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“QUATTRO SCEMI CEREBROLESI”: QUELLO CHE MARRA PENSAVA DEL M5S

Giugno 23rd, 2017 Riccardo Fucile

“LA LOMBARDI E’ LA PIU’ BASTARDA DI TUTTE”

“Han fatto il pensatoio. Per fare il pensatoio devi porta’ gente pensante, se porti cerebrolesi…”. Il commento sul Movimento Cinque Stelle romano è di Raffaele Marra, l’uomo che negli uffici del Comune governato da Virginia Raggi tutti definivano senza tante ironie “il vero sindaco di Roma”.
Come riporta Il Messaggero le chat sono contenute nel fascicolo di chiusura delle indagini sulla sindaca del M5s.
Il rapporto tra Virginia Raggi e Raffaele Marra, che la sindaca ha sempre definito come “uno dei 23mila dipendenti del comune di Roma”, viene messo in tutt’altra luce leggendo le chat acquisite dalla procura.
Le intercettazioni depositate agli atti del processo a carico dell’ex capo del personale del Campidoglio, imputato per corruzione fanno emergere contrasti e rabbia nei confronti del Movimento, come riporta Il Messaggero
A ottobre scorso Marra si sfoga con un’amica: “Tu le fai pure le pensate, le disegni e trovi le soluzioni, però poi se non ci sta uno che gli dà  seguito, rimangono tutti i foglietti di carta”.
E Marra replica: “Ste stronzate che… il pensatoio e ho detto: “ma per fare il pensatoio devi portà  gente pensante, se tu porti cerebrolesi ma che vuoi pensà . Tu puoi pensare se…crei un pensatoio dove ci porti le migliori intelligenze, no, per le persone dotate in un certo…eh, ma se tu vai con quattro scemi, può sta’ pure sei anni là  dentro. L’amica ride e commenta: “non esce niente”
Sempre nel mese di ottobre Marra spiega come sia nata, all’interno del Movimento, la fronda contro di lui e quei contrasti con l’area di Roberta Lombardi, che lui definisce “la più bastarda di tutti”.
Nonostante sia stato chiamato a collaborare proprio dalla deputata che voleva nominarlo presidente del municipio, sarebbe stata la scelta di Virginia Raggi di chiamarlo nel suo Gabinetto ad accendere i contrasti.
Nell’ottobre scorso Marra parla con un amico
Marra: A giugno, dopo che lei aveva vinto le elezioni, Marcello De Vito che è uno delle persone più legate alla Lombardi mi chiese se volevo collaborare con lui… ti volevo nominare direttore al terzo Municipio… dico “se il Sindaco dà  l’ok, io sono disponibile”. Dice “sai, ci tiene pure la Lombardi… vanno a parla’ col Sindaco per dire “allora abbiamo deciso, Marra viene a fare il direttore del Municipio”, lei disse “che cosa avete deciso? Marra rimane co’ me! Anzi, io lo sto per nominare vice-capo di Gabinetto”. Di tutto ciò io non sapevo un c…
E l’amico replica: Eh perchè poi la Lombardi, da quanto ho letto, non è che poi arrivato ad un certo punto pure su di te mi pare che non che è stata molo…
Marra: Poi la Lombardi è stata la più bastarda di tutte… mi ha massacrato, che ha parlato coi giornali, che mi ha remato contro…

(da agenzie)

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ANTONELLA GIGLIO CHIEDE 480.000 EURO AL COMUNE DI ROMA PER IL MANCATO RISPETTO DEL CONTRATTO

