Agosto 23rd, 2016 Riccardo Fucile
PRESENTATO IL PROGRAMMA DELLA FESTA DELL’UNITA’… “VOGLIAMO OSPITARE IL CONFRONTO TRA RENZI E SMURAGLIA”
Sarà che lo slogan di quest’anno è “Lo scambio delle idee”, e l’immagine-simbolo quella di alcuni pesciolini che nuotano in direzioni diverse.
Ma dal Pd bolognese arriva un’apertura totale all’Anpi per la prossima feste dell’Unità in programma al Parco Nord dal 25 agosto al 19 settembre: dopo le polemiche furiose dei giorni scorsi, arriva il sì allo stand per i partigiani, all’interno del quale potranno distribuire il loro materiale.
Anche, va da sè, i volantini per il “No” al referendum costituzionale voluto da Renzi per il prossimo autunno.
Mentre i vertici del partito locale spingono ancora perchè si faccia qui il confronto tra il premier e Carlo Smuraglia, numero uno dell’associazione dei partigiani.
Sta a loro, durante il direttivo nel pomeriggio, decidere se accettare o meno l’invito
Boldrini, Boschi e il capitano Kirk.
E’ stato presentato oggi nel capoluogo emiliano il programma della kermesse democratica, con i suoi imponenti numeri: 3.000 volontari, un milione di visitatori attesi nei 32mila metri quadrati allestiti.
E una sorpresa: l’arrivo del capitano Kirk di Star Trek, vale a dire la star holliwoodiana William Shatner, la prima a varcare i cancelli di via Stalingrado.
Grazie a un cachet segretissimo e di certo non economico. Tra i grandi ospiti della politica, la presidente della Camera Laura Boldrini (17 settembre), sei ministri del governo e diversi big del partito, a partire da Maria Elena Boschi.
Tanti i big della politica nazionale ci sono anche Giuliano Poletti il 4 settembre, Dario Franceschini e Andrea Orlando il 5, Maurizio Martina il 13, Graziano Delrio il 18.
Poi il presidente Pd Matteo Orfini, Roberto Speranza, Gianni Cuperlo, gli ex segretari Walter Veltroni e Pierluigi Bersani. Attese poi Bianca Berlinguer e Debora Serracchiani. Presenti il governatore Bonaccini e il suo predecessore Errani. Il 16 ci sarà invece la tradizionale intervista a Virginio Merola.
La frattura con l’Anpi.
Il Pd bolognese si è candidato inoltre a ospitare il confronto diretto tra il segretario-premier Renzi e l’Anpi.
Il segretario Francesco Critelli ha espresso oggi l’auspicio che si lavori insieme all’associazione partigiana per costruire quell’evento:
“Come sempre abbiamo invitato il nostro segretario nazionale nonchè presidente del Consiglio e siamo fiduciosi per una sua visita. Ci siamo detti disponibili a ospitare il dibattito con il presidente nazionale dell’Anpi. Ribadiamo questa nostra disponibilità , anche se sappiamo che bisogna creare condizioni idonee perchè l’Anpi accetti di costruire un dibattito insieme, così come stiamo facendo in questi giorni con l’Anpi locale”.
(da “La Repubblica“)
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Agosto 23rd, 2016 Riccardo Fucile
CONSORZIO VENEZIA NUOVA AMMETTE CON IMBARAZZO
Le paratoie del Mose non si alzano. Due anni di inattività , a seguito di scandali e processi, sabbia e detriti hanno bloccato il meccanismo alla base dell’infrastruttura per Venezia che costerà 5 miliardi e mezzo di euro.
Il primo test di sollevamento è stato un flop. Due paratoie non hanno funzionato, non si sono nemmeno alzate. Con tanto di imbarazzata ammissione del Consorzio Venezia Nuova per l’incidente di percorso.
A scriverlo è La Nuova Venezia nella sua edizione odierna
“Stiamo accertando quanto è successo e abbiamo predisposto un sistema di monitoraggio continuo e di pulizia dei cassoni” dice il commissario Luigi Magistro. Perchè il Mose è un sistema progettato per stare sempre sott’acqua. Gli alloggiamenti delle paratoie, gli enormi cassoni in calcestruzzo posati sui fondali, sono dotati di pompe che dovrebbero soffiare via la sabbia e impedire blocchi. Ma non è successo.
