Gennaio 14th, 2020 Riccardo Fucile
LA PROROGA DI SEI MESI ALLA PROTEZIONE UMANITARIA PER EVITARE DI TROVARSI ALTRI 24.000 IRREGOLARI PER STRADA… SALVINI HA CREATO 87.000 IRREGOLARI IN PIU’
Il Viminale di Luciana Lamorgese prova ad evitare “l’invasione” delle risorse salviniane. Il
Ministero dell’Interno ha infatti concesso una proroga di sei mesi — dal 1 gennaio al 30 giugno 2020 — dei servizi ex Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) oggi Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati) che accolgono i migranti cui è stata concessa la protezione umanitaria.
Tra i tanti “regali” della gestione dell’immigrazione da parte di Matteo Salvini il Decreto Sicurezza contiene infatti anche l’abolizione della protezione umanitaria.
I richiedenti asilo che avevano ottenuto questa forma di protezione avrebbero dovuto uscire dai centri e perdere sostanzialmente ogni diritto.
Perchè con la perdita della protezione umanitaria si perde anche il permesso di soggiorno. Di fatto persone che potevano vivere regolarmente in Italia si sono trovate da un giorno all’altro ad essere irregolari e quindi senza la possibilità — ad esempio — di trovare un lavoro o affittare un appartamento. Due cose per cui è necessario il permesso di soggiorno.
A causa dell’abolizione della protezione umanitaria con il DecretoSicurezza di ottobre (oggi legge), in Italia ci sono almeno 24.000 stranieri irregolari in più rispetto a uno scenario in cui la protezione fosse stata mantenuta.
Secondo Matteo Villa, ricercatore dell’ISPI, a settembre 2019 «il numero di stranieri irregolari in Italia sfiora i 640.000. Sono 87.000 in più da fine maggio 2018, cioè dall’entrata in carica del Governo Conte I».
Di conseguenza con il Decreto Salvini in Italia oggi ci sono almeno 24mila stranieri irregolari in più rispetto ad uno scenario in cui quella forma di protezione internazionale fosse stata mantenuta.
Molti di più secondo Linkiesta, se si contano anche gli esiti dei ricorsi dei richiedenti asilo. A questo va aggiunta la riduzione della quota pro-capite (i famosi 35 euro) e, in caso di chiusura, la crisi del settore dell’accoglienza, un comparto che dà lavoro — in maniera legittima — a 18 mila operatori del terzo settore.
A chiedere alla ministro Lamorgese di prorogare i percorsi degli ex Sprar sono stati i comuni. Molti sindaci italiani avevano infatti annunciato la loro contrarietà alle disposizioni contenute nel Decreto Sicurezza.
Da Bologna sono partite le prime richieste a dicembre, a firma del sindaco Virginio Merola e dell’assessore al welfare Giuliano Barigazzi. Ma in Liguria, racconta oggi Erica Manna sull’edizione locale di Repubblica, dove ci sono 24 progetti Sprar attivi diverse c’è il rischio del caos.
Alcuni sindaci di area leghista — come quello di Recco e di Sori — hanno deciso infatti di non prorogare il progetto Sprar. La proroga concessa dal Viminale quindi non risolve le cose, cerca solo di tamponare una situazione che nei prossimi mesi è destinata a peggiorare.
A meno che il Governo non decida di mettere mano ai Decreti Sicurezza, abolendoli, perchè sono completamente inutili al fine del controllo dell’immigrazione irregolare.
E potrebbe non bastare, ma un esecutivo che ha paura di prendere di petto l’insulso feticcio leghista difficilmente inizierà a parlare di procedure di regolarizzazione dei migranti. L’unica vera soluzione che possa aiutare a completare il percorso di integrazione iniziato negli Sprar.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 14th, 2020 Riccardo Fucile
IL SONDAGGIO DELLA GHISLERI CERTIFICA CHE STA DIVENTANDO UJN PROBLEMA SERIO ANCHE IN ITALIA
La Stampa racconta oggi i risultati della prima ricerca sulle discriminazioni curata dalla Euromedia Research di Alessandra Ghisleri, nella quale si scopre che se l’antisemitismo è faccenda ben più seria altrove (per esempio in Francia e Spagna), anche in Italia stia cominciando un tentativo di rimonta.
