Agosto 4th, 2016 Riccardo Fucile
DOPO IL PELLEGRINAGGIO DEL POSTULANTE SALVINI, OGGI TOCCA ALL’EX NCD
L’ex capogruppo di Ap Renato Schifani torna in Forza Italia. 
Ad annunciarlo è una nota di FI.
Schifani ha “continuato a coltivare le radici e i valori fondativi di FI, tanto da essere indotto al gesto di abbandono della sua importante carica nel momento in cui ha riscontrato una divergenza insanabile tra l’indirizzo politico di Ap ed il suo pensiero”, si legge nella nota nella quale si spiega come Silvio Berlusconi abbia accolto “con favore” la disponibilità di Schifani a tornare in FI.
“Il Presidente Berlusconi ha preso atto delle avvenute dimissioni dalla carica di Presidente del gruppo di Area Popolare da parte del Sentore Renato Schifani e delle relative motivazioni, rese pubbliche attraverso una nota inviata ai suoi colleghi Senatori”, si legge nella nota di Forza Italia che spiega: “in considerazione di quanto avvenuto, il Presidente Berlusconi ha accolto con favore la disponibilità del senatore Schifani a tornare e dare il suo valido contributo all’attività politica e parlamentare di Forza Italia”.
“Il Senatore Schifani, nel ringraziare sentitamente il Presidente Berlusconi, ne ha raccolto con convinzione ed entusiasmo l’invito rivoltogli, impegnandosi fin da adesso a dare il proprio massimo contributo per le iniziative politiche di Forza Italia”, conclude la nota del partito azzurro.
(da “agenzie”)
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Agosto 4th, 2016 Riccardo Fucile
IL PARLAMENTARE SI CONSEGNA A REBIBBIA
Caridi può essere arrestato: il Senato ha dato il via libera alla misura per il senatore Gal, dopo che ieri la Giunta per le immunià aveva dato l’ok alla richiesta (12 voti a favore, 7 contrari e un astenuto) trasmessa dai magistrati di Reggio Calabria che accusano il senatore di essere al vertice della cupola segreta della ‘ndrangheta. Pd, M5S e Lega avevano votato ‘sì’, FI, Gal e Idea ‘no’, Andrea Augello (Cor) si era astenuto e Dario Stefano (Misto) e Nino D’Ascola (Ncd) non avevano votato.
Pronto a consegnarsi.
A Palazzo Madama i voti a favore sono stati 154,110 i no e 12 astenuti: la votazione è avvenuta con voto segreto, come richiesto dai senatori di Gal, nonostante il Pd avesse proposto il voto palese.
“Ovviamente ci consegneremo noi”, ha detto l’avvocato Valerio Spigarelli, legale del senatore. E subito dopo la chiusura della seduta L’avvocato Spigarelli ha accompagnato il senatore a costituirsi in carcere, quello di Rebibbia a Roma.
“Il momento è delicato”, si è limitato a dire il penalista.
Inversione dell’odg.
Stamani il presidente del Senato Pietro Grasso aveva disposto l’inversione dell’ordine del giorno dei lavori: l’Aula è stata chiamata ad affrontare prima la relazione della Giunta per le Immunità sulla richiesta di arresto del senatore Caridi. Poi avrebbe dovuto votare gli articoli e gli emendamenti del ddl di riforma dell’editoria, ma è venuto a mancare per due volte il numero legale e il presidente Pietro Grasso ha rinviato direttamente a dopo la pausa estiva la seduta. I lavori riprenderanno il 13 settembre, appunto, con il ddl Editoria e la riforma del processo penale.
Polemiche e proteste.
E scoppia la polemica, con Gal che ha cercato di prendere tempo e il centrodestra che si è detto contrario alla decisione del presidente di Palazzo Madama.
Ma anche il Pd si è trovato in imbarazzo, con il capogruppo Luigi Zanda che ha dichiarato di non essere stato per nulla informato della cosa: “Signor presidente, prendo atto della sua decisione e lo faccio avendola appresa, come tutta l’Aula, nel momento in cui l’ha comunicata all’Assemblea”.
