Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile
MANCANO I POSTI PER LA PRIMA ACCOGLIENZA, GRAZIE AI TAGLI DEL VIMINALE… NE ARRIVANO 15.000 L’ANNO
Sono aumentati nel 2018, e nel corso del 2019, gli arrivi di migranti e richiedenti asilo a Trieste,
dalla rotta via terra dei Balcani. Un flusso che continua, invisibile e meno raccontato, con una media di presenze mensili che si attesta intorno ai 1000/1200. E che sta creando una situazione non certo emergenziale, ma di rilevante pressione sul locale sistema di accoglienza, dovuta al sottodimensionamento per ciò che riguarda la prima accoglienza. A fotografare la situazione è il report sull’accoglienza a Trieste, presentato da Ics e Caritas italiana.
A mancare, spiega il rapporto, sono posti immediatamente disponibili seppure per brevi periodi. Le conseguenze critiche di tale sottodimensionamento vengono calmierate (ma non eliminate) da un lavoro incessante fatto dagli enti di accoglienza e dalla Prefettura di Trieste per organizzare trasferimenti di richiedenti asilo in altre località della Regione e nel resto del territorio nazionale con cadenza almeno settimanale nell’arco di tutto l’anno.
Si tratta di una situazione che mette sotto costante pressione (anche in termini di risorse umane) in particolare la struttura di “Casa Malala”, divenuta in larga misura una struttura di transito.
“Abbiamo sempre più persone di quanti sono i posti disponibili in accoglienza. Ciò è dovuto al forte aumento di arrivi verificati nel corso del 2018, confermati nei primi mesi del 2019 – sottolinea Gianfranco Schiavone, presidente di Ics -. Se un aumento c’è, però, non siamo in una situazione emergenziale. Per questo motivo non vogliamo aumentare i posti ‘ordinari’ dell’accoglienza, anche perchè non si riuscirebbe a garantire l’inclusione sociale degli accolti. C’è invece bisogno di un’attenzione maggiore per garantire la prima accoglienza e i trasferimenti verso altre città meno esposte agli arrivi”.
I migranti che arrivano dalla rotta balcanica, e che provengono soprattutto da Afghanistan, Pakistan e Iraq, sono giovani: una popolazione, composta per un terzo da nuclei familiari: “E’ un’enorme ricchezza sociale – continua Schiavone – specie per un Paese che invecchia rapidamente e nel quale la forbice tra popolazione attiva e non attiva sta diventando drammatica”.
A preoccupare sono, in particolare, i tagli all’accoglienza, dovuti alle scelte del Viminale e il rischio della perdita di posti di lavoro: “I tagli sono netti e insensati. Dove mettiamo le persone? Chi le seguirà ? La politica non dà risposte e dà invece informazioni demagogiche. In tal modo non ci sarà un risparmio ma si creerà disagio, perchè le persone non spariranno nel nulla e continueranno a esserci”.
Un dato particolarmente grave – secondo le organizzazioni – è l’annullamento, con il nuovo bando, di tutte le attività di integrazione sociale e di formazione.
Il risultato è che si avranno “centri-pollaio, possibilmente di enormi dimensioni, dove “parcheggiare” le persone, producendo tensione sociale”.
Le conseguenze saranno gravi anche a livello occupazionale: “sono 278 i dipendenti che rischiano il posto di lavoro, la gran parte dei quali (241) hanno contratti a tempo indeterminato”. Schiavone precisa, che se la richiesta è di fare i “guardiani del pollaio”, snaturando completamente la natura dell’accoglienza, “non saremo noi a farlo”.
“Al momento questa città , relativamente alla presenza di rifugiati, non ha problemi di ordine pubblico – aggiunge Don Amodeo della Caritas -. Trieste è un modello civile e pacifico di convivenza, con appartamenti dislocati in tutta la città che permettono il contatto degli accolti col resto della cittadinanza”.
