Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
SOVRANISTI DISTRATTI: INVECE CHE DIFENDERE I SACRI CONFINI SARANNO STATI A FARE COLAZIONE AL BAR
In località Le Castella, a Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, in mattinata sono
arrivati 52 migranti di varie nazionalità , tra cui due bambini e due donne, a bordo di una barca a vela.
L’imbarcazione è finita contro gli scogli e solo grazie alla segnalazione di alcuni bagnanti la polizia, da terra, la Guardia costiera e la Guardia di finanza, dal mare, hanno potuto soccorrere i naufraghi, alcuni dei quali aggrappati agli scogli.
Tutte le persone, una volta tratte in salvo, sono state trasferite nel porticciolo di Le Castella e successivamente nel centro di accoglienza “Sant’Anna” di Isola Capo Rizzuto.
(da agenzie)
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Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
SU RETE4 SALVINI SPARA UNA SERIE DI BUFALE ESILARANTI MA IN STUDIO NESSUNO GLIELO FA NOTARE
C’è quello a cui piacciono i piani ben riusciti e quello a cui invece non riesce nemmeno di stirarsi le camicie da solo e quando architetta qualcosa finisce invariabilmente fregato.
Il primo è il Colonnello John “Hannibal” Smith dell’A-Team, il secondo è il Capitano Matteo “Willy il Coyote” Salvini.
Ieri il nostro eroe tutto ruspe e comizi è finalmente tornato nel suo ambiente naturale. Libero dai gravosi impegni del Viminale ha partecipato alla puntata di Quarta Repubblica su Rete 4.
Quella volta che Salvini voleva dimettersi ma nessuno glielo ha lasciato fare
Da un paio di settimane Salvini ha smesso i panni del leader tutto d’un pezzo per indossare quelli del povero salvatore della patria che combatte contro il destino cinico e baro e soprattutto i terribili poteri forti (il Vaticano, l’Unione Europea, Francia, Germania, Soros e chi più ne ha più ne metta).
Un disco rotto che suona sempre la stessa canzone. E ieri non ha fatto eccezione quando ha parlato per l’ennesima volta della «sovranità che appartiene al popolo», che però la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, quindi non in piazza. Ma la parte finale la salta sempre. Così come dimentica di citare l’inizio dell’articolo 1 della Costituzione: l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
«Io ho portato pazienza, processi, minacce e denunce», dice Salvini. Ma processi non ne ha subiti, proprio grazie al salvataggio dell’ex alleato a 5 Stelle.
Ed anzi c’era un tempo in cui il nostro lo si doveva tenere fermo, altrimenti sarebbe andato a farsi processare di sua spontanea volontà . Dettagli.
Salvini sta già passando al pezzo successivo, quello della Lega che «ha rimesso il mandato dei propri ministri nelle mani degli italiani» perchè «noi della Lega abbiamo scelto di mettere sette ministeri sul tavolo chiedendo che gli italiani potessero tornare a votare». Non sfuggirà il fatto che i ministri della Lega non si sono ancora dimessi (il Governo rimane in carica per gli affari correnti).
È stato Giuseppe Conte ad annunciare le dimissioni, non Salvini e nemmeno altri ministri leghisti. E riguardo al fatto che la Lega voglia andare al voto come spiega il capo del Carroccio le numerose aperture fatte al M5S per riprendere il filo del discorso laddove si era interrotto? Addirittura la Lega ha proposto un nuovo governo gialloverde con Luigi Di Maio Presidente del Consiglio
Le balle di Salvini su immigrati e Quota 100
E che Salvini sia ancora ministro lo dice lui stesso quando annuncia che «ancora in queste ore sto cercando di bloccare centinaia di sbarchi». Non dice però come lo sta facendo, per caso a mani nude? Perchè giusto ieri sono sbarcati a Lampedusa 143 migranti in tre diversi “sbarchi fantasma”. Senza contare i 104 migranti scesi dalla Eleonore dopo il sequestro e i 98 che erano a bordo della Mare Jonio, anche loro tutti a terra sani e salvi.
