Luglio 13th, 2017 Riccardo Fucile
IL PROGETTO COINVOLGEREBBE 200 PROFUGHI… HANNO GIA’ ADERITO TRENTA ESERCIZI COMMERCIALI E L’IDEA SPOPOLA IN RETE
“Il tavolo è già pronto per essere apparecchiato. Un posto in più e un pranzo gratuito per i migranti che lavoreranno per tenere pulito il centro storico.
La proposta arriva dai ristoratori, pronti a offrire i loro piatti, a chi contribuirà a strappare le erbacce a bordo strada, ridipingere le panchine e cancellare le scritte sui muri.
Una nuova alleanza che parte dall’idea di Damian Ranasinghe, titolare del ristorante Soho a pochi passi dal Porto Antico, che in poche ore ha già raccolto l’adesione di una trentina di colleghi.
In ballo un progetto che potrebbe coinvolgere circa 200 migranti da impiegare proprio nel centro storico con lavori socialmente utili.
«Siamo tutti dalla stessa parte – racconta il ristoratore – Per chi ci aiuterà a tenere pulito il centro storico e riqualificarlo la porta sarà sempre aperta. È un piccolo gesto per ringraziare i ragazzi e per rilanciare la nostra categoria che spesso viene associata solo al mugugno e ai luoghi comuni».
Un’iniziativa che ha preso piede soprattutto in rete.
Ieri mattina Damian Ranasinghe ha pubblicato su Facebook un post diretto a Marco Bucci. “Caro sindaco, sono disposto a offrire io il pasto a tutti quelli che puliranno la zona dove noi abbiamo le attività commerciali. (Zona piazza Fossatello e via al ponte Calvi). Facciamo parlare di noi per queste attività invece della “torta di riso” taggando i colleghi e chiedendo il loro supporto.
Tanti i ristoratori che hanno già risposto, dai fratelli di Maio di Don Cola ad Andrea Scala, titolare di un locale a Porta Soprana che rilancia: “Caro sindaco, sono deluso di avere così tanta spazzatura vicino al locale, che puzza da morire e manda via i clienti – scrive su Facebook – Sfido chiunque a starci vicino. Pensi un po’ mangiare a pochi metri i nostri piatti”.
E risponde all’appello anche Alessandro Cavo, presidente Fepag Genova. «Stiamo valutando di aderire alla proposta del pranzo gratis come associazione – spiega – Io sono già pronto a partecipare. È un modo per migliorare il sistema dell’accoglienza, chi ama Genova e si dà da fare per rendere più accogliente il centro storico più grande d’Europa è sempre bene accolto, questa ne è la dimostrazione. E da queste parti il lavoro non manca di certo, c’è ancora molto da fare”.
I ristoratori segnalano da una parte la mancanza di chiarezza sulle regole comportamentali, dai rifiuti abbandonati per strada alla mancanza di bidoni dei rifiuti a bordo strada. “Dall’altra servono sanzioni per chi le regole non le rispetta – conclude Cavo – Il meccanismo è semplice ed efficace. Basta applicarlo”.
(da “il Secolo XIX”)
argomento: Genova | Commenta »
Luglio 13th, 2017 Riccardo Fucile
MA IL DATO SI RIFERISCE ALLA RETRIBUZIONE MEDIA DEI LAVORATORI DIPENDENTI, SENZA DISTINGUERE TRA I DIVERSI TIPI DI LAVORO… METTERE INSIEME OPERAI E MACELLAI, INGEGNERI E DOCENTI E FARE UNA MEDIA NON HA ALCUN VALORE: I CONTRATTI NAZIONALI RENDONO I COSTI DI GENOVA PARI A QUELLI DELLE ALTRE CITTA’
Genova è il posto ideale per investire, «per un’azienda che vuole guadagnare, e guadagnare
bene». Perchè il costo del lavoro è più basso che altrove in Italia, dice il sindaco Marco Bucci, ma non solo. «Ci sono tutti gli elementi per attirare investimenti ma siamo straordinari nel non farlo sapere in giro».
Bucci lancia la sfida durante la cerimonia dell’Indipendence day, davanti alla piccola comunità americana stretta attorno al Console Generale degli Stati Uniti per il Nord Italia, Philip T. Reeker: invitato a chiarire i motivi per investire su Genova, Bucci inanella tre punti.
«Perchè il costo del lavoro è più basso che altrove, inferiore del 10% rispetto Milano, del 30% rispetto alla Francia e molto di più rispetto all’America – dice – e perchè ci sono straordinarie professionalità , che vengono anche dalla tradizione industriale, e una qualità della vita decisamente alta».
L’analisi di Bucci parte dal costo del lavoro: Genova non è la Cina, i contratti di categoria sono nazionali.
Possibile che produrre ai piedi della Lanterna sia una garanzia di risparmio? E soprattutto: se è così, è un dato positivo che i genovesi guadagnino meno, e non poco, di chi svolge gli stessi lavori altrove?
