Destra di Popolo.net

CALABRESI SFIDA DI MAIO: “DAI, QUERELAMI”

Giugno 15th, 2017 Riccardo Fucile

DI FRONTE ALLA RIVELAZIONE DELL’INCIUCIO SALVINI-CASALEGGIO, IL FUORICORSO GRILLINO AVEVA INVITATO IL DIRETTORE DI “REPUBBLICA” A FORNIRE LE PROVE O DIMETTERSI… CALABRESI PRIMA LO INCHIODA: “COME MAI NON AVEVI CHIESTO QUELLE DI DE BORTOLI?”, POI LO SFIDA: “QUERELAMI, COSI’ IN TRIBUNALE FACCIO I NOMI E FORNISCO I DETTAGLI”

Oggi Repubblica in un articolo a firma di Matteo Pucciarelli ha raccontato di un incontro tra Davide Casaleggio e Matteo Salvini avvenuto dieci giorni fa a Milano. L’incontro è stato smentito prima da Rocco Casalino a nome del MoVimento 5 Stelle e poi dallo stesso Davide Casaleggio sulla sua pagina Facebook, infine anche dall’ufficio stampa della Lega Nord.
Il direttore di Repubblica Mario Calabresi ha però confermato su Twitter che l’incontro è avvenuto, parlando di fonti certe e di false smentite da parte di Casaleggio e Salvini.
“Di Maio mi dice “di tirare fuori le fonti, di tirare fuori le prove oppure di dimettermi. È uno strano modo di interpretare le cose”. Lo dice il direttore di Repubblica Mario Calabresi a Rainews 24. Calabresi ricorda che dal “Watergate in poi le fonti si tengono segrete altrimenti verrebbero bruciate” e nessuno più si fiderebbe.
C’è però un altro dato, prosegue il direttore di Repubblica, “nei giorni scorsi, dopo l’uscita del libro di De Bortoli, Di Maio e Di Battista”, ripetutamente, “hanno chiesto le dimissioni non di De Bortoli ma della Boschi. Non hanno chiesto a De Bortoli quali erano le sue fonti, ma hanno detto alla Boschi che se sostiene che non e’ vero allora deve querelare”.
Ecco, “io restituisco” questo ragionamento e “dico a Di Maio: se sei convinto che è stato detto il falso querela ‘Repubblica’, davanti ai giudici tireremo fuori le nostre fonti”.
La vicenda non può non ricordare infatti quella che coinvolse la ministra Boschi e l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli.
Luigi Di Maio chiedeva a Calabresi di “mostrare le prove” dell’incontro o di dimettersi (prima Di Maio chiedeva le dimissioni degli indagati, poi dopo la Raggi ha smesso, adesso ha ricominciato senza i reati).
Il riferimento alle fonti di Calabresi suggerisce che ci sia una fonte da tutelare, come conferma sul suo profilo facebook l’autore dell’articolo: «Le fonti non si danno in pasto a nessuno, se non lo desiderano. E’ un concetto basilare della deontologia professionale».
Intanto su internet torna a circolare questo articolo di Dagospia in cui si racconta di un incontro a casa del console generale americano tra Roberto Maroni e Davide Casaleggio propiziato da Arturo Artom, corredato dalla foto che pubblichiamo.
“Ancora una volta il Movimento 5 Stelle dimostra di avere paura della verità  e si nasconde dietro smentite false e minacciose”.
Comincia cosi’ l’articolata e severa messa a punto che apre l’edizione on line di Repubblica dopo che “Luigi Di Maio e Davide Casaleggio hanno negato la notizia data oggi in prima pagina da Repubblica di un incontro tra lo stesso Casaleggio e il leader della Lega Matteo Salvini”.
Il direttore di Repubblica Mario Calabresi ha risposto così all’attacco dei Cinquestelle, che sempre attraverso Di Maio hanno chiesto le sue dimissioni: ‘In un paese normale i politici non si nascondono dietro false smentite: confermiamo l’incontro Casaleggio- Salvini. Abbiamo fonti certe’”, si legge ancora.
Largo Fochetti sintetizza così “la ricostruzione della notizia:
1 — L’incontro si e’ svolto a Milano una decina di giorni fa prima che la trattativa sulla legge elettorale fallisse
2 — A chiedere il colloquio il leader della Lega Matteo Salvini preoccupato dall’ipotesi di un accordo tra Renzi e Berlusconi dopo il voto, che in quel momento era previsto da tutti a settembre.
3 — Non abbiamo mai scritto di patti o alleanze elettorali concordati tra Casaleggio e Salvini, ma solo dell’apertura di un canale di comunicazione legato agli scenari futuri.
4 — L’incontro ci è stato confermato da due autorevoli fonti della Lega Nord”.
— “In questa vicenda — si legge ancora nella nota di Repubblica — l’unico falso arriva dal Movimento Cinquestelle: attaccare Repubblica per cercare di nascondere la verita’. E farlo con minacce che non possiamo accettare e che rispediamo al mittente. Luigi Di Maio, che ricopre anche la carica istituzionale di vice presidente della Camera dei deputati, usa queste parole per offendere il direttore di Repubblica Mario Calabresi e l’editore Carlo De Benedetti: ‘Il direttore e’ stato messo li’ da un certo De Benedetti, tessera numero uno del Pd e editore con enormi interessi economici in questo paese. Se doveste mandarci al governo l’Italia avra’ finalmente una legge sugli editori e i loro conflitti d’interesse’”.
“Sono parole inaccettabili — si legge ancora — e fondate su una doppia mistificazione. La prima: che Repubblica sia mossa da intenti politici. La seconda: che vi sia un interesse economico tra la politica e il nostro gruppo editoriale. Il Movimento Cinquestelle, se andra’ al governo, faccia pure tutte le leggi che crede nel campo dell’informazione, ma non potra’ toglierci alcun finanziamento pubblico, semplicemente perche’ Repubblica non ne percepisce alcuno”.
“E, soprattutto — conclude il quotidiano — non saranno le minacce di qualsivoglia esponente politico che potranno impedirci di esercitare il nostro principale diritto: svolgere con correttezza, scrupolo e imparzialita’ il nostro mestiere di giornalisti. Al servizio di un unico giudice: il lettore”.

