Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
LA VERGOGNOSA INTERVISTA DEL CORISTA SOVRANISTA: CI MANCAVA CHE SI CHINASSE A LUSTRAGLI LE SCARPE
Avevamo lasciato Mario Giordano con in mano il pupazzo di “Camilla” (il nome è di fantasia) la bambina figlia della coppia di Reggio Emilia che due giorni fa è tornata a casa. Da mesi il conduttore di Fuori dal Coro ci parla di Bibbiano. Organizza recite delle intercettazioni, invita in trasmissione genitori di bambini strappati e piange e si dispera quando ci racconta del sistema messo in piedi a Bibbiano e della turpe ideologia sul quale a suo dire si basa.
Ieri sera da Mario Giordano c’era Matteo Salvini, un altro che ama molto parlare di Bibbiano. Tutti e due rimproverano gli altri (il PD e il MoVimento 5 Stelle) di non parlare abbastanza di Bibbiano. Magari perchè vogliono nascondere qualcosa (ma non dicono cosa).
Il pubblico legittimamente ieri sera si sarebbe potuto aspettare che durante l’intervista a Salvini Mario Giordano una domandina su Bibbiano la facesse. Anche perchè in apertura di puntata il nostro si era addirittura collegato con la cameretta di Camilla, la bambina di due anni figlia di Stefania e Marco che due settimane fa erano stati ospiti proprio a Fuori dal Coro.
Ieri sera però Giordano ha fatto a Salvini tante domande. Gli ha chiesto dell’aumento degli sbarchi dei migranti che sono aumentati da quando lui non è al governo. Gli ha chiesto della proposta di tassare i contanti o della tassa sulle merendine.
Si è parlato di Mario Monti “colpevole” di aver votato la fiducia al Conte bis e dei vari Toninelli e Trenta “colpevoli” di remare contro l’ex ministro dell’Interno quando governavano assieme.
C’è stato addirittura il tempo per parlare di quando da ragazzino Salvini beveva «spuma bianca e spuma nera, spuma d’oro, il ginger, cedrata tassoni, chinotto e bergamotto» perchè il ministro Fioramonti (che nel governo gialloverde era viceministro) se ne è uscito con l’idea assurda di tassare le bevande gassate per aumentare lo stipendio agli insegnanti.
Addirittura Giordano ha chiesto al senatore della Lega come è stato farsi il selfie con Asia Argento dopo la puntata di Non è la D’Urso di domenica chiedendo se tra i due fosse nato un rapporto.
Insomma avete capito: ieri sera da Mario Giordano il Segretario della Lega ha potuto suonare tutto il suo repertorio.
L’unica cosa di cui nè Giordano nè Salvini hanno parlato è stato Bibbiano. Ad esempio Giordano, che sull’argomento è molto ferrato e ha letto le carte dell’inchiesta, avrebbe potuto chiedere all’ex ministro dell’Interno perchè ha fatto salire Greta sul palco di Pontida.
Avrebbe potuto chiedergli perchè sui social gli account ufficiali della Lega continuano a mentire sulla bambina “di Bibbiano” che in realtà non lo è.
Avrebbe potuto chiedere a Salvini perchè dal palco del raduno della Lega ha mentito quando ha detto che la bambina era stata “restituita alla mamma”.
Ma non lo ha fatto. Evidentemente di Bibbiano si parla solo quando vogliono loro e come vogliono loro. Chissà , forse ieri Giordano era troppo impegnato a denunciare il “business incredibile” che si nasconde dietro un’altra Greta: l’attivista svedese Greta Thunberg. Quella sì, per il conduttore di Rete 4, è una bambina che viene strumentalizzata, mica come quelle che salgono sul palco della Lega assieme a Matteo Salvini, che ieri ha potuto concludere il suo intervento con un fantastico «viva la gazzosa, la cedrata e il chinotto, un bacione!».
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
NELL’ULTIMO ANNO SI SONO REGISTRATI 70 INCIDENTI NEGLI ISTITUTI
Numeri che fanno rabbrividire perchè mostrano come le scuole italiane non siano affatto sicure.
