Destra di Popolo.net

LA RAGGI VUOLE CHIUDERE LE FONTANELLE DI ROMA: 30 AL GIORNO PER ARRIVARE A TUTTE 2172

Luglio 4th, 2017 Riccardo Fucile

MA I GRILLINI NON ERANO PER L’ACQUA PUBBLICA?… E C’E’ PURE UNA MOZIONE M5S PER TRASFORMARLE A PAGAMENTO

I primi 30 sono già  rimasti a secco: da lunedì è cominciato il piano di chiusura dei “nasoni” romani. Trenta al giorno per tutta l’estate, fino ad arrivare all’interruzione dell’erogazione della quasi totalità  delle 2.172 fontanelle sparse per la Capitale.
Una decisione presa da Acea, che si somma alla mozione presentata dal Movimento 5 stelle per prevedere una forma di pagamento nelle “Case dell’acqua” pubbliche. Un altro motivo di proteste.
Continuano, infatti, gli appelli per mantenere aperte le fontane, per svariate ragioni: la Croce Rossa denuncia i rischi per i senza dimora, EcoItaliasolidale quelli di inquinamento, le opposizioni sottolineano il danno d’immagine ed i disagi per i turisti, oltre che per anziani e bambini.
Ma dall’azienda considerano la scelta inevitabile, vista l’emergenza siccità  che ha colpito tutto il Paese e il Lazio in particolare . E, in attesa che gli interventi strutturali in cantiere portino a qualche risultato, non resta che confidare nella pioggia.
SALVE MENO DI 200 FONTANE SU 2MILA
Il piano prevede la chiusura ogni giorno di 30 nasoni, “da lunedì 3 luglio fino a quanto necessario”. Il piano procederà  “a tentoni”, valutando giorno per giorno i risultati e possibili rimodulazioni. Ma di sicuro ne rimarranno aperti soltanto 85 su oltre 2mila, per i prelievi delle Asl. E in più — questa è una decisione dell’ultima ora — anche un altro centinaio, nei punti più strategici, per allentare la morsa della sete (e forse anche per placare un po’ le polemiche).
“NASONI HI-TECH” A PAGAMENTO?
Sono state molte le proteste per la chiusura, considerata una misura pericolosa per le fasce più deboli della popolazione oltre che inefficace, visto che i veri motivi di spreco risiedono nei problemi strutturali della rete idrica, mentre le fontane consumano appena l’1% di tutta l’acqua immessa giornalmente.
Ora   le critiche arrivano dall’opposizione, e si allargano a un’altra misura proposta dal M5s: la maggioranza ha appena depositato in Comune una mozione per rendere a pagamento l’erogazione nelle 57 “Case dell’acqua” installate sul territorio comunale. “Sul blog di Grillo si parla di acqua pubblica, ma ora che si trova a gestire le risorse idriche il M5S torna alle logiche di profitto più che a quelle di servizio”, attacca il consigliere del Partito Democratico, Marco Palumbo. Anche il problema dei “nasoni hi-tech”, dopo quelli tradizionali.
Per vedere i “nasoni” di nuovo in funzione prima di allora non resta che sperare nel meteo. “Prima o poi dovrà  ricominciare a piovere”, si augurano da Acea. E incrociano le dita.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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RENATO MARRA SFIDA LA RAGGI

