Aprile 25th, 2018 Riccardo Fucile
BANDI SBAGLIATI O BLOCCATI, GARE MAI PARTITE, FONDI CONGELATI E INTERVENTI MANCATI SU STRADE, SCUOLE, VERDE E TRASPORTI
Il Comune di Roma ha in cassa più di mezzo miliardo di euro che non ha speso.
Ma non perchè ha risparmiato. Semplicemente perchè a causa degli intoppi più variegati la macchina comunale non è stata in grado di spendere quei soldi tra bandi sbagliati oppure bloccati, gare mai partite oppure ferme nei tribunali.
Tecnicamente, spiega oggi Il Messaggero in un articolo di Simone Canettieri, si chiama overshooting.
In poche parole, la giunta Raggi l’anno scorso aveva predisposto tutti questi fondi, tra spese correnti e conto capitale ovvero manutenzione ordinaria e investimenti, con relativi progetti ma non è riuscita a realizzarne nemmeno uno.
Si tratta di 331 milioni di spese correnti, 206 milioni di spese in conto capitale, 6 milioni di spese per l’incremento delle attività finanziarie e 20 milioni di rimborso di prestiti mai avvenuto.
Nel dettaglio le voci principali delle economie — si dice così quando i fondi rimangono nella pancia del Comune ammontano a 331 milioni e 578 mila euro circa dalla voce «spese correnti» e 206 milioni e 401 mila euro circa dalla voce «spese in conto capitale».
Si tratta di fondi, spiegano dalla Ragioneria capitolina, «che vanno in economia perchè non è scattata l’obbligazione passiva che è legata all’aggiudicazione delle gare — ha sottolineato Paola Pantani, Direttore della IV Direzione Rendicontazione e Monitoraggio -. Tutti sappiamo le difficoltà che ci sono nello svolgere le gare, per impostarle e aggiudicarle. Una volta accantonati i fondi, se la gara non si svolge entro l’anno, i soldi non spesi vanno in economia. Se sono vincolati devono essere rimodulati nel settore di appartenenza, se non lo sono vanno rimodulati tra gli altri fondi»
Tra gli interventi previsti e saltati c’erano gli interventi di rifacimento di alcune piazze della Capitale, la sistemazione di vie da anni dissestate come la Salaria e l’ammodernamento del parco mezzi di ATAC e AMA.
Spiega ancora il Messaggero che le colpe vanno ricercate nei dipartimenti che hanno maggior potere di spesa: mobilità e ambiente. Poi ci sono i lavori pubblici e i servizi sociali. Segue l’urbanistica.
Nello specifico, se si prende in esame la spesa corrente si scopre che su 331 milioni di euro bloccati ben 228 derivano dall’acquisto di beni e servizi. Una serie di interventi che l’amministrazione non ha fatto: dalla benzina per i mezzi pubblici, al materiale per le scuole,passando per le mense. A queste voci vanno aggiunti i fondi per la manutenzione ordinaria.
Poi ci sono i 206 milioni di investimenti, che nel 2017 l’amministrazione di Raggi non è stata in grado di far fruttare. Anche qui ci sono le strade e le buche. Basti pensare che il tanto sbandierato «piano Marshall» dell’assessore Gatta (quella che vuole tapparei crateri delle strade con la naturopatia) prevede uno stanziamento di 17 milioni di euro.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 25th, 2018 Riccardo Fucile
GIORNALISTI SOTTO SCORTA E AUTOCENSURE PER LE PRESSIONI DEI POLITICI: ITALIA AL 46ESIMO POSTO NELLA CLASSIFICA …LA RUSSIA DI PUTIN CHE PIACE TANTO A SALVINI E MELONI AL 148ESIMO
L’Italia è al 46mo posto nella classifica sulla libertà di stampa stilata da Reporter senza frontiere
(RSF), sempre staccata dai maggiori partner Ue ma comunque in miglioramento allo scorso anno quando era 52ma.
Dal World Press Freedom Index emerge che il nostro Paese ha un coefficiente sulle limitazioni alla libertà per i media di 24,12 (era 26,26), appena più alto di quello degli Stati Uniti (23,73) che si collocano subito prima al 45mo posto.
