Settembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
TASSA SULLE MERENDINE, MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI D’ACCORDO
La maggioranza degli italiani considera la tassa sulle merendine una buona idea e approva il
carcere per gli evasori: è quanto emerge da un sondaggio reso noto ieri sera, 24 settembre, nel corso del programma di La7 DiMartedì.
Secondo la rilevazione, effettuata dall’istituto demoscopico Ipsos il 23 settembre, la proposta di colpire bevande zuccherate e merendine è “una buona idea” per il 46 per cento degli italiani, contro il 44 per cento di chi la considera “una cattiva idea” e il 7 per cento di persone che non forniscono risposta.
Decisamente più netta è invece la risposta che gli intervistati hanno dato ad una domanda sull’introduzione di una norma che colpisca con il carcere chi evade il fisco.
“È una buona idea”, ha detto il 65 per cento del campione. “È una cattiva idea”, ha risposto invece il 23 per cento. Il 12 per cento delle persone “non sa” o “non indica”.
“Però — ha spiegato a DiMartedì il sondaggista Nando Pagnoncelli — dobbiamo sempre ricordarci che quando parliamo di evasione fiscale i cittadini sono molto severi nei confronti della grande evasione e molto indulgenti nei confronti della piccola evasione”.
Ma Ipsos ha sondato anche il parere gli italiani sul rispetto dell’ambiente, e in particolare quale comportamento sarebbero disposti ad adottare per aiutare l’ambiente.
Al primo posto con il 61 per cento c’è: “Non utilizzare più piatti o bicchieri di plastica monouso”.
Si dice disposto a “comprare detersivi sfusi” invece il 28 per cento degli italiani. Il 25 per cento a “cambiare l’auto con un modello meno inquinante”.
Il 20 per cento a “ridurre il consumo di carne”. È poi disponibile a “rinunciare il più possibile all’aria condizionata” il 18 per cento delle persone.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
LA FATTURAZIONE ELETTRONICA STA FACENDO EMERGERE MOLTA EVASIONE, QUASI 700 MILIONI DI FALSI CREDITI IVA
Il piano del governo per la guerra al contante — senza tassa sui prelievi al bancomat — privilegia la spinta all’uso della moneta elettronica e alla tracciabilità dei pagamenti, ma per conseguire questo obiettivo, spiega oggi Il Messaggero, gli incentivi per gli esercenti e la riduzione delle commissioni (destinate a scendere a zero per importi fino a 5 euro) potrebbero non bastare.
Di qui l’idea di attivare un meccanismo di contrasto di interessi che renda conveniente per i contribuenti la rinuncia al contante.
E la convenienza scatterebbe senz’altro se il ricorso agli strumenti elettronici diventasse la condizione per poter fruire delle attuali detrazioni Irpef, sulle spese mediche, universitarie e tutte le altre.
Insomma, lo sconto fiscale del 19% spetterebbe solo a chi usa una carta elettronica per pagare il medico, la palestra dei figli, le spese funebri o quelle dell’università .
Chi paga in contanti perderebbe il diritto alla detrazione.
Vista da un altra angolazione, si tratta di un’estensione del sistema della fatturazione elettronica, che scatterebbe nello stesso momento del pagamento, mentre attualmente le due fasi sono separate.
Mario Sensini sul Corriere della Sera spiega che per agevolare le persone anziane si pensa di collegare ai conti bancari o postali le attuali carte d’identità elettroniche, che già inglobano tessera sanitaria, codice fiscale, e che presto potrebbero “ospitare” anche la patente e altre funzioni.
Poi c’è l’idea delle sanzioni per i professionisti che non si dotano di un POS:
L’obbligo di trasmettere scontrini e fatture al Fisco per via telematica si sta già rivelando un’arma formidabile per scovare gli evasori seriali.
In pochi mesi sono emersi 700 milioni di falsi crediti Iva, e solo ieri è venuta fuori una nuova indagine per false fatturazioni che riguarda ben cinquecento commercialisti, professionisti e imprenditori.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
GUERINI ALLA CAMERA NON DICE UNA PAROLA SUI CORRIDOI UMANITARI, SUI RESPINGIMENTI DI FATTO, SULLE ATROCITA’ DEI LAGER LIBICI, SULLA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI, SUI COMPORTAMENTI CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA CHE CONTINUIAMO A FINANZIARE: LA VERGOGNA CONTINUA
Sulla gestione dei flussi di migranti dalla Libia la linea del governo Conte bis è nella sostanza
identica a quella del governo Conte.
