Dicembre 28th, 2019 Riccardo Fucile
“NON FACCIA IL FURBO, PUBBLICARE LA FACCIA DI CHI LA CRITICA METTE IN PERICOLO LE PERSONE, LO HA GIA FATTO CON TROPPE DONNE”
Le Sardine scrivono a Matteo Salvini per difendere Nibras Asfa, la ragazza palestinese che ha
parlato dal palco di San Giovanni, durante la manifestazione romana del movimento.
L’ex ministro dell’Interno le ha dedicato un post, dove si usava il termine “asfaltata”, che ha scatenato la fantasia di migliaia di sostenitori. “Creare un clima sociale in cui una donna non si sente libera, non è cristiano. Nibras è italiana, e da due settimane riceve minacce indicibili con numeri da record, così, per divertirsi, che lei le ha stimolato e fomentato. I veri cristiani amano ed aiutano il prossimo, utilizzano comprensione e l’altra guancia, i cristiani che vivono davvero la fede”, scrive allora Lorenzo Donnoli a Salvini
“Per ora le uniche cose che ha asfaltato, senatore Salvini, le ricordo essere: i diritti degli operai, sempre meno tutelati per colpa delle sue leggi; la possibilità di riutilizzare i beni confiscati alle mafie, che ora se li ricomprano allegramente, e che dovrebbero tornare alla comunità ; il sorriso di milioni di donne e di uomini che hanno il difetto di non condividere con lei sesso, orientamento religioso, sessuale o politico e che affrontano, ogni giorno, violenze verbali e fisiche in costante aumento. Ha asfaltato anche la possibilità di avere un confronto libero, privo di insulti e parole che richiamino all’aggressività “, dice nella sua lettera Donnoli.
“Lei si è fatto eleggere al Senato della Repubblica coi voti dei cittadini calabresi. Cittadini che l’hanno votata sperando che il candidato premier potesse usare il suo potere e il suo spazio per parlare ogni giorno di nuovi strumenti per la lotta alla ‘Ndrangheta e alle mafie tutte, di malasanità , di lavoro e infrastrutture che mancano in una terra bellissima da cui si può semmai fuggire come unica alternativa”, continua il portavoce.
“Invece lei passava il suo tempo (quaaaanto tempo) a raccontar fandonie, ad approfittare della naturale ignoranza di un popolo disilluso, deluso e ormai distratto. Perchè raccontare bugie a chi le dà fiducia ed ascolto? Perchè prendere in giro gli italiani? Può dirsi cristiano colui che sceglie, con una platea di milioni di seguaci, di esporre alla gogna mediatica chi la pensa diversamente? Addirittura una ragazza che leggeva l’articolo 3 della nostra Costituzione ed il ragazzo autistico che l’ha invitata sul palco di Roma?”, chiede Donnoli.
“Non faccia il furbo, senatore, lo sa bene cosa significa pubblicare sulla sua pagina la mia faccia e quella di Nibras: lo ha già fatto a Mattia, a Jasmine e a troppe donne. Si dovrebbe rileggere la risposta di Jasmine. Significa dare un grosso contributo a mettere in pericolo la tranquillità e la libertà delle persone che non la pensano come lei”, ricorda il portavoce delle Sardine.
“Legga i commenti pubblici dei suoi fan sotto ai suoi post, sono già una rappresentazione sufficiente, seppur parziale, degli insulti che una cittadina italiana ed il ragazzo al suo fianco (autistico) stanno subendo.
E sì, da fastidio chi si definisce cristiano e pensa ad aumentare le armi in circolazione invece che fermare la strage di donne ammazzate da uomini violenti e la strage di lavoratori che muoiono sul posto di lavoro: questa è l’Italia, appurato che cristianità e sicurezza sono parole che non fanno parte realmente del suo vocabolario, cosa rimane? Temo solo qualche parola violenta uscita come un rigurgito, particolarmente disgustoso, dopo 49 milioni di bicchieri di vodka”, conclude Donnoli.
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2019 Riccardo Fucile
INSORGONO I MILITANTI: “E ALLORA CHE ABBIAMO VOTATO A FARE?”
“Perchè la candidata più votata su Rousseau Rosella Cerra, 184 voti, sparisce dalla lista? Io come gli altri 183 che abbiamo votato a fare!?? Che grande delusione…Continua il gioco perverso del partecipare per perdere… Bene!!! La mia campagna contro le ingiustizie comincia domani…”: oggi il MoVimento 5 Stelle presenta le sue liste in Calabria in sostegno di Francesco Aiello, che correrà per la carica di governatore e qualcuno in zona grida già all’inghippo.