Reporter senza frontiere ricorda che “in Italia 10 giornalisti vivono sotto scorta per le minacce di morte” e sottolinea che “violenze e intimidazioni sono a un livello allarmante e crescente, soprattutto in Campania, Calabria e Sicilia”, ma nonostante tutto “coraggiosi cronisti continuano a svolgere le loro inchieste”.
“Molti giornalisti italiani”, sottolinea sempre il rapporto, “sono preoccupati dalla vittoria elettorale di M5s che spesso ha criticato i media e non ha esitato a fare i nomi dei giornalisti sgraditi“.
“Sempre più giornalisti si autocensurano a causa delle pressioni dei politici”, si legge ancora nel giudizio sull’Italia, in cui si ricorda pure una proposta di legge per punire fino a nove anni di carcere chi diffama un politico o un magistrato.
La classifica è guidata dalla Norvegia (coefficiente 7,63) seguita da Svezia, Olanda e Finlandia. Tra i maggiori Paesi Ue la Germania è 15ma, la Spagna 31ma, la Francia 33ma e la Germania 40ma.
Male ancora una volta la Russia che si conferma 148ma, fanalino di coda mondiale è il sultanato del Brunei.
In Italia “numerosi addetti dell’informazione sono sempre più preoccupati a causa della recente vittoria alle elezioni legislative di un partito, il Movimento 5 Stelle, che ha spesso condannato la stampa per il suo lavoro e che non esita a comunicare pubblicamente l’identità dei giornalisti che lo disturbano”, si legge nel rapporto.
(da agenzie)
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Aprile 25th, 2018 Riccardo Fucile
“GLI ABUSI DEL CAPITALISMO E GLI EFFETTI DISTORTI DELLA GLOBALIZZAZIONE VANNO COMBATTUTI, MA LE GUERRE COMMERCIALI NON SERVONO A NESSUNO, SERVONO SCAMBI LIBERI ED EQUI”… “IL CLIMA VA DIFESO, NON ESISTE UN PIANETA B E BISOGNA RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE”
«Dobbiamo costruire un nuovo ordine mondiale per il Ventunesimo secolo, basato sul multilateralismo». È insieme l’esortazione la sfida che il presidente francese Macron ha lanciato agli Stati Uniti, con il discorso tenuto al Congresso davanti alle camere riunite.
Dall’Iran alla Siria, dalle guerre commerciali alla disuguaglianza provocata dalla globalizzazione, dall’accordo di Parigi sul clima alla protezione della privacy e la lotta alle fake news, il capo dell’Eliseo ha proposto un’agenda comune su cui Europa e Stati Uniti dovrebbero lavorare insieme, per contrastare le minacce a libertà e democrazia che vengono dal terrorismo, dall’incertezza economica, dal populismo.
Il convitato di pietra però era il collega Trump, che in sostanza Macron sta cercando di allontanare dalla linea anti globalista promossa dal suo ex consigliere Steve Bannon durante la campagna elettorale, per riportarlo verso un approccio multilaterale alla soluzione dei molti problemi che minacciano gli stessi valori su cui si è basata finora la civiltà occidentale.
Macron ha detto che ci troviamo davanti a due strade: il nazionalismo, e la collaborazione.
Il primo, secondo lui, «è una illusione», mentre restare aperti al mondo è l’unica soluzione possibile. «Questo nuovo multilateralismo non è una minaccia per le nostre culture, ma anzi una loro affermazione, perchè si basa sui valori che le hanno create».
Il presidente francese è poi sceso nei dettagli della nuova agenda globalista, partendo dal malcontento provocato dagli effetti distorti della globalizzazione.
Macron ha detto che gli abusi del capitalismo vanno rivisti, ma ha avvertito che la strada da seguire non è quella delle guerre commerciali, che finiscono per danneggiare tutti. Servono invece «scambi liberi ed equi». Questo è il terreno su cui propone a Trump un compromesso: non scegliere la strada dei dazi, e troveremo insieme il modo di soddisfare la tua richiesta per un trattamento più giusto degli Stati Uniti nei commerci globali.
