Luglio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
ABITUATI AI LOCALI ALLA MODA E AL TWIGA, NON POSSONO SOPPORTARE I PELI NON CURATI E IL SUDORE OPERAIO
L’odio della feccia razzista in Italia ha trovato un nuovo argomento
Nella giornata di ieri è diventata virale la sua foto del saluto ai sostenitori che la aspettavano ad Agrigento, mentre era scortata dalla polizia giudiziaria.
Nelle immagini diffuse sui media, si intravedono i peli sotto le ascelle.
Una cosa normale — soprattutto per una persona che è rimasta in mare per diversi giorni -, che ognuno può gestire come vuole .
E invece sono partite zoomate, fotografie che cerchiano la parte del corpo ‘incriminata’, battute terribili sulle donne tedesche.
In molti hanno diffuso un meme con la seguente scritta: «la faccia perplessa del finanziere che non sa se metterle le manette o l’Advantix». Che sarebbe un prodotto antipulci.
D’altronde questi poveretti nazi-chic vanno capiti: non fanno un cazzo tutto il giorno, la sera escono per farsi di coca e frequentare i locali alla moda, d’estate vorrebbero essere tutti al Twiga, non sopportano il sudore dei lavoratori e chiunque combatta per degli ideali che non siano bombarsi di anabolizzanti.
Si dovrebbero più preoccupare del “pelo sullo stomaco” che ha dimostrato una donna coraggiosa che del pelo delle sue ascelle.
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Luglio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
SE VENISSE CERTIFICATO DA UNA SENTENZA GIUDIZIARIA QUELLO CHE E’ PERALTRO NOTO E CONFERMATO PERSINO DA MOAVERO, VERREBBE A CADERE LA LEGITTIMITA’ DELLA SAR LIBICA E QUINDI LE ONG AVREBBERO TITOLO A INTERVENIRE SEMPRE IN CASO DI NAUFRAGHI
«Si discuterà se il salvataggio dei migranti è stato effettuato per stato di necessità » ha dichiarato
il Pm Patronaggio che ha intenzione di verificare «se i porti libici sono sicuri, se la zona Search and Rescue libica è efficacemente presidiata dalla guardia costiera libica».
E potrebbe essere proprio da queste indagini che potrebbero emergere elementi a discarico della posizione dell’indagata e della Ong tedesca.
Cosa succederebbe infatti se la Procura accertasse che la Libia non è un porto sicuro? A confermarlo nei giorni scorsi era stato anche il ministro degli Esteri italiano Moavero Milanesi: «la definizione di porto sicuro viene dalle convenzioni internazionali, queste condizioni per la Libia non ci sono».
Una posizione che è la stessa della Commissione Europea: «non considera i porti libici come porti sicuri ed è la ragione per la quale nessuna nave battente bandiera europea può sbarcare dei migranti nei porti libici».
L’unico a pensarla diversamente è per ora solo il Ministero dell’Interno di Matteo Salvini.
La questione è della massima importanza per il caso Sea Watch perchè fu proprio la guardia costiera libica — in quanto responsabile della zona SAR dove è avvenuto il soccorso dei 53 migranti — ad assegnare Tripoli come place of safety. Un ordine che la Ong ha deciso di disattendere poichè la Libia (un paese in guerra dove non vengono rispettati i diritti umani dei migranti) non può essere considerato un luogo sicuro per eventuali richiedenti asilo.
Patronaggio con le sue indagini potrebbe assestare un colpo decisivo anche alla farsa dell’area SAR libica.
È noto infatti, da numerosi episodi tra cui quello che vide protagonista una nave della Marina Militare italiana, che le motovedette libiche agiscono tutt’altro che tempestivamente.
Ci sono diversi elementi che possono portare a dire che la zona SAR gestita dalla Libia (o meglio, dal governo di al-Sarraj) è illegittima perchè presidiata in maniera inadeguata.
E non solo la GC libica non è in grado di operare i soccorsi in maniera tempestiva ma addirittura non è in grado di farlo in maniera autonoma dal momento che per le attività di coordinamento viene “coadiuvata” da assetti navali italiani presenti in Libia.