La grande spesa di manutenzione, valutata fino a 80 milioni di euro l’anno, non dovrà soltanto coprire lo smontaggio periodico, la pulizia dalle incrostazioni e dalle alghe e la verniciatura delle 79 paratoie del Mose ancorate sotto le tre bocche di porto.
Ma anche la pulizia continua dei fondali e delle intercapedini dove la corrente accumula sabbia e detriti. Un lavoro infinito e delicato.
Se non viene fatto, come ha dimostrato l’ultimo incidente, il Mose non funziona.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 23rd, 2016 Riccardo Fucile
DIANA BIANCHEDI CONTRO LA RAGGI: “LA CAMPAGNA ELETTORALE E’ FINITA, CI DIA UNA RISPOSTA CHIARA”
Archiviata Rio 2016, subito al lavoro per Roma 2024. 
Diana Bianchedi, plurimedagliata olimpica con la squadra di fioretto femminile, oggi ricopre l’incarico di coordinatrice del Comitato Roma 2024 e affila le armi in vista dell’incontro con la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che guida il fronte degli scettici sull’opportunità che sia la Capitale a imbarcarsi nell’avventura olimpica fra 8 anni.
“Ci andrò con la grande forza che ci viene dalla trasferta di Rio” dice la Bianchedi in un’intervista al Corriere della Sera.
“Le dirò che la campagna elettorale è finita e che ci diano una risposta chiara”. Al più tardi il 7 ottobre il Campidoglio si dovrà esprimere: “Direi che si va avanti – dice la Bianchedi – Altrimenti finirà davvero, ma per i prossimi 50 anni…”.
“A Rio ci siamo trovati di fronte a persone che, da tre mesi, leggono che Roma è morta. Ma con l’impegno profuso dai miei ragazzi, che ho ringraziato con una lettera, in 35 workshop, abbiamo dimostrato che da febbraio siamo andati più avanti degli altri”.
Un lavoro svolto in assenza del Campidoglio, che non ha inviato il dirigente incaricato, dicendo di voler mettere un freno alle spese comunali.
“Penso che per il Comune sia stata un’occasione persa. A parte che la trasferta la pagava il Comitato, ma in tutti gli incontri tecnici il Campidoglio avrebbe potuto fare tutte le domande del caso”.
Bianchedi respinge due affermazioni che spesso vengono rivolte al Comitato organizzatore
“La prima: che si dica che queste sono le Olimpiadi di Montezemolo. Tutti i contratti e le cariche del Comitato promotore scadono, e decadono, il 14 settembre 2017 quando verranno assegnate le Olimpiadi. Dopodichè governo, Comune, Regione possono scegliere chi vogliono loro”
“La seconda è che si arrivi a una riposta tipo “no perchè no”, come si fa con i bambini. Spero che venga fatta un’analisi accurata sul progetto, consegnato alla sindaca a metà luglio. Se ci chiedono modifiche siamo pronti”.
“Il mio posto è a disposizione. Come in pedana, se altri possono farci vincere la gara sono pronta a farmi da parte”.
Uno dei punti più discussi del progetto è il villaggio atleti a Tor Vergata, che secondo M5S è una speculazione edilizia a favore di Francesco Gaetano Caltagirone…
“Spero proprio che Raggi mi faccia questa domanda… Se trovano un’altra area di proprietà pubblica, senza vincoli ambientali, con un ente come l’Università che si fa carico della legacy, facciano pure…”
Giovanni Malagò al Resto del Carlino: “Con la Raggi parleremo con calma”.
“Ci incontreremo, parleremo con calma. Il confronto con il Comune è previsto da tempo. La mia, la nostra posizione la conoscete. Lo sport italiano considera l’Olimpiade una straordinaria opportunità per Roma, le opere e le infrastrutture necessarie per ospitare i Giochi sono esigenze della città . Vedremo. Qui a Rio ci siamo mossi nel modo giusto. Tra i membri del Cio che voteranno a Lima tra un anno stiamo riscontrando simpatia e complicità .