(da agenzie)

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CLOWN DELLA POLITICA, SEI MESI FA LA RAGGI SCRIVEVA: “RIFUGIATI NOSTRI FRATELLI, ROMA LI ACCOGLIERA'”

Giugno 15th, 2017 Riccardo Fucile

ORA CHIEDE “BASTA MIGRANTI” PERCHE’ GLIELO HANNO SUGGERITO ALL’ AURICOLARE I VERTICI AZIENDALI

Virginia Raggi chiede di bloccare l’arrivo dei migranti nella Capitale denunciando un'”evidente pressione” con “devastanti conseguenze”.
Eppure il primo dicembre scorso, la sindaca pentastellata su twitter scriveva: “I rifugiati sono nostri fratelli e sorelle. Roma città  accogliente farà  la sua parte”.
A influenzare questa rotta forse la mezza batosta elettorale del M5s alle ultime amministrative.
Cambia l’imput aziendale.
Il 9 dicembre Raggi, durante l’incontro tenuto a Roma con i sindaci europei “Europa, i rifugiati sono nostri fratelli e sorelle”, definì la capitale dell’accoglienza in questi termini: “Roma è una città  aperta all’accoglienza, disponibile al dialogo, al centro di migrazioni e scambi sociali ed economici tra diversi popoli”.
Nel giro di sei mesi qualcosa è cambiato: “Trovo impossibile, oltre che rischioso, ipotizzare ulteriori strutture di accoglienza, peraltro di rilevante impatto e consistenza numerica sul territorio comunale”, scrive il sindaco di Roma al Prefetto, Paola Basilone.
Addirittura le conseguenze di un numero consistente di immigrati (da notare il linguaggio ripulito dalla parola “rifugiati”) sarebbero “devastanti conseguenze in termini di costi sociali”.
Peccato che il Viminale le abbia ricordato che in base alla percentuale nazionale la Capitale è sotto-quota e dovrebbe ospitare altri 2.000 rifugiati .
Che riferisca ai suoi datori di lavoro.

(da agenzie)

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LA RAGGI HA TROVATO LA SOLUZIONE ALLE BUCHE: INVECE DI TAPPARLE, BASTA ABBASSARE I LIMITI DI VELOCITA’

