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CONTE METTE IL M5S IN MINORANZA NEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Dicembre 29th, 2019 Riccardo Fucile

CON LA NOMINA DI MANFREDI ORA CI SONO 11 MINISTRI M5S E 11 PD E ALLEATI: E CONTE DIVENTA L’AGO DELLA BILANCIA

Con le nomine di Lucia Azzolina e Gaetano Manfredi rispettivamente all’Istruzione e all’Università  il MoVimento 5 Stelle perde la maggioranza in Consiglio dei ministri: il centrosinistra, con il nuovo riferimento Pd Manfredi, ha pari esponenti rispetto agli alleati e quindi l’ago della bilancia rimane il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Manfredi, tecnico vicino al Pd, è il quarto ministro-rettore in otto stagioni, dopo Profumo, Carrozza e Giannini.
Il problema è che entrambi, Azzolina e Manfredi, sono il settimo e l’ottavo ministro destinati a Viale Trastevere di queste ultime otto stagioni: un anno medio di durata per ogni responsabile del sapere pubblico non può consentire alcuna amministrazione di comparti così delicati.
E il primato di Lorenzo Fioramonti, dimessosi per mancati finanziamenti dopo 110 giorni, non ha fatto che rendere ancora più precario un percorso politico all’interno di un mondo precario di suo.
Per questo ieri è andato all’attacco Piernicola Pedicini, portavoce M5s al Parlamento europeo:”Continua il saccheggio dei ruoli ministeriali in quota M5s a favore del Pd”, lamenta Pedicini. “E Conte è come una specie di Robin Hood al contrario, che ruba ai poveri per dare ai ricchi”, aggiunge, su Facebook. “Vorrei tanto sapere i nomi dei gruppi parlamentari che si sono tanto spesi per l’irrinunciabile ‘genio’ di Fioramonti che ha causato tutto questo casino”, attacca. “Intanto, il partito di Conte prende sempre più forma, mentre noi la perdiamo sempre più”, è l’amara previsione.
E’ qui che esponenti di governo del M5S criticano la decisione comunicata da Conte durante la conferenza stampa di fine anno, che comunque sarebbe stata concordata e condivisa coi i partiti che sostengono la maggioranza (Pd, Iv, M5s e Leu): “E’ stata una pessima mossa”, commentano.
“Conte è bravissimo nel comunicare ma questa e’ stata una scelta sbagliata. Così abbiamo perso anche la maggioranza in Consiglio dei ministri”. Nei messaggi tra i parlamentari del Nord poi girano gli screenshot del post di Di Maio; a commento della nomina di Manfredi il capo politico del M5s scrive: “Una scelta che ci rende felici anche per un altro motivo: finalmente arriva un riconoscimento alle Università  del Sud. Lo avevamo chiesto con forza perchè il Sud ha tutte le potenzialità  per rilanciarsi”. “Onestamente non comprendo perchè parlare di Sud in un post dedicato alle nuove nomine. Siamo ancora un partito nazionale?”, si chiede, polemica, sui social, la deputata milanese Elisa Siragusa.
In realtà  però il M5S non è diventato minoranza, ma ha soltanto pareggiato i conti con l’alleato di governo.
Qualche tempo fa Di Maio fece pubblicare sul Blog delle Stelle questo schema che serviva a rispondere a quanti lo accusavano di non aver saputo trattare con il Partito Democratico.
L’elemento più interessante del grande grafico era studiato per mostrare plasticamente come Di Maio avesse la maggioranza in Consiglio dei ministri. Dopo aver riunito il«suo» Cdm alla Farnesina, il ministro degli Esteri tornava a mostrare i muscoli per far vedere a Giuseppe Conte che i ministri rispondevano a lui.
Nel grafico Conte era indicato in cima all’elenco con gli stessi caratteri e lo stesso corpo dedicati ai responsabili dei dicasteri. E proprio come fosse un esponente 5 Stelle fra i tanti e non quel premier «super partes» che Conte vuole essere. Quanto all’altra metà  del governo, ci sono solo le caselle ma non si fa cenno al Pd, nè tantomeno al nome dei ministri dem. Il risultato finale era 12 a 10.
Oggi però la componente di centrosinistra ha portato a casa un uomo in più (e quindi in teoria saremmo 12 a 11) ma soprattutto Giuseppe Conte è ormai il rappresentante di una forza politica autonoma all’interno del M5S e persino in Parlamento, dove molti continuano a vederlo come punto di riferimento politico.
Per questo è difficile che Di Maio possa contarlo nella sua squadra: se Conte è fuori dai giochi i ministri sono pari (11 a 11); se invece è in quota PD, come qualcuno nel M5S sussurra, allora è vero che i grillini hanno perso la maggioranza in Consiglio dei Ministri.

