Febbraio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
LEGA 11,5%, FORZA ITALIA 10,5%, FDI 4,5%, S.I. 3%
Nonostante l’accerchiamento a Matteo Renzi, il Pd resta il primo partito italiano.
Lo dice un sondaggio dell’Istituto Piepoli pubblicato dal quotidiano la Stampa.
Il Partito democratico infatti si attesta al 32% con una live flessione rispetto alla settimana precedente (- 0,5%).
Le intenzioni di voto per i partiti fanno segnare un calo dello 0,5% del Pd (al 32%), di Forza Italia (al 10,5%), di Fratelli d’Italia (al 4,5%) e di altri partiti del centrodestra (all’1,5%).
Di contro cresce di poco (lo 0,5%9 la Lega Nord (all’11,5%) e altri partiti.
Stabili Sinistra italiana (3%), altri partiti di Centrosinistra (3%) e MoVimento 5 stelle (27%).
Quasi 7 italiani su 10 non pensano che cambieranno idea una volta ai seggi elettorali.
La fiducia nel leader mostra qualche cambiamento rispetto all’ultima rilevazione. Scende del 2% il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (al 61%), resta uguale il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (46%).
Seguono Matteo Renzi (38%), Luigi Di Maio (28%) e Silvio Berlusconi (17%).
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
NELLA FAIDA ROMANA DEL M5S NON SI SALVA NESSUNO… IN CHAT LA RAGGI ESULTA PER LE DIMISSIONI DI MINENNA… LO SFOGO DI DE VITO
Chissà come si sente Roberta Lombardi ora, ripensando a quella sera del gennaio 2016 in cui ha
salvato Virginia Raggi.
Sì: la sindaca, che domani dovrebbe essere interrogata dai pm nell’ambito dell’inchiesta sulle nomine, è stata graziata dalla sua acerrima nemica e da un altro big, Alessandro Di Battista.
In quel covo di veleni che è diventato il M5S a Roma, ci mancava solo una guerra sporca di dossier e le successive coperture collettive «per salvare il Movimento».
Per capire i contorni di una vicenda, anche questa finita in mano ai magistrati, è obbligatorio ricostruirne le tappe più importanti.
Il 19 marzo 2015, l’allora consigliere comunale Marcello De Vito chiede un accesso agli atti alla Direzione Edilizia – Unità operativa condoni, del Dipartimento di programmazione urbanistica, per avere maggiori informazioni sul seminterrato intestato a F. B., in via Cardinal Pacca, zona Aurelio. Secondo le segnalazioni di una fonte, la richiesta di condono e di agibilità per sanatoria sarebbero state protocollate grazie a una mazzetta.
Il 28 dicembre 2015 gli allora consiglieri Raggi, Daniele Frongia ed Enrico Stefà no, in una riunione con i consiglieri municipali M5S, accusano De Vito di abuso d’ufficio. Siamo nei mesi precedenti alle primarie per scegliere il candidato di Roma e già si sa che sarà una sfida a due tra Raggi e De Vito.
La questione arriva ai vertici del M5S. Il 7 gennaio 2016 ha luogo un’altra riunione: questa volta, oltre a De Vito, sono presenti anche Lombardi, Di Battista, Carla Ruocco, Paola Taverna, due dei quali esponenti del direttorio nazionale, oltre ai responsabili della comunicazione Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi.
Della cordata Raggi-Frongia-Stefà no, viene mandato a parlare il più debole dei tre, Stefà no: «Abbiamo sentito un avvocato. Ci ha detto che si potrebbe profilare l’ abuso d’ufficio per Marcello».
Di Battista va su tutte le furie: «Avete sentito un avvocato a nome di chi?», gli urla contro. «E chi sarebbe l’avvocato?», chiede De Vito. I tre non rispondono. Ma da chi avevano avuto la soffiata?
Questa è la parte oggi più interessante della storia anche agli occhi degli inquirenti che, dopo Lombardi e De Vito, dovrebbero sentire Di Battista e Ruocco.
I sospetti nei mesi cadono su due nomi che l’Italia avrebbe imparato a conoscere: Salvatore Romeo e Raffaele Marra, entrambi dipendenti del Campidoglio.
Il che confermerebbe la vicinanza con Raggi e Frongia, di cui diventeranno i fedelissimi, già molti mesi prima della vittoria del M5S a Roma.