Giugno 15th, 2017 Riccardo Fucile

UN BEL CARTELLO “STRADA DISSESTATA” E VELOCITA’ MASSIMA 30 E ANCHE 10 KM ORARI E IL PROBLEMA E’ RISOLTO

Mattia Feltri sulla Stampa di oggi parla dei limiti di velocità  sulla Cristoforo Colombo, entrati in vigore dallo scorso maggio e che prevedono i 30 km/h tra il centro mobili Habitat e l’incrocio con Via Laurentina, i 50 km/h tra il Gra e via di Malafede e i 50 km/h tra via del Risaro e p.le Cristoforo Colombo.
La nuova politica invece non aggiusta le buche: abbassa i limiti di velocità . Geniale, vero? A Roma è stato posto il limite di 30 chilometri orari, col cartello «strada dissestata», su tre vie ad ampio scorrimento, fra la Salaria e l’Aurelia. Che poi sia impossibile percorrerle a trenta all’ora, sono cavoli degli automobilisti. Ma se la velocità  conosce limiti, il genio no: in altre due vie, più piccole, è appena stato posto il divieto di superare i 10 all’ora (ma c’è il 10 sul tachimetro?) perchè il manto stradale è pericoloso. Non ridete. Potrebbe essere un’inversione di prospettiva buona per tutti i mali.
Insomma, la nuova metodologia della politica potrebbe portare a risolvere così i problemi irrisolvibili:
Pagate troppe tasse? Facile: guadagnate di meno e si abbasserà  l’imponibile.
Ci sono le formiche nei letti d’ospedale? E voi restate in salute.
Care amiche donne, avete paura del femminicidio? Diventate lesbiche.
Non si sentivano soluzioni così brillanti dai tempi di Jonathan Swift che, per affrontare il flagello della fame in Irlanda, propose di mangiare i bambini dei poveri. Ecco, per esempio, va trascurata l’ipotesi di eliminare dalla capitale ratti e mendicanti dando da mangiare le pantegane ai rom?
Che poi, a pensarci bene, se i limiti di velocità  vengono portati da 10 a 0, in un colpo solo risolviamo anche il problema del traffico.

(da “NextQuotidiano”)

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LA CASALEGGIO ASSOCIATI PER USCIRE DALLA CRISI CUCE LA LEADERSHIP ADDOSSO A DI MAIO

Giugno 15th, 2017 Riccardo Fucile

PERPLESSITA’, MALUMORE E SMARRIMENTO NEL M5S DOPO LA SCONFITTA ALLE AMMINISTRATIVE… ORMAI LA “DC DEI POPULISTI” VIRA A DESTRA, COME NELLO SPIRITO DEI FONDATORI