Ma alla fine il Partito democratico ha votato per il sì.
“Il Pd ha confermato il voto dato nella Giunta per le elezioni. Chi ha sperato in imboscate, ora sarà deluso. Lette le carte, abbiamo ritenuto che non ci fosse fumus persecutionis nell’inchiesta che riguarda il senatore Caridi. Sono decisioni comunque difficili, che il gruppo dem affronta sempre a viso aperto, con rigorosità , senza pregiudizi e caso, per caso”, ha commentato il senatore Pd Andrea Marcucci.
Autodifesa di Caridi: “Accusa sconvolgente”.
Al Senato ha preso la parola anche Caridi per la sua autodifesa da “un’accusa sconvolgente, ingiusta”. “Mai ho avuto rapporti nè ho stretto patti – ha detto – con il crimine organizzato, mai ho fatto parte di logge segrete, non ho mai svenduto il mio ruolo. Non c’è un fatto che dimostri l’infamante accusa che mi viene rivolta”.
Dopo il voto, il senatore Gal ha lasciato l’Aula commosso, tra abbracci e saluti.
Grasso irremovibile.
La decisione di Grasso ha suscitato non poche polemiche e una certa confusione: diversi gruppi, tra cui anche uno di maggioranza, Area popolare, che ha dichiarato il suo voto contrario all’autorizzazione (“Il Parlamento non è un passacarte della procura di Trani, Matteo Renzi, 31 luglio 2015”, ha detto citando il premier Gabriele Albertini), hanno chiesto a Grasso di rivedere la sua scelta, mentre FI ha provato a chiedere che si voti sulla ‘inversione dell’inversione dei lavori’.
Ma Grasso insiste: si vota sulla relazione approvata ieri dalla Giunta per le immunità .
(da “La Repubblica”)
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Agosto 4th, 2016 Riccardo Fucile
I DUE ESPONENTI DEL PD CONTESTANO LE NOMINE RENZIANE DEI NUOVI DIRETTORI DEI TG
Federico Fornaro e Miguel Gotor, senatori del Pd, si dimettono dalla commissione di Vigilanza Rai
in dissenso con le nomine dei nuovi direttori dei Tg fatte dal direttore generale Antonio Campo Dall’Orto e approvate a maggioranza dal consiglio d’amministrazione.
I due senatori scrivono in una nota congiunta: “Il consiglio di amministrazione della Rai di oggi, su proposta del direttore generale, come era stato ampiamente anticipato nei giorni scorsi, ha ufficializzato le nuove nomine dei direttori dei telegiornali. Una decisione assunta in assenza di un nuovo progetto sull’informazione dell’azienda come chiaramente emerso nella riunione della commissione di Vigilanza Rai di ieri sera e che risponde unicamente a logiche di occupazione governativa del servizio pubblico, in forme per molti versi inedite e in contrasto con il principio costituzionale del pluralismo culturale e politico. ​Si sono purtroppo confermate le nostre preoccupazioni già sollevate in occasione della nomina dei vertici Rai dello scorso agosto”.
La nota continua: “La nostra richiesta di ieri di rinviare le nomine dei nuovi direttori dei Tg, fermo restando le prerogative del direttore generale, a dopo la discussione e l’approvazione di un nuovo piano sull’informazione della Rai, non è stata messa ai voti, in modo pilatesco e burocratico, dal presidente della Commissione Roberto Fico. La nostra richiesta rispondeva all’esigenza di rispettare i ruoli di tutti i soggetti (Consiglio di amministrazione, direttore generale e Commissione di vigilanza), mentre è del tutto evidente che le nomine dei nuovi direttori generali rispondono a una logica di normalizzazione dell’informazione pubblica, alla vigilia di importanti scadenze politiche e istituzionali e nulla hanno a che vedere con il progetto di una “nuova Rai” promesso dal Pd e dall’attuale governo e oggi platealmente disatteso. In realtà , siamo difronte a pratiche e a logiche di una gravità tale da evocare il tema della questione morale di Enrico Berlinguer, quando, nel 1981, denunciava l’occupazione da parte dei partiti di governo delle principali istituzioni dello Stato, Rai compresa”.