«Le risultanze di un’indagine che abbiamo svolto a fine 2016 – dice Guido Conforti , responsabile del Centro Studi di Confindustria – si basano sulle retribuzioni ed è relativo al complesso dell’occupazione e non a casi specifici, come può essere la retribuzione media di un ingegnere o di un manager».
Tradotto: il confronto della retribuzione lorda per i lavoratori dipendenti di sette grandi città dice che un ipotetico signor Parodi guadagna mediamente 28.950 euro e spiccioli all’anno, un piemontese ne guadagna mediamente 900 in più e il milanese evocato da Bucci avrà in busta paga, a fine dicembre, 3.500 euro più del genovese. Questo dato però non distingue affatto la tipologia di lavoro e mette insieme il macellaio e l’ingegnere, il professore di liceo e l’astrofisico.
Insomma non è per nulla attendibile sostenere che a parità di medesimo lavoro a Genova si guadagni di meno, semplicemente in altre città ci sono occupazioni più remurative che a Genova.
(da “il Secolo XIX”)
argomento: Genova | Commenta »
Luglio 13th, 2017 Riccardo Fucile
RENZI VUOL CONVINCERE L’ELETTORE CHE UNA COSA DI DESTRA REAZIONARIA IN REALTA’ E’ DI SINISTRA
L’insistente campagna di presentazione dell’ultimo libro di Matteo Renzi, “Avanti”, diventata la più recente delle armi di distrazione di massa, sta oscurando – ancora una volta – la maggiore novità in corso nella politica italiana: il coagularsi di un’agenda politica di destra, diventata centrale nel dibattito del paese.
Questo spostamento a destra è già stato segnalato parzialmente dalle elezioni amministrative, ma è ben più sostanziale di quanto le stesse urne locali abbiano già indicato.
Stiamo parlando infatti del formarsi di un nucleo coerente di idee su una molteplicità di temi, piuttosto che di un semplice partito.
Stiamo parlando di argomenti intorno ai quali si innerva un consenso trasversale, che va al di là delle formazioni politiche costituite. Consenso che sta influenzando e trascinandosi dietro, come d’altronde dimostra anche l’ultimo libro di Renzi, il posizionamento stesso del Pd.
Sui singoli temi il fenomeno è evidente.
Sull’immigrazione, con l’azione di Minniti — che, paradossalmente, punisce soprattutto le Ong – e le dichiarazioni contenute in “Avanti”, in cui si parla di “aiutare i migranti a casa loro”, il centrosinistra si sposta su un terreno tradizionalmente leghista, adottato in seguito anche dal Movimento 5 Stelle.
Si capisce che si tratti di una manovra per portare la competizione del Pd su temi molto popolari, ma per quanti distinguo possano essere avanzati, la decisione di scegliere una linea del genere finisce per indicare una volontà di aprirsi a posizioni trasversali, che travalichino il semplice bacino dell’elettorato di partito, di destra o di sinistra che sia.
Un esempio perfetto di come, quasi senza accorgersene, farsi condizionare da un’agenda conservatrice. E dunque spostare come riflesso quasi involontario la propria.
Un altro tema che ha preso lentamente a scivolare verso destra è il rapporto con l’Europa. Mentre il governo continua a mantenere una parvenza di rispetto nei confronti delle regole europee, nel suo ultimo libro Renzi guida la rivolta contro quegli stessi criteri che il governo dice di voler difendere.
Facendone una battaglia politica pubblica e stentorea — fino ad arrivare all’ormai nota proposta di mantenere il rapporto tra deficit e Pil al 2,9% – e renderla un pezzo importante della futura piattaforma elettorale.
Il terzo indizio è la gestione della crisi bancaria.
Su questo versante il governo ha fatto quello che l’Unione ha chiesto. Ma il modo in cui il processo è stato gestito — a partire da Banca Etruria e il giglio magico – ha alimentato la sensazione popolare, sempre più vasta, che gli interventi di salvataggio siano in fondo serviti soltanto a chi le banche le aveva o le dirigeva.
Senza minimamente sanzionare o punire chi colpa ha avuto in quei fallimenti. In questo caso la piattaforma del Pd ha seguito quella del governo.
Col risultato finale di spostare l’elettorato democratico a favore di un tipico risentimento dei conservatori.
Inoltre, un esempio piccolo, ma rilevante, nella formazione dell’opinione pubblica: la questione Rai. Il taglio dei compensi può essere discusso come giusto o sbagliato. In astratto è una questione interessante; ed è persino giusto sostenere che chi è bravo valga di più.
Nel caso specifico, tuttavia, è difficile non vedere come la proposta di portare tutti gli stipendi a equa misura sia, per un’azienda pubblica, una proposta politica.
È la richiesta di una sorta di patrimoniale, fatta per rispondere alla reazione dei cittadini che, dopo essersi visti obbligati a pagare il canone attraverso la bolletta elettrica, oggi più che mai chiedono alla Rai un comportamento adeguato ai tempi.