I dati riportati da Cittadinanzattiva mostrano come nell’arco temporale che va da settembre 2018 a luglio 2019 (l’ultimo anno scolastico concluso) siano aumentati gli incidenti all’interno delle strutture.
I crolli scuole hanno toccato un record che non veniva sfiorato dal 2013 con un incidente ogni tre giorni e 17 feriti per colpa delle strutture sempre meno solide.
Settanta crolli di pareti, controsoffitti o intonaco (con questo ultimo caso che, fortunatamente, provoca solamente paura) considerando tutti gli episodi denunciati anche attraverso la stampa nel corso dell’ultimo anno scolastico.
E i crolli scuole si suddividono quasi equamente tra Regioni Settentrionali, Centrali e Meridionali: 29 episodi al Nord (Piemonte 6, Lombardia 16, Emilia Romagna 4, Veneto 2, Trentino Alto Adige 1), 17 al Centro (Toscana 5, Lazio 10, Umbria 1, Marche 1) e 24 nelle regioni del Sud e nelle Isole (Campania 8, Puglia 6, Calabria 2, Sicilia 7, Sardegna 1).
E non si parla solamente di strutture toccate da eventi sismici, ma di scuole che risultano in stato decadente e, come conseguenza, il rischio crollo è ancora più elevato.
Questi 70 episodi denunciati nel corso dell’ultimo anno scolastico hanno provocato 17 feriti tra studenti e adulti (professori, dirigenti e operatori scolastici).
Un episodio ogni tre giorni che ha fatto salire il numero dei crolli scuole a quota 276 dal 2013. Numeri che, fortunatamente, non riguardano gli asili nido e le materne dove le strutture sembrano essere più solide e meno corrose dai segni del tempo, anche grazie a una maggiore accortezza nei confronti dei bambini più piccoli. Ma questo dato non può essere una consolazione
Il caso del Margherita Hack di Roma
Nel report di Cittadinanzattiva si fa riferimento a un fatto di cronaca che riguarda la capitale dove l’istituto Margherita Hack, nel quartiere Monteverde. Il crollo di un controsoffitto ha provocato la ricollocazione di 700 alunni in altre scuole (addirittura di competenza di altri Municipi). Poi il rientro parziale e la riapertura di un’ala dell’edificio. I lavori per riparare la struttura, però, non sono ancora iniziati e non si sa quando cominceranno.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
COSTA 57 MILIARDI, 46 A BENEFICIO DEL CENTRO-NORD, SOLO 11 AL SUD …SARANNO CONTENTI GLI ELETTORI MERIDIONALI DELLA LEGA
È noto che l’introduzione di una vera flat tax, con un’unica aliquota a prescindere dal reddito percepito, andrebbe maggiormente a beneficio dei redditi più alti, visto che questi beneficerebbero di una maggiore riduzione delle aliquote di tassazione. In questa nota esaminiamo invece come la distribuzione regionale delle risorse sarebbe toccata dall’introduzione della flat tax.
La distribuzione regionale delle risorse
La redistribuzione regionale delle risorse viene generalmente misurata dal “residuo fiscale”, calcolato come la differenza tra le tasse pagate dai cittadini di una certa regione e le spese (al netto degli interessi sul debito) dalla pubblica amministrazione di cui beneficiano i cittadini della stessa regione.[1]
Quindi, se le tasse pagate dai cittadini di una regione sono maggiori della spesa pubblica di cui beneficiano, il residuo fiscale è positivo e produrrà un flusso netto in uscita dalla regione verso lo stato.
La Banca d’Italia, nel suo ultimo rapporto sull’economia delle regioni italiane pubblicato a fine 2018, stima l’ammontare medio del residuo fiscale dal 2014 al 2016 sia in termini pro capite che in percentuale del Pil regionale.[2] In questa nota, per rendere i dati comparabili con le dichiarazioni dei redditi del 2017, abbiamo assunto che la quota di spesa primaria e di entrate in rapporto al Pil, nonchè dei residui fiscali, siano stati nel 2017 pari alla media del triennio. I residui fiscali così ricavati sono riportati nella tavola 1.
