Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile
IERI ERA PARI E GIORGETTI AVEVA GIURATO FEDELTA’ ETERNA ALLA UE… ORMAI IL CAPITONE NON SA PIU’ CHE FARE PER FERMARE IL CROLLO DI CONSENSI
“O l’Europa cambia o non ha più senso di esistere. Gli inglesi hanno dimostrato che volere è potere. O si sta dentro cambiando le regole oppure come ha detto un pescatore che ho incontrato ‘ragazzi allora facciamo gli inglesi’. O regole cambiano o è inutile stare in una gabbia che ti strangola”: Matteo Salvini cambia di nuovo idea sull’Europa dopo l’intervista di Giancarlo Giorgetti in cui il numero 2 della Lega chiudeva a qualsiasi ipotesi di uscita dall’euro.
Probabilmente a causa di qualche nervosismo di troppo intercettato all’interno e all’esterno, il Salvini che voleva cambiare l’Europa da dentro torna a minacciare l’uscita “come gli inglesi”, anche se la situazione dell’Italia è molto diversa da quella della Gran Bretagna, che ha sempre mantenuto la sua moneta e quindi aveva meno legami con il Vecchio Continente quando ha deciso per la Brexit.
Salvini paragona cose imparagonabili ma soprattutto continua a mandare messaggi contraddittori sia rispetto alla maggioranza leghista guidata da Giorgetti sia rispetto alla platea di mercato (del voto) degli antieuro, che probabilmente ora sono in confusione dopo le dichiarazioni e le controdichiarazioni di questi giorni (e mesi, e anni).
Venerdì l’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti, spiegando il motivo per il quale Salvini lo ha messo a capo della ‘diplomazia’ della Lega, aveva dichiarato: “L’uscita dall’euro non è più un obiettivo politico del partito”.
“Noi non vogliamo uscire – aveva ribadito Giorgetti – Ma non siamo più i soli a dire che molto deve cambiare”
Ha buon gioco Dario Parrini (Pd): “Parlare di svolta moderata della Lega fa sorridere. Chi ci crede cita interviste come quella di ieri di Giorgetti che dice ‘Fidatevi, resteremo nell’euro, non siamo antieuropeì. Ventiquattro ore dopo, cioè oggi, Salvini dice potremmo fare come gli inglesi e andarcene dall’Europa. Pensare che le persone serie cadano in questo giochino delle parti è un’offesa. È chiaro che la svolta moderata della Lega è solo una barzelletta.”
(da agenzie)
argomento: Europa | Commenta »
Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile
IL BILANCIO DELLA CARITAS AMBROSIANA PER MITIGARE LE CONSEGUENZE DEL DECRETO SICUREZZA
L’umanità contro l’odio al potere. Il vero cristianesimo dell’accoglienza e della vicinanza agli
ultimi e a chi soffre come vera risposta rispetto al falso cristianesimo di chi ostenta rosari e crocifissi ma pratica l’odio, la discriminazione e innalza muri.
Una nota della Caritas Ambrosiana fa chiarezza: “In un solo anno, oltre la metà dei migranti ospiti della Caritas Ambrosiana che avrebbe dovuto lasciare i centri di accoglienza in virtù del primo Decreto sicurezza, ha raggiunto l’autonomia grazie alle scelte della Diocesi di Milano. È quanto emerge dal primo bilancio del Progetto a favore degli esclusi dal sostegno pubblico varato dall’ente diocesano per mitigare gli effetti negativi del provvedimento governativo dell’ottobre 2018, poi convertito in legge a dicembre di quell’anno.
Nella sola Diocesi di Milano, hanno potuto beneficiare dall’intervento 77 persone (di cui 29 minori), tutte titolari di permesso di soggiorno per ragioni umanitarie in carico alle strutture gestite per conto delle Prefetture dalle cooperative sociali della Caritas Ambrosiana e del territorio. Migranti dunque cui lo Stato aveva riconosciuto il diritto a restare sul territorio nazionale ma che avevano perso il diritto all’accoglienza con l’entrata in vigore del decreto voluto dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini all’inizio di ottobre del 2018. Grazie, invece, all’iniziativa della Caritas Ambrosiana tutti gli ospiti hanno potuto proseguire i precorsi di integrazione che avevano intrapreso o iniziarne di nuovi negli stessi centri o in altri del sistema diocesano.