E i tempi sono quelli di una patrimoniale vera che la crisi ha imposto alla vita di tutti. Che il centrosinistra e il Pd, responsabili del governo del paese, abbiano prima fatto una legge, e poi si siano presi la responsabilità di concederne l’aggiramento, chiaramente aumenta il senso di distacco e disprezzo che la politica ha per la voce dei cittadini. E anche questo scontento è un malumore che classicamente è l’humus naturale delle campagne di destra.
Come si vede non stiamo parlando della creazione di nuovi partiti o coalizioni populiste o sovraniste.
Siamo piuttosto in presenza di scelte politiche che portano a un’unificazione dell’elettorato – al di là degli schemi ideologici – intorno a piattaforme di ispirazione conservatrice.
L’effetto di questa fluttuazione dell’opinione pubblica si è già avvertito dentro il sistema dei partiti. Il caso più clamoroso è il comportamento iper-opportunistico del M5S, che, intuendo questo magmatico ribollire dell’elettorato, ha accentuato la propria caratteristica “a-ideologica” a favore di scelte estremamente pragmatiche.
Alcune di queste lo sono così tanto da poter essere definite chiaramente come ciniche. La posizione assunta sulla difesa della libertà di espressione a proposito del fascismo è semplicemente inaccettabile da qualunque punto di vista in un paese con la storia dell’Italia.
Il pericolo che i 5 Stelle corrono su questa strada è quello di diventare una pura frantumazione di idee, un variegato collage di diversi colori ideologici, una forma pulviscolare che non darà mai stabilità al paese che la sceglie.
Nel centrodestra sembra avere intuito molto bene questa dinamica di flussi Silvio Berlusconi. Che da abilissimo panettiere della politica italiana sa lavorare come nessun altro su due forni. Entrambi sono in riscaldamento.
Quello con Matteo Renzi, con cui dialoga di grandi intese, e quello con Matteo Salvini, con cui parla di coalizioni. Ci sono pochi dubbi che alla fine, a voto contato, Silvio sceglierà per chi lo farà vincere. Un altro comportamento opportunistico.
Chi pare restare fuori dalla decodificazione di quel che sta succedendo sotto i suoi occhi sembra essere proprio il partito che più è in difficoltà nella gestione di questi flussi.
Il Pd di Renzi guarda oggi a destra, sia pur con un mucchio di distinguo che dovrebbero far capire all’elettore che una cosa di destra in realtà è di sinistra.
La spericolatezza con la quale attualmente il Pd viaggia su questo filo del rasoio fa pensare a un’enorme incoscienza.
Soprattutto fa capire a chi lo osserva che al cuore di questo errore c’è un’assoluta inconsapevolezza: la convinzione di essere ancora al centro delle dinamiche del paese, la convinzione, cioè, di essere ancora chi dà le carte.
Mentre invece il futuro si sta già costruendo altrove.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Renzi | Commenta »
Luglio 13th, 2017 Riccardo Fucile
FORSE IL FUORICORSO NON CONOSCE BENE L’INGLESE, ALTRIMENTI SAPREBBE CHE LA PROCEDURA SUGLI SBARCHI APPLICATA DA FRONTEX SI APPLICA ANCHE IN ALTRI PAESI, COME SPAGNA E GRECIA
Booom! Così titola il MoVimento 5 Stelle mentre annuncia che Luigi Di Maio ha le prove che
Renzi ha svenduto l’Italia per il bonus da 80 euro.
In che modo? Secondo il vice presidente della Camera — che ieri è volato a Bruxelles per assistere all’audizione del direttore di Frontex Fabrice Leggeri — l’ex Premier avrebbe consentito lo sbarco dei migranti in Italia in cambio della possibilità di concedere il bonus Irpef. Per Di Maio l’accordo firmato dal governo con Frontex è addirittura alto tradimento.
Quali sarebbero le prove di questa balla del fuoricorso? Ovviamente nessuna, perchè queste prove non sono emerse durante l’audizione di ieri.
E’ solo stato confermato quello che tutti sanno fin dall’inizio, ovvero che Triton prevede che tutti i migranti salvati dagli assetti che partecipano alla missione (sono esclusi quindi sia i vascelli delle ONG che quelli della Marina che non fanno parte di Triton) vengano trasferiti nei porti italiani.
Stiamo parlando dell’accordo stabilito nell’allegato 3 del piano operativo di Frontex, quello secondo il quale i migranti salvati in mare da Frontex dovevano essere sbarcati in Italia.
Di Maio intanto confonde le imbarcazioni che salvano i migranti con quelle che partecipano a Triton. Lui pensa che tutte le imbarcazioni che operano nel Mediterrano centrale siano quelle di Triton. Ma non è così.
La missione di Frontex non è — contrariamente a Mare Nostrum — una missione di ricerca e soccorso in mare. Certo, anche le imbarcazioni di Triton hanno effettuato salvataggi in mare ma è bene ricordare che le navi delle ONG non partecipano a Triton. E che la maggior parte dei salvataggi in mare non è eseguita da imbarcazioni poste sotto il controllo di Frontex.