Sul fatto che la zona Search and Rescue non sia presidiata in modo efficace pesa anche il numero dei decessi dei migranti in proporzione ai tentativi di effettuare la traversata sono aumentati rispetto allo scorso anno a fronte di una diminuzione delle partenze
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
IL QUOTIDIANO UMORISTICO SI METTA D’ACCORDO CON SALVINI CHE PARLA DI ESPULSIONE E MAGARI SI COMPRI UN TESTO DI PROCEDURA PENALE
Titoli per creare indignazione che nascondono una verità rilanciata sui social dallo stesso Matteo Salvini.
Questa mattina (martedì 2 luglio) Libero Quotidiano lancia a tutta pagina la mozione contro la probabile decisione di espellere Carola Rackete dall’Italia al termine del secondo interrogatorio.
La capitana della Sea Watch 3 si trova ai domiciliari (in Italia, per poter rimanere a disposizione dei procuratori e rispondere alle loro domande), ma è stato lo stesso leader della Lega ad aver parlato direttamente di espulsione.
«Festa del perdono per la piratessa Carola», titola il quotidiano di Vittorio Feltri che poi rincara la dose sia nel suo editoriale che nell’occhiello che nel sommario: «Come volevasi dimostrare, niente galera» e «La procura chiede solo il divieto di dimora ad Agrigento per la capitana. Sarà così rimandata a casa con una pacca sulle spalle. Giustizia all’italiana: non è una criminale, ma una birichina».
Vittorio Feltri, dunque, ha già sentenziato prima ancora che arrivi il giudizio finale (ma parziale, in attesa di processo) da parte della procura guidata da Luigi Patronaggio.
Detto che il divieto di dimora è la misura cautelare massima che un gip può richiedere in fase di indagini preliminari, come previsto dall’articolo 291 del codice di procedura penale, Carola Rackete potrebbe tornare in libertà entro la serata di martedì.
Non per un vezzo delle procura, ma perchè lo dice la legge italiana. Insomma, Libero dovrebbe attaccare il codice penale e non i magistrati parlando di «giustizia all’italiana». E questo lo sanno anche Matteo Salvini e i tecnici del Viminale che stanno preparando le carte per espellere la capitana tedesca della Sea Watch 3.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
STORIA DELLA “MATTEO BRUZZO”, SALPATA DA GENOVA NEL 1884: PER UNA GRAVE SITUAZIONE SANITARIA A BORDO ENTRO’ IN PORTO E TU PRESA A CANNONATE… MORIRONO 20 PERSONE, MOLTI ERANO BAMBINI
Opportunità , la speranza di una vita più agiata, la ricerca di ambizioni o semplicemente di
fortuna. Gli Stati Uniti e l’America Meridionale divennero le mete prescelte dai migranti italiani tra i due secoli.
Circa 7 milioni di persone affrontarono questo lungo viaggio. E per la maggior parte di loro, non si trattò esattamente di una crociera di piacere.
Chi organizzava questi viaggi voleva lucrare quanto più possibile sulla pelle di chi partiva. Navi che potevano trasportare 1000 persone ne trasportavano almeno 300 o anche 400 in più: le condizioni igieniche erano scarse, le morti frequenti.
Le storie di questo esodo sono molte e spesso drammatiche.
Ma quella del Matteo Bruzzo è significativa anche per il parallelo con il linguaggio di prevaricazione violenza spesso utilizzato in contesti contemporanei.
Salpò da Genova nel 1884 per un viaggio che sarebbe potuto durare anche un mese.
Raggiunto l’Oceano, alcuni passeggeri iniziarono tuttavia a presentare gravi sintomi che riconducevano al colera.
Un’epidemia, a bordo di una nave, è un pericolo immane. E le condizioni igienico-sanitarie della nave favorirono la diffusione della malattia.
La Matteo Bruzzo era diretta in Argentina ma, viste le condizioni, chiese l’ingresso in un altro porto per poter curare i malati, e si diresse quindi verso Montevideo, in Uruguay. Ma la notizia dell’epidemia era già giunta alle orecchie delle autorità locali. La nave richiese di entrare nel porto con la massima urgenza, ottenendo tuttavia un rifiuto.
Il capitano scelse comunque di entrare in porto, e questa volta il rifiuto aveva le sembianze di proiettili di artiglieria. La nave fu costretta a fare marcia indietro. Il bilancio fu di oltre 20 morti su 1300 passeggeri, tra i quali diversi bambini. Morti evitabili se qualcuno avesse accettato di curare i passeggeri a Montevideo.