Il capo dell’Eliseo ha invitato a combattere le fake news, perchè «le informazioni false corrompono la democrazia», e affrontare l’emergenza della privacy sollevata dal caso Facebook: «Europa e Usa possono collaborare per trovare un equilibrio fra la necessità di raccogliere i frutti dell’innovazione, e proteggere i cittadini dagli abusi». Macron ha ribadito la sua fede nella scienza per contrastare il riscaldamento globale, avvertendo che «non esiste un planet B», cioè un altro pianeta dove trasferire gli esseri umani. Quindi si è detto sicuro che alla fine «gli Stati Uniti rientreranno nell’accordo di Parigi».
La parte conclusiva del discorso l’ha dedicata al Medio Oriente, e in particolare al protocollo JCPOA sul programma nucleare dell’Iran, che secondo lui può diventare l’occasione per negoziare una nuova intesa complessiva per la stabilità dell’intera regione. «Io ritengo che non dobbiamo abbandonare l’accordo che abbiamo firmato, la Francia non lo farà . Esso però può essere la base per negoziare una nuova intesa più ampia». I pilastri su cui si dovrebbe basare questa trattativa sono quattro: le attività nucleari dell’Iran fino al 2025, coperte dall’accordo esistente; quelle dopo il 2025, perchè Teheran «non dovrà mai avere armi atomiche; lo sviluppo dei missili balistici; e le interferenze destabilizzanti della Repubblica islamica nell’intera regione. Su questa base Macron spera di convincere Trump a non abbandonare il JCPOA, o comunque a riprendere il negoziato subito dopo, per definire un paradigma nuovo che ricostruisca la stabilità in Medio oriente, includendo anche la fine del conflitto in Siria. «Viviamo – ha concluso il presidente francese – un momento critico, ma insieme possiamo e dobbiamo prevalere».
(da agenzie)
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Aprile 25th, 2018 Riccardo Fucile
ACCOLTA LA RICHIESTA DEI LEGALI DELL’EX TERRORISTA, CONDANNATO IN ITALIA PER QUATTRO OMICIDI
Il Supremo tribunale di giustizia (Stj) del Brasile ha deciso di revocare le misure cautelari stabilite
dalla giustizia federale contro l’ex terrorista rosso Cesare Battisti, ex leader dei Proletari Armati per il Comunismo. Lo riportano i media brasiliani.
Battisti era stato arrestato nell’ottobre scorso vicino al confine con la Bolivia mentre secondo la polizia stradale federale cercava di lasciare il Brasile con circa 25mila dollari in valuta estera. Il collegio della sesta corte dell’Stj ha accolto all’unanimità la tesi difensiva secondo la quale le misure precauzionali sono state emanate in modo generico e senza concreti elementi di accusa.
Cesare Battisti ha vissuto un’esistenza segnata dalle fughe in mezzo mondo dopo attentati, condanne all’ergastolo per diversi omicidi e carcere. È nato nel 1954 a Sermoneta, non lontano da Latina. All’inizio degli anni ’70 abbandona la scuola, iniziando una carriera criminale fatta di rapine, furti e sequestri di persona, per le quali viene arrestato diverse volte.
Nel ’76 si trasferisce al Nord e partecipa alla fondazione dei Pac, Proletari armati per il Comunismo, formazione nata nell’area dell’autonomia alla periferia di Milano. Viene arrestato di nuovo, sempre per rapina, e rinchiuso nel carcere di Udine dove conosce Arrigo Cavallina, ideologo dei Pac. In questi anni partecipa alle azioni del gruppo eversivo, che gli costeranno un’altra volta la libertà : nel ’79 viene arrestato a Milano e condannato a 13 anni e 5 mesi per l’omicidio del gioielliere Pierluigi Torreggiani, a febbraio.
Nel 1981 riesce a evadere dal carcere di Frosinone, dove stava scontando la pena, grazie a un assalto di terroristi. Prima a Parigi, poi in Messico, a Puerto Escondido, con la compagna Laurence, dalla quale si è poi separato, e che gli ha dato due figlie. In Messico fonda il giornale “Via Libre”, che “trasferirà ” poi a Parigi
Nel 1990, appena giunto Oltralpe, Battisti viene arrestato ma, cinque mesi dopo, la Francia nega l’estradizione e lui torna in libertà .
Fugge in Brasile nel 2004, poco prima del pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato francese che l’avrebbe estradato in Italia da Parigi.
Nel 2007 viene arrestato a Rio de Janeiro e la sua vicenda passa alle mani del Brasile. Due anni dopo il governo del presidente Lula gli concede lo status di rifugiato politico, per «timore di persecuzioni».