Luglio 4th, 2017 Riccardo Fucile

IL FRATELLO DELL’EX DIRIGENTE A PROCESSO TORNA A CHIEDERE IL POSTO CHE E’ COSTATO ALLA RAGGI L’ACCUSA DI FALSO

Renato Marra, fratello di Raffaele, ha presentato domanda, tramite interpello, per andare a dirigere il dipartimento Turismo del Campidoglio.
Lo scrive oggi Simone Canettieri sul Messaggero ricordando che è lo stesso posto che alla fine è costato alla sindaca l’accusa di falso da parte della procura di Roma:
Sono passati i mesi, non la bufera politica sulla grillina, ma nel frattempo il fratello di RaffaeleMarra (l’ex braccio destro della sindaca arrestato per corruzione e ora ai domiciliari) continua a non demordere. Vuole quel posto da dirigente — «ne ho i titoli» come disse al Messaggero — e quindi si è fatto avanti. Adesso, l’ultima decisione spetterà  proprio a Raggi. L’esito, ammettono nei corridoi di Palazzo Senatorio, è scontato. Difficilmente la pentastellata asseconderà  i desideri del dirigente dei vigili urbani che, dopo l’annullamento della nomina in autotutela, è stato mandato a capo del XV gruppo.
La sua domanda per quel posto che scotta tecnicamente sarà  vagliata come tutte le altre.
Una sfida alla grillina o una scelta di principio? Se lo domandano un po’ tutti.
Lui non parla, è in ferie, bastano gli atti. La notizia circolata in queste ore in Comune è stata presa tra il sarcasmo e lo stupore. Ma tant’è.
Di fatto la Marreide continua, a suon di colpi di scena.
Anche perchè i tempi di adesione all’interpello e quelli dell’inchiesta sulla sua precedente nomina per uno strano destino, o forse è tutto calibrato al millimetro, si incrociano di nuovo.
A gennaio, dopo l’inchiesta su Raffaele, il Campidoglio aveva annullato tutto. Marra senior è stato spostato dal Turismo a un gruppo della polizia locale.
Intanto la casella in Comune rimane libera per mesi. Al punto che rientra nel nuovo interpello: i dirigenti interessati se vogliono possono farsi avanti. E Renato non si è fatto pregare due volte.

(da “NextQuotidiano”)

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BERLUSCONI: “SALVINI VERRA’ A CANOSSA E LA MELONI CON IL SUO 4% NON VA DA NESSUNA PARTE”

Luglio 4th, 2017 Riccardo Fucile

IL LEADER DI FORZA ITALIA NON ANDRA’ A PIACENZA PER LA PASSERELLA DI SALVINI

Silvio Berlusconi osserva compiaciuto la «stella cadente» di Matteo Renzi, le convulsioni del Pd alle prese con i compagni della sinistra, la rottura con Giuliano Pisapia e conclude che il centrodestra già  ai blocchi di partenza è vincente.
Se in più ci mette il suo ritrovato dinamismo e il «programma rivoluzionario» che sta scrivendo, è convinto che sarà  quasi un gioco da ragazzi impedire ai 5 Stelle di andare al governo.
Una visione ottimista che presuppone una coalizione unita dietro di lui.
Salvini? «Alla fine dovrà  venire a Canossa». Giorgia Meloni? «Da sola con il suo 4% non va da nessuna parte». Il programma comune? «Un accordo minimo si troverà , tranquilli».
Insomma, il Cavaliere sparge miele, dice che la sua età  non conta e di essere pronto a vedere gli alleati.
Intanto non intenderebbe accettare l’invito di Salvini all’assemblea programmatica della Lega che si svolgerà  a Piacenza il 16 luglio.
Un appuntamento nel quale i leghisti esporranno le loro proposte di riforma su fisco, pensioni, infrastrutture, giustizia, ambiente ed energia.
«Basta perdere tempo su chi è il leader e il delfino: parliamo di contenuti e vediamo se siamo d’accordo sulle cose da fare», è il mantra del capo leghista, che chiede a Silvio di venire a Piacenza.
Ma in effetti non c’è ancora una richiesta formale recapitata ad Arcore. Anzi, il silenzio più assoluto. «Al momento non risulta alcun invito», dicono i più stretti collaboratori del leader di Forza Italia.
Solo dichiarazioni pubbliche, interviste nelle quali il leader del Carroccio annuncia l’iniziativa del suo partito. Un invito generico. Nient’altro.
Gli sherpa però sono al lavoro per tentare un incontro, un colloquio tra la prossima settimana. Berlusconi però non sembra intenzionato ad andare a Piacenza.
Non vuole replicare quello che è successo nel novembre del 2015 quando salì sul palco della Lega a Bologna, accolto con freddezza e da qualche fischio arrivato dalla piazza.
Diversa invece era stata l’accoglienza riservata alla Meloni. Anche a lei ancora non è arrivato alcun invito, ma Giorgia non ha dubbi sulla sua presenza a Piacenza se Matteo la chiamerà .

(da “La Stampa”)

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POCO LAVORO E GROSSI STIPENDI NEI MUNICIPI GRILLINI DI ROMA

Luglio 4th, 2017 Riccardo Fucile

POCHE DELIBERE E TANTI QUATTRINI: PER FARE COSA?