Di Maio si lamenta che “oltre 180 mila migranti sono sbarcati in Italia” mentre “solo 8.000 sono sbarcati in Spagna”. Insomma l’Italia starebbe subendo ingiustamente i soprusi di Frontex e dell’Europa mentre altri paesi — come la Spagna — se la cavano con poco
Ma il motivo è che le operazioni di Frontex guidate dalla Spagna (Minerva, Indalo ed Hera) sono su rotte migratorie meno battute.
Questo se non altro conferma che Frontex opera allo stesso modo ovunque, ovvero i migranti salvati nell’ambito delle singole operazioni vengono trasferiti nei porti dei vari “host country”.
Ad esempio quelli salvati dall’operazione Poseidon Sea vengono trasferiti in Grecia. Lo si può leggere negli allegati del piano operativo dell’operazione che pubblichiamo nella pagina FB.
Si tratta quindi di una procedura operativa standard di Frontex.
Frontex precisa tra l’altro che in base al principio di non-respingimento le persone tratte in salvo non possono essere sbarcate in un paese dove la loro vita sarebbe a rischio.
Questo avviene in accordo con la Convenzione di Amburgo che sancisce che le persone soccorse in mare debbano essere trasferite verso il porto sicuro più vicino. Non è quindi vero — come dice Di Maio — che “gli altri paesi hanno chiuso i porti” ma è la posizione geografica dell’Italia rispetto a quei flussi migratori a dare luogo a questa situazione. E non si può certo dire che sia colpa di Renzi
Dov’erano i 5 Stelle quando l’Italia chiudeva Mare Nostrum e Frontex dava il via a Triton?
Vi ricordate cosa diceva il MoVimento 5 Stelle quando è entrato in Parlamento?
La loro idea era di aprirlo “come una scatoletta di tonno”. Sorprende quindi che si accorgano solo ora, a tre anni dall’avvio di Triton, del contenuto degli accordi.
Non erano stati eletti per vigilare sull’operato delle istituzioni? Che fine ha fatto l’operazione “fiato sul collo” della quale vanno tanto orgogliosi?
I 5 Stelle si sono mossi solo ora dopo le dichiarazioni di Emma Bonino della settimana scorsa. Ci sarebbe da chiedersi cosa hanno fatto in questi tre anni a parte perdere tempo dietro le fantasiose ipotesi del procuratore Zuccaro sui rapporti di connivenza tra Ong e scafisti.
Un altro aspetto della vicenda che i pentastellati danno per certo ma che è stato completamente smentito.
Ma c’è di più. Sul Blog di Grillo c’è un post a firma del M5S Camera datato ottobre 2014 nel quale si attacca l’operazione Mare Nostrum definendola “Affare Nostrum”. Ora Di Maio propone di chiudere Triton e minaccia di gestire i rimpatri e l’accoglienza “prendendo i soldi da quel budget che diamo ogni anno all’Unione Europea”.
I 5 Stelle dimenticano però che non sono tanto gli sbarchi a rappresentare il problema quanto la mancanza del rispetto delle quote di ripartizione dei migranti.
Ed è un vero peccato che al Parlamento europeo il M5S faccia parte del gruppo parlamentare assieme all’UKIP di Nigel Farage, fieramente contrario all’arrivo di migranti (pure quelli intraeuropei). Indovinate qual è l’unico paese europeo esentato dalla ripartizione? Il Regno Unito.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Luglio 13th, 2017 Riccardo Fucile
PER GIRO (FI) “E’ UN LUOGO CHE FA PARTE DELL’IDENTITA’ DEL PAESE”… SONO I FASCI DA BAGAGLINO, SOLO ESTERIORITA’, NESSUNO CHE RICORDI LE LEGGI SOCIALI A TUTELA DEI LAVORATORI CHE FECE L’ITALIA AVANGUARDIA NEL MONDO…E SONO GLI STESSI CHE POI VOTANO PER ABOLIRE L’ART. 18
La polemica sul reato di propaganda del regime fascista, esplosa dopo la presentazione della proposta di legge in Parlamento da parte del Pd, arriva fino al balcone del Duce che si affaccia su piazza Venezia a Roma.
È Il Tempo a ricostruire la vicenda, spiegando che “nonostante le ampie stanze di Palazzo Venezia siano state restaurate e riaperte al pubblico”, il piccolo ballatoio da dove Benito Mussolini arringava le folle è rimasto chiuso.
Scrive Il Tempo:
“Dal polo museale di Palazzo Venezia fanno sapere che ‘il balcone non è fruibile solo per problemi statici. Viene aperto solo per il cambio delle bandiere e per interventi di pulizia e manutenzione”. Non sarebbe dunque nei piani della dirigenza vietare alcuni spazi del palazzo, tantomeno cancellare o modificare gli interventi fatti in epoca fascista”
A chiedere la riapertura al pubblico del balcone è Forza Italia.