Questo perchè, secondo quanto raccontano su Facebook gli attivisti, la candidatura di Rosella Cerra è stata cancellata nonostante avesse ottenuto 184 voti; eliminate anche Rosanna Rizzello (116 voti) e Pasqualino Marasco (92 voti).
Al loro posto sono entrati Alessia Bausone, Umberto Militare e Vittorio Oliveto. Nessuno però spiega se queste persone abbiano rinunciato alla candidatura o se sia stata una decisione dei vertici.
Gli attivisti sono infuriati: “I 5 Stelle continuano a percorrere la strada del cambiamento, ovviamente inteso come la perdita di ogni principio e valore fondante. Si riempiono la bocca di essere gli unici a far scegliere i candidati ai propri attivisti ma ne siamo sicuri sicuri? La candidata alle regionarie più votata dagli attivisti nell’intera regione Calabria, candidabile per residenza nella Circoscrizione Centro “Catanzaro — Crotone — Vibo”, è stata Rosella Cerra. Attivista da 30 anni. Si batte per la cosa pubblica e a favore della nostra terra da prima che il m5s nascesse. #Meridionalista ed #ambientalista vera, non da comunicato stampa. Ieri, a mezzo stampa, apprendo che il suo nome non configura nella lista dei 5 stelle. Qualcuno ci spiega il perchè?”, scrive Alessandra, che poi si dimette da attivista su Facebook.
Non è l’unica ad essere arrabbiata: in molti puntano invece il dito su Alessia Bausone, che, come ha scritto in questo articolo a sua firma, è stata iscritta al Partito Democratico nel 2017 ma nel 2019 denunciava un’aggressione e veniva definita esponente della mozione Zingaretti. La Bausone era stata anche consigliere comunale a San Luca, eletta nella lista di Klaus Davì, prima di dimettersi.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 28th, 2019 Riccardo Fucile
“SILAKKALIIKE E’ ISPIRATO A QUELLO DELLE SARDINE ITALIANE, MA SIAMO COMPLETAMENTE AUTONOMI”
Il movimento delle Sardine “approda” anche nel Nord Europa. Lo scorso 25 dicembre, in
Finlandia, sulla falsariga del movimento nato a Bologna dall’idea di Mattia Santori & Co. è nato ufficialmente il movimento delle “Aringhe del Baltico” (“Silakkaliike”, ndr).
«L’aringa è uno dei pesci più importanti del mar Baltico e della Finlandia. Potrebbe essere la controparte del movimento delle Sardine italiano?», scrive il fondatore del movimento, Johannes Koski, in un post su Medium, in cui vengono altresì elencati i punti cardine del nuovo movimento finlandese.
Koski, però, nel post precisa: «Il nostro movimento è ispirato a quello delle Sardine italiane, ma siamo completamente indipendenti da esso e da altri attori internazionali».
Tuttavia, «come il movimento delle Sardine — si legge ancora — siamo preoccupati per quanto brutto sia diventato il linguaggio politico. Anche all’interno delle mura del Parlamento, quotidianamente si assiste a episodi di razzismo e altre tipologie di ingiustizie»
«Questo cattivo esempio ha un impatto diretto sul modo in cui i cittadini comunicano tra loro. La rabbia richiede più rabbia», spiega Koski.
«Noi rappresentiamo un pacifico contrasto alle politiche populiste che provocano odio e razzismo — prosegue il fondatore — Siamo un gruppo indipendente e politicamente non schierato di società civile che ha a cuore i diritti umani, la parità di genere e i diritti dell’infanzia».
Tra i punti chiave dell’azione del movimento delle Aringhe del Baltico vi sono «la lotta al cambiamento climatico, alla disinformazione, a ogni forma di razzismo, al fascismo e all’etnonazionalismo».
Il movimento si dichiara inoltre «favorevole al giornalismo responsabile e contrario all’odio contro i media» e «crede fortemente in un dibattito politico costruttivo, che rigetta in toto il populismo aggressivo».
Nel post Koski annuncia che assieme ad altre Aringhe «sta lavorando per organizzare la prima manifestazione pacifica in piazza senza simboli politici, previsto tra gennaio e febbraio a Helsinki».
(da Open)
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Dicembre 28th, 2019 Riccardo Fucile
“SONO DONAZIONI NON RESTITUZIONI, VERSATI SU UN CONTO PRIVATO DI CUI NESSUNO CI HA FORNITO LA PROVA SULLA DESTINAZIONE DEI FONDI”
Forse i vertici 5 stelle dovrebbero dedicarsi a governare invece di giocherellare con polemiche sterili.
