Giugno 17th, 2017 Riccardo Fucile
ROUSSEAU E L’ASSEMBLEA M5S CANCELLATA… CALL TO ACTION PER METTERE A TACERE I MEETUP
Dopo il caso Cassimatis un altro piccolo episodio ci spiega come funziona la democrazia
diretta da Beppe Grillo.
Da qualche giorno il blog di Beppe Grillo, in un post firmato da Roberto Fico, ha annunciato una nuova funzione sulla piattaforma Rousseau: Call to Action (Meetup in Azione).
La Call to action ha la funzione di lanciare iniziative sui territori con varie “azioni”: da “mobilitazione” a “socializzazione” fino a “formazione”.
E paletti chiari, perchè tutti gli incontri (localizzati tramite una mappa interattiva) “devono rispettare quanto stabilito da Non Statuto e dal regolamento del Movimento”.
Evidente la differenza tra la Call to Action di Rousseau e i meetup che sono stati alla base della costruzione del MoVimento 5 Stelle: MeetUP è «un servizio di social network che ha lo scopo di facilitare l’incontro di gruppi di persone in varie località del mondo» senza alcun controllo centralizzato, mentre Rousseau si trova su una piattaforma di proprietà dell’associazione omonima guidata da Davide Casaleggio, Max Bugani e David Borrelli.
Mentre alcuni cattivoni in evidente malafede la considerano un modo per mettere il guinzaglio ai meetup, la Call to Action è invece tutt’altro. E basta un piccolo episodio per averne la chiara dimostrazione.
È infatti accaduto che quei simpatici buontemponi degli attivisti napoletani cacciati e poi reintegrati grazie a un giudice da tempo si battono per richiedere una convocazione dell’assemblea del M5S.
Luca Capriello è il capofila degli ex espulsi dal M5S a Napoli, reintegrati dopo una sentenza del Tribunale che ha scatenato il Terremoto legale nel MoVimento 5 Stelle e che ha portato a varare le modifiche allo Statuto sul blog e forse a rischio nullità : con altri ha aperto il gruppo facebook Convocazione Assemblea Nazionale M5S.
La richiesta mira a far convocare l’assemblea non in Rete ma con gli attivisti in carne e ossa, pena — a detta degli espulsi che stanno animando la battaglia sui social network — che le nuove regole al voto sul blog di Beppe Grillo risultino nulle.
Questi simpatici idealisti, che fecero anche uno sciopero della fame per invitare al rispetto delle regole e delle leggi, hanno pensato di usare la funzione Call to Action per un evento chiamato “Assemblea Nazionale: prima riunione (i preparativi).
Si trattava di un primo incontro operativo per la proposizione e la successiva organizzazione della prima Assemblea Nazionale degli iscritti e dei simpatizzanti M5S.
Avete già capito com’è andata a finire, vero?
Gli attivisti che avevano aperto la Call to Action hanno scoperto anche l’esistenza della funzione “Annulla evento e ciao”.
«In una mail ci hanno comunicato l’annullamento dell’incontro, senza motivazioni»: L’avvocato Luca Capriello, uno degli attivisti, racconta oggi il Fatto, ha inviato una mail per ottenere spiegazioni.
“Chiediamo — sostiene Capriello — un’assemblea nazionale del M5S per trovare una sintesi su alcuni punti che ci fanno storcere il naso, dal tentativo di aderire al gruppo europeo Alde fino all’astensione sullo ius soli”.
Ovviamente c’era da aspettarselo: sono loro ad essere degli idealisti inguaribili. Andreotti diceva ai suoi tempi che esistevano due tipi di matti: quelli che si credono Napoleone e quelli che vogliono risanare le Ferrovie dello Stato.
