Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
DUE ANNI FA L’IMPEGNO FIRMATO DI RIDISTRIBUIRE, ENTRO SETTEMBRE 2017, IN TUTTI I PAESI UE 160.000 RICHIEDENTI ASILO SBARCATI IN GRECIA E ITALIA… AD OGGI SONO STATI APPENA 6.634, MA IL GOVERNO ITALIANO INVECE CHE IMPORRE IL RISPETTO DELL’ACCORDO, PENSA A ELIMINARE LE ONG
Il patto criminale che è stato tracciato ieri a Parigi dovrebbe portare i sottoscrittori
davanti a un tribunale internazionale, altro che vantarsi di “aver raggiunto un’intesa”.
Siamo di fronte a un patto che viola gli accordi sottoscritti esattamente due anni, nell’estate del 2015.
L’Unione Europea in quella data aveva firmato un documento in cui si impegnava, entro settembre 2017, a ricollocare in tutti i Paesi della Ue 160.000 richiedenti asilo approdati sulle coste di Grecia e Italia.
Per quanto riguarda il nostro Paese era di 40.000 la quota prevista.
Siamo arrivati alla scadenza e , come certificata il Corriere della Sera, sono stati ricollocati appena 6.634 profughi in totale su 160.000.
La prima cosa che avrebbe dovuto “pretendere” l’Italia è l’immediata presa in carico da parte degli altri Stati di almeno 35.000 richiedenti asilo entro 48 ore.
In caso contrario via libera a tutti: chi riesce a passare le frontiere di confine diventa di competenza di altri Paesi, altro che “ritornarceli” indietro come stanno facendo Franciaa, Svizzera e Austria.
Questo doveva fare il governo, insieme al blocco dei versamenti all’Unione europa fino a che tutti gli Stati onorassero la firma apposta due anni fa.
A dimostrazione che l’Italia NON SI FA PRENDERE PER IL CULO da nessuno.
Ma passiamo a un altra serie di dati per capire chi sta facendo qualcosa e chi no: nei prima 4 mesi del 2017 solo 4 Paesi europei hanno sopportato il 75% delle richieste di asilo: Germania 49.090 (30%), Italia 36.900 (22%), Francia 22.000 (13%), Grecia 16.500 (10%). Poi viene la Gran Bretagna con 8.400 (5%).
Altro dato: dove e quanti richiedenti asilo per singoli Stati sono stati ricollocati quei 6.634 ripartiti negli ultimi due anni? Germania 2.946, Norvegia 813, Svizzera 715, Finlandia 707, Olanda 612, Francia 330.
Altro dato: non è vero che solo il 20% dei richiedenti asilo ha diritto alla protezione e tutti gli altri sono migranti economici. Fino a tre anni fa erano il 60%, ora sono il 40% per un semplice motivo: si nega che in certi Stati vi siano guerre civili in corso e il gioco è fatto, nel cinismo più bieco.
Siamo arrivati a respingere esseri umani a rischio, rimandandoli dai loro carnefici. Eliminando il secondo grado di giudizio davanti a un giudice è più facile, visto che il 60% dei ricorsi in secondo grado veniva accolto.
A fronte di questo quadro, l’accordo criminale di Italia-Francia-Germania (su proposta italiana) pensa invece a fare la guerra alle Ong, con l’evidente scopo di farle arretrare non certo dalle acque libiche (dove non sono mai entrate, salvo che su indicazione della Guardia costiera italiana).
Pìù arretrano le Ong più morti in mare ci saranno e meno profughi arriveranno: questo il cinico disegno messo in atto, roba da denuncia al tribunale internazionale.
Non solo: altri soldi e motovedette alla Guardia costiera libica, la stessa sotto processo per crimini contro l’umanità al Tribunale penale internazionale, quella che prende le mazzette per decidere chi far partire e chi no, quella che spara contro le navi delle Ong e contro le motovedette italiane.
Invece che perseguire chi istiga all’odio razziale si persegue, diffamandoli, chi cerca di salvare vite umane.
Vomitevole.
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Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
IL VERGOGNOSO PATTO ITALIA-FRANCIA-GERMANIA COLPISCE SOLO CHI FA DEL BENE AL PROSSIMO, NON I CRIMINALI E I RAZZISTI
“Siete un ‘pull factor’, trattate con i trafficanti, vi finanziano le mafie, i tassisti del mare, vi chiuderemo i porti. Siamo diventati noi il problema?”. Oscar Camps, fondatore di proactiva Open Arms Ong, affida a un tweet il suo sfogo dopo l’accordo Francia, Germania e Italia sull’emergenza migranti che prevede fra l’altro limiti e controlli sulle Ong attive nel Mediterraneo. “Forte preoccupazione” arriva anche dall’associazione delle Ong italiane.