A margine dell’incontro, più di un ambasciatore, acuto osservatore della realtà  politica italiana, ha domandato a Luigi Di Maio notizie sui 5 Stelle: “Come pensate di superare questa crisi che si è manifestata nelle urne”, “quale sarà  il ruolo di Grillo?”, “è sempre lui il leader?”.
Con poche parole e misurate, il vicepresidente della Camera ha spiegato che da settembre cambieranno molte cose ed emergerà  un profilo più definito e meno confuso del movimento. A settembre, quando cioè sarà  ufficializzata la sua candidatura a premier.
L’Investitura.
Il suo timing, dato per acquisito quando l’accordo tedesco era a un passo e con esso il voto anticipato, è una notizia dopo la doppia frana, legge elettorale e amministrative che ha mandato in confusione il movimento.
La notizia è il pugno di ferro della Casaleggio Associati: “Luigi non è in discussione”. Per necessità  più che per amore.
Perchè, in queste settimane, sono stati lanciati segnali, attraverso ambasciatori affidabili, a Piercamillo Davigo, nell’ambito di quell’operazione di “aggancio” dei magistrati iniziata a Ivrea. Ma l’ex presidente dell’Anm ha declinato l’offerta, da sempre scettico sull’impegno dei giudici in politica.
La necessità  è, al tempo stesso, quella di mettere un po’ d’ordine nel Movimento.
La crisi va ben oltre la faida tra le due mini caste interne, saltellanti da un salotto televisivo all’altro. In parecchi parlamentari condividono l’analisi fatta da Aldo Giannuli ad Omnibus sulla perdita dello spirito rivoluzionario iniziale: “La verità  — dice uno di loro — è che siamo in una crisi strutturale e si sente che non c’è la testa di Casaleggio. L’unico schema che abbiamo è quella di cercare l’autorevolezza nella giacca e cravatta, mostrarci credibili con l’establishment. Abbiamo rinunciato allo spirito rivoluzionario”.
Perplessità , malumore, senso di smarrimento toccano la pancia dei gruppi. In parecchi notano che una star, Di Battista, si è rivisto alla Camera oggi, abbronzatissimo e dopo tre giorni di assenza.
L’altra star, Di Maio, invece di analizzare la sconfitta nei salotti tv sempre pronti ad accoglierlo, ha preferito farsi fotografare con Pippo Baudo, nel corso di un’iniziativa alla Camera per ricordare Armando Trovajoli.
Grillo c’è e non c’è, con l’umore disfattista maturato nelle piazze semivuote a Genova e ad Asti e maturato per come sono andate le cose sulla legge elettorale.
Quando c’è, è contraddittorio. A Taranto, quando era con Morra, l’ultima settimana ha parlato di una legge elettorale che non capisce nessuno, poi il giorno dopo ha pubblicato sul suo blog un minaccioso diktat scritto direttamente dalla Casaleggio per blindare la medesima legge.
Gli ortodossi invocano “più presenza”, “Beppe pensaci tu, qua è uno schifo”, gli altri lo chiamano per rimettere ordine in nome della tutela della sua creatura ma, in definitiva, assecondano l’assenza perchè, in fondo, è anche normale che l’Investitura, anche se dall’alto, abbia il parricidio incorporato.
Marco Revelli, in un’intervista al Fatto, per descrivere la dinamica in atto nei Cinque stelle ha utilizzato un’espressione suggestiva: la Dc del populismo.
Una suggestione, appunto, che coglie l’aspetto tradizionale della reazione. Il ripristino dell’ordine, che equivale a dire più poteri a uno solo. Non è un caso che, proprio nella sartoria milanese, sono già  state prese le misure per Di Maio e la sua lunga campagna in vista delle politiche.
Le misure consistono in un messaggio politico che parla all’elettorato moderato e perchè “Luigi ha un profilo di destra, mica si può mettere a fare il terzomondista scamiciato”.
Ecco la Raggi che scrive al prefetto e agita il corno securitario della propaganda, Di Maio che attacca Minniti, Grillo che ci mette il carico (“via i campi e i mendicanti”). Arriva un blog del Fondatore contro lo ius soli.
Più che di una “svolta”, si tratta di una ripresa in grande stile di posizioni tradizionali, anzi a dirla tutta altre volte Grillo, come alla fine dello scorso anno, era stato ancora più rude e violento sugli stessi temi.
E lo era stato anche di Maio, con la sua polemica contro le Ong apostrofate come taxi del mare, citando il rapporto Frontex (con gaffe annessa perchè nel rapporto quell’espressione non c’era).
La novità  interessante è l’analisi “scientifica” che sta a monte, a cui si è molto dedicato Casaleggio jr, uno che ha con i numeri un approccio pitagorico, nel senso che li userebbe per spiegare il mondo.
Gli ultimi report studiati parlano di un mercato politico saturo a sinistra, soprattutto dopo la scissione del Pd, e più mobile a destra, dove c’è un bacino elettorale possibile. A destra c’è anche un alleato possibile, la Lega nord.
Carlo Sibilia, in un’intervista, ha parlato di “convergenze” proprio col partito di Salvini, facendo scoppiare un putiferio tanto che poi ha smentito l’intervista.
L’uscita rivela comunque un ragionamento che c’è: col sistema tedesco ci sarebbero state due maggioranze possibili — Pd-Forza Italia e Lega-M5s — ora c’è sul tavolo la legge attuale e i tempi si allungano.
Ma soprattutto la legge attuale dà  a Salvini la possibilità  di utilizzare i classici due forni per cuocere le alleanze possibili, quello di Berlusconi e quello pentastellato.
Ma questo è un altro discorso.

(da “la Repubblica”)

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IL MEDIOEVO DI GRILLO INVESTE SULLA PAURA E SULLA SVOLTA AUTORITARIA