Il quadro che ne emerge è il seguente: le entrate sul Pil regionale incidono in maniera più forte al Centro e al Nord rispetto al Sud. Questo perchè se la tassazione è progressiva, in presenza di un livello di reddito più alto, come nel caso delle regioni del Centro e del Nord, la pressione fiscale è più alta. §
Si prendano d’esempio la Lombardia e la Calabria: la prima è caratterizzata da un livello di entrate pari a circa il 50 percento del Pil, la Calabria pari al 45. Si potrebbe peraltro pensare che le differenze tra le aliquote medie di tassazione siano maggiori.
Non lo sono per due motivi. Primo, che non tutte le tasse sono progressive. Secondo, che, per quanto il Nord abbia redditi pro capite più elevati, il numero di contribuenti che paga aliquote nei tre scaglioni IRPEF ad aliquote più alte (38, 41 e 43 per cento), anche se più concentrato al Nord, è abbastanza limitato, influendo in modo contenuto sul livello medio di tassazione.
In termini di rapporto tra spesa e Pil le differenze appaiono fortemente a favore del Sud: la Lombardia si ferma a poco più del 33 per cento, la Calabria, invece, è al 79,7 per cento. Questo perchè la spesa è distribuita sul territorio nazionale in modo uniforme rispetto alla popolazione, incidendo così in maniera molto maggiore rispetto al Pil totale nelle regioni a reddito pro capite più basso. Il risultato è che al Nord il residuo fiscale è mediamente positivo e pari a 3294 euro pro capite, nel Sud e nelle Isole è negativo ed ammonta a circa 3326 euro per abitante
Quali sarebbero le conseguenze di una flat tax per i residui fiscali
Le prime ipotesi circolate inerenti l’introduzione di una vera e propria flat tax prevedevano due principali aliquote per i redditi familiari: una al 15 per cento per i redditi fino a 80 mila euro e una al 20 per cento per quelli superiori, con una perdita di gettito stimata in circa 50 miliardi.[4] Non essendo stato possibile reperire i dati sui redditi familiari per regione, abbiamo stimato gli effetti di un’introduzione di una sola aliquota al 20 percento sui redditi individuali che comportasse una perdita simile per il fisco
La perdita complessiva per il fisco sarebbe di 57 miliardi, il 28 per cento circa del gettito attuale lordo IRPEF.
In linea generale, sarebbero le regioni del Centro e del Nord, caratterizzate da un livello di reddito più alto, a beneficiare di una minore tassazione che in termini pro capite al Nord passerebbe da 4230 euro a 3029 euro (un calo di 1201 euro o del 28 per cento circa), contro una riduzione per il Sud da 2193 euro a 1646 euro (un calo di 547 euro o del 25 per cento).
Il calo in termini percentuali è meno sbilanciato di quanto si potrebbe pensare proprio perchè, come già notato, il numero di contribuenti a reddito elevato, quelli che si avvantaggerebbero maggiormente della flat tax, pur essendo più numeroso al Nord, resterebbe comunque relativamente contenuto, influendo solo parzialmente sulle medie per macro-regioni
In termini assoluti, a fronte di una perdita totale di 57 miliardi, circa 33,3 andrebbero a beneficio del Nord, 12,5 del Centro e soltanto 11,4 del Sud.
Il residuo fiscale del Centro, insieme a quello del Nord, dopo l’introduzione della flat tax resterebbero positivi ma la riduzione sarebbe molto forte (da 110 a circa 66 miliardi). Il Sud registrerebbe un residuo negativo pari a 80 miliardi, contro i 69 attuali.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
ARRIVA UN BARCHINO CON OTTO TUNISINI: “VOGLIAMO ANDARE IN FRANCIA PER RINCONGIUNCERCI CON LA FAMIGLIA”
Gli sbarchi ‘fantasma’ non si fermano. 
Otto tunisini, tra cui due minorenni, sono arrivati all’alba di oggi con un barchino nel porto di Lampedusa.
I migranti sono stati aiutati a sbarcare da alcuni pescatori che in quel momento erano al lavoro sulla banchina commerciale.
