Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile
IL GIORNALE FRANCESE: “L’ITALIA APPALTA IL LAVORO SPORCO ALLA LIBIA, OSTACOLA LE ONG E CENTINAIA DI PERSONE MUOIONO IN MARE”
Un cimitero, come ha detto Papa Francesco. Altro che il finto slogan meno partenze meno
morti, visto che essendo drasticamente diminuito il numero il numero delle navi che passano nel Mediterraneo (fatte sparire e rese insensibili alle richieste di soccorso, ndr) ora i rischi di affogare per chi parte sono aumentati.
“Il Mediterraneo, cimitero nascosto dei migranti”: questo il titolo del quotidiano Le Monde, che oggi dedica alla questione il titolo di apertura.
Il giornale precisa che sarebbero 426 i migranti affogati da inizio gennaio, mentre 3.750 sono quelli ricondotti in Libia, dove sono “vittime di violenze”.
Mentre sull’isola di Djerba, in Tunisia, “il mare ha restituito decine di corpi dopo un nuovo naufragio, il primo luglio, di un canotto con 86 persone a bordo”.
“L’Europa – spiega Le Monde – appalta la questione migratoria alla Turchia e alla Libia”. E “dal primo gennaio 3.073 persone sono sbarcate in Italia contro le 180.000 del 2016”. Da parte sua, l’operazione “navale europea ‘Sophia’, che ha soccorso 45.000 persone, punta soprattutto a contenere le partenze, finanziando i guardacoste libici”.
“Il Mediterraneo – conclude Le Monde – e’ diventato un ‘buco nero’ di cui mancano le informazioni, mentre l’Italia ha moltiplicato gli ostacoli per le Ong”.
(da agenzie)
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Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile
IL FALLIMENTO DI LEGA E M5S DOPO TANTE CHIACCHIERE: LA MAGGIORANZA RESTA IN MANO PUBBLICA
Le Ferrovie e il Tesoro, cioè lo Stato. Tradotto: i soldi degli italiani.
Lo schema a cui sta lavorando Luigi Di Maio per il salvataggio di Alitalia, arrivata nel frattempo all’infelice traguardo del giorno 800 sotto la gestione dei commissari, ha lo stampo della nazionalizzazione.
Si cerca ancora il quarto partner, i Benetton e Atlantia restano sotto coperta ma non fuori, anzi in queste ore sta crescendo il pressing di Fs e Mediobanca perchè siano della partita. Chi è ufficialmente in lizza, intanto cerca di accreditarsi come il migliore.
Ma dietro queste dinamiche che ancora non hanno una forma compiuta e a meno di una settimana dall’ennesima scadenza dei termini, il dato politico, che è anche economico e di immagine, dice di un piano di rilancio tutto caricato sulle spalle del pubblico.
Dice di un asset che non attrae gli operatori del settore, le soluzioni di mercato, l’idea che Alitalia possa essere un affare da non lasciarsi sfuggire.
I tempi stringono e Di Maio non può permettersi un altro rinvio. Sarebbe il quinto in pochi mesi, la certificazione dell’incapacità della politica – e in questo caso del suo ruolo da ministro dello Sviluppo economico – di farsi intermediario pesante in un dossier che è un pezzo del sistema Paese.
Perchè Alitalia non è formalmente la compagnia di bandiera da tempo (leggere la stagione della metarmofosi con Etihad), ma tutto quello che si tira dietro, in termini di immaginario collettivo, va dritto all’idea della compagnia degli italiani in un mercato interno caratterizzato dall’influenza delle low-cost straniere.
Alcune fonti del suo ministero hanno tratteggiato all’Ansa lo scheletro della cordata di salvataggio che sta coordinando Fs. Impostazione nota da settimane, se non da mesi, con una variazione però importante.