E dal Forum del Terzo Settore secondo cui “l’Italia e l’Europa non devono impedire le operazioni di soccorso”.
La polemica sui soccorsi in mare continua e si arricchisce di un nuovo capitolo dopo l’ipotesi dei giorni scorsi di bloccare gli sbarchi di migranti alle navi gestite dalle Organizzazioni non governative.
La stretta alle Ong rischia di tradursi in un abbandono di fatto dei migranti al loro destino, sguarnendo l’area Sar dove operano all’80 per cento navi umanitarie e solo al 20 per cento navi di Frontex.
Aoi: “Così è stata data fiducia al governo Libico”.
Anche ‘Aoi, Cooperazione e solidarietà internazionale’ (è l’associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale), esprime “forte preoccupazione per quanto nei media emerge degli esiti del prevertice di Parigi”, che anticipa di pochi giorni il summit di Tallin, sul tema dei flussi migratori.
“Italia, Germania e Ue – afferma Aoi – hanno deciso di dare ‘fiducia’ e autonomia nel controllo dei flussi dei migranti e profughi al governo libico, che non ha rispetto alcuno dei diritti umani, con la conseguente piena e libera operatività alla sua guardia costiera, quella stessa che spara alle navi che salvano vite umane, anche a quelle della guardia costiera italiana; di colpire le Ong, limitandone fortemente l’operato umanitario e stabilendo livelli di controllo addirittura delle loro fonti di finanziamento”.
“In questi mesi – sostiene Aoi – Ong e associazioni impegnate nell’asilo e accoglienza dei profughi e migranti hanno inviato appelli, posizionamenti e proposte al governo italiano chiedendo incontri per un confronto e hanno sensibilizzato le reti sociali della solidarietà europea perchè chiedessero un impegno dei loro Paesi a fianco dell’Italia nell’affrontare la crisi umanitaria. Ma non questo tipo di impegno, teso a erigere nuovi ‘muri'”.
L’Aoi chiede che il Governo italiano incontri le rappresentanze Ong, il Tavolo Asilo e le associazioni tutte che stanno sulle navi della solidarietà nel nostro Mediterraneo per spiegare prima del vertice di Tallin quali sono le posizioni certe dell’Italia e quali le motivazioni: “L’Italia non si può permettere una divisione netta tra la politica e la società civile solidale e responsabile”.
(da agenzie)
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Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
NEI 12 MUNICIPI A GUIDA M5S IL NUMERO TOTALE DI ATTI AMMONTA SOLO A 85… ECCO QUANTO CI SONO COSTATI
A distanza di un anno dalla vittoria in Campidoglio e in altri 12 dei 15 Municipi di Roma
del M5S, le cifre sulla “produttività ” di giunte e consigli delle ex circoscrizioni il I e il II Municipio hanno approvato in tutto 70 delibere: 62 quello guidato dalla dem Sabrina Alfonsi e 8 da quello presieduto dalla collega di partito Francesca Del Bello.
Quante sono state, invece, le delibere licenziate dalle squadre dei grillini? Nei restanti 12 Municipi il numero totale di atti ammonta a 85.
Uno solo nell’VIII, un’area verde riservata ai cani. Il conto è del Messaggero, che oggi fa anche i conti in tasca alle municipalità :
La stragrande maggioranza dei consiglieri municipali ha beneficiato di tutti i gettoni di presenza consentiti (26 al mese) e gli assessori delle giunte territoriali hanno incassato con regolarità gli assegni per il ruolo ricoperto.
La somma è fissa eppure per nulla trascurabile: nei primi sei mesi del 2017 i consigli municipali sono costati alle casse di palazzo Senatorio più di un milione di euro.
Stesso importo — circa un milione 200 mila euro — è stato invece speso dall’amministrazione capitolina per coprire i costi delle giunte.
Se il conto lo estendiamo anche al 2016, almeno nella parte che riguarda l’attuale consiliatura (dagli inizi di luglio in poi) la somma complessiva — tra gettoni erogati ai consiglieri e stipendi incassati dagli assessori — si superano i due milioni e mezzo di euro. In sostanza, la macchina amministrativa dei 14 Municipi di Roma(esclusa Ostia) è costata in un anno più di cinque milioni di euro.