A proposito delle polemiche sulle “restituzioni” dei parlamentari invito i vertici 5 stelle a non chiamarle così perchè non si tratta di restituzioni ai cittadini ma di versamenti su un conto intestato anche a Luigi Di Maio che non ha mai fornito prova di aver versato alcunchè ai fondi scelti dagli iscritti (nonostante alcuni di noi abbiano chiesto insistentemente).
Aggiungo che quando il 23 maggio 2019 gli iscritti alla piattaforma Rousseau hanno ingenuamente votato se restituire ai tre fondi
1 — Fondo per la povertà educativa infantile
2 — Fondo per il diritto al lavoro dei disabili ministero del Lavoro e delle Politiche Social.
3 — Fondo contro la violenza su donne
Nessuno dei tre fondi sembra aveva un IBAN attivo per cui era impossible versare alcunchè su ciascuno di essi.
Visto che state riepiendo i telegiornali con polemiche da bar degli sportivi magari sarebbe il caso di chiudere la vicenda mostrando finalmente l’estratto conto di Luigi e compagni del comitato restituzioni per verificare e gioire insieme della corretta destinazione degli svariati milioni di euro di soldi dei cittadini.
In mancanza di questo estratto conto è ragionevole presumere che tali svariati milioni siano rimasti su un fondo privato e allora non si chiamano restituzione ma donazioni. L’Italia ha bisogno di persone serie che risolvano problemi serissimi non di propaganda. Mettete nel cassetto il telecomando della playstation e andate a lavorare per favore.
Dimostrate di aver meritato il credito ENORME che i cittadini vi hanno dato un anno e mezzo fa e lavorate, in silenzio, se possibile.
PS: i residui di cassa senza tetto alcuno del conto “comitato restituzioni ” vanno all’associazione Rousseau .
Elena Fattori
(da Facebook)
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Dicembre 28th, 2019 Riccardo Fucile
“SAREBBE UN BEL SEGNALE SE LE SARDINE PORTASSERO IN PIAZZA ANCHE IL DIRITTO A LIBERARE DALLA SOFFERENZA”
«Mi hanno dato dell’assassino, mi hanno paragonato a Caronte. Dicevano che godevo a
convincerli a morire per mettermi in mostra. Calunnie più o meno stupide, più o meno insidiose. Ma a poco a poco tutti hanno capito. E ora mi scrivono anche i preti per ringraziarmi».
Sono queste le parole di Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, dopo l’assoluzione decisa dalla corte d’Assise d’Appello di Milano per il suicidio assistito di Dj Fabo.
«È stata lunga e dura. E non è certo finita», confessa nel corso di un’intervista a La Repubblica.
«Non ho visto morire nessuno. Neppure Fabo. Aveva accanto la fidanzata e la madre. Con un cenno mi chiese di andarmene. Mi misi dietro la porta e gli sono grato per questo — racconta Cappato che poi cita l’ultimo sondaggio Swg sull’eutanasia, secondo il quale il 93% degli italiani — anche se in forme diverse — «è comunque con noi, favorevole all’eutanasia».
«Evidentemente anche i cattolici», aggiunge con un tono di stupore riferendosi ai messaggi ricevuti dagli uomini di Chiesa. «Speriamo allora che il Parlamento si metta in sintonia con gli italiani e faccia una legge come chiede la Corte. I numeri ci sono».
Poi esprime dispiacere. Non tanto per la posizione della Lega e di Salvini «che condanna il suicidio di Stato», quanto per la posizione del Pd che non sembra essere chiara: Zingaretti, che si era apertamente schierato a favore di una legge per l’eutanasia, adesso in politichese dice: “Trovare una sintesi”.
Infine, Cappato lancia un messaggio alle sardine: «Essendo libere dalle necessità elettoralistiche, sarebbe un bel segnale se portassero in piazza anche il diritto a liberare dalla sofferenza il corpo fisico nel quale credono così tanto. L’uso del corpo per nobilitare la politica e il consumo del corpo per salvare la politica in Italia hanno avuto un nome, un cognome e due occhi stralunati: Marco Pannella».
(da Open)
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Dicembre 28th, 2019 Riccardo Fucile
IRRETROATTIVITA’ DELLE NORME, DIRITTO ISCRIZIONE ALL’ANAGRAFE E NON APPLICABILITA’ DEL DIVIETO DI INGRESSO A NAVI ONG
Come da previsioni e in attesa che la politica trovi il coraggio di farlo, sono i giudici a smontare il Decreto Sicurezza by Matteo Salvini.