L’ex sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, spiega: “Non è vero che ci sono problemi di staticità , perchè fu completamente restaurato quando ero ai Beni culturali e fui proprio io, al termine dei lavori, a proporre la riapertura al pubblico. Purtroppo il pregiudizio è prevalso sulla volontà del povero sottosegretario”.
Giro rilancia la proposta e sottolinea: “Non è apologia del fascismo, ma un luogo che racchiude un momento storico rilevante che non va abbattuto perchè fa parte dell’identità di questo Paese”.
Di questa sterile polemica non se ne sentiva la mancanza, rientrando ormai in quell’atteggiamento da “Bagaglino” che, per evidente carenza culturale, tende a rivalutare solo alcune forme esteriori del fascismo, ben guardandosi dall’approfondire l’analisi storica e le radici sociali.
Nessuno che ricordi, tanto per fare un esempio, le numerose leggi a tutela dei lavoratori che caratterizzarono i primi passi del fascismo, divenute punti di riferimento per tutto il mondo occidentale, e modello da copiare per tante democrazie a parole.
Fa sorridere che qualcuno, per mero interesse di bottega, si preoccupi oggi del balcone del duce e dimentichi le riforme sociali, giuridiche e urbanistiche attuate da Mussolini.
Soprattutto quando poi sono gli stessi che oggi votano per l’abolizione dell’art 18 e dei diritti dei lavoratori.
Facile fare un saluto romano, difficile nella vita essere coerenti.
Continuate così che non andrete lontano…
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 12th, 2017 Riccardo Fucile
TRUFFA PER INTASCARE IL CONTRIBUTO STATALE: C’E’ CHI SI SPACCIA PER RESIDENTE E CHI TRASFORMA LA CASA DI VILLEGGIATURA ESTIVA IN PRIMA ABITAZIONE
C’è chi si spaccia per residente ma non lo è e chi tenta di trasformare in tutta fretta la casa di
villeggiatura estiva in prima abitazione. C’è chi continua a vivere nel suo appartamento dichiarato inagibile ma afferma di essere sfollato e chi attesta il falso sulla dimensione del proprio nucleo famigliare.
Perchè magari i figli studiano in altre città , o addirittura all’estero, e i genitori anziani vivono da anni in una casa di riposo: ma vengono comunque inclusi nella domanda fatta al Comune, nella speranza di vedersi assegnare un finanziamento maggiore dopo il terremoto del 24 agosto 2016.
I sospetti già c’erano, gli indizi pure: era già successo all’Aquila, si era ripetuto in Emilia.
Ora però cominciano ad arrivare anche le prime denunce ufficiali da parte delle forze dell’ordine, che indagano un po’ dovunque nei tanti Comuni del cratere sismico del Centro Italia.
E, pur senza sbilanciarsi nelle previsioni, parlano di “migliaia di casi poco chiari”. Inchieste, insomma, che “promettono novità importanti”. Indebita percezione di erogazioni dallo Stato, falsità ideologica in atto pubblico, truffa aggravata: sono solo alcuni dei reati contestati a quelli che sono già stati ribattezzati, dagli stessi investigatori, “furbetti del contributo”.
Il contributo, in questo caso, è quello per l’autonoma sistemazione.
Il famigerato Cas, destinato a coloro che risiedono all’interno delle zone rosse dei Comuni del cratere, o la cui casa è stata danneggiata o distrutta dal sisma.
L’entità dell’aiuto varia a seconda della grandezza del nucleo famigliare: si va dai 400 euro per i singoli ai 900 per i gruppi di almeno 5 persone, più altri 200 euro previsti in caso di handicap o di ultrasessantacinquenni.
Una misura per aiutare i cittadini colpiti dalla tragedia del terremoto a cui lo Stato non ha ancora messo a disposizione una sistemazione alternativa stabile ma a anche un’ opportunità per chi vuole indebitamente intascare dei soldi che non gli spettano.
Le prime denunce sono arrivate a Tolentino, 20mila abitanti e 5mila sfollati nell’entroterra marchigiano, in provincia di Macerata.
Qui i terremoti del 24 agosto e del 30 ottobre del 2016 hanno danneggiato in modo grave quasi 3.900 edifici.
E sempre qui 4 persone, appartenenti a 2 nuclei famigliari diversi, hanno percepito 4mila euro di Cas senza averne diritto. Questo, almeno, è quanto ritengono i carabinieri della Compagnia di Tolentino che hanno condotto l’operazione lo scorso 29 giugno.
L’abitazione dei 4 denunciati era stata dichiarata inagibile dal Comune, e questo aveva permesso loro di accedere al Cas: il problema è che in quella palazzina danneggiata avevano continuato a vivere stabilmente, indicando però un falso indirizzo del domicilio post sisma nella richiesta di contributo avanzata agi uffici comunali.
Ora rischiano fino a 3 anni di reclusione, per indebita percezione di erogazioni dallo Stato.