Oggi Il Messaggero riepiloga in un’infografica il dramma della produttività  di atti che ha colpito i municipi romani da quando ci sono i grillini al governo della città .
Una morìa che colpisce soprattutto le delibere e che imbarazza se messa a confronto con quanto accade al I e al II Municipio, ovvero i due che sono a guida PD: 62 quello guidato dalla dem Sabrina Alfonsi e 8 da quello presieduto dalla collega di partito Francesca Del Bello. Quante sono state, invece, le delibere licenziate dalle squadre dei grillini?
Nei restanti 12 Municipi il numero totale di atti ammonta a 85.
Uno solo nell’VIII, nel frattempo sciolto a causa delle dimissioni di Paolo Pace: un’area verde riservata ai cani.
Insomma, nei municipi non si producono atti, ovvero l’unico metro di valutazione di un’amministrazione. In compenso però si guadagna.
Nei primi sei mesi del 2017 i consigli municipali sono costati alle casse di palazzo Senatorio più di un milione di euro. Stesso importo — circa un milione 200 mila euro — è stato invece speso dall’amministrazione capitolina per coprire i costi delle giunte. Il Campidoglio vuole correre ai ripari cedendo parte dei fondi ora in carico al bilancio comunale direttamente alle amministrazioni periferiche, che sono prime a lamentare l’assenza di risorse e gli scarsi margini di manovra.
I tempi per questo primo esperimento non saranno rapidissimi, mettono le mani avanti dal Campidoglio, perchè prima occorre mettere ancora di più in salvo i conti di Palazzo Senatorio. Ma l’idea c’è. E Virginia Raggi l’ha voluta annunciare la settimana scorsa.
I problemi intanto rimangono. E sono sempre di più gli amministratori grillini a lamentarsi, lontano dalle bacheche Facebook e consessi ufficiali, delle difficoltà  per tirare avanti.
Roberto Romanella, presidente del VI Municipio (uno dei meno produttivi: solo 6 delibere di giunta in un anno), in un’intervista al Messaggero spiega però quali problemi pratici sono stati riscontrati dagli eletti all’approdo nei consigli e nelle giunte:
«Intanto c’è un problema di avvio del meccanismo: 11-12 mesi ci vogliono per capire come funzionano le cose in generale».
Quindi è solo un problema di inesperienza o c’è altro?
«Non è che stiamo andando così male, in verità . Fondamentalmente facciamo atti dove sappiamo di poterli portare avanti: spesso c’è anche un problema di soldi o di possibilità  di mettere in pratica le cose che vogliamo fare».
Chiede più risorse al Campidoglio?
«Noi abbiamo impiegato larga parte del budget a nostra disposizione: 18 milioni su 21. Ma abbiamo avuto grossi problemi legati alla mancanza di alcune figure professionali adeguate».

(da “NextQuotidiano”)

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IMMIGRATI E LAVORO, LA POLITICA GUARDI IN FACCIA I NUMERI

Luglio 4th, 2017 Riccardo Fucile

LA RELAZIONE DELL’INPS DIMOSTRA CHE GLI IMMIGRATI SONO UNA RISORSA PER L’ITALIA, LA SALVEZZA DEL NOSTRO SISTEMA PREVIDENZIALE

Parlare il linguaggio della verità  non è mai popolare. Le circostanze talvolta impediscono di farlo ai politici, ma per chi come Tito Boeri ha la responsabilità  di tenere in piedi uno dei sistemi di protezione sociale più grandi del mondo è un dovere istituzionale.
Di fronte ai fatti di questi mesi, all’insipienza dell’Europa, all’ignavia che ha lasciato l’Italia sola ad affrontare una crisi migratoria senza precedenti, il rapporto Inps squarcia il velo dell’ipocrisia.
Gli studi dell’Istituto — corroborati dal lavoro dei ricercatori del programma VisitInps — confermano che gli immigrati non sono più un contributo alla crescita delle nostre economie, ma il necessario supporto di un sistema previdenziale sempre più appesantito dall’aumento dell’aspettativa di vita.
Non solo: i numeri dimostrano che tutto questo avviene a dispetto della leggenda secondo la quale gli immigrati tolgono il lavoro agli italiani.
Una ricerca sulla grande sanatoria del 2002 anticipata nei mesi scorsi dalla Stampa dimostra al contrario che la gran parte di loro si dimostra più flessibile e disposto ad accettare i mestieri che gli italiani non hanno più voglia di fare.
Negli ultimi anni la risposta della politica all’ondata migratoria ha risposto all’inevitabile logica dell’emergenza e ai timori legati all’estremismo islamico.
Dalla grande sanatoria del 2002 in cui furono regolarizzate nella sola industria più di 230mila persone, il numero di immigrati accolti nel mercato del lavoro italiano si è assottigliato fin quasi ad azzerarsi.
I numeri di Boeri dimostrano che così facendo stiamo mettendo un cappio al collo dell’economia e del sistema previdenziale.
Prima o poi bisognerà  farci i conti.