Giugno 23rd, 2017 Riccardo Fucile

NOMINATA AMMINISTRATORE UNICO DI AMA PER TRE ANNI, SOSTITUITA DALLA RAGGI DOPO APPENA SEI MESI

Antonella Giglio chiede 480mila euro a Roma Capitale per il mancato rispetto del contratto di tre anni con il quale era stata nominata amministratore unico dell’Ama il 16 novembre.
Lo racconta oggi Il Messaggero. La giunta M5S, che in un anno ha già  avuto quattro differenti presidenti (o amministratori unici) dell’azienda, ha sostituito la Giglio dopo appena sei mesi, visto che è stato insediato un nuovo consiglio d’amministrazione e nominato presidente Lorenzo Bagnacani
«Ma i contratti vanno rispettati — è la tesi della Giglio riportata dai quotidiani romani — io ero pronta a transare, a trovare un accordo senza grandi pretese,da avvocato quando è possibile tendo a evitare i contenziosi. Ma non mi hanno neppure ascoltata. Devo ammetterlo, avevo creduto in questa giunta M5S, sono amareggiata e delusa».
Antonella Giglio è stata protagonista di un lungo addio all’AMA: l’avvocata, dipinta persino in alcuni comunicati stampa di esponenti M5S come vicina a Paola Muraro, contava di restare all’AMA e sosteneva di avere un grande rapporto con Virginia Raggi.
Non era ieri ma l’altroieri: in un’intervista al Messaggero la Giglio diceva: «La mia stima verso di lei (la Raggi, ndr) che mi ha nominata è intatta e non ho motivo di ritenere che vi siano attriti o incomprensioni».
Però l’assemblea dei soci di Ama si è riunita e l’azionista unico Roma Capitale, rappresentato dall’assessore Pinuccia Montanari, ha approvato il bilancio di esercizio 2016 e ha formalizzato il passaggio dalla governance con amministratore unico a quella con Cda a 3 membri.
“L’assemblea — si legge in una nota — ha sentitamente ringraziato l’amministratore unico uscente Antonella Giglio per il lavoro svolto in questi mesi e ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione nelle persone di Lorenzo Bagnacani, Emmanuela Pettinao e Andrea Masullo. Lorenzo Bagnacani è stato nominato presidente e ad di Ama”.

(da “NextQuotidiano”)

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NIENTE ASSICURAZIONE PER PIAZZA SAN CARLO, ORA SUL COMUNE DI TORINO INCUBO RISARCIMENTI

Giugno 23rd, 2017 Riccardo Fucile

NESSUNA POLIZZA STIPULATA… E IN PROCURA ARRIVANO DENUNCE PENALI, NON SOLO RICHIESTE DANNI

Non ci sono solo i feriti pronti a far causa al Comune. Sono decine e decine le persone presenti il 3 giugno in piazza San Carlo che adesso fanno i conti con gravi disagi psicologici.
E a Palazzo Civico c’è già  chi dice, tra il sarcastico e l’amareggiato: «Se continua così, qua finiamo in bancarotta».
Il problema vero, la grana, se così si può chiamare, è di tipo assicurativo. Il Comune non ha fatto una copertura ad hoc per l’evento del 3 giugno, anche se ha una serie di assicurazioni ordinarie sulla responsabilità  civile.
Polizze con cui risarcisce chi inciampa in una buca e si fa male, ma ci sono dubbi sul fatto che le compagnie possano intervenire rispetto a un evento che raccoglie 30 mila persone in una piazza per assistere alla finale di Champions League sul maxi schermo.
In passato coperture ad hoc, ad esempio sulle tappe del Giro d’Italia, si sono fatte.
In Comune si sottolinea che in caso di eventi particolari tocca all’organizzatore l’onere della copertura assicurativa.
Se si chiedono lumi rispetto alle possibili cause e richieste di risarcimento civile, senza nota polemica e nemmeno senza la volontà  di scaricare, dall’ufficio stampa di Palazzo Civico si rimanda a Turismo Torino.
«L’organizzazione è loro», si dice. In effetti l’ente di promozione turistica partecipato dalla Città  è stato scelto dal Comune, così come nel 2015, perchè più flessibile nella gestione della serata e con la possibilità  di installare il maxischermo senza lungaggini burocratiche.
Turismo Torino ha una sua assicurazione di responsabilità  civile, ma il massimale, considerando che non si tratta di una società  che organizza grandi eventi, è di 6 milioni di euro.
Poca cosa di fronte alle richieste che potrebbero arrivare dopo i fatti tragici del 3 giugno. A meno che l’ente di promozione non riesca a sua volta a dimostrare la responsabilità  organizzativa del Comune.
Gli enti potrebbero poi chiamare in causa le assicurazioni. Insomma, si profila comunque una bagarre legal-giudiziaria.
Oltre a chi è ricorso alle cure mediche dei diversi ospedali nella notte della finale di Champions League, c’è chi deve fare i conti con lo shock.
«La sera non riesco più a dormire – ha raccontato in evidente stato di agitazione una ragazza di 25 anni – Mi sveglio all’improvviso con quelle immagini davanti agli occhi. È terribile». Anche lei ha rischiato grosso: «Continuavo a cadere. Appena mi rialzavo, ecco di nuovo le persone che mi veniva addosso. Finivo di nuovo a terra». Ha riportato ferite visibili, escoriazioni, tagli, ematomi, ma i danni più gravi sono quelli psicologici. Nella sua situazione ci sono diversi cittadini. Una ragazzina di 11 anni non trovava più i genitori: è rimasta da sola, smarrita, in mezza alla calca. Un’altra giovane tifosa ha perso il fidanzato per ore. Insomma, danni morali, per cui potrebbero aver diritto a un risarcimento e per i quali si stanno rivolgendo a diversi studi legali torinesi.
Le prime denunce da parte di persone coinvolte negli incidenti del 3 giugno sono state presentate in procura dove è apeto un fascicolo per omicidio colposo, in relazione alla morte di Erika Pioletti, e lesioni.