Salvini dovrebbe spiegare come mai non riesca a fermare le partenze e le morti, e soprattutto perchè i migranti scesi dalle navi delle ONG restano quasi sempre in Italia invece che essere redistribuiti
Ma non c’è tempo per andare nel dettaglio e spiegare le cose. Anche perchè nessuno in studio glielo chiede. E c’è da rispettare il cronoprogramma, dopo gli attacchi ai poltronari e a quelli che ci vogliono riempire di immigrati tocca ad un altro cavallo di battaglia leghista: Quota 100. «Chi vorrà toccare Quota 100 per tornare alla Legge Fornero dovrà passare sul mio corpo perchè danneggia milioni di lavoratori e pensionati italiani» annuncia Salvini battagliero.
Peccato che Nicola Porro non gli abbia chiesto come mai Quota 100 non crea il lavoro che aveva promesso oppure come mai le domande presentate per usufruire della grande legge della Lega risultino essere inferiori del 30% rispetto a quanto previsto.
Come domanda di riserva si poteva pure chiedere a Salvini con i contributi di quali lavoratori pensava di pagare le pensioni degli italiani in futuro. Ma tanto lui mica è al governo
Perchè Salvini scappa dalle sue promesse?
Ma Salvini va come un treno. Spiega che se i 5 Stelle non avessero votato per la von der Leyen avremmo avuto la possibilità di eleggere una Commissione che avrebbe allentato i vincoli europei (con quali voti? Quelli dell’esigua pattuglia di sovranisti?).
Una volta fatto questo — ammesso e non concesso sia vero si tratta di un processo non immediato come è facile intuire — allora avremmo potuto avere la Flat Tax. A deficit quindi. Ma contro la tassa piatta al 15% remava anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria, indicato indovinate un po’ da chi? Proprio dalla Lega.
Una situazione insostenibile per Salvini che preferisce «scommettere sulla democrazia sul voto degli italiani» che tentare di stare al Governo e dimostrare di non essere in grado di mantenere le promesse. Puoi scappare dal voto per un po’ ma non puoi scappare all’infinito, ripete il Capitano per l’ennesima volta. E nessuno scappa dal voto all’infinito. C’è però chi scappa dalle promesse sulle accise da tagliare o sull’IVA da non aumentare.
E come mai Salvini in un anno non è riuscito a far approvare l’intesa sull’Autonomia? Forse perchè si è accorto che facendola avrebbe perso i voti del Sud?
Sembra impossibile che la Lega, che al Governo è riuscita ad ottenere tutto quello che voleva, pure il Sì alla Torino-Lione non sia riuscito a fare altrettanto con l’argomento che sta più a cuore agli elettori del Nord, in particolare di Veneto e Lombardia.
È un bel mistero, forse anche quella è colpa dei poteri forti. Salvini però un’ultima promessa ce la vuole fare, e lo fa citando De Andrè che diceva «la mia canzone migliore? Quella che devo ancora scrivere».
E chissà che dopo ventisei anni in politica Salvini non riesca a scrivere una canzone nuova, perchè cantare per decenni la stessa canzone dopo un po’ stufa anche i fan più appassionati e affezionati.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
SABINO CASSESE: “NON SI GIOCA CON LA DEMOCRAZIA”… CESARE MIRABELLI: “COSI’ LA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA VA AL MARE”… GIOVANNI FLICK: “E’ CONTRO LA COSTITUZIONE”
Per Sabino Cassese “non si gioca con la democrazia”, per Cesare Mirabelli “così la democrazia
rappresentativa va a mare”, per Giovanni Maria Flick “il voto su Rousseau è contro la Costituzione”. È un giudizio netto e molto critico quello di due presidenti emeriti della Corte Costituzionale e di un costituzionalista sul ricorso al voto online per gli iscritti al M5S per decidere se dar vita al governo con il Partito Democratico.
Cassese: “Non si gioca con la democrazia”.