Infine, l’associazione dei medici volontari Don Kisciotte che ha curato la parte relativa alla salute della prima accoglienza parla di segni di violenza sul corpo dei migranti che arrivano. “Il tipo di disturbo è quello caratteristico di una popolazione che ha avuto un periodo recente in cui è stato sottoposto a stress fisico e psichico. Non si registrano rilevanti patologie infettive. In sostanza si tratta di persone in salute -spiega Andrea Collareta. “Si registrano però molti casi di violenza subita nel viaggio – aggiunge Schiavone – . Si tratta di persone ferite, talvolta con arma da fuoco, anche minori. Le violenze si verificano soprattutto in Croazia al confine con la Bosnia Erzegovina, e sono compiute sia dalla polizia che dalle bande, come testimonia anche un recente rapporto curato da Amnesty International. Trieste è il primo luogo sicuro nel quale queste persone arrivano”.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile
NUMERI PARZIALI SUGLI “ARRIVI FANTASMA”, DIMENTICANDO I DATI DELLA ROTTA BALCANICA DA CUI GLI ARRIVI SONO TRIPLICATI… FLOP RIMPATRI, SONO SOLO 18 AL GIORNO
Forse dovendosi difendere dall’implacabile realtà , Matteo Salvini attraverso il Viminale fa sapere che non vi è «nessun allarmismo sui cosiddetti sbarchi fantasma, ovvero gli arrivi via mare attraverso piccole barche più difficili da individuare».
Nelle stesse ore la polizia era impegnata con due barche arrivate alla chetichella in Calabria e Puglia: 73 persone.
Quello che la nota del ministero non dice è che la totalità degli arrivi — un migliaio solo questa settimana — è paragonabile ai livelli precedenti alla crisi libica del 2011.
Per non dire degli ingressi via terra attraverso la rotta balcanica: triplicati solo a Trieste. Le mezze verità non sono certo un invenzione della comunicazione salviniana.
I fatti, però, sono lì. Come ad esempio la favola delle Ong «taxi del mare».
Per buona parte di maggio «a fare ‘salvataggi’ al largo della Libia — osserva su Twitter Matteo Villa, ricercatore dell’Ispi — era rimasta solo la sua ‘Guardia costiera’».
Quindi, se le navi umanitarie fossero davvero un fattore d’attrazione, i migranti non dovrebbero partire in loro assenza. Invece: 379 migranti partiti con Ong al largo; 1.631 partiti senza nessuno a salvarli.
«A maggio, i nostri aerei hanno volato 14 giorni — spiegano da Sea Watch — e hanno individuato oltre 30 casi con più di 2.050 persone in mare: 643 persone sono arrivate in Europa, le altre sono state catturate in mare e riportate coattivamente in Libia». Soprattutto, «è impossibile sapere quanti sono i morti e i dispersi».
Le bugie hanno le gambe corte, ma alimentano le tensioni e portano un sacco di voti. Così meglio tacere che nei primi quattro mesi del 2019, rispetto allo stesso periodo del 2018, sono quasi triplicati i migranti giunti attraverso la rotta balcanica ed entrati nel circuito dell’accoglienza della sola Trieste: da gennaio ad aprile le accoglienze sono state 664, contro le 248 del 2018.
Un dato che peraltro non tiene in considerazione quanti sono invece sono sfuggiti ai controlli e proseguono la traversata.
Di questo nelle note del Viminale non c’è traccia. Piuttosto vengono segnalati i rintracci a terra in prossimità di uno sbarco: 5.371 nel 2017, 3.668 nel 2018, 737 nel 2019. Ci sarebbe da sorridere, se non ci fossero di mezzo vite umane, visto che nessuna barca, conformemente alle leggi internazionali, è stata respinta e che nessuna ordinanza di porti chiusi è stata mai emessa dal Viminale, che non a caso non l’ha mai mostrata in pubblico.
Di sicuro «dal primo gennaio al 31 maggio 2019, le richieste di asilo sono state 15.014 contro le 28.901 di un anno fa (calo del 48,05%)», rende noto il Viminale ricordando però che le istanze pendenti al 31 maggio 2019 sono 64.216.
Le nuove norme, per implicita ammissione del ministero dell’Interno, aumenteranno l’irregolarità .
Dal primo gennaio al 31 maggio «i provvedimenti di diniego rappresentano il 75%». Confermando di fatto le previsioni dell’Istituto di studi politici internazionali di Milano, secondo cui entro l’inizio del 2020 ci saranno 130mila irregolari in più.
Anche a causa del flop dei rimpatri: 18 al giorno, come nei due governi precedenti. Ma di questo il Viminale non parla.
(da “Avvenire”)
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Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile
SOLO L’INTERVENTO DEL DIRETTORE DI PRODUZIONE HA IMPEDITO CHE LO DEMOLISSERO
Nell’ansia di combattere il degrado romano, gli agenti decoro urbano della polizia della Capitale
hanno rischiato di combinare un disastro ai danni di una troupe cinematografica che aveva ricostruito, per delle riprese, una baraccopoli sotto il Ponte Marconi.