Per produrre quali risultati?
In 12 Municipi il numero totale di atti ammonta a 85.
Il peggiore è stato l’VIII Municipio,quello di Garbatella, rimasto orfano di presidente e commissariato dal Campidoglio dopo il dietrofront di Paolo Pace che ha abbandonato i grillini, planando poi nelle fila di Fratelli d’Italia.
La giunta di Pace fino, nel frattempo, ha approvato una sola delibera: per far questo la squadra degli assessori ha incassato tra il 2016 e il 2017 144.264 euro.
Non migliore il lavoro del V Municipio, dove la giunta del grillino Giovanni Boccuzzi ha licenziato appena 2 provvedimenti. Anche in questo caso assessori e presidente sono stati pagati dal Campidoglio con regolarità , per un importo complessivo che supera i 180 mila euro, nel corso del primo anno di governo.
Sotto la soglia della sufficienza — chiaramente solo per il numero di atti prodotti, discussi e approvati — anche le giunte del XIII Municipio (3 delibere e assegni per altri 180 mila euro), il IX (4 delibere e più di 120mila euro di stipendi), l’XI e XII Municipio con 5 atti ciascuno e rimborsi totali per quasi 200 mila euro il primo e di circa 170mila euro il secondo.
E i consigli municipali? In totale hanno prodotto una media di 30 delibere a testa: il VII Municipio ha prodotto 51 atti, l’XI appena 13.
Ma in massima parte si tratta di pareri su proposte dell’Assemblea Capitolina.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
I CONSIGLIERI REGIONALI SI FANNO RIMBORSARE I “CONTRIBUTI” RICHIESTI DAL PARTITO PER L’ORGANIZZAZIONE DI ITALIA A 5 STELLE A PALERMO
La trasparenza del MoVimento 5 Stelle ci rivela ogni tanto alcuni particolari interessanti. Ad esempio come utilizzano i consiglieri regionali eletti tra le fila del M5S i rimborsi per le spese che sostengono per l’attività di mandato?
Il MoVimento ha sempre spiegato che i propri portavoce — a qualsiasi livello — rendicontano al centesimo le spese sostenute.
Non un euro di più del necessario rimane in tasca agli eletti, che donano tutto il resto finisce nel fondo delle restituzioni. Soldi destinati a progetti a favore del territorio.
Un altro dei vanti del M5S è che il partito di Grillo non riceve finanziamenti pubblici. Per questo portavoce ed attivisti si auto-tassano per finanziare la campagna elettorale e le iniziative del MoVimento.
Ma è davvero così?
Nelle pieghe delle rendicontazioni mensili dei consiglieri regionali spunta una voce molto interessante.
In occasione di Italia 5 Stelle che si è tenuto a Palermo nel settembre 2016 il M5S ha raccolto 400 mila euro da 8774 donatori. Una media di 45 euro a donazione.
Uno sforzo incredibile da parte del popolo pentastellato.
A tutti i livelli, perchè anche i consiglieri regionali, dall’alto dei loro stipendi da tremila euro hanno deciso di contribuire alla realizzazione dell’evento.
Con il trucco, perchè mentre i privati cittadini hanno pagato di tasca propria i consiglieri del M5S si sono fatti rimborsare le spese per Italia a 5 Stelle utilizzando appunto i rimborsi spese.
Nulla di illegale, sia ben chiaro, ma è senza dubbio una nota stonata da parte di chi predica l’onestà . In fondo grazie ai rimborsi è come se quell’evento l’avessero pagato tutti i cittadini con le loro tasse.
Ad accorgersene Franco Stefanoni che sul Corriere della Sera di domenica 2 luglio ha fatto notare come molti consiglieri si siano fatti rimborsare le spese per la kermesse pentastellata di Palermo.
Spulciando sui vari siti regionali (il sito TiRendiconto?? pubblica le rendicontazioni dei consiglieri-portavoce solo a a partire da gennaio 2017) ci si accorge come i consiglieri abbiano rendicontato e si siano fatti rimborsare il denaro versato al Comitato Italia a 5 Stelle.
Si tratta di una procedura generalizzata, in Lazio il consigliere Davide Barillari risulta aver donato 150 euro al comitato. Una cifra modesta se paragonata a quella versata dai suoi colleghi: Gianluca Perilli si è fatto rimborsare un contributo da 500 euro così come Silvana Denicolò mentre Valentina Corrado ha donato 494,50 euro.
