Luglio 1st, 2019 Riccardo Fucile
OCCORRE VERIFICARE SE I PROFUGHI DOPO UN ANNO DI LAGER LIBICI, TORTURE E STUPRI E 17 GIORNI SUL PONTE A 40° FOSSERO O MENO IN STATO DI NECESSITA’? BENE, PRENDIAMO 42 TRA SOVRANISTI, POPULISTI, FIGLI COMPRESI E FACCIAMOGLI FARE LO STESSO VIAGGIO. POI LA PROCURA SICURAMENTE POTRA’ VERIFICARNE LO STATO FISICO E MENTALE (SE TORNANO)
Qulche breve riflessione sulla vicenda giudiziaria che vede protagonista Carola. 
Con una premessa: siamo felici che domani potrà andarsene da questo Paese di merda e tornare in uno Stato dove vige ancora la legalità .
La prima riflessione è conseguente al sondaggio di un’ora fa di Swg che si può così sintetizzare: i razzisti che sono contro Carola sono il 52%, chi è a suo favore è il 40% degli italiani.
Nota confortante perchè con tutti i media di regime putiniano in mano al servo di Mosca e ai poltronisti grillini, sarebbe dovuto essere 70% contro Carola e 30% scarso a favore.
Fate la somma delle percentuali dei partiti di centrodestra (eufemismo) e del M5S e vedrete che manca il 20% di consensi ai forcaioli.
Quindi Carola ha lasciato il segno in positivo.
Seconda riflessione.
Patronaggio ha in pratica distinto due aspetti : lo stato di necessità dei profughi quando sono stati salvati e quello relativo all’entrata notturna in porto.
Due filoni distinti, facendo intendere che il comportamento della Sea Watch potrebbe essere ritenuto legittimo quando è intervenuta a salvare i naufraghi e quindi non vi sarebbe stato favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Mentre lo stato di necessità non ci sarebbe stato nell’entrare di forza in porto in quanto era garantita l’assistenza medica in caso di peggioramento delle condizioni di salute.
Tradotto: la civiltà italiana sarebbe stata quella di attendere uno stillicidio di malori a catena, fino all’ultimo collasso.
Altri 30 giorni a 40 gradi sotto il sole per vedere correre al molo un’ambulanza al giorno per portare un evacuato alll’ospedale.
Per quanto riguarda il “contatto” (definito tale dalla Procura) sul molo sarebbe stato “volontario”, circostanza negata da Carola e da testimoni. Decideranno i giudici, come ha detto la Procura (avete mai visto una procura che deve lavorare ogni giorno con la GdF smentirla?).
Rispondiamo con i commenti di tanti cittadini di buon senso: bastava si togliesse dal molo, invece che ostacolare la Sea Watch e nulla sarebbe successo.
Ma qui poniamo un’altra questione, non si possono scindere i due aspetti come ha fatto la Procura: perchè se il salvataggio operato dalla Sea Watch è stato regolare e le leggi internazionali sono prevalenti sulle norme illecite del governo italiano, la Procura avrebbe potuto già dal primo giorno ordinare il “sequestro probatorio della nave, far sbarcare i profughi invece che farli tenere in ostaggio dal sequestratore di persone e nulla sarebbe successo.
Comunque una soluzione sullo stato di necessità esiste e lo suggeriamo alla Procura: si prendono 42 politici sovranisti e populisti con figli e mogli al seguito si portano nel deserto, li si fa raggiungere la Libia dove potranno essere ospiti dei lager locali per un annetto dove non avvengono certo stupri, violenze e ricatti, poi li facciamo imbarcare su un bel barcone dal “porto sicuro” dopo aver pagato i trafficanti della Guardia costiera libica, poi mandiamo una Ong a salvarli mentre stanno naufragando, infine li teniamo 16 giorni in coperta al sole a 40°.
A quel punto mandiamo a bordo la GdF a chiedere se sono in stato di necessità , aspettiamo che la GdF relazioni la Procura e poi semmai gli assicuriamo assitenza medica per altri 30 giorni.
Potrebbe essere una soluzione al dubbio sullo stato di necessità .
Che ne pensa Patronaggio?