Morti di chi è disposto a tutto, anche ad attraversare l’oceano in una bagnarola, alla ricerca di un futuro migliore.
Quello non fu l’ultimo viaggio della Matteo Bruzzo, che, almeno in altre due occasioni, giunse a destinazione con cadaveri a bordo, causati in un caso dall’asfissia e in un altro persino dalla fame.
Sono storie che oggi abbiamo dimenticato, troppo distratti forse dalla necessità di prendere bene la mira mentre puntiamo i nostri cannoni.
(da agenzie)
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Luglio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
I VOLONTARI ITALIANI RIPARTONO, A BORDO ANCHE IL LEADER DI OPEN ARMS, OSCAR CAMPS: “VOGLIONO ELIMINARE I TESTIMONI DELLE STRAGI IN MARE, MA NOI SAREMO TESTIMONI”
“Se il potere vuole eliminare i testimoni, a noi non resta altro da fare che andare a testimoniare”. E così, da ieri notte, i volontari italiani di Mediterranea sono tornati in mare.
Nonostante il decreto sicurezza bis, nonostante l’arresto di Carola, nonostante il sequestro probatorio della loro nave, la Mare Ionio, sia ancora incredibilmente in corso, nonostante la guerra aperta che il governo ha ormai dichiarato “a chiunque voglia fare qualcosa contro la strage silenziosa che ogni giorno si consuma in mare”. Nonostante tutto.
Hanno affittato un veliero, l’Alex & co., l’hanno attrezzato per il primo soccorso, e hanno puntato la loro prua verso la Libia.
Nelle prossime ore, si uniranno alle altre due imbarcazioni già da giorni operative in quelle acque – la tedesca Alan Kurdi (già Sea Eye) e la spagnola Open Arms – e, insieme, daranno vita a una missione coordinata di ricerca e soccorso.
“Mai come in questi giorni il Mediterraneo centrale è affollato da disperati che cercano di raggiungere l’Europa”, spiega Erasmo Palazzotto di Sinistra Italiana, il capo missione).
“Continuare a lasciare quella zona senza testimoni era un delitto. Abbiamo il dovere di essere lì e proteggere quelle persone anche solo con la nostra presenza”.
“Ancora una volta – dice la portavoce di Mediterranea Alessandra Sciurba- torniamo dove non vorremmo essere ma dove oggi più che mai è necessario essere: non si tratta dei diritti degli altri, in quel mare quando annega qualcuno annega anche la nostra umanità “.
La Alex non è attrezzata per le operazioni di search and rescue e quindi nel caso in cui Mediterranea dovesse incrociare un’imbarcazione in panne dovrebbe limitarsi a prestare il primo soccorso, mettere in sicurezza persone eventualmente in pericolo e attendere i soccorsi da parte delle autorità competenti o di altre imbarcazioni abilitate.
A bordo di Alex. è voluto salire, con un gesto simbolico, anche il capo di Open Arms, Oscar Camps. “E’ un momento nero per tutta l’Europa, non solo per l’Italia. In Spagna hanno appena varato una legge che espone le Ong a multe ancora più salate di quelle che ci sono adesso in Italia. Salvare vite non porta voti, e questo ha fatto sì che chi non si arrende all’ecatombe in corso nel Mediterraneo venga quotidianamente criminalizzato da chi è al potere e vive di voti. Dobbiamo reagire. E questo è il modo migliore: fare massa critica, e sfidare non un singolo paese ma tutti i paesi del Continente”.
Camps è anche l’uomo che la scorsa estate aveva portato il campione dell’Nba Marc Gasol a bordo della Ong spagnola. Il giocatore, nel corso di quella missione, fu uno dei protagonisti del salvataggio di Josefa, una donna camerunense sopravvissuta al naufragio della barca con cui era fuggita dalla Libia. “Da allora – racconta – Gasol è diventato uno dei nostri testimonial. A giugno ha invitato me e il primo ufficiale della Open Arms a vedere la finale contro i Golden State Warriors è stato un momento importantissimo perchè ci ha regalato una visibilità enorme, ha anche indossato la maglietta dell’Ong”.