Leggendo la nota della Denicolò si scopre che si tratta di un “Contributo richiesto per Italia 5 Stelle Palermo”. Insomma non una donazione spontanea, ma tanto poi viene rimborsata.
Stesso “contributo” e stessa rendicontazione anche per i consiglieri regionali della Basilicata Leggieri e Perrino.
Altrove la rendicontazione è molto più opaca e probabilmente i rimborsi per “il contribuito richiesto per italia a 5 Stelle” sono finiti all’interno della voce “eventi sul territorio”.
Rimane il dato, incontrovertibile, che il M5S — esattamente come tutti gli altri partiti — fa pagare ai contribuenti gli eventi per la campagna elettorale che organizza.
Certo, il MoVimento “ha rifiutato” i rimborsi elettorali, ma grazie ai rimborsi dei portavoce riesce lo stesso a trovare il denaro per organizzare gli eventi.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
SOLO MISURE PER IMPEDIRE ALLE ONG DI SALVARE I PROFUGHI E ANCORA SOLDI ALLA LIBIA CHE LI SPUTTANERA’ COME SEMPRE… E I PROFUGHI RIMANGONO A NOI: CI VOLEVA MINNITI PER OTTENERE IL NULLA
“Piena intesa”. C’è l’accordo dopo un vertice durato due ore e mezza fra Italia, Francia e
Germania per affrontare “con nuova forza” l’emergenza migranti, in vista della riunione informale dei ministri degli interni dell’Ue giovedì 6 luglio a Tallinn, in Estonia.
Tra i punti “qualificanti” la regolamentazione delle azioni e dei finanziamenti delle Ong e più fondi per consentire alla Libia il controllo delle coste.
L’intesa è stata raggiunta durante una cena di lavoro iniziata intorno alle a Parigi tra i ministri dell’Interno dei tre Paesi (Marco Minniti, Gèrard Collomb e Thomas de Maiziere) e il commissario europeo Dimitris Avramapoulos.
L’incontro era stato convocato per discutere di “un approccio coordinato e concertato” alla crisi migratora nel Mediterraneo e “per vedere come poter meglio aiutare gli italiani”, come ha spiegato una fonte francese alla France Presse.
Tradotto dal politichese: invece che accettare qualche decina di migliaia di profughi, al netto dei migranti economici, in modo da alleggerire l’Italia, il “grande successo” sarebbe quello di rompere le palle a chi salva esseri umani, non agli Stati canaglia europei che rifiutano le quote ma prendono 22 miliardi l’anno dalla Ue.
Cosa c’entrino i finanziamenti alle Ong solo delle menti malati possono saperlo, come se ci trovassimo di fronte a una associazione a delinquere invece che di fronte a chi salva vite umane perchè l’Europa non fa il suo dovere.
Semmai le associazioni a delinquere stanno proprio in Libia, in primis la Guardia costiera libica che prende tangenti e dovrà rispondere di crimini contro l’umanità di fronte al tribunale penale internazionale, come da notizia di oggi.
Ecco, noi finanzieremo l’associazione a delinquere libica e ostacoleremo le Ong, così i profughi verranno massacrati in Libia o affogherannno nel Mediterraneo e ne arriveranno meno per selezione naturale.
Bravi, regalate altre motovedette ai libici, così potranno sparare contro le nostre unità navali come hanno già fatto.
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Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
SCOMPARE L’OPZIONE CHIUSURA DEI PORTI: SI SONO ACCORTI CHE ERA ILLEGITTIMA… PER IL RESTO E’ ARIA FRITTA
Oggi i giornali festeggiano un accordo raggiunto tra Italia, Francia e Germania riguardo migranti e Organizzazioni Non Governative.
L’accordo, spiega Repubblica, prevede che le navi delle Ong straniere rimangano fuori dalle acque libiche: non potranno avvicinarsi troppo alle coste africane nelle operazioni di salvataggio in mare.
Dovranno inoltre garantire bilanci trasparenti. Ci sarà poi un nuovo protocollo sulle Ong, quasi un codice di comportamento, che potrebbe spingersi a bloccare l’accesso in porto a chi non è in regola.
E ancora: si prevede ruolo di coordinamento più forte in capo alla Guardia costiera italiana, un rilancio del piano dei ricollocamenti dei migranti giunti in Italia e Grecia, l’esternalizzazione delle frontiere italiane (ed europee) in Libia, sulla scia dell’accordo con la Turchia e cioè più controlli al confine meridionale libico, vera porta d’accesso dei flussi.