Le Ferrovie, secondo questo schema, sarebbero pronte a scendere in campo nella nuova Alitalia con il 35%, aumentando la quota prevista fino ad ora, a cui si affiancherebbe il 15% del Tesoro. Il totale fa 50%, che nell’assetto definitivo dovrebbe essere portato leggermente più in alto, quanto basta per determinare chiaramente la natura della maggioranza.
Che sarà , come si diceva, pubblica.
Delta dovrebbe confermare il suo 10-15% mentre si cerca il quarto partner, quello che dovrà sobbarcarsi circa il 35-40% del nuovo azionariato mettendo sul piatto fino a 300 milioni.
Una maggioranza in mano allo Stato perchè Fs è una partecipata dal Mef al 100% e il Tesoro è ovviamente anch’esso Stato.
Sono soldi pubblici, ma anche responsabilità e decisioni in capo non a operatori del settore ma ai manager di Stato, con tutti i rischi che questa configurazione può assumere visto il vizio che la politica ha avuto in passato di mettere bocca su scelte e strategie.
Il 15 luglio si avvicina e Di Maio vuole chiudere la partita. Resta ancora in campo il punto interrogativo sull’identikit del quarto partner. I contatti sono in corso, attraverso faccia e faccia tra i manager e i rispettivi advisor, tra Delta e i tre pretendenti, cioè il gruppo Toto, Claudio Lotito e l’imprenditore colombiano German Efromovich, l’azionista della compagnia sudamericana Avianca. Lotito sembra partire svantaggiato anche in base alle dichiarazioni di Di Maio che ha invitato il presidente della Lazio a presentare garanzie di solidarietà finanziaria. E poi ci sono i dubbi di Delta sull’ingresso di Efromovich in Alitalia. A
vianca infatti fa parte dell’alleanza Star Alliance, concorrente di Sky Team di cui fa parte il vettore statunitense. La caccia al quarto cavaliere bianco è ancora confusa. Atlantia resta alla porta. Non ha presentato alcuna proposta, ma la partita si gioca su più piani, impatta sulla questione delicata della concessione di Autostrade, intercetta sensibilità diverse dentro al governo, visto che la Lega vedrebbe di buon auspicio un suo ingresso. Oltre che per Fs e per Mediobanca, anche secondo Delta sarebbe il partner ideale. Almeno per oggi, però, non se fa nulla. Mancano però ancora sette giorni.
Con un’incertezza così ampia, le carte possono mischiarsi facilmente.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile
“OCCORRE RIMETTERE L’USCITA O MENO DALLA UE AL VOTO POPOLARE”
Dopo tanti tentennamenti, che per molti hanno provocato l’emorragia di voti alle ultime
Europee del 26 maggio e una lunga pausa di riflessione il leader del Labour, Jeremy Corbyn, ha sciolto le riserve e ha lasciato la strada dell’incertezza per imboccare la via della chiarezza e ha schierato ufficialmente il partito a favore di un secondo referendum impegnandosi a sostenere l’opzione Remain se il prossimo Governo conservatore si arrenderà all’idea di un nuovo voto popolare, contro qualunque ipotesi di divorzio No Deal come pure contro qualunque “dannoso” accordo di uscita dall’Ue di marca Tory.
In una lettera ai membri del Labour, Corbyn ha mandato un messaggio chiaro al prossimo Premier, che uscirà dalle primarie Tory: “Chiunque diventerà il nuovo Primo Ministro, deve essere abbastanza sicuro da rimettere l’uscita dall’Ue, con e senza accordo, al voto popolare”, insieme all’opzione di rimanere nell’Unione.
Sempre nella stessa missiva, Corbyn ha chiarito appunto che il Labour, nella campagna referendaria sosterrà il Remain, “sia contro una Brexit No deal, che contro un’uscita con un accordo dei Tory, che non protegge l’economia e i posti di lavoro”.
Nella lettera aperta, Corbyn sostiene anche che la Gran Bretagna ha bisogno di elezioni generali. Per questo, continua Corbyn, “abbiamo bisogno di un governo laburista, per mettere fine all’austerity e ricostruire il nostro Paese per i molti e non per i pochi”.