(da “La Repubblica”)

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RICHIEDENTI ASILO SFRUTTATI NELLE SERRE DI VITTORIA, ARRESTATI I TITOLARI DI UN’AZIENDA

Giugno 23rd, 2017 Riccardo Fucile

TRE EURO ALL’ORA PER RACCOGLIERE POMODORI, NIENTE GIORNI DI RIPOSO, CONDIZIONI DI LAVORO DISUMANE

Quando gli uomini della squadra mobile di Ragusa si sono presentati nell’azienda agricola di Vittoria li hanno trovati chini a raccogliere pomodori nelle serre.
La forza lavoro era composta da 19 richiedenti asilo, 5 rumeni e 2 tunisini. Venticinque euro al giorno per otto ore di lavoro, tre euro all’ora, niente ferie, niente giorno di riposo. Spesso costretti a lavorare anche la domenica in condizioni degradanti.
Grazie al nuovo articolo 603 bis sul caporalato e lo sfruttamento di manodopera, i due titolari dell’azienda agricola, 40.000 metri quadri di coltivazione in contrada Alcerito a Vittoria,   Angelo e Valentino Busacca, sono stati arrestati.
Dei 26 operai, 7 alloggiavano in tuguri fatiscenti all’interno dell’azienda agricola in condizioni igieniche pessime mentre i richiedenti asilo la notte tornavano nei centri di accoglienza che li ospitano. Riscontrate gravissime violazioni sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Drammatici i racconti che i poliziotti della Mobile di Ragusa guidati da Nino Ciavola hanno raccolto. E’ la prima volta in Sicilia che viene applicato il nuovo articolo di legge che ha inasprito le pene prevedendo l’arresto per lo sfruttamento di manodopera.

(da agenzie)

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FARE IL SALUTO ROMANO A BUCCI? ALMIRANTE CHIEDEREBBE I DANNI DI IMMAGINE A CERTI FASCI DA AVANSPETTACOLO

Giugno 22nd, 2017 Riccardo Fucile

SCOPPIA A GENOVA IL CASO DEI SALUTI ROMANI AL DIBATTITO AL TEATRO CARGO: DIFFICILE NEGARE, UNA FOTO LO CERTIFICA…   SONO ARRIVATI A IDOLATRARE UN LEGHISTA ESPRESSIONE DEI POTERI FORTI, ULTRALIBERISTA, CHE SI ACCOMPAGNA CON CHI E’ SOTTO PROCESSO PER PECULATO