I quattro hanno lavorato insieme alla stesura di un “approccio coordinato” alla questione migranti per alleviare la pressione sulle coste italiane, che aveva portato, mercoledì scorso, alla minaccia del governo italiano di «chiudere i nostri porti» alle navi straniere.
«È stato un incontro lungo e franco – commentano dal Viminale – abbiamo raggiunto un’intesa e ora i francesi stanno scrivendo un documento di proposte condivise» da portare al Consiglio degli Affari Interni della Ue che si terrà giovedì a Tallin con i ministri di tutti i 28 paesi Ue. Molti dei quali si sono già dimostrati refrattari a condividere con l’Italia la responsabilità dei migranti.
L’obiettivo è naturalmente quello di ridurre gli sbarchi: a tal scopo si pensa di limitare la libertà di movimento delle navi delle Ong a cui potrebbe essere vietato l’accesso in acque libiche e che potrebbero essere invitate ad approdare anche nei Paesi di cui battono bandiera.
Un’altra richiesta è quella di riscrivere il mandato di Frontex per permettere di sbarcare i migranti in altri Paesi europei oltre il nostro.
Quel «segnale straordinario» invocato ieri dal ministro Minniti in un’intervista a Il Messaggero: «Sono europeista e vorrei vedere l’arrivo di una nave carica di migranti in un porto non italiano».
Sul Corriere della Sera poi si scrive che si sta trattando con i rappresentanti dei sindaci e dei governatori per ottenere la massima collaborazione «e non gravare sempre sulle stesse Regioni e sugli stessi Comuni»: “Finora è stata esclusa la possibilità di procedere con la requisizione degli alloggi per ospitare i richiedenti asilo,ma di fronte a resistenze non giustificate non si esclude di chiedere ai prefetti la messa a disposizione di strutture pubbliche e residence. Entro la fine dell’estate si procederà anche all’apertura dei 18 nuovi Cie per il trasferimento di chi non ha i requisiti per essere accolto e deve essere rimpatriato”.
Guarda caso, nel vertice a tre non si è giunti ad alcuna soluzione per quanto riguarda la questione dei porti e della loro chiusura, sbandierata dal governo italiano la settimana scorsa.
Ovviamente si tratta di un’ipotesi che non regge: la Convenzione di Amburgo indica che le persone soccorse in mare debbano essere trasferite nel porto sicuro più vicino. Inoltre, e il governo dovrebbe saperlo bene, i soccorsi avvengono nell’area SAR posta sotto il controllo della Guardia Costiera che coordina tutte le operazioni di recupero e di salvataggio.
C’è poi il problema che l’Italia non può vietare indiscriminatamente l’accesso ai migranti, soprattutto alle persone che fanno richiesta di asilo politico.
Ma l’intento del governo italiano è più quello di fare la voce grossa con l’Unione Europea che davvero bloccare i porti.
Cosa che non solo sarebbe difficilmente praticabile ma che soprattutto sarebbe contraria alle norme del diritto di navigazione. Ed infatti l’Italia ha incassato oggi il plauso della cancelliera Angela Merkel che durante la conferenza stampa al termine del vertice preparatorio del G20 a Berlino ha detto “aiuteremo l’Italia ci sta proprio a cuore questa necessità ”.
Anche la Commissione Europea ha invitato il nostro Paese a non bloccare i porti alle imbarcazioni delle Ong. Natasha Bertaud, portavoce della Commissione, ha detto: “Noi siamo pronti ad aumentare il nostro sostegno all’Italia, in particolare con un ulteriore aiuto finanziario”.
E la Commissione chiederà a “tutti gli Stati membri di raddoppiare i propri sforzi” a fronte della situazione lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Il premier Paolo Gentiloni ha subito ringraziato i leader europei per la disponibilità : “voglio ringraziare i leader per la solidarietà e la comprensione per le difficoltà che dobbiamo affrontare in comune”. Ma nel frattempo il valico di Ventimiglia rimane chiuso. Che l’Europa si sia accorta che quello del governo italiano è solo un bluff mal congegnato? Possibile.
Il diritto e la legge dicono che l’Italia non può davvero fare quello che minaccia. Ma Gentiloni e Renzi più che ottenere la solidarietà dei paesi UE puntano ad recuperare consensi.