Ed è per questo, per quantificare il fenomeno, che l’Osservatorio Solomon sulle discriminazioni ha chiesto a Ghisleri di occuparsene.
Il risultato, si potrebbe dire, non è allarmante ma nemmeno rassicurante: qualcosa si sta muovendo, purtroppo.
Per esempio il 6,1 per cento si dichiara «poco favorevole» o «non favorevole» alla religione ebraica (e un dato su cui bisognerà tornare è l’ostilità del 14 per cento al cristianesimo, per la perdita di autorevolezza della Chiesa, e il 36,7 per cento all’Islam, per l’immigrazione e il terrorismo).
Il mistero è a che cosa sia dovuta una percentuale di antisemitismo così apertamente dichiarata, e probabilmente ancora imprecisa.
Infatti il questionario più interessante (a risposta multipla, quindi si poteva rispondere affermativamente a più di una domanda) riguarda le imputazioni rivolte alla comunità ebraica.
Il 14 per cento degli intervistati ritiene che i palestinesi siano vittime di un «genocidio» da parte di Israele, l’11,6 che gli ebrei dispongano di un soverchio potere economico-finanziario internazionale, il 10,7 che non abbiano cura della società in cui vivono ma soltanto della loro cerchia religiosa, l’8,4 che si ritengano superiori agli altri, il 5,8 che siano causa di molti dei conflitti che insanguinano il mondo.
La sequela di pregiudizi dimostra che la percentuale di aperti antisemiti (6,1 per cento) è molto al di sotto degli antisemiti inconsapevoli, o malamente mascherati.
E Alessandra Ghisleri invita a leggere bene i numeri. Intanto l’1,3 per cento di negazionisti «non è alto, ma mi aspettavo lo 0,2 o lo 0,3, qualcosa del genere».
Poi, aggiunge, è impressionante che fra i dichiaratamente antisemiti il 49 per cento abbondante accusi gli ebrei di strapotere finanziario e quasi il 47 di sentirsi una razza superiore, e cioè le pietre angolari su cui il nazismo costruì la sua propaganda. §
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 14th, 2020 Riccardo Fucile
LA GIORNALISTA DELLA TASS ERA PRESENTE ALL’INCONTRO RISERVATO TRA SALVINI E IL VICEPREMIER RUSSO
Il Fatto racconta oggi che Irina Aleksandrova, la giornalista dell’agenzia di stampa Tass che
aveva intervistato Matteo Salvini durante uno dei suoi viaggi a Mosca e che è andata a testimoniare alla procura di Milano nel caso dell’hotel Metropol, ha raccontato di aver cenato con il Capitano e con Gianluca Savoini in quattro occasioni, in particolare anche la sera prima dell’incontro che ha generato il caso Rubligate.
Quel 17 Salvini è a Mosca per presenziare a un convegno organizzato da Confindustria Russia e dal suo presidente Ernesto Ferlenghi, già manager di Eni in Russia.
L’allora ministro parla in una sala dell’hotel Lotte davanti a molti imprenditori. Tra loro c’è anche la giornalista della Tass. Irina Aleksandrova, dunque, compare già qui ed è lei stessa a spiegarlo ai magistrati.
Nel pomeriggio di quel giorno, poi, Salvini incontra in modo riservato il vicepremier russo all’energia Dimitry Kozak. Il vertice, mai appuntato sull’agenda ufficiale, avviene nello studio dell’avvocato Vladimir Pligin, personaggio molto vicino a Putin.
Il nome di Pligin viene citato più volte nell’ormai noto audio del Metropol. Secondo la registrazione doveva essere lui a dare il semaforo verde per l’operazione.