“È una vergogna che in un territorio ferito come il nostro certe persone si approfittino della situazione”, dichiara il comandante Giacomo De Carlini, che dirige le indagini. “È un’operazione che continuerà ad andare avanti — aggiunge — affinchè i ‘furbetti’ si rendano conto della gravità delle loro azioni e della possibilità di fare marcia indietro prima che sia troppo tardi”.
Il sindaco di Tolentino, Giuseppe Pezzanesi, parla di “pochissimi casi, ma che ovviamente amareggiano. Va tenuto presente, comunque, che anche i cittadini che sbagliano vivono situazioni di estremo disagio”.
Il Comune sta collaborando con gli investigatori, fornendo accesso ai dati raccolti dai tecnici, che possono essere incrociati e permettere d’individuare i casi sospetti.
Sta accadendo anche a Norcia, dove la Guardia di Finanza il 3 luglio scorso ha denunciato 2 pensionati e un giovane, accusati di aver attestato falsamente di risiedere in modo stabile nella zona rossa.
Secondo la compagnia delle Fiamme Gialle di Spoleto, guidata dal capitano Simone Vastano, le 3 persone in realtà trascorrevano nella città di San Benedetto solo qualche giorno in occasione delle vacanze estive o delle festività religiose, e per il resto dell’anno vivevano altrove.
Ora sono state segnalate alla Corte dei conti per il presunto danno erariale provocato al Comune, e potrebbero dover rispondere di falsità ideologica, induzione in errore di pubblico ufficiale e truffa aggravata.
Il sindaco Nicola Alemanno ringrazia la Guardia di Finanza per lo “scrupolo” con cui” sta effettuando i controlli sulle liste emesse dal Comune”. Dal suo staff, però, evitano allarmismi.
Spiega l’assessore Giuseppina Perla: “Le ultime procedure esaminate dai nostri tecnici sono 1700: su queste, circa 200 meritano approfondimenti e revisioni”. Più di un decimo, dunque. “Attenzione, però. Spesso — precisa Perla — si tratta di banali errori, di sviste. E anche laddove risulti una falsa attestazione di residenza, va detto che ci si può trovare di fronte a cattive interpretazioni di una norma che è un po’ complessa, non necessariamente di fronte a un atto doloso”.
Su quest’ultimo punto, però, gli uomini della Guardia di Finanza non sembrano molto d’accordo, e parlano del Cas e degli atri contributi post-sisma come di “un mare ampio, in cui tanti hanno deciso di provare a navigare sperando di ottenere qualcosa, anche contando sul fatto che per le amministrazioni locali è assai complesso gestire questa mole di lavori”.
La normativa, del resto, è assai chiara: parla di “residenza continuativa e abituale” come requisito fondamentale per poter far domanda del Cas.
L’impressione è che chi non capisce, ragionano gli investigatori, si sforzi di non capire. E l’altra, di impressione, è che l’indagine avrà sviluppi importanti.
Ai cronisti che chiedono ulteriori dettagli sull’operazione, le Fiamme Gialle di Spoleto rispondono con una battuta. “Tranquilli, tanto ci risentiremo presto”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Luglio 12th, 2017 Riccardo Fucile
INDEBOLENDO I VERDINIANI CADREBBE ANCHE IL GOVERNO
La fretta renziana sullo «ius soli» sta suscitando sospetti. Tra i senatori Pd sono in molti a chiedersi che bisogno c’è di ricorrere addirittura a 4 voti di fiducia, uno per ciascuno degli articoli di cui si compone la legge.
Tra l’altro, si fa notare, ogni votazione è un rischio perchè al Senato i numeri sono incerti. I bersaniani sosterranno la riforma, è vero; però mancheranno i voti di Ap. E in assenza degli alfaniani diventeranno decisivi gli 80 senatori che stanno nel mondo di mezzo, in quella terra di nessuno guidata solo dalle rispettive convenienze.
Finora, per conservare più a lungo l’indennità parlamentare e i benefici annessi, questa zona grigia ha sempre sostenuto il governo nei passaggi decisivi.
Probabilmente andrà così pure la prossima settimana, quando lo «ius soli» arriverà in aula; o magari no, nessuno se la sente di mettere una mano sul fuoco.
Di qui il punto interrogativo sulle reali intenzioni di Renzi: per quale motivo il Pd, anzichè scegliere la scorciatoia pericolosa, non imbocca la strada lenta ma più sicura della fiducia su un unico maxi-emendamento?
Servirebbe poi un ulteriore passaggio alla Camera, però il governo non rischierebbe di cadere nel burrone.
Forse, ecco il dubbio, qui sta il vero obiettivo di Matteo: esorcizzare la noia della politica provando il brivido dell’azzardo.
Se lo «ius soli» passa, bene; se non passa e il governo cade, perfino meglio.
In quel caso andremmo a votare sul finire dell’estate o all’inizio di autunno. Per quanto il segretario si sforzi di negarlo pubblicamente, chi gli sta intorno lo descrive tuttora pronto a cogliere l’attimo per tornare alle urne, qualora si presentasse l’occasione.