Questa – secondo Camps – è la strada da seguire. “Occorre coinvolgere la gente, spiegare che la retorica dei Governi è tutta una finzione, e per questo occorre che le persone in vista, gli sportivi, i cantanti si assumano le loro responsabilità e salgano a bordo”.
(da agenzie)
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Luglio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
LODI, PAVIA: CONTESTATI I REATI DI TRUFFA AGGRAVATA E ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Associazione per delinquere, truffa allo Stato e autoriciclaggio. Sono queste le accuse mosse dalla
procura di Milano alle 11 perone arrestate questa mattina dalla guardia di finanza di Lodi e coinvolte nell’inchiesta ‘Fake Onlus’. Inchiesta nata sulle ipotesi di malversazioni e illeciti commessi all’interno di alcune organizzazioni senza scopo di lucro che si occupano di accoglienza dei migranti.
Le onlus coinvolte sono quattro, si chiamano ‘Volontari senza frontiere’, ‘Milano Solidale’, ‘Amici di Madre Teresa’ e ‘Area solidale’, tutte operanti tra Lodi, Pavia e Parma.
Il pm Gianluca Prisco ha sottolineato che si tratta di “eccezioni. “Non bisogna sottovalutare – ha aggiunto – che ci sono altre onlus che invece hanno ben gestito la accoglienza di migranti”.
Le onlus sotto accusa avrebbero tra l’altro utilizzato falsi documenti per partecipare ai bandi pubblici per ottenere fondi destinati all’accoglienza di centinaia di migranti.
Dalle indagini risulterebbero profitti illeciti su un giro di finanziamenti di circa 7,5 milioni di euro.
I rappresentanti legali delle onlus al centro dell’inchiesta avrebbero utilizzato per “scopi personali” oltre 4,5 milioni di euro dei circa 7,5 milioni ottenuti illecitamente. Questo emerge dalle indagini della finanza di Lodi sul consorzio di onlus che ha partecipato, tra il 2014 e il 2018, a bandi indetti dalle Prefetture di Lodi, Parma e Pavia.
Le onlus al centro dell’operazione risultano collegate “a noti pluripregiudicati appartenenti alla ‘ndrangheta” e sarebbero state utilizzate per consentire a persone recluse di “accedere ai benefici di legge attraverso l’assunzione presso le predette cooperative”. Le onlus sarebbero state “sfruttate per fare ottenere a persone recluse, attraverso il rilascio di documentazione falsa, la concessione della misura alternativa alla detenzione da parte del magistrato di sorveglianza”.
Le misure cautelari sono state eseguite in Lombardia e in Campania. Le indagini del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e del pm Gianluca Prisco, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf di Lodi, vedono al centro, spiegano i finanzieri, “un pericoloso sodalizio criminale che si è stabilmente inserito nelle gare pubbliche per la gestione dell’emergenza migranti indette dalle Prefetture di Lodi, Pavia e Parma”.
Nelle indagini durate due anni è stata accertata “la progressiva costituzione di onlus cooperative, collegate tra loro da mirati interscambi di cariche amministrative, appositamente costituite” solo per “partecipare ed aggiudicarsi le gare” indette dalle Prefetture “offrendo, spesso, il prezzo più conveniente a ribasso, producendo a supporto documentazione non veritiera sui servizi offerti ai migranti”.
L’alternarsi delle cariche rappresentative nelle onlus nasceva “dalla necessità di partecipare ai bandi in modo da evitare che emergessero i precedenti penali di alcuni indagati”, che avrebbero rappresentato “una causa ostativa”.
Dal 2014 ad oggi le onlus e le cooperative sociali indagate “hanno beneficiato, complessivamente, di somme pubbliche per oltre 7 milioni di euro ma la gestione economico-finanziaria ha permesso di far luce su un articolato e complesso sistema distrattivo di fondi pubblici”.
Inoltre, le onlus, chiarisce la Gdf, “risultano essere collegate a noti pluripregiudicati appartenenti alla ‘ndrangheta, i quali le hanno sfruttate per far ottenere a persone recluse, attraverso il rilascio di documentazione falsa, la concessione della misura alternativa alla detenzione da parte del magistrato di sorveglianza”. Veniva “attestata, falsamente, la possibilità -necessità di poter accedere ai benefici di legge attraverso l’assunzione presso le cooperative”.