Giugno 15th, 2017 Riccardo Fucile

LA SUA IDEA BALORDA DELL’ITALIA, AMPUTATA IN ALTO DELLE COMPETENZE E LIBERATA IN BASSO DALLA SCOMODA PRESENZA DEI POVERI

Non è automaticamente di certa destra il tema dell’immigrazione, perchè qualunque democrazia deve rispondere alle inquietudini dei suoi cittadini, soprattutto i più fragili e impauriti. È sicuramente di una certa destra il modo, il tono, la postura politica con cui il tema è stato estratto da qualche alambicco della Casaleggio e associati, collegato automaticamente alla sicurezza e trasformato da Grillo nel nuovo manifesto identitario dei Cinquestelle, con la firma gregaria della sindaca di Roma Virginia Raggi.
Quando chiede al prefetto, nell’intervallo tra i due turni elettorali, di bloccare l’arrivo dei migranti nella Capitale denunciando un”evidente pressione’ con ‘devastanti conseguenze’, Raggi ingigantisce un fantasma sociale che non trova corpo nè nei numeri (8600 richiedenti asilo tra Roma e provincia, contro gli 11mila programmati) nè nella coscienza della comunità  cittadina, nè nella vita concreta e reale della capitale.
Si tratta dunque del calcolo preciso di un investimento politico sulla paura, evocata strumentalmente per poterla combattere, regalando al movimento un profilo artificiale di governo che compensi il vuoto amministrativo di questi mesi.
Quando Grillo rilancia nel vangelo del blog la svolta romana, e la arricchisce aggiungendo agli immigrati i rom, le tendopoli, i mendicanti, disegna un paesaggio spaventato che evoca una politica d’ordine, allineando – forse inconsapevolmente – tutte le figure simboliche della devianza sociale che una politica autoritaria ha sempre e dovunque scelto come bersagli, trasformandoli in colpevoli, e additandoli come avversari ai ceti sociali garantiti, scelti come base di riferimento, e dunque rassicurati. Gruppi sociali marginali, scarti umani, soggetti esclusi, corpi che chiedono di sopravvivere: ridotti tutti insieme a pura quantità  da respingere – i moderni ‘banditi’ – , annullando storie, biografie, geografie, come se il valore di una civiltà  contasse esclusivamente per gli inclusi, e soltanto a danno degli altri.
Di più: come se si fosse spezzato il concetto di società , lasciando precipitare nella deriva finale la parte sconfitta, i perdenti della globalizzazione, per i quali si sancisce l’impossibilità  di salvezza e di emancipazione, tanto da decretare il loro bando definitivo, che li escluda dalla comunità , comunque dalla vista, certamente dalla tutela politica, persino dallo spazio marginale che oggi pretendono di occupare.
Liberando così simmetricamente la parte vincente del mondo in cui viviamo da ogni vincolo con la parte sommersa, sgravandola di qualsiasi legame, e soprattutto sciogliendola da ogni responsabilità  politica nei confronti di quella comunità  di destino che fino a ieri avevamo chiamato società : ma a cui dovremo inventare un nuovo nome, visto che vale soltanto per noi e si configura per esclusione, credendo di trovare nella differenza l’unica garanzia di sopravvivenza.
Verrebbe da chiedere a Grillo e alla sua sindaca se davvero il paesaggio sociale che hanno in mente nell’Italia 2017 è fatto di città  assediate da migranti, popolate da mendicanti con minorenni al seguito o da falsi nullatenenti con auto di lusso, una specie di gigantesca tendopoli che confina con un campo rom.
È la costruzione meccanica di un presepio politico, che trasfigura la realtà  in un iper-realismo grottesco, evocando tutti i personaggi di comodo del grande disordine fantasmatico che visita le fragilità  del nostro Paese e abita le solitudini sociali esposte dalla crisi.
Una proiezione di comodo, a fini politici, come la geografia immaginaria di Di Maio, la fantascienza delle scie chimiche, la medicina pràªt-à -porter del no ai vaccini.
È ben chiaro che l’Italia minuta, dei piccoli Paesi e delle lunghe periferie, sotto i colpi della crisi riscopre antiche paure, un inedito egoismo del welfare, una nuovissima gelosia del lavoro, uno smarrimento identitario sconosciuto.
A tutto questo bisogna rispondere ma dentro un sentimento di comunità , su una scala europea, nella fiducia in una tradizione occidentale di inclusione responsabile e di apertura culturale.
Tutto questo si chiama politica, senso dello Stato e del Paese.
Mentre invece è una ben scarsa rivoluzione, quella che rinuncia a cambiare il mondo per rinchiuderlo su se stesso come un pacchetto fragile, cercando così di comprare governo al mercato della paura, a un prezzo stracciato.
Vien fuori un’idea balorda dell’Italia, amputata in alto delle competenze delle èlite, colpevoli di tutto: e liberata in basso dalla scomoda presenza dei disperati.
Un Paese di singoli, arrabbiati con chi ha vinto e con chi ha perso, per l’invidia del successo, la noncuranza del sapere, il fastidio della responsabilità  generale.
L’immagine non è nemmeno quella del muro di Trump.
In quel muro Grillo infatti si limita ad alzare il ponte levatoio, come in un Medioevo impaurito.
Fuori, c’è il mondo.