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Luglio 1st, 2019 Riccardo Fucile
LA PROCURA DISTINGUE DUE FASI: “QUANDO HA SALVATO I NAUFRAGHI PUO’ AVER AGITO IN STATO DI NECESSITA’, QUANDO E’ ENTRATA IN PORTO NO”… SE AVESTE DATO L’ORDINE DI TRASFERIRE I PROFUGHI A TERRA NON SAREBBE SUCCESSO, BASTAVA ORDINARE IL SEQUESTRO, CHI VI HA IMPEDITO DI FARLO? FORSE IL SEQUESTRATORE DI PERSONE CHE DOMANI LA ESPELLERA’ PERCHE FA OMBRA AI SUOI DELIRI?
Si è concluso alle 18.30 in tribunale ad Agrigento l’interrogatorio di convalida di Carola Rackete, la comandante della Sea Watch 3 arrestata dopo aver forzato il blocco che impediva da 17 giorni lo sbarco di 42 migranti salvati dalla ong tedesca.
Il gip ha annunciato che domani scioglierà la riserva. Nel frattempo la capitana resterà ai domiciliari in una casa privata di Agrigento.
I pubblici ministeri Salvatore Vella e Giulia Andreoli hanno chiesto per l’indagata solo il divieto di dimora nella provincia di Agrigento.
Nel faccia a faccia con i giudici l’indagata ha spiegato l’incidente in porto con l’unità della Guardia di Finanza come un incidente: «Non volevo colpire la motovedetta della Guardia di Finanza, credevo che si spostasse e me la sono trovata davanti. Non era mia intenzione colpirli».
I pm: «L’indagata precisa e collaborativa»
Subito dopo la fine dell’interrogatorio il procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio e il pm Vella hanno fatto brevi dichiarazioni. «Abbiamo proceduto all’arresto perchè secondo noi la comandante non ha agito in stato di necessità .
Il giudizio riguarderà la qualificazione giuridica dei fatti, se cioè l’indagata ha agito effettivamente in condizioni di necessità e se la vedetta della Gdf è da considerare, come noi riteniamo una nave da guerra».
Il clima dell’interrogatorio è stato sereno: «L’indagata è sta collaborativa e precisa, ha detto di essersi resa conto dell’ormeggio in banchina della Finanza nell’unico punto in cui poteva attraccare la Sea Watch, poichè non ce ne erano altri verso cui potesse dirigersi. Riteneva che i finanzieri si sarebbero spostati, cosa che avvenuta solo all’ultimo momento».
Patronaggio ha aggiunto: «Abbiamo chiesto solo il divieto dimora in provincia di Agrigento con riferimento ai comuni di Licata, Lampedusa e Porto Empedocle. Riteniamo la misura idonea a salvaguardare le esigenze cautelari».
La procura ha chiesto il divieto di dimora in provincia di Agrigento e, secondo l’articolo 291 del codice penale, il giudice per le indagini preliminari non può richiedere una misura cautelare maggiore. La tedesca sarà libera entro le 21 e 30 di martedì 2 luglio.
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2019 Riccardo Fucile
“SONO FELICE DI NON ESSERE COME VOI”… MA TANTI MESSAGGI DI SOSTEGNO
“Stupidella”, “povera stronza”, “cogliona”: sono solo alcuni degli insulti a Emma Marrone solo
perchè ha alzato la voce sui suoi profili social esprimendo solidarietà alla capitana della Sea Watch, Carola Rackete, accolta da offese e ingiurie al suo arrivo a Lampedusa.
E come era già successo qualche mese fa (quando ha reagito rispondendo dal palco agli insulti sessisti perchè aveva difeso la Sea Watch), la cantante non ha abbassato lo sguardo ma ha risposto alle offese, a una in particolare, ravvivando la polemica con una lunghissima scia di commenti in cui spiccano anche i messaggi di sostegno delle colleghe Paola Turci, Fiorella Mannoia, ma anche di Tommaso Paradiso, attaccati a loro volta dalle risposte rabbiose degli utenti che si erano già scagliati contro Emma.