Al peggio non c’è mai fine.
L’ennesimo faccia a faccia tra i candidati sindaco a Genova, Marco Bucci e Gianni Crivello, andato in scena ieri sera a Teatro Cargo di Voltri, ha dato spazio a nuove forme di esibizionismo da giardinetti.
Il colpo di scena arriva alla fine, a telecamere spente e inizia a diffondersi a macchia d’olio su Facebook: alcuni sostenitori di Marco Bucci avrebbero alzato il braccio destro teso a mo’ di saluto romano e avrebbero anche intonato “Faccetta nera“.
La foto pubblicata in effetti non lascia spazio a dubbi.
C’e’ poi una testimonianza, quella di una candidata di Chiamami Genova, lista civica di Paolo Putti, che sul popolare social network denunciava: “ la platea si è polarizzata tra i tiepidi sostenitori di Crivello e alcuni squadristi, ribadisco squadristi, al seguito di Bucci, molti dei quali venuti da fuori Genova, che in modo sempre più aggressivo sono passati dai cori da stadio agli insulti fino a sfociare nei canti di inequivocabile stampo fascista”.
E ancora: “Alla fine del confronto ho ricevuto le attenzioni di alcuni scherani di Bucci, uno dei quali continuava a girarmi intorno dicendomi provocatoriamente ‘Viva il Duce’”. Secondo la ricostruzione della donna, “mio marito è intervenuto in tempo per fare da scudo umano e dai fascisti sono partiti insulti, minacce e volgarità , la cui più ripetibile è ‘ti pi…o in bocca’.
Se sull’intonazione di “Faccetta nera” per ora non ci sono prove video, le immagini delle braccia tese che a partire da ieri sera sono state denunciate su diversi profili Facebook, sembrano parlare chiaro.
La replica di Bucci
“I comportamenti segnalati da questi post non ci appartengono e non fanno parte della nostra storia. Se fosse capitato, saremmo stati i primi a prenderne le distanze e denunciare la situazione“.
Quindi Bucci non prende le distanze da nulla, arrivando a negare l’immagine immortalata dalla foto.
Poi dice: “Nella   mia storia personale ho avuto tre parenti stretti morti in guerra o a causa di ferite di guerra. Mio nonno, morto dopo essere stato ferito in Jugoslavia, mio zio è morto in Africa e lo zio di mio padre in Grecia, e degli ultimi due non abbiamo nemmeno i corpi”.
Che cosa c’entri, lo sa solo lui.
Forse avrebbe voluto dire che ha avuto in famiglia degli antifascisti o dei fascisti, ma meglio non rischiare di precisare?
Almeno Bossi aveva le palle per ricordare la sua famiglia antifascista, suvvia, un po di coraggio, si può sapere se Bucci avalla o meno ‘sti saluti romani?
I FASCI DA   AVANSPETTACOLO
Nessuno però si pone una domanda logica: perchè un “fascista” dovrebbe   fare il saluto romano a Bucci?
E nel caso lo facesse, perchè non è stato denunciato per danno all’immagine, cosa che avrebbe fatto Almirante?
Un “fascista” dovrebbe idolatrare un leghista, espressione dei poteri finanziari, una legittima carriera al servizio di multinazionali, paracadutato amministratore delegato di Liguria digitale dalla nomeklatura leghista per fornire tappeti rossi alla giunta Toti?
Un “fascista” dovrebbe fare il saluto romano a chi è stato scelto e si accompagna senza vergogna a un imputato sotto processo per peculato a danno della Regione Liguria per aver usato i soldi della Regione per cene, viaggi, soggiorni ameni in località  turistiche?
Un “fascista” dovrebbe alzare il braccio per salutare l’espressione di un partito che fino a ieri col tricolore si voleva pulire il culo e che a Venezia copriva di insulti una cittadina che esponeva la bandiera tricolore dalla finestra?
E, caro Bucci, a ululare sotto quelle finestre, c’erano gli stessi soggetti che ora fanno i sovranisti, compresi i tuoi attuali compagni di merende che hanno sbarcato il lunario facendo i portaborse al servizio di gruppi regionali limitrofi.
Da un lato fasci da avanspettacolo che Almirante, Romualdi e Rauti avrebbero preso a calci in culo.
Dall’altro chi si presta a fare da paravento ai soliti poteri forti che fino a ieri hanno fatto affari con la sinistra e che ora cambiano ronzino.
In mezzo i genovesi che non vanno più a votare.
Fatti votare dagli esibizionisti da giardinetti, finchè non li arrestano per politica oscena in luogo pubblico.
Saluti genovesi.

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GLI SCIVOLONI DI BUCCI, FUTURO SINDACO DI GENOVA, “ESPERTO IN BILANCI”