Ad un anno di distanza da questa decisione, su 48 adulti rimasti nelle strutture 20 hanno già trovato un lavoro alcuni in modo autonomo, altri al termine dei corsi di formazione e delle borse lavoro che sono state offerte loro all’interno del progetto.
Inoltre tutti i 14 migranti single ospiti e più della metà delle famiglie (14 su 24) si stanno preparando a lasciare i centri di accoglienza grazie a percorsi di autonomia ben avviati.
«Se avessimo dato seguito alle disposizioni del Decreto sicurezza, queste persone sarebbero oggi molto più deboli, più esposte al ricatto di sfruttatori di ogni risma e probabilmente le avremmo viste in coda ai centri di ascolto delle parrocchie. Con il nostro piccolo gesto, abbiamo dato a loro un’opportunità . E oggi a conti fatti possiamo dire di aver avuto ragione. Sommessamente crediamo che questa piccola storia possa aiutare a far capire più in generale che i soldi per l’integrazione dei migranti, se spesi bene, sono un investimento non un semplice costo», sottolinea Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana.
«Mi piacerebbe che fosse questo il livello del dibattito pubblico — aggiunge Gualzetti facendo riferimento alla circolare emanata dal Viminale nei giorni scorsi con la quale si ridefiniscono i compensi giornalieri per gli enti che si occupano di accoglienza -. Non si può svilire la discussione ad una mera questione di quattrini: il punto sono i servizi che devono essere offerti, perchè è da quelli che dipende l’efficacia dell’intervento. Se lo scopo è l’integrazione, non ci si può limitare a fornire un alloggio. Occorrono corsi di alfabetizzazione, corsi di formazione professionale agganciati al territorio, accompagnamento sociale. Come altri soggetti seri del terzo settore noi abbiamo sempre voluto mantenere questo livello di proposta. Al di sotto del quale non ha senso la nostra collaborazione. Per questa ragione abbiamo già oggi rimodulato il nostro impegno, rivedendo la nostra partecipazione ai bandi pubblici e promuovendo un sistema privato di accoglienza. Valuteremo attentamente le novità introdotte dalla circolare per capire come procedere in futuro».
(da agenzie)
argomento: Diritti civili | Commenta »
Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile
COME AMBASCIATORE DELL’UNICEF HA PARTECIPATO A UNA MISSIONE UMANITARIA, RINUNCIANDO A FARE L’OSPITE AL FESTIVAL DI SANREMO
Ultimo è diventato negli scorsi mesi un ambasciatore dell’Unicef, una decisione accolta con gioia dai suoi milioni di fan. Il cantante è stato scelto dall’organizzazione umanitaria per partecipare ad un viaggio in Mali, ed ha battuto un importante record che non c’entra nulla con i dischi: Niccolò Morriconi, vero nome di Ultimo, è infatti il primo cantante a partecipare ad una missione umanitaria in questo paese.
Nelle scorse ore è diventato virale il video del cantautore romano alla chitarra circondato dai bambini del posto, un atto d’umanità per portare gioia a chi purtroppo ne ha davvero poca. Questo è anche uno dei motivi per cui il cantautore ha rifiutato l’invito di Amadeus ad essere a Sanremo ospite della finale.
Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia si è detto davvero orgoglioso di avere Ultimo nella squadra di ambasciatori del mondo dello spettacolo italiana e che il ragazzo abbia messo tutto se stesso in questa iniziativa:
“Siamo davvero orgogliosi che il cantante e Ambasciatore di Buona Volontà dell’Unicef, è in missione in Mali insieme ad una nostra delegazione guidata dal direttore generale Paolo Rozera. Ultimo sta visitando i progetti in Mali, tra i bambini dei villaggi del paese nei dintorni di Bamako di cui ci occupiamo ogni giorno. Porta con sè la sua chitarra e la sua voce con una forza ed un amore fuori dal comune. Ultimo ha stabilito un record. È il primo cantante, nostro ambasciatore, a visitare un paese africano e il primo a recarsi in Mali a partecipare ad una missione sul campo. La gioia con cui i suoi fans e non solo hanno accolto la notizia di questa missione umanitaria ci rende orgogliosi. Speriamo che la sua missione ci aiuti a supportare sempre più il lavoro dei nostri operatori in quelle zone difficili del pianeta e che squarci il velo di indifferenza nei confronti di bambini che purtroppo sono nati in zone dove lottare contro malattie per noi prevedibili o curabili rappresenta la quotidianità . Insomma è un grande messaggio d’amore che arriva proprio nel giorno di San Valentino”
Lo stesso Ultimo di ritorno dal viaggio in Africa ha postato sui suoi social un messaggio pieno d’amore per i popoli che ha visitato, ricordando come i veri eroi sono quei volontari che ogni giorno hanno deciso di dedicare la loro vita a far stare bene qualcun altro:
“Torno a Roma col cuore pieno d’amore. Non mi sento nè un eroe nè di avere un cuore grande… semplicemente mi sento bene. Odio la retorica e il finto buonismo. Sono venuto qui per cercare di aiutare chi non ha la possibilità neanche di bere acqua, di mangiare, di studiare, di vivere. Gli eroi sono le persone che ho conosciuto in questo posto tanto bello quanto dimenticato dall’uomo. Gli eroi sono tutti i collaboratori Unicef che vivono qui e donano la loro intera vita a queste realtà . Dovremmo imparare molto dalla loro umanità . Attenzione io odio chi vuole fare la morale su come comportarsi e vivere, quindi non voglio condannare nessuno, non sono nessuno per farlo. Ognuno nella sua vita sceglie che ruolo avere e con le scelte che si fanno bisogna saperci convivere, e penso che l’unico modo per svegliarsi bene con se stessi sia quello di aver fatto il giorno prima delle scelte in armonia con se stessi. Peace out”.
(da agenzie)
argomento: radici e valori | Commenta »
Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile
MANCA IL 33%: POCHI CANDIDATI O SCARSA PREPARAZIONE… QUESTI I MESTIERI PIU’ RICERCATI E DOVE
I nuovi posti di lavoro ci sono, ma mancano le persone da assumere. E i motivi sono, in parte
la mancanza di candidati, in parte il fatto che a presentarsi sono persone non abbastanza qualificate. Un quadro che sta creando non poche difficoltà agli imprenditori, in particolar modo nel Nord Est.
La situazione emerge da un’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia, secondo la quale manca all’appello addirittura il 32,8% delle assunzioni previste.
Su poco meno di 500 mila assunzioni previste a gennaio, il 32,8% degli imprenditori intervistati, evidenzia l’elaborazione condotta sui risultati di un’indagine Unioncamere-Anpal, ha segnalato che probabilmente troverà molte difficoltà a “coprire” questi posti di lavoro (poco più di 151.300), il 15,7% a causa della mancanza di candidati e il 13,8% per la scarsa preparazione.
Il problema, spiega il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo, è che “l’offerta di lavoro si sta polarizzando: da un lato gli imprenditori cercano sempre più personale altamente qualificato, dall’altro figure caratterizzate da bassi livelli di competenze e specializzazione”.
Se per i primi le difficoltà di reperimento sono “strutturali”, a causa anche dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro, prosegue Zabeo, “i secondi invece sono profili che spesso i nostri giovani rifiutano, e solo in parte vengono coperti dagli stranieri”.
A livello provinciale le situazioni più problematiche emergono a Nordest: nella provincia di Gorizia il personale di difficile reperimento incide per il 48,1% sulle assunzioni previste, a Trieste il 45,5%, a Vicenza il 44,6%, a Pordenone il 44,2%, a Reggio Emilia il 42,7%, a Treviso il 42,3% e a Piacenza il 40,5%.
Tra le figure professionali che scarseggiano di più al Nord vi sono i tecnici informatici, gli addetti alla vendita e gli esperti in marketing, i progettisti, gli ingegneri, i cuochi, i camerieri, gli operai metalmeccanici ed elettromeccanici.