Nello specifico De Vito sospetta di un dirigente vicino a Romeo.
La sera stessa della riunione, comunque, De Vito invia una mail in cui spiega che tutto nasce da una richiesta dei consiglieri regionali. Poi inoltra un’altra mail dell’avvocato del M5S Paolo Morricone a cui si era rivolto per l’accesso agli atti.
Il legale oggi spiega: «Probabile anche che sia stato Marra, ma non ci sono prove. Di certo è stata una manovra contro De Vito».
De Vito pretende provvedimenti per il comportamento scorretto dei colleghi. Chiede l’esclusione, almeno dalle candidature a Roma.
E’ arrabbiato, vuole anche sporgere querela e prepara un esposto. Qualcuno lo stoppa, però. A sorpresa si scopre che è Lombardi: «Facciamolo per il bene del Movimento», gli dice.
I vertici M5S decidono di coprire tutto. Lombardi non può sapere che con quella decisione è lei a spianare la strada a Raggi.
Per De Vito, sconfitto alle primarie e divenuto presidente dell’assemblea capitolina, uno smacco unito alla delusione nei confronti di Di Battista: «Sì mi ha difeso – confiderà in seguito – ma poi anche lui ha coperto tutto».
Intanto emergono altre conversazioni dalla chat «Quattro amici al bar» in mano ai pm che indagano sulle nomine in Campidoglio.
Come quella in cui Raggi, Frongia, Romeo e Marra festeggiano le dimissioni di Carla Raineri da capo di gabinetto e di Marcello Minenna da assessore al Bilancio con faccine, cuoricini, trombette.
Dalla chat emerge anche un retroscena su Raffaele Guariniello, l’ex che pm di Torino che offre la sua consulenza a Raggi sulle questioni ambientali: era stato ribattezzato dai 4 in modo poco carino, Guè Pequeno, il rapper milanese conosciuto come «Il Guercio».
(da “La Stampa”)
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Febbraio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
PER LA RAGGI “LA LOMBARDI DEVE FARE PACE CON IL SUO CERVELLO”
E anche questa volta, come nelle conversazioni in mano ai pm di Roma che indagano sulle nomine effettuate in Campidoglio, dalle chat in cui a parlare è Virginia Raggi esce fuori tutto il veleno interno al M5S romano, spaccato in fazioni irriducibili.
A rivelare i nuovi dettagli della guerra dei dossier tra i grillini capitolini è il sito Affariitaliani.it che cita una fonte anonima tra i consiglieri pentastellati.
La chat è della fine del 2015 e racconta della campagna di Raggi, Daniele Frongia ed Enrico Stefà no contro Marcello De Vito, già candidato sindaco del M5S nel 2013 contro Ignazio Marino e uomo vicino a Roberta Lombardi, la 5 Stelle più nota a Roma fino a quel momento.
Raggi, Frongia, Stefà no e De Vito, al tempo, sono i quattro consiglieri di minoranza del Movimento in Campidoglio. Raggi sfiderà De Vito, sostenuta dagli altri due, alle primarie.
Sarà lei a vincere e a diventare sindaco. Frongia sarà nominato vicesindaco (poi declassato ad assessore dopo l’arresto di Raffaele Marra, per volere di Beppe Grillo ) e De Vito presidente dell’assemblea capitolina.
Il giorno dell’insediamento, il 7 luglio 2016, appaiono tutti sorridenti e felici come una famiglia unita. Qualche mese prima, si scopre ora, tra di loro è battaglia aperta, a un passo dalla denuncia in procura.
Tutto viene fermato e taciuto per volontà dai big del Movimento che erano stati chiamati in causa (Alessandro Di Battista, Paola Taverna, Roberta Lombardi e i capi della comunicazione Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi).
De Vito viene accusato di abuso d’ufficio e processato dal gruppo di consiglieri comunali e municipali, persuasi soprattutto da Raggi e da Frongia dei peccati del loro collega. Viene definito «inaffidabile come candidato sindaco», proprio qualche settimana prima della sfida online con Raggi.
Sono frasi dure, che lo condannano, senza che nessuno nutra alcun dubbio sulla sua innocenza.
