrogato il padre del killer.
Il diciottenne viveva con i genitori nella periferia della città , a Maxvorstadt. Il giornale Bild ha scritto che andava a scuola nei pressi di casa e cita un suo vicino che lo aveva visto anche ieri: “Abitava vicino a me, lo conoscevo – ha detto il ragazzo-, un mio amico era suo compagno di classe e diceva che era un tipo tranquillo”.
Il padre del killer stato portato in caserma dalla polizia per essere interrogato e per verificare una circostanza legata ad alcune frasi urlate dal giovane mentre si trovava sul tetto del centro commerciale: parlando a distanza con un uomo che lo insultava da una finestra, il killer avrebbe detto tra l’altro: “Sono sotto trattamento”.
Gesto di un ‘forsennato’, nessun legame con Is.
La polizia bavarese, nel corso di una conferenza stampa, ha firnito alcune informazioni relative al killer: “era uno studente che viveva in un appartamento di una stanza che è stato perquisito. Nessun rapporto con l’Is”.
Il ragazzo, sostengono gli investigatori, ha agito solo, non aveva complici, e a casa sua non è stato trovato materiale legato allo Stato islamico, ma solo documentazione su stragi del passato: il capo della polizia di Monaco ha anche precistao che “non c’è alcun legame” tra la strage e il tema dei profughi. Quindi si propende per l’ipotesi di un gesto di “un forsennato”.
Certo è, per gli investigatori, il legame con la strage compiuta da Anders Breivik a Utoya 5 anni fa (77 morti) “di cui ieri cadeva il quinto anniversario”.
Per la Dpa, che cita fonti dei servizi tedeschi, il killer aveva trascorso molto tempo davanti al pc utilizzando giochi di sparatorie ed ammirava l’autore della strage di Winnenden, nei pressi di Stoccarda, dove nel 2009 uno studente 17enne uccise 15 persone in una scuola.
Nessun ‘parallelismo’, invece, con il recente attacco a colpi di ascia e coltello sul treno a Wuerzburg. Sulle frasi urlate durante l’attacco, le dichiarazioni dei testimoni sono contrastanti e non chiariscono il movente.
Zaino pieno di proiettili.
Il killer ha usato una pistola Glock 9mm con la matricola abrasa, ed aveva circa 300 proiettili nello zaino, dicono ancora gli investigatori. Stando a quanto riferito dal procuratore di Monaco Thomas Steinkraus-Koch, l’autore della strage si era sottoposto a terapia psichiatrica per curare la depressione: “Soffriva di crisi depressive ed era stato ricoverato nel 2012”, hanno spiegato gli inquirenti.
Il dialogo dal tetto.
Indagini anche sul video che ha ripreso un dialogo tra lo sparatore e un cittadino poco prima della strage: una persona, da un palazzo adiacente al centro commerciale, lo insulta chiamandolo con l’equivalente tedesco di “stronzo”.
Lo scambio fra i due avviene in dialetto bavarese. L’attentatore dice “sono tedesco, nato in Germania, in un quartiere povero e abitato da percettori di sussidio pubblico”. E fa riferimento al fatto di essere stato vittima di bullismo. In una chat room, un autore anonimo ha rafforzato questa pista:”Conosco questo maledetto, il suo nome è Ali Sonboly, era in classe mia, lo prendevamo sempre in giro e lui diceva sempre che ci avrebbe ucciso”, ha riportato il Daily Mail.
Vittime giovani. Tra le nove vittime dell’attacco di Monaco (la decima è l’assalitore, che si è suicidato) ci sono tre donne, ha detto Andrae, confermando che fra i morti ci sono cinque minorenni. Il capo della polizia ha riferito che alcune delle vittime hanno le seguenti età : una di 15 anni, tre di 14, una di 19, una di 20 e una di 45. I morti erano tutti “residenti a Monaco”, ha aggiunto. Secondo il ministero degli Esteri di Pristina, tra i morti ci sono anche tre giovani cittadini del Kosovo. Tra gli altri morti, tre sono turchi e uno è greco.
Violato profilo Facebook per attirare giovani.
L’autore della strage di Monaco ha violato il profilo Facebook di una persona per pubblicare il finto annuncio sul social network che offriva cibo gratis in un ristorante McDonald’s vicino al centro commerciale Olympia dove è avvenuta la carneficina: lo ha detto il procuratore capo della polizia di Monaco, Thomas Steinkraus, durante una conferenza stampa.