A Rio è emerso quanto lo sport sia un elemento costitutivo delle nostre comunità . Per questo, nei primi giorni di settembre il governo illustrerà misure di rilancio per oltre cento milioni di euro in molti impianti sportivi delle città “.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 23rd, 2016 Riccardo Fucile
LE BAGNANTI: “SIAMO QUA DOPO AVER LETTO DELLA VISITA DELLA PRINCIPESSA ARABA”… IL PRIMO CITTADINO: “DA NOI NESSUN DIVIETO”
Un tuffo con il velo, magari anche un burkini, un selfie sulla spiaggia di Alassio, e la riviera diventa la nuova Costa Azzurra, almeno per quanto riguarda le bagnanti musulmane, ovviamente accompagnate da mariti e figli.
Una diretta conseguenza del divieto all’uso del costume da bagno islamico imposto da diversi sindaci francesi.
«Per noi è diventato impossibile o quasi andare al mare seguendo le nostre usanze – hanno raccontato i bagnanti “trasfertisti” ai gestori degli stabilimenti balneari – per cui abbiamo preferito venire in Italia per trascorrere una giornata in spiaggia. E poi avevamo letto che Alassio aveva appena ospitato una principessa araba per cui abbiamo voluto conoscerla».
Si tratta di Nouf Nint Abdullah al Saud, della famiglia saudita (suo marito è Mishaal bin Abdullah, figlio del defunto re Abdullah, governatore delle regione della Mecca e oggi governatore della provincia di Najran) che per tre settimane è stata in vacanza al Grand Hotel di Alassio.
«WEEKEND PARTICOLARE»
Domenica sulle spiagge alassine si sono contate un centinaio di donne velate, che è un po’ come dire che su ciascuna spiaggia della città del muretto ce n’era una.
Un’impennata notevole rispetto alle abitudini di queste latitudini: qui il velo islamico non è certo una novità , ma finora si sono sempre visti solo sparuti gruppetti, peraltro saltuariamente.
Ma i divieti nella vicina Francia hanno spinto molti bagnanti fedeli all’Islam verso la nostra riviera, e con Sanremo un po’ troppo mondana, ecco che Alassio diventa la meta preferita non solo da turisti low cost, ma anche di famiglie borghesi e benestanti.
«È stato un weekend davvero particolare, con diverse famiglie islamiche sulla spiaggia — conferma Mike Oblak, bagnino della Sla 6 -. Saranno state un centinaio su tutto il litorale, ma spiccavano in mezzo ai tanti turisti in costume».
Ma perchè la presenza dei veli islamici si è impennata improvvisamente? I bagnini non sembrano avere dubbi. «Con i divieti imposti in Francia, i musulmani che vogliono andare in spiaggia coperti devono, per forza, migrare nei Paesi vicini — spiega Gianni Botto dei bagni Molo -. Se Alassio ha ospitato per settimane una principessa araba, pensano che questo sia un posto ospitale anche per loro. Me lo hanno confidato alcune coppie di islamici giunti qui per trascorrere una giornata in spiaggia. Avendo lo stabilimento balneare al completo, li ho dirottati nella vicina spiaggia libera».
IL SINDACO: NO POLEMICHE
Divieti in arrivo anche da queste parti? Pare proprio di no. «Sono assolutamente contrario al burqa, ma non farò alcuna ordinanza per vietare il burkini — afferma il sindaco di Alassio Enzo Canepa -. Credo che in questo momento si debbano smorzare le tensioni, e un divieto del genere, inevitabilmente, le alimenterebbe».
(da “La Stampa”)
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Agosto 23rd, 2016 Riccardo Fucile
“OBIETTIVI? DALLE DONNE AI PROFUGHI, DAI GAY AI DISABILI”: ESAMINATI 2,6 MILIONI DI TWEET
E’ un popolo nel popolo che spesso si nasconde dietro a un alias virtuale e quando appoggia le mani
sulla tastiera, odia.
Invoca Hitler se si parla di ebrei, biasima le donne quando vengono aggredite o uccise, grida ai “froci” se si discute di diritti lgbt, e pubblica tweet di fuoco contro gli immigrati.
Gli esperti li chiamano internet haters, quelli che odiano su internet, uomini e donne, cioè, che col favore dell’anonimato utilizzano sul web un linguaggio violento.
Ma attenzione a tentare di rinchiuderli in una categoria: “Dietro al nickname ci sono persone di qualsiasi tipo”, spiega Stefano Chirico, vice questore aggiunto della Polizia di Stato e membro dell’Oscad, l’Osservatorio interforze contro gli atti discriminatori. “E’ come se la rete — spiega Silvia Brena, fondatrice di Vox, l’Osservatorio sui diritti — fosse un gigantesco lavatoio dove dare sfogo alle pulsioni più negative, che altrove verrebbero censurate: l’interlocutore non è presente, non è un individuo in carne e ossa, e quindi non ci si cura dei suoi sentimenti”.
