Destra di Popolo.net

IL PESCATORE E L’OPERAIO: STORIA DI DUE LAVORATORI CHE SI SONO TOLTI LA VITA LA VIGILIA DEL PRIMO MAGGIO

Maggio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

LA RESPONSABILITA’ DELLA POLITICA E’ QUELLA DI SAPER GOVERNARE LA BARCA QUANDO C’E UNA TEMPESTA: QUANDO VIENE MENO IL LAVORO SI PERDE ANCHE LA DIGNITA’ E IL SENSO DELLA VITA

Cosa fa un pescatore quando non riesce più a portare a casa un solo centesimo perchè è tutto fermo, non gli arriva un aiuto e alla porta continuano a bussare, e con più forza, i bisogni? Una delle prime cose che ci dissero all’inizio di questo lavoro, tanti anni fa, fu che i suicidi non devono essere trattati come notizia.
Era un mondo diverso, un giornalismo che, nel bene e nel male, era assai diverso. Se si voleva, si potevano frenare e ignorare le notizie, pochi i detentori. Le cose sono cambiate di molto, siamo tempestati pure da tante non notizie e notizie spazzatura, anche se in qualche modo resiste questa antica idea di silenziare il suicidio.
Idea spesso dettata dalla strada facile di leggere le cose in superficie.
Oggi la narrazione è diversa, e un uomo che si toglie la vita nel bel mezzo di un mondo in tempesta che spezza vite e futuro, può raccontare più di tant’altro.
Racconto scomodo, certo, perchè ci mette tutti quanti sotto accusa; intanto quanti hanno onere e responsabilità  di governare la barca, soprattutto quando c’è tempesta.
Il nostro pescatore aveva 55 anni, era nato in una delle isole Eolie, uno dei posti più belli al mondo. Il Mediterraneo e la pesca, un quadro che fa pensare subito alla libertà .
E per il nostro pescatore era stato così per tanti anni. Con quanto gli dava il mare aveva messo su casa. Così fino ai nostri giorni, a questo tempo maledetto e inatteso del coronavirus. Tutti che ci dobbiamo fermare, le barche a secco, le reti inutilizzate.
Fermarsi per chi è più debole può essere mortale. Senza lavoro per giorni, poi i giorni diventano settimane, e le settimane mesi. Un tempo insostenibile. I bisogni bussano alla porta e il rumore crescente dei tocchi alla porta possono uccidere.
E fatale è stata la disperazione del nostro pescatore; disperazione scritta nero su bianco nelle ultime parole alla moglie. Quindi, un pesante sasso legato ai piedi e giù, in mare, il mare di Milazzo, il suo mare, estremo conforto.
Da Milazzo, risalendo il Sud che di nuovi drammi ne racconta mille e mille, eccoci a Taranto.
E’ qui, all’ombra dell’ex Ilva che a decidere di farla finita è un operaio dell’attuale Arcerol Mittal. Vicenda travagliata e scandalosa quella di Taranto, tutta scritta sulla pelle degli operai, delle loro famiglie e dell’intera comunità , che ha sempre vissuto sotto il ricatto feroce “O la vita o il lavoro”, come se l’una e l’altro non dovessero invece necessariamente essere pensate un insieme sacro. Alessandro avrebbe compiuto 44 anni ieri, Festa del lavoro.
Vigilia di pensieri che si accavallavano nella sua mente: la propria vita, il lavoro come un calvario senza fine. Alessandro aveva vissuto in prima fila, da protagonista, ogni assemblea, tanti dibattiti, tanti gli scioperi.
Li aveva vissuti intensamente, con uno stress personale che aveva finito col fiaccare il suo equilibrio, perchè è difficile mantenere il giusto equilibrio quando mancano i soldi, e a casa ci sono moglie e figli da crescere. Reddito sotto il bisogno, futuro incerto, un mix insostenibile. E Alessandro l’ha fatta finita alla vigilia del primo maggio, del suo compleanno.
Che il mare e la terra vi siano lievi.