Cambia la modalità di approccio sul piano internazionale, con la volontà di rompere l’isolamento a livello europeo determinato dalla scriteriata condotta di Matteo Salvini. Cambia la declinazione del concetto di buonsenso, prima improntata al cinismo e alla speculazione, ora alla necessità di una veloce risoluzione dei singoli casi. E cambia la narrazione complessiva, per cui l’Europa ora diventa alleata e non nemica che vuole ridurre l’Italia alla stregua di un campo profughi.
Il resto, però, è perfettamente sovrapponibile e della tanto decantata discontinuità non c’è alcuna traccia.
Ci pensa il ministro della Difesa Lorenzo Guerini a puntellare un altro totem delle gestioni Minniti prima e Salvini poi: gli accordi con la Libia.
Durante il question time alla Camera dei deputati, i deputati Palazzotto e Fornaro (eletti con Liberi e Uguali) hanno chiesto al ministro della Difesa chiarimenti sulla missione di supporto alla Guardia Costiera libica, in relazione agli eventi degli ultimi mesi e, più in generale, alla necessità di non rendersi complici di violazioni di norme e trattati internazionali.
Del resto, hanno spiegato, c’è un rapporto ONU secondo cui “in Libia esiste un meccanismo criminale che coinvolge Guardia costiera libica, trafficanti e settori dello Stato, per intercettare i migranti, condurli in centri di detenzione dove vengono sottoposti a schiavitù e a violenze di ogni genere e venduti ai trafficanti”.
Non solo, perchè c’è la conferma di atti criminali compiuti dalla Guardia Costiera libica (l’ultimo pochi giorni fa, con l’omicidio a sangue freddo di un migrante sudanese) e ci sono riscontri sulle infiltrazioni delle milizie libiche, responsabili dei rapimenti a scopo estensivo di migliaia di persone nei centri di detenzione libici.
In generale, come ha riassunto Palazzotto in Aula “la Libia non è un Paese stabile, è un Paese dove c’è una guerra: qualunque tipo di coinvolgimento del nostro Paese nel respingimento di persone verso un Paese in guerra è un atto illegale dal punto di vista del diritto internazionale”.
Obiezioni di fronte alle quali Guerini ha risposto come avrebbe fatto uno a caso fra Trenta, Toninelli, Minniti, ovvero trincerandosi dietro frasi di circostanza, giocando ambiguamente a rimpallarsi le responsabilità con gli altri ministri del governo e ridimensionando il ruolo italiano in Libia (“le attività svolte dai nostri assetti si concentrano esclusivamente sulle funzioni di collegamento e supporto a favore della Marina e della Guardia costiera libica in termini di sorveglianza, cooperazione marittima e coordinamento delle operazioni finalizzate alla salvaguardia delle vite umane in mare”).
Certo, ha rassicurato, il governo “mantiene già e costantemente in assoluta considerazione tutti gli elementi”, anche quelli di cui parlavamo sopra, però non si può rinunciare ad accordi che rivestono una “assoluta valenza strategica ed umanitaria”. Non una parola sulle violazioni dei diritti umani.
Non una parola sulla corresponsabilità italiane in quelli che appaiono veri e propri respingimenti.
Non una parola di condanna sulle atrocità della Guardia Costiera libica.
Non un impegno a supportare l’attività delle ONG e degli organismi internazionali che operano in Libia.
Non un atto concreto (o anche solo una apertura) su corridoi umanitari ed evacuazione dei centri di detenzione libica.
La solita storia, la solita linea, la solita vergogna tutta italiana.
(da Fanpage)
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Settembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
E’ UN SEMPLICE MEMORANDUM, IN PRATICA UNA COPIA REVISIONATA
Nella telefonata di Donald Trump al presidente ucraino Zelensky potrebbero esserci altre informazioni sensibili che non sono state rese pubbliche.