(da agenzie)
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Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile
IL REPORT: STRAGI OCCULTATE, OMICIDI, STUPRI, TORTURE, PROFUGHI LASCIATI MORIRE PER FAME, EMBARGO ARMI VIOLATO, GUARDIA COSTIERA COINVOLTA IN CRIMINI… E IL GOVERNO ITALIANO CONTINUA A FINANZIARE QUESTA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Non ci sono solo gli “sbarchi fantasma”, ma anche le morti che alcuni governi europei e le autorità libiche preferiscono occultare.
«Innumerevoli migranti e rifugiati hanno perso la vita durante la cattività , in mano ai trafficanti, uccisi a colpi di arma da fuoco, torturati a morte o semplicemente lasciati morire di fame o perchè vengono negate le cure mediche».
Non è che una delle decine di accuse che circolano a Ginevra durante la 41esima sessione del Consiglio per i diritti umani dell’Onu.
La Libia è uno dei temi chiave, perchè tra il mare e il deserto anche i diritti umani sono ormai un miraggio.
«In tutta la Libia vengono scoperti — si legge in uno dei report — corpi non identificati di migranti e profughi con ferite da arma da fuoco, segni di tortura e ustioni. Spesso i loro resti vengono rinvenuti tra cumuli di spazzatura, nel letto di fiumi in secca, non lontano dalle fattorie e nel deserto».
Le Nazioni Unite sanno, e hanno le prove.
A giorni la procuratrice della Corte penale internazionale dell’Aia depositerà un nuovo aggiornamento, e ancora una volta le autorità libiche ne usciranno a pezzi.
«La frequenza dei casi di stupro ai danni delle donne che sono transitate in Libia — confermano i documenti degli ispettori Onu — è corroborata da una pletora di fonti».
La stragrande maggioranza «delle donne e adolescenti intervistate nel 2017 e nel 2018 ha riferito di essere stata violentata da trafficanti in Libia o di aver visto donne portate via e tornare sconvolte, ferite e con i vestiti strappati».
I responsabili hanno nomi e cognomi. Spesso indossano una divisa e incassano uno stipendio grazie a finanziamenti dell’Unione europea.
«Le autorità pubbliche, inclusa la Direzione per la lotta alla migrazione illegale e la Guardia costiera libica, sono accusate di essere coinvolte in gravi atti di violenza e che tali crimini sono spesso associati a un’impunità diffusa», si legge in altri documenti messi a disposizione del Consiglio per i diritti umani.
Impunità che permette ai libici di ricattare l’Europa e specialmente l’Italia. Ieri mattina diverse fonti a Tripoli hanno riferito che nel giro di qualche ora, due giorni al massimo, la cosiddetta guardia costiera di Tripoli avrebbe annunciato lo stop alle operazioni di intercettazione dei migranti in mare.
Un annuncio minacciato già in altre circostanze, e regolarmente seguito dalla promessa di altri fondi ed equipaggiamento. Puntuale, ieri sera, è arrivata dal governo di Roma la promessa di altre 10 motovedette che potrebbero essere consegnate ai libici già entro agosto.
Nel corso delle audizioni, i delegati di alcuni Stati e i rappresentanti di diverse organizzazioni internazionali hanno chiesto ad “Avvenire” maggiori dettagli su una inchiesta portata all’attenzione del Consiglio, in particolare il caso di Bija, un trafficante di esseri umani destinatario del blocco dei beni da parte delle autorità libiche, tornato però a comandare alcune motovedette nell’area di Zawyah, dove sono riprese le partenze di migranti.
«Gravi atti di violenza, tra cui uccisioni illegali, torture e maltrattamenti, stupri e violenze sessuali, abusi fisici, estorsioni, minacce e intimidazioni sono commessi contro i lavoratori migranti e i membri delle loro famiglie», spiega un altro dossier, vessati «da funzionari dello Stato, gruppi armati, contrabbandieri, trafficanti e gruppi criminali, dentro e fuori i centri di detenzione formali e informali».