(da Globalist)

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ARCURI: “DA LUNEDI’ MASCHERINE NEI SUPERMERCATI A 50 CENTESIMI, IN ARRIVO ANCHE QUELLE PER I BAMBINI”

Maggio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

SARANNO DISPONIBILI IN 50.000 PUNTI VENDITA, DA META’ MAGGIO IN 100.000

Novità  sui dispositivi di sicurezza individuali arrivano dall’ultima conferenza stampa del commissario per l’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri secondo il quale a partire dai prossimi giorni cominceranno a essere disponibili nei supermercati e nei tabacchi le mascherine chirurgiche — di cui aveva già  parlato il premier Conte nell’ultima conferenza in cui annunciava il Dpcm della fase 2 in vigore da lunedì 4 maggio.
Le mascherine, come annunciato nei giorni scorsi dal governo, saranno vendute a un prezzo massimo fissato in 50 centesimi più Iva (imposta che presto potrebbe anche non essere più applicata su questi Dpi).
«Da lunedì comincia la cosiddetta fase 2 — ha detto Arcuri in conferenza -. Dobbiamo essere consapevoli che inizia una sfida che è ancora più difficile, come fosse il secondo tempo di una partita che non sappiamo quanto durerà  e come finirà . Non dobbiamo dimenticarci i sacrifici fatti nel primo tempo — ha sottolineato il commissario per l’emergenza Covid — e dobbiamo capire che saremo ancor più protagonisti per il risultato finale».
Arcuri ha fatto sapere che nell’ultima settimana sono state distribuite oltre 26,7 milioni di mascherine alle Regioni e dall’inizio dell’emergenza oltre 165 milioni.
Poi ha annunciato che da lunedì, appunto, i cittadini potranno trovare le mascherine in 50mila punti vendita, «uno ogni 1200 abitanti». E da metà  maggio i punti vendita «raddoppieranno fino a diventare 100mila».
Poi ha mostrato i primi prototipi di mascherine progettati per i bambini, «in vista dell’ipotizzata riapertura delle scuole a settembre». «Le metteremo sul mercato molto presto — ha assicurato il commissario — e saremo in condizione di garantire ai più piccoli un rientro consapevole poichè nel frattempo si saranno abituati ad usarle».
Intanto, è fissata per martedì sera (alle 19.15) in commissione Trasporti l’audizione di Arcuri su Immuni, l’applicazione per il tracciamento dei contatti sulla quale gli aggiornamenti del governo si sono interrotti da qualche giorno.

(da agenzie)

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“RISCHIO LA VITA E NON MI FERMO”: LA RISPOSTA DELL’INFERMIERA ALLA IGNOBILE LETTERA ANONIMA DEI CONDOMINI “CI PORTI IL COVIT”

Maggio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

“UN GESTO VIGLIACCO CHE FERISCE NON SOLO ME, MA TUTTI I MEDICI E INFERMIERI CHE RISCHIANO LA VITA PER IL BENE DI TUTTI”

