Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile
“PER TRE SETTIMANE IL MEDITERRANEO CENTRALE E’ RIMASTO SENZA NAVI CIVILI DI SOCCORSO”
Torna operativa la nave dell’ong Sea Watch, diretta verso la zona Sar libica. L’imbarcazione era stata sequestrata dalla Procura di Agrigento dopo lo sbarco di 47 immigrati — soccorsi in acque libiche — a Lampedusa e poi era stata dirottata a Licata. La scorsa settimana, il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella e il pubblico ministero Cecilia Baravelli (che hanno iscritto nel registro degli indagati, per l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il comandante Arturo Centore) ha disposto il dissequestro dopo avere concluso perquisizioni e controlli.
“Per oltre tre settimane — commenta la Ong — il Mediterraneo centrale è rimasto senza nessuna nave civile di soccorso pronta a salvare le persone in fuga dalla Libia”.
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile
TRAINATI IN PORTO DALLA GUARDIA COSTIERA
Trentotto migranti su una piccola barca di legno, forse portati fino a poche miglia da
Lampedusa da una imbarcazione più grande.
Ancora uno sbarco sull’isola delle Pelagie, come ieri, come due giorni fa. Ma questa volta la piccola imbarcazione arriva direttamente dalla Libia: a bordo 20 uomini, 17 donne e una bambina. Alcuni di loro disidratati per la lunga permanenza in mare. Costa d’Avorio, Guinea e Tunisia le nazionalità dei migranti.
Il barchino è stato intercettato da un gommone della guardia costiera di Lampedusa a poche miglia dall’isola, ormai in acque italiane.
E dunque, anche questa volta, la Guardia costiera non ha potuto fare altro che prendere a bordo i migranti e portarli a terra trainando il barchino. Perchè – come dice ormai da mesi il sindaco Totò Martello – a Lampedusa il porto non è mai stato chiuso e si continua tranquillamente ad arrivare. Piccoli sbarchi autonomi che, con l’arrivo dell’estate, sono destinati ad aumentare.
Ed è proprio osservando le nazionalità dei migranti che sono riusciti a sbarcare in Italia nel 2019 che si ha la prova di quali siano le due rotte in cui si riesce ad arrivare indisturbati: quella dalla Tunisia su Lampedusa ( e infatti i tunisini sono i più numerosi, 398 su 1878) e quella dalla Turchia verso la Calabria sulla quale viaggiano soprattutto pakistani, che si piazzano infatti al secondo posto tra le nazionalità d’arrivo con 306 migranti.
Sul nuovo arrivo a Lampedusa Salvini non ha nulla di dire: oggi era al mare e ha preferito postare la foto dell’asciugamano degli ultras del Milan adagiato sul lettino prendisole.
Anche oggi gli uffici del Viminale sono in spiaggia…
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile
GIUSTO RIBELLARSI AGLI EQUIPAGGI ITALIANI CHE COMMETTONO UN ILLECITO SE RIPORTANO I MIGRANTI IN LIBIA
Altro che tabaccaio che spara al ladro per evitare che gli rubi qualcosa. Tutti i migranti in fuga dalla Libia potrebbero legittimamente ribellarsi, per legittima difesa, agli equipaggi che cercano di riportarli nelle mani della Guardia Costiera libica.
Lo si legge nelle motivazioni della sentenza del giudice Piero Grillo che manda assolti dopo dieci mesi di carcere i due migranti, uno sudanese e uno ghanese, accusati di una serie di reati; ma, sostanzialmente, di aver capeggiato la rivolta nei confronti dell’equipaggio della nave Vos Thalassa, battente bandiera italiana, che dopo averli salvati li stava riportando verso la Libia.
Era già notevole il ricorso alla legge della legittima difesa.
Ancora più ampia e notevole è la motivazione della sentenza, di ben 70 pagine, appena uscita, che nel motivare la decisione presa di assolvere i “ribelli” mette sotto accusa i comportamenti adottati negli ultimi anni nella cosiddetta Sar libica.
Per il Tribunale di Trapani i due imputati possono sì avere commesso i fatti, per quanto riguarda minacce o financo violenze (ma non c’è prova di lesioni) nei confronti dell’equipaggio; ma il fatto non costituisce reato.
La condotta dell’equipaggio che li conduceva verso la Guardia Costiera libica era una aggressione nei loro confronti, o meglio nei confronti dei loro diritti. Una difesa proporzionata all’aggressione è pienamente legittima.