Il tutto renderebbe ancora più critica la posizione del presidente statunitense. Quella fornita dalla Casa Bianca non è una vera e propria trascrizione della telefonata, come è stato invece riportato da tutti i principali quotidiani, compresi il Ney York Times e il Washington Post.
Si tratta di una copia revisionata e passata attraverso gli appositi uffici della Casa Bianca che hanno il compito di censurare delle conversazioni sensibili, che potrebbero contenere al loro interno dei segreti determinanti per la sicurezza nazionale.
Nel documento che è stato diffuso a proposito della telefonata di Donald Trump e di Zelensky, ci sono ben tre omissis.
Il primo arriva all’altezza del punto della telefonata in cui Trump afferma: «Biden è andato in giro vantandosi di aver fermato l’accusa, quindi se puoi dare un’occhiata, ciò…».
Si tratta del primo punto di cui non abbiamo informazioni.
Gli altri due punti con omissis arrivano nello stesso punto della conversazione: si censurano due frasi di Trump. «Vorrei che scoprissi cosa viene fuori da questa situazione con l’Ucraina…» è il primo punto. «Scommetto che tu hai la persona adatta…» è il secondo punto.
Che cosa Trump stesse dicendo in quel momento, non è dato saperlo. Quel che è certo è che il documento non può essere considerato una trascrizione, come del resto è scritto nella sua intestazione: «A Memorandum of a Telephone Conversation is not a verbatim transcript of a discussion».
Un memorandum, non una trascrizione parola per parola. Quello che c’è dietro a questa telefonata potrebbe nascondere qualcosa di molto peggio rispetto a quanto non sia già emerso.
(da “Giornalettismo”)
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Settembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
L’AIUTO AL SUICIDIO NON E’ SEMPRE PUNIBILE, LECITO IN ALCUNI CASI COME QUELLO DEL DJ FABIO… CAPPATO RISCHIAVA 12 ANNI
“Non è sempre punibile chi aiuta al suicidio, hanno deciso i giudici della Corte Costituzionale
dopo giorni di udienza.
Sono passate le otto di sera quando arriva la la decisione della Consulta sul caso di Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni, che rischiava fino a dodici anni di carcere per aver accompagnato Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, il quarantenne milanese tetraplegico, in Svizzera a morire come chiedeva da anni dopo essersi ritrovato dopo un incidente imprigionato in un corpo come una prigione, completamente cieco.
E la reazione è immmediata: ” Da oggi tutti più liberi, anche quelli che non sono d’accordo”, dice Cappato.
La sentenza recita: ” E’ non punibile”, a “determinate condizioni”, chi “agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”
E la sentenza, che comunque dovrà essere applicata dal parlamento che dovrà in qualche modo legiferare in materia, non era ancora uscita che già si muovevano le opposizioni cattoliche che gia prima avevano dichiarato non esistere un diritto a morire. L’associazione medici anestesisti cattolici, che raccoglie 4000 iscritti, ha infatti dichiarato in anticipo che si appelleranno all’obiezione di coscienza, si rifiuteranno di seguire le indicazioni di chi non ce la fa più.
La corte Costituzionale doveva stabilire se fosse reato, come prevede l’articolo 580 del codice penale, aiutare ad andarsene una persona malata che non ritiene più sopportabile e dignitoso vivere.
Già l’anno scorso la Consulta aveva segnalato l’incostituzionalità della norma che parificava l’istigazione al suicidio con l’aiuto. Undici mesi fa i giudici, che avevano chiesto al parlamento di legiferare (avevano dato tempo fino al 24 settembre, senza alcun risultato), avevano stabilito alcuni punti fondamentli che sono stati alla base della decisione
Se da un lato era impossibile depenalizzare totalmente e genericamente l’aiuto al suicidio, la Corte aveva messo in chiaro i punti base, alcune condizioni specifiche che facevano diventare “ingiusta e irragionevole” la punizione per chi aiuta a morire. Le condizioni sono che si tratti di un malato terminale in grado di decidere pienamente, afflitto da una patologia che gli provoca sofferenze fisiche e psichiche per lui assolutamente intollerabili.