(da “NextQuotidiano”)

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LA FOTO ALLE MALDIVE DELLA DEPUTATA M5S FA ARRABBIARE I GRILLINI: QUALCUNO LI AVVISI CHE UNA VA IN VACANZA DOVE LE PARE

Dicembre 29th, 2019 Riccardo Fucile

“UNO SCHIAFFO ALLA POVERTA'”: MA NON ERA STATA ABOLITA DA DI MAIO?… E CHI SE LA PRENDE PER IL RITARDO NELLE RESTITUZIONI SENZA SAPERE CHE DIPENDE DA UN PROBLEMA DELLA PIATTAFORMA DI CASALEGGIO

La deputata del MoVimento 5 Stelle Yana Ehm ha postato su Facebook una sua foto in costume e in altalena dalle Maldive. E subito si sono scatenati gli attivisti grillini che le hanno ricordato di essere molto indietro con le restituzioni al Movimento.
I commenti si intrecciavano a quelli di chi la biasimava proprio per le vacanze alle Maldive, considerate uno schiaffo alla povertà .
E tra questi c’è anche chi si è sentito tradito e imbarazzato dal comportamento della deputata.
La parte interessante della vicenda è che la Ehm ha però risposto nei commenti a chi le segnalava la questione delle rendicontazioni ferme da febbraio. Pare infatti che per quanto riguarda la Ehm ci sia un problema tecnico dietro lo stop:
“Dati i svariati commenti sulla rendicontazione, fornisco con piacere le necessarie delucidazioni: a causa di un problema tecnico non riesco a completare la rendicontazione del mese febbraio, dirimente per poter procedere a tutti i mesi successivi. Per spiegare ancora meglio, va “chiuso” il mese precedente per poter passare a quello successivo. Ho sollecitato ed interloquito più volte con il webmaster in merito, abbiamo tentato svariate soluzioni, ma ancora il problema persiste. Spero che possa essere sbloccato al più presto,ho già  preso prossimo appuntamento. Per ogni altra delucidazione sono disponibile via messaggio o mail (alcuni hanno addirittura il mio numero di cellulare). Un caro saluto a tutti, Yana
E visto che anche le precedenti piattaforme grilline risultavano piene di errori e problematiche, non si fa fatica a credere all’argomento della deputata.

(da “NextQuotidiano”)

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ISPETTORE SENALDI, IL CASO “PATATA BOLLENTE” E’ TUO

Dicembre 29th, 2019 Riccardo Fucile

QUERELATO DALLA RAGGI PER IL TERMINE SESSISTA ORA IL DIRETTORE DI LIBERO SI INTERROGA SUL PERCHE’ NON VALE ANCHE SE RIVOLTO A FIORAMONTI

Perchè la gente e i tribunali ce l’hanno con Libero quando scrive che Virginia Raggi è una patata bollente?
E perchè quando invece “patata bollente” è riferito a Fioramonti non succede niente? L’ispettore Pietro Senaldi, nel tempo libero anche direttore responsabile di Libero, ha un caso molto complicato per le mani ma oggi sul quotidiano affondato da Vittorio Feltri decide di affrontarlo con la tipica capacità  di intuizione, induzione e deduzione del grande investigatore del crimine.
“Se la patata bollente la serve Libero, va automaticamente indigesta ai sacerdoti del politicamente corretto e ai moralisti giallorossi. Se però sono altri a metterla sul piatto, si digerisce senza alka seltzer”, fa sapere lui mentre accende la pipa e la carica con un paio di tranci di tabacco prima di prendere la lente d’ingrandimento e mettersi all’opera.
Qual è la differenza tra Libero con Raggi e Italia Oggi con Fioramonti se entrambi definiscono Patata Bollente un politico? Perchè poro Feltri deve essere querelato e invece a Italia Oggi se la cavano?
Ma davvero Montesquieu diceva che c’è una minaccia alla libertà  se Libero non può scrivere cagate?
Mentre l’indagine del funambolico ispettore prosegue, ecco che nella stanza adibita a forensics fa capolino Watson: “Scusi, ispettore, non sarà  che la locuzione ‘patata bollente’ se riferita a una donna ha un chiaro intento sessista mentre quando la si usa con un uomo questo intento sessista non può esserci?”. Zan Zan Zan.
L’ispettore Senaldi ci pensa un po’ e poi si inalbera: “Elementare, Watson, elementare”.
E lo scrive nell’ultima colonna dell’articolo. Perchè in effetti all’ispettore Senaldi non si può nascondere niente.
Sigla!