Il comandante dell’imbarcazione aveva ricevuto quella disposizione dal cosiddetto comando della Sar libica alla quale da Roma gli avevano detto di conformarsi. Era in buona fede, dice il giudice Grillo, quindi la sua condotta era “non giusta, ma semplicemente scusata”.
Qui c’è un passo ulteriore importantissimo nella sentenza.
Il memorandum tra Italia e Libia del febbraio 2017 (formato da Paolo Gentiloni e Fayez al-Sarraj, ispirato da Marco Minniti) è da ritenersi non legittimo, perchè non rispetta i diritti umani e la Convenzione di Amburgo, e non valido perchè non è stato mai ratificato dal Parlamento, come dovrebbe essere ogni accordo internazionale.
Dalla lettura delle motivazioni di questa sentenza si evince chiaramente che equipaggi e navi italiane non possono riconsegnare migranti alla Guardia Costiera libica.
E sembra di capire che anche le iniziative italiane di rafforzamento dei pattugliamenti libici sono legalmente discutibili.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile
FATECI CAPIRE: MA IN PIAZZA SAN MARCO IL DIVIETO DI ENTRATA E’ PER TUTELARE I LOCALI CHE FANNO PAGARE 20 EURO UN BICCHIERE D’ACQUA?
Adesso arriveranno le denunce, parola di prefetto. Ventidue anni dopo la presa del Campanile
di San Marco da parte dei Serenissimi con il Leone marciano, le cui immagini fecero il giro del mondo con il Tanko che girava per la Piazza, come il panzer di una forza d’occupazione. Da allora era scattato il divieto.
Ventidue anni dopo, altre bandiere hanno sventolato nel luogo proibito, interdetto a ogni manifestazione politica. Sono le bandiere dei No Grandi Navi che volevano esprimere lì il loro dissenso, una settimana dopo l’incidente del Canale della Giudecca, perchè davanti a quella riva ogni giorno transitano i bestioni del mare carichi di turisti che fotografano un’incantevole Venezia dall’alto.
E ogni nave che passa, lo fa “in deroga” al divieto del decreto Clini-Passera, che risale ormai al 2012. Sette anni di deroghe.
Ma per un giorno ai No Navi la stessa deroga non era stata concessa per entrare nel salotto buono del capoluogo lagunare.
Alla fine ce l’hanno fatta. Ma dal rappresentante del governo arriva l’annuncio di denunce a raffica, per non aver rispettato l’ordine, per aver violato l’accordo.
Questa è la cronaca di un pomeriggio di tensione, di un braccio di ferro durato quattro ore tra diecimila manifestanti e il palazzo prefettizio.
Battaglia di logoramento e di simboli, da esibire o da negare. Venerdì 7 giugno il Comitato per l’ordine e la sicurezza aveva impedito l’accesso alla piazza, limitando il percorso del corteo dalle Zattere a Campo Sant’Angelo, passando per Accademia e campo Santo Stefano.
Ma alle 16 di sabato, quando una folla di diecimila persone si è snodata per le calli, è cominciata una febbrile consultazione.
Tommaso Cacciari, uno dei leader dei No Navi, lo ha urlato al microfono: “Andiamo a San Marco”. Dalle forze dell’ordine è venuto in extremis un via libera (dopo consultazioni tra Prefettura, Comune e Questura) almeno parziale, limitato all’accesso della piazza.
“Il prefetto ci ha concesso di andare a San Marco. È una vittoria” hanno urlato i manifestanti, forzando la mano dell’accordo. In realtà , l’entrata in Piazza rimaneva proibito.
Il serpentone variopinto, ma pacifico, a Santo Stefano ha deviato verso la prefettura, poi ha raggiunto San Moisè e, attraverso calle Vallaresso, la Riva degli Schiavoni, lungo il Bacino. Così è arrivato in un punto da loro considerato strategico e comunque soddisfacente, almeno per quanto riguardava la riuscita dell’adunata.
“Volevamo andare lì, sotto Palazzo Ducale, perchè lì transitano le Grandi Navi che umiliano ogni giorno Venezia”, ha spiegato Cacciari.
La Piazza ha tanti accessi. Un veneziano li conosce. E gli agenti non potevano chiedere i documenti a tutti, discriminando turisti e anti-navi. Così molti sono entrati in piazza alla spicciolata, portando le loro barriere.”. Ce l’hanno fatta sul far della sera, poco prima delle 20. Almeno un migliaio di persone hanno approfittato del cordone delle divise che si era allentato. Missione compiuta, sotto gli occhi delle telecamere delle televisioni di mezzo mondo, cantando in coro: “Mai più, mai più navi. La laguna paura non ne ha”.
