Agosto 19th, 2019 Riccardo Fucile
SBARCHI OVUNQUE TRA SCIACCA E LAMPEDUSA… COME MAI QUESTI NON LI PORTATE A MINORCA? PERCHE’ NON SONO STATI SALVATI DA UNA ONG E NON SONO AFFOGATI COME SPERAVATE?
Mentre la Open Arms attende davanti Lampedusa la possibilità di far toccare terra agli oltre 130 migranti trasportati, continuano senza sosta i piccoli sbarchi lungo la costa agrigentina.
A mezzanotte circa, infatti, dopo essere stati rintracciati su una imbarcazione alla deriva e soccorsi da motovedetta della Guardia di finanza, sono giunti al porto di Lampedusa 16 migranti
Inoltre, nei pressi di Sciacca, alle 23.00 circa di ieri, si è verificato uno sbarco autonomo ed a seguito delle ricerche svolte dai carabinieri del locale comando sono stati rintracciati 10 migranti (fra i quali 3 minori), mentre non è stato individuato alcun natante abbandonato.
Gli sbarchi sono proseguiti questa mattina. Una motovedetta della Guardia di finanza ha rintracciato, davanti la costa di Lampedusa, una piccola imbarcazione con a bordo 37 migranti. Verranno accompagnati al molo Favarolo.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2019 Riccardo Fucile
A MINORCA CI VADANO IN VACANZA I SOVRANISTI CON MOTO D’ACQUA, CUBISTE E NANI RAZZISTI AL SEGUITO… “PORTARLI LI’ E’ INCOMPRENSIBILE, ITALIA E SPAGNA SI ASSUMANO LE RESPONSABILITA'”… NON ERA OGGI CHE LA PROCURA DOVEVA FORMALIZZARE I NOMI DEGLI INDAGATI PER SEQUESTRO DI PERSONA?
“Una decisione incomprensibile”, la definiscono. Ma alla fine Open Arms apre all’offerta
dell’Italia di accompagnare la nave al porto di Minorca, nelle Baleari messo a disposizione dal premier Sanchez.
“Dopo 18 giorni di stallo, Italia e Spagna sembrano finalmente aver trovato un accordo, decisione che ci appare del tutto incomprensibile – dice Riccardo Gatti, presidente di Open Arms – Con la nostra imbarcazione a 800 metri dalla costa di Lampedusa, gli Stati europei stanno chiedendo a una piccola Ong come la nostra di affrontare 590 miglia e tre giorni di navigazione in condizioni metereologiche peraltro avverse, con 107 persone stremate a bordo e 19 volontari molto provati che da più di 24 giorni provano a garantire quei diritti che l’Europa nega. Se davvero un accordo è stato trovato, è indispensabile che Italia e Spagna si assumano la responsabilità di garantire, mettendo a dispozione tutti i mezzi necessari, che queste persone finalmente sbarchino in un porto sicuro”.
Anche dopo la nuova offerta del governo spagnolo del porto più vicino di Minorca nelle Baleari, la Ong sostiene di non essere in grado di riprendere il mare. “Stiamo vivendo una situazione di forte ansia e questo rende la situazione ingestibile per la sicurezza a bordo, non possiamo mettere a repentaglio la sicurezza e l’integrità fisica degli immigrati e dell’equipaggio” la risposta inviata via mail a Madrid che ieri, dopo 18 giorni di attesa, di fronte all’ostinato no di Matteo Salvini (che la Spagna intende portare davanti alle autorita’europee) ha sbloccato la situazione offrendo un porto sicuro, prima quello troppo lontano di Algeciras, poi quello di Minorca.
Dove la Open Arms potrebbe dirigersi accompagnata da navi della Guardia costiera italiana messe ieri a disposizione dal ministro Toninelli.
Ipotesi che la Open Arms sarebbe disposta ad accettare se i 107 migranti fossero trasbordati e affrontassero la traversata su un’altra nave “adatta per raggiungere il porto spagnolo in breve tempo e compatibile con la situazione attuale”.
Fermo restando il rischio di possibili reazioni inconsulte dei migranti (che temono sempre di essere riportati in Libia) davanti ad un possibile trasbordo su una nave militare per riprendere la navigazione.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2019 Riccardo Fucile
ALTRO CHE “SENTENZA OGGI”, SIAMO DI FRONTE A UN MENTITORE SERIALE… E LA MAGISTRATURA ASPETTA FORSE L’ESITO DI UN RICORSO INESISTENTE INVECE CHE APPLICARE LA SENTENZA E ORDINARE LO SBARCO COME AVREBBE DOVUTO FARE DA SEI GIORNI?