“Quando il capo politico del M5S smetterà di giocare con la democrazia?”: se lo chiede costituzionalista Sabino Cassese in un’analisi sul Corriere della Sera sul voto della Piattaforma Rousseau sul Conte-bis voluto da Luigi Di Maio. ”’L’ultima parola spetta agli iscrittì. Quindi, oggi gli iscritti-certificati al M5S (poco più di 100 mila persone) decidono se si fa il governo con il Pd”, osserva Cassese.
Secondo il ragionamento di Cassese, se il responso sarà positivo “la decisione dei gruppi parlamentari del Movimento, regolarmente comunicata al presidente della Repubblica, sarà confermata”, ma nel caso contrario cosa accadrà ?, si chiede.
“I gruppi parlamentari, smentiti dagli iscritti, dopo essersi pronunciati a favore della nuova formazione di governo, che faranno? Si dimetteranno?”, insiste il costituzionalista e aggiunge: “Poichè è il capo dello Stato che ha dato l’incarico per la costituzione di un nuovo governo sulla base delle indicazioni dei gruppi parlamentari di M5S e Pd, che farà ?”.
“Coloro che hanno deciso di avviare questa consultazione, a questo stadio della procedura di formazione del governo (e non prima che si pronunciassero i gruppi parlamentari), non si rendono conto della contraddizione in cui hanno cacciato il M5S”, ha lamentato Cassese. Perchè il risultato sarebbe che “la volontà del maggior numero (i rappresentanti-delegati di 11 milioni di elettori del M5S) sarebbe cancellata da quella del minor numero (una maggioranza di 50-60 mila iscritti al M5S), smentendo le invocazioni populistiche del Movimento”.
In sostanza, conclude il giudice emerito della Corte costituzionale, il risultato è che i rappresentanti del popolo “sarebbero smentiti dal partito, rinverdendo i fasti della migliore partitocrazia”. Un vero e proprio paradosso, per “la forza politica che invoca il popolo a ogni piè sospinto” e che “lo metterà invece a tacere per dar voce ai propri esigui iscritti”.
Mirabelli: “A mare la democrazia rappresentativa”.
Il voto sulla piattaforma Rousseau sul Conte-bis “può buttare a mare la democrazia rappresentativa”: è l’allarme lanciato dall’ex presidente della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, in un’intervista alla Stampa.
Si tratta infatti di un passaggio – la richiesta di approvazione alla base M5S per via telematica del nascente governo 5S-Pd – non previsto dalla Costituzione, rimarca il professore. Non si tratta solo di “galateo istituzionale” violato.
“E’ evidente che si affaccia un interlocutore nuovo, che in Costituzione non è previsto”, sottolinea Mirabelli, per il quale si potrebbe porre una criticità “nei confronti del Presidente della Repubblica”. “Se c’è questa adesione suppostamente popolare, il Capo dello Stato potrebbe poi prendere posizioni diverse? E’ chiaro che il quesito sulla piattaforma telematica è di assoluta genericità . E ci mancherebbe pure che fosse l’approvazione di ministri e programma di governo ,chè questo sarebbe stato davvero grave”.
Ma – prosegue Mirabelli – un conto è la consultazione di un partito come consultazione interna, altro è un atto che ha un impatto sul presente”. “Mi domando: se la consultazione fosse negativa, che cosa accadrà ? Il presidente incaricato, sulla base del voto di un numero ristretto di persone, sia pure iscritte al partito M5s, si ritira e restituisce il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica? Non è quanto stabilisce la Costituzione, direi. Così come è stata gestita, per tempi e modi, questa consultazione sembra piuttosto un atto di sfiducia o di fiducia preventiva esterna”.
Flick: ”È contro lo spirito della Costituzione”.