Dopo essere scesi a terra si sono diretti in un bar del centro per fare colazione. Sull’isola in quel momento non c’erano pattuglie delle forze dell’ordine in servizio e gli otto tunisini hanno chiesto ai pescatori dove attraccava il traghetto diretto a Porto Empedocle, spiegando di volere andare in Francia per ricongiungersi con il resto della loro famiglia.
“In Tunisia non riusciamo a vivere — ha spiegato uno di loro che parlava l’italiano in modo abbastanza corretto — la paga è insufficiente, un muratore guadagna 30 dinari al giorno ma per acquistare un chilo di carne, ne occorrono 28; così non si riesce a sopravvivere per questo andiamo via per cercare di potere lavorare e guadagnare quello che serve per vivere”.
(da Fanpage)
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Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
MENO MALE CHE IERI SALVINI AVEVA DETTO “DOVE GOVERNIAMO NOI NON CI SONO COSCHE”
Negli anni Ottanta erano pastori, ladri, rapinatori. Si erano messi in testa di essere un clan, e di fare la guerra alla mafia ufficiale, la Cosa nostra di Riina e Provenzano, nel cuore della Sicilia, fra Agrigento e Caltanissetta.
In tanti furono uccisi, chi restò in vita venne invece mandato in esilio. Un passato che sembrava non dovesse più tornare.
Invece, adesso, la squadra mobile di Caltanissetta e il Servizio centrale operativo della polizia hanno scoperto che i “ribelli” di un tempo sono diventati la nuova classe dirigente mafiosa che governa Gela, uno dei centri più ricchi della provincia nissena.
In trentacinque sono stati arrestati questa notte in un blitz imponente, disposto dalla direzione distrettuale antimafia nissena, che ha posto la città sotto assedio.
Altri 15 fiancheggiatori dei padrini siciliani sono stati bloccati in Nord Italia su disposizione della dda di Brescia, nell’ambito di un’ordinanza che riguarda complessivamente 75 persone, arrestate per reati finanziari, tutti legati agli affari dei clan. Gli accertamenti condotti con la collaborazione dalla Guardia di finanza hanno portato a sequestri di beni per 35 milioni di euro
L’inchiesta siciliana, curata dalla squadra mobile di Caltanissetta diretta dal vice questore aggiunto Marzia Giustolisi, racconta di un’organizzazione potente retta da alcuni scarcerati eccellenti, che ha sancito una solida pax mafiosa con la Cosa nostra ufficiale, sul territorio gestiva le attività classiche dei clan.
“Dal traffico di droga alle estorsioni — spiega Francesco Messina, al vertice della Direzione centrale anticrimine della polizia – i proventi venivano poi reinvestiti in aziende nel settore alimentare”. I boss imponevano i propri prodotti. Chi si ribellava, era vittima di incendi e danneggiamenti.
“Ci siamo trovati di fronte a un’organizzazione paragonabile all’Ndrangheta — prosegue Messina — per capacità di penetrazione del territorio, ma anche per le attività svolte in Nord Italia”.
In Lombardia e in Piemonte, alcuni mafiosi si erano trasformati in esperti manager del settore dell’intermediazione finanziaria. Le aziende decotte e le cessioni dei crediti erano diventati un altro lucroso business.
Eccola, dunque, l’altra mafia. Nelle intercettazioni i nuovi vecchi boss dicevano di avere a disposizione “500 leoni”, un esercito da scatenare. Ma Gela non è più quella di trent’anni fa, per fortuna, e oggi qualche commerciante ha trovato il coraggio di denunciare le estorsioni. La Sicilia cambia. E i boss 2.0 si sono adeguati. Meno violenza e più affari.
Da Caltanissetta a Palermo è la stagione di nuovi investimenti nell’economia legale. Anche se i cognomi sembrano riportare a un passato lontano. Ma Totò Riina, il capo dei capi, il tiranno di Cosa nostra, è ormai morto e con lui la stagione dei mafiosi Corleonesi che avevano una sola legge: chi non è con noi, è contro di noi.