Adesso la frase può essere aggiornata: quelli che si credono Napoleone e quelli che credono alla democrazia diretta da Grillo.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 17th, 2017 Riccardo Fucile
I 600.000 MINORI SONO GIA’ INSERITI NELLA “CONTABILITA’ ITALIANA”: GIA’ REGISTRATI ALL’ANAGRAFE, HANNO GIA’ UN DOTTORE, VANNO A SCUOLA E I LORO GENITORI PAGANO LE TASSE (A DIFFERENZA DI TANTI ITALIANI CHE LE EVADONO)
Quanto costa lo ius soli? Dopo complicatissimi calcoli e il tentativo di scrutare nelle viscere di animali morti in una notte di luna piena oggi Il Messaggero ci dà una risposta netta e precisa alla domanda che un sacco di intellettuali si sono fatti nei giorni scorsi: i circa 6-700.000 stranieri minori che — se la legge fosse approvata- potrebbero diventare “di botto” italiani sono già tutti inseriti nella contabilità italiana sia dal punto di vista demografico che da quello economico.
Insomma,sono già registrati alla nostra anagrafe, hanno un dottore, vanno a scuola, i loro genitori pagano le tasse perchè “regolari” da almeno 5 anni.
Dunque poichè l’Istat registra già chi vive in Italia e il contributo al PIL di chi lavora in Italia indipendentemente dal suo passaporto, per la “contabilità ” nazionale lo ius soli non cambia nulla. Punto.
La prova di tutto questo è fresca.
La scorsa settimana l’Istat ha presentato il Bilancio Demografico Nazionale del 2016 e ha sottolineato che sui 60.6 milioni di persone che risiedono in Italia circa 5 milioni sono stranieri. Fra costoro circa la metà sono cittadini extra-comunitari.
Il Bilancio contiene un’altra notizia: l’anno scorso — sulla base delle norme in vigore e dunque non dello “ius soli” — ben 200.000 stranieri hanno ottenuto la cittadinanza italiana. La legge attuale,infatti, prevede che possa diventare italiano chi lavora regolarmente nel nostro Paese per 10 anni.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 17th, 2017 Riccardo Fucile
ADESSO L’INDAGINE PUNTA SUGLI AFFARI DI FAMIGLIA: NEL MIRINO I DOCUMENTI FISCALI
L’inchiesta di Robert Mueller punta tutta sugli affari della famiglia Trump, e infatti si
prepara già a chiedere al fisco le dichiarazioni dei redditi e le documentazioni finanziarie, che l’allora candidato non aveva pubblicato durante la campagna elettorale.
Questa è la vera minaccia che preoccupa la Casa Bianca, che infatti ieri ha reso pubblica una dichiarazione volontaria sulle sostanze del presidente.
Trump cercherà di difendersi screditando il procuratore speciale, e la prossima accusa che gli lancerà contro sarà probabilmente quella di volersi vendicare, perchè non lo ha rinominato a capo dell’Fbi.
Fonti molto vicine ai protagonisti dell’inchiesta spiegano che l’accusa di ostruzione della giustizia, e quella di complicità con Mosca per influenzare le elezioni del 2016, sono fumo negli occhi.
Sono importanti, anche perchè costituiscono la base del “Russiagate”, ma difficilmente arriveranno a rovesciare Donald.
Il licenziamento di Comey, e la richiesta di chiudere il fascicolo a carico dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale Flynn, configurano il possibile reato di ostruzione della giustizia, ma si tratta di un crimine molto difficile da provare.
Un argomento legale che lo ostacola sta nel fatto che il presidente degli Stati Uniti ha il diritto di ordinare inchieste, e quindi anche se sul piano politico sarebbe imbarazzante vedere che ha cercato di bloccare un’indagine che lo riguardava, su quello giuridico non sarà facile incastrarlo.
Il procuratore speciale poi non può incriminare un capo della Casa Bianca in carica, e quindi dovrebbe chiedere l’impeachment al Congresso, dove la maggioranza repubblicana almeno al momento mette Trump al riparo da rischi.