La colpa? Aver compiuto un accesso agli atti su richiesta di Paolo Morricone, avvocato del M5S in Regione, per verificare se un presunto condono in un seminterrato della zona Aurelia fosse stato autorizzato dietro una mazzetta. «Ragazzi scusate ma per verificare il pagamento di una mazzetta fai un accesso agli atti? E perchè non vai dalla polizia» è il commento sarcastico di Raggi in chat.
Nei mesi successivi De Vito considererà queste manovre una congiura per farlo fuori. A partecipare con veemenza alla fazione accusatrice c’è anche Veronica Mammì, moglie di Stefà no, assessorina al VII Municipio ed ex assistente della deputata Federica Daga: un curriculum che l’ha fatta finire in cima alle cronache sulla parentopoli pentastellata in Parlamento e nella Capitale.
Ovviamente nel j’accuse in chat – in cui però De Vito non può dire la sua perchè non invitato – non manca un pensiero al vetriolo di Raggi per la sua odiatissima compagna di partito, quella Lombardi che per la futura sindaca «deve fare pace con il suo cervello».
(da “La Stampa”)
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Febbraio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
IL CRONISTA FA UNA DOMANDA SCOMODA E VIENE PORTATO VIA DI PESO DAI GUARDIASPALLE… PIGNORATO META’ STIPENDIO A MARINE PER IL SOLDI SOTTRATTI AL PARLAMENTO EUROPEO
“Marine Le Pen, è vero che tra le sue guardie del corpo c’è un ex assistente parlamentare?”, ha
chiesto un giornalista “Quotidien” a margine di una conferenza stampa della candidata di Fn.
Le guardie del corpo hanno allontanato il cronista portandolo via di peso.
Il caso della mancata restituzione di 300mila euro sta infiammando la campagna elettorale francese.
La candidata del Front National ed europarlamentare dal 2004 ha deciso di ribellarsi all’Europa e, in particolare, all’Ufficio Europeo della Lotta Antifrode (Olaf), decidendo di non rimborsare la somma.
L’Olaf accusa Le Pen di aver stipendiato impropriamente Catherine Griset e Thierry Lègier, rispettivamente ex cognata nonchè capo di gabinetto di Marine e guardia del corpo storica della famiglia (lo fu anche del padre Jean-Marie), con il denaro del parlamento europeo.
Il presidente del Partito Popolare Manfred Weber ha definito Le Pen “un’imbrogliona che non rispetta le regole”.
Intanto l’Europarlamento ha cominciato a trattenere metà dell’indennità parlamentare di Le Pen – circa 3.100 euro al mese – per recuperare le somme dovute.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
FINO A POCHE ORE PRIMA SI ERA DETTO DISPOSTO A MANTENERE L’IMPEGNO DI ACCOGLIERE 1250 RIFUGIATI DALL’AUSTRALIA, POI SCATTA L’EMBOLO E INSULTA IL PREMIER AUSTRALIANO
Poteva essere una delle conversazioni telefoniche più scorrevoli per il presidente americano da poco insediato alla Casa Bianca, quella con il premier di un paese amico ed alleato, l’Australia.
E invece sembra che così non sia stato, tanto che – ricostruisce il Washington Post – Donald Trump avrebbe deciso di sospendere improvvisamente dopo 25 minuti un colloquio della durata prevista di un’ora con Malcolm Turnbull.
Stando a funzionari americani informati dei contenuti della telefonata citati dal Washington Post, a un certo punto Trump avrebbe anche riferito al suo interlocutore che quella in corso era la quinta telefonata con leader mondiali che faceva quel giorno (sabato), una delle quali con il presidente russo Vladimir Putin.
«E di gran lunga la peggiore», avrebbe aggiunto.
Oggetto del contendere l’accordo raggiunto con l’Australia dall’amministrazione Obama per l’accoglienza negli Stati Uniti di 1250 rifugiati attualmente stipati in centri di detenzione sulle isole Nauru e Manus in Papua NuovaGuinea.
Trump, che il giorno prima aveva firmato il decreto sull’immigrazione si è lamentato dell’intesa, «la peggiore mai raggiunta», ha detto che «sarebbe stato ucciso» politicamente ed ha accusato l’Australia di cercare di esportare i «prossimi attentatori di Boston».