“Solo una parola: vergogna” ha scritto Emma accompagnando il video dell’arresto della capitana, portata via dai finanzieri tra i fischi e le urla offensive dei contestatori. “Il fallimento totale dell’umanità . L’ignoranza che prende il sopravvento sui valori e sul rispetto di ogni essere umano. Stiamo sprofondando in un buco nero. Che amarezza”. Questo post ha dato il via a migliaia di reazioni: “Ma pensa a cantare che a governare ci pensano gli altri”, “Fossi in te mi preoccuperei a cantare e a girare filmetti che di falso buonismo ne abbiamo abbastanza, anche senza il tuo intervento”, e ancora “Povera stronza. Rispetta la tua nazione e la tua terra prima di aprire la bocca”, “Una stupidella che canticchia canzoncine si permette di fare la morale a chi tutti i giorni cerca di salvare la propria Patria dal ‘buco nero’ creato dai clandestini”, “Chi ha la fortuna di essere una discreta cantante non è automaticamente una filosofa di vita. Resta nel tuo mondo”.
“È più triste che siano molte donne a scrivere queste cose” commenta qualcuno, ed è una donna che scrive: “Cogliona, canta che ti passa”.
È questo l’unico post che Emma riprende su Twitter e risponde: “Ciao Monica. Che bella cosa non essere come te. Che bella cosa non essere te. Eh sì, meglio cogliona, fidati”.
Un tweet che riceve moltissimi messaggi di sostegno: “Resistenza. Resisti a questi insulti. Emma, fallo per noi. È per gente come te che abbiamo ancora speranza che il mondo non sia così disumano come appare”,
“Quando la gente è nulla l’offesa è zero. Ricordati sempre questa cosa. Perchè tu splendi, sempre, a differenza loro”. Anche la solidarietà delle colleghe Paola Turci e Fiorella Mannoia: “Avanti, scatenatevi pure. I vostri insulti sono come medaglie”.
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2019 Riccardo Fucile
DAL 10,1% AL 9,9%, PECCATO CHE IN EUROPA SIA AL 7,5%
Una buona notizia che arriva direttamente dall’Istat sui dati del lavoro in Italia.
Nel nostro Paese, infatti, è stato toccato il tasso minimo di disoccupazione (nel mese di maggio) dal lontano 2012.
Per la prima volta, dopo sette lunghi anni, quel numero non è più in doppia cifra, scendendo dal 10,1 al 9,9%. Luigi
Di Maio, Matteo Salvini e gli altri esponenti del governo stanno esultando. I dati, però, mostrano come la situazione sia ancora in itinere, mentre il trend nei paesi dell’Eurozona sia in continua discesa da molto più tempo.
I dati pubblicati questa mattina dall’Istat mostrano come il tasso di disoccupazione, nel mese di maggio sia, dunque, calato attestandosi al 9,9%.
La discesa netta è di 0,2 punti percentuali rispetto all’ultimo rilevamento relativo al mese. È un valore che non si toccava dal lontano febbraio del 2012, anche se per l’Italia restano ancora gravi criticità rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea.
Aumenta il numero degli occupati, +67%, che registrano una crescita nella fascia degli over 50 e degli under 24. Il dato in controtendenza, invece, arriva dalla fascia 35-49 anni.
I dati che arrivano dall’Eurozona mostrano come il calo della disoccupazione abbia coinvolto tutti i 28 Paesi membri dell’Unione Europea, con l’Italia.
I dati Eurostat raccontano di un maggio in cui il tasso di disoccupazione nella zona euro era del 7,5%, in calo rispetto al 7,6% ad aprile e rispetto all’8,3% un anno prima.
Si tratta del tasso più basso da lontano luglio 2008, undici anni fa. Nell’Unione Europea era al 6,3% dopo 6,4% ad aprile. Un anno prima era al 6,9%. Si tratta del tasso più basso da gennaio 2000.
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2019 Riccardo Fucile
CHI HA FATTO UNA MANOVRA INCOMPRENSIBILE E’ STATA LA GUARDIA DI FINANZA CHE HA MESSO A RISCHIO I MILITARI
I sovranisti di tutta Italia hanno scoperto in questi giorni di essere estimatori della Guardia di
Finanza, ovvero quel corpo delle Forze dell’Ordine mai troppo amato perchè generalmente dà la caccia ad evasori e furbetti vari e accusato di “colpire” i piccoli imprenditori con controlli sugli scontrini.