“È stato un gesto vigliacco, molto grave, quasi abominevole, e mi ha molto deluso. Sto rischiando la vita ogni giorno per curare le persone contagiate dal Coronavirus, lavorando anche la domenica e i festivi. Con quella lettera anonima nella cassetta postale hanno offeso non solo mio padre e me, ma tutti i medici e gli infermieri che stanno lottando in questi giorni contro il Covid19. Purtroppo ho avuto un bruttissimo trattamento dal mio condominio. Nonostante questo, però, se avessero bisogno di me non sarei capace di negare loro il mio aiuto. Vorrei che la persona che ha fatto questo gesto chiedesse scusa a mio padre a me e al resto del personale sanitario, perchè dietro di noi ci sono tante persone coinvolte in questa battaglia che si possono sentire offese come mi sono sentita io”.
Replica così a Fanpage.it, Teresa, l’infermiera 25enne impegnata nel reparto Covid19 del Secondo Policlinico di Napoli alla lettera minatoria fatta con i ritagli dei giornali da anonimi abitanti del suo condominio a Torre del Greco.
Teresa ha trovato la missiva nella buca delle lettere il 30 aprile scorso. Un messaggio intimidatorio indirizzato sia a lei che al padre, anch’egli infermiere presso il reparto Covid19 del Loreto Mare.
Come ha scoperto la lettera?
“Sono tornata dal lavoro e ho trovato questo foglio nella cassetta postale in cui c’è scritto ‘Grazie a te e a tua figlia per aver portato il Covid nel palazzo’. Io sono infermiera al Policlinico, mio padre lavora al Loreto Mare, un ospedale Covid, ma siamo sottoposti continuamente a controlli, se fossimo stati untori o portatori di Covid in condominio, saremmo i primi a stare chiusi in casa senza nemmeno poter lavorare. Quindi io mi chiedo come sia possibile fare un’accusa del genere. È una cosa molta grave, quasi abominevole. Io, come altri professionisti della salute, vado sempre a lavorare, il sabato, la domenica e i festivi e metto sempre a rischio la mia vita soprattutto durante questa emergenza e purtroppo ho avuto un bruttissimo trattamento dal mio condominio”.
Qual è stata la sua prima reazione?
“In un primo momento ho sperato fosse uno scherzo, poi ho realizzato la cosa e mi sono sentita con il cuore congelato. Non è possibile trovare questo messaggio, mi ha fatto provare un forte senso di delusione. Nonostante questo, se avessero bisogno di me, non sarei capace di negare loro il mio aiuto. Se mi chiedessero una mano, sarei qui per loro. Non nego che delle semplici scuse, anche anonime, mi farebbero dimenticare questo brutto episodio”.
Con quale sentimento continuerà  ad andare a lavoro dopo la lettera?
“Io continuo a sentire la forza di volontà  di andare a lavoro e di aiutare il prossimo. Questa cosa mi ha fatto capire ancora di più con quanto amore e passione svolgo questo lavoro”.
Come si spiega questa reazione dei condomini?
“Mi chiedo perchè fare una cosa del genere. Perchè non dire personalmente: ‘Senti, io ho paura, puoi evitare di usare l’ascensore?’ Anche se io abito al quinto piano, se fosse servito a fare stare più tranquilli tutti, l’avrei fatto senza problemi. Invece, questo per me è stato un gesto di vigliaccheria. Vorrei che la persona che ha fatto questo gesto chiedesse scusa a mio padre a me e al resto del personale sanitario, perchè dietro di noi ci sono tante persone coinvolte in questa battaglia che si possono sentire offese come mi sono sentita io”.

(da Fanpage)

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BARLETTA, LA PROCESSIONE DELLA MADONNA CHE VIOLA LE NORME ANTIVIRUS

Maggio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

E LA VIGILESSA FILMA PURE TUTTO CON IL CELLULARE INVECE CHE FAR RISPETTARE IL DISTANZIAMENTO… CENTINAIA IN PROCESSIONE CON TANTO DI SINDACO E VESCOVO

Il primo maggio a Barletta si è tenuta la tradizionale processione del quadro della Madonna dello Sterpeto, patrona della cittadina pugliese.
La processione avrebbe dovuto svolgersi nel rispetto delle norme di distanziamento sociale imposte dall’emergenza Coronavirus, ma qualcosa è andato storto.
Come documentano le immagini dell’emittente locale Canale 91 — che ha trasmesso la diretta dell’evento — centinaia di persone si sono riversate in strada per omaggiare il passaggio del carro che trasportava il quadro della Madonna.
Il tutto, per giunta, alla presenza delle forze dell’ordine, che nulla sembra abbiano fatto per far rispettare le norme anti-contagio.
Anzi, un’agente della Polizia municipale è stata addirittura immortalata mentre filmava la processione con il telefono cellulare.
La processione ha attraversato la città  per raggiungere la Cattedrale.
All’arrivo davanti al Duomo, dove ad attendere il carro c’erano il sindaco Mino Cannito e del vescovo Leonardo D’Ascenzo, decine di fedeli — alcuni dei quali privi di mascherina e guanti protettivi — hanno accerchiato il quadro della Madonna.