Ma anche al Sud la percentuale media di difficile reperimento è comunque notevole, pari al 27,5%, con punte del 35,7% a Chieti, del 34,4% a Teramo, del 32,5% a Siracusa, del 32,2% a Potenza, del 31,7% a Taranto, del 31,6% a L’Aquila e del 30,6% a Cagliari.
Al sud, le professioni di più difficile reperimento, sono cuochi, camerieri, altre professioni dei servizi turistici e, in particolar modo, conduttori di mezzi di trasporto, ovvero gli autotrasportatori.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Lavoro | Commenta »
Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile
QUANDO NEL 2016 I TECNICI DELL’ENEL SI PRESENTARONO A CASA DI RENZI PER ESEGUIRE UN RICHIESTA DI DISTACCO
Venerdì 14 febbraio 2020, è iniziato al tribunale di Piacenza il processo nei confronti di un consulente Enel che nel 2016 si sarebbe introdotto nei sistemi informatici dell’azienda energetica, carpendo le informazioni di Matteo Renzi e facendo partire una richiesta di distacco come se provenisse direttamente da quello che all’epoca era il presidente del Consiglio.
Quando i tecnici si presentarono però nell’abitazione toscana di Renzi, si scoprì subito che qualcosa non andava e furono avviate le indagini, che ben presto portano all’individuazione del consulente del Punto Enel di Piacenza, ora accusato di accesso abusivo a sistema informatico e sostituzione di persona.
Nel corso della prima udienza sono stati ascoltati alcuni testimoni che avrebbero confermato gli accessi abusivi nella banca dati provenienti da Piacenza.
Il processo continuerà in ottobre, quando in aula sarà chiamata una funzionaria del Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche) che spiegherà come si è arrivati a identificare l’autore dell’ingresso al sistema e della telefonata.
Secondo l’accusa l’imputato, che si professa innocente, sfruttando la sua professione di consulente presso Enel, avrebbe prelevato gli estremi dell’utenza Renzi di Pontassieve, telefonando al call center dell’azienda dell’energia elettrica e chiedendo la disdetta.
Quando i tecnici si presentarono a casa Renzi furono però fermati prima di procedere al taglio della luce e scattò un’indagine.
In seguito agli accertamenti il piacentino (che si dichiara estraneo ai fatti) è stato rinviato a giudizio con le accuse di accesso abusivo a un sistema informatico e di sostituzione di persona.
(da agenzie)
argomento: Renzi | Commenta »
Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile
L’AVVOCATO D’AFFARI CHE CON SAVOINI TRATTAVA IL CONTRATTO CON I RUSSI HA REGISTRATO L’INCONTRO: PER QUALE MOTIVO?
Con il nomignolo di Gola Profonda veniva appellata la fonte che aveva fatto scoppiare il
Watergate: una trentina d’anni dopo Mark Felt ammise che era stato lui ad aver girato le intercettazioni illegali effettuate nel quartier generale del Comitato nazionale democratico, a opera di uomini legati al Partito Repubblicano, a Bob Woodward e Carl Bernstein. Oggi il nomignolo viene rispolverato per far sapere che è l’avvocato Gianluca Meranda la fonte dell’audio del Metropol.
Il nome di Meranda salta fuori ieri, e non per caso. Sulla squadretta di pm milanesi che indaga per corruzione internazionale in relazione all’incontro del Metropol e alla megafornitura di prodotti petroliferi discussa in quell’occasione si era abbattuta poco prima una rogna consistente.
La Cassazione, chiamata a esaminare il ricorso di Savoini contro il sequestro dei suoi telefoni e del computer, aveva respinto il ricorso, confermando l’esistenza del fumus della corruzione ma mettendo in chiaro un principio: per poter essere utilizzata in un processo, la registrazione dell’incontro deve avere una paternità , non può essere una intercettazione illecita. E gli unici a poter registrare lecitamente l’incontro erano (anche all’insaputa l’uno dell’altro) i sei presenti: da parte italiana Savoini, Meranda, l’ex bancario Francesco Vannucci; da parte russa Ilya Yakunin, Andrey Kharchenko e un terzo signore non identificato.