Una certa preoccupazione lambisce gli ambienti istituzionali e gli stessi leader di opposizione. Uno in modo particolare: il Cav.
Colpo di freno
Berlusconi era stato (e rimane) disposto a votare prima della naturale scadenza, perfino il 24 settembre prossimo, ma chiede in cambio una legge elettorale come piace a lui.
L’ha individuata nel sistema tedesco, interamente proporzionale. Gli eviterebbe patti con Salvini, del quale Silvio non sopporta nè le idee nè le maniere.
Il mese scorso era sembrato che l’intesa sul tedesco fosse matura, ma poi si sa come andò. Da allora, sotto sotto, Berlusconi ha continuato a sperare che Renzi cambiasse idea.
E per ingannare il tempo si è messo a fare campagna acquisti, in modo da avere un maggior numero di senatori il giorno in cui l’altro dicesse «ok, ripartiamo dal modello germanico».
Un paio di verdiniani sono già stati arruolati e ce ne sarebbero altri 8 che non vedono l’ora, metà di Ala e l’altra metà di Alfano.
Sennonchè adesso Berlusconi si è accorto che lo “shopping” potrebbe ritorcersi contro di lui. Ridurre i margini della maggioranza avrebbe l’effetto di mettere a rischio Gentiloni sullo «jus soli».
E se il governo cadesse sugli immigrati, andremmo alle urne con le due leggi elettorali passate al vaglio della Consulta: proprio ciò che il Cav vorrebbe evitare.
Di qui lo stop agli acquisti. Gli appuntamenti in agenda sono stati messi tutti in stand by. A ciascuno dei personaggi è stato recapitato il messaggio: «Sei dei nostri, ma per il momento è meglio se rimani lì dove sei».
Come sostiene Maurizio Gasparri, «per Forza Italia non sarà in fondo una gran perdita, è gente impresentabile. Anzi, per dirla tutta, siamo alla raccolta differenziata, ecologica certo, ma sempre di quella roba si tratta».
A complicare le relazioni con Renzi, ha contribuito la ricostruzione nel nuovo libro del segretario Pd, dove si narra che il famoso Patto del Nazareno fallì quando Berlusconi confessò candidamente di aver concordato pure con Massimo D’Alema la candidatura al Colle di Giuliano Amato: per non subire la scelta di quei due, Renzi preferì eleggere Sergio Mattarella.
Rivangare la vicenda è come spargere sale su ferite mai del tutto rimarginate. Altro indizio di freddezza: nello scorso weekend, a pranzo con familiari e amici nella sua villa sarda, Berlusconi ha scartato tanto il «piano A» quanto quello «B».
Il primo consiste nell’alleanza con Salvini, il secondo punta a un governo con Renzi. L’uomo ha deciso che vincerà da solo, proponendo tagli alle tasse, doppia moneta e separazione carriere dei magistrati (pm e giudici addirittura in palazzi separati).
Ha congedato gli ospiti regalando a ciascuno un barattolo di «Marmellata del Presidente», ecologica e autoprodotta.
(da “La Stampa”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Luglio 12th, 2017 Riccardo Fucile
SALVINI TACE, LEI PURE… LA POLITICA SUPERATA DAL GOSSIP
Vabbè la politica, ma se la politica viene superata dal gossip… Capita allora che durante la
registrazione di “Bersaglio Mobile”, su La7, con Matteo Renzi ospite, Enrico Mentana non possa esimersi dal trattare il caso del giorno: il crac Salvini-Isoardi.
La registrazione non è ancora partita, ma i microfoni – è noto a tutti – sono attivi. E parte il fuorionda di Renzi: «Salvini ha tutta la mia solidarietà , sono cose private dai».
Anche se di privato, in una coppia che più mediatica non si può – lui leader politico, lei volto di punta su Rai1 – è sempre difficile parlare. Specie in caso di rottura. Perdipiù clamorosa. Con lei paparazzata con un altro, a Ibiza.
Non sono nè i primi, nè tantomeno gli ultimi. Figurarsi. Ma il polverone è inevitabile. Così come i meme e i tweet di sfottò.
Oggi, lui su Instagram si fa fotografare sorridente a Todi, col capello cortissimo: segno di altri tagli? Lei, tace.
La foto è la stessa di quattro giorni fa, con lei che si strugge per qualcuno che le manca e che dice di amare. I commenti, però… Micidiali.
Alcuni davvero volgarissimi e maleducati.
Fanpage.it rispolvera un post by Isoardi del 4 giugno, poi sparito da Instagram.
Ma eloquentissimo: in un angolo il viso di lui e la frase vergata a mano “L’amore che non si dimostra, non esiste”.
Segno che (forse) la crisi parte da lontano.
Con lui impegnatissimo a vincere le elezioni e lei, più giovane – e senza figli – che vuole più attenzioni e più tempo insieme. Fino al crac.
Che segue di pochi giorni il concerto di Vasco: la coppia ci era andata insieme, come dimostra lo scatto di Salvini di solito riservatissimo sul privato.