Una sentenza del Tar del Veneto ha risolto ieri il caso di Ashi, nigeriano che si era visto riconoscere la protezione umanitaria il 23 agosto 2018, un mese e mezzo prima che il Capitano la abolisse.
Alessandra Ziniti su Repubblica racconta che dopo che lo Sprar di cui era ospite lo aveva messo alla porta su richiesta della prefettura di Venezia lui è andato in tribunale e ha visto riconosciuto le sue ragioni.
I giudici hanno fatto leva su una sentenza della Cassazione che mesi fa ha dichiarato la irretroattività delle nuove norme: per questo i titolari di protezione umanitaria, riconosciuta prima dell’entrata in vigore del decreto sicurezza, non possono perdere il diritto all’accoglienza nelle strutture del sistema Sprar (oggi chiamato Siproimi), che secondo le norme volute da Salvini dovrebbero essere destinate esclusivamente ai rifugiati.
Nei casi in cui «la protezione umanitaria è già stata riconosciuta – sentenzia il Tar – non potrà essere eliso un beneficio (la prestazione delle misure di accoglienza) collegato a questo riconoscimento».
E ancora: «Il principio di irretroattività delle leggi comporta che la norma sopravvenuta è inapplicabile, oltre che ai rapporti giuridici esauriti, anche a quelli ancora in vita alla data della sua entrata in vigore, ove tale applicazione si traduca nel disconoscimento di effetti già verificatisi».
Quelli che avrebbero dovuto essere messi alla porta il 31 dicembre ora hanno una sentenza a favore. E non è l’unica.
A dare la spallata più forte era stata nei mesi scorsi la Corte di Cassazione quando, pronunciandosi su diversi ricorsi di migranti che si erano visti rigettare la protezione umanitaria in base alle nuove norme pur avendo presentato la domanda prima dell’entrata in vigore del decreto sicurezza, ha stabilito la sua irretroattività .
Ma ci sono altri due importanti pezzi delle norme salviniane rimessi in discussione dai giudici: il diritto all’iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo (ormai sancito da diverse sentenze di tribunali di tutta Italia) e la non applicabilità del divieto di ingresso in acque territoriali italiane alle navi che soccorrono naufraghi e alle navi militari.
Come ha appena ricordato il tribunale dei ministri di Catania che ha chiesto al Senato di potere processare Salvini per sequestro di persona per il caso della nave Gregoretti.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 28th, 2019 Riccardo Fucile
IL “GRANDE EVENTO” IN PIAZZA MAGGIORE A CONCLUSIONE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE NON SI FA PIU’ E SI RIPIEGA SU MARANELLO
Matteo Salvini aveva ripetuto in tante occasioni di voler instaurare un dialogo con le Sardine
dopo la contestazione del Paladozza.
In alcune occasioni aveva però messo in campo alcune strategie di fuga che avevano fatto pensare a un cambio di strategia, per così dire, come è successo a Ferrara ad esempio.
Oggi un’intervista rilasciata da Lucia Borgonzoni al Corriere di Bologna fa pensare che la fuga di Salvini sia ancora in atto.
La candidata alla presidenza dell’Emilia-Romagna prima dice che le Sardine, non candidandosi, dimostrano la debolezza del loro progetto politico.
Quando però Francesco Rosano le chiede se ci sarà il famoso grande evento con cui la Lega voleva chiudere la sua campagna elettorale a Bologna, lei nicchia:
La notte del PalaDozza, Matteo Salvini annunciò sul palco che avreste organizzato un evento in piazza Maggiore prima del voto: si farà davvero? E quando
«Per ora abbiamo deciso di chiudere la campagna elettorale a Maranello, simbolo di un’Emilia-Romagna vincente e apprezzata nel mondo. Quello è l’unico rosso che ci piace…».
Insomma, prima l’evento in piazza Maggiore promesso dal Capitano. Poi il curioso dietrofronti di Borgonzoni.
Paura, eh?, direbbe Lucarelli.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 28th, 2019 Riccardo Fucile
IN UN MESE HA GUADAGNATO UN PUNTO SULLA SUA AVVERSARIA… 48,5% CONTRO 45,5%
Nell’arco di circa un mese Stefano Bonaccini incrementa il suo vantaggio su Lucia Borgonzoni e si conferma il favorito nella corsa alla presidenza della regione Emilia Romagna (48,5%) con un buon margine di vantaggio rispetto alla rivale Lucia Borgonzoni della Lega (45,5%).