(da “NextQuotidiano”)

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LE DONNE CHE HANNO FATTO LA STORIA NEL 2019

Dicembre 29th, 2019 Riccardo Fucile

DONNE CHE HANNO LASCIATO IL SEGNO E CHE SARANNO ANCORA PROTAGONISTE: LE COMBATTENTI CURDE, URSULA, CHRISTINE, SANNA, JACINTA, GRETA, LILIANA, CAROLA

Alcune di loro sono state tra le figure più criticate, lodate, attese del 2019.
Donne, ragazze, che con i loro gesti, parole e azioni hanno plasmato il giudizio dei cittadini e dell’opinione pubblica. Se si volge lo sguardo all’indietro, mai come quest’anno vengono in mente i volti di così tante donne che hanno contribuito a scrivere la storia. E forse viene anche da chiedersi se bisognava aspettare il 2019 per avere un’agenda di eventi così piena di nomi femminili.
Tra tutte, rimarrà  impresso l’esempio delle donne curde che nel nord est della Siria sono diventate il simbolo della resistenza e della lotta all’invasione turca contro il silenzio della comunità  internazionale
Ma, oltre la tragedia, oltre la guerra, ci sono anche altre donne che in questo 2019 ci hanno mostrato nuovi modi di fare politica, di parlare e di agire, e che saranno ancora tra le protagoniste (crediamo) dell’anno che verrà .
Ursula von der Leyen
Nata a Bruxelles, nel cuore dell’Unione europea, di lei si è detto che fosse una predestinata visto che il padre nel 1958 diventò capo di gabinetto proprio della Commissione di cui ora lei è la guida. Successore di Jean Claude Juncker, lo scorso luglio von der Leyen è diventata la prima donna a capo del ramo esecutivo dell’Ue in un periodo di frammentazione e turbolenza. Finiti gli anni dello spauracchio Grexit, ora von der Leyen è chiamata a guidare un’Unione che vacilla proprio sulla sua unità  di intenti. Un’Unione sempre più divisa da sovranismi e nazionalismi, che non riesce a trovare la quadra su un futuro unitario. Il suo ruolo è stato tra quelli più attesi del 2019, dopo i cinque anni di Juncker alla guida di una commissione che è dovuta navigare tra la crisi economica, la Brexit. Ma le sfide che attendono von der Leyen non sono molto diverse nella sostanza. La tedesca, già  ministra della difesa di Angela Merkel, con una lunga esperienza in campo internazionale, ha mostrato un equilibrismo e un pragmatismo che hanno fatto dubitare molti del suo europeismo. Ma, forgiata dalla cancelliera, la sua “lealtà ” all’Unione è molto più pragmatica di quanto non sia passionale, e forse, per questo, più funzionale.
Sarà  dunque una delle figure chiave del prossimo anno non solo per quanto riguarda il destino di un’Europa la cui unità  è sempre più in salita, ma anche per trovare la quadra di una politica estera minacciata dal sempre più forte unilateralismo statunitense e l’egemonia cinese che spinge da Est. In mezzo un’Unione europea che per sopravvivere dovrà  riappropriarsi di processi decisionali, e fare da equilibrista nelle guerre commerciali, e nei difficili rapporti di politica estera che attendono la leader dell’organo decisionale dell’Ue.
Christine Lagarde
Lasciato alle spalle il motto “Whatever It Takes” di Mario Draghi, alla guida della Bce è arrivata Christine Lagarde. «Comunicherò col mio stile», aveva detto nella sua conferenza stampa di presentazione, ricevuto il testimone dall’ex governatore della Banca d’Italia. Con la sua nomina, l’Unione europea si appresta a entrare nel 2020 con al vertice delle sue istituzioni più importanti due donne.
Il suo arrivo a Francoforte è stato accettato non senza qualche riserva per le sue presunte mancanze tecniche. La sua preparazione, più politica che economica, aveva fatto dubitare anche chi contestava, otto anni prima, la sua nomina al Fondo monetario internazionale, di cui è stata presidente fino al 2019. Laureata in Diritto del Lavoro e Sociale, eredita da Draghi un’Europa diversa da quella del 2011, quando, con l’arrivo dell’ex professore di Economia, l’Ue si trovava in piena recessione con una Grecia pronta all’uscita e l’Italia sull’orlo del default. Ora, Lagarde prende in mano un’istituzione che nel prossimo anno dovrà  traghettare l’Ue da politiche monetarie a politiche fiscali volte alla crescita, fatte di riforme strutturali, a livello europeo e nazionale, necessarie per far ripartire la locomotiva europea. Già  nominata negli anni passati tra le donne più influenti al mondo, la sua capacità , certo indiscussa, di leadership è quello di cui l’Europa ha bisogno per mettere d’accordo pensieri, opinioni e strategie diverse. E con chi le contesta il suo background accademico, Lagarde si è dimostrata tanto inflessibile quanto aperta alla critica: «Quando non so qualcosa vi dirò che non lo so»