La ragione ovviamente sta tutta in quanto avvenuta a Lampedusa nella notte tra il 28 e il 29 giugno con lo “speronamento” di una motovedetta della GdF da parte della Sea Watch 3 in fase di attracco al molo.
Subito il ministro degli Interni ha scatenato la caccia alla “criminale” comandante Carola Rackete che secondo Salvini avrebbe “tentato di schiacciare contro la banchina del porto di Lampedusa una motovedetta della Guardia di Finanza con l’equipaggio a bordo”.
Secondo sovranisti e patridioti si tratta di un vero e proprio atto di guerra. I magistrati di Agrigento dovranno accertare l’esatta dinamica degli eventi e chiarire se la motovedetta può essere considerata una nave da guerra.
Dal punto di vista processuale c’è pure un precedente: è il caso della Cap Anamur che forzò un blocco navale per entrare a Porto Empedocle nel 2004. Il caso si concluse con un’assoluzione.
Quello che si vede nel filmato sembra a tutti molto chiaro: la Sea Watch si sta accostando al molo nonostante la presenza della motovedetta (pare essere una V800 in dotazione alla GdF). Le due imbarcazioni si toccano e la piccola vedetta riesce poi ad allontanarsi consentendo l’approdo.
La vera domanda da farsi non è se la Sea Watch 3 abbia voluto intenzionalmente schiacciare la motovedetta sulla banchina ma cosa ci facesse lì la motovedetta.
Chi aveva ordinato alla GdF di compiere quella manovra così pericolosa? Perchè la manovra della Guardia di Finanza ha messo a repentaglio la sicurezza dell’equipaggio della motovedetta
L’imbarcazione della GdF è stata sempre a fianco della Sea Watch fin dal suo arrivo nelle acque di Lampedusa. Quando la nave della Ong ha deciso di entrare in porto la motovedetta si è messa in mezzo durante le ultime fasi della manovra. Non è ben chiaro cosa pensassero di fare i finanzieri a bordo della vedetta.
Fermare con un’imbarcazione di poco più di 12 metri per 16 tonnellate di dislocamento una nave lunga 50 metri (cinque volte tanto) per oltre 600 tonnellate di stazza (37 volte tanto) non sembra una mossa intelligente.
Soprattutto quando ormai la nave è a meno di cinque metri dalla banchina.
In quel momento nessuno avrebbe potuto impedire il contatto tra le due imbarcazioni. Perchè questa è la definizione aderente ai fatti e alla realtà : contatto.
La ragione per cui la manovra pericolosa è stata quella portata a termine dai finanziari che si sono infilati tra la banchina e la Sea Watch 3 è semplice e sta tutta in una parola: abbrivio.
La nave della Ong a quel punto non si poteva più fermare o arrestare, e anche se avesse voluto farlo non avrebbe potuto farlo nei brevi istanti in cui la motovedetta si è messa in mezzo.
Come mai la Guardia di Finanza non ha fermato gli sbarchi fantasma?
A cosa serve tutta la caciara su questo episodio? A dare un significato “plastico” all’idea dello scontro tra Stato italiano e Ong.
Uno scontro evocato da mesi ma che fino ad ora era rimasto nei tweet e nelle dichiarazioni dei membri del governo. Il contatto tra la grande nave umanitaria (che simboleggia i poteri forti) e la piccola motovedetta è la rappresentazione grafica della battaglia con i Poteri Forti dell’immigrazionismo e l’eroica resistenza dello Stato, nonostante la mancanza di mezzi adeguati (per colpa dell’Europa ovviamente).
Certo, la si può vedere anche in un altro modo, come l’inutilità di cercare di “chiudere il mare” o di bloccare l’immigrazione.
Ovvero di bloccare un flusso di persone che non può essere fermato con tweet e decreti ma piuttosto governato e gestito con politiche di accoglienza adeguate.
E non tirare fuori la storia dell’aiutarli a casa loro, perchè i soldi stanziati non bastano, perchè gli aiuti che “diamo” come Stato non sono che una goccia nel mare.
Qualcuno poi potrebbe anche farsi un’altra domanda: dov’erano le motovedette della Guardia di Finanza di stanza a Lampedusa mentre a giugno sbarcavano industurbati, entrando tranquillamente in porto, centinaia di migranti a bordo di decine di barchini e motopescherecci? Nessun eroico gesto, Nessun tentativo di impedire l’attracco, come mai?