Così, poco a poco, sono caduti tutti i veti, tutti gli editti, a Palermo sono tornati gli Inzerillo dall’America, a Caltanissetta sono tornati gli stiddari. E sono tornati con tanti soldi in tasca, quelli mai sequestrati. Quei soldi stanno riorganizzando la nuova mafia che vuole riprendersi la storia.
“Sono tornati, ma teniamo sotto controllo tutti i tentativi di riorganizzazione — dice Francesco Messina — a luglio, è stato colpito duramente il clan Inzerillo, in un’operazione fra Palermo e New York. Adesso, Gela”. E altri fronti caldi sono all’attenzione delle indagini. La parola chiave è una sola: scarcerati. Sono quasi quattrocento in Sicilia negli ultimi tre anni. Gente che ha finito di scontare il proprio debito con la giustizia. E tornando in libertà pensa che il calendario sia rimasto fermo ai ruggenti anni Ottanta.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
LA PARLAMENTARE CALABRESE: “TUTTO MI ACCOMUNA AL NUOVO GRUPPO PARLAMENTARE”
La senatrice grillina Silvia Vono lascia il Movimento e passa con Matteo Renzi. “Ho preso una
decisione importante, difficile e sofferta ma improcrastinabile che però mi dà finalmente la possibilità di ragionare in termini democratici. Mi sono messa piu volte in discussione in questi mesi di legislatura e ho messo in discussione tanti principi che forse qualcuno si illude ancora di avere come guida ma, appunto, solo una fragile illusion”, dice la senatrice Vono
E poi risponde alla domanda fondamentale. Perchè Matteo Renzi? “Perchè – spiega – ha dimostrato coraggio, lungimiranza e determinazione. Se ha sbagliato qualcosa nel suo percorso precedente, ne ha fatto tesoro, sapendo farsi da parte, rispettando l’impegno preso con gli italiani. Ha continuato a lavorare con intelligenza e in piena libertà ; e onestà ; intellettuale, ha scelto di esporsi coraggiosamente, un’altra volta, per l’Italia. Con senso del dovere per il Paese e per il bene comune, onestà ; intellettuale per il rispetto verso i cittadini, con coraggio e responsabilità ; anche quando tutto il sistema ti consiglierebbe, proprio perchè; sistema, di agire in modo diverso”.
“Tutto questo mi accomuna al nuovo gruppo parlamentare, di cui mi auguro di essere parte integrante, con la determinazione che è ancora possibile dare una svolta al nostro paese, quella svolta di idee che dev’essere opportunità ; vera per tutti gli italiani. Il mio impegno resta costante nella convinzione che sono stata eletta per servire il Paese e non un movimento o un partito nè; per rafforzarne le fila. Credo che il mio impegno potrà finalmente servire concretamente anche per alla mia amata Calabria, territorio, che ho la piena volontà ; di promuovere insieme alla gente calabrese, alle belle persone che la abitano e che hanno bisogno di essere accompagnate a rendere la nostra meravigliosa terra prosperosa e libera da pregiudizi e dignitosa come tutti coloro che la vivono”.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
IL CAMBIO NEI COMIZI: FA IL MODERATO, INVITA AD ALLARGARE E CONDIVIDERE, SONO FINITI I TEMPI DEL’ARROGANZA E DEI “PIENI POTERI”
Basta scorrere l’agenda di Matteo Salvini, che alle 18,45 di oggi prevedeva un incontro pubblico in un posto chiamato Tavernelle frazione Panigale, in provincia di Perugia, meno di tremila abitanti. E domani un caffè in piazza a Passignano sul Trasimeno, poi una visita alla cooperativa di pescatori di San Feliciano di Magione, sempre in provincia di Perugia. E così via.
Due, quasi tre giorni ogni settimana in Umbria, battuta palmo a palmo, come si faceva una volta, casa per casa, fino al 27 ottobre, giorno in cui si vota.
Nessun leader nazionale e nessun partito ha ancora previsto una presenza così massiccia, e chissà se lo prevederà .
Ecco, tutto dà il senso della più classica “battaglia della vita”, adesso che per la prima volta nei sondaggi la Lega è scesa sotto la soglia del 30 per trenta per cento.