“Non è incostituzionale in sè, ma mi sembra contro lo spirito della Carta far diventare la piattaforma Rousseau, o un’altra simile, uno strumento per l’esercizio della sovranità ”. È netto il giudizio che l’ex presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick dà del voto sulla piattaforma di M5S in una intervista a Repubblica.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
RESTANO I DUBBI SULLA CREDIBILITA’, VISTO CHE MANCA UNA CERTIFICAZIONE ESTERNA
E venne il giorno della “democrazia diretta”, quello in cui gli iscritti certificati al Movimento 5 Stelle possono votare (o meno) la propria personale fiducia al governo Conte 2. Naturalmente si vota su Rousseau, la piattaforma web gestita dall’omonima associazione, di cui è presidente (e anche Amministratore unico e tesoriere) Davide Casaleggio, anima tecnica e tecnologica e quindi, in tempi digitali, anche politica del M5s.
Il voto, aperto dalle ore 9 alle 18, si svolge secondo la consueta procedura di autenticazione, espressione e conferma adottata dal sistema Rousseau da un po’ di tempo a questa parte. Anzitutto per votare bisogna essere iscritti da tempo e quindi certificati, attraverso un documento.
Poi si entra nel sistema con una doppia autenticazione attraverso una OTP (One Time Password), un codice numerico che arriva sul telefono e che serve da ulteriore “Pin” da inserire dopo la password vera e propria.
Il quesito del giorno è apicale: gli utenti di Rousseau devono esprimersi sulla possibilità che il governo Conte due possa iniziare a lavorare. Non nascere attenzione, ma “partire”, come scritto nel quesito, che recita testualmente:
Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?
Una volta letto il quesito, si può cliccare su uno dei due pulsanti per votare, il primo è un Sì e poi c’è il No, ma fino a ieri la prima opzione era quella negativa.
Si può escludere però un “vote-bombing”, ovvero una concentrazione di nuovi iscritti per falsare la votazione: per votare bisogna essere iscritti da più di sei mesi, proprio per evitare adesioni di massa con l’intento di influenzare la consultazione.
E’ una misura utile, ma certo nessuno impedisce a nessuno di iscriversi in previsione di una votazione importante, che prima o poi si dovrà pur svolgere. Ma certamente la possibilità di infiltrazioni è un grande classico in ogni consultazione interna di partito o movimento che sia, digitale o “analogico” coi gazebo.
Blindare il voto. Per quanto riguarda la sicurezza di Rousseau, dall’Associazione evidenziano come gli investimenti sulla piattaforma abbiano portato diverse novità . La fallacia delle precedenti versioni aveva esposto a rischi i dati personali di migliaia di utenti (oggi sono oltre 115mila):
Rousseau era stato “bucato” dall’hacker R0gue_0 e per questa vulnerabilità , multato dall’AgCom per 50mila euro. Dall’Associazione dicono che la piattaforma è stata messa in sicurezza ma anche qui non ci sono certificazioni terze a dimostrarlo. Anzi a volte a segnalare “buchi” si passano i guai, come è accaduto a Luigi Gubello, hacker “whitehat” che per aver indivduato delle falle si è visto querelare dall’Associazione Rousseau con l’accusa di attacco informatico. La querela è stata poi ritirata.
Una volta espresso il voto, il sistema lo registra. Ma qui entra in gioco il solito, annoso problema di Rousseau: la mancanza di certificazione di un ente terzo.
Il M5s continua a dichiarare la sua piattaforma “certificata” ma a verificare le operazioni di voto non c’è un’azienda o un ente esterno al movimento, come sarebbe necessario per poter usare quell’aggettivo.
C’è invece il notaio Valerio Tacchini, che per il M5s è anche stato candidato al Senato ed è stato consulente del ministro Bonisoli. Sicuramente è un notaio, ma altrettanto certamente non lo si può considerare propriamente esterno al M5s. Tacchini è stato il notaio dell’Isola dei Famosi e “certifica il voto” (parole sue) su Rousseau con una procedura assimilabile a quelle di programmi televisivi che prevedono la partecipazione di concorrenti, come (ancora parole sue) X-Factor o Ballando con le Stelle.
Il voto su Rousseau quindi è democrazia diretta o eterodiretta? Anche se per il notaio è tutto a norma, siamo tecnicamente lontani da quello che una piattaforma di partecipazione politica dovrebbe fornire a garanzia anzitutto dei suoi stessi attivisti.