Dare un nome all’autore per la Procura era dunque indispensabile per impedire che l’inchiesta — che ha come vero obiettivo l’ipotesi di finanziamenti in nero alla Lega perdesse un pezzo importante. Ed ecco che il nome salta fuori, rivelato ieri anche se con qualche cautela dall’agenzia Ansa. A registrare tutto sarebbe stato Meranda.
L’intuizione su Meranda l’aveva avuta prima di tutti Giacomo Amadori, che aveva scritto di Meranda su La Verità nel luglio scorso. L’avvocato d’affari, già massone, poi espulso dalla Serenissima Gran Loggia d’Italia, che a suo dire a Mosca rappresentava gli interessi di una non meglio identificata «banca d’affari anglo-tedesca», è quindi la fonte dei rubli alla Lega.
Di fatto, è Meranda ad innescare tutto il meccanismo che oggi porta la Procura milanese a dare la caccia ai fondi occulti della Lega. E sarebbe interessante capire se abbia fatto tutto di testa sua.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile
RENZI AL BIVIO: NON CRESCE NEI SONDAGGI, LE POLEMICHE CONTNUE NON GLI GIOVANO, E’ A RISCHIO RIELEZIONE… UNICO MODO DI ALLONTARE LE URNE E’ UN RIBALTONE ALLEANDOSI CON IL CENTRODESTRA, TANTO DICONO LE STESSE COSE
Riflettete per un attimo su cosa sta accadendo davvero nel governo: c’è una tregua apparente, un invito al gran ballo delle nomine, ma i rapporti umani si sono ormai logorati e infranti in modo irreversibile.
Il primo punto di non ritorno è proprio quello che è stato appena superato dopo la minaccia — da parte di Italia Viva — di una mozione di sfiducia ad un ministro del proprio governo.
L’annuncio forse era solo uno dei tanti bluff (al punto che ad oggi non se ne sa più nulla) ma l’acrimonia messa in campo da tutti è rimasta sospesa nell’aria, come un veleno in forma gassosa.
Secondo tema: alla boutade di Matteo Renzi che propone un nuovo esecutivo “guidato da Roberto Gualtieri, o da Mario Draghi”, ovviamente, non ha creduto nessuno, nemmeno la devota Maria Elena Boschi.
Lo strappo sulla prescrizione è andato apparentemente in sonno — sul piano legislativo per ora è tutto sospeso — ma la battaglia che si è combattuta dentro la maggioranza giallorossa è rimasta, come una ferita non cicatrizzata.
Dettaglio non da poco: nella sua guerra contro le modifiche che il governo voleva inserire nel Milleprororoghe Renzi non ha ottenuto di “migliorare” il testo, come una buona “opposizione riformista” si preoccupa di fare, ma l’esatto contrario: far saltare le nuove regole che erano già state concordate nella maggioranza (che limitavano, secondo una determinata casistica, l’abolizione integrale).
È forse la prova più evidente che del merito della questione a Renzi importi poco o nulla.
Non è un mistero: l’ex premier vorrebbe decapitare Giuseppe Conte, e Conte ormai stapperebbe volentieri lo champagne se potesse sostituire Italia Viva con i voti di altri parlamentari.
Il che vuol dire che se il premier avrà la certezza di un gruppo di responsabili sufficienti a rimpiazzare i “fucsia” al Senato decapiterà Iv senza troppi complimenti.
Mentre Renzi per riuscire nel suo ultimo azzardo (i precedenti non lo aiutano, dal referendum in poi li ha falliti tutti) ha bisogno di una garanzia: quella di riuscire a far cadere il governo.
Ma subito dopo deve avere anche due certezze: quella che non si andrà in nessun caso a votare, e quella che altri non prendano il suo posto. Perchè se l’ex sindaco di Firenze si ritrovasse all’opposizione con Matteo Salvini, e poi fosse costretto ad affrontare le elezioni con lo scenario che si prepara dopo l’estate (legge elettorale con sbarramento al 5 per cento, parlamentari dimezzati) vedrebbe sterminato il suo gruppo, e forse faticherebbe anche ad essere rieletto lui stesso.