Magari, era l’ultima tappa insieme da ricordare, a chiusura di una storia di oltre due anni, iniziata in uno studio Rai.
Lei conduttrice, nemmeno conosciutissima, lui ospite.
(da “il Secolo XIX“)
argomento: Costume | Commenta »
Luglio 12th, 2017 Riccardo Fucile
PESA ANCHE IL PASSAGGIO DELLA FORESTALE AI CARABINIERI
Che d’estate in Italia ci siano gli incendi non è una novità . Non è neanche una novità constatare che il sistema di lotta antincendio non funzioni come dovrebbe.
Le Regioni sarebbero titolari per legge della materia; ma si organizzano in ritardo e male per limitare i rischi e approntare i servizi necessari poi.
Addirittura sette Regioni – Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Puglia, Sicilia e Umbria – non dispongono di nessun aereo o elicottero per spegnere i roghi.
I Vigili del Fuoco denunciano perduranti carenze di uomini e mezzi. Lo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato, passato ai Carabinieri, ha creato problemi gravissimi: come nel caso delle Province, oggi molti rimpiangono un organismo che non era molto efficiente, ma che un suo ruolo lo svolgeva.
La pressione sulle strutture della Protezione Civile è quasi insostenibile: gestisce una flotta aerea di Canadair ed elicotteri di discrete dimensioni, ma non può certo fronteggiare in modo efficace le 430 richieste di intervento («concorso aereo») pervenute dal 15 giugno a oggi. Erano state «solo» 308 nello stesso periodo del 2007, l’annus horribilis per i boschi italiani con oltre 10mila roghi.
Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi: dopo un 2013 e un 2014 relativamente «tranquilli», gli ultimi tre anni hanno visto un aumento significativo sia del numero degli incendi che della superficie devastata dalle fiamme.
Colpa del cambiamento climatico e della siccità che ne consegue, che insieme all’abbandono del territorio fanno sì che i nostri boschi siano degli zolfanelli pronti ad accendersi in modo devastante.
O meglio, ad essere accesi: secondo il recente rapporto Ecomafie 2017 di Legambiente, ben il 60% degli incendi registrati lo scorso anno sono da considerare dolosi. Accesi a fini speculativi (anche se la legge vieta di costruire nelle aree bruciate), oppure dagli stessi lavoratori stagionali impiegati nel lavoro di spegnimento.
La legge affida alle Regioni l’azione di prevenzione e contrasto agli incendi.
Sulla carta, entro il 15 giugno di ogni anno le Regioni dovrebbero presentare i propri programmi di azione e di intervento anche preventivo.
Ma anche quest’anno gran parte di esse si è mossa in ritardo, tra fine giugno e l’inizio di luglio. Qualcuna ancora non ha nemmeno varato il suo piano.
Sempre le Regioni sono tenute ad attivare una propria flotta di mezzi, aerei ed elicotteri. Come detto, sette non ne dispongono: alcune finora utilizzavano quelli del Corpo Forestale o dei Vigili del Fuoco, con una convenzione a pagamento.
Ma la Forestale non c’è più, assorbita dai Carabinieri, e in alcuni casi (come in Sicilia) non c’è nè la flotta regionale nè quella in convenzione. Ma il governatore siciliano Crocetta i soldi per finanziare un esercito di «forestali» assunti dalla Regione li ha trovati.
Esiste una flotta aerea della Protezione Civile, coordinata da una sala operativa. È formata in tutto da 16 Canadair e 12 elicotteri speciali dei Vigili del Fuoco e della Difesa, e viene attivata su richiesta delle Regioni.
In base alla possibilità operative: quando si arriva a chiedere l’intervento della flotta «centrale», vuol dire che le fiamme sono già estese. A quel punto la battaglia è già persa.
A terra le operazioni di spegnimento sono affidate ai Vigili del Fuoco, con cui collaborano uomini e mezzi delle Regioni, dei Comuni, e molti volontari. Un coordinamento difficile, che viene affidato alle cosiddette DOS, le direzione operative di spegnimento.
Sale operative attrezzate dove operano tecnici qualificati. Erano circa 2000, tra dirigenti e operatori, fino al 2016 alle dipendenze della Forestale.
Di questi però solo 300 sono passati ai Vigili del Fuoco, che avrebbero dovuto assorbire le competenze e i mezzi del disciolto (e considerato non particolarmente efficiente) Corpo Forestale.
L’Arma dei Carabinieri, dopo la riforma Madia, si è invece «tenuta» il grosso degli uomini e dei mezzi. Ma il personale è stato affidato ad altri compiti.
Le Regioni non hanno voluto utilizzare i servizi dell’Arma in convenzione.
I Carabinieri, dicono ai sindacati dei VVFF, si sono tenuti persino le autobotti. E molti elicotteri oggi passati ai militari – che pure volavano regolarmente ai tempi della Forestale – non sono considerati più utilizzabili. E sono a terra, in manutenzione.
(da “La Stampa”)
argomento: denuncia | Commenta »