(da agenzie)

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L’ALLARME DELLA CARITAS: RADDOPPIANO I NUOVI POVERI E I LORO BISOGNI

Maggio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

CRESCE LA RICHIESTA DI GENERI DI PRIMA NECESSITA’ DA PARTE DI CHI SI RIVOLGE AI CENTRI DI ASCOLTO PER LA PRIMA VOLTA… TRA GLI OPERATORI DELLA CARITAS 10 MORTI E 42 CONTAGIATI

Il doppio delle persone in difficoltà  si rivolge per la prima volta ai centri della Caritas Italiana rispetto al periodo pre-emergenza.
Chiedono aiuto, ascolto, cibo, indicazioni per le mense, soldi per pagare le bollette l’affitto, chiedono indicazioni per le partiche di sostegno e per trovare lavoro.
Ma accanto a questi numeri inquietanti c’è anche il dato, positivo, che aumentano i volontari under 34 anni.
Sono alcuni dei dati dell’indagine, svolta attraverso un questionario destinato ai direttori/responsabili Caritas, con cui l’organizzazione pastorale della Cei (Conferenza episcopale italiana) ha cercato di tracciare il cambiamento nei bisogni dei nuovi poveri, le loro fragilità  e le richieste intercettate nei Centri di ascolto e/o servizi Caritas. Capire come come mutano gli interventi e le prassi operative sui territori; quale è l’impatto del Covid-19 sulla creazione di nuove categorie di poveri, ma anche su volontari e operatori.
I dati del primo monitoraggio si riferiscono a 101 Caritas diocesane, pari al 46% del totale. Fin dai primi giorni dell’emergenza Covid-19, l’organizzazione ha intensificato il contatto e il coordinamento di tutte le 218 Caritas diocesane in Italia, svolgendo un ruolo di collegamento, informazione, animazione e consulenza.
Grazie al suo essere radicata nel territorio e punto di riferimento per i più poveri, ha mantenuto la regia di quella cultura della prossimità  e della solidarietà  che da sempre promuove. Ed è proprio in questo quadro che   rientra la prima rilevazione nazionale che è stata condotta dal 9 al 24 aprile. Vediamola.
Si conferma, come anticipato nei giorni scorsi, il raddoppio delle persone che per la prima volta si rivolgono ai Centri di ascolto e ai servizi delle Caritas diocesane rispetto al periodo di pre-emergenza. Cresce la richiesta di beni di prima necessità , cibo, viveri e pasti a domicilio, empori solidali, mense, vestiario, ma anche la domanda di aiuti economici per il pagamento delle bollette, degli affitti e delle spese per la gestione della casa. Nel contempo, aumenta il bisogno di ascolto, sostegno psicologico, di compagnia e di orientamento per le pratiche burocratiche legate alle misure di sostegno e di lavoro.
Un dato confortante è il coinvolgimento della comunità  e l’attivazione solidale che nel 76,2% delle Caritas monitorate ha riguardato enti pubblici, enti privati o terzo settore, parrocchie, gruppi di volontariato, singoli. Un fiorire di iniziative percepito anche a livello nazionale.