Poi – ieri – è tornato sulla vicenda con un tweet: «Ci crederete? L’amministrazione Obama ha acconsentito ad accogliere migliaia di immigrati illegali dall’Australia. Perchè? Studierò questo accordo ottuso».
Da notare che poco prima del tweet l’ambasciata americana a Canberra assicurava ai reporter australiani che la nuova amministrazione avrebbe onorato l’accordo.
«La decisione del presidente Trump di rispettare l’intesa sui rifugiati non è cambiata», aveva replicato un portavoce dell’ambasciata parlando con i giornalisti.
Una conferma proveniente dalla Casa Bianca, girata al Dipartimento di Stato, infine arrivata alla sede diplomatica alle 13.15 ora di Canberra.
L’ambasciata, riferisce ancora il Washington Post, sarebbe stata informata che l’accordo restava valido alle 21.15 ora di Washington, un’ora e 40 minuti prima del tweet di Trump.
La minaccia al Messico: «Invio le truppe». Ma Nieto smentisce
Ma il premier australiano non è l’unico in rotta con Trump. Sempre nel corso di un’aspra conversazione telefonica il presidente americano avrebbe umiliato Enrique Peà±a Nieto, minacciandolo di inviare proprie truppe oltre confine per contrastare la delinquenza che l’esercito messicano non riesce a controllare.
“Avete un sacco di uomini di “bad hombres” cattivi laggiù. Non state facendo abbastanza per fermarli. Penso che i vostri militari siano spaventati. I nostri non lo sono e quindi potrei inviarli per occuparsene», avrebbe detto Trump.
Segnalazioni che «non corrispondono alla realtà », ha subito chiarito il ministero degli Esteri messicano in un messaggio pubblicato sull’account Twitter .
Venerdì tanto la Casa Bianca quanto il governo messicano avevano diffuso comunicati in cui riferivano della telefonata definendola `costruttiva’.
Il colloquio era avvenuto a seguito della cancellazione della prevista visita a Washington del presidente messicano: a spingerlo a questa decisione, un tweet di Trump che diceva di considerare inutile una sua visita nel caso in cui Pena Nieto non fosse deciso a finanziare la costruzione del muro lungo la frontiera tra i due paesi.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
PROTESTA DEGLI UNIVERSITARI CONTRO LA VISITA DI YIANNOPULOS, NOTO RAZZISTA E SESSISTA A CUI TWITTER AVEVA CHIUSO L’ACCOUNT
L’Università di Berkeley, in California, è stata travolta dalle proteste contro l’intervento previsto di
Milo Yiannopoulos, giornalista di Breibart News (sito del consigliere strategico di Donald Trump, Steve Bannon) e noto per le sue posizioni di estrema destra.
Due ora prima del discorso, i manifestanti hanno gettato transenne e pietre contro le finestre dell’edificio e dato fuoco a un generatore all’entrata.
La polizia ha ordinato ai manifestanti di disperdersi e ha chiuso il campus.
Secondo il sito di San Francisco SFGate.com, i manifestanti hanno anche lanciato mattoni e petardi contro la polizia in assetto anti-sommossa che ha risposto con proiettili di gomma.
A prendere parte alla manifestazione pacifica sono state circa 1.500 persone, ma un centinaio ha poi iniziato le violenze.
Yiannopoulos è noto per le sue posizioni razziste. Il suo account di Twitter (@nero) era stato chiuso lo scorso anno dopo gli insulti a Leslie Jones, una delle protagoniste del film Ghostbusters, a cui ha rivolto accuse razziste e sessiste.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
LE MANI DELLA ‘NDRANGHETA SUI FONDI UE DESTINATI ALLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’, NOVE ARRESTI IN CALABRIA
Avrebbero dovuto essere destinati alle famiglie in difficoltà , ma grazie all’ex assessore regionale Nazzareno Salerno gran parte dei finanziamenti Ue erogati per il credito sociale in Calabria sono finiti in tasca alla ‘ndrangheta.