I due senatori aggiungono: “Le nomine sono state fatte in modo non trasparente penalizzando competenze e professionalità interne, come ad esempio nel caso di una giornalista autorevole quale Bianca Berlinguer, senza che emergano un profilo e una visione di un moderno servizio pubblico. Il Partito democratico non è nato per riprodurre i vizi del passato, ma per cambiare l’Italia e, convinti che un altro Pd sia possibile, ci dissociamo da uno stile e da un costume politico che non ci appartiene e coerentemente rassegniamo le nostre dimissioni dalla Commissione di vigilanza Rai”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 4th, 2016 Riccardo Fucile
“SALVINI, MELONI E IANNONE NON SONO I MIEI RIFERIMENTI POLITICI”… “CHI RISCHIA LA VITA NELLE CAMPAGNE NON HA COLORE NE’ RELIGIONE, E’ SOLO UN UOMO”… “PRIMA DI ME IL SINDACO DEGLI SCHIAVISTI, QUELLI SOTTO PROCESSO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE”
Lo chiamano il sindaco di destra che aiuta gli immigrati: “Bisogna farla finita con l’infamia dello sfruttamento dei braccianti africani che da più di vent’anni macchia il territorio di Nardò”.
E’ Pippi Mellone, neo-primo cittadino del popoloso paese a sud di Lecce, che, sostenuto da una serie di liste civiche, si è imposto per soli 95 voti sul candidato del Pd e sindaco uscente Marcello Risi ai ballottaggi del 19 giugno.
Un amministratore fasciocomunista nella terra dei caporali? “Amo molto il libro di Antonio Pennacchi, ma rifuggo dalle categorie del passato”, risponde accalorandosi pur rivendicando la sua storia politica “orgogliosamente ancorata ai valori della destra sociale e post-missina”.
Mellone assurge alle cronache nazionali, quando il 15 luglio, meno di un mese dopo il suo insediamento, firma un’ordinanza comunale che vieta il lavoro nei campi nelle ore più calde della giornata fino al 31 agosto. “Quando l’anno scorso morì un bracciante mentre lavorava sotto il sole a 40 gradi proposi la stessa legge che però venne bocciata dalla maggioranza del Partito democratico”.
E il mantra del “prima gli italiani” proprio della destra estrema? “Chi rischia la vita nelle campagne non ha colore nè religione, è solo un uomo e io non ho intenzione di celebrare nessun funerale con la fascia tricolore al petto”.
La normativa anti-caldo del sindaco ha scatenato l’insurrezione di alcuni imprenditori agricoli che ne hanno chiesto l’annullamento a prefetto e Tar di Lecce, ma la giustizia amministrativa l’ha confermata perchè “adeguatamente motivata per la salvaguardia della salute dei lavoratori nelle campagne”.
E lui, forte della vittoria incassata, coglie la palla al balzo per picchiare duro: “Voglio ricordare che molte di quelle aziende sono le stesse coinvolte nell’operazione Sabr del 2012 sul caporalato per riduzione in stato di schiavitù”.
Un“me ne frego” alle proteste di chi è a processo per associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro nero: “Se io sono il sindaco dei migranti, come sono stato definito, vuole dire che chi c’era prima di me era il sindaco degli schiavisti”.
Eppure, oltre che alle aziende in questione, le sue politiche potrebbero fare storcere in naso a movimenti e partiti della galassia della destra populista, dalla Lega Nord a Fratelli d’Italia passando per Casapound.
“Per me Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Gianluca Iannone non sono dei riferimenti politici. Se proprio devo essere incasellato da qualche parte, ammetto che guardo con grande interesse al Movimento 5 Stelle ”.
Peccato che anche Beppe Grillo probabilmente avrebbe da ridire qualcosa sulle sue politiche pro-immigrati.
“Non mi interessa l’ortodossia, sono sempre stato minoranza anche all’interno dei partiti in cui ho militato”, taglia corto.