In questi due anni e mezzo in cui è stato sotto processo Marco Cappato, difeso dall’avvocato Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Coscioni, sono state centinaia le persone che hanno chiesto informazioni. che hanno chiamato, scritto all’Associazione Coscioni per capire come fare per morire, per smettere di soffrire.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
SE QUALCHE GUARDONE MORALISTA HA DEI PROBLEMI SI CURI, ESISTONO OTTIMI PSICHIATRI IN GIRO… OGNI DONNA HA DIRITTO A VESTIRSI COME LE PARE
Il titolo di Libero sul reggiseno di Carola Rackete era stato universalmente considerato come sessista e inappropriato.
Lo stesso deve assolutamente essere valutato anche per il lancio di agenzia di Adnkronos che, sui suoi canali social, ha parlato dell’intimo di Ivanka Trump all’Onu.
«Fa discutere l’outfit scelto da Ivanka Trump» e «Scelta che, trattandosi di una camicetta molto aderente e sottile, ha messo in evidenza le forme» sono due frasi che si ritrovano all’interno dell’articolo.
Non vale la pena sottolineare quanto queste due affermazioni possano essere inopportune per un articolo di giornale e per una corretta informazione che non miri soltanto al click facile.
Un errore che vale doppio, perchè il precedente di Libero e tutto ciò che ne è seguito — con una giornata di protesta, il #freenipplesday, indetta da alcune donne che si sono sentite offese da quanto scritto dalla testata diretta da Pietro Senaldi — dovevano fungere da monito per evitare di cadere nello stesso errore. Invece, la scelta dell’Adkronos è stata quella di dare spazio alla notizia.
Non solo: la pubblicazione sui social network ha dato modo di raccogliere un vasto campionario di banalità .
Le frasi di alcuni utenti, ovviamente, sono molto offensive: si è trattata dell’ennesima occasione per fare del body shaming. Un’occasione di cui, onestamente, non avevamo bisogno visto quanto accade quotidianamente sulle piattaforme dei social network.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
LEGA 29,9%, PD 21,8%, M5S 21,5%, FDI 8,6%, FORZA ITALIA 6,5%, ITALIA VIVA 2,9%, +EUROPA 2,7%, LEU 2,7%, VERDI 2%… CENTRODESTRA 45%, M5S + AREA CENTROSINISTRA 53,6%
La Lega resta il primo partito ma sotto la soglia psicologica del 30 per cento. Per la seconda
settimana consecutiva si ferma al 29,9. Ben lontana dal 34,3 delle Europee. Questa la fotografia scattata dal sondaggio di Ixè per la trasmissione di Rai3 Cartabianca. Italia Viva, la neonata creatura renziana, al debutto non sfonda. Arriva al 2,9 per cento.
Il Partito democratico – secondo partito – non sembra subire troppi contraccolpi, anzi sale dello 0,2 per cento: al 21,8 dal 21.6.
Lieve calo per i Cinquestelle che inseguono al terzo posto con il 21,5 per cento e una flessione dello 0,4.
Ma a chi sottrae voti il partito di Renzi, visto che i dem sono in crescita? “In realtà soprattutto al Pd (quasi il 2 per cento) – spiega Alex Buriani, direttore di ricerca di Ixè – ma il partito di Zingaretti recupera a sinistra e dall’astensione. Ci sono molti movimenti in questi giorni”.
Significativi gli smottamenti nell’area di centrodestra con Forza Italia che scende di quasi un punto, dal 7,4 al 6,5 per cento. Il partito di Berlusconi è ormai stabilmente superato da quello di Giorgia Meloni, reduce dalla kermesse di Atreju nel fine settimana. Fdi sale all’8,6 dall’8,3 per cento.
Tra le formazioni minori, marcia indietro per +Europa dal 4 al 2,7 per cento. In calo la Sinistra al 2,7 mentre Europa Verde sale al 2 (+0,4 per cento).
Per quanto riguarda i leader politici, risale di due punti la popolarità del premier Giuseppe Conte: dal 47 al 49. Stabilmente al primo posto. Al secondo posto Matteo Salvini (al 34), ora tallonato da Giorgia Meloni al 32.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
SE IL PREFETTO CONFERMASSE LA MISURA CI SAREBBE LA CONFISCA, IN VIOLAZIONE DELLA DECISIONE DEL GIP E DELLE NORME INTERNAZIONALI… A LORO VOLTA PREFETTO E VIMINALE SONO INDAGATI DALLA PROCURA
La Sea Watch 3 resta ancora ferma, sotto sequestro, a Licata.