A partire da Papa Francesco che ha donato 100 mila euro per un primo significativo soccorso in questa fase di emergenza, e dalla Conferenza episcopale italiana che ha messo a disposizione un contributo di 10 milioni di euro dai fondi dell’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica.
A tutto questo si affianca la risposta alla campagna Caritas “Emergenza coronavirus: la concretezza della carità “, che ha raccolto finora più di 1,9 milioni di euro da parte di 3.760 offerenti. Oltre alle donazioni di singoli, si registrano quelle di aziende, imprese, comunità , parrocchie e altre Caritas nazionali.
Il monitoraggio svolto conferma che nel 59,4% delle Caritas sono aumentati i volontari giovani, under 34, impegnati nelle attività  e nei servizi, che hanno consentito di far fronte al calo degli over 65 rimasti inattivi per motivi precauzionali. Purtroppo 42 tra volontari e operatori sono risultati positivi al Covid19 in 22 Caritas diocesane e in 9 Caritas si sono registrati 10 decessi.
Di fronte al mutare dei bisogni e delle richieste, sono cambiati o si sono adattati anche i servizi e gli interventi, in particolare: i servizi di ascolto e accompagnamento telefonico con 22.700 contatti registrati o anche in presenza negli ospedali e nelle Rsa; la fornitura di pasti da asporto e consegne a domicilio a favore di più di 56.500 persone; la fornitura di dispositivi di protezione individuale e di igienizzanti a circa 290.000 persone; le attività  di sostegno per nomadi, giostrai e circensi costretti alla stanzialità ; l’acquisto di farmaci e prodotti sanitari; la rimodulazione dei servizi per i senza dimora; i servizi di supporto psicologico; le iniziative di aiuto alle famiglie per smart working e didattica a distanza; gli interventi a sostegno delle piccole imprese; l’accompagnamento all’esperienza del lutto.
A tutto questo si aggiungono le strutture edilizie che le Diocesi hanno destinato a tre categorie di soggetti: medici e/o infermieri, persone in quarantena e persone senza dimora. Ad oggi sono 68 le strutture per quasi 1.450 posti messe a disposizione della Protezione civile e del Sistema Sanitario Nazionale da parte di 48 Diocesi in tutta Italia.
A queste si sommano altre 46 strutture, per oltre 1.100 posti in 34 Diocesi, disponibili per persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali e più di 64 strutture per oltre 1.200 posti in 42 diocesi per l’accoglienza aggiuntiva di persone senza dimora, oltre all’ospitalità  residenziale ordinaria. “È questo il volto bello e solidale dell’Italia che non si arrende. La concretezza della carità “, conclude la Caritas.