Se la gente è “esasperata dalla situazione” il modo migliore è far vedere che il governo è al loro fianco e lotta contro l’Europa.
Che sicuramente ha le sue responsabilità , ad esempio nel non essere riuscita a far accettare il sistema delle quote a diversi paesi dell’Est europeo (vedi ad esempio l’Ungheria) ma che difficilmente riuscirà a ottenere qualcosa con le minacce dell’Italia.
Ora i governi europei si impegneranno in un “approfondita discussione” per trovare una soluzione condivisa sulla cooperazione per far fronte agli sbarchi.
Ma la verità è che per impedire il continuo afflusso di migranti verso l’Italia e la UE la soluzione non si trova in mezzo al mare e nemmeno sulle coste e sui porti.
Soprattutto non si trova nei porti italiani. Bisognerebbe guardare un po’ più a Sud, dove la UE dal 2011 fatica a gettare lo sguardo.
E prendere ad esempio una posizione chiara sulla pacificazione della Libia.
È chiaro che tenere una porta spalancata a due passi dai confini europei continuerà a favorire il passaggio dei disperati.
Ma non bisogna nemmeno commettere gli errori del passato, ovvero di quando ci si affidava a Gheddafi per “tenere a bada” i flussi. Perchè sotto il regime del colonnello i disperati che giungevano in Libia veniva rinchiusi in campi di detenzione disumani.
E allora bisogna guardare ancora più lontano, alla Siria ad esempio (da dove proviene l’8% dei migranti che arrivano in Europa) ma anche all’Africa.
Non è vero che c’è tutto un continente che vuole venire in Europa ma l’analisi dei flussi è chiara.
Le persone che affrontano il viaggio terribile per arrivare in Europa scappano dalla miseria e dalla fame. Si possono chiudere tutte le porte e i porti che si vuole ma finchè non si risolverà il problema alla radice la situazione rimarrà invariata.
È un progetto irrealizzabile? Sta ai governi europei decidere cosa è più conveniente: se far spazio a qualche centinaio di migliaia di persone (in un continente abitato da 500 milioni di persone) o se intervenire a fondo, e sul serio a Sud dei nostri confini.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
CRESCIUTI INSIEME ALLA FOCE, MA LA GENOVA DALLA QUALE SONO PARTITI E TRATTO ISPIRAZIONE NON ESISTE PIU’, E’ RIMASTA ORFANA DI IDEE CHE NE SEGNANO IL DECLINO
“Ciao papà ora sei di nuovo libero di volare”. Così la figlia Elisabetta ha annunciato su
Facebook la morte di Paolo Villaggio a 84 anni . Prevedibile una costernazione popolare molto forte , incerto il destinatario: Villaggio o Ugo Fantozzi, il suo impiegato maldestro e infingardo, diciamolo una buona volta, che verrà pure messo sotto torchio da super direttori e meschinerie assortite ma le meritava tutte?
Sarebbe più opportuno dire addio proprio a Villaggio, che nei suoi personaggi, Fantozzi certo, il professor Kranz, prestigiatore cattivissimo e cialtrone, Giandomenico Fracchia, un tappettino d’uomo, deprecabile anche se schiacciato dall’universo dei più furbi, metteva molto di sè.
Non giriamoci molto intorno, di persona Villaggio era molto difficile. Gran parte del mondo del cinema lo sopportava, ne riconosceva l’intuizione geniale per aver scritto la saga di Fantozzi, ma se poi andiamo a scavare nelle sue prove più convincenti, ne troviamo soprattutto due: il soldato alemanno Torz in “Brancaleone alle crociate” e l’armatore in “Il volpone” da una commedia secentesca di Ben Johnson.
E dire che aveva recitato con Federico Fellini, “La voce della luna”, Ermanno Olmi, “Il segreto del bosco vecchio”, Mario Monicelli, “Brancaleone” e “Cari fottutissimi amici”.
Diversa la prova letteraria, con i libri dedicati a “Fantozzi”, dove in terza persona porta gli italiani nello stesso territorio paludoso, l’ingiustizia sociale ma anche la carogneria dei subalterni pur di non perdere posizioni nel quadrato del lavoro.
Meglio di lui ha fatto sicuramente Alberto Sordi, che però si è limitato al cinema, l’amico Vittorio Gassman e in genere gli eletti di quella commedia all’italiana che aveva descritto in modo impietoso l’Italia prima, durante e dopo il boom.