Gli internet haters, in tutto il mondo, sono milioni, e non c’è distinzione tra uomini e donne, giovani e meno giovani.
Per classificarli, piuttosto, si potrebbe utilizzare l’appartenenza o meno a un gruppo o partito politico.
Secondo lo studio intitolato Discorsi d’odio e social media, condotto da Arci e Cittalia nell’ambito del progetto internazionale Prism, contro il linguaggio dell’odio online, infatti, negli ultimi anni, da quando cioè i social network sono diventati la piattaforma numero uno per la propaganda politica, sono cresciuti esponenzialmente gli episodi di intolleranza, razzismo e xenofobia in rete.
“Usare parole di odio sul web è remunerativo, sia in termini di consenso elettorale, sia per la carriera politica di singole persone”.
Così, “figure istituzionali e politiche si fanno frequentemente autrici, per lo più impunite, di messaggi razzisti e xenofobi, appellandosi alla libertà di espressione”.
Ma, sulla base delle segnalazioni inoltrate all’Oscad, non sono i gruppi politici i principali haters online.
“Su 350 episodi denunciati relativi alla violenza verbale in rete — fa i conti Chirico — la maggioranza ha come autori semplici cittadini”. Utenti comuni, cioè, “che tramite il linguaggio dell’odio sfogano la loro paura nei confronti del diverso”.
Per tentare di dare una dimensione al fenomeno, Vox, assieme alle università di Milano, Bari, e La Sapienza di Roma, ha analizzato, tra agosto 2015 e febbraio 2016, oltre 2,6 milioni di tweet riferiti alle 6 categorie più bersagliate dai messaggi offensivi, cioè le donne, gli omosessuali, gli ebrei, gli immigrati e i diversamente abili, considerando 76 termini ‘sensibili’ (come ‘troia’, ‘zoccola’, ‘frocio’, ‘rabbino’, ‘demente’ o ‘ritardato’).
Da quel lavoro di ricerca sono nate le prime mappe italiane dell’intolleranza, che descrivono geograficamente il linguaggio dell’odio lungo tutta la penisola. “Un’istantanea, perchè Twitter garantisce l’anonimato — spiega Brena — ma la ricerca dimostra che c’è un fenomeno su cui bisogna intervenire subito”.
Secondo le mappe, principale bersaglio dell’odio via web sono le donne, vittime del 63% dei tweet negativi analizzati, seguite dagli omosessuali, 10,8%, dai migranti, 10%, e poi da diversamente abili (6,4%) ed ebrei (2,2%).
Misoginia e omofobia al primo posto, quindi, “perchè quando sono in gioco il genere e la sessualità l’odio può diventare la proiezione deformata ed eccitata di propri desideri e paure”, spiega Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, professore ordinario alla Sapienza di Roma e autore di Citizen gay. Affetti e diritti (il Saggiatore).
“Un modo, tra l’altro, di ‘rimettere le cose al proprio posto’ quando si è spaventati da mutamenti e trasformazioni sociali e psicologiche che mettono in crisi le antiche certezze binarie maschio/femmina, attivo/passivo, forte/debole, autonomo/dipendente”.
A scatenare la violenza verbale, invece, racconta Sara Cerretelli del Cospe, associazione per la tutela dei diritti che a marzo ha pubblicato L’odio non è un’opinione, può essere potenzialmente qualsiasi cosa: dagli avvenimenti di rilievo nazionale, come l’approvazione della legge Cirinnà o il Papa che dichiara ebrei e cristiani “un’unica famiglia”, fino a notizie di cronaca apparentemente neutre, che però diventano il pretesto per offendere e insultare.
“L’odio è sempre figlio di un disturbo o un disagio — racconta Lingiardi — e i social network spesso funzionano come luoghi di evacuazione delle proprie scorie psichiche. Il tweet o la sparata su Facebook che credono di essere furbi o divertenti, mentre sono solo forme di distruttività e vigliaccheria virtuale, sono come difese psichiche primitive che si esprimono attaccando aspetti fondamentali dell’umanità altrui. E’ una forma di bullismo senza esposizione fisica. Fare i prepotenti con qualcuno percepito come debole e diverso, e così sentirsi e farsi percepire dal branco come i più forti”.