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 1st, 2019 Riccardo Fucile
LUNEDI PROSSIMO NELLA BASILICA DI SAN PIETRO, APPUNTAMENTO PER 250 PERSONE
Già nell’Angelus di domenica scorsa, come spesso capita, Papa Francesco aveva detto la sua sulla situazione dei migranti.
Oggi, però, è arrivato l’annuncio di una messa dedicata ai profughi e a tutte le persone che soccorrono le persone in difficoltà .
L’impegno umanitario sarà il tema della celebrazione in programma lunedì prossimo (8 luglio) nella Basilica di San Pietro. Saranno ospitate circa 250 persone, tra chi ha affrontato i lunghi viaggi per arrivare in Europa (con tutte le annesse difficoltà del caso) e chi si opera quotidianamente per dare aiuto a queste persone.
«In occasione del sesto anniversario della visita a Lampedusa, lunedì 8 luglio — ha annunciato il direttore della Sala stampa vaticana Alessandro Gisotti-, il Santo Padre Francesco celebrerà una Messa per i Migranti, alle ore 11.00, nella Basilica di San Pietro». Nel 2013, infatti, Papa Francesco andò in visita nell’isola teatro dei più importanti sbarchi nel Mediterraneo, portando solidarietà non solo agli esseri umani che avevano affrontato viaggi irti di difficoltà per fuggire da guerre e carestie, ma anche a tutti gli operatori che si erano adoperati affinchè fosse garantita loro dignità e sicurezza.
Alla messa di lunedì 8 luglio parteciperanno circa 250 persone tra migranti, rifugiati e quanti si sono impegnati per salvare la loro vita. «Il Santo Padre — spiega ancora Alessandro Gisotti — desidera che il momento sia il più possibile raccolto, nel ricordo di quanti hanno perso la vita per sfuggire alla guerra e alla miseria e per incoraggiare coloro che, ogni giorno, si prodigano per sostenere, accompagnare e accogliere i migranti e i rifugiati».
Una cerimonia che sarà , dunque, riservata ma che sarà trasmessa in diretta da Vatican Media, senza — però, la possibilità di accesso per i giornalisti all’interno della Basilica. Alla messa, presieduta da Papa Francesco all’Altare della Cattedra, prenderanno parte solo le persone invitate dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, a cui Bergoglio ha affidato la cura dell’evento.
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2019 Riccardo Fucile
ANNA MAZZONE OFFENDE I TEDESCHI E I PARLAMENTARI SALITI A BORDO
Forse ci dev’essere qualcosa nell’acqua della redazione del Tg2. Dopo il caso del conduttore Luca
Salerno che condivideva vignette omofobe, tocca ora alla giornalista Anna Mazzone dare spettacolo di sè su Twitter risignificando il concetto di servizio pubblico oltre a quello di pagamento del Canone Rai.
La Mazzone, nella notte del blocco forzato da Carola Rackete, pubblica un tweet alle 3 del mattino in cui parla di un “Blitz della crucca che forza il blocco e attracca a Lampedusa dove viene arrestata per violazione del codice navale”.
La parola “crucca” in luogo di “tedesca” (ma perchè parlarne sottolineandone la nazionalità ) è un termine offensivo e despregiativo.
Poi la Mazzone, che evidentemente deve essere anche una fine umorista, scrive: “Migranti ancora su con Orfini, Del Rio e varie ed eventuali. Poveracci…. i migranti”. La battutona fa partire un moto di reazione su Twitter.
Decine di persone le ricordano che è pagata dai contribuenti italiani, a quel punto non replica e sparisce.