Gli agenti, che lo scorso sabato avevano appena smantellato alcuni accampamenti di fortuna su lungotevere di Pietra Papa, avendo notato l’altra baraccopoli hanno deciso di intervenire: solo l’intervento di un uomo, che lavorava sul set, ha permesso di chiarire l’equivoco e di scongiurare la distruzione del set.
Con le centinaia di buche sui selciati della Capitale, i problemi di circolazione e il degrado delle periferie, il problema di Roma sono due baracche dove dei poveri disperati cercano un riparo?
E che alternative vengono fornite a questi poveracci dopo esservi accaniti contro le loro baracche?
Ma vergognarsi mai?
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile
INDAGAVA SULLA CORRUZIONE DEL SINDACO DI MOSCA, VICINO A PUTIN… GLI HANNO PIAZZATO DROGA IN CASA PER ELIMINARLO
Sono andate a ruba nelle due principali città russe, Mosca e San Pietroburgo, le copue di “Kommersant”, “Vedomosti e” RBK”, tre giornali che – ed è un primato nella storia della Russia – hanno aperto la prima pagina con lo stesso titolo “Io/Noi siamo Ivan Golunov”
Golunov è un giornalista arrestato con la ridicola accusa di spaccio di stupefacenti e al momento si trova ai domiciliari: da tempo era controllato e pedinato, e l’accusa di droga è scattata proprio mentre stava facendo un’inchiesta giornalistica su corruzione e malversazioni nel municipio di Mosca.
Una delle operazioni più maldestre della procura generale russa del discusso e intoccabile Jurij Chajka.
La corruzione dilagante è il tallone d’Achille dello zar Putin, circondato da affaristi d’ogni dimensione.
Il caso del giornalista”neurraluzzato”con una accusa costruita a tavolino sta scuotendo la Russia. E l’iniziativa della stampa, oggi, è senza precedenti, quasi a preannunciare una svolta nell’opposizione all’indiscusso Vladimir.
(da Globalist)
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Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile
SI E’ PERMESSO A DUE CANTANTI NEOMELODICI DI INSULTARE I DUE GIUDICI E INNEGGIARE A UN BOSS, INAUDITO CHE SIANO STATI INVITATI E SIA STATO PAGATO LORO ANCHE L’ALBERGO
È polemica per le affermazioni di due cantanti neomelodici, ospiti del programma Realiti su
Rai2. Uno di loro ha offeso la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e l’altro ha raccontato come lo zio, recluso al 41 bis, scriva le sue canzoni dal carcere.
Insorge l’Usigrai: “La Rai non può fare da vetrina a chi inneggia ai boss e dileggia chi ha dato la vita per lottare contro la mafia”, ha scritto su Facebook il segretario Vittorio Di Trapani, che si chiede: “Ma davvero la Rai aveva pagato l’albergo a uno che scrive canzoni sullo zio ergastolano, boss al carcere duro per mafia?”, allegando la foto del voucher dell’albergo.
Di Trapani rimanda, inoltre, a un post del giornalista antimafia Paolo Borrometi, presidente di Articolo 21. “Vedere insultare in un programma Rai Falcone e Borsellino o sentire inneggiare ai clan che vorrebbero realizzare attentati mi lascia esterrefatto. Un sedicente cantante neomelodico, tale Zappalà , su Rai2 ha detto che ‘a Falcone e Borsellino, queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l’amaro mi fa ribrezzo’”. Per Borrometi è inaccettabile che la Rai abbia lasciato che in una sua trasmissione fossero pronunciate parole del genere: “Mi fa ribrezzo capire come si sia ridotta la nostra amata Italia, mi fa ribrezzo perchè non penso che i giovani davanti alla tv abbiano avuto un esempio da ‘servizio pubblico’. Il problema è che ‘personaggetti’ del genere non meritano di andare in Rai. Ed è grave che vengano invitati”.
Zappalà non era l’unico ospite della trasmissione. Niko Pandetta, l’altro cantante neomelodico che ha fatto riferimento allo zio ergastolano che scrive le canzoni in carcere: “Così come l’altro suo ‘collega’, tale Niko Pandetta, che, sempre su Rai2 – continua Borrometi – ci ha spiegato che lo zio ergastolano (boss al carcere duro per mafia), Turi Cappello, scriva le sue canzoni dal carcere. Proprio quel Cappello che ha dato il cognome al clan Cappello di Catania che, secondo i magistrati, doveva realizzare un attentato con un’autobomba nei miei confronti e nei confronti degli uomini della mia scorta”.