(da agenzie)
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Luglio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
MA SALVINI NON DOVEVA PROTEGGERE I SACRI CONFINI DELLA PATRIA?
Sono tredici i Mmigranti che stamattina sono sbarcati sulle coste di Porto Pirastu, all’interno del perimetro del poligono di Capo Teulada, a bordo di un barchino con motore fuoribordo.
Tutti maschi, adulti, appaiono in buone condizioni di salute e hanno dichiarato di essere di nazionalità algerina.
A rintracciarli sono stati i carabinieri del posto di polizia militare in servizio alla base.
I migranti sono stati portati a Porto Tramatzu per essere poi accompagnati al centro di prima accoglienza di Monastir per le procedure identificazioni e le successive attività di rito.
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2019 Riccardo Fucile
GOVERNO, PARLAMENTO, CHIESA, INDUSTRIALI, STAMPA, ARTISTI: “CRIMINALE NON E’ CHI SALVA LE VITE, MA PERSONAGGI SENZA SCRUPOLI CHE FANNO LA GUERRA ALLE ONG”… RACCOLTA FONDI SEA WATCH INCREDIBILE: IN 12 ORE OLTRE UN MILIONE DI EURO… MATTARELLA PREOCCUPATO, DOVEVA PENSARCI PRIMA DI AFFIDARE IL MINISTERO DEGLI INTERNI A UN SEQUESTRATORE DI PERSONE
I “pontieri” sono all’opera. Ma con risultati al momento, alquanto grami. 
Perchè l’aria che continua a tirare tra Berlino e Roma oscilla tra il brutto e il pessimo. Il titolare della Farnesina Enzo Moavero Milanesi, prova a tradurre in “diplomazia sotterranea” l’invito a stemperare i toni e a porre un freno alle polemiche rivolto ai contendenti dal Capo dello Stato italiano Sergio Mattarella.
Il fatto è, confida una autorevole fonte diplomatica a Bruxelles, che la vicenda di Carola Rackete si sta caricando di significati politici che vanno al di là del fatto specifico.
Sul quale, chiara è la posizione di Berlino, espressa dal ministro degli Esteri tedesco, Heiko Mass, secondo cui in uno Stato di diritto “dal nostro punto di vista può esservi soltanto il rilascio di Carola Rackete: lo chiarirò ancora una volta all’Italia”.
Maas sottolinea che la Germania è “contraria a criminalizzare le attività di salvataggio in mare” e mette sotto accusa l’Ue, sostenendo che “il mercanteggiamento sulla redistribuzione dei migranti è indegno e deve finire”.
Sulla stessa linea il ministro tedesco per lo Sviluppo Gerd Mueller che ha esortato l’Ue a mandare “un chiaro segnale” in favore dell’immediato rilascio di Carola Rackete.
“La capitana della Sea Watch ha agito in una chiara emergenza e per questa ragione mi aspetto che Bruxelles mandi un chiaro segnale per chiedere il suo immediato rilascio”, ha affermato il ministro in dichiarazioni pubblicate dalla Passauer Neue Presse.
Mueller ha aggiunto che l’Ue dovrebbe cambiare le regole sul salvataggio in mare, ricordando come l’operazione Sophia contro il traffico di migranti nel Mediterraneo sia stata sospesa quest’anno a causa di divergenze fra gli Stati membri dell’Ue. La situazione, ha aggiunto, è “insostenibile”, alla luce delle oltre 600 persone annegate quest’anno mentre cercavano di attraversare il Mediterraneo”.
“Come cittadino europeo ho piena comprensione per questa donna (Carola Rackete) che, ritengo, ha agito coraggiosamente. E ho fiducia nella magistratura in Italia. Quello della Sea Watch non è solo un caso isolato, riguarda tutti e l’Europa deve finalmente trovare una soluzione su come gestire tutti insieme i rifugiati”, rilancia il commissario europeo Guenther Oettinger.
Dalla parte della capitana della Sea Watch, e di conseguenza contro le scelte del governo italiano, si è schierato anche il ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, che ha lanciato un appello al nostro Paese. In un post su Facebook indirizzato all’ “amico” e collega Enzo Moavero Milanesi, Asselborn ha scritto che “salvare vite è un dovere e non può mai essere un reato o un crimine. Non farlo, al contrario, lo è”.