Intanto i sondaggi languono, e dicono tutti la stessa cosa: i ripetuti braccio di ferro inscenati in questi mesi da Italia Viva hanno prodotto tantissima visibilità mediatica ma nessun consenso.
Chi vota centrosinistra ascolta Renzi, anche con attenzione, ma — lo dicono tutti gli istituti — date le sue posizioni attuali non si convince a votare il suo partito: qualcuno lo stima al 3 per cento (Ixè) qualcuno ancora al 4 per cento (Masia) ma il dato più preoccupante per i leopoldini è che hanno logorato il rapporto con la loro maggioranza, senza crescere mai rispetto alla base che veniva accreditata loro in partenza.
Il punto — dicono i sondaggisti — è questo: a sinistra l’uomo di Rignano non guadagna voti. Aggiunge Roberto Weber di Ixè: “Il problema non è che Renzi non riesce a trasmettere il suo messaggio. È che questo messaggio non gli porta un solo consenso in più tra gli elettori della sua coalizione”.
Ripercorrere autenticamente il tragitto politico compiuto da agosto ad oggi è impressionante: non c’è una solo tema in cui Italia Viva non sia stata in dissenso con la maggioranza di cui teoricamente fa parte: critica sulla manovra, contraria su quota cento, ovviamente critica sul reddito di cittadinanza, poi contro la Sugar Tax, contraria alla Plastic Tax e financo contraria alla rimodulazione differenziata dell’IVA.
Poi l’ex sindaco si è smarcato persino sulla legge elettorale, e come sappiamo — da ultimo — è all’opposizione sulla giustizia. I suoi ministri due giorni fa non hanno partecipato al Consiglio dei ministri e in passato spesso ci sono stati, ma a litigare (memorabile il racconto del Corriere della sera sulla Bellanova che si consulta via telefonino con Renzi).
Ovviamente tutti questi strappi sono un diritto, ma la domanda sorge spontanea: cosa si fa in una maggioranza in cui non si è stati mai d’accordo su nulla?
Certo, non va dimenticato che la scissione di Renzi avvenne subito dopo la conquista delle poltrone di governo: la sera i ministri e sottosegretari che avevano ottenuto l’incarico che erano ancora nel Pd, (e quindi ovviamente in quota Pd) la mattina dopo indossavano già la maglia del loro nuovo partito (portandosi dietro la poltrona). Un record.
I senatori che l’uomo di Rignano alla vigilia della scissione annunciava di aver convinto erano addirittura “quaranta” alla fine — come è noto — ne ha messi insieme solo diciotto (e tre di loro vengono addirittura da destra!). Subito dopo aver smesso di litigare sulla manovra, e poco prima di averlo iniziato a fare sulla giustizia, il leader dei fucsia è riuscito persino ad ottenere la nomina di Ernesto Ruffini (peraltro persona degnissima) che era già il suo uomo, proprio all’Agenzia delle entrate.
Ed ecco allora in che scenario ha preso corpo la vera mossa che l’ex premier medita, rivelata indirettamente da Giorgia Meloni: uccidere il governo giallorosso, e determinare una nuova maggioranza dove si potrebbe trovare più a suo agio. Mandare via Conte, che considera un usurpatore.
Ovviamente tutto questo, per lui, può accadere solo se andrà a destra, (o con la destra), che poi è la stessa cosa.
C’è lo spazio per una simile operazione? Renzi è convinto di una cosa: solo lui può attrarre gli elettori di Forza Italia che i delfini del Cavaliere, per un motivo o per un altro, non riescono più a convincere.
E quindi è certo che solo in quello spazio ci sia la prospettiva di crescita che adesso non riesce a trovare
(da TPI)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile
LA VERA STORIA DELL’AUDIO DI CASALINO SULLA NASCITA DEL GOVERNO CONTE TER E LE PROTESTE DEI RENZIANI… ERA UN CONTESTO SCHERZOSO TRA BECHIS, DIRETTORE DE “IL TEMPO” E IL PORTAVOCE DI CONTE
Un audio di Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, fa
discutere e divide nuovamente la maggioranza, con le proteste di Italia Viva.
Una polemica che, però, sembra basarsi su nient’altro che uno scambio di battute scherzose tra Casalino e il direttore del Tempo, Franco Bechis, sulla possibile nascita del governo Conte ter, con conseguente cambio di maggioranza.