Lo hanno scoperto i magistrati della Dda di Catanzaro, coordinata da Nicola Gratteri, che hanno chiesto e ottenuto l’arresto di 9 persone, finite in manette questa mattina all’alba a Vibo Valentia, con l’accusa di minaccia ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, corruzione, peculato e abuso d’ufficio
In manette sono finiti Nazzareno Salerno, ex assessore al Lavoro della Giunta regionale di centrodestra guidata da Giuseppe Scopelliti, oggi consigliere di opposizione, il suo storico collaboratore, Claudio Isola, l’ex dirigente regionale, Vincenzo Caserta, l’ex presidente di Calabria Etica, Pasqualino Ruberto, l’imprenditore vibonese Gianfranco Ferrante, il funzionario della sede vibonese di Equitalia Vincenzo Spasari di Nicotera e due uomini considerati espressione del potente clan Mancuso di Limbadi, attivo nel Vibonese.
Secondo quanto emerso dalle indagini del Ros dei Carabinieri e del comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, erano tutti parte di un vero e proprio comitato d’affari, costituito per gestire e accaparrarsi i fondi europei destinati al credito sociale gestiti da Calabria Etica, società in house della Regione, all’epoca presieduta da Pasqualino Ruberto.
Creatura dell’assessorato al Lavoro, regno di Salerno, l’agenzia regionale, sulla carta destinata ad aiutare le famiglie disagiate, già qualche anno fa era finita al centro di un’inchiesta, a causa di centinaia di presunte assunzioni clientelari.
A pochi giorni dalle regionali, che vedevano Salerno fra gli aspiranti in corsa per la rielezione, e in prossimità delle amministrative di Lamezia Terme, dove Ruberto correva per la carica di sindaco, Calabria Etica aveva assunto a tempo determinato circa 700 persone, quasi tutte residenti a Lamezia Terme.
Una coincidenza che non è sfuggita agli inquirenti di Catanzaro, che su quei contratti hanno aperto un’inchiesta. Seguendo quella pista, gli uomini del Ros e della Guardia di Finanza, si sarebbero imbattuti in una serie di complesse distrazioni di fondi, regolarmente girati su conti personali e di società private, allocati anche all’estero, per i magistrati riconducibili agli uomini del clan Mancuso.
Movimenti finanziari ricostruiti con minuzia dagli investigatori, che per questo motivo stanno eseguendo anche un decreto di sequestro preventivo di beni del valore di circa 2 milioni di euro.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 1st, 2017 Riccardo Fucile
UN ASSIST AGLI AVVERSARI: “MUSSOLINI LASCIO’ LA MOGLIE PER FUGGIRE AL NORD CON LA PETACCI, TRAVESTENDOSI DA TEDESCO”
“Chi scappa dalla guerra, abbandonando genitori, moglie e figli non merita rispetto!”: l’iniziativa per
combattere l’immigrazione. di Casa Pound stavolta si è tramutato in un brutto autogol.
Si è trattato di una campagna fatta a base di striscioni appesi nottetempo in zone periferiche di varie città italiane
Casa Pound li ha definiti “manifesti choc”, probabilmente credendo di dire qualcosa di inaudito, ma il fatto è che sono anni che sentiamo dire da chiunque si oppone all’arrivo degli immigrati e dei richiedenti asilo che non sono veri profughi perchè i ragazzi giovani non scappano dalla guerra (con il telefonino!) ma restano a combattere.
Le obiezioni sono molte, a partire dal fatto che lo status di rifugiato politico non viene concesso solo a chi scappa da un paese in guerra ma anche da chi fugge da persecuzioni di altro tipo (ad esempio dalle zone della Nigeria sotto il controllo di Boko Haram).
Quando la guerra viene combattuta nel modo atroce in cui si combatte in Siria e la tua casa è stata distrutta dalle bombe forse non hai alcun motivo per “combattere per la libertà ”, soprattutto quando questo significa combattere sia contro l’ISIS che contro le forze fedeli ad Assad.
Già , perchè nella visione di Casa Pound combattere per la libertà significa stranamente stare dalla parte di un dittatore criminale che ha massacrato il suo popolo.
Ma la guerra in Siria non è — purtroppo — l’unico conflitto armato (nella regione l’ISIS è attivo anche in Iraq e c’è una guerra in Yemen) e quindi anche se in molti ritengono che in Africa non ci siano guerre la verità è che la maggior parte dei conflitti sono proprio all’interno del continente africano.
La Libia deve ancora uscire dalla guerra civile, in Egitto il governo ha messo in atto una dura repressione dopo le proteste del 2011. In Nigeria c’è ancora Boko Haram (che è “affiliato” all’ISIS, per i più distratti).