Ma le novità del Mellone pensiero non finiscono qui: “Durante la scorsa consiliatura sono stato il primo a proporre il registro per le unioni civili, ma il provvedimento fallì per la misteriosa assenza di un consigliere comunale del Pd”.
E ora? “Avanti tutta per allineare Nardò alle principali città dove sono garantiti i diritti delle coppie omosessuali”.
E la chiesa? “Stimo l’associazionismo cattolico che fa molti interventi meritori per nativi e migranti, ma la mia formazione è laica a partire dall’educazione impartitami dai miei genitori, mamma socialista e padre missino”.
Inevitabile a questo punto chiedergli cosa pensi della liberalizzazione delle droghe leggere dopo il siluramento alla Camera dei Deputati del ddl sulla legalizzazione.
Anche su questo punto la risposta è spiazzante: si spinge addirittura oltre il testo elaborato dall’ex radicale Benedetto Della Vedova e invoca una “soluzione all’olandese per sottrarre il grande business delle sostanze alle organizzazioni della criminalità organizzata”.
In attesa di capire come andrà a finire l’ennesima estate contrassegnata dalla schiavitù di pomodori e angurie, quel che è certo è che Mellone farà parlare ancora di sè.
E già lancia la sfida per l’autunno: “Intitoleremo la sala consiliare a Renata Fonte, l’ex assessora neretina uccisa nel 1984 per il suo impegno contro le speculazioni edilizie”. La donna occupa un posto di primo piano nel pantheon delle associazioni come Libera che si battono per la legalità e contro le mafie.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 4th, 2016 Riccardo Fucile
E’ GIA’ POLEMICA SU SOLIDORO, COMMERCIALISTA MILANESE: E’ ARRIVATO SOLO IL SUO CURRICULUM
Il curriculum di Alessandro Solidoro, torinese, classe 1961, è l’unico arrivato al vaglio della
commissione capitolina Ambiente.
Sarà lui a sostituire Daniele Fortini, in rotta di collisione con l’assessore all’ambiente Paola Muraro, al posto di amministratore unico di Ama, la municipalizzata dei rifiuti a Roma.
Il nome, scelto dai 5Stelle, è quello dell’ufficiale in congendo dell’esercito e attualmente presidente dell’Ordine dei commercialisti di Milano.
Più che un tecnico, Solidoro è un esperto di crisi aziendali.
Bocconiano come l’assessore al Bilancio, Marcello Minenna, è nato a Torino nel 1961, è padre di quattro figli ed è considerato vicino all’Opus Dei.
E’ titolare di un prestigioso studio di commercialista, in via Borgogna a Milano, con incarichi e clienti prestigiosi; ufficio che si trova a dieci minuti a piedi dalla sede della Casaleggio Associati. Pare sia solo una casualità , perchè chi ha partecipato alla scelta giura che il quartier generale milanese non c’entra nulla.
Sul suo sito, Solidoro vanta «una solida e articolata esperienza nella gestione della crisi d’impresa» e parla soprattutto di «consulenza e assistenza nella gestione delle procedure connesse al dissesto finanziario e all’insolvenza, coordinando le operazioni di ristrutturazione e consolidamento dei debiti, nonchè i processi di riorganizzazione delle imprese in difficoltà finanziarie».
Realtà , insomma, simili ad Ama. Ad affiancarlo ci potrebbe essere un “direttorio” composto da tre dirigenti interni dell’azienda romana dei rifiuti.
Sulla sua nomina già ci sono polemiche. Il parere, non vincolante della commissione Ambiente, su Solidoro è arrivato dopo circa un’ora di scintille tra Movimento 5 Stelle e l’opposizione, con un acceso dibattito sull’unico curriculum arrivato sul tavolo della commissione che si è concluso con 7 voti favorevoli (quelli di M5s) e 4 contrari (Fi, Fdi e i 2 Pd).
Le opposizioni vanno all’attacco: “Avete scelto un esperto fallimenti per dismettere Ama?”. Il capogruppo di Forza Italia, Davide Bordoni, non usa mezzi termini: “Io mi sarei voluto astenere nell’idea di dare comunque una chance a questa persona, però sono costretto a votare contro perchè non ho avuto risposte sul tema della procedura seguita per la selezione di questa figura e sul curriculum unico che ci troviamo sul tavolo, perchè mi sarei aspettato una rosa di professionisti tra i quali scegliere”.