Il ricorso dell’Avvocatura dello Stato al Consiglio di Stato, con un presunto pronunciamento addirittura pevisto per oggi pomeriggio, è una bufala
Non è stato presentato nessun ricorso al massimo organo della giustizia amministrativa semplicemente perchè il nostro ordinamento non lo consente
Codice alla mano, infatti, è evidente che non è previsto alcun ricorso contro l’ordinanza emessa in via provvisoria dal giudice monocratico prima che l’argomento sia trattato in sede collegiale. E’ possibile solo chiederne la revoca allo stesso tribunale ( in questo caso quello del Lazio) che l’ha emessa.
Nel caso in questione, dunque, l’ordinanza emessa dal presidente del tar del Lazio potrà essere appellata solo dopo che il 9 settembre prossimo, la sezione del Tar nella sua composizione collegiale deciderà se confermare o revocare o modificare l’ordinanza che nel frattempo è esecutiva e deve essere eseguita dall’amministrazione italiana.
Lo conferma anche l’agenzia di stampa AdnKronos:
Nessun ricorso è stato presentato, ad oggi, al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio che lo scorso 14 agosto ha disposto la sospensione del divieto di ingresso nelle acque italiane della nave Open Arms, e che il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato di volere impugnare. Pertanto, contrariamente a quanto circolato, nessuna decisione è attesa oggi da Palazzo Spada sulla vicenda.
Il Tar del Lazio ha accolto il 14 agosto scorso il ricorso della Ong spagnola e disposto la sospensione del divieto di ingresso in acque territoriali italiane per permettere il soccorso delle persone a bordo, rilevando una situazione di “eccezionale gravità ed urgenza, tale da giustificare la concessione della richiesta tutela cautelare monocratica, al fine di consentire l’ingresso della nave Open Arms in acque territoriali italiane”. “Alla luce della documentazione prodotta (medical report e relazione psicologica” e “della prospettata situazione di eccezionale gravità ed urgenza” si giustifica “la concessione della richiesta” per “consentire l’ingresso della nave Open Arms in acque territoriali italiane e quindi di prestare l’immediata assistenza alle persone soccorse maggiormente bisognevoli”, scrive il TAR nella sentenza.
Sostenendo anche che “il ricorso in esame non appare del tutto sfornito di fondamento giuridico in relazione al dedotto vizio di eccesso di potere per travisamento dei fatti e di violazione delle norme di diritto internazionale del mare in materia di soccorso”.
Il Tar rileva che “la stessa amministrazione intimata (ovvero il Ministero dell’Interno) riconosce, nelle premesse del provvedimento impugnato, che il natante soccorso da Open Arms in area SAR libica — quanto meno per l’ingente numero di persone a bordo — era in “distress“, cioè in situazione di evidente difficoltà ” e “per cui appare, altresì, contraddittoria la conseguente valutazione effettuata nel medesimo provvedimento, dell’esistenza, nella specie, della peculiare ipotesi di “passaggio non inoffensivo”.
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2019 Riccardo Fucile
QUANDO LA VICENDA SI STAVA PER CONCLUDERE CON LO SBARCO E’ ARRIVATO SANCHEZ A FARE UN ASSIST A SALVINI… IN SERATA TONINELLI PROPONE DI MANDARE LA NAVE A PALMA DI MAJORCA CON L’ASSISTENZA DELLA GUARDIA COSTIERA… TUTTI SE NE FOTTONO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, DELLE ORDINANZE DEL TAR E DI 100 POVERI CRISTI
Open Arms deve andare in Spagna. Lo sostiene Matteo Salvini, lo ribadisce anche Danilo
Toninelli, il quale spera che “il comandante non si opponga”, in quanto “sarebbe del tutto incomprensibile”
Roba da avanspettacolo degno dei due soggetti.
Parole che hanno anticipato di pochi secondi la notizia trapelata dal governo spagnolo che ha offerto un secondo porto alla ong iberica, visto che nel pomeriggio era stato rifiutato quello di Algeciras.