Il coraggio tipico dei sovranisti
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2019 Riccardo Fucile
DON FIORINO A MARSALA A UNA EX CONSIGLIERA COMUNALE SOCIALISTA PASSATA ALLA LEGA: “CHI E’ DELLA LEGA NON DOVREBBE NEANCHE ENTRARE IN CHIESA”
“Sto subendo un personale attacco diffamatorio dalla signora Fanny Montalto, attraverso un post pubblicato su Facebook. L’attacco è anche rivolto alla Chiesa Cattolica e alle sue strutture caritative di accoglienza. Secondo la signora, la Chiesa ed io facciamo ‘campagna elettorale’ perchè ricordiamo che salvare le vite umane in mare è prioritario e che lasciare 42 persone su una imbarcazione è ingiusto e disumano”: questo scrive su Facebook don Francesco Fiorino, un prete che da anni, a Marsala, è impegnato in iniziative in favore di chi ha difficoltà ad avere un pasto o un tetto.
Il bersaglio è Fanny Montalto, ex consigliere comunale socialista, vedova di Enzo Genna, che è stato sindaco socialista di Marsala, e che adesso ha aderito alla Lega di Salvini.
La polemica è divampata dopo uno scontro verbale tra don Fiorino e la Montalto al termine della messa del 24 giugno, nella chiesa di San Giovanni al Boeo.
“Nella affollata chiesa di san Giovanni al Boeo di Marsala — racconta don Francesco Fiorino — la signora Montalto ha più volte gridato che io e la Chiesa abbiamo fatto affari con gli sbarchi e che ‘la Chiesa e la sinistra in Italia ci avete rovinato’. La signora ha diverse volte inveito verso di me dicendo: ‘Vergogna. Vergognatevi. Fate allontanare le persone dalla Chiesa”.
“Ho soltanto ricordato ai fedeli presenti che 42 persone nel nostro mare Mediterraneo stavano soffrendo da più giorni perchè non veniva dato loro il permesso di sbarcare a Lampedusa”. Per don Fiorino “questo attacco al sottoscritto e alla Chiesa Cattolica è sintomatico e preoccupante”.
Don Francesco avrebbe risposto: “Chi è della Lega o simpatizza per questo governo non dovrebbe nemmeno entrare in chiesa!’.
Ovvia considerazione, anche Gesù caccio i mercanti dal tempio.
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2019 Riccardo Fucile
IL GIOVANE 24 ENNE DEL TOGO: “PICCHIATO IN LIBIA, HO VISTO MORIRE DUE AMICI DOPO CHE GLI AVEVANO MOZZATO I PIEDI”
Fissa lo sguardo sulla chiesa di San Gerlando, poi si incuriosisce per i braccialetti esposti davanti
a un negozietto di souvenir.
Emmanuel, ventiquattrenne del Togo, cammina nella centrale via Roma di Lampedusa, assieme al suo amico Mohamed. Sono usciti dall’hotspot, per fare due passi. “Voglio vedere tutto quello che c’è, è diverso qui. Ci sono tanti turisti che passeggiano”, dice questo ragazzo gentile che fino a sabato era a bordo della Sea-Watch. È
stupito, è sollevato: “Mi piace il vostro Paese perchè c’è la libertà e la legge”. Anche se non capisce perchè la capitana Carola sia stata arrestata. I parlamentari, saliti sulla nave della ong tedesca, gli hanno descritto la situazione politica.
Chiede spiegazioni, ma non si capacita di quello che è successo. “Sono arrabbiato perchè è una brava persona. Noi dobbiamo la sua vita a lei. Perchè l’avete arrestata?”.
Per fortuna degli insulti e delle contestazioni al molo non ha capito nulla: “E’ stato bello”. Mentre cammina per via Roma, vestito con una t-shirt bianca e dei pantaloni di tuta, ci racconta la sua storia: “Sono partito nel 2017 dal Togo. L’ho dovuto fare perchè lì non c’è libertà , sono scappato per ragioni politiche”.
Dopo un lungo viaggio è arrivato in Libia. L’inferno. “Hanno ucciso davanti a me due miei amici, dopo avergli tagliato i piedi. Io sono stato bastonato più volte alla schiena”. Botte per far pagare la famiglia. “Sono serviti duemila dollari per essere qui”
Parla inglese e francese Emmanuel. E vorrebbe studiarne altre, di lingue perchè “sono importanti”.
Non sa dove andrà , quale Stato sarà la sua casa. Germania, Portogallo, Italia? A lui non importa: “L’importante è essere liberi”. Sorride e continua a camminare per via Roma. Prima di ritornare all’hotspot, per la seconda notte sulla terraferma. In Europa.
(da “La Repubblica”)
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