Anche la collusione con Mosca è difficile da provare, e nel caso riguarderebbe i “satelliti” dell’allora candidato, come il generale Flynn, il manager Manafort o il consigliere Page. Ammesso che si siano stati contatti, è improbabile che Donald li abbia gestiti di persona, e quindi verrebbe isolato dalle accuse scaricandole sui collaboratori.
La questione degli affari di famiglia è più delicata, e su questa punta davvero Mueller. Nella comunità finanziaria di New York molti sostengono che quando le compagnie di Trump erano in difficoltà , le banche americane non gli facevano più credito.
Quindi aveva cercato aiuto all’estero, e lo aveva trovato in Russia.
Chiedere un prestito a Mosca non è di per sè illegale, ma sarebbe imbarazzante sul piano politico scoprire che il capo della Casa Bianca ha debiti ingenti con amici del Cremlino. Durante la campagna elettorale lui avrebbe evitato di pubblicare le dichiarazioni dei redditi, proprio perchè da questi documenti si capirebbe a chi deve soldi.
Mueller però ha il diritto di chiederli all’IRS, cioè al fisco americano, e il presidente non può opporsi, perchè non può invocare l’executive privilge per atti compiuti quando era un uomo d’affari prima delle elezioni.
«Qualunque cosa ci sia di illegale o non etico – spiega una fonte molto informata – verrebbe fuori: riciclaggio di denaro, scorciatoie per non pagare le tasse, violazioni delle regole».
Anche se non esistessero le prove di reati tanto gravi da rendere inevitabile l’impeachment, il danno politico dei “leaks” che comunque uscirebbero potrebbe risultare fatale. Per Trump, e per l’intera famiglia, considerando che anche il genero Jared Kushner è sotto inchiesta, in particolare per l’incontro avuto nel dicembre scorso con Sergey Gorkov, banchiere amico di Putin.
La compagnia del marito di Ivanka ha interessi ovunque, dalla Russia alla Cina, così come quella del suocero, e agli esperti del settore sembra improbabile che un investigatore bravo come Mueller alla fine non trovi qualcosa di illegale, non etico, o politicamente dannoso.
Proprio ieri infatti, forse per prevenire gli effetti negativi che potrebbe avere questo ramo dell’inchiesta, l’Office of Government Ethics ha pubblicato la financial disclosure del presidente, un documento di 98 pagine che non è la dichiarazione dei redditi ufficiali, ma contiene le informazioni finanziarie su se stesso che Trump intende far conoscere.
Il capo della Casa Bianca ha guadagnato 19,7 milioni di dollari dal suo hotel appena aperto a Washington, che ha provocato polemiche per il possibile conflitto di interessi, e 37,2 milioni dal resort di Mar-a-Lago, cioè 7,4 milioni in più rispetto all’anno scorso. Invece ha perso 800.000 dollari dal golf club di Bedminster, che ha incassato 19,7 milioni. Inoltre ha preso altri 7 milioni per i diritti d’autore sui suoi libri, e 84.000 come pensione da attore. ù
Questa degli affari di famiglia è la minaccia che davvero preoccupa Trump, e le fonti che seguono da vicino l’inchiesta ritengono che cercherà di difendersi screditando il procuratore speciale.
In parte l’operazione è già cominciata perchè Mueller, vecchio amico di Comey, ha commesso l’errore di assumere diversi avvocati che in passato avevano finanziato il Partito democratico.
Quindi i surrogati del presidente, come Kellyanne Conway e Newt Gingrich, lo hanno già accusato di non essere imparziale, nonostante a nominarlo capo dell’Fbi fosse stato il repubblicano Bush. Trump però aveva considerato di rimetterlo alla guida del Bureau, dopo il licenziamento di Comey, e lo aveva anche invitato per un colloquio. Ora quindi potrebbe accusare Mueller di perseguitarlo, per vendicarsi del fatto che lo aveva poi scartato.