Nel Palazzo delle Nazioni, arriva anche la denuncia di Amnesty International che ha ottenuto immagini satellitari che documentano come la violenza scoppiata il 4 aprile abbia costretto oltre 100 mila civili ad abbandonare le abitazioni. Soprattutto «l’embargo sulle armi avrebbe dovuto proteggere la popolazione civile della Libia — dice Magdalena Mughrabi, vicedirettrice di Amnesty per Medio Oriente e Nordafrica —. Stati come la Giordania, gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia lo stanno violando clamorosamente».
(da “Avvenire”)
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Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile
ANNULLATA LA PRFESENTAZIONE DEL CENSIMENTO CENTRI ANTIVIOLENZA… IL SOTTOSEGRETARIO AVEVA ACCUSATO SALVINI DI AVER SCATENATO L’ODIO MASCHILISTA CONTRO CAROLA
È stata annullata la presentazione prevista per oggi da parte di Vincenzo Spadafora,
sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità , insieme alla ministra Giulia Bongiorno, del primo censimento nazionale dei centri antiviolenza. Nella conferenza stampa Spadafora avrebbe annunciato l’arrivo di nuovi fondi, ma anche di più rigorosi criteri di controllo sull’operato dei centri stessi.
Non sono ancora ufficiali i motivi dell’annullamento della conferenza stampa. Pare tuttavia che abbia influito sulla decisione l’irritazione del vicepremier Matteo Salvini per le dichiarazioni di Spadafora fatte a Repubblica nei suoi confronti.
L’attacco di Spadafora a Salvini
“L’Italia vive una pericolosa deriva sessista. Come facciamo a contrastare la violenza sulle donne, se gli insulti alle donne arrivano proprio dalla politica, anzi dai suoi esponenti più importanti?”.
Spadafora in un’intervista a Repubblica porta ad esempio (negativo) gli attacchi verbali del vicepremier Salvini a Carola Rackete: “L’ha definita criminale, pirata, sbruffoncella. Parole, quelle di Salvini, che hanno aperto la scia dell’odio maschilista contro la Capitana, con insulti dilagati per giorni e giorni sui social”.
“Cosa sta a fare il sottosegretario? Sta al governo con un pericoloso razzista e maschilista? Fossi in lui mi dimetterei”, la replica arrogante di Salvini “se mi ritiene così brutto si dimetta e faccia altro nella vita. Ci sono delle ong che lo aspettano”.
La Lega fa quadrato attorno al suo leader. Il senatore della Lega Massimiliano Romeo, capogruppo in Senato: “Non accettiamo offese gratuite o lezioni morali da nessuno: Spadafora rifletta sulle sue parole e ci porga delle scuse, o se preferisce le sue dimissioni”. “Fa piacere – dichiara dichiara Lucia Annibali, deputata pd – leggere che anche il Sottosegretario Spadafora si sia finalmente accorto che c’è una responsabilità politica precisa di alcuni ministri del suo governo nella ‘pericolosa deriva sessista’ che sta vivendo il nostro Paese. Noi lo denunciamo da tempo nel silenzio generale”.
“Ci fa piacere – puntualizza la senatrice Pd e capogruppo in commissione diritti umani Valeria Fedeli – che il sottosegretario Spadafora si accorga oggi dell’ ‘odio maschilista’ – queste le sue parole a ‘Repubblica’ – nei confronti delle donne vittime di continui attacchi verbali da parte di esponenti di spicco del governo di cui lui stesso fa parte. Peccato però che tutta questa indignazione resti un vuoto esercizio retorico visto che in un anno non è stato fatto nulla per contrastare in concreto la violenza contro le donne”.
A difendere Spadafora con cautela tipica dei vili è intervenuto il vicepremier M5S Luigi Di Maio: “Quanto casino per una intervista, ma è possibile che ora il problema di questo Paese debba diventare una intervista?