Sanna Marin e Jacinda Ardern
Tra le figure chiave che hanno influenzato il 2019, e su cui gli occhi sono puntati per l’anno che verrà  non è possibile sottrarsi dal nominare due prime ministre. L’una, Sanna Marin, fresca di elezioni, è diventata a 34 anni la più giovane premier al mondo. Nata da due madri, porta con sè l’eredità  di chi si dice fiera di essere venuta al mondo in una famiglia arcobaleno e, nel 2020, porterà  questi temi al centro dell’agenda finlandese. Neomammma, è diventata in pochi giorni il simbolo di chi crede a un’Europa diversa, giovane, preparata e meritocratica.
Dall’altra parte dell’emisfero, c’è un’altra donna che in questi ultimi 12 mesi, in una nazione che ai più suona familiare come la Terra di Mezzo, è diventata il volto di chi ha dimostrato che, forse, un altro modo per rispondere al terrorismo esiste.
Jacinda Ardern, 38 anni, premier della Nuova Zelanda, ha mostrato al mondo il volto di un leader umano, ma intransigente allo stesso tempo. Il suo rigore, in tv, nel comunicare alla nazione, in maniera trasparente, i dettagli dell’attacco alla moschea Christchurch, senza nascondersi dietro a una comunicazione aggressiva e giustizialista, ha stupito l’altra parte di un emisfero abituato a toni differenti.
Il velo in testa e la scelta di leggere passi dal Corano all’apertura della sessione parlamentare — quando il mondo gridava proprio il contrario — hanno scosso tutti. Gentile nel suo abbraccio alla comunità  musulmana colpita dal dolore, e risoluta nel condannare la pazzia di un suprematista bianco avvelenato da politiche e messaggi d’odio. Nel 2020 sarà  ancora lei a guidare una politica diversa e forse più umana.
Greta Thunberg
La Cop25 è stata un fallimento. La conferenza Onu sul cambiamento climatico è stata un buco nell’acqua. Nessun obbligo vincolante è stato concordato tra i paesi partecipanti. Ed è per questo che siamo certi che nel 2020 Greta Thunberg non si fermerà . La giovane attivista ha stravolto nell’ultimo anno la lotta al cambiamento climatico, dando vita, grazie al suo sciopero davanti al parlamento svedese, a un movimento globale. Lei, la leader del Fridays for future, nominata anche al Nobel per la pace, è riuscita a chiamare a raccolta con la sua voce flebile milioni di giovani in tutto il mondo per dar voce alle istanze di generazioni che pagheranno più di altre lo sfruttamento ambientale del nostro pianeta.
Eletta anche dalla rivista Nature tra le persone più influenti per la scienza nel 2019, il prossimo sarà  un anno chiave per Greta e per la sua battaglia per cui ha deciso di abbandonare, per un po’ di tempo, la scuola. Ed è ormai impossibile pensare alla lotta ambientalista senza pensare alla sedicenne svedese.
Liliana Segre
Nell’ultimo anno il suo impegno per mantenere viva la memoria dell’Olocausto è andato di scuola in scuola, è passato da prestigiosi atenei a piccole classi, a teatri e piazze. Ma per la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta all’orrore di Auschwitz, l’ultimo anno ha rappresentato anche una nuova, temuta, consapevolezza sul ritorno di un odio che sembrava essere stato sconfitto.
Vittima di attacchi antisemiti, Segre è stata messa sotto scorta. E mentre il dibattito sull’olocausto continua a essere molto acceso, con attacchi etnici e razzisti, la sua memoria continuerà  a essere un faro per le nuove generazioni.
Carola Rackete
I decreti sicurezza «vanno depurati da condizioni che io stesso ritengo inaccettabili». Non c’è dubbio, anche nel 2020 uno degli scontri più accessi in Italia, e nell’Europa, sarà  sul tema dell’immigrazione. E le parole del premier Giuseppe Conte durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno confermano su quali argomenti l’opposizione e la maggioranza si sfideranno in parlamento. Un tema che nel 2019 è stato legato alla figura di una donna, quella di Carola Rackete. La capitana della Sea Watch ha diviso l’opinione pubblica italiana per aver ignorato il blocco navale ed essere entrata nel porto di Lampedusa. Dovrà  risponderne durante l’udienza del prossimo 16 gennaio. Ma a rimanere aperto è anche lo scontro con Matteo Salvini che, dopo gli insulti alla capitana, è stato querelato da Rackete. Toccherà  aspettare dunque il prossimo anno per vedere se il dibattito a distanza con l’ex ministro continuerà  e se Rackete tornerà , prima o poi, in mare a salvare migranti.