A quel tavolo due dei tre russi, Andrej Kharchenko e Ilja Andreevich Jakunin, sono vicini a Pligin e al filosofo di estrema destra Aleksander Dugin, quest’ultimo conosciuto da Salvini e amico dello stesso Savoini.
Secondo quanto scritto sabato dall’Espresso nello studio di Pligin a tradurre per Salvini c’era la stessa giornalista. Il particolare, ieri, però non è stato confermato in Procura.
Di certo la presenza di Aleksandrova è plausibile visti i rapporti con Savoini.
La vera domanda, però, è un’altra: all’incontro con il vicepremier russo oltre al capo della Lega c’era anche Savoini? Ieri in Procura la circostanza non è stata nè smentita nè confermata. Su questo si sta lavorando.
Aleksandrova nel verbale non ne fa cenno. Spiega, invece, che la sera del 17 sarà a cena con i due leghisti e altre persone al ristorante Rusky all’85° piano del grattacielo Eye di Mosca.
Ai magistrati Irina dirà : “Ho chiamato Savoini per dirgli che lo avrei raggiunto al ristorante”. A quel tavolo, oltre a Salvini, Savoini e l a giornalista della Tass, c’erano Ferlenghi, Luca Picasso, direttore di Confindustria Russia e Claudio D’Amico, allora consulente di Salvini per le questioni strategiche.
Dei commensali di quella cena nessuno, tranne Savoini, al momento risulta indagato dalla Procura di Milano.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 14th, 2020 Riccardo Fucile
TERESA DE SANTIS SOSTITUITA DA SALINI PRIMA DI SANREMO
Teresa De Santis, direttrice della RAI in quota Lega, è stata silurata da Fabrizio Salini prima della conferenza stampa di presentazione di Sanremo e ora minaccia di fare causa all’azienda. Lo racconta oggi il Fatto Quotidiano, che spiega che al suo posto arriverà l’attuale direttore di Rai3 Stefano Coletta, gradito a Pd e 5Stelle.
SALTA, dunque, la persona che insieme al direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano, più ha rappresentato la Rai sovranista che guarda a Matteo Salvini, con polemiche a non finire sulle sue scelte, sia quelle andate in porto (affidare Unomattina a Roberto Poletti), sia quelle evaporate (dare una striscia quotidiana a Maria Giovanna Maglie). De Santis ha provato a resistere ma, complici anche gli ascolti in calo e forse un rapporto ultimamente incrinato anche con Matteo Salvini, alla fine non ce l’ha fatta
Pur tra qualche perplessità , arriverà Coletta, che prenderà anche la direzione dell’intrattenimento prime time (una delle nuove nove direzioni orizzontali odi genere). Gli altri nomi che questa mattina Salini sottoporrà al cda sono: Ludovico Di Meo (quota FdI) alla direzione di Rai2 più Cinema e serie tv; Silvia Calandrelli (piace a 5 Stelle, Pd e Quirinale) alla guida di Rai3 più Rai Cultura (dove già sta da tempo); Franco Di Mare (quota 5Stelle) all’intrattenimento day time; Duilio Gianmaria (5Stelle) a Rai Doc; mentre sono confermati a Rai Fiction e a Rai Kids Eleonora Andreatta e Luca Milano.
Per la direzione New Format si procederà al job posting, mentre alla distribuzione andrà (ma non subito) l’attuale direttore dei palinsesti, Marcello Ciannamea (quota Lega).
Dopo tre cda a vuoto, Salini dunque batte un colpo, rimandando però le restanti caselle, non si sa se comprensive di Tg o meno, all’indomani del voto regionale del 26 gennaio.
Decisione, quella dell’ad, che arriva dopo il forte disappunto del Pd, che da quando è in maggioranza ha fame di posti e spinge per piazzare le sue pedine, come Mario Orfeo alla direzione del Tg3.
Disappunto che ha fatto arrivare Andrea Orlando e Lorenza Bonaccorsi a dargli un avviso di sfratto: se non è in grado, se ne vada. Corredato dalla voce su una sua possibile convocazione da parte del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.
(da “NextQuotidiano“)
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