Intervenire in casi di odio verbale online, però, non è semplice.
“Stati diversi hanno norme diverse, quindi ciò che è reato cambia — racconta Marilisa D’Amico, docente di Diritto costituzionale all’Università di Milano e co-fondatrice di Vox — tuttavia, viste le dimensioni del fenomeno, non credo che la soluzione sia nelle normative: cioè che serve è un cambiamento culturale. A partire dall’educazione all’uso di internet nelle scuole”.
Annalisa Dall’Oca
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 23rd, 2016 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA SUI BRACCIANTI-SCHIAVI: “SE NON CI ASCOLTANO ANDREMO A ROMA”
Canottiera nera, occhiali da sole scuri e tanta rabbia. 
Veronica Padoan, figlia del ministro dell’Economia, da qualche tempo paladina dei braccianti-schiavi del ghetto di Rignano, ha atteso pazientemente davanti alla prefettura di Foggia l’arrivo del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, impegnato per un vertice sul caporalato.
Con un megafono ha denunciato la piaga degli schiavi delle campagne e, assieme ad una quindicina di migranti, ha esposto un lenzuolo con una scritta rossa e nera: “Sul nostro lavoro decidiamo noi. We need yes”.
“E’ dal 2014 che la giunta Vendola aveva millantato di smantellare il ghetto, il problema non sono queste comunità ; il problema è che se non si organizza effettivamente il lavoro nei campi è inutile parlare di smantellare i ghetti. La questione abitativa è presente anche nei contratti provinciali e nazionali”.
La denuncia della figlia del responsabile di via Nazionale risalta soprattutto se si guardano le foto del ‘ghetto’ postate sulla pagina Facebook del ministro Andrea Orlando, che definisce il luogo “inaccettabile”.
Ancora una volta si vede una grande baraccopoli dove vivono più di duemila braccianti-schiavi costretti a dormire dove capita, a prelevare l’acqua dalle cisterne, a calpestare uno sterrato fangoso attorno al quale è ammassata un’enorme quantità di oggetti abbandonati: reti, materassi, mobili, sedie, sdraio e poi vecchie auto e vecchie roulotte.
Le baracche sono fatte con pezzi di legno e lamiera, sono come imbracate in teloni di plastica.
Delle circa duemila persone che vivono qui, la maggior parte sono uomini, ma ci sono anche diverse donne.
Il ghetto è una sorta di vera e propria cittadella nel nulla, con baracche adibite a ‘negozi’, in cui si vendono pane, alimentari e merci di vario genere, e anche una moschea per pregare.
Veronica Padoan rilascia poi una breve intervista alla Repubblica.
“Se permettete, non dovrebbe essere importante chi sono, ma quello che dico” […] “L’unico strumento reale per cambiare le cose sono i contratti nazionali di lavoro e gli accordi provinciali: sono l’unica maniera, seppur minima, per eliminare lo sfruttamento o parte di esso”. […] “Non inserire la questione del trasporto e dell’abitazione all’interno dei contratti significa regalare l’illegalità ai caporali. E questi signori lo sanno bene. Sanno che gli strumenti per cambiare le cose sono proprio quei contratti che loro hanno firmato. Sanno che la legalità del territorio e del lavoro in agricoltura passa attraverso la legalità di chi ci lavora. È una storia così banale, così triste, così vera”.
Una protesta che potrebbe arrivare fino alla Capitale, se rimarrà inascoltata.
“Ministro Orlando, ci vediamo a Roma, perchè se non ci ascoltate dobbiamo andare da un’altra parte” dice Veronica al megafono.
Poi, mano verso la Prefettura, il coro: “Questo palazzo non serve a un ca…”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 23rd, 2016 Riccardo Fucile
LA NOTIZIA DIFFUSA DALL’ESERCITO NIGERIANO: SAREBBERO STATI UCCISI 300 MEMBRI DELL’ORGANIZZAZIONE
L’esercito nigeriano ha annunciato su Twitter che il leader dell’organizzazione integralista islamica Boko Haram, Abubakar Shekau, è stato “ferito mortalmente” oggi durante un raid aereo in cui sono stati uccisi anche numerosi comandanti del gruppo. Lo riporta l’International Business Times sottolineando che la notizia non può essere verificata in modo indipendente.