Da dicembre 2013 è in corso una guerra in Sud Sudan, al-Shabab continua a colpire la popolazione civile in Somalia, il malcontento degli Oromo in Etiopia e la repressione brutale delle forze governative ha già spinto molti ad abbandonare il paese e rischia di esplodere in un conflitto aperto.
In altri paesi come la Repubblica democratica del Congo e lo Zimbabwe si annunciano tempi di instabilità politica che convincono chi può ad andarsene prima che esploda una guerra civile.
A questo va aggiunto il fatto che ci sono ovviamente anche migranti che fuggono dalla fame e dalla povertà e vengono in Europa per avere una vita migliore.
Persone che dovrebbero semmai essere aiutate da chi si definisce “destra sociale” e non insultate.
Ma questi striscioni hanno anche fornito un assist sui social a chi ha potuto far notare come anche Benito Mussolini abbia fatto esattamente la stessa cosa che secondo Casa Pound rende una persona automaticamente non degna di rispetto.
Il Duce infatti quando la Guerra era ormai perduta e le forze di liberazione avevano ormai preso Milano, invece che rimanere a combattere preferì lasciare moglie e figli per fuggire con l’amante Claretta Petacci verso Como travestito da soldato tedesco.
Del resto anche dopo la fuga da Campo Imperatore Mussolini invece che prendere parte alla difesa di Roma acconsentì a farsi proteggere dai nazisti in nord Italia, abbandonando la Capitale in mano alle forze d’occupazione tedesche.
Quando Mussolini fu fermato e ucciso a Dongo con lui non c’erano la moglie o i figli, perchè il Duce dopo aver abbandonato Milano per aggregarsi a Menaggio ad un convoglio della Whermacht che si stava ritirando verso Merano e successivamente sarebbe andato in Germania.
Questo per quanto riguarda l’abbandonare “moglie e figli” e travestirsi in modo da sembrare qualcos’altro (un soldato tedesco? Un profugo?).
Quindi che senso ha accusare un padre di famiglia di codardia solo perchè preferisce affrontare assieme alla moglie e ai figli un viaggio nel quale sa che le probabilità di morire (annegati, uccisi, di fame, di freddo) sono decisamente elevate?
Casa Pound dimentica che i migranti non viaggiano a bordi di treni che arrivano sempre in orario, ma a bordo di gommoni che affondano e prendono fuoco, e che anche se non lottano contro il nemico, sono costretti a lottare contro gli abusi di scafisti e trafficanti di uomini che li trattano come bestie da macello.
I problemi seri non si possono affrontare con slogan e senza conoscere la Storia.
Si rischia di fare solo il gioco degli avversari.
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 1st, 2017 Riccardo Fucile
IL PIANO SULLE PARTECIPATE DISATTENDE COMPLETAMENTE QUANTO PROMESSO DALLA GIUNTA GRILLINA, I SERVIZI ANDRANNO A GARA
«Multiservizi non si vende, si compra», diceva l’allora assessora Paola Muraro a nome della Giunta Raggi nell’ottobre scorso.
«Abbiamo la legge Madia arrivata tra capo e collo, dobbiamo ottemperare a questa legge, quindi una serie di società saranno accorpate, altre dismesse, spero recuperando tutti i lavoratori. Ci vorrà ancora un mese o due per terminare tutti i piani industriali. Le società rimarranno 10-12, tra queste Roma Metropolitane. Su Multiservizi la sentenza e’ di due giorni fa, stiamo vedendo con gli avvocati come fare per salvaguardare l’occupazione. Queste ultime due aziende sono i casi più difficile dove il nostro primo problema è evitare che ci siano rischi per i lavoratori», dice oggi l’assessore alle Partecipate Massimo Colomban.
Non ci crederete: uno dei tanti “problemini” tra la Giunta Raggi e la realtà sta per scoppiare in mano al MoVimento 5 Stelle romano.
Sta infatti per accadere quello che era ampiamente previsto.
Il M5S romano durante la campagna elettorale aveva promesso ai lavoratori di Roma Multiservizi che sarebbero stati assunti in AMA.
Nell’agosto scorso anche un ordine del giorno approvato dalla maggioranza grillina in Assemblea Capitolina ricordava alla sindaca che era necessario assorbirli nella municipalizzata dei rifiuti.