Il ministro ha quindi chiesto aiuto al suo omologo italiano affinchè “Carola Rackete sia rimessa in libertà ”.
Da Vienna replica il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “L’amicizia e la collaborazione tra Italia e Germania sono talmente solide che non possono essere messe in discussione da alcunchè”. “Il mio auspicio – osserva il presidente – è di un abbassamento generale dei toni, perchè questo consente di affrontare con maggiore serenità e concretezza ogni questione”.
Il governo tedesco, attraverso la portavoce Martina Fietz, spiega di non poter “intervenire sulla giustizia italiana”, ribadendo che comunque “le accuse vanno verificate. Seguiamo la situazione molto attentamente. Attualmente il governo tedesco si sta adoperando per una soluzione europea”.
“Penso che la pressione internazionale sul governo italiano farà la differenza”, ha dichiarato Ekkehart Rackete, padre della capitana di Sea Watch III all’agenzia Dpa. L’uomo considera l’Italia “uno Stato di diritto” e non si dice preoccupato per la figlia, con la quale domenica ha parlato al telefono. “E’ divertente come sempre e mi è sembrata tranquilla”, ha aggiunto. Con l’eccezione dell’estrema destra, l’affaire-Rackete unifica la politica tedesca”.
“Può darsi che ci sia una legislazione italiana su quando una nave può entrare in porto e quando no, e può anche essere che ci siano reati amministrativi o reati penali. Tuttavia — dichiara il Capo dello Stato tedesco Frank Walter Steinmeier alla Zdf – l’Italia non è uno Stato qualsiasi, è al centro dell’Ue, è uno Stato fondatore dell’Ue. Ed è per questo che ci aspettiamo che affronti un caso del genere in modo diverso. Coloro che salvano vite umane non possono essere criminali”.
Il leader dei Verdi, Robert Habeck, ripete che “il vero scandalo ′ che ci sono persone che affogano nel Mediterraneo”.
Persino il numero uno della Siemens Joe Kaeser — come riporta Roberto Brunelli per l’Agi – ha detto la sua: “Persone che salvano vite non dovrebbero essere arrestate”, scrive il numero uno della multinazionale tedesca su Twitter, aggiungendo che dovrebbero, piuttosto, finire in manette “le persone che uccidono, che promuovono e seminano odio e sofferenza”.
Per la Chiesa tedesca è intervenuto il vescovo di Essen, Franz-Josef Overbeck: “Chi salva esseri umani dall’affogamento non deve finire in prigione. Io ammiro il coraggio di Carola Rackete: con le sue azioni lei sta dalla parte dei valori umani e cristiani d’Europa”.
Due star della televisione, Jan Boehmermann e Klaas Heufer-Umlauf, hanno lanciato una raccolta fondi a favore della Sea Watch, raccogliendo in mezza giornata oltre un milione di euro:
“Con le vicende di questi ultimi giorni questa politica disumana, compiuta a sangue e freddo e senza scrupoli ha raggiunto il suo punto più basso”, ha scritto Boehmermann, che con “Neo Magazin Royale” è uno dei comici più popolari del Paese. Un Paese che reclama la liberazione della sua “capitana”.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 1st, 2019 Riccardo Fucile
CORREZIONE LACRIME E SANGUE DA 8,6 MILIARDI, TAGLIANDO ANCHE FONDI A REDDITO E QUOTA 100… I DUE CUOR DI LEONE NON CI METTONO LA FACCIA: DI MAIO ASSENTE, SALVINI VA VIA PRIMA
La scena è questa. Pomeriggio, ore 17.15 circa, palazzo Chigi. Il caldo preme contro le finestre che restano aperte per fare entrare un po’ d’aria.
Matteo Salvini è seduto al tavolo del Consiglio dei ministri chiamato a mettere nero su bianco il pegno da pagare a Bruxelles per evitare la procedura d’infrazione sui conti pubblici. Luigi Di Maio non c’è.
Dopo l’ennesima zuffa tra i due vicepremier i suoi diranno che da giorni si era reso indisponibile alla riunione.
Giovanni Tria è seduto allo stesso tavolo e snocciola i numeri della correzione lacrime e sangue: 7,6 miliardi.
Dentro ci sono anche i soldi del reddito di cittadinanza e della quota 100.