(da “La Stampa”)
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Giugno 16th, 2017 Riccardo Fucile
IL VIDEO DEL CAPOGRUPPO LEGHISTA CENTINAIO CHE INSULTA IL PRESIDENTE DEL SENATO GRASSO CHIAMANDOLO “TERRONE DI MERDA” RIVELA CHE NULLA E’ CAMBIATO IN QUELLA FOGNA RAZZISTA
Durante gli attimi più concitati della giornata di ieri nell’Aula di Palazzo Madama, dove si è votato per l’inversione dei lavori parlamentari, per permettere una più rapida calendarizzazione ed approvazione dello ‘Ius Soli’, tra i senatori che più protestano contro le decisioni prese del Presidente del Senato, Piero Grasso, c’è il capogruppo della Lega Nord, Gian Marco Centinaio.
Da un video realizzato con lo smatphone dai banchi dell’emiciclo dal senatore M5S, Maurizio Buccarella, che ha postato il video sulla sua pagina Facebook, si vedono e si sentono chiaramente gli insulti che Centinaio rivolge alla seconda carica dello Stato.
Prima “sei un infame” mentre è trattenuto a stento dai questori del senato e poi, mentre si appresta a tornare al proprio posto, il presidente dei senatori del ‘Carroccio’ è senza freni e si rivolge così al Presidente Grasso: “terrone di merda“.
Finisce così la presa per il culo di un partito che le ha provate tutte per “accreditarsi al Sud”, sperando di diventare “partito nazionale” e carpire qualche voto agli sprovveduti, magari riciclando il pattume politico “trombato” nelle precedenti elezioni.
E’ bastato un attimo in cui ha perso il controllo e il capogruppo della Lega ha rivelato, con quello specifico “insulto”, tutto il suo odio razzista verso “i terroni” .
In un contesto in cui si è assistito a cosa è diventata la pesudo-destra italiana.
Ci spieghiamo meglio: ai tempi del Msi, Centinaio sarebbe uscito in barella dall’aula se si fosse permesso di insultare il popolo italiano e non sarebbero bastati i commessi per evitargli trenta giorni di degenza al Gemelli.
Ieri invece la becerodestra era rappresentata da una corte di cialtroni che sa solo negare diritti ad altri esseri umani.
Dall’unità nazionale alla discriminazione razziale.
Con la sponda di qualche cocainomane.
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Giugno 16th, 2017 Riccardo Fucile
FICO INTERPRETA IL M5S DELLE ORIGINI, NON QUEL POPULISMO XENOFOBO CHE BEN SI ATTAGLIA A GRILLO E A DI MAIO… L’ELETTORATO CINQUESTELLE DEL MERIDIONE NON ACCETTERA’ MAI L’ALLEANZA CON UN MORTO SOVRANISTA CHE CAMMINA, POSIZIONE SCONFITTA IN TUTTA EUROPA
Il silenzio lo rompe Roberto Fico. Un post tutto suo per parlare più al Movimento 5 Stelle
che al segretario della Lega Nord nonostante sia diretto a Matteo Salvini.
Un avviso ai naviganti, pubblicato su Facebook: “Caro Salvini, vorrei rincuorarti sul fatto che tra il M5S e la Lega, tra Beppe e te, la distanza di visioni, idee, contenuti è siderale. Indecifrabile. Specie sulla questione migratoria”.
Il capogruppo dei deputati, replicando al leader del Carroccio che ha invitato Grillo a un’alleanza di centrodestra, parla a titolo personale, come avviene nei casi in cui una dichiarazione passa per i social e non attraverso un comunicato ufficiale.
Una mossa del genere, nei giorni in cui si parla con sempre più insistenza di convergenze con la Lega Nord, può essere l’inizio di una battaglia molto più lunga dentro M5s.