Più duro Andrea de Priamo, consigliere di Fratelli d’Italia: “Ci state promuovendo una persona esperta di fallimenti, lo fate perchè volete dismettere Ama? Oppure per risanare anche il milione di euro pagati in consulenze alla vostra assessora all’Ambiente, Paola Muraro?”.
Valeria Baglio, consigliere del Pd, commenta che quello di Solidoro “è un profilo molto elevato ma non vedo un’esperienza specifica sui rifiuti. Mi chiedo quale piano industriale vorrà attuare, quella della sua liquidazione?”.
Risponde il presidente della commissione Ambiente, Daniele Diaco (m5s): “Ama di fatto è già fallita con 600 milioni di euro di buco, e questa è la motivazione per prendere una persona esperta di aziende in crisi. I romani, infatti, ci hanno voluto qui per risanarla, e il curriculum unico che vi è stato sottoposto è dovuto all’efficienza del M5s nel rispondere all’esigenza dei cittadini”, spiegando che all’amministratore unico “verrà affiancato un direttore generale esperto nei temi specifici e nella gestione del ciclo dei rifiuti. Alla sua selezione si arriverà al più presto.”
(da “La Repubblica”)
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Agosto 4th, 2016 Riccardo Fucile
IL MOVIMENTO CHE AUSPICA “DIFFERENZIATA E RIFIUTI ZERO” HA NEL SUO NETWORK L’IMPRENDITORE BIG DEI RIGASSIFICATORI, AMICO STORICO DI CASALEGGIO
Cos’ha a che fare, direttamente o indirettamente, Manlio Cerroni, «il re dei monnezzari», e il suo business sui rifiuti, con il mondo del Movimento cinque stelle, le sue idee e poi le sue pratiche?
Anche su questo c’è una storia che va raccontata.
La domanda che qualunque militante sincero dei cinque stelle si sta ponendo in queste ore per ricostruire il faticoso puzzle che è la verità a Roma, può trovare qualche traccia interessante in una storia illuminante di questi anni, che siamo in grado di svelare.
Negli anni a cavallo tra il 2012 e 2013 Gianroberto Casaleggio, in parallelo con la costruzione del Movimento cinque stelle – le avvisaglie del «boom», che in tanti non avevano sentito, c’erano già state nelle amministrative del 2012, e ovviamente in tutto l’autunno e inverno dello Tsunami Tour – fondò assieme ad alcuni suoi amici un network parallelo al Movimento, chiamato Think Tank Group.
C’erano fin dalla fondazione alcuni imprenditori, professionisti, e in seguito anche parlamentari del M5S di strettissima fiducia della Casaleggio (David Borrelli, che oggi è europarlamentare e è forse l’uomo più fidato di Davide Casaleggio, e Vito Crimi) e della Lega.
Ma soprattutto, assieme a Casaleggio e a Grillo – i cui nomi in un secondo momento furono tolti dalla schermata del Think Tank Group – fondatore del gruppo fu Antonio Bertolotto, presidente della Marcopolo engineering. Marcopolo è l’azienda leader italiana di rigassificatori, anche se ha chiesto da poco il concordato preventivo.
Si occupa da trent’anni della «messa in sicurezza della discarica attraverso la captazione, la depurazione e distruzione del biogas che viene valorizzato come combustibile per produrre energia verde».
Possiede più di quaranta impianti, e alcuni anche nell’area di Roma. In particolare ad Albano.
In pratica Bertolotto ha lanciato il business (pionieristico, trent’anni fa) degli impianti che trasformano in biogas i gas delle discariche e del processo di compostaggio dei rifiuti.
Un’azienda green, cos’ha a che fare con Manlio Cerroni?
Ad Albano la Marcopolo ha, in modo del tutto legittimo, operato in stretta partnership con la Pontina Ambiente, assieme alla Colari una delle società di compostaggio di Cerroni.