Tecnicamente lo scalo di riferimento è Palma de Maiorca — anche se non ci sono notizie ufficiali in merito — distante 560 miglia nautiche dall’isola siciliana, contro le 950 miglia della cittadina vicina a Gibilterra. Circa 3-4 giorni di navigazione contro i 6-7 dello stretto.
Se la posizione del ministro dell’Interno è scontata e ribadita in continuazione, arriva un po’ a sorpresa quella del pentastellato. “La guardia costiera è a disposizione per accompagnare la nave in Spagna”, dice Toninelli.
E ancora: “Un Paese che consente ad una ong di issare la propria bandiera su una nave, poi non si può girare dall’altra parte” (tipica cazzata da ignorante)
Dunque “grazie alla Spagna per aver offerto un porto alla Open Arms, anche se con troppi giorni di ritardo”. Da parte italiana, ci sarà “tutto il sostegno tecnico necessario, per far sbarcare lì tutti i migranti a bordo”.
Open Arms aveva chiesto di attraccare a Lampedusa
Da capire se la ong guidata da Oscar Camps accetterà il compromesso. Nel pomeriggio, infatti, Open Arms aveva rifiutato di far salpare nuovamente la propria nave in direzione di Algeciras, il porto messo a disposizione in mattinata dal presidente spagnolo Pedro Sanchez.
“Dopo 26 giorni di missione, 17 in attesa con 134 persone a bordo, un ordine del tribunale a favore e 6 paesi disposti a ospitare, volete che navighiamo per 950 miglia, circa 5 giorni in più, verso Algeciras, il porto più lontano del Mediterraneo, con una situazione insostenibile a bordo?”, ha scritto il cooperante.
Ne è seguito l’invio di una “richiesta urgente” di poter “entrare nel porto di Lampedusa”, a portata di mano, considerando che sul ponte ci sono ancora 107 migranti.
“Le condizioni loro psicofisiche sono critiche, la loro sicurezza è a rischio. Se accadrà il peggio, l’Europa e Salvini saranno responsabili”, ha twittato la ong nel pomeriggio
Incredibile anche nota della Procura: “L’offerta di un porto da parte della Spagna pone una battuta d’arresto all’attività d’indagine in corso”.
Ricordiamo:
1) Esiste da 4 giorni una ordinanza del Tar che dispone lo sbarco con urgenza a Lampedusa di tutti i migranti
2) Questa ordinanza è stata inevasa da tutte le istituzioni preposte: si chiama omissione di atti d’ufficio
3) Il Paese di bandiera nel diritto internazionale sui soccorsi non c’entra un cazzo: se una nave italiana soccorre un naufrago in Sud America lo deve sbarcare nel porto sicuro più vicino, non lo porta in Italia.
4) Open Arms non poteva sbarcare nè in Libia nè in Tunisia (porti non sicuri o porti che non hanno centri attrezzati di accoglienza), Malta ha detto no perchè ne aveva già soccorsi altri, il porto sicuro e piu vicino era e resta Lampedusa
5) L’Italia aveva l’obbligo giuridico di soccorrere immediatamente i minori e in fase successiva far attraccare Open Arms, come da sentenza del Tar: ha soccorsi i primi con 10 giorni di ritardo e ancora sta sequestrando gli altri 113
6) La magistratura deve far eseguire le sentenze non aspettare che la politica faccia le sue sporche manovre: doveva far scendere i migranti non aspettare i ricorsi farlocchi al Consiglio di Stato. Non deve aspettare che la gente entri in coma per far rispettare la legge, dormire in 113 per terra con due soli bagni a disposizione e con pericolo che la gente si butti in mare e affoghi è già emergenza. O ci vuole il morto?
7) C’è da giorni un accordo sulla ridistribuzione dei migranti tra sei Paesi europei, bastava farli sbarcare e già molti sarebbero altrove. Ridicolo portarli ora a Palma come fossero pacchi per fare un favore alla propaganda criminale sovranista e ai cazzari dementi che potranno così dire che “aveva ragione Salvini che dovevano andare in Spagna” quando invece è una palla.
8 ) Complimenti a tutti, siete riusciti ancora una volta a calarvi le braghe e a non applicare la legge. Questa è l’Italia dei criminali e dei cagasotto. Avanti così
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Agosto 18th, 2019 Riccardo Fucile
SCARICATO DA M5S, ARRIVANO I PRIMI MUGUGNI DA DENTRO LA LEGA: “NON E’ PIU’ LUCIDO, NON ASCOLTA NESSUNO”
È un pugile suonato dall’ultimo gancio inaspettato che gli è stato sferrato dai cinque stelle.