Se da un lato alla ong è stata notificata la fine del sequestro probatorio disposto dalla Procura di Agrigento dopo l’ingresso in porto a Lampedusa della nave della ong tedesca lo scorso 29 giugno — quando era rimasta bloccata 17 giorni in mare dopo aver soccorso 53 naufraghi — la Capitana Madeleine Habib non può togliere ancora gli ormeggi che da tre mesi legano la Sea-Watch 3 alla banchina del porto di Licata.
Il 2 settembre, spiegano dalla ong, «ci è stato notificato il sequestro cautelare amministrativo della nave, insieme a una nuova sanzione amministrativa di 16.666 euro», che Carola Rackete, comandante della nave al momento dei fatti, e Sea-Watch sono obbligati a pagare in solido.
«Se confermata dal Prefetto, tale misura segnerebbe la definitiva confisca della nave».
Il ruolo del Decreto Sicurezza bis
La spiegazione del sequestro amministrativo viene fatta risalire dai legali della Sea Watch alle evoluzioni del Decreto Sicurezza bis. Nella prima versione del testo, infatti, la confisca era applicabile solo in caso di «reiterazione» della condotta.
Nel caso della Sea Watch 3, però, non ci sarebbe stata alcuna reiterazione, dicono i legali: alla nave vengono contestati due momenti, a due giorni di distanza, della medesima vicenda.
«Attraverso un’interpretazione distorta e politicamente rivolta al blocco della nave a ogni costo, si giustifica la “reiterazione” con l’ingresso, avvenuto il 26 giugno, e la sosta della Sea-Watch 3 nelle acque territoriali quando, il 28 giugno, nell’impossibilità di effettuare l’approdo in porto, osteggiato dalle autorità , gettava l’ancora in attesa di sviluppi e nella speranza di non essere costretta a entrare non assistita», si legge nella nota della organizzazione.
La stessa ordinanza del giudice di Agrigento di non convalida dell’arresto di Carola Rackete, ricordano ancora da Sea Watch, «aveva ritenuto inapplicabile il pacchetto sicurezza bis nella fattispecie».
«Il sequestro cautelare amministrativo è palesemente illegittimo alla luce dello stesso decreto sicurezza bis nella sua prima versione: un oltraggio all’intelligenza», commenta Alessandro Gamberini, legale difensore di Sea-Watch.
L’organizzazione comunica di avere intrapreso azioni giuridiche contro l’allora decreto-sicurezza bis, le multe e il sequestro.
«La legge sul pacchetto sicurezza calpesta il dovere di un comandante di portare in salvo naufraghi soccorsi in mare e colpisce la dignità di un Paese che oggi considera una nave che salva vite, adempiendo a un dovere di legge e a un obbligo morale, come una minaccia alla sicurezza e all’ordine pubblico», aggiunge Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch. «Chiediamo anche che si faccia luce sulla responsabilità di chi ha ordinato che quell’ingresso fosse impedito».
Ora il sequestro amministrativo, per la comandante Carola Rackete, «è una perdita di tempo ingiustificabile e un abuso volto a impedire gli sforzi per salvare vite. Se i governi non agiscono, come cittadini europei dobbiamo fare in modo che nessuno muoia in mare, almeno fino a quando non ci sarà un adeguato dispositivo di soccorso e alternative sicure e legali alla migrazione, non nelle mani dei trafficanti».
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
LE RIPETUTE PRESSIONI DEL PRESIDENTE USA APRONO ALLA RICHIESTA DI IMPEACHMENT
“Fammi un favore. Si parla molto del figlio di Biden, che Biden fermò l’indagine e molte
persone vogliono sapere, così tutto quello che puoi fare con il procuratore generale sarà grandioso. Biden è andato in giro a dire che aveva bloccato l’indagine, quindi se puoi darci un’occhiata. A me sembra orribile”.
Sono alcune delle frasi tratte dalla telefonata – di cui è stata diffusa la trascrizione declassificata e senza omissis – tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente ucraino Volodimir Zelenskij.