Una battaglia che va al di là dei cosiddetti ortodossi contro i pragmatici e che ha come centro nevralgico il cambiamento in atto dentro M5s che — secondo alcuni – sembra guardare sempre più a destra quando si tratta di affrontare i temi chiave..
Il segnale è chiaro se anche il blog di Beppe Grillo, che spesso rilancia i contenuti di alcuni parlamentari pubblicati sulle loro bacheche, questa volta tace.
Fico dà infatti al Movimento una rotta ben precisa girando il timone dalla parte opposta rispetto a dove sembra stiano andando adesso i vertici.
È una direzione che di certo non va a destra ed è la direzione di chi, tra i pentastellati, non vede di buon occhio le politiche sull’immigrazione e anche la scelta fatta nell’Aula del Senato di non votare la legge sullo ius soli, che dà la cittadinanza agli immigrati di seconda generazione, cioè ai bambini nati in Italia.
“Il M5S non crede — scrive ancora Fico – che la soluzione ad ogni problema sia aggredire gli ultimi, chi ha meno chances di noi, chi vive nella difficoltà . Per il M5S nessuno deve restare indietro. Questa è una massima, che ogni singolo attivista segue ogni giorno”.
Parole che, secondo qualcuno, stonano con i post dei giorni scorsi e con il silenzio di tutti gli altri colleghi.
“Com’è possibile — si chiede una deputata — che nessuno, nè Di Maio, nè Grillo in persona, ha ancora risposto a Matteo Salvini che invita Grillo a un’alleanza?”.
Eppure a mezzogiorno vengono battute le agenzie con le dichiarazioni del segretario del Carroccio: “L’alleanza naturale è quella di centrodestra. L’alleanza naturale — ha detto Salvini a Tgcom24 – è quella: chiunque altro sostenga le posizioni della Lega, ad esempio Grillo che sull’immigrazione dice ‘Basta, ce ne sono troppi’, va bene, benvenuti”.
Nessuno replica e Fico a distanza di due ore sbotta e pubblica il suo post su Facebook. Viene condiviso da Roberta Lombardi e da altri parlamentari, ma non viene rilanciato dal blog.
Non sembra ci sia quindi la ‘benedizione’ da parte dei vertici. In fondo pochi giorni fa il sindaco di Roma Virginia Raggi, con il sostegno di Grillo e Di Maio, ha chiesto al prefetto di non far arrivare più immigrati a Roma, annunciando anche la chiusura dei campi rom e prendendosela con i mendicanti del metrò.
Le parole di Fico sembrano essere la contestazione plateale, a distanza di qualche giorno, al pugno duro mostrato dai vertici e a una tendenza iniziata con le critiche alle Ong, definite “taxi del mare”.
Nei giorni in cui si parla con sempre più insistenza di contatti tra i grillini e Carroccio, di convergenze post elettorali o pre elettorali, di temi in comune e Salvini cavalca l’onda, anche provocatoriamente, invitando Grillo ad entrare a far parte di una coalizione, Fico ferma tutto.
Il ragionamento che fanno i deputati a lui vicino suona più o meno così: “Ci stiamo spostando a destra perchè nei comuni in cui andiamo al ballottaggio sfidiamo il centrosinistra e quindi dobbiamo prendere i voti di destra. Ma questi sono dei marchi a fuoco per il Movimento”.
Il percorso iniziato dai vertici è infatti molto più lungo e guarda alle elezioni politiche e anche al dopo se i 5Stelle dovessero avere l’incarico di formare il nuovo governo e avessero bisogno di voti in Parlamento.
E se per Di Maio i vertici stanno lavorando per cucirgli addosso un abito che fa al caso suo (“Luigi ha un profilo di destra, mica si può mettere a fare il terzomondista scamiciato”, sintetizzava qualcuno pochi giorni fa con una battuta), Fico, dall’animo più di sinistra, potrebbe iniziare la sua lunga corsa per fare da contraltare al candidato in pectore e riportando il Movimento alle origini.