C’aveva sperato in un cambio di rotta, nella riedizione di un contratto-bis per scongiurare “il governo arlecchino e dei perdenti”.
Chiaro riferimento al gotha renziano, che Matteo Salvini, se può, condanna a ogni piè sospinto. Ecco, il leader del Carroccio non si aspettava quella nota vergata nella casa di Beppe Grillo a Marina di Bibbona, che a metà pomeriggio gli spezza la corsa e lo definisce “inaffidabile e non credibile”.
“Io — si sfoga con chi lo ha sentito – ho dato l’anima per questo esecutivo, e loro cosa fanno? Mi accusano di essere inaffidabile. Chi è inaffidabile io, o loro che si spartiscono le poltrone con Renzi e la Boschi?”.
La nota di fatto cala il sipario all’esperienza di governo gialloverde. E spiana, forse, la strada alla nascita di un esecutivo che ricalcherà la maggioranza “Ursula” – benedetta dal professore Romano Prodi – la stessa che ha eletto la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen.
Fatto sta che quando nel tardo pomeriggio si presenta a Marina di Pietrasanta, dove viene intervistato dal direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, Salvini appare confuso, a tratti rassegnato dall’impossibilità di non potere cambiare il corso degli eventi.
E allora davanti alla platea della Versiliana fa un’operazione verità . “Se fanno un accordo sulla spartizione del potere, io i numeri in Parlamento per fermarli non li ho. Questo va detto”.
Ecco perchè studia già da leader dell’opposizione, “la cosa che sappiamo fare meglio”, era stato il consiglio di Giancarlo Giorgetti.
E dall’opposizione appunto si prepara a bombardare “il governo dei perdenti di Boschi, Prodi, Renzi e Boldrini”, minacciando di portare il suo popolo in piazza “in maniera democratica”. Invertendo, di fatto, le posizioni e prendendo le piazza che i grillini hanno lasciato a favore del palazzo.
Ad accentuare la sua sofferenza c’è anche la sindrome dell’accerchiato. Dell’essere ormai solo contro tutti. Lui contro il sistema che, ironizza, “mentre noi stiamo qui, si domanda: chi farà il presidente dell’Eni? Chi farà il ministro dell’Interno?”.
È questa sindrome dell’uomo solo contro tutti la mette nero su bianco quando parla di un possibile avviso di garanzia che “non mi stupirei arrivasse nei prossimi giorni”.
Si riferisce alla vicenda Open Arms che lo vede duellare con il ministro Trenta e con il premier Conte con il quale “c’è ormai solo un rapporto epistolare”.
Già , il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Lo stesso che si presenterà fra 48 ore a palazzo Madama per comunicazioni che anche il Capitano della Lega attende con attenzione, tanto da dire: “Lo ascolterò senza assolvere e senza condannare”.
In questo contesto a via Bellerio regna il caos.
Non è dato sapere quale sia la soluzione migliore sulla mozione di sfiducia nei confronti del premier Conte. Se sia più utile ritirarla o meno. Qualcuno gli starebbe consigliando di farlo, qualcun altro tentenna, altri gli consigliano di non farlo.
Si tratta di una indecisione figlia di un malessere diffuso. L’accusa che in tanti rivolgono a Salvini suona più o meno così: “Non ascolta nessuno”.
Ed è un accusa che è oggetto di discussione tra i parlamentari leghisti, spaesati e sbalorditi dalle continue capriole di Salvini che anche all’interno del Carroccio qualcuno definisce “non più lucido, non più quello che non sbagliava una mossa”.
Ne è passata di acqua sotto i ponti dai toni dittatoriali del Papeete Beach quando il Capitano, in tenuta da deejay, invocava “pieni poteri” e sembrava essere il padrone d’Italia.
Ma oggi ad avere il boccino è il Movimento 5 stelle. Adesso però per Salvini sembra aprirsi un’altra partita e ben altro processo. E non si parla nè di migranti, nè di rubli. È un processo politico che inevitabilmente si aprirà a via Bellerio un minuto dopo la nascita di un esecutivo istituzionale senza la Lega.
