Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
SUL WEB: “AVETE RAGIONE, ABBIAMO FATTO TREMARE TUTTI, MA DAL RIDERE”
Si spegne, all’improvviso, il rumore delle lance battute sugli scudi che aveva riempito la Rete grillina negli
ultimi giorni.
Gli attivisti pentastellati escono tramortiti dal testacoda del Movimento.
C’è chi è deluso «per un voto buttato» e chi invece tira un sospiro di sollievo, perchè aveva già «pensato di abbandonare l’attivismo, se il Movimento fosse confluito in Alde».
Ben presto, però, subentra nell’anima della base la necessità di comprendere i motivi del dietrofront.
Le spiegazioni di Beppe Grillo sul suo blog, con cui assicura di aver «fatto tremare il sistema come mai prima» e addossa poi all’establishment tutte le responsabilità di «aver fermato l’ingresso del M5s nel terzo gruppo più grande del Parlamento europeo», sembrano non essere sufficienti.
«Avete ragione, abbiamo fatto tremare tutti, ma dal ridere», replica sul blog Gilda, mentre un altro iscritto al movimento riconosce, nel post di Grillo, larghi spunti della favola «La volpe e l’uva».
Eppure c’è anche chi vede, nel rifiuto di Alde, una vittoria del Movimento e il risultato da stratega «professionista» di Grillo. «Li abbiamo smascherati», esultano numerosi attivisti. «Si sono accorti che saremmo stati come un cavallo di Troia».
Ma sono in molti a chiedere che «qualcuno si assuma la responsabilità di questo disastro».
Il nome che più di tutti trova spazio in Rete è quello di David Borrelli, indicato in questi giorni come il regista dell’operazione di avvicinamento ad Alde.
«È veramente una situazione da “dilettanti allo sbaraglio”. Il dilettante in questione è Borrelli, che dovrebbe fare non uno ma due passi indietro».
«O capisce poco, o è un infiltrato della casta», accusano altri, ricordando la stima che nei suoi confronti aveva pubblicamente espresso l’ex premier Mario Monti.
Le critiche non vengono risparmiate neanche a Grillo.
«Mi auguro che dopo questa figuraccia Beppe la smetta di dettare dall’alto certe scelte che dovrebbero essere prima discusse e votate liberamente da base e parlamentari», scrive Angelo sul blog, mentre altri vedono in questa «figuraccia» il risultato di un tentativo di prendere «decisioni in segreto, che contrastano con la trasparenza e la coerenza. Ora, Grillo, che hai messo gli uni contro gli altri, cosa credi di aver ottenuto? Ravvediti».
Federico Capurso
(da “La Stampa”)
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Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
L’ORDINE E’ ACCUSARE L’ESTABLISHMENT (QUELLO IN CUI VOLEVANO ENTRARE)
Lo staff della Casaleggio, l’azienda proprietaria dei dati degli iscritti e della piattaforma web su cui si decidono vita morte e miracoli del Movimento Cinque Stelle, intorno alle 6 di ieri sera ha estratto dal cilindro che la bocciatura da parte dei liberali andava raccontata così: «L’establishment ha deciso di fermare l’ingresso del MoVimento 5 Stelle nel terzo gruppo più grande del Parlamento europeo». Establishment nel quale però fino a poche ore prima volevano entrare.
Tra i comunicatori M5S si sono sentite frasi come «abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima», poi di lì a poco apparse sul blog di Beppe Grillo.
Qualcuno dei parlamentari ha evocato «i poteri forti».
Uno anche il fatto che «Verhofstadt era uomo legato al Bilderberg», circostanza complottista che naturalmente non vuol dire assolutamente nulla, e sulla quale per una volta si è deciso di soprassedere.
Comunque, la debacle messa così può persino fare gioco ai cinque stelle, se in Italia passasse in questa versione del «noi contro l’establishment».
E chissà , magari nelle pagine fan club Facebook pro M5S (da 90mila seguaci ciascuna) può darsi che questa sia la realtà parallela che verrà creduta.