Il prefetto Zappalorto, prima ha dichiarato: “La manifestazione è stata un successo, sia per loro che per le forze dell’ordine. È finita in riva degli Schiavoni come avevo prescritto e autorizzato. Poi, se un gruppo ha voluto andare a San Marco a farsi il selfie rompendo la legalità è un altro conto”.
Quindi ha minacciato: “Se un gruppetto vuole infrangere la legge, come è nel loro dna, non è che li bastoniamo col manganello. Certamente, però, cercheremo di identificarli e, nel caso, di denunciarli”.
Messaggio molto chiaro. “Non hanno mantenuto la parola che avevano dato, vorrà dire che la prossima volta la riva degli Schiavoni se la sognano. Anzi, quando chiederanno di manifestare, non autorizzeremo nulla a Venezia. Andranno in terraferma a protestare contro le navi. L’importante per noi è aver mantenuto l’ordine pubblico, che non ci siano stati feriti nè danneggiamenti”.
Difficile che ci fossero feriti, visto che la manifestazione era pacifica. Nessuno ha danneggiato nulla. I bar della Piazza hanno potuto tranquillamente continaure a lucrare sui turisti.
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile
“NO A LETTA COME COMMISSARIO EUROPEO”, MA L’EX PREMIER ERA STATO INDICATO COME PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EUROPEO: CI FOSSE UNA VOLTA CHE DI MAIO SAPESSE DI COSA PARLA
Luigi Di Maio confonde i ruoli all’interno della macchina istituzionale europea
Dice il suo no alla candidatura di Enrico Letta come commissario europeo, ma l’ex premier è tra i nomi per un altro ruolo. Sarebbe stato, infatti, indicato come presidente del Consiglio Europeo
A furia di etichettare come ‘burocrati’ tutto quello che riguarda l’Unione Europea si finisce per fare confusioni anche tra i ruoli e le cariche diverse che si snodano all’interno del sistema politico del Vecchio Continente.
E così Luigi Di Maio si produce in una gaffe sulla notizia che vorrebbe l’ex premier italiano Enrico Letta alla guida del Consiglio Europeo. Il leader penstastellato, però, ha confuso questa carica con quella di presidente della Commissione UE e — di conseguenza — ha scritto un post Facebook senza nè capo nè coda.
«Tutta la mia solidarietà , mai venuta meno, all’ex presidente del Consiglio Enrico Letta (e sapete a cosa mi riferisco…), ma nel ruolo di commissario Ue per l’Italia no, grazie — scrive Luigi Di Maio su Facebook, dando il via a una serie di equivoci su ruoli, competenze e modalità di elezione all’interno dell’Unione Europea -. Lo preciso perchè oggi su qualche giornale viene riportata questa curiosa e bizzarra fantasia».
La precisazione è d’obbligo, ma del tutto fuori contesto dato che le varie indiscrezioni parlano di un Enrico Letta presidente del Consiglio Europeo e non di commissario. Insomma, non è mai stato indicato il nome dell’ex premier come successore di Jean-Claude Juncker.
E questa è l’esegesi della gaffe di Luigi Di Maio che, per questo motivo, è destinata a scorrere via come una pallina su un piano inclinato: «È bene mettere subito le cose in chiaro: se dobbiamo mandare qualcuno a rappresentare il nostro Paese, ci mandiamo una persona che l’Italia l’ha sempre difesa, una persona che abbia a cuore le nostre imprese, i diritti dei lavoratori, che abbia a cuore la sanità e gli investimenti. I vari Letta e con lui Renzi, Monti e Gentiloni possono dormire sonni tranquilli. Nessuno li pensa, nemmeno gli italiani!».
Prima gli italiani, ma forse è meglio prima una lettura approfondita delle indiscrezioni e una ripassata sui meccanismi della macchina Europea.
Come spiega anche la giornalista Marianna Aprile su Twitter, il ruolo di commissario UE è ben diverso da quello di presidente del Consiglio Europeo sia per compiti sia per modalità di elezione.
Per nominare, eventualmente, Enrico Letta non servirà l’appoggio dell’Italia dato che la scelta sarà in base al parere dei capi di Stato e di governo di tutti i Paesi Ue. Si metta l’anima in pace Luigi Di Maio: l’Italia avrà voce in capitolo sulla questione come fosse una goccia nell’oceano.