Lo sfogo del giornalista, più volte minacciato dai clan, prosegue: “Ma è possibile tutto ciò? C’è chi è morto per la giustizia, c’è chi dovrebbe saltare in aria secondo i piani dei clan. E la Rai cosa fa? Fa parlare chi inneggia ai boss? Spero in una presa di posizione durissima dei vertici Rai. Io pago con orgoglio il canone Rai, lo pago perchè credo nel servizio pubblico. Ma questo non è servizio pubblico. Almeno abbiate la decenza di non farci vedere chi considera Falcone e Borsellino due che si sono meritati la morte, o altri che santificano i boss dei clan che vorrebbero ammazzare me ed i ragazzi della mia scorta”.
L’azienda annuncia un’istruttoria per “ricostruire tutti i passaggi della vicenda”. In una nota si legge: “La Rai ritiene indegne le parole su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino pronunciate da due ospiti della puntata di Realiti, andata in onda su Rai2 in diretta. Direttore di Rete, conduttore, autori sono stati ampiamente sensibilizzati sulla necessità di porre la massima attenzione sulla scelta degli ospiti, delle tematiche e sulla modalità di trattazione di argomenti “sensibili”; in coerenza con quanto ogni giorno la Rai testimonia attraverso programmi, eventi speciali e fiction dedicati alla sensibilizzazione della collettività contro la criminalità organizzata e a sostegno della memoria dei tanti martiri delle mafie”.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile
MUSSOLINI I LEGHISTI LI AVREBBE MANDATI A ZAPPARE LA TERRA DA ALMENO VENT’ANNI, NON AVREBBERO AVUTO IL TEMPO DI TRAVESTIRSI DA NAZIONALISTI DELLA DOMENICA
A fugare qualsiasi dubbio sull’intenzionalità del gesto, ci ha pensato uno degli autori. Dopo che l’immagine del comitato elettorale di Mario Guarente, nuovo sindaco della Lega a Potenza, aveva fatto il giro del web immediatamente dopo la lunga nottata degli scrutini post ballottaggi del 9 giugno, uno dei protagonisti del saluto romano al comitato elettorale ha scritto: «Ingrandisci e chiarisci la foto — scrive — io non metto sotto i piedi i miei ideali! Fiero di avere sempre il braccio destro in Alto».
I suoi ideali sarebbero quelli di fare il saluto romano a una genia che Mussolini avrebbe mandato a zappare la terra da almeno venti anni, nella migliore delle ipotesi.
I suoi ideali sarebbero quelli di pulirsi il culo con il tricolore, di sputare sul nostro Paese, di travestirsi per mantenere lo stipendio da nazionalisti della domenica, di insultare i terroni, di fare da cavallo di troia dell’imperialismo russo e delle lobby americane, di premiare gli evasori fiscali, di essere coinvolti in episodi di corruzione senza vergognarsene, di discriminare i più deboli e favorire i più ricchi, spacciando rosari e crocifissi per sentimenti religiosi, di difendere la famiglia tradizionale seminando figli con donne diverse o avendone senza neanche sposarsi.
Andate al bagaglino invece che esultare, in alternativa potete andare a fanculo.
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Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile
LA CT BARTOLINI: “ORA UMILTA’, VENERDI CON LA GIAMAICA BISOGNA VINCERE”
Vola in campo e vola anche in tv. L’esordio da sogno della nazionale femminile al Mondiale ha
raccolto 3,5 milioni e mezzo di spettatori davanti alla tv.
La partita, in onda alle 13 su Rai2, è stata vista da 2.826.000 spettatori con uno share del 18.5%, cui vanno aggiunti i 704 mila che hanno visto la gara su Sky.
Un risultato che conferma il crescente interesse degli italiani verso il calcio femminile. Italia-Australia ha fatto meglio della finale di Nations League tra il Portogallo di Cristiano Ronaldo e l’Olanda che si è fermata a 2.959.000 spettatori e il 14.2% di share.
Il day after per le azzurre è di quelli da sogno. Il giorno dopo la vittoria al 95′ sull’Australia, una delle nazionali più quotate al Mondiale femminile, la nazionale azzurra conquista tutte le prime pagine dei media.
Un successo incredibile che conferma la grande crescita del pallone rosa. Soddisfatta Milena Bertolini, commissario tecnico azzurro, che pur godendosi e apprezzando gli elogi, resta con i piedi per terra. “Non dobbiamo farci ingannare dal risultato ma essere realistici: ieri siamo state grandi in termini di carattere e gioco, ma l’Australia è più avanti di noi. Stiamo crescendo, non siamo ancora a livello top perchè le altre hanno investito, noi abbiamo in più conoscenze tecnico e tattiche”.