La trascrizione della telefonata del il 25 luglio del 2019 conferma che durante la telefonata Trump chiese al presidente ucraino di contattare il ministro della Giustizia Usa William Barr per discutere la possibile apertura di un’indagine per corruzione su Joe Biden e suo figlio. Zelenskij avrebbe dovuto collaborare con il suo avvocato personale, l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, e con il segretario alla giustizia, William Barr, per “guardare” (ossia indagare) sui Biden.
“Bene – afferma il presidente Trump – perchè ho sentito che un procuratore molto bravo era stato allontanato e questo è davvero ingiusto. Giuliani è un uomo altamente rispettato, è stato il sindaco di New York, un grande sindaco, e vorrei che ti chiamasse. Ti chiedo di parlarci assieme al procuratore generale. Rudy (Giuliani, ndr) è molto informato su ciò che è successo ed è un ragazzo in gamba. Se potessi parlarci sarebbe grandioso. L’ex ambasciatrice degli Stati Uniti era sgradevole, e così la gente con cui aveva a che fare in Ucraina, volevo che lo sapessi”.
“Volevo parlarti del procuratore”, risponde Zelenskij. Primo di tutto capisco e sono a conoscenza della situazione. Dopo che abbiamo conquistato la maggioranza assoluta in Parlamento, il prossimo procuratore generale sarà al cento per cento una persona mia, un mio candidato, che sarà votato dal Parlamento e comincerà a lavorare da settembre. Lui o lei si occuperanno della situazione, specialmente dell’azienda a cui hai fatto cenno… A proposito, ti chiedo se hai altre informazioni da fornirci, sarebbe molto utile per l’indagine. Sull’ambasciatrice concordo al cento per cento. Ammirava il mio predecessore, non avrebbe accettato me come nuovo presidente”.
Trump: “Ti faccio chiamare da Giuliani e farò in modo che lo faccia anche il procuratore generale Barr e andremo a fondo sulla vicenda. Ho sentito che il procuratore era stato trattato molto male. Dunque, buona fortuna per tutto. Prevedo che la tua economia migliorerà sempre di più. È un grande Paese. Ho molti amici ucraini, persone incredibili”.
Gli aiuti
Ora i membri del Congresso americano indagano per appurare se Trump nella telefonata abbia offerto in cambio il ripristino degli aiuti congelati alcuni giorni prima il colloquio. Lo riportano alcuni media Usa.
Nella trascrizione prima di chiedere a Kiev di accendere un faro sul figlio di Joe Biden (che era membro del board della società energetica ucraina Burisma group il cui proprietario era stato indagato dalla procura locale), Trump ricorda: “Direi che facciamo molto per l’Ucraina”, più di quanto faccia l’Europa. Zelenskij risponde dicendo che Trump ha “assolutamente ragione” e che i paesi europei “non stanno facendo abbastanza per l’Ucraina”.
A maggio il procuratore generale dell’Ucraina aveva detto che non c’erano prove di azioni illecite da parte di Hunter Biden, il figlio del candidato democratico alle presidenziali del 2020.
Pelosi: “Trump risponderà delle sue azioni”
Donald Trump non è “al di sopra della legge” e risponderà del suo comportamento, ha detto la speaker democratica della Camera, Nancy Pelosi, dopo la diffusione della trascrizione.
“Il fatto è che il presidente degli Stati Uniti, violando le sue responsabilità costituzionali, ha chiesto a un governo straniero di aiutarlo nella sua campagna politica, a spese della nostra sicurezza nazionale, minando anche l’integrità delle nostre elezioni”, ha detto Pelosi secondo quanto riporta la Cnn. “Questo non è accettabile. Ne risponderà davanti alla legge. nessuno è al di sopra della legge”, ha aggiunto la speaker della Camera, che ieri ha annunciato l’avvio di un procedimento per l’impeachment.
Intanto sono 205 i deputati americani finora a favore dell’inchiesta per aprire l’impeachment contro Trump, secondo i calcoli del New York Times.
Il quotidiano scrive che oltre due terzi dei 235 deputati democratici hanno già dato il loro sostegno. La maggioranza richiesta è di 218.
(da agenzie)
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