Giugno 22nd, 2017 Riccardo Fucile

SOMMA INTERESSI PASSIVI CON LA QUOTA CAPITALE… E SUGLI STANZIAMENTI DIMOSTRA LA SUA INCOMPETENZA

Il dibattito organizzato dal Secolo XIX tra i candidati sindaci al ballottaggio Bucci per il centrodestra e Crivello per il centrosinistra oltre a fare notizia per la rumorosa claque, ha permesso di conoscere la competenza di Bucci sulla amministrazione di una città .
In particolare hanno fatto sorridire due sue estemporanee uscite, completamente sballate.
1) Gli interessi passivi
Ha detto Bucci: «Il Comune di Genova oggi dà  alle banche 112 milioni per interessi passivi e potete immaginare a che banche. Noi dobbiamo rinegoziare il debito, questo deve fare un sindaco…Io so leggere bilanci e fare correzioni al momento opportuno». In realtà    Bucci ha sommato gli interessi passivi (31,7 milioni allo stato attuale) con la quota capitale da rimborsare (80 milioni).
Un errore piuttosto grave per chi si vanta di saper leggere i bilanci.
Inoltre, il Comune ha già  rinegoziato per quattro volte gli interessi sui mutui con Cassa depositi e prestiti, risparmiando 11,4 milioni, mentre non si ha notizia di rinegoziazioni con le banche.
2) I soldi per le periferie
Quando Crivello ha snocciolato una serie di cifre a disposizione del Comune nelle periferie («forti, caserma Gavoglio, 24 milioni di euro per Sampierdarena, Pon da 37 milioni di euro per la Valbisagno e gli 8 milioni di euro per i rivi di Staglieno»), Bucci ha risposto alzando la voce: «Perchè non li avete usati negli ultimi 25 anni?».
Il fatto è che buona parte di questi stanziamenti risalgono al 2017, mentre i Pon sono interventi scaglionati tra il 2014 e il 2020.

(da “il Secolo XIX”)

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DOTAZIONI PATACCA ALLE FORZE DELL’ORDINE: “PREZZI GONFIATI E POCA TRASPARENZA”. CANTONE BOCCIA LE GARE DI MINNITI