Quell’Italia, o meglio dire Genova, che invece l’impiegato Paolo Villaggio vive da impiegato nel grande alveo delle partecipazioni statali.
È lì che nascono i suoi discutibili ma simpaticissimi eroi.
Villaggio, che è stato uno splendido “Avaro” di Molière a teatro, che nel 1992 ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera, e che tutti ricordano come un uomo che non passava di certo inosservato, aveva una predilezione artistica per il quasi fratello Fabrizio De Andrè.
Erano cresciuti insieme alla Foce, con Faber scrive le parole “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”, e rimangono legati da quell’amore-repulsione per Genova quasi scontato in tanti transfughi.
Uno è anarchico, Villaggio è un libertario incerto fra la sinistra e i radicali. Ma non è questo il punto.
Alla morte di De Andrè ne diventa, a modo suo, un custode della memoria.
Con il tempo, però, è evidente che la Genova dalla quale sono partiti non solo non esiste più, ma è rimasta orfana di idee e risorse che ne segnano il declino.
Villaggio, invece, era legato, quando ci tornava, a quel mondo che aveva prodotto le scorie, non gli anticorpi, sulle quali erano cresciuti Kranz, Fracchia e Fantozzi.
Di certo a ha fatto ridere e sorridere almeno tre generazioni.
Ma si torna al punto di partenza: l’Italia piange Villaggio o Fantozzi?
(da “il Secolo XIX”)
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Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
GENIALE, IRONICO, PUNGENTE, DISSACRANTE, MALINCONICO: HA RAPPRESENTATO L’ITALIA NEI DIFETTI E NELLE DEBOLEZZE
Non ci si crede, ma è successo. E stavolta non è una delle tante bufale che negli ultimi anni sono circolate e puntualmente smentite in Rete: Paolo Villaggio se n’è andato via per sempre , e con lui si chiude una pagina importante della comicità italiana
Geniale, ironico, pungente, dissacrante e malinconico.
Un artista unico nel suo genere che ha saputo fare ridere intere generazioni di italiani che oggi lo hanno salutato per l’ultima volta sui social network.
Per lui, il ragioniere Fantozzi, archetipo perfetto del perdente e sfigato, arriva un semplice, ma sentito grazie.
Per le grasse risate e i profondi spunti di riflessione che ha saputo regalare all’Italia, sempre così divisa, e oggi unita nel suo ricordo.
Il Belpaese che ha rappresentato nei difetti e nelle debolezze.
«Me lo immagino entrare nel misterioso luogo del trapasso e ricevere i meritatissimi 92 minuti di applausi», ha scritto qualcuno, seguito da un «Grazie di tutto #PaoloVillaggio, mi hai aiutato a capire in tempo tante cose della vita», da «Con #Fantozzi ci ha fatto ridere delle nostre debolezze e dei nostri difetti, della nostra umanità . Grazie» e ancora «Grazie di tutto #PaoloVillaggio, mi hai aiutato a capire in tempo tante cose della vita».
Un mito nazionale, la cui morte è per tutti una «cagata pazzesca», come hanno scritto in tantissimi ricordando la celebre battuta sulla “corazzata Potemkin”, ma anche il «rutto libero» tra un sorso di birra e l’altro in poltrona dinanzi alla partita, il tram preso al volo, i congiuntivi sbagliati, le disavventure con il geometra Filini, l’amore per la sua Pina, le fantasie sulla signorina Silvani e le battute sulla figlia Mariangela.
Tra i tanti che lo ricordano nell’inimitabile Fantozzi, ce ne sono molti altri ancora che lo omaggiano come Fracchia, il cinico professore Schimdt o ancora con il maestro Sperelli con il messaggio di speranza e positività portato in “Io speriamo che me la cavo”.
(da “il Secolo XIX”)
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Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
“CIAO PAPA’,ORA SEI DI NUOVO LIBERO DI VOLARE”… AVEVA 84 ANNI, CON LUI SCOMPARE UNO DEI POCHI VERI ATTORI COMICI ITALIANI… AVEVA RECITATO CON FELLINI, OLMI, MONICELLI, OTTENENDO PREMI PRESTIGIOSI
È morto a Roma Paolo Villaggio. L’attore aveva 84 anni. Ad annunciarlo la figlia
Elisabetta su Facebook dove, su una foto del padre giovanissimo, scrive: “Ciao papà ora sei di nuovo libero di volare”
Con Paolo Villaggio se ne va uno dei pochi attori comici italiani.