(da “La Repubblica“)

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L’INCONTRO SEGRETO TRA SALVINI E CASALEGGIO

Giugno 15th, 2017 Riccardo Fucile

“REPUBBLICA” RACCONTA L’ABBOCCAMENTO AVVENUTO DIECI GIORNI FA A MILANO… CASALEGGIO SMENTISCE, LA BASE ORMAI HA CAPITO DOVE I VERTICI VOGLIONO ANDARE A PARARE… E META’ ELETTORATO NON GRADISCE

Un incontro segreto per un accordo futuro?
Matteo Pucciarelli su Repubblica racconta di un abboccamento tra Matteo Salvini e Davide Casaleggio a Milano avvenuto una decina di giorni fa, quando in campo c’era ancora l’accordo sulla legge elettorale poi naufragato sullo scoglio del Trentino Alto Adige.
Allo scopo, a quanto pare, di aprire un’interlocuzione in vista del dopo urne.
Un po’ quello che ha prefigurato Carlo Sibilia nell’intervista alla Stampa che ieri ha fatto chiacchierare tutto il MoVimento:
Un proporzionale che, nell’ottica del segretario federale del Carroccio, faceva prevedere lo scenario di una alleanza post-voto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Che Salvini non si fidi del Cavaliere, del resto, è cosa nota, così come il suo timore delle larghe intese Pd-Forza Italia, «il grande inciucio» nel lessico leghista. Da qui la richiesta fatta recapitare al capo della “Casaleggio associati”: un faccia a faccia, per aprire una interlocuzione.
Da anni, a intervalli regolari, Salvini tentava un approccio con Beppe Grillo, ricevendo sempre un diniego.
È andata diversamente con Casaleggio junior, sempre attentissimo a restare defilato e allo stesso tempo decisamente più pragmatico del fondatore del Movimento.
Una disponibilità  al confronto che, di per sè, ha già  un significato politico.
Tra i due mondi — Lega e 5 Stelle — l’interlocuzione non è comunque iniziata ieri ed è fatta di incontri casuali e fugaci, ma con un obiettivo preciso:
Nulla sembra deciso, naturalmente. E Salvini è tutt’altro che entusiasta all’idea di fare il socio di minoranza di un governo a 5Stelle. Ma il dato politico è chiaro: Lega e M5S sanno di potersi facilmente trovare ad aver presto bisogno l’una dell’altro e l’incontro al vertice lo ha certificato.
Un fugace contatto tra Casaleggio e mondo lumbard c’era stato in gennaio, propiziato da Arturo Artom, uomo del mondo imprenditoriale da sempre vicinissimo a Gianroberto e dopo a Davide.
Lo scorso gennaio, al ricevimento del console americano Philip Reeker, insieme a Casaleggio jr c’era anche Roberto Maroni. Allora – si racconta – il presidente della Regione Lombardia ebbe una conversazione con Casaleggio sulle analogie tra la prima Lega Nord e il Movimento.
Passati dei mesi, quelle analogie sembrano essere aumentate.
Gli elettori 5 Stelle sono spaccati a metà  tra chi , in caso di aleanze, preferirebbero avere come interlocutore il Pd e chi preferirebbe la Lega.
Il patto di Neanderthal è alle porte?
A stretto gito Casalino, coordinatore della Comunicazione del Movimento, ha smentito l’incontro tra Salvini e Casaleggio, ma questo fa parte della prassi .

(da “NextQuotidiano”)

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LA SANITA’ PUBBLICA IN LIGURIA SUL “VIALE” DEL TRAMONTO: IL TAR ANNULLA UN APPALTO DELLA PREMIATA DITTA LEGHISTA

Giugno 15th, 2017 Riccardo Fucile

“VIOLATI PRINCIPI IMPARZIALITA’, PARITA’ TRATTAMENTO E TRASPARENZA”… MA CHE BRAVA SONIA VIALE, ASSESSORE DEL GABIBBO BIANCO

Schiaffone del Tar alla giunta Toti e alla assessore alla Sanità  ligure la leghista Sonia Viale.
Il Tar della Liguria ha infatti annullato l’aggiudicazione disposta da Alisa (Azienda regionale ligure sanitaria) per l’appalto pubblico riguardante la fornitura di letti sanitari a movimentazione elettrica.
Il tribunale amministrativo ha accolto il ricorso di una società  che aveva impugnato gli atti della gara.
Ma solo le motivazioni a pesare come un macigno sul “metodo Toti” nella sanità  ligure.
Il Tar ha contestato “violazione palese dei principi di imparzialità , parità  di trattamento e trasparenza, che costituisce sicura spia dell’eccesso di potere”.
Alisa è stata pure condannata al pagamento di 2000 euro di spese di giudizio.
Cosa si cela dietro questo appalto?
Chi si è voluto favorire?