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile
IN GERMANIA E’ IL PRIMO PARTITO VOTATO DAGLI IMPIEGATI, IL SECONDO DAI DISOCCUPATI
Il Sole 24 Ore riepiloga oggi in un’infografica i risultati dei partiti Verdi nei paesi europei. La
vittoria alle elezioni europee di Die Grà¼nen, che conquistando il 20,5% dei voti per la prima volta nella storia a livello federale è diventato il secondo partito in Germania prima dei socialdemocratici, è stata definita di portata epocale, come la rivoluzione giovanile del ’68, tale da poter stravolgere lo scenario politico tedesco: oggi in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera la co-presidente del partito tedesco Annalena Baerbock ha detto che il partito è stato capace di innovarsi e di sfidare sulle grandi questioni: «Non ci siamo chiusi in noi stessi. Ci misuriamo con le grandi questioni. Facciamo proposte, indichiamo una prospettiva: come tenere insieme l’Europa? Come portare la Germania fuori dalla dipendenza energetica dai combustibili fossili offrendo nuove prospettive a chi ci lavora?»
Quel che i Verdi in Germania devono riuscire a fare ora è trasformare la vittoria delle europee, coronamento di alcune importanti conquiste regionali, in una vittoria federale tedesca.
L’intenzione è quella di coniugare al meglio gli obiettivi noti del movimento ambientalista con i grandi temi economici della Germania che ha il più grande Pil in Europa, ma infrastrutture arretrate e un’economia in rallentamento.
La radiografia di chi ha votato verde alle elezioni europee in Germania consiglia al partito di muoversi su questo doppio binario: «Siamo stati il secondo partito più votato dai disoccupati, alle europee, non è vero che siamo il partito dei ricchi. E siamo stati il partito più votato dagli impiegati, la categoria degli “Angestellte”.” — sottolinea Franziska Brantner, capogruppo dei Grà¼ne per i temi europei al Parlamento federale.
(da “NextQuotidiano“)
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Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile
E IN PARLAMENTO VANTA L’1,4% DI PRESENZE… I PRECEDENTI DELL’ASSENTEISTA: IN CONSIGLIO COMUNALE A MILANO APPENA IL 18,1% DI PRESENZE, AL PARLAMENTO EUROPEO IL 6%
Anche il Fatto Quotidiano decide di movimentare la giornata del ministro dell’Interno Matteo Salvini contando i giorni e i tempi fuori dal Viminale, come aveva fatto Repubblica qualche tempo fa.
Lorenzo Giarelli nota che il Capitano ha girato l’Italia come una trottola con ritmi da far impallidire chi, nello stesso periodo, gareggiava in sella alla bici: 75 tappe e altrettanti comizi da Nord a Sud.
Mettendo insieme i tragitti per spostarsi da una piazza all’altra si arriva a 13.341 chilometri, al netto di deviazioni verso Roma o Milano: si tratta di due volte la distanza tra Lisbona e Baku (o tra Roma e New York) e di quasi quattro volte la lunghezza totale del Giro (quello dei ciclisti, appunto), oltrechè, per gli amanti della scienza, di un migliaio di chilometri in più del diametro terrestre.
Il Fatto ricorda che sulla vicenda ci sono molti precedenti
Le prime polemiche sull’assenteismo del leader leghista arrivano dopo l’elezione al Parlamento europeo cinque anni fa: nel 2014 è stato presente al 44% delle sedute, nel 2015 al 24% e nel 2016 soltanto al 6%.
Una situazione denunciata dal Fatto Quotidiano fin dal 2015, e per cui Salvini perde il processo per diffamazione contro il segretario generale della Fim, Marco Bentivogli, colpevole di avergli detto: “Lei è il più grande assenteista di Bruxelles ”
Neanche come consigliere comunale di Milano (carica che ha mantenuto per 14 anni) non è stato un habituè: ad esempio, a Palazzo Marino, dal 7 luglio 2016 al 30 settembre 2018, il leader della Lega ha collezionato solo 29 presenze su 160 sedute. Sua la percentuale di presenze più bassa di sempre al Consiglio meneghino: solo il 18,13%
Un vizio che non ha perso: su 4200 votazioni elettroniche tenute dall’inizio della legislatura, come componente del Parlamento italiano, Salvini ha collezionato solo l’1.40% di presenze, giustificando le assenze come “missioni ”.