Giugno 22nd, 2017 Riccardo Fucile

GIUBBOTTI ANTIPPROIETTILE CHE NON REGGONO LE PALLOTTOLE, CASCHI CHE SI FONDONO, DIVISE CHE SI STRAPPANO

Dieci anni fa era lo scandalo delle divise acquistate in stock dalla Polonia con un risparmio più che altro sulla grammatica: sul retro c’era scritto “Polizzia” con una “z” di troppo.
Furono buttate tenendo le scarpe che avevano però i numeri spaiati: il 44 col 41 e così via.
Poi hanno continuato a piovere fondine, cinturoni e divise.
E se oggi metti in fila cinque agenti della stessa unità  coi pantaloni nuovi di zecca è facile che non ce ne sia uno dello stesso colore: grigio, azzurro e carta da zucchero. Ma questo è colore, appunto, il problema sono i kit antisommossa da aggiustare col cacciavite, i caschi ignifughi che alla prova del fuoco si fondono come una latta e i giubbotti antiproiettile da 610 euro l’uno che al balipedio del Banco nazionale di prova non hanno retto pallottole nè armi da taglio.
Esempi passati e recenti della logica del “massimo ribasso” applicata alla spesa per “materiali di armamento, equipaggiamenti e indumenti speciali per l’operatività  della Polizia di Stato”.
Una voce del bilancio del Ministero degli Interni che effettivamente è scesa dai 18 milioni del 2016 agli 8 previsti per quest’anno e per il 2018.
Il problema è che vestendo da capo a piedi gli agenti con indumenti e dotazioni di sicurezza che ne mettano a rischio l’incolumità  forse si spende meno, ma non meglio. I sindacati lo denunciano da tempo, ora è l’Anac a dire qualcosa in merito: il vero problema sono le gare. Non di un ente qualunque ma del Viminale.
L’Anticorruzione ha pubblicato una delibera dell’8 giugno nella quale ricostruisce quattro procedure d’acquisto del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Viminale riscontrando per ciascuna una o più violazioni al codice degli appalti e alle annesse regole di trasparenza e concorrenza, nonchè una rassegnazione alla logica del massimo ribasso che non garantisce certo prodotti e materiali di miglior qualità  ma i più scadenti. Raffaele Cantone che la firma non lo scrive così esplicitamente, ma il rischio di partite fallate nasce da un “sistema” fallato.
Le urgenze finte per bypassare le gare
Tutto parte dalla concorrenza. Dal sospetto degli esclusi.
Sulla base di alcune segnalazioni l’Anac ha iniziato a passare a raggi x le determine a contrarre del DPS.
Ebbene dall’attività  di vigilanza su quattro esposti emerge l’anomalo gonfiarsi dei prezzi, l’inadeguata programmazione della spesa, la mancanza di trasparenza, concorrenza e rotazione tra imprese che vengono invitate direttamente alle procedure negoziate dove spesso cambiano perfino i capitolati tecnici e di prezzo, in danno delle ditte che non avevano partecipato o erano state escluse. In alcuni casi non viene neppure esperita una ricognizione sul mercato per sapere se esistono sul mercato prodotti e materiali migliorativi allo stesso prezzo.
Nella gara per l’acquisto di 2.300 giubbotti antiproiettile la stazione appaltante di fatto si appoggia all’aggiudicatario di un’analoga gara bandita dal Comando generale della Guardia di Finanza.
Dove sta il problema? A detta dell’Anac il criterio d’urgenza che ha permesso al Viminale di bypassare la gara non c’era affatto: è vero che le piastre balistiche scadevano il 31 dicembre del 2014 ed era necessario provvedere tempestivamente alla sostituzione, ma il ministero sa benissimo che scadono ogni 10 anni e dunque sa anche quanti capi deve sostituire ogni anno.
“All’epoca mancavano i fondi”, ribatte l’amministrazione. L’Anac replica che la “estrema urgenza” deriva solo dall’inadeguata programmazione della spesa.
Peraltro il Codice dei contratti pubblici consente, in particolari circostanze, di evitate la gara, “ma non di affidare una fornitura ad un operatore economico precedentemente selezionato da un soggetto terzo”.
Perchè? Perchè così facendo gli obblighi di garantire libera concorrenza, parità  di trattamento, trasparenza e bla bla bla finiscono in capo a un’amministrazione diversa da quella effettivamente titolare dell’appalto: insomma la stessa legittimità  e regolarità  delle procedure viene appaltata, per proprietà  transitiva.
Il farwest delle fornitur
La disamina di Cantone accende un faro anche sul farwest delle imprese che operano nella fornitura di equipaggiamenti e indumenti operativi. Alcune società  vengono escluse per grossolane incongruenze tecniche e assenze di requisiti base per partecipare.
E tuttavia, se la gara va deserta, vengono invitate a ritentare e magari si aggiudicano l’appalto. Del resto non c’è indagine di mercato, non viene utilizzata una lista di concorrenti formata con lo stesso criterio per garantire la più ampia partecipazione e una reale rispondenza tra le specifiche tecniche della fornitura e il relativo prezzo. L’unico criterio resta il prezzo più basso.
Esempi? Nella gara per 40mila cinturoni bandita a marzo 2016 si presentano sei aziende che via via vengono escluse o si autoescludono.
Una non aveva la certificazione Uni9001:2008 (oggi si potrebbe richiedere quella aggiornata del 2015, ma è un dettaglio), una non ha integrato le informazioni, la terza era ammessa con riserva ed è stata esclusa perchè sulla fondina aveva un marchio riconducibile a un’altra società  che pure partecipava alla gara (sic) e per “difetto dei requisiti richiesti”.
Nello stesso raggruppamento ce n’era una risultata “carente della licenzia prefettizia”: non aveva neppure il pedigree per oprare questo settore. Per fortuna c’è l’ultima, ma anche questa viene esclusa: la fondina che proponeva, messa alla prova, “ha evidenziato una sostanziale incompatibilità  funzionale e operativa rispetto alla destinazione d’uso finale”. Escluse una dopo l’altra, l’amministrazione invia alle stesse società  e a quelle che avevano mostrato interesse l’invito a una seconda procedura negoziata. Alla fine vince il fornitore bocciato per “sostanziale incompatibilità  funzionale e operativa”, ma con un ribasso sul prezzo del 39,18%.
Quelli che sanno, che fanno?
Alcuni operatori, come in questo caso, denunciano all’Ana;   altri si sfogano nell’anonimato: “Il nostro settore — racconta il titolare di una media impresa italiana — è specializzato quanto spregiudicato: alcune società  riescono a condizionare in partenza le gare lavorando con gli uffici tecnici del Ministero che emettono capitolati con requisiti e specifiche tecniche tali da individuare un operatore specifico ed escludere gli altri. Altre si impongono in forza di prezzi molto aggressivi perchè tramite joint venture con ditte estere si approvvigionano di materiale balistico che costa meno ma non ha la stessa qualità  tecnica del capitolato: alle prove di collaudo portano materiali che soddisfano i requisiti, in fase di consegna portano prodotti più economici che arrivano dal Pakistan o dalla Cina”.
Ai sindacalisti cadono le braccia: “L’istruttoria dell’Anac descrive un ginepraio di appalti opachi che gli agenti scontano a suon di partite fallate”, spiega Filippo Bertolami, vice questore e sindacalista che ha spesso denunciato anomalie nei dispositivi consegnati, come i giubbotti, ottenendo in cambio richieste di sospensione da parte dei vertici della Polizia.
“Sono i danni dei burocrati della sicurezza. Chi fa i capitolati non sa cosa sia il servizio in strada e non capisce che un agente mal equipaggiato è un agente insicuro. A Milano un tizio armato di coltelli ha messo in difficoltà  due militari e un poliziotto solo perchè non avevano i guanti antitaglio per il corpo a corpo, ci rendiamo conto?”. Il messaggio è per i vertici: “Minniti e Gabrielli attivassero il neo-costituito “ufficio affari interni” e rimuovano questi ‘dirigenti scienziati’, corresponsabili di continui default a danno della sicurezza proprio di chi dovrebbe garantire quella di tutti”. Bertolami fa poi l’esempio di Polfer e Polaria che da 30 anni hanno le stesse divise ordinarie: “In tutto il mondo gli agenti alle stazioni sono a rischio attacchi, ma i nostri vanno ancora in giro con in giacca e cravatta, scarpine da cerimonia, bottoni dorati e cinturoni con pendagli”.
L’analisi dell’Anac, così impietosa, finirà  all’attenzione del ministro dell’Interno.
Si apprestano a scrivere un’interrogazione a Minniti i deputati di Alternativa Libera Marco Baldassarre e Tancredi Turco: “E’ inconcepibile — attaccano — che il Viminale non sia capace di acquistare i giubbotti antiproiettile per la Polizia di Stato, oltre ad altro materiale, senza violare il codice degli appalti. E’ una condotta che lede il diritto dei cittadini a veder spesi bene i propri soldi e quello delle forze dell’ordine ad essere approvvigionate di equipaggiamenti fondamentali, in tempi ragionevoli”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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MARRA AL TELEFONO SULLA NOMINA DEL FRATELLO: “SE LA RAGGI DICE CHE NON GLIEL’HO DETTO E’ UNA BUGIARDA”