(da “La Stampa”)

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RAPPORTO INPS: “PORTE CHIUSE AGLI IMMIGRATI? CI COSTEREBBE 38 MILIARDI”

Luglio 4th, 2017 Riccardo Fucile

SENZA I LAVORATORI DALL’ESTERO IN 22 ANNI QUESTO SAREBBE IL SALDO TRA ENTRATE E USCITE…”SERVE UN REDDITO MINIMO DI INCLUSIONE E UN SALARIO MINIMO”..ABUSO DELLE CIG: PER IL 20% DELLE IMPRESE DURA 5 ANNI

Propone di rinominare l’Inps come “Istituto Nazionale della protezione sociale”, dal momento che “solo” 150 delle 440 prestazioni erogate sono di tipo pensionistico.
E con un pizzico di orgoglio dichiara di essersi fatto tanti nemici e che la lista di chi chiede una chiusura anticipata del mandato “si è notevolmente allungata”.
Ma soprattutto nella “Relazione Annuale” presentata stamane a Montecitorio, il presidente dell’Inps Tito Boeri delinea le direttrici lungo le quali contributi, previdenza e assistenza devono muoversi nei prossimi anni, se si vuole evitare il tracollo.
A cominciare da un consistente impiego degli immigrati: chiudere loro le porte ci costerebbe la perdita secca di 38 miliardi per i prossimi 22 anni, una manovra aggiuntiva annuale.
E delle donne, anche: i costi per il loro mancato utilizzo nel mercato del lavoro sono anche più alti. Boeri chiede maggiore equità , insiste per il perfezionamento e la piena applicazione di riforme appena accennate, o rimaste a metà  del guado: il ricongiungimento gratuito dei contributi, il reddito minimo d’inclusione, il salario minimo.
Bacchetta chi frena per motivi propri, come i sindacati, che non vogliono più il salario minimo per non perdere il loro cruciale ruolo contrattuale. Ricorda che il mismatch tra lavoratori e competenze utilizzate e la mancanza di formazione hanno dei costi, alla lunga, e l’Italia li sta pagando tutti.
E rivendica una gestione virtuosa dell’Inps: “Nel 2016 è costata 3.660 milioni contro i 4,531 del 2012, all’indomani dell’incorporazione di Inpdap ed Enpals”.
Le prestazioni: meno della metà  sono pensioni.
L’Inps eroga 440 prestazioni, ma solo 150, ricorda il presidente Boeri, sono di natura pensionistica. Tra le ultime nate affidate all’Inps il Bonus mamma domani, l’Ape sociale e l’Ape volontaria. E tra qualche giorno l’Inps comincerà  a gestire il nuovo contratto di prestazione occasionale, PRESTO. Da settembre inoltre l’Inps gestirà  anche le visite fiscali nel pubblico impiego, e dal 2018 il nuovo Reddito di Inclusione.
Le forzature della Cig.
L’uso della Cassa integrazione si è da tempo snaturato. Infatti due terzi delle 350.000 imprese che nella lunga crisi 2008-2016 hanno utilizzato la cassa integrazione nelle sue varie articolazioni, ordinaria, straordinaria e in deroga, hanno avuto accesso allo strumento per più di un anno, e un quinto delle imprese addiritttura per cinque anni o più.
“Difficile pensare – osserva Boeri – che, in questi casi, si tratti di problemi temporanei, indubbio che siamo di fronte a un sussidio prolungato che riduce in modo continuativo il costo del lavoro di alcune imprese. Circa un beneficiario su quattro di cassa integrazione nel 2014 aveva ricevuto il trattamento per più di nove mesi. Tutto questo ci dice che utilizziamo per periodi molto lunghi strumenti concepiti per affrontare crisi temporanee”.
Ammortizzatori: la copertura è aumentata, ma servono più garanzie.
La copertura degli ammortizzatori sociali con le ultime riforme è aumentata, valuta l’Inps: “Noi stimiano che circa il 6% dei beneficiari Naspi nel biennio 2015-2016 non avrebbe avuto del tutto accesso ai sussidi di disoccupazione in assenza della riforma”. Ma la strada per una garanzia vera dei più deboli è ancora lunga, ricorda Boeri: “Manca ancora in Italia uno strumento universalistico per chi non ce la fa comunque a trovare lavoro al termine della durata massima dei sussidi di disoccupazione e, più in generale, per tutti coloro che finiscono in condizioni di indigenza”.
Piccole imprese crescono: le prime ricadute positive del Jobs Act.
Si proponeva di far crescere le imprese al di sopra dello sbarramento dei 15 dipendenti, e in parte il Jobs Act ci è già  riuscito: l’Inps valuta che ci sia stata un’impennata nel numero di imprese private che superano la soglia dei 15 addetti, “passate dalle 8.000 al mese di fine 2014” alle “12.000 dopo l’introduzione del contratto a tutele crescenti”.
Il mismatch: un male tutto italiano. L’Ocse assegna all’Italia il “primato nella percentuale di lavoratori sbagliati al posto sbagliato”, osserva Boeri, cioè, in altre parole, nel livello di mismatch tra le competenze richieste dalle imprese e quelle offerte dai lavoratori. Per superarlo, dice il presidente dell’Inps, bisogna migliorare la transizione tra scuola e lavoro e incentivare gli investimenti in formazione sul posto del lavoro”.
Ma anche la mobilità  e il turnover rapido contribuiscono a ridurre il mismatch, che infatti è più limitato tra gli immigrati, che oltre a salvare i nostri conti pensionistici sono estremamente più mobili degli italiani e pertanto migliorano notevolmente le carriere nel corso della vita lavorativa, il salario migliora del 4% per esempio se si lavora in un Comune diverso da quello in cui si è nato.
Gli immigrati: ossigeno per il sistema previdenziale.
Chiudendo le frontiere agli immigrati “rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale”, ammonisce Boeri. I lavoratori che arrivano in Italia sono sempre più giovani, la quota degli under 25 è passata dal 27,5% del 1996 al 35% del 2015, e pertanto si tratta di 150.000 contribuenti in più l’anno, che bilanciano in parte il calo delle nascite.
Più donne al lavoro.
Però gli immigrati non bastano: bisogna varare e soprattutto applicare le politiche per far rimanere al lavoro le donne, anche quando diventano madri, sottolinea l’Inps. La nascita di un figlio per una madre con contratto a tempo determinato ha come conseguenza un calo del reddito potenziale del 35% per i primi due anni di vita del bambino. E le nuove misure per incentivare il ritorno delle madri al lavoro e il congedo di padre funzionano solo in parte, perchè solo in parte vengono applicate: due terzi dei neopadri non hanno preso il congedo nel 2015.