Le regionali come prova che il declino non è iniziato
Il punto di novità è il “come”. Salvini sta conducendo la sua campagna d’autunno, Umbria, Calabria, poi Emilia.
Le parole che non ti aspetti le ha pronunciate coi suoi, quando ha spiegato le regole di ingaggio del nuovo corso, inusuali per l’uomo che ha avuto in mano il paese, con una certa arroganza e mal celato senso di onnipotenza. Le parole sono: “Allargare, coinvolgere, condividere”.
Ascoltateli questi comizi di Salvini, profondamente diversi rispetto a quando invocava pieni poteri, con un linguaggio da bettola appena aperta la crisi, o mostrando il petto volitivo nel trionfo di carne e costumi succinti al Papeete.
Adesso non una parolaccia, non una recriminazione sul passato, non una proposta che spaventa, anche il linguaggio del corpo è più assertivo e meno bullesco. L’aggettivo “istituzionale” è eccessivo, però è evidente il cambio di registro, a partire da come ha risuscitato lo schema della “coalizione di centrodestra”, sia pur in forma nuova e non anni Novanta.
È una novità politica non da poco, per un leader che solo tre mesi fa teorizzava la corsa solitaria, l’autosufficienza, il prosciugamento degli alleati in nome del voto utile e, a domanda sulle regionali, non considerava scontata la politica di alleanze.
Per necessità o virtù o, come si diceva una volta, facendo di necessità virtù, siamo di fronte a un cambiamento nell’altra metà del campo. Il cui fil rouge è la “spallata” al governo e la costruzione, nel paese, di una alternativa, una sorta di ’94 salviniano.
Non è un caso la scelta di Piazza San Giovanni, dove Salvini ha già chiesto di sventolare solo bandiere tricolori e non vessilli di partito.
È chiaro: per vincere serve un voto in più dell’avversario e il realismo impone di allargare.
La spallata, dicevamo, come obiettivo o speranza: terremotare il governo scossa dopo scossa. Di qui alle elezioni dell’Emilia a gennaio. Perchè il grande timore è di non riuscire a gestire una lunga traversata nel deserto.
In Parlamento già si avvertono questi segni di inquietudine. Anche perchè Salvini sa che, se per caso si perde in Umbria, è davvero il game over.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
I RINGRAZIAMENTI A MARCO CAPPATO: “UN AMICO VERO, HA RISCHIATO ANNI DI CELLA PER RENDERLO LIBERO E RISPETTARE LA SUA SCELTA”
“Fabo adesso è da qualche parte che ride, tutto fiero per il casino che ha combinato, per quello
che è riuscito a smuovere in un paese statico. Contento per questa legge che ora è cambiata grazie a lui. Sono sicura che è fiero e felice, altri non dovranno passare il suo inferno per avere il diritto di morire. Per merito suo saranno finalmente liberi di scegliere”.
Ha la voce allegra Valeria Imbrogno compagna di vita di Fabiano Antoniani negli anni giramondo e in quelli in cui, dopo l’incidente, il suo corpo era una prigione buia: cieco, tetraplegico.
E’ a Milano quando arriva la notizia della sentenza. Era venuta a Roma per assistere all’udienza pubblica della corte costituzionale lasciando per qualche ora il suo lavoro di psicologa in carcere, di personale trainer dopo anni passati a boxare con stile e grinta.
Cosa significa questa sentenza?
“Che Fabo ha vinto la sua battaglia di libertà . Perchè ora tutto il suo dolore non è stato inutile. Ne sarebbero fiero, me lo ha detto mille volte: spero che rendere pubblica la mia storia, serva agli altri, porti a cambiare la legge. Perchè chi sta soffrendo come me sia un giorno libero di poter scegliere. Adesso io non lo sono mi ripeteva. Per questo ha scelto di morire non di nascosto grazie a qualche medico pietoso, ma chiedendolo ad alta voce. Per cambiare le cose, aiutare gli altri”.
Ci sono voluti anni….