Giugno 22nd, 2017 Riccardo Fucile

“HA PAURA DI PARLARMI PERCHE’ IO LA MANDO AFFANCULO”

Per l’ex capo del personale del Campidoglio, Raffaele Marra, il sindaco Virginia Raggi nella vicenda della nomina del fratello Renato a capo del dipartimento turismo, “sta facendo la vittima”.
E’ quanto emerge da una intercettazione telefonica depositata nel processo che vede Marra imputato per corruzione in concorso con l’imprenditore Sergio Scarpellini
Parlando al telefono con una amica, Raffaele Marra afferma: “basta a fare la vittima! Sta facendo la vittima. Diglielo ‘basta a fare la vittima’, si lamenta sempre! Ehm; Sempre a fare la vittima!”.
E ancora: “Io che le devo dire? Se ci sono problemi rimetto il mandato, ma più di questo che deve fare una persona? Io le ho mandato i messaggi – conclude Marra – e lei non mi risponde e io che cosa posso fà ?”.
Sempre sulla nomina del fratello Renato, Marra dice: “Mi deve dire che io so scorretto. Ha paura di dirmi che io sò scorretto. Perchè io la mando a fanculo. Se lei mi dovesse dì ‘tu non me l’hai detò, io direi “guarda, sei nà  bugiarda”.
“Non vuole parlare con me perchè dice che non ha tempo. Ma non è una giustificazione. Ma perchè non vuole parlà  con me? Perchè ha paura… perchè quando lei parla con me, è in soggezione… “, afferma sempre Marra nella conversazione.
Parlando del primo cittadino, Marra aggiunge: “lei mi dice ‘na cosa, se non e’ vero io ce lo dico. Come ho sempre fatto pure cò Gianni (Alemanno ndr), come aggia fatto sempre cò la Polverini. Io se la cosa non è come dicono loro, io glielo dico ma a fin di bene. Non per fare il presuntuoso. Che me ne importa a me? Glielo dico perchè effettivamente è quello che penso. Poi, voglio dì, tu puoi farci la tara… ti dico ‘guarda a me ‘sta cosa che mi dici non mi interessa, non mi piace, non la voglio fare punto e basta”.
Per Marra, Raggi “in questo momento non è in grado di sostenere la conversazione con me. E allora evita, scappa”.
In un’altra intercettazione, Marra afferma: “Lui (Grillo ndr) ha chiesto una tregua fino al 4 agosto, cioè fino al 4 dicembre, ci sono le elezioni (referendum ndr), e dopo o provvede lei direttamente (si riferisce al sindaco Raggi, ndr) o provvederà  lui a cacciarmi via. Che poi cacciarmi via!? Come mi cacci via che sono un dirigente pubblico in tutto ciò?”.