Il 25 settembre 2017 l’Italia ha chiesto al Brasile di rivedere la decisione con cui Lula aveva negato l’estradizione, trovando il consenso del ministro della Giustizia, Torquato Jardim, e del titolare degli Esteri, Aloysio Nunes Ferreira.
Il 4 ottobre 2017 Battisti viene arrestato alla frontiera tra Brasile e Bolivia. Secondo le autorità stava cercando di scappare temendo l’arresto.
(da agenzie)
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Aprile 25th, 2018 Riccardo Fucile
PER LA TRATTATIVA CON IL M5S SI SCHIERANO SALA, ZINGARETTI, MEROLA, FASSINO, CHIAMPARINO E LEOLUCA ORLANDO
Passano pochi minuti dal discorso di Maurizio Martina dopo l’incontro con il presidente della Camera Roberto Fico e nel Pd esplode lo scontro tra le due anime. “#senzadime” è l’hashtag rispolverato dai parlamentari più vicini a Matteo Renzi per bloccare sul nascere l’ipotesi di un dialogo tra il Pd e il M5s per dar vita a una maggioranza che faccia nascere un governo.
“Qualora il reggente Martina, come ha annunciato, sottoponesse qualsivoglia ipotesi di governo Pd-5 Stelle alla direzione del partito, io voterò convintamente, senza esitazioni, contro” scrive Anna Ascani, twittando #senzadime. Sempre su Twitter molti militanti renziani stanno protestando anche con l’hashtag #renzitorna, sempre per esprimere il loro dissenso nei confronti dell’apertura di Martina.
Stesso tenore di dichiarazioni da Ernesto Magorno, Sandro Gozi, Ivan Scalfarotto, Michele Anzaldi.
Il presidente Matteo Orfini non usa Twitter ma dice chiaramente: “Sono contrario a un’intesa con i 5 Stelle”. Uno dei più duri è Michele Anzaldi. “Francamente – dice il parlamentare – questa presunta apertura mi sembra un capolavoro di tafazzismo e una strategia di comunicazione suicida: Martina apre senza avere niente in mano”.
Molto più sfumata la posizione di Graziano Delrio: il capogruppo dei deputati dem ribadisce che “deciderà la direzione e che il risultato non è scontato: le differenze restano tante”
Poi c’è chi apre spiragli più o meno ampi.
L’ex sindaco di Torino Piero Fassino dice: “A chi si interroga e ha dei dubbi” su un eventuale governo Pd-M5s “chiedo quali siano le alternative. A questo punto o spingiamo di nuovo Di Maio nelle braccia di Salvini per un governo dannoso per il Paese. O si torna al voto ma questo non cambierebbe le cose”.
Dopo la fronda renziana sono venuti con forza allo scoperto gli esponenti del fronte del dialogo. In questo si sono dichiarati favorevoli al dialogo Piero Bassetti, Sergio Chiamparino, Luigi Berlinguer, Giuseppe Antoci, Nicola Zingaretti, Beppe Sala sindaco di Milano e il sindaco di Palermo Leoluca Orlando oltre ovviamente agli esponenti della minoranza interna come Gianni Cuperlo e Andrea Orlando.
“È giusto verificare se si è davvero irreversibilmente consumata la possibilità di un accordo tra M5s e Lega. Se ciò fosse vero, costituirebbe un fatto nuovo di cui dovremmo tenere debita considerazione”, ha detto il ministro della Giustizia. E l’ex deputato ha aggiunto: “Sono d’accordo con Maurizio Martina. Se il Movimento 5 Stelle dichiara archiviato il tavolo con la Lega, il Pd deve tener conto della novità . La Direzione, da convocare al più presto, si confronti ed esprima sul nuovo scenario una posizione condivisa”.