(da agenzie)

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UE, AULA DESERTA MENTRE SI PARLA DI PROFUGHI E JUNCKER DICE LA VERITA’: “PARLAMENTO RIDICOLO, VIVA L’ITALIA”

Luglio 4th, 2017 Riccardo Fucile

15.000 EURO AL MESE MENTRE I BAMBINI AFFOGANO… PENSANO A COSTRUIRE MURI COME I REGIMI CRIMINALI

Jean-Claude Juncker striglia il Parlamento europeo mezzo vuoto nel giorno in cui si discute dell’emergenza migranti. Antonio Tajani difende l’Aula che presiede. Mentre il premier maltese Joseph Muscat accusa l’Europa di scarsa solidarietà , quando Malta è stato il primo Paese a non aprire i propri porti alle navi che salvano le vite in mare. A Strasburgo l’Unione europea si produce oggi nell’ennesimo tentativo di mettere in campo una strategia per arginare i flussi migratori provenienti dalla Libia e fa emergere tutta l’ipocrisia con cui le istituzioni comunitarie hanno affrontato e continuano ad affrontare il tema delle migrazioni e le difficoltà  dell’Italia.
In attesa delle “misure concrete” annunciate per oggi dalla Commissione, da questo lato del Mediterraneo quello che continua a mancare è la volontà  di prendersi carico di chi è già  sbarcato o è in procinto di farlo: lunedì Francia e Spagna hanno annunciato il loro no all’apertura dei porti alle navi delle ong e oggi l’Austria di è detta pronta a mandare i soldati al confine con l’Italia.
La giornata è cominciata con lo scontro andato in scena durante la plenaria al Parlamento europeo tra il presidente della Commissione Juncker e il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.
Juncker, che avrebbe dovuto parlare dei risultati della presidenza maltese e della crisi migratoria, si è lamentato per i pochi parlamentari presenti in Aula, esemplificazione plastica del disinteresse dei membri dell’Unione nei confronti della problematica. “Siete ridicoli“, ha attaccato, subito ripreso da Tajani. “Moderi i termini — l’ha interrotto — è la Commissione sotto il controllo del Parlamento non il contrario”.
Nell’immobilsmo delle istituzioni europee che sul tema dura da anni e i movimenti populisti che cavalcano la paura e il risentimento dei cittadini, il capo dell’esecutivo veste i panni dello scudisciatore nell’intento di dimostrare che il governo di Bruxelles c’è e vuole aiutare l’Italia, tentando di far dimenticare due anni di fallimenti inizati nel maggio 2015 con l’accordo mai rispettato sul ricollocamento di 40mila richiedenti asilo da Italia e Grecia.
Con quanto la Commissione europea delibererà  oggi in materia di migrazioni “dimostreremo con i fatti che vogliamo rimanere solidali, soprattutto con l’Italia che dimostra un atteggiamento eroico. La solidarietà  è d’obbligo”, ha detto quindi Juncker durante la plenaria riferendosi alla riunione del collegio dei commissari che oggi discuterà  e presenterà  una serie di misure in sostegno dell’Italia, che formeranno la base per la discussione nel prossimo Consiglio Affari Interni informale che si terrà  a Tallinn giovedì.
“Viva l’Italia“, ha concluso il presidente della Commissione.
In Aula a Strasburgo ha preso la parola anche il premier maltese per fare il punto sul semestre di presidenza europeo conclusosi il 30 giugno.