(da Open)

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PICCHIATO DA DIECI PERSONE A MILANO PERCHE’ GAY. GIOVANE IN OSPEDALE

Dicembre 29th, 2019 Riccardo Fucile

LA SOLITA VIOLENZA DI SFIGATI OMOFOBI: SCAPPANO PRIMA CHE ARRIVI LA POLIZIA

Un venticinquenne è stato aggredito la notte scorsa in zona Porta ticinese, tra i luoghi più noti della Movida milanese, perchè gay.
Il ragazzo ha raccontato il fatto agli agenti della Polizia locale. Ha riferito di essere stato circondato da una decina di persone, intorno a mezzanotte, e di essere stato colpito anche con un coccio di bottiglia.
Aveva una ferita lacero contusa alla testa e un forte trauma al torace ed è stato portato in ospedale dagli operatori del 118 ma non è in gravi condizioni.
Gli agenti della Polizia locale stanno cercando di risalire agli aggressori che, al loro arrivo, erano già  scappati.
Gli investigatori stanno acquisendo le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona di Porta Ticinese, a quell’ora molto frequentata per via dei numerosi locali, e sono alla ricerca di testimoni per dare un volto agli assalitori.

(da agenzie)

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SALVATAGGIO DI NATALE: APPRODATA A POZZALLO LA ALAN KURDI CON A BORDO 32 PROFUGHI LIBICI TRA CUI 10 BAMBINI IN TENERA ETA’, GIA’ CONCORDATA RICOLLOCAZIONE IN EUROPA

Dicembre 29th, 2019 Riccardo Fucile

LAMORGESE ASSEGNA RAPIDAMENTE IL PORTO, ORGANIZZAZIONE PERFETTA, IL SINDACO RINGRAZIA: “FINALMENTE CAMBIATO IL RAPPORTO, ORA C’E’ COLLABORAZIONE”… AI RAZZISTI E’ ANDATA MALE, NON SONO RIUSCITI A FARLI AFFOGARE

E’ approdata nel porto di Pozzallo la nave Alan Kurdi, della Ong Sea Eye, con 32 migranti a bordo soccorsi nel Mediterraneo la notte di Natale. La decisione di assegnare Pozzallo come porto sicuro è stata assunta ieri dal Viminale tenendo conto della presenza a bordo di persone in condizioni di vulnerabilità . Dei 32 migranti soccorsi dieci sono minori, alcuni in tenera età , e cinque sono donne, di cui una incinta, tutti di nazionalità  libica.
Sono stati tutti trasferiti all’hotspot, eccetto una donna all’ottavo mese di gravidanza e suo figlio piccolo che sono stati trasferiti in ospedale per ricevere assistenza.
Un altro bimbo di pochi anni è sotto osservazione per una sospetta bronchiolite. I migranti sono in buone condizioni di salute: nessuna emergenza medica e nessun caso di scabbia, segno di breve permanenza nelle cosiddette “connection house” prima di affrontare il mare.
La donna incinta ricoverata in ospedale assieme al suo bambino più piccolo, aveva con sè anche altri due figli, sempre in tenera età , che sono stati alloggiati nell’hotspot perchè le loro condizioni generali sono apparse buone. I 32 libici viaggiavano a bordo di un barchino, soccorso da Sea Eye la notte di Natale. Secondo ciò che emerso durante i primi colloqui identificativi, fanno parte di alcuni nuclei familiari partiti tutti insieme.
“Pozzallo è, ancora una volta, il porto sicuro dove far attraccare chi ha bisogno di assistenza e di sicurezza: si tratta di migranti raccolti in mare la notte di Natale e alla quale Malta avrebbe negato lo sbarco”. Lo dice il sindaco di Pozzallo (Rg), Roberto Ammatuna. “Intendo ringraziare il prefetto Michele Di Bari e il prefetto di Ragusa Filippina Cocuzza – prosegue il sindaco – per il rispetto dei rapporti istituzionali, segnale chiaro di un cambiamento all’interno del ministero degli Interni che lascia ben sperare per il futuro. La città  di Pozzallo è pronta, come sempre ad ospitare al meglio chi ha bisogno e si adopererà  per dare loro la migliore accoglienza possibile”.
La Commissione europea ha già  avviato, su richiesta dell’Italia, la procedura per il ricollocamento dei migranti sulla scorta del pre-accordo di Malta.