Da qualche giorno Giancarlo Giorgetti preferisce tacere e neppure lui riesce a mettersi in contatto con il vicepremier.
C’è poi il silenzio di Luca Zaia, i cui fedelissimi descrivono “infuriato” per aver dimenticato che in tutto questo pantano sta definitivamente per saltare una delle battaglie leghiste, l’autonomia differenziata. Ecco, in questo processo Salvini non potrà chiedere l’immunità .
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 18th, 2019 Riccardo Fucile
ZINGARETTI ASSEDIATO DA PADRI NOBILI E GRUPPI PARLAMENTARI
A questo punto è un “assedio” nei confronti di Nicola Zingaretti. Costretto alla trattativa per il
Governo con i Cinque Stelle.
Parliamoci chiaro, il Pd è completamente travolto dal gorgo governista: padri nobili, gruppi parlamentari, sindaci, il grosso del gruppo dirigente che pure sostiene il segretario, da Dario Franceschini a Goffredo Bettini, al presidente del partito Paolo Gentiloni, la cui resistenza si affievolisce di ora in ora.
È bastato davvero poco, per cedere alla grande rimozione di questo anno.
Il punto lo coglie Carlo Calenda: “Dopo presa di posizione di Prodi e ‘defilamento’ di Gentiloni direi che oramai la maggioranza a favore del Governo con i 5 Stelle è prossima. È ormai all’unanimità . Le ragioni della mia contrarietà le ho esposte”.
Già , perchè ormai è senso comune che, una volta avviata l’operazione, non rappresenterà un moltiplicatore di consenso di Salvini, ma porterà nel medio periodo alla chiusura del suo ciclo, favorendo anche il “processo” interno che scatterà nella Lega.
Il comunicato dei Cinque Stelle, dopo il lungo vertice a casa Grillo, segna proprio questo “voltapagina”, attestando che si fa sul serio.
E che, politicamente parlando, l’esperienza gialloverde, al di là di come si consumerà il passaggio parlamentare, è chiusa. Definitivamente. Comunque Conte, a prescindere da mozioni, risoluzioni e giochi d’Aula, si dimetterà dopo un discorso molto duro verso il suo ex alleato.
Ecco, lo schema è cambiato. Radicalmente. E la paura del voto è il vero cemento di una trattativa, nei fatti, avviata, con i primi contatti tra la Casaleggio e il Nazareno. Assai indicativo è che fonti degne di queste nome, sia del Pd che dei 5 stelle, fotografano con le stesse parole lo stato dell’arte: “A questo punto o si fa un Governo serio o si vota”.
Con l’aggiunta che le “urne” non le vuole pressochè nessuno. Si consuma così una svolta profonda, radicale, senza neanche una riflessione pubblica degna di questo nome, un reciproco riconoscimento, un’analisi delle ragioni politiche che portano all’avvicinamento il diavolo e l’acqua Santa, quelli del “partito di Bibbiano” e i “cialtroni” che Renzi insultava e loro volta insultavano i suoi genitori dopo i clamorosi arresti per bancarotta fraudolenta.
Il semplice fatto che la trattativa sia avviata è una strepitosa vittoria del senatore di Rignano, mosso dalla necessità di guadagnare tempo e scongiurare il voto a ottobre, per organizzare meglio il suo partito.
I Cinque stelle continuano a spifferare che “l’interlocutore” è Zingaretti, persona seria, affidabile, non l’Arcinemico di questi anni, ma il problema è che il segretario del Pd questa operazione l’ha subita, mentre l’altro che invece l’ha orchestrata avrà oggettivamente in mano il diritto di vita o di morte nel nuovo Governo.
Non è un pensiero dietrologico, perchè l’uomo che certo non difetta di autostima e narcisismo, l’ha candidamente ammesso nella sua intervista al Giornale: “Voteremo la fiducia, non chiederemo neanche uno strapuntino di potere, poi faremo il punto alla Leopolda il 18 ottobre”.
Anche in questo caso, Carlo Calenda, che non difetta di schiettezza e lucidità , ha prontamente avvisato i naviganti: “Cosa succede se si fa il Governo: Renzi prende tempo per far fuori Zingaretti o farsi il suo partito, resta fuori dal governo, poi lo farà cadere con la scusa che la sinistra si sta grillinizzando. Accetto scommesse”.