(da “Huffingtonpost”)

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IL CAPO DEGLI ESPULSI ROMANI M5S: “GRILLO MI RIAMMETTE, MA NON MI BASTA”

Giugno 22nd, 2017 Riccardo Fucile

“SULLA RAGGI DECIDE TUTTO CASALEGGIO”… INTERVISTA A ROBERTO MOTTA CHE HA VINTO IL RICORSO CONTRO LA CASALEGGIO

«In relazione all’espulsione contestata nel giudizio pendente e sospesa con provvedimento cautelare del Tribunale di Roma, cui è seguita la riammissione temporanea, ti comunico la riammissione in via definitiva al MoVimento 5 stelle». Firmato Beppe Grillo.
Roberto Motta, il capo degli espulsi romani M5S, uno dei militanti dotati di studi alle spalle (laureato in statistica con Giorgio Troi, nel giro degli allievi di Federico Caffè), ha guidato i ricorsi vinti contro la Casaleggio dai grillini cacciati a Roma e Napoli.
Ha appena ricevuto questa mail dall’azienda, per la prima volta Grillo deve arretrare da un’espulsione, pena guai giudiziari più seri.
Ma Motta non ha intenzione di deporre l’ascia. «La lotta continua», dice.
Non è abbastanza che Grillo, per la prima volta, debba riammettere un espulso?
«No. Ci sono altri giudizi pendenti, illegittimità  del regolamento e della seconda associazione, costituita da Grillo e dal nipote, lite temeraria, e altro»
Ci sarà  anche un possibile risarcimento molto alto, per perdita di chance.  
«Io sarei stato tra i consiglieri comunali, con ottime chance di risultare nei primi cinque».
La riammissione avviene in coincidenza dei guai della sindaca. Che pensa della Raggi?  
«Il suo fallimento va molto oltre le cose che sono emerse. Comincia dal decalogo che firmò con lo staff. Lei ha accettato di fare tutto quello che le viene detto. A partire dalle nomine. Non può decidere niente»
Per esempio?  
«Pensi solo a due degli ultimi casi: Raggi nomina Fabio Serini – che era il curatore giudiziale all’Aamps, l’azienda di rifuti di Livorno, cioè un controllore del M5S - come commissario straordinario all’Ipa, l’Istituto di previdenza dei dirigenti capitolini: cioè un controllato. Luca Lanzalone, consulente Aamps sempre a Livorno, diventa presidente di Acea. Siamo dentro totali conflitti d’interessi, intrecci nei cda, un disastro, completamente contrario ai princìpi del Movimento».
Rispetto alla giunta Marino come va?  
«Marino aveva fatto cose anche buone. Per esempio aveva tolto tutti i cda delle municipalizzate. La Raggi li ha rimessi. C’è una persona brava, come Antonella Giglio all’Ama? Viene mandata via senza motivo, anzi, col motivo strisciante che sarebbe amica della Muraro: detto dalla Montanari, che arriva a Grillo dalla giunta di Delrio a Reggio Emilia».
La Raggi dapprima legata alla destra, poi ha cercato tregua dai media appoggiandosi a qualche ex del mondo Pd?  
«La Raggi, scoperta la sua pratica da Previti, o le nomine legate al giro Panzironi, s’è rifugiata ripescando le terze file del Pd a Roma. Altra cosa contraria alle regole M5S. In passato gente è stata cacciata dal M5S per molto meno, come la povera Cecilia Petrassi, che era stata assistente, precaria, di Claudio Scajola».
Le competenze come le sembrano, nella giunta e negli eletti capitolini M5S?  
«Ai contenuti hanno preferito imporre minigonne, slogan banali e incoerenti rispetto ai principi condivisi dalla base. Alle critiche rispondono con permaloso livore mirato a colpire esclusivamente la persona. Nel M5S un capogruppo che ha un diploma turistico alberghiero, Paolo Ferrara, attacca Cristina Grancio, un architetto, che critica con cognizione di causa le scelte di Raggi sullo stadio».
È vero che Lombardi ha reso la vita ancora più difficile alla sindaca?  
«Io ci credo poco. Tutto questo odio tra le due l’ho visto poco, e ho lavorato per Roberta, e avuto ottimo rapporto con Virginia. Conservo ancora gli scritti di quando la futura sindaca mi rispondeva per messaggio “vedete di andare d’accordo, tu e Roberta, il Paese ha bisogno di voi”».
Forse una lieve esagerazione, foriera di analoghe prove.

(da “NextQuotidiano”)

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