Tra l’altro, di teatro in teatro, continua un’efficace distrazione di massa dai guai di Virginia Raggi.
Però lo schiaffo ricevuto dai grillini nel tentativo di rassicurare le cancellerie e smarcarsi dal ghetto xenofobo-populista è notevole.
E sta facendo vacillare una baracca che sta insieme per miracolo.
Davide Casaleggio è lo sconfitto di ieri, è lui che aveva gestito questa cosa, e questo fa rialzare leggermente Luigi Di Maio. I due hanno un patto.
Del giovane di Pomigliano, Beppe Grillo non molto tempo fa, all’epoca dei disastri sulla Muraro, disse «gli facciamo abbassare un po’ le penne, ma dobbiamo tenerlo». Di Maio serve alla Casaleggio perchè non hanno costruito (finora) un altro potenziale candidato premier.
Eppure ieri mattina il vicepresidente grillino della Camera aveva osservato che la scelta dell’Alde era «tecnica» (ripetendo che «vogliamo subito un referendum sull’euro»), ma aveva aggiunto un sibillino: «Se l’adesione a un gruppo fosse per affinità politica, allora avremmo sbagliato gruppo».
Una frase intelligente, che gli offre una ritirata e gli consente adesso di dire, anche al Casaleggio jr bastonato, ve l’avevo detto.
Un europarlamentare come Piernicola Pedicini, molto legato a Di Maio da amicizia e origini geografiche, è stato forse il più duro di tutti i grillini: per noi questa vicenda «è un danno enorme», finiremo «molto probabilmente» nel gruppo dei non iscritti.
Il fronte della rivolta – quel vasto mare magnum che unisce aree e persone diversissime, da Roberto Fico a Roberta Lombardi, da Paola Taverna e Carla Ruocco a Federico D’Incà – ha perso un’altra occasione per mostrare un minimo di coraggio e esprimere pubblicamente i mugugni per l’intesa con i liberali ultra pro euro, che tanti di loro in privato esprimevano. Farlo ieri sarebbe stato ridicolo.
Alessandro Di Battista, che si era eclissato come sa fare nella mala parata, in serata aveva un appuntamento fissato su La7 a Otto e mezzo.
E ha provato a fare il suo numero televisivo, il sistema, i poteri forti, l’Europa, «quello che io noto è che il M5S in Italia e in Europa viene percepito come un copro estraneo».
Ha detto «la mia posizione è sempre stata quella di riuscire a formare un gruppo autonomo. Quando noi andiamo da soli, secondo me è sempre meglio».
Ma dirlo dopo non suonava convincentissimo. La cosa più interessante è stata invece quando ha spiegato che adesso dovranno «cercare di formare un gruppo autonomo con delle delegazioni di diversi Paesi». E che restare con Farage, a questo punto, «non sarà facile».
Insomma, se è vero che i guai della Raggi sono stati coperti per qualche ora, il prezzo è che ora Farage gioca al gatto col topo con Grillo.
Già , il leader dell’Ukip. Martedì aveva detto a Grillo «l’alleanza con Verhofstadt durerà poco»; e così ieri s’è divertito ad andare in giro a raccontare di aver comunicato al comico «poco, ma non pensavo così poco».
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
IL M5S OGNI GIORNO URLA CONTRO I BANCHIERI E POI STAVA PER ALLEARSI CON UN ESPONENTE DEL GRUPPO BILDERBERG
Bella mossa, Beppe. Forse a questo punto Grillo dovrebbe prendersi un periodo di vacanza, portare con
sè Virginia Raggi e scegliere una località montana con molto ossigeno.
In un colpo solo, da harakiri più che karate, il fondatore dei cinque stelle è riuscito a umiliare i suoi eurodeputati e a regalare una splendida figura da idealista a Guy Verhofstadt. Entrambi non lo meritavano.