Cerroni smaltisce i rifiuti, e Bertolotto ci estrae biogas.
Il legame era talmente stretto e strutturale che Marcopolo, che ha sede legale in provincia di Cuneo, a Roma risponde al medesimo indirizzo e numero civico (sulla via Ardeatina) e allo stesso numero di telefono dell’azienda di Cerroni.
Altro particolare interessante, nell’elenco dei fondatori di Think Tank Group Bertolotto compare come presidente di una onlus, la Sosesi.
Come se il rapporto tra quel network – così vicino ideologicamente e materialmente al neonato Movimento – e il business dei rifiuti non fosse proprio coincidente con la propaganda cinque stelle sui rifiuti zero e la raccolta differenziata al 90%.
Non c’è nulla di male naturalmente a lavorare con Cerroni (che è indagato, ma per l’impianto di trattamento meccanico di Rocca Cencia, quello che la neo assessora Paola Muraro chiese a Daniele Fortini di utilizzare, ottenendone un sacrosanto, legalitario rifiuto).
Ma il cortocircuito è incredibile: il M5S, che ha fatto tutta la propaganda pubblica e l’ascesa politica con le campagna sul blog (della Casaleggio) sui rifiuti zero e la differenziata, ha nel suo network (tra i fondatori) l’imprenditore big dei rigassificatori, amico storico di Gianroberto Casaleggio, con cui cofondò il Group.
Una volta scoperchiato, il vaso di Pandora degli intrecci tra partito e aziende, e dei conflitti d’interessi potenziali o attuali, non smette di spargere l’odore della politica che cela il mondo degli affari.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Agosto 4th, 2016 Riccardo Fucile
PASSATA L’INDIGNAZIONE PER L’INCIDENTE IN PUGLIA, SI TORNA A RISPARMIARE SULLA PELLE DEI PENDOLARI
Il 13 luglio, il giorno dopo lo scontro tra treni in Puglia che ha provocato la morte di 23 persone,
aveva promesso lo stanziamento di “ulteriori 1,8 miliardi di investimenti per le reti regionali non di competenza nazionale”.
Ora, a distanza di tre settimane, il ministro Graziano Delrio riduce la posta di sei volte: la somma che sarà dedicata all’adeguamento di “tratti di linee interconnesse di linee ferroviarie regionali” scende a 300 milioni di euro, somma che dovrà essere stanziata dal “prossimo Cipe“.
Il titolare del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti lo ha detto anticipando l’intesa che sarà deliberata in conferenza Stato-Regioni.
Con l’occasione Delrio ha anche annunciato che ora, a tragedia avvenuta e dopo più di un anno dal varo di uno schema di decreto in materia, si è finalmente trovato l’accordo sul trasferimento di una parte della rete ferroviaria in concessione, oggi controllata dall’Ufficio speciale trasporti a impianti fissi del ministero, sotto la più stringente vigilanza dell’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria.
A dover rispettare gli standard più restrittivi dell’Ansf saranno “circa 1.850 km dei 3.400 km” di competenza regionale, tratti di “linee interconnesse”, ha detto il ministro, senza peraltro specificare in che tempi avverrà il passaggio di responsabilità .
“Era un lavoro in corso”, ha ammesso Delrio, “è stato molto importante accelerarlo nel suo esito per onorare le vittime della tragedia di Puglia”.
Per quanto riguarda le linee non toccate dall’intesa, peraltro “alcuni tratti sono già in sicurezza” ma “altri hanno bisogno di un miglioramento e di un controllo più approfondito”.
I pendolari possono attendere…
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2016 Riccardo Fucile
E ALLA FINE TI RENDI CONTO CHE DELLA POLITICA E’ BELLO PARLARNE PERCHE’ FARLA PUO’ FARE SCHIFO
Non ho mai fatto “i salti mortali” per leggere le cose scritte – e che scrive – Veneziani. Quando ero ragazzino mi piaceva leggerlo.