(da “La Repubblica”)

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CHI E’ DINO PETRALIA, LA TOGA ANTIMAFIA NOMINATO AL VERTICE DEL DAP

Maggio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

DAGLI INIZI A TRAPANI AL CSM

Una nuova pagina ai vertici del Dap. Un segnale di discontinuità  dopo le polemiche sulle scarcerazioni dei boss.
All’indomani dell’addio di Francesco Basentini, Bonafede ha designato Bernardo, Dino, Petralia – oggi procuratore generale di Reggio Calabria, già  consigliere del Csm, una vita nella magistratura antimafia – come vertice del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Sarà  affiancato da Roberto Tartaglia. Il giovane pm della trattativa Stato-mafia è infatti vice capo del Dap da mercoledì.
“In attesa della risposta del Csm (che dovrà  dare il via libera alla nomina, ndr) posso dire che Petralia è una magistrato che ha speso la sua vita per la giustizia e la lotta alla mafia”, ha detto il Guardasigilli, annunciando la designazione.
Siciliano, sessantasette anni, in magistratura dal 1980, Petralia ha svolto il primo incarico alla procura di Trapani, al fianco di Gian Giacomo Ciaccio Montalto, magistrato ucciso dalla mafia nel 1983.
È stato giudice a Marsala, dove ha celebrato i primi processi per mafia col nuovo rito e nel 1996 diventa uno dei più giovani procuratori, a Sciacca, nell’Agrigentino, dove si ferma per circa un decennio.
Storico volto di Movimento per la Giustizia, nel 2006 diventa consigliere del Csm. Nel 2010 rientra a Marsala, come sostituto procuratore.
Tre anni dopo   si sposta a Palermo dove, da procuratore aggiunto, diventa coordinatore del pool sui reati contro la pubblica amministrazione e guida il gruppo che si occupa di ricalcolare il cosiddetto cumulo per i boss di Cosa nostra. Nel suo pool c’era Tartaglia. Oggi tornano a lavorare insieme.
Lasciata la Sicilia, nel 2017 diventa procuratore generale a Reggio Calabria dove si occupa di ‘ndrangheta e continua la sua opera nell’applicazione delle nuove norme sul sequestro dei beni.
Dopo il pensionamento di Armando Spataro, fino a dicembre 2018 procuratore di Torino, punta alla guida degli uffici requirenti del capoluogo piemontese. Ma ritira la candidatura quando il suo nome compare – a sua insaputa – nelle conversazioni di Luca Palamara, Cosimo Ferri e Luca Lotti che, in quei giorni, provavano a ridisegnare lo scacchiere delle procure rimaste vacanti.
“Al danno si è aggiunta la beffa, ma non sono disponibile a lasciar sporcare la mia dignità ”, disse a Repubblica, dopo aver deciso il passo indietro.
Quasi un anno dopo quelle vicende è pronto a lasciare la città  calabrese per approdare agli uffici del Dap. Lo aspettano giorni intensi, dopo il grande caos che si è creato intorno alla gestione delle carceri.
Negli ultimi mesi sul dipartimento che gestisce i penitenziari c’è stata una pioggia di accuse. La gestione Basentini è stata criticata per le rivolte nelle carceri avvenute a marzo e poi, di recente, per la scarcerazione di alcuni boss al 41 bis.
Al pm potentino si imputava una circolare con la quale il Dap aveva chiesto ai direttori delle carceri di segnalare i detenuti con più di 70 anni e con patologie.
Questo documento, secondo alcuni, avrebbe dato il via libera alle istanze di arresti domiciliari fatte da vari boss che si trovavano in regime di carcere duro.
L’uscita dal carcere di nomi di peso come Francesco Bonura e Pasquale Zagaria – per legittima decisione del magistrato di sorveglianza – ha portato numerosi esponenti politici a chiedere la testa di Basentini. Il passo indietro è arrivato ieri. E da oggi inizia un altro capitolo. Nelle intenzioni di Bonafede, che ha voluto due nomi di spicco dell’antimafia a gestire le carceri, dovrà  essere diverso dal precedente.

(da agenzie)

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DE LUCA: “LA VERIFICA DEI CONTAGI E’ UN CONCETTO TANTO SEMPLICE DA NON ESSERE ALLA PORTATA DI SALVINI”

Maggio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

“HO LA SENSAZIONE CHE TRA POCO DOVREMO CHIAMARE GLI INFERMIERI” (DEL REPARTO PSICHIATRICO)

Lui, Capitan Nutella, l’aveva accusato di preferire gli immigrati agli italiani. E il presidente della Campania ha risposto per le rime:
“In relazione ai migranti già  presenti nei territori di Caserta e Salerno, che torneranno al lavoro con la riapertura delle aziende, la Regione Campania impegnerà  tutte le Asl in un lavoro attento di verifica dei contagi a tutela della salute dei cittadini campani. E’ un concetto semplice, tanto semplice da non essere alla portata di Salvini”.
Lo scrive su Facebook il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, rispondendo così alla dichiarazione del leader della Lega Matteo Salvini secondo cui “Governo e De Luca preferiscono gli immigrati, spesso irregolari, a giovani e disoccupati italiani” in relazione all’annuncio, fatto dallo stesso De Luca, dell’arrivo lunedì sul litorale domizio e nella Piana del Sele di 20mila extracomunitari che andranno a lavorare nelle aziende pronte alla riapertura.
“Caro Denis, dai un’occhiata anche tu, ho la sensazione che tra poco dovremo chiamare gli infermieri”, aggiunge nel post Vincenzo De Luca.