Il che è possibile perchè ha ancora in mano i gruppi parlamentari, che non sono proprio un dettaglio. E un eventuale gruppo del partito di Renzi, se va in porto la seduzione verso gli inquieti azzurri attirati dalle sirene della responsabilità e del sottogoverno, è destinato a diventare il secondo gruppo della coalizione di Governo (dopo i Cinque Stelle), con il Pd terzo.
È in questo quadro che si riducono i margini di manovra dell’iniziativa di Zingaretti, che si trova ribaltato lo scenario. Solo poche settimane fa il Pd era la possibile alternativa, i Cinque stelle in piena crisi esistenziale e Renzi spaventato dal ritorno alle urne.
Oggi i Cinque stelle sono tornati centrali, il senatore di Rignano ha trascinato il partito sulla sua linea, commissariando Zingaretti, e ha in mano la golden share della maggioranza.
Ecco. Il punto, in questo contesto, è quanto Zingaretti vorrà e potrà osare alla direzione chiamata a pronunciarsi sull’alleanza con i Cinque stelle.
È chiaro quali sarebbero le parole da pronunciare se volesse assumersi il rischio di una iniziativa per puntare alle urne. Poche, semplici condizioni, in nome della richiesta di una profonda discontinuità :
1) Abrogazione, al primo cdm del provvedimento simbolo di quest’anno, il Decreto Sicurezza;
2) Il ritorno al Rei, che sostituisca il reddito di cittadinanza;
3) No alla riduzione dei parlamentari se non accompagnata da una riforma costituzionale del Senato;
4) No alla riforma costituzionale che prevede il referendum propositivo;
5) Assenza dal nuovo Governo della delegazione complice di quel “barbaro” che tutti adesso vogliono fermare dopo avergli spalancato le porte di Roma.
Il tutto, in un clima in cui è necessario anche un sano processo catartico e un confronto limpido, alla luce del sole, tra forze che, fino a ieri non avevano in comune nulla. Non dettagli, ma divise sulla stessa idea della democrazia e delle istituzioni.
Questi punti il segretario li ha ben chiari da tempo. Sono però punti di una trattativa che può saltare, nell’ambito di un partito che non vuole farla saltare, perchè non vuole votare.
Invece alla Direzione si arriverà con un chiacchiericcio, fatto di abboccamenti, sondaggi riservati, telefonate informali. Trapela, ad esempio, che i Cinque Stelle “partono da Conte”, nel senso che, come base negoziale, vorrebbero confermare l’attuale inquilino di palazzo Chigi come premier della nuova maggioranza.
Ma è un modo per trattare una sua onorevole uscita di scena, come commissario europeo. La vera condizione, non negoziabile, è la presenza di Luigi Di Maio al Governo che, per il Pd, è già difficilmente sostenibile. Si vedrà .
Però il punto, indicativo, è che già si parla di nomi, prima ancora che sia definito, approfondito e discusso lo schema. Col vero capo dello nuova maggioranza, Matteo Renzi, che se ne sta fuori, a godersi il suo capolavoro, senza chiedere posti per sè e per i suoi, il che agevola la nascita del Governo e ne rende più semplice l’omicidio, quando vorrà .
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 18th, 2019 Riccardo Fucile
NEL SETTORE PRIVATO SU 10 USCITE NE ENTRERANNO SOLO 2
L’anno scorso, dopo una meravigliosa riunione con le parti sociali, ministri e viceministri del calibro di Matteo Salvini, Luigi Di Maio e Laura Castelli annunciavano garruli che quota 100 avrebbe creato lavoro perchè per ogni lavoratore andato in pensione prima ci sarebbero state tre assunzioni.
Si trattava di una sciocchezza oltre ogni logica economica, della quale oggi c’è la conferma che è vero il contrario: ogni dieci pensionati si assumono tre nuovi lavoratori. Spiega oggi Il Messaggero:
L’osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro ha stimato che il tasso di sostituzione tra chi entra e chi esce dopo Quota 100 non supererà il 30 per cento. Ma il condizionale è d’obbligo: un pieno ricambio generazionale si avrà soltanto in ambiti altamente specializzati come «i meccanici artigianali di auto» e «gli elettricisti nelle costruzioni civili».