A quanto pare, il killer ha pubblicato un messaggip sul profilo di una certa Selina Akim: ‘Venite oggi alle 16:00 da Meggi (McDonald’s, ndr) all’OEZ (l’acronimo del centro commerciale Olympia di Monaco, ndr). Posso comprarvi qualcosa se volete, ma niente di troppo caro”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 22nd, 2016 Riccardo Fucile
BEPPE NON VUOLE RISCHIARE DI PAGARE DI TASCA COME UNICO GARANTE, IL NIPOTE NON MOLLA IL RUOLO, CASALEGGIO JR NEPPURE: ALLA FINE LA PROPRIETA’ DEL SIMBOLO RESTA IN FAMIGLIA
Adesso il problema si chiama Grillo. Ma non inteso come Beppe. Bensì come Enrico, cioè il nipote del
leader pentastellato, avvocato e vicepresidente dell’associazione M5S.
E’ nel suo studio a Genova, dove c’è la sede legale del Movimento, che il Direttorio grillino si è riunito per decidere nei fatti la nuova struttura.
Ed è qui che tra il Direttorio (Di Maio, Di Battista, Fico, Ruocco, Sibilia) ed Enrico Grillo sarebbe andato in scena un braccio di ferro sulla proprietà del simbolo M5S. Secondo quanto si apprende, il nipote di Beppe avrebbe frenato l’operazione sul marchio stellato che al momento appartiene all’associazione Movimento 5 Stelle, formata, fino alla scomparsa di Gianroberto Casaleggio nell’aprile scorso, da quattro soci: lo stesso Grillo, Casaleggio, Enrico Nadasi (commercialista di Grillo) ed Enrico Grillo.
Mentre il Movimento cambia il corso della sua storia, Beppe Grillo è in vacanza a Olbia, anche se più fonti ben accreditate avevano riferito che nel giorno del mega vertice il comico si trovava a Genova dove era stato raggiunto dal Direttorio anche per i suoi 68 anni.
Insomma, attorno alla presenza del leader pentastellato si è alimentato un giallo. Roberto Fico scrive su Facebook: “Peccato che noi cinque siamo a Genova ma Beppe è in vacanza e quindi si trova proprio in un’altra regione”.
Così un utente chiede: “Allora, per quale motivo siete a Genova?”.
In mattinata viene riferito — da fonti parlamentari – della riunione nello studio legale di Enrico Grillo, senza però lo zio.
Carlo Sibilia, dal canto suo, prova a confondere le acquee: “Nessuna riunione segreta. Non c’è nessun cambio di proprietà ”.
Luigi Di Maio va oltre: “Grillo e il suo futuro non sono in discussione nel Movimento 5 Stelle. L’unica cosa da fare – spiega – è che dobbiamo adeguare un po’ di scartoffie ad alcune ordinanze della magistratura che sono state emesse negli ultimi giorni”.
Il riferimento è alla questione dei ricorsi dopo che il tribunale di Napoli ha dato ragione agli espulsi e quindi Beppe Grillo, in quanto unico garante e presidente del Movimento, rischierebbe di rimetterci i soldi di tasca sua.
Anche per questo è stato deciso di creare un comitato di garanti ad hoc e di modificare lo statuto.
Non solo. Il passaggio storico sta nella volontà di Grillo di non essere più lui il proprietario del simbolo in quanto presidente dell’associazione.
Dell’associazione però, come è noto, fa parte anche il nipote che — secondo quanto si apprende — non sarebbe intenzionato a cedere la proprietà per lasciare tutto lo spazio ai parlamentari.
Quindi, la via di mezzo che porterebbe alla quadra – si ragiona in queste ore – sarebbe un ingresso del Direttorio nell’associazione al posto di Gianroberto Casaleggio.
In questo caso però si aprirebbe un problema enorme con alcuni deputati e i senatori ortodossi, convinti ancora che “uno vale uno” e che soffrono la sovraesposizione del Direttorio.
In questo contesto però anche l’Associazione Rousseau, fondata da Davide Casaleggio, non vuole essere esclusa.