Se c’è uno, fra i 751 europarlamentari, che incarna al massimo livello l’establishment europeo, lo strapotere delle lobbies finanziarie e delle multinazionali, l’esaltazione quasi religiosa dell’austerità e del Ttip, il tradimento dell’idea di Unione a misura di popoli e non di banche, ebbene quello si chiama Verhofstadt.
Tutto quanto gli elettori cinque stelle detestano. Ricambiati, peraltro.
“Avete un movimento populista fra i più squallidi, almeno gli altri ammettono di essere di estrema destra” sono parole che gli ho sentito pronunciare di persona.
Poi sembrava averci ripensato, guarda caso alla vigilia delle elezioni per la presidenza del parlamento europeo, alla quale è candidato.
Ma si vede che i suoi compagni di gruppo sono rimasti alla prima versione, bocciando senza appello la richiesta di ammissione del M5S.
Sarà un sollievo per i 17 parlamentari cinque stelle a Bruxelles che avevano festeggiato quando Grillo aveva inserito Verhofstadt nella lista degli “impresentabili”, per via della mezza dozzina di consigli d’amministrazione di cui fa parte nel tempo libero da parlamentare. Ma al prezzo di una figuraccia colossale.
Grillo e Casaleggio junior si erano presentati all’impresentabile, offrendo un pacchetto di voti, in cambio dell’ospitalità nel miglior salotto politico dell’europarlamento.
Real politik. Grillo l’ha spiegata bene nel post in cui ordinava agli iscritti di votare secondo (la sua) coscienza: “Con la presenza del Movimento l’Alde diventerebbe il terzo gruppo parlamentare, l’ago della bilancia in molte decisioni”.
Ottima idea. Anche noi due deputati superstiti dell’Altra Europa, modestamente, se passassimo all’Alde, lo faremmo diventare il terzo gruppo: non ci avevo pensato. Anzi, se tutto il gruppo di sinistra Gue confluisse nelle fila socialiste diventeremmo di gran lunga il primo gruppo dell’europarlamento e allora hai voglia a influire sulle decisioni.
Soltanto che non lo facciamo perchè non ne condividiamo le scelte. Pensa che stronzi.
Il problema dei capi che prendono i voti dei cittadini e poi li portano a spasso dove vogliono non è soltanto dei grillini, si capisce, e come elettore lo sperimento di continuo.
Ho votato Pd alle ultime elezioni politiche non immaginando certo che il mio voto sarebbe servito a Renzi per far approvare porcherie come il Job Act o la Buona Scuola o la riforma costituzionale, di cui non v’era traccia nel programma elettorale del Pd. Ma credevo fosse un problema della vecchia politica, non della rivoluzione grillina. Invece alle ultime elezioni comunali di Roma ho votato per la prima volta 5 Stelle al posto del solito Pd, per disgusto , e mi sono ritrovato con una giunta in mano alle bande Previti e Alemanno.
E’ vero che ormai non lo è più, ma soltanto perchè ci ha pensato la magistratura, arrestando qualcuno e incriminando qualcun altro.
Per Grillo, Casaleggio e Di Maio si poteva serenamente continuare con Marra capitale. Qualche grillino obietterà a questo punto che anch’io, come esponente della Lista Tsipras, dovrei chiedere scusa per come il mio “capo”, Alexis Tsipras, ha capitolato davanti all’ennesimo diktat di macelleria sociale imposto al popolo greco. Infatti chiedo scusa.
Quando si tratta di scegliere fra la fedeltà a un capo e la fedeltà agli elettori, un eletto dal popolo ha il dovere di stare sempre dalla parte dei cittadini che l’hanno votato. Posso rispondere di ogni voto o atto a chi mi ha votato, anche quando non era in linea con l’indicazione del gruppo al quale appartengo.
E così i 17 eurodeputati del M5S.
Detto dalla concorrenza, in questi due anni e mezzo si sono meritati rispetto e stima. Sono persone serie e oneste, non mancano un voto o una riunione di commissione, lavorano, cercano di dare il meglio.