(da agenzie)

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PALERMO, FRATELLI D’ITALIA E NOI CON SALVINI HANNO PRESENTATO UNA CANDIDATURA BLUFF PER GIRARE UN FILM

Giugno 15th, 2017 Riccardo Fucile

SCOPPIA IL CASO LA VARDERA, CANDIDATO A SINDACO SOLO PER GIRARE UN REALITY… LA MELONI “AMAREGGIATA E DELUSA”,   SOVRANISTI SI SON FATTI PRENDERE PER I FONDELLI

Una candidatura bluff, una riedizione in chiave social del Truman Show, con leader di partito e compagni di lista inconsapevoli di recitare soltanto una parte in una commedia.
Il sospetto è che la discesa in campo di Ismaele La Vardera, già  inviato della trasmissione Le Iene, alle elezioni a sindaco di Palermo sia stata solo una montatura, un espediente per girare un reality.
In queste ore, soprattutto dalle parti di Fratelli d’Italia, uno dei due partiti del centrodestra che sostenevano La Vardera, sta montando la delusione e la rabbia. Giorgia Meloni ha negato la liberatoria per la diffusione delle immagini girate — pare anche di nascosto — dal giovane candidato e da due operatori che l’hanno seguito in ogni momento della sua campagna elettorale.
La Meloni, si apprende, “è molto amareggiata” e Fdi sta preparando un esposto in procura di cui si saprà  di più stamattina.
Silenzio, per ora, da parte di Matteo Salvini, che comunque — è l’unica certezza trasmessa dal suo staff — non sapeva nulla del documentario girato dal suo portabandiera a Palermo.
“Quello che è accaduto è un fatto gravissimo – dice Alessandro Pagano coordinatore del movimento Noi con Salvini della Sicilia occidentale – Siamo probabilmente davanti a una colossale presa in giro e ci stiamo tutelando anche noi dal punto di vista legale. Questo ragazzo, soprattutto se ha rubatoo conversazioni private, ha carpito la fiducia di chi aveva punta su di lui”.
La Lega, peraltro, ha dato il suo simbolo in Sicilia solo a La Vardera e alla candidata di Lampedusa, Angela Maraventano.
Alle elezioni di domenica scorsa, il giovane candidato dal ciuffo rosso ha conquistato 7.043 voti, il 2,59 per cento dei consensi, finendo quarto dietro Orlando, Ferrandelli e Forello.
Già  da qualche giorno le voci che La Vardera stesse realizzando una sorta di reality sulla mala politica siciliana giravano nelle segreterie dei partiti e dei candidati.
E dietro al progetto di questo documentario ci sarebbe un regista televisivo molto noto. La Vardera aveva fatto affiggere manifesti elettorali in stile cinematografico, nello stile di una locandina da film, con la scritta “Il sindaco. Dal 12 giugno”.
E’ stato Francesco Benigno, l’attore di Mery per sempre che era candidato nella lista di La Vardera e che ieri sera ha avuto uno scontro fisico con il giovane e con i due operatori, a denunciare il bluff: “A un certo punto mentre eravamo seduti Ismaele si è fatto serio e mi ha detto: “Francesco io non ho fatto questa campagna elettorale per diventare sindaco ma per fare un documentario e per fare conoscere a tutti la mala politica siciliana. Ho registrato tutti: Cuffaro, Miccichè. Li ho registrati a loro insaputa mentre dicono le peggio cose. Pure tu una volta mi avevi detto che ti mettevi in politica, così almeno tu puoi fare il tuo lavoro perchè non lavori”.
Lui, Ismaele La Vardera, resta ancora trincerato dietro al silenzio. Non risponde al cellulare e ai messaggi.
Pare stia semplicemente completando il suo film.

(da “La Repubblica”)