(da agenzie)

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IL VICESINDACO LEGHISTA DI FERRARA CHE NON MOLLA LA CASA POPOLARE NONOSTANTE ORA PERCEPISCA 4800 EURO AL MESE

Dicembre 28th, 2019 Riccardo Fucile

L’ISTITUTO CASE POPOLARE: “E’ UNA QUESTIONE DI OPPORTUNITA’ POLITICA”… L’EX BARBIERE SI E’ MONTATA ANCHE LA VASCA DA IDROMASSAGGIO E IN PASSATO E’ STATO SANZIONATO PER AVER FATTO LAVORI NON AUTORIZZATI… IN QUESTO CASO “PRIMA GLI ITALIANI” INDIGENTI NON VALE

Chissà  cosa direbbe Matteo Salvini se sapesse che a Ferrara il suo vicesindaco vive in una casa popolare pur percependo uno stipendio di 4800 euro al mese.
Difficile che la notizia non sia arrivata all’orecchio del leader del Carroccio: il caso è finito sulle prime pagine locali a inizio novembre, ma già  ad agosto scorso, quando il politico era solo segretario comunale della Lega, si vantò su Youtube di aver montato la vasca idromassaggio nell’alloggio ad affitto agevolato.
Eppure, nonostante le polemiche e aver dovuto smontare tutte le modifiche non autorizzate alla casa, per il momento non è successo nulla.
Ferrara non è un posto qualunque: è una delle ultime roccaforti rosse conquistate dalla valanga leghista in Emilia-Romagna ed è amministrata da Alan Fabbri, uno degli uomini chiave di Salvini per tentare la conquista della Regione il 26 gennaio prossimo. Il vicesindaco è appunto Nicola Lodi, per tutti “Naomo”, soprannome che si è guadagnato con una perfetta imitazione dell’omonimo personaggio di Panariello. Naomo vive da anni in una casa Acer, azienda casa dell’Emilia Romagna e prima di diventare una figura di riferimento della Lega a Ferrara faceva il barbiere, con un reddito che gli aveva consentito di ottenere un alloggio di edilizia popolare.
L’affitto, oggi come prima dell’elezione, non è mai stato modificato e tecnicamente Lodi può comodamente attendere più di un anno prima di traslocare.
Le entrate del 2019 saranno dichiarate nell’Isee del 2021 e fino ad allora Naomo non può temere nulla in punto di diritto.
E pur incassando l’emolumento da vicesindaco (aumentato del 10% dalla nuova giunta leghista rispetto all’amministrazione precedente), Naomo non ha nessuna intenzione di lasciare il suo appartamento.
Lo ha detto chiaro e tondo di recente, in una delle sue tante dirette Facebook, rispondendo a una polemica con la presidente della Provincia Barbara Paron (ex Pd e ora in Italia viva) che, in occasione delle celebrazioni per la Giornata dell’Unità  nazionale e delle Forze Armate del 4 novembre, aveva abbandonato il palco proprio a causa della presenza di Naomo.
Una scelta derivata dal fatto che un anno prima Lodi aveva “violato” il pennone del Tricolore issandovi la bandiera della Lega.
E quando Naomo, di fronte al gesto, ha chiesto le dimissioni di Paron, la presidente ha replicato che, “se esiste un posto da liberare quanto prima è l’appartamento Acer in cui tuttora sembra abitare il vicesindaco Lodi.
La cospicua indennità  che il vicesindaco da mesi sta percependo, suggerirebbe l’opportunità  di lasciare l’appartamento ai ferraresi, prima di tutto, che ne hanno più necessità ”.
Ma Naomo si è difeso sempre in diretta Facebook: “Non parlo delle accuse totalmente infondate circa la mia abitazione, lei stessa ammette la legittimità  del mio alloggio”. E ha citato pure il giornalista che, senza ricevere risposta, gli ha chiesto a quanto ammontasse l’affitto. “Sì, vero, questo è il giornalismo al quale dobbiamo abituarci ma che io non accetterò mai, si chiama giornalismo spazzatura. Così come la Paron, certa stampa cerca di fare politica sul nulla, semplicemente perchè il fegato dopo le ultime e future sconfitte oramai è demolito”.
Per rispondere alla domanda del cronista rimasta inevasa, Lodi paga l’identico affitto di prima, quando mandava avanti la sua bottega di barbiere.
Non è però la prima volta che la “sua” casa Acer finisce nell’occhio del ciclone.
Già  nel 2018, quando iniziava la sua lunga campagna elettorale che lo porterà  a diventare mister preferenze alle comunali, Naomo si fa conoscere per il suo metodo dei “calci in culo” contro neri, nomadi e abusivi.
Si scoprirà  poi che lui stesso si era reso protagonista di diversi abusi e irregolarità  nell’alloggio del patrimonio pubblico.
Grazie ai controlli periodici, Acer venne a scoprire che aveva montato una antenna parabolica e due climatizzatori non autorizzati.
All’interno dell’appartamento risultarono effettuati diversi lavori sempre senza permesso. E c’era anche una vasca idromassaggio, abusiva, che è stato costretto a smontare in fretta e furia per non rischiare di farsi scoprire dagli agenti accertatori. All’epoca era stato nominato segretario comunale della Lega di Ferrara.
Di quel manufatto rimane un video, pubblicato dallo stesso Lodi, in cui si vanta per “la casa del Comune modello Hollywood, Naomo è così”.
Nel frattempo Acer lo sanziona, intimandogli di sanare le violazioni e uniformarsi alle prescrizioni.
Anche allora la replica avviene via social: “Se non avessi diritto (alla casa, ndr) la lascerei immediatamente”. E, quanto alle irregolarità , nella diretta Facebook (ora non più visibile) rivendica di aver semplicemente apportato delle migliorie e accusa il direttore di Acer: “È un’ispezione dettata da un partito politico, si dimetta”.
A fine novembre lo scontro a distanza con l’azienda per gli alloggi comunali si è riacceso, proprio dopo le dichiarazioni del vicesindaco e la ribadita intenzione di non lasciare la sua casa.
E la stessa Acer, in una risposta alla polemica tra vicesindaco e presidente della Provincia, ha fatto notare che “è auspicabile non confondere il diritto a rimanere nell’alloggio popolare con l’opportunità  politica, altrettanto rilevante, di effettuare determinate scelte in base a intervenute modifiche, in corso d’anno, della propria situazione reddituale”.
Insomma, per dirla con le parole di Matteo Salvini: “Chi occupa una casa ruba un diritto ad un’altra persona“.