Insomma, nella storia dei partiti le litigate su chi deve tenere il simbolo sono sempre avvenute una volta compiuta la scissione, nel caso dei 5Stelle avviene quando il leader Beppe Grillo ha deciso di fare un passo indietro causando un terremoto nel Movimento che prova a camminare sulle sue gambe.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 22nd, 2016 Riccardo Fucile
TRA MENU TRICOLORE E GAFFE DI TOTI, SI DELINEA IL FUTURO PARTITO
Villa San Martino (Arcore) ore 14,15. Il menù tricolore è stato già servito a tavola. Silvio Berlusconi, un po’ stanco ma lucido, è seduto tra Gianni Letta, l’uomo della diplomazia e dalla tutela aziendale, e Valentino Valentini, l’uomo dei dossier più delicati, odiato dal cerchio magico che fu.
Il Cavaliere racconta quanto è stata dura: l’intervento, il dolore, la paura.
Poi fa ingurgitare alla riottosa nomenklatura il piatto forte del giorno: “Il partito non gira e va riorganizzato, ho chiesto a Stefano Parisi di fare una due diligence. È un manager, un tecnico, chi meglio di lui? Personalmente lo stimo e penso possa essere utile”.
La nomenklatura azzurra ascolta con rispettoso silenzio. Attorno al tavolo i capigruppo di camera e Senato, i vice. E poi: Antonio Tajani, Mara Carfagna, Maurizio Gasparri, Altero Matteoli, Gregorio Fontana, Sestino Giacomoni e Giovanni Toti
Olive, mozzarelline, pomodorini, per antipasto. Maccheroncini tricolori. Un trionfo di verdure, tricolori anch’essi.
Tutto è politica ad Arcore, compreso il ritorno del menù abolito nell’era del “cerchio magico”.
Meno digeribile la pietanza del partito e della sua riorganizzazione, che è stata già affidata a Stefano Parisi, da Berlusconi, Letta e Confalonieri.
E che prevede la chiusura di Forza Italia e l’apertura di una nuova ditta, con molta società civile e pochi politici di professione.
Stefano Parisi, manager, ha il ruolo chiave di studiarla, pensarla, realizzarla: “Parisi — dice Berlusconi – è un tecnico, non un professionista della politica, che può darci una mano a far girare un partito che non va”.
Nel favoloso mondo berlusconiano, molto meno decisionista di come lo si rappresenta e si autorappresenta, tutto accade in modo poco lineare.
Berlusconi, consapevole dell’ostilità dei commensali all’idea, fa come ha sempre fatto. E cioè tira dentro Parisi, senza investirlo ufficialmente.
Un po’ come fece con Giovanni Toti, quando doveva fare fuori Raffaele Fitto. Fu prima inserito alle riunioni, poi nominato consigliere politico, poi candidato. E infatti il “contributo di Parisi” è nominato nel comunicato finale in cui si annuncia il rilancio del partito. Non una designazione ma l’inizio di un percorso.
Al giro di tavolo emerge la contrarietà a Parisi, secondo una scientifica divisione dei ruolo messa a punto in tanti pranzi e riunioni.
La critica è dolce e prudente nell’intervento della Gelmini, dura in quello di Romani, una clava in quello di Matteoli: “Presidente, Parisi non può venire qua a insegnarci come si fa la politica”.
Gran finale, Giovanni Toti: “Il programma che ha illustrato Parisi non è tecnico, è politico. In politica non ci si può improvvisare, ci vuole esperienza”.
Una frase giudicata poco felice dai commensali che ricordano quando fu preso da Mediaset e improvvisato politico alla bisogna.
Alla fine della riunione lo spin di Toti per i giornalisti è: “Nessuna nomina, Parisi è solo un contributo come gli altri. A Berlusconi non è piaciuta la sua intervista”.
Un paio d’ore scarse, una fatica per Berlusconi, tanto lucido di testa quanto ancora molto fragile di corpo.
Che però il vecchio leader ha voluto sopportare non per amore nei confronti dei presenti che comincia a non sopportare più, ma sia per introdurre il discorso Parisi che maturerà a settembre sia per dare un’idea di normalità : la riunione ad Arcore, il comunicato, la notizia che esce sui giornali.
Un modo per dire “ci siamo”.
Non doveva essere il luogo delle decisioni, che sono già state prese altrove. Felice Renato Brunetta, il più lineare e il meno tramatore di tutti.
Che ha incassato, nel comunicato finale il no al referendum, la madre di tutte le battaglie, da cui dipenderà il futuro del governo, del sistema politico e dei singoli partiti.
Il resto, ripete, “sono chiacchiere”. Dategli torto.
(da “Huffingtonpost”)
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