L’annuncio giunge un giorno dopo la notizia, diffusa dall’aeronautica militare nigeriana, dell’uccisione di circa 300 membri di Boko Haram in una serie di raid nello stato del Borno, una roccaforte del gruppo.
Il quattro agosto Shekau aveva annunciato di essere ancora lui il leader dell’organizzazione e non la persona nominata il giorno precedente dall’Isis, Abu Musab al-Barnawi, già portavoce di Boko Haram.
L’annuncio, arrivato con un messaggio audio, indicava una probabile rottura dallo Stato islamico.
Nel settembre del 2014 anonime “fonti della sicurezza” avevano riferito che Shekau era rimasto ucciso nel corso di violenti combattimenti con l’esercito camerunese, ma il mese successivo il leader di Boko Haram era comparso in un video affermando di essere ancora vivo.
(da agenzie)
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Agosto 22nd, 2016 Riccardo Fucile
ICONOGRAFIA POTENTE MA GLI ACCORDI GUARDANO PIU’ AGLI INTERESSI NAZIONALI DI ITALIA, GERMANIA E FRANCIA CHE ALL’EUROPA
Otto minuti e 59 secondi che entreranno nella storia. 
È la durata della visita lampo sul suolo del cimitero di Ventotene del trio che prova a governare l’Europa.
Sviando i cronisti di mezzo mondo e in un ampio tratto di mare sotto controllo, Matteo Renzi, Angela Merkel e Francois Hollande hanno reso omaggio alla tomba di Altiero Spinelli, uno dei firmatari del Manifesto di Ventotene e che su quest’isola fu confinato, compiendo un gesto che vale molto più delle parole offerte ai giornalisti in conferenza stampa.
Mai come oggi l’Europa ha bisogno di gesti concreti, di immagini, di esempi da seguire, e i tre leader prima di fronte alla lapide di uno dei padri dell’Europa di oggi e poi affacciati dal poggio che ospita il piccolo sacrario, hanno mostrato, almeno nell’iconografia, di crederci ancora nell’Unione.
Poi ovviamente ci sono state le parole e le dichiarazioni.
Tre i possibili risultati, che dovranno essere confermati comunque dal vertice di Bratislava. Innanzitutto per l’Italia, nonostante la cautela della cancelliera Merkel (”la flessibilità è già prevista nel Patto di stabilità ” ha ripetuto oggi sulla Garibaldi come suo solito mantra), sarà presumibilmente possibile usare una decina di miliardi di euro nel 2017 per ridurre le tasse, in quanto ”ha fatto le riforme”; la Francia, il cui presidente della Repubblica Hollande ha rilanciato l’idea renziana di una Ventotene sede europea dell’Erasmus nelle vecchie celle del carcere di Santo Stefano, avrà più controlli alle frontiere e meno Schengen; la Germania appoggerà la politica europea di sostegno allo sviluppo in Africa con il Migration Compact, ma senza abbandonare i saldi rapporto di sostegno alla Turchia di Erdogan.
Sparita totalmente dai radar del vertice di Ventotene la Brexit e per un motivo molto semplice: il Direttorio europeo è molto diviso sul punto.
Renzi e Hollande, numeri alla mano e preoccupati per il buon andamento dei consumi e della borsa britannica a dispetto della scelta inglese di abbandonare l’Unione, vogliono trattative rapide che sanciscano subito il divorzio di Londra dai 28 paesi dell’Ue.
La Germania di Angela Merkel vuole – e forse alla fine la spunterà – un lungo addio, preoccupata che le esportazioni verso la Gran Bretagna possano flettere e intaccare quel l’enorme surplus che rende Berlino il motore degli scambi commerciali col resto del mondo .
È ancora così in Europa: serve la politica per rispondere a crisi, migranti e terrorismo, ma comanda l’economia.
In serata un segnale di speranza concreto arriva infine da un’associazione di europeisti di Ventotene: vogliono trasformare la scuola elementare intitolata a Spinelli ed ora semi-abbandonata, in un asilo per piccoli rifugiati.
Ci riuscissero sarebbe una bella notizia e già che ci sono e che l’isola si spopola per 10 mesi all’anno, potrebbero anche dare uno schiaffo morale a Capalbio e ospitare nelle case degli ex confinati ed evasi i 50 profughi siriani che in molti non vorrebbero nelle belle case pregiate di villeggiatura del borgo toscano.