Servirebbe – come peraltro già accaduto in due votazioni passate, le Quirinarie del 2013 e le Parlamentarie del 2013 – dare accesso all’auditing del voto su Rousseau ad un agente certificatore completamente indipendente, per poter riconoscere alla procedura di voto tutta la necessaria ed irrinunciabile trasparenza. Soprattutto quando la consultazione diventa un elemento determinante nel complesso momento di formazione di un governo.
Alle 13 e 19 Davide Casaleggio ha annunciato che “ci sono state 56127 votazioni da parte degli iscritti.
(da agenzie)
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Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
IERI BEPPE FURIOSO: TEEFONATE CONCITATE A CASALEGGIO E DI MAIO
Dopo anni di voti leggermente orientati (eufemismo) e di curiose scelte lessicali e sintattiche nella
formulazione di quesiti, ieri Beppe Grillo si è improvvisamente svegliato dal Letargo del Garante per scagliarsi contro i suoi “ragazzi” con un’accusa piuttosto grave: state per caso tentando di sabotare il voto su Rousseau?
Racconta oggi il Messaggero in un articolo di Simone Canettieri che nel mirino di Beppe sono finiti il quesito e l’inversione tra No e Sì nella “scheda di voto” che verrà presentata agli attivisti:
«Ragazzi, faccio saltare il Movimento: state sabotando il voto su Rousseau?». Il più inferocito di prima mattina è Beppe Grillo e il suo umore non cambierà , soprattutto quando scopre che una «manina» ha invertito l’ordine delle risposte: prima «no» e poi «sì» al Conte-bis con il Pd. Da domenica notte, d’altronde, il Garante è un fiume in piena.
Legge alle 23 il quesito — neutro e quasi respingente per l’iscritto medio della piattaforma — e capisce di quanto «i suoi ragazzi» stiano giocando, ancora, un’altra partita,opposta alla sua.
E così partono una serie di telefonate concitate a tutti i big del Movimento: da Luigi Di Maio, a Paola Taverna, passando per Pietro Dettori e Davide Casaleggio, i responsabili tecnico-politici della piattaforma che oggi è chiamata al verdetto.
E così ieri è arrivato il dietrofront, ma soltanto parziale:
Sono le ore in cui matura un passo indietro per il ruolo di vicepremier. Ma sempre nello stesso video Di Maio apre al voto, ma non si espone. Forte della rassicurazione, almeno questa, di Di Battista che non dovrebbe sabotare oggi la conta con un post per il «no».
La resa di Di Maio arriva nel pomeriggio, intorno alle 18. E a poco a poco,anche i fedelissimi, dal capogruppo Ciccio D’Uva alla viceministra all’Economia Laura Castelli escono con l’endorsement: «Voteremo sì». Oggi la conta, destinata a cambiare comunque vada, seppur con diverse gradazioni, la storia del Movimento.
(da agenzie)
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Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
IL GIORNALISTA SPORTIVO DI MEDIASET, VICINO A CASAPOUND, ABBANDONA SALVINI: “NON MI PIACCIONO I SUOI PIAGNISTEI E L’ESPOSIZIONE DEL ROSARIO”
Si apre una crepa sovranista. Paolo Bargiggia, giornalista sportivo di Mediaset, da sempre molto attivo nella promozione politica degli ideali della destra (è stato collaboratore del Primato Nazionale, ha pubblicato un libro con la casa editrice Altaforte, vicina a Casapound) ha annunciato il suo abbandono della causa salviniana.
Con un tweet a calciomercato concluso (Bargiggia è un esperto del tema), il giornalista ha affermato di non essere più un sostenitore di Matteo Salvini:
A quanto pare, Paolo Bargiggia non ha compreso la motivazione della rottura della Lega con il Movimento 5 Stelle e, allo stesso modo, non ha apprezzato la marcia indietro, con il tentativo di ricomporre la frattura con i pentastellati.