Poi la Raggi e la Muraro cambiarono idea: Roma Multiservizi sarebbe stata acquistata al 100% dal Comune
All’epoca c’era chi faceva notare che in questo modo si violava il piano di rientro del debito del Comune di Roma, ma chissenefrega.
Poi, a dicembre era arrivata la protesta dei lavoratori in Consiglio comunale al grido di “Buffoni buffoni”: «Te lo ricordi quando stavi all’opposizione e stavi in mezzo a noi?», gridavano all’indirizzo di Marcello De Vito quella sera i lavoratori, quando avevano scoperto che era andata deserta la gara in 5 lotti per l’affidamento in global service dei servizi necessari al funzionamento delle scuole di Roma Capitale.
Cosa è successo dopo?
È successo che alla fine il TAR ha annullato quel bando e l’assessore Colomban oggi ha spiegato cosa intende fare il Comune: «Su Multiservizi stiamo lavorando con gli avvocati a fronte della sentenza del Tar di due tre giorni fa che ci ha chiesto uno spezzettamento della società . Il nostro obiettivo è salvaguardare l’occupazione. Abbiamo la legge Madia arrivata tra capo e collo, dobbiamo ottemperare a questa legge, quindi una serie di società saranno accorpate, altre dismesse, spero recuperando tutti i lavoratori».
Ora, inutile star lì a ricordare che la Madia è stata approvata nel dicembre scorso e quindi il Comune avrebbe dovuto o velocizzare al massimo le procedure per evitare di finirci dentro (ma sarebbe stato possibile?) oppure regolarsi di conseguenza.
Meglio segnalare la replica sul punto di CGIL, CISL e UIL: «La legge Madia non è ‘arrivata tra capo e collo’. Esisteva già quando l’assessore Colomban ci ha ricevuti in Campidoglio. Il Comune di Roma inizi ad assumersi le sue responsabilità e non faccia lo scaricabarile».
Il piano del Comune in ogni caso è ovviamente cambiato. Secondo Colomban si farà una gara spezzettando il più possibile i bandi per i servizi oggi mantenuti dalla partecipata, e poi si chiederà a chi vince di riassorbire i lavoratori facendole assumere dalle società vincitrici. Possibile?
Alessandro Onorato della Lista Marchini fa notare l’ovvio: «Oggi Colomban ha detto chiaramente che i lavoratori della Roma Multiservizi potrebbero essere salvati solo dalla bontà di chi si aggiudicherà i mini-lotti del global service dando la colpa di tale scelta al Tar. Peccato, però, che il Tar abbia bocciato il tipo di gara fatto da Roma Capitale e non abbia mai detto quale strada seguire per garantire i livelli occupazionali e la qualità dei servizi. Tale scelta spetta a chi amministra in Campidoglio. In campagna elettorale avevano promesso, per garantirsi i voti degli oltre 4.000 lavoratori e dei loro familiari, che ognuno di loro sarebbe stato internalizzato in Ama e l’hanno continuato a promettere fino a tre mesi fa, con tanto di mozione in Consiglio comunale votata da tutto il M5S. Salvo poi cambiare idea e formulare una nuova promessa anche questa disattesa: quella che la Roma Multiservizi sarebbe diventata al 100% di proprietà del Comune di Roma. Oggi si rimangiano anche questo impegno dando la colpa alla legge Madia. Peccato che in nessun modo questa legge non permetterebbe di acquistare la parte privata della Roma Multiservizi per renderla pubblica al 100% garantendo così i livelli occupazionali e la massima qualità del servizio per i romani. Colomban dà il via libera a un nuovo bando a mini-lotti per la pulizia delle scuole, l’assistenza dei minori e disabili e sarà vinto, come al solito, da cooperative e raggruppamenti di società , con il massimo ribasso. È inutile dire che questa procedura alimenta la disoccupazione, ormai in crescita inarrestabile basta vedere la fine di Almaviva, e peggiora la qualità dei servizi».
È così che si intende tutelare la dignità dei lavoratori?
Cgil Cisl e Uil sono pronti a scendere in piazza a fianco dei 4.000 dipendenti di Multiservizi. E di tutti i lavoratori su cui si stanno giocando partite poco chiare e unilaterali.
(da “NextQuotidiano”)
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