La parola dunque si sposta dai social e dalle dichiarazioni alla sede dirigente del partito che sembra sarà convocata il 30 aprile o il 2 maggio. Ma nei Gruppi parlamentari e in direzione la maggioranza renziana è indiscutibile e se l’hashtag #senzadime diventerà , oltre che un messaggio su twitter, un’indiczione politica, il dialogo con i 5 Stelle sembra destinato a fare poca strada.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 25th, 2018 Riccardo Fucile
MA ARRIVA IL DIFENSORE D’UFFICIO DEI GRILLINI: “MEGLIO RISPETTARE IL VOTO CHE DIRE SCIOCCHEZZE”, PURTROPPO PERO’ SALVINI CONTINUA PURE A LUI A PARLARE
“Sta succedendo qualcosa in Italia di davvero pericoloso. L’altro giorno ho chiesto ad alcune persone a cui stavo dando una mano: ‘come vi sentite di fronte al comportamento di questa formazione politica, di questo movimento che non si può definire un partito democratico?’ Mi hanno risposto che si sentono come gli ebrei al primo apparire di Hitler”.
Lo ha detto Silvio Berlusconi parlando dal palco a Porzus, in Friuli, dove nel febbraio 1945 furono uccisi 17 partigiani.
“Siamo impegnati oggi a cercare una soluzione alla crisi politica – ha continuato -, senza veti nè preclusioni, rispettosa del voto espresso dagli italiani”.
Berlusconi ha spiegato: “Tutte le forze politiche hanno il dovere di essere responsabili, nel linguaggio e nei comportamenti: il calcolo politico non può portare a disgregare quella convivenza democratica faticosamente acquisita settant’anni fa”.
Sul paragone con Hitler interviene con una nota Matteo Salvini, leader della Lega e alleato di Berlusconi: “Berlusconi paragona i 5 Stelle ai nazisti? È meglio tacere e rispettare il voto degli italiani invece di dire sciocchezze”.
(da agenzie)
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Aprile 25th, 2018 Riccardo Fucile
L’ACCUSA E’ TENTATO OMICIDIO, ALTRI SETTE TEPPISTI FERMATI PER DANNEGGIAMENTI, POSSESSO DI DROGA E ARMI OFFENSIVE
Due tifosi della Roma di 20 e 29 anni sono stati fermati a Liverpool con l’accusa di tentato omicidio
per l’aggressione a un tifoso irlandese dei Reds, Sean Cox.
L’uomo, di 53 anni, picchiato con una cinghia e scaraventato a terra prima della partita, è entrato in coma. I fermi sono stati confermati dalla polizia del Merseyside che ha invitato eventuali testimoni a farsi avanti.
L’episodio è avvenuto durante gli scontri scoppiati un’ora prima della partita davanti all’Albert Pub, a pochi passi dalla curva Kop dei tifosi del Liverpool.
Il tifoso aggredito, che ha battuto violentemente la testa a terra, è ricoverato in coma al centro neurologico di Walton. Secondo i parenti di Cox, sentiti dal Mirror e dal Liverpool Echo, “l’aggressione sarebbe stata compiuta da 13 teppisti”. La moglie dell’uomo è arrivata a Liverpool dall’Irlanda.
In totale nella serata sono stati nove i tifosi fermati per reati che vanno dall’aggressione al possesso di corpi contundenti.
Gli agenti stanno cercando testimoni che abbiano assistito agli scontri: “La vittima era a Liverpool con il fratello per vedere la partita ed è stato aggredito durante uno scontro tra tifosi circa alle 19.35 – ha detto l’ispettore di polizia Paul Speight – Testimoni hanno detto che la vittima è stata colpita da una cintura prima di crollare a terra. Curato sul posto, è stato successivamente trasportato in ambulanza al Centro Neurologico di Walton per un trauma cranico”.
Al tifoso irlandese è arrivata la solidarietà del Liverpool che si è detto “sconvolto e inorridito” e ha assicurato pieno “sostegno” alla famiglia, invitando chiunque abbia assistito al pestaggio a fornire informazioni alla polizia.
Anche la Roma ha condannato quanto successo: “L’AS Roma condanna con la massima fermezza il comportamento aberrante di una piccola minoranza di tifosi che ad Anfield ha fatto vergognare il club e la stragrande maggioranza dei sostenitori giallorossi perbene” si legge in una nota pubblicata sulla versione inglese del sito ufficiale.
“Nel calcio non c’è posto per questo tipo di comportamento vile – si legge ancora – e il club sta ora collaborando con il Liverpool, l’Uefa e le autorità . I pensieri e le preghiere del club – conclude il comunicato – sono con il 53enne tifoso del Liverpool in questo momento ospedale e la sua famiglia”.