(da agenzie)

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NUOVI SOLDI PER GLI ITALIANI: LA BOZZA DEL DECRETO CHE FINANZIA GLI AIUTI

Maggio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

SI ALLARGA LA PLATEA DEL BONUS 600 EURO, PUO’ SALIRE A 1.000 EURO, MA CON PALETTI… REDDITO DI EMERGENZA PER TRE MESI, CAMBIA QUELLO DI CITTADINANZA

La rete di protezione si allarga perchè l’emergenza economica e sociale macina un disagio che cresce man mano che il lockdown aggiorna il suo timer, arrivato a quota cinquanta giorni.
Dice questo la bozza del decreto – di cui Huffpost è in possesso – che il Governo sta preparando per dare nuovi aiuti al Paese dilaniato dal virus.
Quello che doveva essere approvato ad aprile e che invece è slittato a maggio. Con l’arretrato pesante dei soldi di marzo che non sono ancora arrivati a tutti, il colpo di reni è concentrato sul rafforzamento delle misure già  previste dal Cura Italia e da new entry che tirano dentro cittadini fino ad ora esclusi.
La platea del bonus da 600 euro si allarga, arriva un reddito di emergenza per tre mesi in favore di chi è più in difficoltà , si allentano i paletti del reddito di cittadinanza, le colf e le badanti riceveranno per la prima volta un indennizzo. Ma ci sono anche paletti per restringere gli aiuti a chi ne ha davvero bisogno.
Il bonus per gli autonomi sale a 1.000 euro a maggio, ma non lo prenderanno tutti
I lavoratori autonomi riceveranno il bonus da 600 euro anche per il mese di aprile. A maggio, invece, cambiano i criteri. L’importo sale a mille euro, ma arrivano anche dei paletti.
La ragione è semplice: il bonus di marzo è andato anche a chi ha redditi altissimi, di fatto a chi non ne ha bisogno. Si passa dal principio dei soldi a tutti senza controlli, che ha fatto da base alla prima fase della strategia economica del Governo, a quello della selettività .
E così le partite Iva avranno il bonus di maggio solo se il reddito del secondo bimestre, cioè di marzo-aprile, sarà  inferiore del 33% rispetto a quello del secondo bimestre dello scorso anno. Lo stesso criterio del 33%, relativo al fatturato o corrispettivo, vale anche per gli iscritti alle gestioni speciali dell’Ago, cioè artigiani, commercianti, coltivatori diretti.
Sarà  il libero professionista ad autocertificare il tutto con una domanda che dovrà  presentare all’Inps. Poi l’Istituto di previdenza comunicherà  all’Agenzia delle Entrate i dati identificativi per la verifica dei requisiti.
L’iter si concluderà  con l’ultimo passaggio a parti invertite, con l’Agenzia delle Entrate che comunica all’Inps l’esito dei riscontri effettuati.
Mille euro a maggio anche per i co.co.co iscritti alla Gestione separata.
Devono però essere titolari di un contratto che non va oltre il 31 dicembre o devono aver cessato il rapporto di lavoro entro il giorno dell’entrata in vigore del decreto.
Gli stagionali del turismo e degli stabilimenti balneari riceveranno 600 euro per la mensilità  di aprile e mille euro per maggio.
Il bonus andrà  anche ai lavoratori in somministrazione “impiegati presso imprese utilizzatrici” che operano in questi settori. Per i collaboratori sportivi è previsto il bonus da 600 euro per aprile.
Intermittenti, nuovi stagionali, occasionali, venditori a domicilio. Chi prenderà  il bonus per la prima volta
Una delle grandi novità  è il bonus che sarà  dato a queste categorie di lavoratori, dipendenti e autonomi, che per causa del Covid hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività  o il loro rapporto di lavoro. Riceveranno 600 euro per il mese di aprile e altrettanti per maggio.
Per ricevere il sostegno, gli intermittenti devono aver lavorato l’anno scorso almeno trenta giorni (il periodo di riferimento arriva precisamente al 31 gennaio 2020). I dipendenti stagionali che non appartengono ai settori del turismo e degli stabilimenti termali, avranno il bonus se “hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020″ e lavorato per almeno 30 giorni nello stesso periodo.
Lo stesso importo andrà  agli autonomi, privi di partita Iva, che sono stati titolari di un contratto occasionale tra il primo gennaio dell’anno scorso e il 23 febbraio di quest’anno.