Crescendo, però, mi sono reso sempre più conto di quanto sia (il più delle volte) confuso e confusionario. Anche nell’ultima intervista a “Libero”, “dice e non dice”. Allude a mezze verità . Fa le piroette.
Quello che mi arriva, come sintesi finale, è che (forse) sia in cerca di una collocazione e che sarebbe disposto anche a dare una mano alla Meloni pur di raggiungere lo scopo.
Sensazioni, comunque: potrei serenamente sbagliare.
In ogni caso, manco mi interessa veramente: sincero!
Non è bello l’ambiente della destra. Forse non lo è nemmeno quello dei liberali, “moderati” (o meno) che essi siano.
Per chi non ha mai fatto politica attiva e voglia “avvicinarvisi”, riuscire a varcare la soglia della disillusione è davvero cosa molto triste.
Partiamo dalla “destra”…
In questa intervista c’è un passaggio che mi ha colpito (l’unico a dire il vero: il resto sono soltanto chiacchiere): “E la destra? Ha una idea militare: figure di riferimento sono il prete e il soldato.”
Su questo, a Veneziani, non riesco proprio a dare torto.
La “nomenclatura” ragiona così. E’ una questione di “generale” e colonnelli. La logica è sempre quella. Sono disponibili ad “accettarti” a condizione che assecondi il vanaglorioso di turno, che accetti la reggimentazione pseudo-funzionale; che tu “sia funzionale” al leaderino di turno… Inevitabile mandarli a quel paese…
A Napoli, poi, la destra è addirittura improponibile. Gente molto chiacchierata. Ducetti fuori della storia. Molto spesso arroganti, ignoranti e molto, molto presuntuosi.
Le cose non migliorano nemmeno in rete: i ducetti vanno a frotte. Li riconosci subito. Hanno il loro gruppetto. Sono apparentemente disponibili purchè tu non li contraddica nel merito “delle loro sedicenti – e sovraordinate – analisi politiche” o delle loro non meglio precisate “visioni”, ovviamente.
Il tutto condito dalla assoluta mancanza di spessore cuturale: il più delle volte, ti rendi conto che non leggono nemmeno le cose dell’attualità ; indecenza allo stato puro, insomma…
Il mondo dei “moderati” e dei liberali sa essere finanche peggiore…
Il tuo valore d’ingresso — nell’apparto di riferimento – è dato dal titolo di studio, dai libri che hai letto (o che dici e/o dimostri di leggere o di aver letto) e dall’essere inserito in un indotto funzionale…
Se “vieni” dalla Bocconi, chiaramente, è meglio… Poco importa se sei laureato a Napoli con lode e plauso della commissione. Poco importa se, per un soffio, non sei diventato un magistrato. Poco importa se “fai impresa” e lavori, anche culturalmente, ad altre cose (a proposito, ma – poi – “alla fine della fiera”, chi è davvero così evolutamente colto?)…
L’accreditamento è pseudo-scientifico, insomma. In certi casi addirittura da slinguazzamento acuto…
La questione è sociologica, insomma, ed involge (tristemente) le dinamiche dei gruppi… Ma questo, soltanto ragionando in termini di “nomenclatura”, sia in essere che di prospettiva, perchè se il riferimento è al consenso della gente, le cose cambiano radicalmente.
Ma quella è un’altra storia, ovviamente…
Alla fin, fine, ti rendi conto che della politica è bello parlarne: farla può fare addirittura schifo!
Navigando in rete, qualche giorno fa ho visto il video di un vecchio discorso alla nazione. Il leader di quel video (ad un certo punto) disse al popolo che “la crisi mondiale – che non è più soltanto economica ma è, oramai, soprattutto spirituale e morale – non ci deve fermare in uno stato di abulia o di inerzia. Tanto maggiori sono gli ostacoli e tanto più precisa e dritta deve essere la nostra volontà di superali…” Sembra una frase “semplice”, ma non lo è! Esprime una forza. Ha il senso della visione ed un preciso senso nella dinamica del messaggio e della comunicazione.