Un discorso di rara ipocrisia: “Sulle migrazioni, con tutte le buone intenzioni e le dichiarazioni, quando si tratta di una solidarietà  effettiva, noi, gli Stati membri dell’Ue, dovremmo vergognarci tutti di quello che abbiamo fatto. Paesi come l’Italia hanno visto centinaia di migliaia di bambini, donne e uomini raggiungere le sue coste: guardiamo a questa Europa che, su questo argomento, è un fallimento“, ha detto Muscat.
“Malta dedica il 100% delle proprie risorse militari alla cooperazione per salvare le vite dei migranti in mare — il j’accuse del primo ministro di un Paese che finora non ha accolto neanche un profugo — ma voglio essere chiaro non si può andare avanti sempre così. In assenza di vera solidarietà  da parte degli altri Stati membri non si potranno poi incolpare i Paesi che decidono di tutelare gli interessi nazionali. Ma questa non è la strada che vogliamo. Siamo convinti che siamo ancora in tempo”.
“La solidarietà  inizia a casa propria — ha concluso Muscat — e dovrebbe essere mostrata ai più piccoli e chi ha le crisi”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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INTERROGATO SEI ORE IL PRESIDENTE LEGHISTA DEL CONSIGLIO DELLA REGIONE LIGURIA, A PROCESSO PER PECULATO: 9.000 EURO DI SPESE PAZZE

Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile

CONTESTATI A BRUZZONE   PRANZI E CENE, A SETTEMBRE TOCCA A RIXI CHE DEVE RISPONDERE DELLO STESSO REATO PER 19.000 EURO… GLI IMPUTATI AVREBBERO SPESO SOLDI PUBBLICI IN GITE, HOTEL, PRANZI, LUNA PARK, BIRRE, GRATTA E VINCI, OSTRICHE E BISCOTTI

Quasi 6 ore di interrogatorio per Francesco Bruzzone, presidente leghista del consiglio regionale, al processo per le cosiddette spese pazze in Regione.
La pubblica accusa gli contesta spese per 9 mila euro, tra il 2010 e il 2012, per la quasi totalità  viaggi, pranzi e cene.
Bruzzone ha motivato gli incontri conviviali e i viaggi con la necessità  di approfondire i temi relativi alle varie categorie, in particolare la caccia per le tavolate con rappresentanti di associazioni venatorie, e la legge Bolkestein.
“Per incontrare le persone e le categorie che rappresentavo, affrontare le problematiche e cercare una soluzione politica” evidentemente non servono le sedi istituzionali ma i ristoranti a spese dei contribuenti.
Oggi era previsto anche l’interrogatorio del leader regionale della Lega Nord Edoardo Rixi, attuale assessore allo sviluppo economico, anche lui imputato per peculato, ma il prolungarsi dell’interrogatorio di Bruzzone ha indotto il giudice ad aggiornare la seduta a settembre.
A Rixi vengono contestate spese non corrette per 19 mila euro.
Secondo l’accusa, sostenuta dal procuratore aggiunto Francesco Pinto, tutti gli imputati avrebbero speso soldi pubblici, a vario titolo, in cene, viaggi, gite al luna park, birre, gratta e vinci, ostriche, fiori e biscottini.
In alcuni casi, per gli inquirenti, venivano consegnate ricevute che erano state dimenticate da ignari avventori.
In altri venivano modificati gli importi a mano.