(da agenzie)
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Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile
LE SOLITE BALLE INCOSTITUZIONALI: LA LEGGE VIETA I RESPINGIMENTI COLLETTIVI… LA MULTA A UN MILIONE DI EURO DOVREBBE DARLA AI RAZZISTI NON A CHI SALVA VITE UMANE… PER IL M5S SONO IRRICEVIBILI (VEDIAMO PER QUANTO)
Fino a un milione di euro. Matteo Salvini, nel pieno della sua battaglia contro le Ong,
Il capogruppo leghista della commissione Affari Costituzioni Igor Iezzi ha presentato una proposta di modifica al Decreto Sicurezza bis per punire le navi delle Organizzazioni non governative con multe da 150mila euro fino al milione se non rispettano il divieto di ingresso nelle acque italiane. Non solo. Oltre alle multe, il titolare del Viminale vuole imporre tutto il suo potere per vietare lo sbarco dei migranti.
In che modo? Ecco il testo di un altro emendamento sempre a firma Lega. “Il ministro dell’interno può altresì vietare il trasbordo o lo sbarco sul territorio nazionale di cittadini stranieri irregolari”. In pratica, secondo quanto spiegano fonti del Carroccio, il controllo dei migranti verrebbe svolto già sulle barche e i migranti verrebbero rimandati indietro su decisione solo ed esclusivamente del ministro dell’Interno.
Norma illegittima perchè sono vietati i respingimenti collettivi da tutte le norme nazionali e internazionali.
“Tutto ciò che non è stato concordato prima, noi non lo accettiamo”. Il Movimento 5 Stelle fa muro alle due proposte leghista. La riunione di maggioranza viene sospesa. I nervi sono così tesi che si mette ormai in conto uno slittamento del provvedimento.
Per il deposito ufficiale degli emendanti c’è tempo fino alle 15. Per adesso entrambe le proposte sono considerate “irricevibili”.
Anche perchè, secondo l’accordo, le multe sarebbe dovute essere tra i 10mila e i 50mila euro. Ora si è arrivati al milione.
Prima delle Europee, i 5Stelle avevano già alzato le barricate contro le multe, ottenendone un abbassamento e che non venissero più imposte per ogni singolo migrante. Ora Salvini, forte del risultato elettorale e con l’unico obiettivo di eliminare le navi Ong in mare, ci riprova.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile
ENNESIMA AGGRESSIONE OMOFOBA, GRAN BRETAGNA INDIGNATA … MA CON LA FECCIA RAZZISTA CHE INFESTA L’EUROPA NON BASTANO PIU’ LE PAROLE, E’ ORA DI DISINFESTARE LE FOGNE
Il volto di una ragazza tumefatto e coperto di sangue dopo un’aggressione omofoba. Sono
queste le immagini che stanno rimbalzando sui media britannici e che ritraggono una giovane vittima di una coppia di aggressori che, durante il pestaggio, l’avrebbero apostrofata con “f*****a lesbica”. Lo riporta il Daily Mail.
Ellie-Mae Mulholland – 18enne originaria di Walsall Garth, Hull, Regno Unito — ha raccontato che l’aggressione ha avuto luogo dopo la sua richiesta di restituzione di 10 sterline, prestate a una ragazza che riteneva sua amica.
La richiesta è stata respinta in modo violento: la debitrice, insieme ad un’altra persona, avrebbe iniziato a picchiare Ellie-Mae, insultandola e minacciando una successiva punizione “dieci volte peggiore” per lei e per la sua ragazza.
La 18enne è stata trasportata al Hull Royal Infirmary per ricevere le cure necessarie. I medici le hanno riscontrato la rottura del naso, tumefazioni attorno alla zona oculare e bernoccoli in testa.