(da agenzie)

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RIVOLI, IL CONSIGLIERE LEGHISTA AFFIGGE MANIFESTI CONTRO IL PAPA

Dicembre 28th, 2019 Riccardo Fucile

“BERGOGLIO PREFERISCE I MIGRANTI AI FEDELI CATTOLICI”… LA SEGRETARIA DEL PARTITO IMBARAZZATA SI DISSOCIA

Il consigliere comunale della Lega rivendica di essere “razzista” e attacca il Papa.
E lo fa con manifesti che sono stati affissi in giro per la sua città , Rivoli, firmati da lui e dove si attacca Papa Francesco. Un messaggio molto chiaro, firmato da Aldo Casalicchio della Lega di Rivoli.
Il testo è gia rimbalzato sui social e nelle chat dei politici della cittadina alle porte di Torino senza che il diretto interessato smentisse la paternità  del mini-manifesto, che dice: “Chi chiude le Chiese: don Paolo Farinella ha sigillato le porte di San Torpete, a Genova, dice, non siamo più nella cristianità . Noi razzisti lo diciamo da decenni. In questi giorni di festa ho sentito il Papa preferire i migranti ai fedeli cattolici, quindi questi sono i risultati”.
Secondo il consigliere della Lega, Bergoglio “ha parlato di immigrati e ha attaccato tutti coloro che di fronte a un’immigrazione incontrollata vorrebbero delle regole”. E poi la chiosa: “La lotta sara’ durissima”.
La segretaria della Lega di Rivoli, Laura Adduce, si dissocia da quanto scritto dal consigliere Casalicchio: “Posso immaginare che avrà  sbagliato a esprimere il suo pensiero. Chiedo scusa per quanto è accaduto”.
Si dissocia ovviamente anche il sindaco di Rivoli, Andrea Tragaioli, che ha fatto subito rimuovere le locandine piazzate in città .