Per queste ragioni li ho sempre votati quando erano candidati alle presidenze di commissioni o ad altre cariche, al contrario dei deputati dell’Alde , che li hanno ostracizzati come para fascisti.
Al novanta per cento i 5 Stelle e chi scrive hanno votato allo stesso modo in Parlamento. Sia quando loro non erano d’accordo col loro gruppo, nell’80 per cento dei casi, sia quando non lo ero io con il mio, molto meno, ma per esempio sul taglio ai finanziamenti dei partiti.
Ho invitato spesso i 5 Stelle a iniziative promosse dall’Altra Europa, l’ultima volta la consegna alla presidenza dell’europarlamento della sentenza del tribunale dei popoli in favore del movimento No Tav.
Eppure i parlamentari 5 Stelle non hanno invitato alle loro iniziative me o un europarlamentare di Podemos o un verde o un socialista perchè devono chiedere il permesso alla Casaleggio associati lo proibisce.
Non partecipano neppure al gruppo di discussione che abbiamo fondato con Cofferati e parlamentari di sinistra di diversi gruppi e paesi (Gue, verdi, socialisti), non perchè non siano interessati, ma perchè Grillo vieta che il Movimento si schieri con la sinistra (con la destra non c’è problema).
Per la stessa ragione, il gruppo Gue è stato escluso a priori dalle trattative di Grillo e Casaleggio, nonostante sia in assoluto il più affine, dati alla mano.
In due anni e mezzo i loro parlamentari hanno condiviso con noi il 75 per cento dei voti. Infine, come s’è visto, i deputati 5 Stelle non possono liberamente votare la scelta del gruppo, smentendo magari le indicazioni del capo, mentre i liberali sì, come s’è appena visto.
Sono chiamati portavoce, ma li trattano come portaborse
Perchè Grillo abbia deciso questa manovra da vecchio politicante cinico, rivelatasi in ultimo un suicidio, non è dato di capire.
Forse si vuole accreditare come forza moderata e non così anti sistema davanti ai poteri che contano in Europa, per esempio il gruppo Bilderberg di cui Verhofstadt è fiero esponente.
I dietrologi spiegano che a questo è servito il pellegrinaggio di Di Maio presso le cancellerie europee. Di sicuro, gli elettori 5 Stelle non c’entrano nulla coi mondi dei quali Verhofstadt è gran maestro e cerimoniere, le trilaterali, i salotti buoni della finanza, le grandi lobbies.
E siccome fessi non sono, è difficile fargli credere ora che la mossa è servita a far esplodere le contraddizioni dall’interno, a “spaventare l’establishment”.
Sarebbe come dire che i molti saltati sul carro di Renzi all’ultimo giro lo avevano fatto per provocarne la rovina (anche se, in effetti, hanno involontariamente aiutato).
Dietro il non essere di Grillo e Casaleggio s’intravvede il vecchio vizio trasformistico della politica all’italiana.
E’ un film già visto con Di Pietro, partito per moralizzare, che ha finito per ritirarsi a coltivare terreni e palazzi, lasciandoci in eredità i Razzi e gli Scilipoti.
Al confronto questo però è un kolossal. Ma i 5 Stelle di Bruxelles non sono Razzi e Scilipoti, alla fine fra il capo e la fedeltà agli elettori sceglieranno i secondi, o almeno tocca sperarlo.
Curzio Maltese
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
L’INTELLIGENZA POLITICA DEL M5S E’ FINITA CON CASALEGGIO PADRE, QUA E’ RIMASTO IL RE DEI QUAQUARAQUA’
Che ridere.
Ricapitolando: l’apprendista strillone Giuseppe Grillo entra nel nuovo anno con un’idea meravigliosa.
Allearsi in Europa col partito dei banchieri, l’Alde, roba da Monti.
Come se un vegano invitasse a cena una batteria di cheeseburger. Il vegano si affaccia dal balcone del Web e sottopone il cambio di dieta alle tastiere cloroformizzate, che entusiasticamente approvano.