La sorella di Ellie-Mae, che ha condiviso lo scatto post-pestaggio su Facebook, ha dichiarato alla testata Hull Live: “Mia sorella minore stava tornando a casa dopo essere stata da un’amica. In strada, ha visto un paio di persone che riteneva sue amiche, una delle quali le doveva dei soldi. Ellie ha chiesto la restituzione del denaro, ma la ragazza ha risposto di non doverle nulla ed ha iniziato a picchiarla insieme ad un’altra persona”.
“Non posso credere che tutto questo sia accaduto perchè mia sorella è gay. Mi sento impotente”, ha aggiunto la sorella della vittima. Le autorità stanno indagando per identificare gli autori dell’aggressione.
(da agenzie)
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Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile
HANNO 45 E 50 ANNI CON PRECEDENTI PENALI
Due italiani neonazisti sono stati arrestati a Roma per aver insultato con epiteti razzisti e picchiato un uomo del Gambia. I fatti risalgono allo scorso 17 giugno, nel quartiere San Lorenzo.
I due italiani, di 45 e 50 anni, entrambi con precedenti penali, avevano aggredito con calci e pugni l’uomo che aveva riportato lesioni guaribili in trenta giorni.
Ora, a distanza di quasi un mese la polizia ha eseguito le misure di custodia cautelare in carcere.
Gli indagati sono stati individuati grazie all’indagine della Digos romana che, attraverso lo studio delle immagini registrate da alcuni impianti di videosorveglianza presenti in zona e dalle testimonianze raccolte, è riuscita a risalire e così ad individuare gli autori dell’aggressione, ricostruendo la dinamica dei fatti.
(da agenzie)
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Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile
IN CASA TROVATI PROIETTILI E SVASTICHE, HA PRECEDENTI PER RISSA, RAPINA E PORTO ABUSIVO DI ARMI
E’ scattato all’alba il blitz della Digos di Torino che dalle 5 di questa mattina ha eseguito
diverse perquisizioni nelle sedi e in abitazioni private dei militanti di estrema destra di diversi gruppi torinesi.
Tra i gruppi perquisiti c’è anche l’ultimo arrivato in città , la Legio Subalpinail cui leader torinese della Legio, Carlo Fabio D’Allio 28 anni, torinese, impiegato in un’azienda privata che si occupa dello smistamento posta è stato arrestato.
In casa sua gli investigatori che hanno perquisito 10 case di militanti della destra oltranzista appartenenti a Legio subalpina, Forza Nuova e Rebel firm, a Ivrea, hanno trovato materiale di stampo nazista e proiettili da guerra.
Sono le armi ad essere costate l’arresto al leader del gruppo di area skin che ha inaugurato la sua sede torinese ad aprile in corso Allamano 40. È accusato di detenzione di munizionamento da guerra.
Le manette sono scattate dopo la perquisizione a casa. Nela sede di Legio subalpina non è stato trovato materiale ma molto è stato trovato nelle camere degli alloggi dei militanti. Sono stati sequestrati pugnali, bandiere naziste ema anche mazze, tirapugni e anelli con il simbolo delle ss.
“Le perquisizioni di oggi sono il seguito di un’operazione che il 20 giugno aveva portato ad altre perquisizioni e denunce”, spiega io capo della Digos Carlo Ambra. In quell’occasione era stato denunciato Il segretario di forza Nuova Luigi Cortese accusato di apologia del fascismo. I sequestri di oggi sono stati eseguiti in 7 degli 11 immobili perquisiti. ” È stato trovato materiale riconducibile w gruppi ultrà della juventus e in particolare i Drughi Giovinezza e del gruppo Tradizione”, prosegue il dirigente della Digos.
Tra le abitazioni perquisite quelle di molti esponenti dei gruppi di estrema destra che nella vita conducono vite insospettabili. Ci sono farmacisti, falegnami, agricoltori e anche un dipendente del mattatoio di Torino
D’Allio ha precedenti per rissa, rapina, imbrattamento e porto abusivo di armi.
(da agenzie)
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