Dalle prossime mosse si capirà se si arriverà a una specie di congresso a 5Stelle. Intanto tra i big che faranno campagna elettorale per i ballottaggi il nome di Fico per ora non compare.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 16th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO L’ASTENSIONE DEL M5S SULLO IUS SOLI, MOLTI GLI CHIEDONO PER COERENZA DI TOGLIERE LA FOTO CON IL BAMBINO DI COLORE DAL SUO PROFILO
Su Change.org è stata pubblicata da poco una petizione che chiede ad Alessandro Di Battista di cambiare la foto del suo profilo, dopo la decisione del M5S di astenersi al Senato sullo ius soli (al Senato l’astensione vale come voto negativo).
La petizione prende spunto dalla dichiarazione di Di Battista all’AGI nel 2013 e segnala la sua difesa per poi chiedergli:
Ma quella foto con un bambino di colore, vista la Vostra posizione sullo ius soli, forse sarebbe buon senso cambiarla, non crede?
La petizione è stata lanciata da Tranelliblog.
La parte più divertente sono però le motivazioni della firma visibili sul sito: “perchè il bambino dopo aver fatto la foto con dibba s’è dovuto lavare 300 volte per non puzzare da ipocrita!”, scrive Francesco; “Sto firmando perchè sono il bambino della foto”, sostiene Paolo; “E’ stato il Dibba a dire “io penso che sia più italiano il figlio di un marocchino nato in Italia rispetto a tanti argentini nati da genitori italiani”, dice Francesco. E così via.
Sottointeso: basta speculare sui bambini e poi tradirli .
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 16th, 2017 Riccardo Fucile
LA VERSIONE ITALIANA E’ GIA’ DI PER SE’ RESTRITTIVA RISPETTO AGLI ALTRI PAESI CIVILI
ìOggi il Corriere della Sera spiega la differenza tra lo ius soli “classico” e la legge proposta
in Italia.
In primo luogo bisogna spiegare la differenza tra Ius Soli, che prevede che la cittadinanza venga attribuita in base al luogo di nascita, e lo ius sanguinis, che è il diritto di cittadinanza legato alla discendenza.
Nel Regno Unito ha la cittadinanza chi asce da un genitore legalmente stabilito, ovvero anche con un permesso di soggiorno senza termine.
La cittadinanza si può comunque richiedere dopo aver vissuto nei dieci anni dopo la nascita non assentandosi per più di novanta giorni. In base al Commonwealth ci sono norme speciali per alcuni paesi.
In Francia ha la cittadinanza il figlio nato nel paese quando almeno un genitore è nato nel paese. Ogni bambino nato nel paese diventa francese al compimento dei 18 anni se ha vissuto stabilmente sul territorio per almeno 5 anni; a 13 se lo chiedono i genitori.
In Spagna è cittadino chi nasce nel paese se almeno uno dei due genitori è nato nel paese. In Germania è cittadino tedesco chi nasce in Germania se un genitore risiede da almeno otto anni nel paese.
In Irlanda vige lo ius sanguinis, ma se un bambino nasce da genitori di cui almeno uno risiede nel paese regolarmente, quindi con permesso di soggiorno, da tre anni prima della sua nascita, allora ottiene immediatamente la cittadinanza irlandese.
La legge sulla cittadinanza Usa invece prevede lo ius soli e cioè la possibilità di essere cittadini per il semplice fatto di essere nati sul territorio degli Stati Uniti.
La cittadinanza americana dura tutta la vita, a meno che non si rinunci ad essa. Con l’entrata in vigore del 14esimo Emendamento della Costituzione il 9 luglio 1868, la cittadinanza delle persone nate negli Stati Uniti è stata regolata da una clausola in cui si afferma: “Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti, e soggette alla loro giurisdizione, sono cittadini americani e dello Stato in cui risiedono”.