Al giornalista non è piaciuta nemmeno l’esposizione continua del rosario e il piagnisteo che il leader della Lega ha avviato, ritenendosi vittima di una manovra che — in realtà — ha avviato lui stesso.
Paolo Bargiggia è da sempre un attivo sostenitore del sovranismo ed è intervenuto spesso in dibattiti che riguardano la politica dei nostri giorni.
Questa dichiarazione così esplicita — e soprattutto non richiesta — ha un impatto molto forte nell’universo delle destre, soprattutto sui social network.
(da agenzie)
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Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
IL SENATORE M5S FILO-LEGHISTA AVEVA USATO LA CANZONE “C’E’ CHI DICE NO” PER ESPRIMERE IL SUO DISSENSO ALL’ACCORDO CON IL PD, ORA ARRIVA LA DIFFIDA DI VASCO
“C’è chi usa le mie canzoni per le sue campagne politiche e di opinione .. voglio sia chiaro che io
non autorizzo nessuno a farlo e per quello che mi è possibile cerco di impedirlo…!”
Con chi ce l’ha Vasco? Uhm, considerando che parla di politici e considerando che cita la canzone “C’è chi dice no”, vediamo, proviamo un po’ a indagare…
Qualcuno per caso ha citato quella canzone, magari il ritornello completo? Ma sì che c’è: è Gianluigi Bombatomica Paragone!
Il senatore grillino lo ha fatto per annunciare il suo no nel voto su Rousseau all’accordo tra MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico per il Conte Bis.
Vasco Rossi insomma ce l’aveva con Paragone, il quale in caso di vittoria del sì e di nascita del governo M5S-PD ha annunciato che lascerà il Senato dimettendosi e tornerà a fare il giornalista (sì, lo ha detto).
E ci teneva a ribadirlo ieri con un video che sembrava proprio uno di quei “clippini” di Vasco. Attenzione, però, perchè se si arrabbia lui allora…
(da agenzie)
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Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
I SERVI COMINCIANO A CACARSI ADDOSSO
In RAI la stanno prendendo bene: la possibile nascita del governo M5S-PD sta facendo passare i classici cinque minuti di terrore ai tanti lavoratori di viale Mazzini che si erano schierati con la Lega e Salvini per rimediare qualcosa o per mantenerla.
Tanto che il Fatto Quotidiano oggi racconta un aneddoto esilarante:
Così in questi giorni circola un aneddoto esilarante: un giornalista del Tg1 non più di primissimo pelo ha chiesto a una collega come si facesse a cancellare la cronologia dei “like”sui social network (elargiti con un po’troppa disinvoltura a un Capitano in disgrazia). Dal Tg2 invece fanno notare che alcune clamorose sbavature andate in onda nei mesi passati — come il servizio sulla sharia a Stoccolma, gli attacchi a Fazio e Macron, le aperture di scaletta con il Capitano in ruspa —nelle ultime settimane non si sono viste: la linea rimane quella filoleghista del direttore Gennaro Sangiuliano, ma ora c’è un po’più di prudenza
Ma va detto, come racconta il Fatto, che nella nidiata sovranista —va detto —c’è pure chi non abbandona la nave del Capitano.
Come Auro Bulbarelli, direttore di Rai Sport, che continua a inondare di “mi piace” gli slogan di Salvini sui social. O come Paola Bacchiddu, ex sinistra radicale, giornalista di Rai1 ora intransigente con gli ex compagni
E poi l’eterna Lorella Cuccarini, tornata in auge insieme alle sparate contro l’Ue, oppure Monica Setta, un tempo filorenziana, oggi sovranista e preoccupatissima (“Per il bene dell’economia, servono elezioni subito”, sostiene, pensosa, in un’intervista su Libero).
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI ANDREJ KHARCHENKO E DI ILJA ANDREEVICH, LEGATI A PUTIN: IL CERCHIO SI STRINGE
Rivelati i nomi dei protagonisti russi della “trattativa” all’hotel Metropol, avrebbero stretti legami
con personalità di spicco nella politica russa.