Ma che cosa c’entrerà mai il movimento delle scie chimiche e dei gomblotti pluto-massonici con gli alfieri internazionali del capitalismo allo stato brado?
Se fosse una scelta politica sarebbe una fesseria, ma trattandosi di scelta tattica va ritenuta una furbata, spiega ai perplessi l’astutissimo Di Maio.
Dopo il colpo di scena, arriva il contraccolpo: l’infallibile profeta del grillismo Piero Fassino non fa in tempo a condannare pubblicamente l’abbraccio innaturale tra finanza e rivoluzionari del piffero che l’Alde ci ripensa.
Il capo Verhofstadt e i suoi soci francesi devono avere finalmente visto su Internet un comizio del Dibba e, ripresisi dallo spavento, si sono ammutinati.
Ma è qui che il Grillo banfante dà il meglio di sè.
Accusa del mancato accordo il famigerato «establishment» con cui voleva accordarsi. Un gomblotto dei cattivi ha impedito ai Cinquestelle di allearsi con i cattivi.
Chiaro, chiarissimo. McDonald’s che toglie il doppio cheeseburger dal piatto del vegano.
E dove sarebbero la logica e la coerenza? Di sicuro sappiamo soltanto dov’è finita l’intelligenza politica del movimento.
Con Casaleggio padre, nell’aldilà .
Qui è rimasto il re dei quaquaraquà .
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
IL PIANO PER RINNOVARE LA SEGRETERIA, SPAZIO A SINDACI E ASSOCIAZIONI
Ripartire dai punti deboli evidenziati nel referendum del 4 dicembre: il voto dei giovani e il rapporto con
gl intellettuali.
Matteo Renzi torna oggi a Roma (per fare ritorno a casa domani, il giorno del suo compleanno) ed è chiamato a fare quello che ha fatto poco in tre anni: il segretario del Pd.
Le priorità sono la squadra, sulla quale fondare il Pd che andrà alle elezioni, e il profilo identitario del partito. “Ma non sarà un reset – dice il leader dem – Il renzismo non è un incidente di percorso, una parentesi della storia. Questo Pd rappresenta ancora la sinistra riformista italiana”.
Anche se pubblicamente l’analisi della sconfitta è stata veloce e non molto approfondita, la pausa natalizia è servita a Renzi per fare luce sui suoi difetti e su quelli del Partito democratico.
Il segretario ha in mente un “piano giovani” che parta non dalle ideologie ma dalle proposte: partite Iva, ricerca e innovazione, strumenti previdenziali per i precari.
Tre o quattro politiche concrete, dicono i suoi fedelissimi, che spostino l’asse generazionale.
Oggi il bacino degli under 40 è in gran parte appannaggio dei 5 stelle. Se non si lavora su quella fascia d’età , le elezioni sono perse sicuro.
A questa parte del programma lavoreranno Tommaso Nannicini, per gli interventi economici e sociali, e il presidente dell’associazione Volta Giuliano Da Empoli per la parte innovazione. Il segretario immagina anche un appuntamento nazionale sulle politiche giovanili che raduni le idee e le metta in circolo.
Il rapporto con gli intellettuali, un pallino della sinistra fin dai tempi del Pci, è un’altra debolezza del renzismo.
È un mondo che giorno dopo giorno ha preso le distanze dal Renzi premier, la cultura che aveva molto spazio alle Leopolde degli esordi, ha lasciato solo l’ex premier.
Lo scrittore, ex magistrato ed ex senatore Gianrico Carofiglio entrerà nella nuova segreteria e toccherà a lui tenere i fili con studiosi, artisti, professori. Ma non basta. Renzi ha letto i “manifesti” post referendum sul futuro della sinistra di Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani (lo ha convinto più il secondo del primo).
Il suo Pd dev’essere ora in grado di proporre una piattaforma alternativa convincente e attrattiva. Rilanciando il renzismo, su una base più studiata.