E’ una prospettiva che diventa potenzile azione: un ponte che, nel gestire il presente, pensa al futuro…
Non vi dirò chi l’ha pronunciata quella frase. Non serve. I sistemi di gestione del consenso non mi hanno mai davvero interessato. Anzi, credo che non interessino nemmeno alla maggioranza delle persone. In questo stranissimo e confuso intruglio “proletario” che ci ostiniamo a chiamamre società , il popolo ha bisogno di credere in un sogno…
Forse, un giorno, dal pattume operativo nel quale viviamo, un “folle” uomo (o una folle donna) salirà su una sedia e dirà alla gente cose che la faranno nuovamente sognare…
Per fare la storia non servono vecchie nostalgie o i postulati retrivi della storia. Occorrono idee ardite (stavo per “dire incendiarie”: sono proprio un “folle”) ed uomini veri disposti a battersi oltre la nomenclatura, oltre gli steccati dei “parametri d’ingresso” nei comparti stagni, ed oltre l’inedia della trazione social e dell’abbaglio del sedicente potere “della rete”…
Mi scuserete. Forse ho scritto cose “banali”. Nulla che possa essere così intelligente da essere apprezzato nel mondo liberale, o così accomodante per esserlo dalla pantomima della destra dei nostri giorni…
Pensieri liberi…
Tutto sommato, almeno per me, sono la cosa migliore…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Agosto 3rd, 2016 Riccardo Fucile
LO STUDIO DELLA BCE: LA BASSA QUALITA’ ISTITUZIONALE INCIDE SULL’ECONOMIA
La qualità delle istituzioni conta più delle tanto invocate riforme. Parola degli analisti della Banca
centrale europea.
Che in uno studio pubblicato nel Bollettino economico che sarà diffuso giovedì mettono in fila i dati disponibili e arrivano a una conclusione chiara: le economie dei Paesi in cui sono più scarsi l’efficacia dell’azione di governo, la capacità di varare e mettere in pratica leggi per promuovere lo sviluppo economico, il rispetto del principio di legalità e il controllo sulla corruzione — tutti indicatori del livello di qualità istituzionale, in base alla metodologia messa a punto dalla Banca mondiale – tendono a ristagnare.
E metter mano alle riforme non basta per rilanciare la crescita.
Un’ulteriore prova, dunque, di quello che molte ricerche hanno già messo in evidenza: la corruzione è tra le cause della bassa crescita.
Ma l’Eurotower aggiunge un tassello in più, chiarendo che in un contesto del genere Jobs Act, riforma costituzionale e interventi di liberalizzazione sono poco più che pannicelli caldi.
E l’Italia si trova proprio in questa situazione: nella classifica che tiene conto di tutte le quattro dimensioni è penultima nell’Eurozona, subito prima della Grecia.
Un risultato che, stando alle conclusioni del bollettino Bce, spiega perchè nella Penisola la produttività del lavoro resti bassissima e il pil continui a progredire a ritmi da “zero virgola“.
Senza istituzioni forti vincono le lobby
“I Paesi con qualità istituzionale sotto la media tendono anche ad avere mercati del lavoro e dei prodotti meno efficienti della media”, si legge in uno dei paragrafi dello studio. “Questa elevata correlazione può riflettere il fatto che in presenza di istituzioni solide le società e i regolatori hanno maggiori probabilità di imporsi sugli interessi particolari e di portare avanti riforme che portano benefici alla maggior parte dei cittadini“.
Perchè la riforma costituzionale non basta per trainare la crescita
La lezione che emerge dal paper è chiara: prima di metter mano alle regole sui contratti di lavoro, pensare di liberalizzare i mercati e le professioni o modificare la Costituzione occorre rafforzare l’ossatura del sistema.
Partendo dalla base: rispetto delle leggi e repressione dei reati, a partire dalla corruzione e dall’evasione fiscale. In caso contrario è del tutto velleitario sostenere, come ha fatto la ministra Maria Elena Boschi, che la riforma costituzionale farà “aumentare il pil dello 0,6% nei prossimi dieci anni”.
Certo, punire i colletti bianchi, i politici e gli imprenditori che danno e prendono mazzette è complicato e richiede ben più di un decreto o un ddl.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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