“Fabo lo diceva sempre, quanto ci vuole a capire?. Se politici e giudici avessero sofferto quello che soffriva lui avrebbero e deciso in 5 minuti. Io comunque ci speravo, confidavo nella corte, spero ora che questo vuoto legislativo venga colmato, disciplinato. Sarebbe bello, una conquista ottenuta con tanta sofferenza”.
Marco Cappato ora non andrà in carcere
“Io a Marco posso solo dire grazie, è un amico vero, quello che ha fatto per Fabo ci legherà per sempre. Ha rischiato anni di cella per renderlo libero, per rispettare la sua scelta, i suoi desideri”.
Come sono stati questi anni senza Fabo?
”Gli ultimi tempi prima di andare in Svizzera ero veramente disperata, continuavo a piangere e chiedergli: come faccio io senza di te?. Lui quasi vedesse nel futuro mi ha risposto: avrai un sacco di cose da fare. Ecco, il mio uomo mi ha lasciato un mare di impegni, una battaglia da proseguire. Mi ha lasciato il suo coraggio di vivere, in tutti i sensi, fino in fondo. Non mi ha mai lasciato, io ci parlo tutti i giorni, anche se la mia vita avanti. Come lui avrebbe voluto”.
Ha cambiato vita?
“Prima insegnavo box anche in carcere ora lavoro come psicologa dietro le sbarre, con la criminologia è sempre stata la mia passione. Ecco a volte sul volto dei detenuti rivedo quel sorriso che aveva Fabo quando andavamo in giro, anche se era cieco riusciva a ridere. Vedo attimi di libertà sulle loro facce, qualcosa di diverso nello sguardo.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
LA RABBIA DELLA MOGLIE: “NE VA DELLA VITA DI MARCELLO”… L’EX PREMIER E’ INDAGATO NEL PROCESSO E PUO’ NON RISPONDERE AI GIUDICI
Silvio Berlusconi è indagato nel procedimento aperto dalla procura di Firenze sulle stragi mafiose del 1993, per i legali di Marcello Dell’Utri non può dunque deporre al processo d’appello per la “Trattativa Stato-mafia”, perchè “indagato di reato connesso”.
Gli avvocati di Berlusconi hanno depositato la certificazione dell’inchiesta, rilasciata dai pm fiorentini, nella cancelleria della corte d’assise d’appello, che aveva convocato l’ex premier come testimone, su istanza della difesa di Dell’Utri, condannato nel processo “Trattativa”.
Della nuova indagine su Berlusconi, che coinvolge pure Dell’Utri, aveva scritto Repubblica, nell’ottobre 2017. Dopo le intercettazioni del boss Giuseppe Graviano, in carcere, fatte nell’ambito dell’inchiesta “Stato-mafia”, i magistrati fiorentini sono ritornati nuovamente a lavorare sull’ipotesi che i due esponenti politici siano stati mandanti delle bombe del 1993, che colpirono Firenze, Roma e Milano. All’indomani della tramissione delle nuove carte da Palermo, i magistrati avevano ottenuto dal giudice delle indagini preliminari la riapertura del fascicolo, archiviato nel 2011, e avevano delegato nuovi accertamenti alla Direzione investigativa antimafia.
Dopo la citazione, gli avvocati Coppi e Ghedini, che assistono Berlusconi, hanno chiesto alla corte d’assise d’appello di Palermo di definire in quale veste giuridica svolgere l’audizione: se come teste o indagato di reato connesso, stato questo che gli consente di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il nodo è stato sciolto dagli stessi avvocati, che si sono informati con i pm fiorentini.
E mentre la Procura di Firenze precisa che “la riapertura delle indagini è un atto dovuto per fare tutte le verifiche”, esplode la rabbia della moglie di Marcello Dell’Utri: “Perchè Berlusconi non testimonia? E’ in gioco la vita di Marcello” dichiara Miranda Dell’Utri all’AdnKronos.
“Sorpresa, rabbia, incredulità e una grandissima amarezza” sono gli stati d’animi dell’entourage di Dell’Utri, perchè sia i legali che la famiglia contavano sulla deposizione di Berlusconi che sarebbe stata fondamentale sulle minacce allo stesso ex premier.
(da agenzie)
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