La clausola è stata modificata da un ordine presidenziale nel 1988 e allargata anche allo spazio navale e a quello aereo. Quindi, un bambino nato su una nave straniera che transita nelle acque territoriali statunitensi, ossia in un raggio massimo di 12 miglia nautiche, oppure su un aereo che stava sorvolando il territorio americano, acquisisce automaticamente la cittadinanza statunitense.
Lo ‘ius soli’ negli Stati Uniti assume un rilievo particolare anche dal punto di vista istituzionale, poichè per essere eletto presidente degli Stati Uniti un candidato dovrà essere inderogabilmente nato su territorio americano.
La legge in discussione al Senato dopo essere stata approvata alla Camera è invece diversa.
Attualmente chi nasce in Italia da genitori stranieri può diventare italiano al compimento del 18esimo anno di età . Nella legge si prevede che chi è nato in Italia possa diventarlo prima a talune condizioni, e quindi non si tratta dello Ius Soli americano che abbiamo descritto prima.
I figli di migranti nati in Italia potranno diventare cittadini della Repubblica in base ad alcuni criteri (ruolo particolare hanno gli anni di residenza dei genitori). Si introduce, accanto allo ius sanguinis (è italiano il figlio di un cittadino italiano) anche una via riconducibile allo ius culturae: le novità riguardano chi arriva nel nostro paese prima dei 12 anni di età e studia in scuole italiane.
[…] Un altro caso riguarda la concessione del diritto di cittadinanza, che avviene con decreto del presidente della Repubblica: può chiederla chi arriva in Italia prima dei 18 anni ed è residente in Italia da almeno sei anni, dopo aver frequentato regolarmente un ciclo scolastico e aver ottenuto il titolo finale.
Si tratti di ius soli o di cittadinanza legata ai banchi di scuola, serve il nulla osta del ministero dell’Interno, che ha sei mesi per verificare che non esistano controindicazioni per motivi di sicurezza.
Per far diventare cittadino italiano un minore è necessario che il padre abbia il diritto di soggiorno permanente, se si tratta di cittadini UE, o quello di lungo periodo per gli extra-Ue.
Il genitore deve aver soggiornato per almeno cinque anni in Italia se cittadino UE.
Se extracomunitario, deve anche dimostrare di avere un reddito, un alloggio idoneo e di conoscere la lingua. Solo se vengono soddisfatte tutte queste condizioni è possibile chiedere la cittadinanza.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 16th, 2017 Riccardo Fucile
IN REALTA’ L’ESTENSIONE DELLO IUS SOLI E’ CONCESSA AI MINORI SOLO IN DUE CASI… SI TRATTA DI MISURE CHE VANNO A INCIDERE SULLA VITA DI BAMBINI CHE PARLANO ITALIANO E CHE HANNO SEMPRE VISSUTO NEL NOSTRO PAESE
Il disegno di legge di riforma della cittadinanza, attualmente in discussione al Senato, prevede l’estensione dello ius soli in due casi: 1) nei confronti di chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia titolare del diritto di soggiorno permanente, riconosciuto al cittadino dell’Unione europea che abbia soggiornato legalmente e in via continuativa per cinque anni nel territorio nazionale, o sia in possesso del permesso di soggiorno dell’Unione europea per soggiornanti di lungo periodo e 2) nei confronti del minore straniero che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età , abbia frequentato regolarmente, per almeno cinque anni, uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale.
La riforma, quindi, riguarda in particolare i minori stranieri, che attualmente rappresentano il 22% (circa un milione) di tutta la popolazione minorile in Italia.
Si tratta, pertanto, di misure che vanno a incidere sulla vita di bambini che, molto spesso, non hanno mai vissuto in altri paesi e non parlano che l’italiano.
Nei loro confronti non si può neanche dire che siano immigrati, perchè gran parte di loro è nata qui, non ha mai dovuto attraversare alcun confine.