Bertolini svela poi i suoi maestri: “Zeman per il suo coraggio e l’idea del calcio di attacco, Ancelotti perchè è un grande allenatore, un vincente, e Guardiola per l’innovazione e l’idea di calcio che emoziona, come spettacolo.
Come squadra amo molto il Barcellona, il suo calcio è adatto alle ragazze, poi c’è anche Klopp: insomma, cerco di rubare il più possibile per migliorare”.
Superata l’Australia, venerdì c’è una partita da non sbagliare, contro la Giamaica, che potrebbe regalare subito la qualificazione alla fase finale.
“Sarà una partita importante, con i tre punti passeremmo il turno. Ora dovremo essere brave a tornare alla realtà , con i piedi per terra: se dimentichiamo di essere umili – conclude Bertolini – quanto fatto con l’Australia non servirà a niente”.
Un applauso arriva anche dal numero uno della Figc, Gabriele Gravina. “Questo è il calcio che noi amiamo, quello che dobbiamo rilanciare, quello che dobbiamo far riscoprire, perchè credo che il calcio così vissuto riveli tutte le sue splendide dimensioni. Queste ragazze ieri sono state straordinarie e tantissimi italiani hanno avuto la possibilità di vivere delle emozioni che non ricordavamo da diverso tempo e quindi dobbiamo sicuramente elogiarle. Queste ragazze sono davvero brave e le ho viste cantare il nostro inno a squarciagola, all’interno dello stadio si sentiva come se ci fosse un audio da grandi professionisti, così come alla fine della partita hanno coinvolto tutto lo stadio e poi ritornare in hotel e vedere tanta gente ad accoglierle e ad aspettarle. Questa – conclude – è un’emozione che credo che ciascuno di noi conserverà per tanto tempo e dobbiamo coltivare”.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile
FONDI DEL GRUPPO AL SENATO VERSATI ALL’IMPRESA DELLA COGNATA DI DI RUBBA, RESPONSABILE AMMINISTRATIVO DEL GRUPPO LEGHISTA ALLA CAMERA E DELLA IMMOBILIARE DELLA LEGA, PER LA COMUNICAZIONE SOCIAL… MA LEI FA LA BARISTA, IL DESTINATARIO REALE ERA MORISI
Report in onda stasera racconta un fatto inedito sulla Lega, ovvero di come i fondi del gruppo al Senato del partito siano stati destinati a un’impresa di una cognata di Alberto Di Rubba (direttore amministrativo del gruppo parlamentare della Camera e amministratore della Pontida fin, immobiliare della Lega) per la comunicazione social: solo che lei fa la barista e quel denaro era invece destinato a Luca Morisi, spin doctor di Matteo Salvini.
Il punto di partenza sono sempre i 49 milioni di finanziamento pubblico che i magistrati stanno cercando. Tutto ruota intorno alla figura del tesoriere leghista Giulio Centemero e ai suoi collaboratori Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, oggi a capo del Sistema informatico nazionale, grazie al quale vengono distribuiti sei miliardi di euro di fondi pubblici per agricoltori e allevatori italiani.
Racconta oggi Matteo Pucciarelli su Repubblica:
Quando nasce la nuova Lega nazionale, sono loro a porre la sede legale del partito nello studio del commercialista Michele Scillieri, a Milano. Il quale, insieme a Di Rubba, entra in Lombardia Film Commission, una fondazione della Regione (guidata dalla Lega). E cosa fanno? Comprano la nuova sede della commissione per 800 mila euro dall’immobiliare Andromeda, cliente dello stesso Scillieri. Da qui in poi le anomalie sono diverse.
Una tranche da 178 mila euro finisce in una società intestata a una signora ma finanziata dallo stesso Di Rubba. Un’altra da 480 mila viene bonificata alla Eco srl, di Pierino Maffeis, un geometra che a sua volta ne bonifica 390 mila alla società di servizi di Francesco Barachetti.
Chi è? Un vicino di casa di Di Rubba e punto di riferimento per la nuova e vecchia Lega. Infatti tra il 2016 al 2018 Barachetti ha incassato 1,5 milioni per i suoi servizi da parte di Lega Nord, Lega e Pontida fin; ma poi a sua volta versa ai commercialisti della Lega 400 mila euro.