Missioni che in realtà includono anche la partecipazione al Festival del Cinema di Venezia e la finale della Coppa del mondo a Mosca. Tanto che anche Berlusconi lo bacchetta: “Ha fatto 300 comizi in giro, stia di più al Viminale”
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile
“ITALIANI SONO SONNAMBULI, INCANTATI DAL PIFFERAIO MAGICO: DESTINATI A UN BRUSCO RISVEGLIO”
La diagnosi è chiara: “Molti italiani sono dentro un sogno che si trasformerà , prima o poi, in
un incubo feroce. Non stanno dormendo, nè sono davvero svegli: sono dei sonnambuli che marciano incantati dalla musica dolce del pifferaio magico, che li sta portando dentro un universo fatato, dove anche gli enigmi più complessi del mondo contemporaneo sembrano avere una soluzione istantanea. Peccato che, quando si sveglieranno, scopriranno che non è così”.
La cura, per il sonnambulismo dell’Italia stregata dal leghismo a 5 stelle è più difficile da individuare: “Non ho ricette facili da offrire”, dice Donatella Di Cesare, ordinaria di Filosofia teoretica alla Sapienza di Roma.
“L’Italia — spiega all’HuffPost — è stata salvinizzata grazie al contributo del Movimento 5 stelle. L’alleanza di governo con la Lega di Salvini, che nemmeno il risultato delle ultime elezioni europee ha spezzato, ha portato al governo una destra molto diversa da quella a cui eravamo abituati fino a qualche anno fa. È un’ultra-destra, che si è innestata nel discorso pubblico nazionale con slogan identitari, propaganda anti-migranti, una risposta reazionaria e, addirittura, anti-storica ai grandi interrogativi del nostro tempo, dalla globalizzazione allo smarrimento esistenziale. Per questo, dico che occorre de-salvinizzare l’Italia”.
Gli ultimi tre libri di Di Cesare − Stranieri residenti, La vocazione politica della filosofia (Bollati Boringhieri) e Marrani (Einaudi) − hanno al centro il tema dell’estraneità , che non riguarda solo gli immigrati, ma tutti noi: “I filosofi sono i migranti del pensiero. Perchè quando qualcuno pensa intensamente, è assorto, dà l’impressione che sia altrove. Pensare estranea, rende stranieri”.
E il migrante, a sua volta, è un filosofo?
Certo che no! Migrante non è che il participio presente del verbo migrare. Sembrerebbe un termine neutro. Invece, ha assunto un significato spregiativo. Non è nè un cittadino, nè uno straniero, parola che comunque si porta con sè un’aura epica e sacra. Il migrante è di troppo ovunque. È un intruso. Suscita imbarazzo.
Il filosofo, invece?
Socrate era un estraneo nella sua città , Atene. Sollevava continuamente domande. Metteva in discussione ogni cosa. Era inopportuno. Irritava. La sua estraneità , però, era ciò che gli consentiva di vedere al di là della città , ciò che c’era oltre. Finì per essere condannato a morte.
Perchè l’estraneità dovrebbe riguardarci tanto?
Perchè, se non sbaglio, il suo accento mi dice che lei non è romano. Anche lei è estraneo a questa città . Chi di noi, oggi, vive esattamente nel posto in cui è nato? L’esilio è la condizione esistenziale del nostro tempo.
Il sovranismo è una reazione a questo sentimento?
È un modo per affermare: “Io non voglio vivere questa condizione dolorosa”.
E non è legittimo?
È irreale, è la pretesa di liberarsi delle condizioni oggettive del nostro tempo, un desiderio di uscire fuori dalla storia, negandola.
È falso dire: “Siamo italiani”?
Ma che cos’è l’Italia? L’Italia è tutto fuorchè un’identità monolitica. La storia dell’Italia è la storia delle repubbliche marinare, dei comuni, dei principati, delle casate, di una costante conflittualità interna. Come si fa a riassumere tutto questo innalzando un unico vessillo? Il salvinismo è profondamente anti italiano. Nega la nostra storia
Eppure, Salvini riconosce le tante ‘piccole patrie’, tanto è vero che ogni volta indossa una felpa con il nome della città che visita.
Ma quello di Salvini è un richiamo brutale. Afferma: “Io sono tutt’uno con il luogo in cui abito, mi identifico con esso e rivendico il diritto di essere sovrano su questo spazio, cioè di escludere chi non è identico a me”. È un discorso pericolosissimo. Non è il razzismo del sangue. È il razzismo del suolo.
È diventato un sentimento maggioritario?