L’Uefa è profondamente “scioccata” per gli incidenti di ieri a Liverpool e annuncia “provvedimenti severissimi”. È questo il senso di una nota della federazione europea che definisce “vile” l’attacco avvenuto prima della semifinale di Champions.
“Il nostro pensiero – fa sapere l’Uefa – ora è rivolto alla vittima e alla sua famiglia. Gli autori di questo attacco ignobile non hanno posto nel mondo del calcio e confidiamo che saranno trattati con la massima severità “.
La federazione del calcio europeo “è in attesa di ricevere i referti completi di quanto avvenuto prima di decidere sui possibili provvedimenti disciplinari”.
(da agenzie)
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Aprile 25th, 2018 Riccardo Fucile
AL QUIRINALE PERDE QUOTA L’IPOTESI DI UN GOVERNO PARACADUTE… SE FICO FALLISSE CRESCE IL RISCHIO DI NUOVE ELEZIONI A SETTEMBRE (CON IL RISCHIO CHE NON CAMBI NULLA)
Chi volesse attirarsi i fulmini del Quirinale, non dovrebbe fare altro che alimentare la chiacchiera sparsa da quanti, e non sono pochi, tentano di presentare il Capo dello Stato come se fosse lui il regista della trattativa M5S-Pd.
Facile capire perchè cercano di tirarlo per la giacca.
I fautori dell’intesa non trovano di meglio che appellarsi all’autorità somma del Presidente («se è lui a domandarcelo, come potremmo rispondergli di no?»); agli avversari del patto grillo-dem, invece, fa comodo allontanare la colpa da se stessi e trascinare il Colle nella mischia.
Peccato che Sergio Mattarella, in linea con il suo personaggio, se ne stia totalmente alla larga da questi giochi.
I rari frequentatori del suo studio ne sintetizzano così l’atteggiamento: «Non commenta gli sviluppi, non formula giudizi, non manifesta sentimenti di ansia, di sollievo, di preoccupazione o di altro. Semplicemente ascolta. E osserva con attenzione». Tuttavia, proprio perchè la visuale da lassù è parecchio migliore, certe novità non sono sfuggite.
Margini ristretti
Ad esempio, al Quirinale si è preso nota che Luigi Di Maio sgombera il terreno dai sospetti di doppio gioco. Dichiara solennemente che con Salvini ha chiuso. Comunque andrà l’esplorazione di Roberto Fico, il governo grillo-leghista non potrà essere riesumato. È defunto e stop.
Altra svolta importante datata ieri: il capo politico dei Cinque stelle scarta con fermezza i governi «del Presidente, di garanzia, di scopo » (e avrebbe potuto aggiungere alla sua lista quelli di tregua, di transizione, balneari).
La somma delle due novità fa sì che, se pure il tentativo con il Pd fallisse, Mattarella avrebbe serie difficoltà a mettere in campo soluzioni ulteriori.
Compreso, appunto, un governo calato dall’alto come fece Giorgio Napolitano ai tempi di Mario Monti.
Torna il fantasma
Ecco come mai sta tornando a circolare il fantasma del voto bis. Non tra un anno, magari in concomitanza con le elezioni europee, e nemmeno a ottobre ma addirittura in settembre, con le liste dei candidati da presentare intorno a Ferragosto e le Camere sciolte ai primi di luglio: uno scenario da vero incubo per la nostra democrazia.
Non sarebbe una scelta di Mattarella, la cui ostilità a nuove elezioni è stranota, ma la conseguenza del no leghista e grillino a un governo «del Presidente».
Tradotto nel linguaggio di tutti i giorni, ciò significa che il tentativo messo in campo da Fico rappresenta davvero l’ultima spiaggia. Dopodichè non ci sarebbe più alcun paracadute, nè potrebbe garantirlo il Capo dello Stato i cui margini di intervento si sono notevolmente ristretti.
Di nuovo al bivio
Chi, tra deputati e senatori, non vorrà tornare da dove è venuto, dovrà dunque incrociare le dita e sperare che tra M5S e Pd qualcosa maturi, magari nella formula che più sta prendendo piede in queste ore di confusione: un governo a guida politica, però con ministri «di area», in parte indicati dai «Dem» e i parte dai Cinque stelle. Lasciando fuori tutte quelle figure che potrebbero aggiungere motivi di discordia, come se non ce ne fossero già abbastanza.