E qui arriva il racconto sulla società Vadolive, che appena otto giorni dopo la sua creazione nel maggio 2018 viene beneficiata da un contratto di 480 mila euro, pagati dal gruppo leghista al Senato.
La Vadolive li riceve per divulgare le attività istituzionali del gruppo sui social. L’azienda è a nome di Vanessa Servalli, come detto cognata di Di Rubba e barista.
«Il contratto è stato interrotto dopo qualche mese – racconta una fonte a Report – ma una parte dei soldi incassati dal gruppo della Lega, 87 mila euro, sono poi stati girati ad alcuni membri dello staff del ministro Salvini. Che però già all’epoca avrebbero dovuto avere un incarico fiduciario presso il ministero».
Qui rimane una domanda tra tante: visto che nello staff di Salvini ci sono professionisti conclamati, perchè non pagarli direttamente, senza passare attraverso una società di comodo? Nessuno dei titolati ha risposto. Misteri in salsa sovranista.
Morisi non ha risposto
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile
FONDI DEL GRUPPO AL SENATO VERSATI ALL’IMPRESA DELLA COGNATA DI DI RUBBA, RESPONSABILE AMMINISTRATIVO DEL GRUPPO LEGHISTA ALLA CAMERA E DELLA IMMOBILIARE DELLA LEGA, PER LA COMUNICAZIONE SOCIAL… MA LEI FA LA BARISTA, IL DESTINATARIO REALE ERA MORISI
Report in onda stasera racconta un fatto inedito sulla Lega, ovvero di come i fondi del gruppo al
Senato del partito siano stati destinati a un’impresa di una cognata di Alberto Di Rubba (direttore amministrativo del gruppo parlamentare della Camera e amministratore della Pontida fin, immobiliare della Lega) per la comunicazione social: solo che lei fa la barista e quel denaro era invece destinato a Luca Morisi, spin doctor di Matteo Salvini.
Il punto di partenza sono sempre i 49 milioni di finanziamento pubblico che i magistrati stanno cercando. Tutto ruota intorno alla figura del tesoriere leghista Giulio Centemero e ai suoi collaboratori Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, oggi a capo del Sistema informatico nazionale, grazie al quale vengono distribuiti sei miliardi di euro di fondi pubblici per agricoltori e allevatori italiani.
Racconta oggi Matteo Pucciarelli su Repubblica:
Quando nasce la nuova Lega nazionale, sono loro a porre la sede legale del partito nello studio del commercialista Michele Scillieri, a Milano. Il quale, insieme a Di Rubba, entra in Lombardia Film Commission, una fondazione della Regione (guidata dalla Lega). E cosa fanno? Comprano la nuova sede della commissione per 800 mila euro dall’immobiliare Andromeda, cliente dello stesso Scillieri. Da qui in poi le anomalie sono diverse.
Una tranche da 178 mila euro finisce in una società intestata a una signora ma finanziata dallo stesso Di Rubba. Un’altra da 480 mila viene bonificata alla Eco srl, di Pierino Maffeis, un geometra che a sua volta ne bonifica 390 mila alla società di servizi di Francesco Barachetti.
Chi è? Un vicino di casa di Di Rubba e punto di riferimento per la nuova e vecchia Lega. Infatti tra il 2016 al 2018 Barachetti ha incassato 1,5 milioni per i suoi servizi da parte di Lega Nord, Lega e Pontida fin; ma poi a sua volta versa ai commercialisti della Lega 400 mila euro.
E qui arriva il racconto sulla società Vadolive, che appena otto giorni dopo la sua creazione nel maggio 2018 viene beneficiata da un contratto di 480 mila euro, pagati dal gruppo leghista al Senato.
La Vadolive li riceve per divulgare le attività istituzionali del gruppo sui social. L’azienda è a nome di Vanessa Servalli, come detto cognata di Di Rubba e barista.
«Il contratto è stato interrotto dopo qualche mese – racconta una fonte a Report – ma una parte dei soldi incassati dal gruppo della Lega, 87 mila euro, sono poi stati girati ad alcuni membri dello staff del ministro Salvini. Che però già all’epoca avrebbero dovuto avere un incarico fiduciario presso il ministero».
Qui rimane una domanda tra tante: visto che nello staff di Salvini ci sono professionisti conclamati, perchè non pagarli direttamente, senza passare attraverso una società di comodo? Nessuno dei titolati ha risposto. Misteri in salsa sovranista.
Morisi non ha risposto
(da “NextQuotidiano“)
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