Più pessimista l’economista Alberto Brambilla, uno dei padri di Quota 100: «Una piena sostituzione tra chi esce ed entra si può avere in teoria soltanto nel settore pubblico.Non certamente nel privato, dove la stagnazione, il crollo degli ordinativi da parte dei nostri principali Paesi compratori e i magazzini pieni non incentivano l’assunzione di nuovo personale. Casomai, in questo caso, Quota 100, è più un incentivo, pagato con i soldi dello Stato, per ridimensionare delle piante organiche in alcuni casi troppo pesanti. Secondo me, le imprese ne prenderanno al massimo 2 ogni 10 prepensionamenti, ma saranno professionisti altamente tecnologici».
Sic transit gloria tonti.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 18th, 2019 Riccardo Fucile
E’ UNA DELLE PARTECIPANTI ALLA “CROCIERA TURISTICA” SECONDO SALVINI
Ora, passeggia davanti alla spiaggia di Lampedusa alla ricerca di un wi-fi. Hickma, 18 anni,
etiope, è una delle tredici persone che giovedì sera sono sbarcate dall’Open Arms per motivi sanitari. Anche se poi i medici del Poliambulatorio hanno stilato un referto del tutto tranquillizzante. “Solo un caso di otite fra quei migranti”, ha detto il responsabile della struttura, il dottore Francesco Cascio.
E apparentemente Hickma sta bene, sorride. Ma basta chiederle come sia iniziato il suo viaggio verso l’Italia per capire quali siano le sue ferite.
“Sono stata prigioniera per tre anni in Libia, un anno e 4 mesi in prigione e un anno e sei mesi chiusa in un magazzino — racconta — erano torture continue. I libici sono pazzi, ma io non mi sono mai rassegnata”.
E’ riuscita a liberarsi e a raccogliere i soldi necessari per provare la traversata verso la Sicilia. In un inglese stentato scrive sul telefonino la cifra che ha pagato: “6.000”. Seimila dinari. “Eravamo 55 su un gommone”.
Hickma è partita dall’Etiopia con una sua amica, anche lei ha la stessa storia: “Prima il Sudan, poi la Libia”.
Racconta che ha studiato al liceo e che vorrebbe andare prima a Roma e poi in Francia, dove vivono alcuni zii. “Sono stati giorni difficili sulla Open — dice con un filo di voce — Caldo, tante persone in poco spazio. E poi ogni giorno maccheroni – ora sorride – Adesso voglio vivere la mia vita”.
E saluta, raggiunge la sua amica, seduta davanti a un albergo dove sono ospitati i carabinieri impegnati nei servizi all’hotspot. Un pomeriggio d’estate a Lampedusa, fra turisti in costume, migranti con storie terribili e uomini delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 18th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO 3 ANNI CI SONO ANCORA 50.000 PERSONE SENZA CASA
Flavia Amabile sulla Stampa di oggi pubblica un reportage sul terremoto dell’Italia Centrale, dove dopo 3 anni ci sono ancora 50mila persone prive di casa che vivono in alloggi di emergenza:
Ci sono quasi 50 mila persone senza casa, la maggior parte hanno scelto il contributo di autonoma sistemazione (il 77%), 1364 persone sono ancora negli alberghi. In 8108 hanno scelto di abitare nelle Sae, le casette di emergenza dove stanno crescendo i figli e vedendo invecchiare i genitori, subendo disagi dai pavimenti ammuffiti ai boiler rotti frutto di lavori spesso superficiali e approssimativi. Sono i nuovi villaggi dell’Appennino, una ferita ulteriore in un territorio già provato, una colata di cemento nel cuore verde dell’Italia dove un tempo si incontravano solo borghi medievali, torri, vicoli lastricati.
Mentre il cemento si fa strada, Arquata del Tronto ha perso circa la metà della popolazione, Amatrice 4 persone su 10.
Come dare torto a chi va via? La ricostruzione non c’è ancora, proprio come non c’era lo scorso anno.
Sono 2788 le domande presentate ad aver ottenuto il via libera ai lavori, più o meno una su tre rispetto a quelle presentate e il 3,5% rispetto al totale di chi ha subito danni.
Dal 10 agosto 2017 al 25 giugno 2019 i fondi messi in circolo dalla Cassa Depositi e Prestiti per la ricostruzione privata sono 200 milioni di euro, un’inezia rispetto a un’operazione che secondo le stime della Protezione Civile si aggirerà in totale sui 22 miliardi.
(da “NextQuotidiano”)
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