(da “La Stampa”)
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Aprile 25th, 2018 Riccardo Fucile
IL PD RISCHIA LA SCISSIONE DOPO LA RESA DEI CONTI IN DIREZIONE
Inchiodare i grillini e fargli rimangiare, anche simbolicamente tutti gli attacchi subiti per quattro
anni: ponendo pure una condizione capestro irricevibile sulla carta, il riconoscimento dell’azione di governo di Matteo Renzi, fino al punto di pretendere nel caso una sua presenza di primo piano nell’ipotetico esecutivo guidato da Di Maio. Questa suggestione che aleggia nei discorsi dei colonnelli del «giglio magico» renziano, fa capire bene come l’approccio sia quello di chiedere una sorta di abiura sapendo che non arriverà , per complicare, se non sabotare in partenza il tentativo di costruire un governo politico con i 5 Stelle.
Una richiesta che in questi termini non è stata posta ieri a Fico, ma che verrebbe messa sul tavolo dai renziani se si sviluppasse una trattativa.
Nell’incontro burrascoso ieri al Nazareno prima del colloquio con Fico tra i quattro della delegazione Martina, Orfini, Marcucci e Delrio, presente Guerini, sono volate urla captate a distanza da tutti: tra Martina, che avrebbe aperto ai grillini senza condizioni sul passato e Marcucci, che invece ha preteso fosse rivendicata l’eredità dei governi Renzi-Gentiloni.
«Così è una follia», gli ha ribattuto il capogruppo al Senato, «e per tenere insieme il rispetto che si deve a Mattarella e l’orgoglio del Pd, dobbiamo andare da Fico con i cento punti del nostro programma elettorale, solo quelli possono essere la base di partenza di un dialogo».
Renzi infatti bolla come sconsiderata la gestione di Martina e avrebbe condotto la partita in tutt’altro modo: con un percorso più lungo, senza accelerazioni, col metodo adottato per l’elezione di Mattarella al Colle. Convinto che si possano superare dubbi e perplessità del partito solo con una sua conduzione del gioco, e dopo aver fatto maturare nel tempo il divorzio tra 5 Stelle e Lega.
Conscio di aver perso di credibilità in vari passaggi, dall’ascesa a Palazzo Chigi senza passare per il voto, fino alle dimissioni a metà dopo il referendum, ora l’ex leader si rimangerebbe il suo no ai grillini solo per una mission più alta e non sotto il ricatto delle urne.
Che secondo lui è la vera arma di pressione sui «governisti» del Pd.
Il segretario dimissionario non vuole un governo con una maggioranza politica, altra cosa sarebbe un governo istituzionale. Per questo prova a mettere una zeppa tra le ruote del carro. «Per noi – alza il tiro un falco renziano – è arduo far digerire un accordo con i grillini ai nostri e il solo modo sarebbe se Matteo facesse da garante assumendo un ruolo centrale nel governo, come quello di super ministro dell’Economia».
E siccome le voci girano, pure i big del «partito dei governisti» del Pd sono preoccupati della piega che possono prendere gli eventi. Dario Franceschini ne parlava l’altro ieri con un politico di lungo corso che da mesi tesse la tela con il mondo grillino: dopo aver pronosticato lo «scongelamento» del Pd, il ministro della Cultura spiegava appunto che il problema sta in Renzi che vorrebbe condurre la partita rivestendo un ruolo da protagonista, addirittura come vicepremier.
Di fatto, una sorta di reciproco riconoscimento politico tra l’ex segretario e Di Maio, che a quel punto verrebbe sdoganato come premier.
Ma al di là di questa che suona come minaccia per far saltare il tavolo, il confronto con i 5 Stelle deve passare il fuoco della Direzione Pd: dove i renziani dispongono di una maggioranza, a sentir loro blindata, per dire no all’insegna dell’hashtag «#senzadime».
Su 209 componenti, Renzi ne avrebbe 117, Orfini 8 e Delrio 3, Martina 9, Franceschini 20, Orlando 32 ed Emiliano 14, più altri sparsi. Insomma, la strada del governo 5 Stelle-Pd è una via crucis. Un bagno di sangue che rischia di produrre un’altra scissione nel Pd.
(da “La Stampa”)
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