E a spiegarlo è lo stesso Bechis, che sottolinea come l’audio risalga alla sera del 13 febbraio, dopo il Consiglio dei ministri in cui è stata approvata la riforma del processo penale all’interno della quale è stato inserito il lodo Conte bis sulla prescrizione.
Si era all’apice dello scontro tra Conte e Matteo Renzi, leader di Italia Viva.
Bechis invia un messaggio a Casalino, nel quale ironizza su quello che sta succedendo e sulla crisi di governo: “Sappi che una collaborazione sul Tempo te la posso dare se finisce male come finisce”, dice il direttore del giornale.
Casalino risponde con un altro messaggio audio, chiaramente altrettanto ironico: “Amore ci sarà un Conte ter, stai tranquillo”.
Dai toni della conversazione è chiaro che si tratta di nient’altro che uno scambio di battute scherzose. Come precisa anche lo stesso Bechis una volta nata la polemica:
“C’è un audio che infiamma la politica. Un audio di Rocco Casalino. Dall’altra parte c’ero io, Franco Bechis. Era giovedì 13 febbraio, appena finito il consiglio dei ministri e al culmine dello scontro a distanza fra Giuseppe Conte e Matteo Renzi ho inviato un messaggio whatsapp scherzoso al portavoce del premier per dirgli che se fosse restato senza lavoro, al massimo potevo offrirgli collaborazione a Il Tempo per non farlo morire di fame. Casalino ha risposto, come potete sentire: “Amore, ci sarà un Conte ter, stai tranquillo”. Questo è quel che è avvenuto.
Nonostante il tono scherzoso della conversazione si sono subito scatenate le polemiche, soprattutto da parte di Italia Viva che ritiene che l’audio sia un segnale di come Conte voglia far fuori i renziani dalla maggioranza di governo.
Questa mattina la capogruppo alla Camera di Iv, Maria Elena Boschi, fa riferimento all’audio di Casalino in un’intervista ad Avvenire: il Conte ter “mi pare sia una suggestione di chi oggi sta a Palazzo Chigi, l’audio di Casalino mi pare indicativo. Sarebbe il terzo cambio di maggioranza in un anno e mezzo con lo stesso premier”. Ieri erano arrivate le proteste di Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva, che chiedeva a Conte di licenziare subito Casalino dalla presidenza del Consiglio.
A intervenire è stato anche un altro deputato renziano, Luciano Nobili: “Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio, smentisce platealmente Conte. Evidentemente il Paese è in mano a Casalino e a Palazzo Chigi sono alla ricerca di una nuova maggioranza”.
(da Fanpage)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 15th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO LO SBARCO CONSENTITO A 380 CITTADINI AMERICANI IMBARCATI SU DUE VOLI PER GLI USA, DI MAIO SI ATTIVI PER PORTARE A CASA ANCHE I NOSTRI 35 CONNAZIONALI
Dopo l’arrivo in Italia di Niccolò, il 17enne italiano rimpatriato dalla Cina in seguito all’emergenza Coronavirus, ora si attende il rientro a Roma dei 35 italiani a bordo della Diamond Princess, la nave da crociera bloccata nella baia giapponese di Yokohama a causa dell’alto numero di infetti a bordo.
Proprio in queste ore è stata resa nota la notizia dello sbarco da parte di 380 cittadini degli Stati Uniti presenti sulla nave: un’operazione che “cambia lo scenario”, secondo il deputato del Pd, Andrea Romano.
Che proprio per questo motivo si appella al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in un’intervista a Fanpage.it. Romano ritiene che sia “intollerabile” aspettare ancora molti giorni per lo sbarco dei 35 italiani, che “rischiano ogni giorno di più” restando a bordo della nave.
Per questo chiede di agire per far fronte a “incertezza e indecisione” del Giappone, “organizzando il rientro in patria degli italiani”. Per Romano non c’è “nessuna critica, ma un invito molto forte” a Di Maio per “attivarsi e portare a casa i nostri connazionali nell’immediato”.