Eppure, sono trattati da stranieri; per vivere, frequentare le scuole o lavorare devono chiedere il permesso di soggiorno.
Il disegno di legge che introduce, assai timidamente, lo ius soli in Italia è senz’altro un segnale positivo, da sostenere. Non si può tuttavia tacere che ha tanto il sapore di una legge manifesto, di una pennellata universalistica in un contesto di politiche che da sempre escludono i non italiani dall’esercizio dei diritti universali, che costruiscono centri di detenzione per immigrati e richiedenti asilo e che sopprimono il diritto alla difesa di questi ultimi in alcuni gradi di giudizio.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 16th, 2017 Riccardo Fucile
SONDAGGIO PEW RESEARCH CENTER: IN GRAN BRETAGNA VINCEREBBERO GLI EUROPEISTI 54% A 46%… IN ITALIA 56% PER RESTARE NELLA UE, SOLO 35% PER USCIRE… NEI CONQUESTELLE IL 61% VUOLE RESTARE
Dopo il referendum sull’uscita del Regno Unito dalla Ue, in molti Paesi – Gran Bretagna
compresa – il sentimento europeista ha ripreso vigore, dopo anni di disaffezione dell’opinione pubblica. Ma due Stati fanno in parte eccezione: la Grecia, e l’Italia.
Il Pew Research Center, centro studi di Washington, ha diffuso ieri sera una ricerca intitolata «Dopo la Brexit gli europei sono più favorevoli alla Ue».
Il sondaggio è stato condotto su un campione di 9.935 persone in Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia e Regno Unito, dal 2 marzo al 17 aprile 2017, quindi quasi un anno dopo il referendum britannico.
Questi 10 Paesi rappresentano all’incirca l’80 per cento della popolazione e l’84% dell’economia Ue.
Nell’ultimo anno, l’opinione nei confronti dell’Unione europea è migliorata in quasi tutti i Paesi, ed è maggioritaria ovunque tranne in Grecia.
I più favorevoli alla Ue sono i cittadini di Polonia (74%), Germania (68), Ungheria (67), Svezia (65), Olanda (64), Spagna (62), Francia (56) e anche Regno Unito (54), dove sembra farsi strada una forma di pentimento dopo la vittoria del «Leave». L’unico Paese in cui l’opinione favorevole aumenta, sì, ma resta minoritaria è la Grecia, con il 33%.
Ma al contrario, il solo Paese dove l’opinione favorevole resta maggioritaria – 56% – ma in diminuzione, è l’Italia.
In tutta la ricerca, il nostro Paese sembra seguire più la tendenza della Grecia – tuttora immersa in una crisi economica spaventosa – che degli altri Paesi, sia del Nord sia del Sud dell’Europa.
Solo in Grecia e in Italia oltre un terzo dei cittadini – il 35% – pensano che il loro Paese dovrebbe uscire dall’Unione europea, e in entrambi Paesi il 57% vorrebbe che si tenesse un referendum sull’appartenenza alla Ue.
Il valore mediano di chi sostiene l’uscita dalla Ue, considerando i 10 Paesi studiati, si ferma invece al 18%.
La visione nei confronti dell’Unione Europea non sempre coincide esattamente con quella del partito di riferimento.
Il Movimento Cinque Stelle è definito nello studio come una formazione euro-scettica, ma la ricerca sottolinea che il 61% dei suoi sostenitori hanno una buona opinione dell’Europa.
In Italia esiste comunque una ripartizione secondo la tradizionale categoria destra-sinistra: gli elettori di destra che vogliono uscire dalla Ue sono il 56%, il doppio di quelli di sinistra (23%).
Se in Grecia la fiducia nell’economia è rimasta stabile a livelli bassissimi, nell’ultimo anno c’è un solo Paese dove è diminuita la percentuale di quanti pensano che la situazione economica sia buona: è l’Italia, dove è diminuita di 18 punti passando da 33 a 15.
(da “La Stampa”)
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