Più staccato il candidato del M5s Simone Benini (9,5%). È quanto rileva un sondaggio di Opinio Italia svolto il 19 dicembre scorso su un campione di mille intervistati in vista delle regionali del prossimo 26 gennaio
Lo scorso 15 novembre Bonaccini, candidato del centrosinistra, si attestava su una forbice tra il 44% e il 48%. Il 19 dicembre, data dell’ultima rilevazione, il governatore in carica aveva aumentato il consenso al 44,5%-48%,5 mentre la Borgonzoni ha perso quel mezzo punto percentuale guadagnato dal candidato Pd.
Se la leghista guadagnava tra il 42% e il 46% dei consensi il 15 novembre, la percentuale scendeva al 41,5%-45,5% il 19 dicembre.
Leggero calo anche per Benini, passato dal 6-10% di novembre al 5,5%-9,5% di dicembre.
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2019 Riccardo Fucile
HA CONTROLLATO PERSONALMENTE TUTTI I NOMI DEI CANDIDATI ALLA REGIONE E NE HA ELIMINATI SEI: “NIENTE SIGNORI DELLE TESSERE E DELLE CLIENTELE, NO A CHI HA GUAI GIUDIZIARI”
Se laboriosa e travagliata è stata l’individuazione del candidato governatore, anche per le liste
di centrodestra e centrosinistra alle regionali la quadra arriva al fotofinish.
Il termine massimo per la presentazione è fissato per oggi a mezzogiorno, ma solo il M5s e l’indipendente ex responsabile della Protezione Civile Carlo Tansi hanno presentato con largo anticipo le liste alla Corte d’appello di Catanzaro.
Nei due schieramenti principali invece fino all’ultimo si è lavorato di lima sui nomi.
Le riconciliazioni in extremis con i Mario “ribelli”, il governatore dem uscente Oliverio da una parte e il sindaco di Cosenza Occhiuto dall’altra, scartati come candidati alla presidenza della Regione e fino all’ultimo tentati da una corsa in autonomia, hanno fatto tirare un sospiro di sollievo a Pd e Forza Italia, che temevano un’emorragia di voti. Ma non sono stati per nulla indolori per gli equilibri generali.
Ad agitare le acque nel centrosinistra, l’aut aut del candidato governatore Pippo Callipo che ha preteso l’ultima parola sui nomi di tutti gli aspiranti consiglieri, imponendo un identikit preciso: niente signori di tessere e clientele, nessuno anche solo sfiorato da guai giudiziari. “Altrimenti potete trovarvi un altro candidato governatore” è stata la minaccia, per nulla campata in aria, che l’imprenditore ha fatto arrivare al Pd sotto Natale.
Risultato? Più di una testa è caduta, soprattutto fra i fedelissimi di Oliverio, con gran soddisfazione – suggeriscono fonti interne al Pd – di chi da tempo al Nazareno lavora per liberarsi di ingombranti compagni di strada in Calabria.
A fare le spese della “linea Callipo” sono stati l’ex consigliere regionale Orlandino Greco (Idm), sulla cui testa pende una richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa, l’ex vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco D’Agostino, assolto dalle accuse di mafia nel processo “Alchemia”, ma ugualmente considerato “scivoloso” e l’ex assessore regionale Nino De Gaetano, travolto dalla Rimborsopoli calabrese, ma il cui nome era anche saltato fuori in alcune inchieste sui clan del reggino.
Meno semplice per il Pd è stato gestire i “no” di Callipo all’ex deputato dem Bruno Censore e agli ex consiglieri regionali, Giuseppe Giordano (Pd) e Flora Sculco (eletta con una civica).
Più silenziose, ma non meno complesse le trattative all’interno del centrodestra, dove all’ultimo minuto è toccato trovare spazio anche a chi pensava di correre a sostegno del solo Mario Occhiuto.
Complice anche il pubblico appello di Silvio Berlusconi, il sindaco di Cosenza ha siglato a malincuore la resa “perchè non ci sono le condizioni per portare avanti da soli il nostro progetto”. In cambio ha chiesto spazio per i suoi e presentato alla candidata governatrice Iole Santelli la lista della spesa: “accelerazione dei cantieri con opere in corso a Cosenza e l’avvio delle procedure per il nuovo Ospedale”.
Nel ritorno a casa però Occhiuto ha perso pezzi, come il movimento dell’ex governatore Giuseppe Nisticò, che ha annunciato il proprio appoggio a Callipo.
In compenso, già da tempo però il centrodestra ha adottato diversi transfughi in arrivo dal Pd o formazioni limitrofe, come i consiglieri regionali Giuseppe Neri e Vincenzo Pasqua, il consigliere metropolitano di Reggio Calabria Demetrio Marino e l’ex presidente della provincia di Vibo Valentia Francesco De Nisi.
(da agenzie)
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