A bordo della Diamond Princess ci sono 35 italiani: il suo è un appello a Di Maio per farli rimpatriare al più presto?
È stato rimandato lo sbarco di qualche giorno, non sarà più il 19: le autorità giapponesi non riescono a fare i test. Ma ci sono due fatti nuovi: gli americani hanno fatto sbarcare i cittadini statunitensi. Per quanto riguarda gli italiani non ci sono infezioni registrate, ma ogni giorno che passano sulla nave rischia di essere pericoloso. Abbiamo grande rispetto per il governo giapponese, però a livello internazionale — e guardo a un articolo del New York Times — emerge che le autorità stanno gestendo il caso della Diamond con incertezza e indecisione. Il Governo italiano, come fatto per altri casi, deve fare un passo: organizziamo autonomamente il rientro in patria degli italiani sulla Diamond Princess.
Cosa dovrebbe fare Di Maio?
Intanto attivarsi con le autorità giapponesi, perchè non si vede per quale motivo gli Usa l’hanno fatto e noi dovremmo aspettare ancora giorni. Come abbiamo riportato Niccolò dalla Cina, siamo in condizione di farlo anche per loro. Le forze armate, che voglio ringraziare, sono efficientissime e perfettamente in grado di fare lo stesso con i 35 italiani sulla nave: operativamente si può fare. Il tema è la decisione politica, lo dico da parlamentare di maggioranza con piena solidarietà verso il governo e da membro della commissione Esteri. Il ministro faccia un passo presso le autorità giapponesi per decidere un’operazione simile a quella fatta con Niccolò. Ci sono 35 italiani che rischiano ogni giorno di più.
Di Maio oggi dice che la Farnesina sta ancora valutando quale strada intraprendere…
Penso che l’operazione fatta dagli Stati Uniti cambi lo scenario. Poi le capacità operative degli Usa sono diverse, ma anche a noi non mancano. Il caso di Niccolò dimostra che quando vogliamo possiamo riportare a casa un ragazzo, lo si faccia e ci si attivi con determinazione anche in questo caso. È intollerabile che si aspetti il 24 febbraio, mancano 9 giorni. Gli Stati Uniti lo hanno fatto, facciamolo anche noi. E lo dico senza polemiche.
Sulla gestione del caso della Diamond Princess le autorità giapponesi hanno colpe?
Io non parlo di colpe. Noto che le analisi internazionali, tipo quella del Nyt, parlano apertamente di una indecisione grave da parte delle autorità giapponesi. Ma le autorità italiane, come quelle Usa, possono procedere alla decisione politica di utilizzare le forze armate per riportare a casa i 35 italiani.
C’è stata una risposta tardiva della Farnesina?
No, credo di no. Il mio è un invito solidale e collaborativo. Stamani festeggiamo il rientro di Niccolò, da oggi quei 35 sono il nostro obiettivo. Nessuna critica, ma un invito molto forte, per portare a casa i nostri connazionali nell’immediato.
Sul caso di Niccolò c’è stato qualche errore da parte dell’Italia?
No, credo di no, è stato fatto tutto il possibile. Grazie alle forze armate, alla diplomazia. È una bellissima notizia che sia tornato. Non c’è nessuna critica da muovere.
Come sta gestendo l’Italia il rimpatrio dei connazionali e l’emergenza Coronavirus?
Il Governo si sta muovendo con lucidità , accortezza e tempismo. Credo che abbia fatto molto bene in due sensi: da una parte ha seguito il criterio di ascoltare gli scienziati, che sanno di cosa parlano. E anche sul piano della scuola con la circolare di Speranza è stata fatta una buona cosa, incoraggiando i presidi a lavorare insieme alle famiglie degli studenti cinesi tornati in Italia, segnalando eventualità di casi sospetti. Aggiungo un altro elemento politicamente importante: la Lega era partita con la solita caciara polemica, hanno provato a fare propaganda. Ma la grande lucidità e la rapidità del governo hanno disarmato persino la Lega. Poi ci hanno riprovato i governatori leghisti con la questione della quarantena, ma in realtà sono stati disarmati dalla rapidità e dall’efficienza del governo italiano.
(da Fanpage)
argomento: emergenza | Commenta »