Di Maio appare in video su Facebook e spara a zero su Autostrade e la linea della Lega. Salvini è furibondo. Affida il suo sfogo all’Adnkronos: “Mi attacca su Autostrade e poi diserta il Cdm”.
Poi si alza e lascia la riunione, che va avanti senza di lui. La macchina che lo porta fuori da palazzo Chigi parte a razzo dal cortile e guadagna l’uscita. I comportamenti, gli umori e le reazioni dei due vicepremier dicono di un nervosismo causato da una concessione pesante, della volontà di non metterci la faccia su un assestamento di bilancio che certifica l’arrendersi all’Europa. Provare a scampare alla procedura ha un conto. Salato.
Sì, una resa perchè anche nei numeri preparati dalla Ragioneria generale dello Stato per l’assestamento di bilancio si evince chiaramente una dinamica che ha sempre caratterizzato il governo di Lega e 5 stelle sui conti: sparare alto, ridimensionarsi per evitare di essere sanzionati dall’Europa.
Si grida contro le regole europee ma poi a quelle stesse regole ci si adegua quando il rischio si avvicina.
Quando non si può più mettere la pelle del Paese vicino al fuoco ecco che spuntano fuori i secchi d’acqua. Era successo a dicembre, succede – e nelle identiche modalità – oggi. Il 27 settembre dell’anno scorso Di Maio si affacciò dal balconcino di palazzo Chigi per festeggiare il deficit portato al 2,4 per cento. Durò appena tre mesi.
Perchè a dicembre il deficit fu collocato al 2,04%, come chiesto da Bruxelles per evitare di accendere il semaforo rosso. Ancora ad aprile con il Documento di economia e finanza: deficit al 2,4 per cento.
Oggi, primo luglio, il deficit ritorna al 2,04%, lo stesso identico valore di dicembre. La stessa dinamica numerica che fa da substrato a quella politica: cara Europa, abbiamo fatto i compiti a casa.
Salvini e Di Maio hanno dovuto dire sì alla linea portata avanti in queste ultime settimane da Tria e dal premier Giuseppe Conte. I numeri dell’assestamento dicono di un impegno monstre.
Formalmente non è una manovra correttiva, ma la denominazione è cosa secondaria rispetto alla sostanza.
Si lasciano sul campo 7,6 miliardi. Non potranno essere utilizzati per le famiglie, come voleva Di Maio, piuttosto che per abbassare le tasse, come sperava Salvini. Sono soldi che vanno a calmierare i conti, soldi che vanno a Bruxelles.
La fatturazione elettronica – misura tra l’altro voluta dai governi Pd – ha portato tanto fieno nella cascina delle entrate. Unito ai soldi che si sono chiesti alla Cassa depositi e prestiti e alla Banca d’Italia e a minori spese per 1,2 miliardi, il totale delle risorse sale disponibili e quindi da concedere sale a 7,2 miliardi.
Per evitare di tagliare servizi essenziali come il trasporto pubblico locale e misure come il bonus per i diciottenni bisognerà usare circa 1,1 miliardi. Si va a 6,1 miliardi.
Ma qui entra in gioco una concessione pesante: da reddito e quota 100 si risparmiano soldi e anche questi soldi vanno sacrificati. Nello schema delle concessioni, infatti, 1,5 miliardi vengono congelati.
Ritorna, anche qui, la dinamica di dicembre: allora furono congelati 2 miliardi. Solo qualche giorno fa sono stati anch’essi consegnati a Bruxelles.
Passare dal freezing alla concessione significa tagliare risorse, che solo in parte ora sono state coperte con altri soldi. Significa dire fin da subito che quei soldi non sono più disponibili. E poi lasciarli per strada. Il totale dei soldi che vanno a Bruxelles è alla fine di 7,6 miliardi.
Se si aggiunge il miliardo dei due congelati a dicembre che non è stato coperto si arriva a circa 9 miliardi.
I due vicepremier, con una serie di spin incrociati, hanno provato a smussare i toni, a far passare il messaggio che non ci sono stati attacchi nè repliche stizzite. Ma il caldo che ha reso palazzo Chigi una scatola infuocata ha consegnato uno skyline vuoto.
Di Maio sui social, Salvini che è scappato con il primo pretesto utile. Il balconcino di palazzo Chigi è rimasto chiuso.
(da “Huffingtonpost”)
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