Sarebbe un bell’inizio per la nuova Europa, che forse verrà .
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 22nd, 2016 Riccardo Fucile
INDICATO COME “PRINCIPE EREDITARIO DELLA JIHAD, POTREBBE PRENDERE IL POSTO DI AL ZAWAHIRI E TOGLIERE SPAZIO ALL’ISIS
Nell’ultimo messaggio diffuso il 14 agosto ha detto: «Rovesciate il regno saudita e liberate il Paese dall’influenza statunitense».
Poi, l’esortazione ai giovani sauditi a unirsi ad Al Qaeda nella Penisola Arabica (Aqap) e riprendere i combattimenti dai santuari in Yemen.
E’ Hamza Bin Laden a parlare, quello che molti indicano come il possibile e futuro leader di Al Qaeda.
«Principe ereditario jihadista», come lo definisce la Suddeutsche Zeitung, Hamza all’epoca del raid di Abbottabad, nel 2011, ha vent’anni.
A differenza del fratello Khalid, che venne ucciso durante l’operazione dei Navy Seal in Pakistan, Hamza sopravvive.
Figlio di Khairiah Sabar, una delle tre mogli di Bin Laden, è l’unico che risulta “scomparso” dopo l’incursione nel rifugio del padre.
In realtà quando i militari statunitensi fanno irruzione nel compound, Hamza si trova altrove.
In una lettera confiscata nel rifugio si scoprirà come il padre avesse manifestato il desiderio che studiasse in Qatar «affinchè rifiutasse i sospetti intorno al Jihad». Hamza dunque sembra essere il figlio preferito di Osama Bin Laden, il prescelto. Come racconta David Ignatius sul Washington Post, «il tono della lettera è quello di un padre che sente la fine vicina e vuole che il figlio segua la sua strada».
Nel 2001, durante l’attacco dell’11 settembre era al fianco del padre in Afghanistan. In un video del 2005, dal titolo i Mujahideen del Waziristan, lo si vede mentre partecipa ad un’incursione nella regione del Waziristan.
Fino al 2011, quando il padre viene ucciso.
Di Hamza dopo Abbottabad si perdono le tracce. Rimangono solo vecchi filmati che lo mostrano mentre gioca coi cugini in Afghanistan tra i rottami di un elicottero statunitense e una vecchia foto che lo mostra vestito come il padre, con un turbante bianco e un gilet mimetico.
Di lui oggi sappiamo poco e non abbiamo immagini. Ma è con la nascita di Isis e con la rottura di Al Baghdadi dal vecchio leader di Al Qaeda Al Zawahiri, che il nome di Hamza torna alla ribalta con sempre maggiore frequenza.
Nel 2015 Al Zawahiri in un audio lo presenta al mondo. In maggio è lui, in un nuovo messaggio, a spingere per l’unione delle fazioni jihadiste in Siria, in contrapposizione all’ascesa di Isis.
Poi in luglio, un altro audio, in cui minaccia gli Stati Uniti di vendicare la morte del padre
La retorica dei suoi discorsi è quella classica qaedista, rivolta contro l’Occidente e contro il nemico americano.
E se il suo ruolo appare per il momento più propagandistico che operativo, Hamza potrebbe rappresentare il ricambio generazionale necessario ad Al Qaeda per rinnovarsi e recuperare terreno su Isis, soprattutto ora che il gruppo di Al Baghdadi è in difficoltà .
«Hamza è il nuovo volto di Al Qaeda e ha il vantaggio di portare il cognome di suo padre», ha sottolineato l’analista del Brooking Institution.
Il nome di Bin Laden dunque potrebbe rappresentare un richiamo potente anche nelle fila di Isis, soprattutto dopo le sconfitte militari in Siria, in Iraq e in Libia. Ma non solo.
Ayman al-Zawahiri, diventato leader di Al Qaeda dopo la morte di Bin Laden, ha 65 anni e rappresenta la vecchia generazione di qaedisti, la stessa che non ha saputo rinnovarsi a sufficienza e che è stata scavalcata da Al Zarqawi prima e da Al Baghdadi poi, decisi – a differenza degli anziani – a instaurare uno Stato Islamico.
Hamza potrebbe davvero essere il principe ereditario che riprende il posto ai vertici della galassia jihadista, usurpato dal Califfo.
(da “il Corriere della Sera”)
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