La squadra è anche importante. L’intenzione di Renzi è l’azzeramento della segreteria, con l’eccezione dei due vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani e di Filippo Taddei, il responsabile economico.
Per farlo senza traumi ha bisogno di un criterio: fuori tutti i parlamentari che sono oggi 15 su 18. E spazio ai “territori” con il giovane sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, 37 anni, ex Arci, nuovo pupillo renziano, al quale verrebbe affidato lo scouting di nuove leve per il Pd, il primo cittadino di Reggio Calabria Falcomatà e forse quello di Ercolano Bonajuto.
Piero Fassino andrà agli Esteri. Il ministro Maurizio Martina (non parlamentare) entrerà , non all’organizzazione dove Renzi vuole mettere un fedelissimo.
Ma i nomi della segreteria sono legati all’obiettivo principale di Renzi: le elezioni a giugno. Togliere tutti i parlamentari significa farsi qualche “nemico” tra coloro che dovranno staccare la spina a Paolo Gentiloni.
Dunque, il repulisti non è ancora deciso in via ufficiale.
E il congresso? Non è nella testa di Renzi che pensa al suo viaggio in Italia in chiave elettorale anzichè congressuale. Ma Michele Emiliano lo tallona e dalla Puglia è partito un documento che chiede il congresso subito firmato, tra gli altri, da Francesco Boccia e Dario Ginefra.
“Le assise sono inevitabili, anche se si vota a giugno – dice Boccia – Serve a tranquillizare il Pd, serve anche a Renzi se non sceglie l’autolesionismo di chi si chiude nel suo cerchio stretto”.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
CONTROLLAVANO POLITICI E ISTITUZIONI, RUBANDO DATI RISERVATI
Un tempo si sarebbe chiamato «dossieraggio». Un incubo ricorrente nella vita politica ed economica italiana. Ma il termine è assolutamente riduttivo per quanto emerge dall’inchiesta «Eye Pyramid», Occhio della Piramide, condotta dalla Polizia di Stato in collaborazione con l’Fbi e sotto la guida della procura di Roma: un ingegnere nucleare di 45 anni e sua sorella, noti personaggi dell’alta finanza capitolina, avevano guidato un attacco informatico a big dell’economia e della politica attraverso un software spia particolarmente invasivo.
Per anni hanno spiato politici, istituzioni, pubbliche amministrazioni, studi professionali, imprenditori.
Gli arrestati sono l’ingegnere di 45 anni Giulio Occhionero e sua sorella Francesca Maria entrambi romani, ma residenti a Londra.
Ad essere spiati Matteo Renzi e il sito del Partito Democratico, ma anche Mario Draghi, Mario Monti, il comandante della Guardia di Finanza Saverio Capolupo, Fabrizio Saccomanni, Vincenzo Scotti.
L’ordinanza cautelare in carcere nei confronti dei fratelli Occhionero è stata firmata dal gip Maria Paola Tomaselli.
Nel provvedimento eseguito dalla Polizia postale su indicazione del pm Eugenio Albamonte si fa riferimento a diversi portali web di interesse istituzionale, tra cui quello della Banca d’Italia, della Camera e del Senato.
In un passo il gip Maria Paola Tomaselli scrive che gli Occhionero «al fine di trarne per sè o per altri profitto o di recare ad altri un danno accedevano abusivamente a caselle di posta elettronica protette dalle relative password di accesso sia personali che istituzionali appartenenti a professionisti del settore giuridico economico nonchè a numerose autorità politiche e militari di strategica importanza o di sistemi informatici protetti utilizzati dallo Stato e da altri enti pubblici».
Anche una loggia massonica è stata infiltrata telematicamente e i suoi iscritti intercettati.
I dati sottratti dal virus informatico erano custoditi gelosamente in server negli Stati Uniti (di qui la collaborazione con l’Fbi).
I due sono stati arrestati su ordine della magistratura romana. Pesantissime le accuse: procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato ed intercettazione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche.
(da “La Stampa”)
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