(da “il Secolo XIX”)

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GENOVA, BUCCI PRESENTA UNA GIUNTA LOTTIZZATA DAI PARTITI: E’ IL MANAGER DEL MANUALE CENCELLI

Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile

LO ZIO D’AMERICA PRESENTA UNA GIUNTA FANTOZZIANA, NON C’E’ NEANCHE UN TECNICO, MANCA PERSINO UN ASSESSORE ALLA PROTEZIONE CIVILE

Alla fine, dopo una lunga gestazione, il sindaco di Genova Marco Bucci ha presentato la sua giunta, mettendo insieme 10 assessori e 6 consiglieri delegati. Un po’ troppe deleghe (Urbanistica e demanio, Politiche e strategie di sviluppo delle società  partecipate, Ricerca e sviluppo dei finanziamenti europei, Organi istituzionali, Comunicazione, Politiche europee e internazionali e Cooperazione internazionale, Partecipazione dei cittadini alle scelte della amministrazione) saranno mantenute da lui ad interim.
Di tecnici neanche l’ombra, tutti rispondono a segreterie di partito del centrodestra, dalla Lega a Forza Italia, da Fdi a Direzione Italia.
Un assessore guadagna 2.500 euro al mese, lo spirito di servizio verso la città  dei rivoluzionari tecnici del centrodestra si ferma a questa soglia: chi guadagna di più non intende rimmetterci. Pare che alcuni abbiano rinunciato anche perchè sono incarichi fiduciari e non è garantito che durino cinque anni.
Il vicesindaco è l’esponente di Fratelli d’Italia, Stefano Balleari, meno male, così finisce di reclamare il posto come fa da mesi: terrà  per sè le deleghe a Mobilità  e Trasporto pubblico locale.
«Quella di Genova sarà  una Giunta flessibile» ha aggiuto il sindaco, al termine della presentazione della squadra di Governo. «So – ha detto – che questo concetto può creare stupore. Ma per me non c’è nulla di strano. Prevedere la possibilità  di un turn-over è una cosa positiva e stimolante. Il cambiamento è un concetto positivo»
Chissà  come saranno contenti i neo assessori di questo attestato di fiducia.
Ecco la Giunta Bucci: 10 assessori e 6 consiglieri
Stefano Garassino (Lega) assessore alla Polizia locale e sicurezza
Giancarlo Vinacci (Fi) assessore allo Sviluppo economico
Arianna Viscogliosi (Direzione Italia) assessore al Personale
Paola Bordilli (Lega) assessore al Commercio e al Turismo
Paolo Fanghella (Lega) assessore allo Sviluppo delle vallate, manutenzioni e lavori pubblici
Pietro Piciocchi (Lista Bucci) assessore al Bilancio
Elisa Serafini (Lista Bucci) assessore alla Cultura e al Marketing territoriale
Francesca Fassio assessore ai Servizi sociali
Matteo Campora (Lista Bucci, alfaniano) assessore all’Ambiente e al Ciclo dei rifiuti
I consiglieri delegati sono
Stefano Anzalone (Fi) allo Sport
Mario Baroni (Fi) alla Valorizzazione del patrimonio comunale
Francesco Maresca (Lista Bucci) alla Portualità 
Lilli Lauro (Fi) ai Rapporti istituzionali con altri enti
Sergio Gambino (FdI) alla Protezione civile e volontariato
Federico Bertorello (Lega) all’Avvocatura e affari legali
Mancano i grandi manager e professionisti annunciati in campagna elettorale da Marco Bucci, si è ripiegato su un fantozziano manuale Cencelli.
Manca un assessore alla protezione civile, delegata a un consigliere comunale che di professione fa l’assicuratore. E’ detto tutto.

(da agenzie)

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