Un’indagine congiunta di BuzzFeed News, il sito web di giornalismo investigativo Bellingcat e il sito di notizie russo Insider ha identificato le voci ascoltate nella registrazione pubblicata a luglio: si tratta di Andrej Kharchenko e, come Repubblica aveva scritto, confermato la presenza di Ilja Andreevich Jakunin.
Entrambi legati il filosofo sovranista Aleksandr Dugin e a Vladimir Pligin, avvocato vicino al presidente Putin. Fino ad oggi l’identità di Kharchenko non era nota, e quella di Jakunin non confermata.
Nato in Azerbaigian nel 1980 e diventato cittadino russo 15 anni dopo, Kharchenko fa parte del Movimento Internazionale Euroasiatico fondato da Dugin e avrebbe viaggiato all’estero più volte con il filosofo, ad esempio nel novembre 2016 i due si sarebbero recati insieme nella penisola di Crimea annessa dalla Russia per incontrare una delegazione turca. Nello stesso mese sarebbero andati anche ad Ankara.
L’inchiesta di BuzzFeed-Bellincat-Insider evidenzia stretti rapporti dei due russi sia con figure politiche che con organizzazioni statali: uno dei due avrebbe viaggiato usando un passaporto di servizio, concesso solo a delegazioni governative ufficiali.
Questi elementi potrebbero essere fondamentali per l’indagine condotta dai pm di Milano, che ipotizza appunto la tentata corruzione di pubblici ufficiali russi: accusa che nasce dalla discussione sulla percentuale dei profitti destinata a restare nelle mani dei russi.
Lo scandalo nasce il 10 luglio, quando BuzzFeed pubblica l’audio di un incontro riservato tenutosi nella hall dell’hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre 2018. L’audio ripropone e rilancia un’inchiesta dell’Espresso a firma di Giovanni Tizian e Stefano Vergine che, nel febbraio scorso, aveva rivelato questa storia.
A un tavolo si siedono tre italiani e tre russi. Non si sa chi faccia la registrazione. Gli italiani presenti sono il leghista Gianluca Savoini, presidente dell’Associazione Lombardia-Russia con sede in via Bellerio a Milano, l’avvocato d’affari Gianluca Meranda, il consulente finanziario Francesco Vannucci. Tra i russi c’è Ilja Andreevich Jakunin, il quale durante l’incontro specifica che avrebbe riferito i termini della conversazione a Vladimir Pligin, avvocato vicino al presidente Putin. Fino ad oggi era ignota al momento l’identità degli altri due. Con Andrej Kharchenko, ne resta uno solo che nell’audio viene chiamato Jurij.
Le identità di Jakunin e Kharchenko sono state stabilite abbinando le loro voci ad altre registrazioni. La voce di Jakunin può essere ascoltata in un’intervista che ha condotto con il canale televisivo russo Arkhyz 24 nel dicembre 2017. La voce di Kharchenko è stata catturata da The Insider durante una telefonata del mese scorso. L’analisi di Bellingcat ha confermato definitivamente che le voci di Kharchenko e Yakunin corrispondono a quelle degli uomini sul nastro Metropol.
Le registrazioni della voce di Jakunin, si legge su BuzzFeed, “sono state inviate agli specialisti del National Center for Media Forensics dell’Università del Colorado Denver per un’analisi forense completa (la qualità audio della voce di Kharchenko sul nastro Metropol non è abbastanza elevata per un’analisi così approfondita)”.
Nè Dugin nè Pligin hanno partecipato alla riunione Metropol del 18 ottobre ma entrambi sono citati nell’audio pubblicato da BuzzFeed.
Una terza voce, non ancora identificata, dichiara però di aver bisogno della “luce verde” di Pligin prima di andare avanti con i negoziati. Mentre Savoini cita “Aleksandr” Dugin che tra l’altro alla vigilia dell’incontro era stato fotografato mentre incontrava Savoini e Vannucci proprio davanti al Metropol.
Kharchenko, Jakunin e Dugin non hanno risposto alle molteplici richieste di commento nè a domande dettagliate.
(da agenzie)
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