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IL PROCURATORE MUELLER INDAGA SU TRUMP PER OSTACOLO ALLA GIUSTIZIA

Giugno 15th, 2017 Riccardo Fucile

SVOLTA NEL RUSSIAGATE, E’ LA STESSA INCRIMINAZIONE CHE PORTO’ ALL’IMPEACHMENT E ALLE DIMISSIONI DI NIXON

Donald Trump indagato per ‘ostruzione alla giustizia’.
La notizia-bomba arriva poco dopo le sei del pomeriggio di Washington (mezzanotte passata in Italia), proprio nel giorno del compleanno di The Donald, che ieri ha festeggiato i suoi 71 anni.
A lanciarla   – in quella che   negli ultimi mesi è diventata ‘l’ora dello scoop’ (forse per non turbare i mercati finanziari) – è stato ancora una volta il Washington Post, il quotidiano della capitale di proprietà  di Jeff Bezos (patron di Amazon).
“Il procuratore speciale che sovrintende all’inchiesta sul ruolo della Russia nelle elezioni del 2016 interrogherà  alti dirigenti dell’intelligence come parte di una più ampia indagine che ora include l’esame dell’ipotesi se il presidente abbia tentato di ostruire la giustizia”.
Dietro una frase costruita in modo inattaccabile (a evitare possibili accuse di ‘fake news’) il senso è chiaro, quello che la Casa Bianca temeva di più si sta avverando: il procuratore speciale sul Russiagate (l’ex Direttore del Fbi Robert Mueller III) sta indagando su Donald Trump per appurare se il presidente degli Stati Uniti è responsabile o meno di un reato (Obstruction of Justice) che nel codice americano (capitolo 18, sezione 1503) è considerato un crimine per cui è punibile anche il ‘Commander in Chief’.
E molti hanno immediatamente ricordato che la stessa incriminazione alla fine portò all’impeachment e alle dimissioni di Nixon.
Una ‘breaking news’ che può cambiare le sorti dell’inchiesta sulle interferenze del Cremlino di Putin durante la campagna elettorale (e sugli incontri di uomini dello staff di The Donald con alti funzionari di Mosca) e che potrebbe arrivare fino allo Studio Ovale della Casa Bianca.
Fino a ieri le varie indagini sul Russiagate (quattro commissioni di inchiesta del Congresso più quella del ‘procuratore speciale’ Mueller) si erano concentrate sulla campagna presidenziale e il ruolo della Russia, con gli agenti del Fbi anche alla ricerca di prove su possibili crimini finanziari commessi da uomini della cerchia stretta di Trump.
A gennaio il presidente aveva ricevuto assicurazioni (nel famoso incontro privato) da James Comey – il direttore del Fbi licenziato in tronco, via Twitter , da The Donald nel maggio scorso – di non essere sotto inchiesta (come è invece il caso di stretti collaboratori del presidente: l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale Flynn e il responsabile della campagna elettorale Manafort).
Ora la svolta. Secondo lo ‘scoop’ del Washington Post, Mueller sta indagando sul possibile ruolo (in questo caso diretto) che potrebbe avare avuto il presidente Usa.
Il ‘procuratore speciale’ che è stato scelto dal vice-ministro della Giustizia (il ministro Jeff Sessions si era auto-ricusato sulle questioni delle interferenze del Cremlino nelle elezioni 2016) – sentirà  come testimoni diversi ‘senior intelligence officials’, alti funzionari dell’Intelligence all’inizio della settimana prossima.
Secondo ‘cinque fonti’ diverse – che hanno parlato con il quotidiano della capitale a condizione di mantenere l’anonimato in quanto non sono stati autorizzati a discutere di questa vicenda pubblicamente – Daniel Coats, attuale Direttore della National Intelligence, Mike Rogers, capo della Nsa (National Security Agency) e Richard Ledgett (vice di Rogers) sarebbero tra i prossimi testimoni che verranno ascoltati, in quanto persone informate dei fatti.
Coats, Rogers e Ledgett appariranno volontariamente ma non si sa se diranno tutto sulle loro conversazioni con Trump o se il presidente userà  il suo ‘privilegio esecutivo’ per mantenerle segrete. Durante il Watergate la Corte Suprema aveva stabilito che i dirigenti di agenzie governative non possono usare tale privilegio per bloccare prove in indagini criminali.
Mueller potrebbe (ma il giornale non fa il suo nome) avere chiamato a testimoniare anche lo stesso Comey, che giovedì scorso ha testimoniato davanti alla Commissione Intelligence del Senato parlando (sotto giuramento)   di ‘bugie’ della Casa Bianca.
È infatti possibile che Trump finisca indagato per ‘ostruzione alla giustizia’ proprio in merito al licenziamento di Comey, che sarebbe stato cacciato da Direttore del Fbi con cinque anni di anticipo sulla scadenza del mandato (2022) dopo che sia era rifiutato di ‘insabbiare’ le indagini su Flynn.
Mueller non solo ha il potere di investigare sui crimini passati ma anche su quelli che potrebbero avvenire durante l’indagine stessa (ad esempio falsa testimonianza e ostruzione alla giustizia).

(da “La Repubblica”)

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