(da “NextQuotidiano”)

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L’EX DEPUTATA M5S VERONICA GIANNONE DENUNCIA: “CI SONO PARLAMENTARI CHE PORTANO IN DETRAZIONE I 300 EURO VERSATI A ROUSSEAU CHE DOVREBBERO INVECE PAGARE DI TASCA LORO”

Dicembre 28th, 2019 Riccardo Fucile

“ALTRI INSERISCONO NEI RENDICONTI LE SPESE PER ABITI E SCARPE CANCELLANDO I DATI DEL NEGOZIO”… “I VERSAMENTI SU UN CONTO CORRENTE INTESTATO A DI MAIO, PATUANELLI E D’UVA, MA DOVE SONO I BONIFICI ALLE ASSOCIAZIONI INDICATE?”…”I SOLDI DI LUGLIO DESTINATI ALLA FAMIGLIA DEL CARABINIERE CERCELLI SONO STATI VERSATI?”

Veronica Giannone, deputata pugliese eletta in parlamento con il MoVimento 5 Stelle e in seguito espulsa — nel luglio 2019 insieme a Gloria Vizzini — su Facebook accusa il MoVimento 5 Stelle per la storia dei parlamentari che non rendicontano più e lancia una serie di accuse — alcune note, altre meno note — a Luigi Di Maio e Davide Casaleggio.
Bisogna ricordare che la Giannone è stata espulsa perchè il M5S l’ha accusata di «assenze alle votazioni finali di vari provvedimenti fondamentali, condivisi e sostenuti dal nostro Gruppo Parlamentare» alle quali si aggiungono «votazioni in difformità  dal Gruppo di numerosi emendamenti contrari alla linea politica» del M5S.
Praticamente le stesse cose che sta facendo Gianluigi Paragone da mesi ma i probiviri se ne sono accorti soltanto adesso.
La deputata scrive:
“Ebbene, dovreste sapere, per onor di cronaca, che tanti tra i “rendicontisti” più diligenti, portano in detrazione alla Camera dei Deputati la spesa dei 300€ mensili da destinare a Rousseau, che in realtà  dovrebbero pagare di tasca loro, e non far pagare ai cittadini con i rimborsi delle spese di mandato!
C’è chi poi inserisce sul Tirendiconto (e magari vi rendeste conto!!!) le spese degli abiti, delle scarpe… una sorta di spese di rappresentanza. Come? Semplice, fanno uno screenshot della spesa dall’applicazione bancaria, cancellano tutti i dati tranne data e importo, e il gioco è fatto!!
Per non parlare di coloro i quali rendicontano spese telefoniche di grandi importi…strano visto che sono anni che esistono le tariffe del “Tutto Illimitato”!
Poi continua con la questione delle indennità  per i ministri: i presidenti di Commissione M5S avevano scritto sul Blog delle Stelle che avrebbero rinunciato a quelle indennità , ma l’onorevole parla esplicitamente di ministri e sottosegretari:
“Mi chiedo inoltre… coloro i quali si sono ritrovati a fare i Ministri o i Sottosegretari, hanno poi concretamente rinunciato ad una delle due INDENNITà€? Qualcuno ha letto e controllato tali rinunce? E poi, tutti quelle DONAZIONI trimestrali per ogni parlamentare dove sono andate a finire? Nelle tasche di chi? Del conto corrente collegato al comitato costituito il 9 agosto 2018 da Di Maio, Patuanelli e D’Uva?
Ma non dovevano essere destinati alle associazioni decise dal solito gruppetto di comando e messe a votazioni su Rousseau, per la definizione delle percentuali di donazione ad ognuna di esse? Dove sono i bonifici effettuati alle Associazioni o Fondi votati su Rousseau? Per non parlare poi della mensilità  di luglio, che sarebbe dovuta essere donata alla famiglia del carabiniere Cerciello Rega, ucciso a Roma da 2 ragazzi americani. Ad ottobre in un articolo di stampa, Di Maio ha fatto la sua ennesima figuraccia: nulla è stato donato!”
Infine cita la storia dei soldi alla vedova di Cerciello Rega, che era già  nota. L’ex grillina lancia accuse precise in alcuni casi e parla di casi già  conosciuti in altri casi. Chissà  se il M5S saprà  risponderle nel merito e con la solita trasparenza.

(da “NextQuotidiano“)

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