Per fortuna, gli italiani che votano Salvini sono poco più del trenta per cento e non credo che siano tutti razzisti. La maggior parte di essi nemmeno si rende conto delle estreme conseguenze a cui conduce l’idea salviniana del primato degli italiani. È questo il sonnambulismo di cui le parlavo prima. Non sono abbastanza svegli per rendersene conto, nè sono abbastanza addormentati per poter dire: “Non c’ero”.
Non sottovaluta le capacità di giudizio di una buona fetta di italiani?
Non mi permetto di giudicare l’intelligenza di chi vota per Salvini. Mi permetto di giudicare l’ignoranza. In Italia, c’è un alto livello di analfabetismo di ritorno. Sempre più persone non leggono i giornali. Hanno informazioni lacunose. È ovvio che l’assenza di strumenti culturali porti a reazioni viscerali.
Però ci sono anche degli intellettuali che hanno teorizzato il sovranismo e il populismo?
A chi pensa?
Alla destra francese, ai De Benoist, ai Camus.
Queste figure hanno sviluppato una critica della globalizzazione che io ritengo schematica, e faccio anche fatica ad attribuirgli la dignità di una vera e propria critica.
Ma perchè, scusi?
Perchè il loro mantra è piuttosto rozzo. Dicono: “Siccome il capitale è diventato globale, per opporsi a esso occorre ripristinare i confini, restaurare la sovranità nazionale”. Inoltre, c’è sempre, nelle loro analisi, un sottotesto complottistico, come se l’evoluzione capitalistica sia stata decisa a tavolino, da Soros e da qualche lobby di banchieri.
Invece, lei perchè critica il capitalismo?
Io critico il fatto che, dopo la caduta del muro di Berlino, tutti i possibili sistemi politici ed economici alternativi al capitalismo siano stati bollati come totalitari, nonostante sia chiaro che questo sistema economico produca grandi disuguaglianze e ingiustizie. Essere svegli, significa anche cercare di guardare oltre.
Bisognerebbe guardare anche oltre la democrazia?
Negli ultimi trent’anni, la filosofia è stata al servizio della democrazia liberale, rinunciando al suo ruolo, che è la critica.
Considerando le minacce che incombono su di essa, non pensa che la democrazia vada più protetta che criticata?
No, penso che la cosa migliore da fare sia criticarla costruttivamente.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile
ANDREA ROVENTINI E’ DOCENTE DI ECONOMIA ALL’UNIVERSITA’ DI PISA: “SONO TITOLI DI DISTRUZIONE DI MASSA”
Giggino da Avellino se l’è presa con Tria che li ha responsabilmente rifiutati e ha letto q questo no come un affronto, dal basso della sua incompetenza totale, di persona che non distingue l’economia dal congiuntivo.
Ora quello che i grillini avrebbero voluto ministro dell’economia (posto poi preso da Tra) usa parola ancora più dure: “I mini bot sono fondamentalmente una follia, non hanno niente a che fare con la buona politica economica”.
Parola di Andrea Roventini, professore di Economia alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ‘candidato’ dei 5 Stelle al ministro dell’Economia, prima che la scelta cadesse su Giovanni Tria.
“I mini bot sono titoli di distruzione di massa per l’economia italiana, bisogna stare attenti”, avverte l’economista criticando l’idea del presidente della commissione Bilancio alla Camera Claudio Borghi, appoggiata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, di introdurre i mini bot per ripagare i debito dello Stato verso i fornitori.
“Non è vero che servano solo a questo scopo, i mini bot possono essere il primo passo per l’uscita dell’Italia dall’euro, come lo stesso Borghi spiega in diversi video che circolano in rete. Il voto bipartisan alla Camera – insiste Roventini – è stato un grave errore e ha già costretto il presidente della Bce Mario Draghi e il ministro dell’Economia Giovanni Tria a precisazioni pubbliche sull’illegalità di questo strumento”, mettendo a rischio la credibilità della politica economica italiana.
“Mi ricordano i ‘patacones’ argentini, sono una politica economica voodoo, come rilevato da tutti gli economisti tranne che da qualche esponente della Lega: o aumentano il debito pubblico, e quindi sono inutili, oppure sono di fatto una moneta parallela che sarebbe dichiarata illegale dall’Europa. In ogni caso, aumentano la tensione sui mercati in un momento difficile per il nostro Paese, indicando una possibile volontà dell’Italia di uscire dall’euro”.
Ecco, conclude, “vista la situazione attuale non ci possiamo permettere questi rischi per una scelta di politica economia irresponsabile che potrebbe essere disastrosa per l’economia italiana dell’Italia”.
(da agenzie)
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