Se tanti sono gli attori “da commedia”, i comici si contano sulle dita di una mano: Totò, Franco Franchi, Villaggio appunto…
Molte sono le analogie e le differenze col sommo De Curtis, in arte Totò. È vero che Villaggio non diede, al contrario di Totò, il proprio nome ai film, ma in compenso li intitolò al suo “doppio” Ugo Fantozzi, l’avatar da lui creato e interpretato in ben dieci pellicole.
S’è fatto spesso riferimento a una condivisione dello stesso destino tra i due comici, che sarebbero stati ignorati a lungo da una critica sdegnosa, per essere poi “riscoperti” tardivamente.
Un’opinione suffragata da alcune iperboli su Fantozzi, da quando si cominciò a parlarne come l’erede della grande letteratura russa dei Gogol e dei Cechov. Ma non andò veramente così.
Dopo una fortunata carriera nel cabaret e alla televisione (dove aveva indossato i personaggi del sadico professor Kranz e del sottomesso impiegato Fracchia, ottenendo subito una grande popolarità ), Villaggio entrò nel cinema dalla porta principale.
Nel 1970 fu l’alemanno infanticida in Brancaleone alle Crociate di Mario Monicelli; poi lo si vide a fianco di Vittorio Gassman in due film (Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto e Che c’entriamo noi con la rivoluzione?) e, nel 1974, in Non toccare la donna bianca di Marco Ferreri.
Fu semmai dopo il primo Fantozzi, diretto da Luciano Salce quando l’omonimo libro di Villaggio diventò un best-seller, che l’attore si convertì decisamente al cinema nazional-popolare, capitalizzando un successo destinato a crescere nei decenni seguenti
Un’altra diversità rispetto a Totò consisteva nel fatto che questi (pur con “spalle” di qualità come Peppino o Fabrizi) fu sempre protagonista dei film, mentre Villaggio poteva alternare il ruolo principale adattandosi al gioco di squadra: soprattutto negli anni Settanta, allorchè nel nostro cinema imperversavano la commedia corale e quella a episodi: vedi (continuamente riproposti in tv) I pompieri, Missione eroica i pompieri 2, Scuola di ladri, Scuola di ladri parte seconda, Rimini Rimini ecc.
E tuttavia, per continuare nel parallelo con Totò, la carriera comica di Villaggio fu punteggiata di film d’autore.
Dal più grande di tutti, Federico Fellini, che nel 1989 lo diresse comprimario di Roberto Benigni nella Voce della luna, all’Ermanno Olmi del Segreto del Bosco Vecchio (1993), fino a Cari fottutissimi amici (1994), di nuovo con Monicelli.
Se i registi maggiori seppero valorizzare i tratti più amari e malinconici della sua grande “maschera” di perdente, non per questo Villaggio tradì il personaggio che gli aveva dato la fama (e che quei tratti, in fondo, conteneva già ), continuando a portare sullo schermo le epiche sventure di Fantozzi.
Ebbero meno fortuna, invece, altre varianti del suo repertorio comico, quali Professor Kranz tedesco di Germania (con Salce) e un paio di Fracchia diretti da Neri Parenti.
A Paolo Villaggio non sono mancate le soddisfazioni in vita, dal David di Donatello come miglior attore protagonista per il film di Fellini al Leone d’Oro alla carriera (1992), dal Nastro d’argento per Il segreto del bosco vecchio al Pardo d’onore a Locarno (2000).
Difficile dar conto in poche righe della sua attività di scrittore satirico o delle incursioni sulle scene teatrali, tra cui un memorabile Avaro (1996) e l’autobiografico Delirio di un povero vecchio (2000-2001).
Ma sarebbe colpevole non ricordare la sua amicizia con Fabrizio De Andrè, risalente agli anni in cui erano ragazzini e che produsse due canzoni memorabili come Il fannullone e Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers (testi di Paolo, musica di Fabrizio).
Alle esequie dell’amico Villaggio disse: “era una persona molto sensibile e ovviamente quando si è molto amici si parla della morte come di un fatto lontano, del tutto improbabile. Adesso che invece la cosa è accaduta e quando stava per succedere, non abbiamo mai avuto più il coraggio nè di incontrarci, nè di parlare della cosa, perchè questa volta non era un gioco, non era letteratura, era la realtà ”.
Parole ineccepibili; anche per chi, come noi, preferirà ricordarlo con un sorriso.
(da “La Repubblica”)
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