Gli incaricati delle vendite a domicilio potranno accedere all’aiuto se titolari di partita Iva e con un reddito dichiarato l’anno scorso da questa attività  superiore a cinquemila euro.
Il bonus anche agli iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo “con almeno 15 contributi giornalieri versati” al Fondo stesso nel 2019, da cui deriva un reddito non superiore da 35mila euro. E non devono avere una pensione.
Il bonus andrà  anche a chi percepisce un reddito di cittadinanza inferiore ai 600 euro.
In questo caso, il bonus si sommerà  al reddito di cittadinanza sotto forma di stanziamento aggiuntivo. Il totale, però, non potrà  superare i 600 euro. Per tutti gli autonomi, indipendentemente dalla categorie di appartenenza, la bozza del decreto dice che l’Inps erogherà  i soldi in un’unica soluzione.
Reddito di emergenza tra 400 e 800 euro per tre mesi, con Isee sotto i 15mila euro. Anche per chi ha quello di cittadinanza
Il reddito di emergenza è istituito da maggio e sarà  erogato dall’Inps per tre mesi a decorrere dal mese in cui verrà  presentata la domanda (la presentazione scade a luglio). Andrà  ai single e alle famiglie che stanno avendo più difficoltà . Sarà  un contributo pari a 400 euro per i single, mentre per le famiglie potrà  salire fino a un massimo di 800 euro.
Le famiglie che possono fare domanda devono essere residenti in Italia, avere un Isee inferiore a 15mila euro e un patrimonio mobiliare sotto i 10mila euro.
La soglia cresce di cinquemila euro per ogni componente successivo al primo e fino a un massimo di 20mila euro. Un altro criterio che deve essere soddisfatto è quello del reddito familiare: nel mese che precede la richiesta del beneficio, deve essere inferiore alla soglia del beneficio stesso, cioè sotto i 400 euro in caso di un single e man mano a salire in base al numero dei figli. Se c’è un componente che riceve il bonus da 600 euro, la famiglia non riceverà  il reddito di emergenza.
Meno paletti per avere il reddito di cittadinanza
Cambiano i requisiti di accesso, ma fino a ottobre. L’allentamento di alcuni paletti, infatti, riguarderà  le domande presentate dal primo luglio al 30 ottobre.
Per avere il reddito di cittadinanza, l’Isee massimo deve essere attualmente inferiore a 9.360 euro: salirà  a 10mila euro, permettendo quindi a più cittadini di accedere alla misura. La soglia del valore del patrimonio immobiliare salirà  da 30mila a 50mila euro, mentre quella del patrimonio mobiliare da 6mila a 8mila. Decade l’obbligo di non possedere una macchina immatricolata da poco tempo, mentre resta in vigore il divieto di avere un’imbarcazione.
Mascherine per “tutti i lavoratori”, volontari, colf e badanti se è impossibile stare a un metro di distanza
Nella bozza del decreto c’è un articolo che modifica le norme contenute nel Cura Italia relative all’utilizzo fino a fine luglio delle mascherine nei luoghi di lavoro, laddove non è possibile mantenere la distanza di un metro. Il decreto di marzo identificava nelle mascherine “i dispositivi di protezione individuale” necessari a contenere la diffusione del virus e faceva riferimento ai lavoratori.
Ora si fa riferimento a “tutti i lavoratori e volontari, sanitari e non”. E si prevede che le disposizioni si applichino anche “ai lavorati addetti ai servizi domestici e familiari”, quindi colf e badanti.
Sorveglianza sanitaria eccezionale per i lavoratori più a rischio
I datori di lavoro assicureranno “la sorveglianza sanitaria eccezionale” dei lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio “anche da patologia Covid-19”. Quei datori di lavoro che non hanno l’obbligo di nominare il medico competente per effettuare la sorveglianza sanitaria, potranno nominarne uno per il periodo dell’emergenza o richiedere il servizio alle Asl piuttosto che all’Inail.
I lavoratori che risulteranno temporaneamente “inidonei alla mansione” riceveranno un’indennità  Inps pari all′80% dello stipendio. Una novità  anche sul fronte della vigilanza sul lavoro. In via eccezionale, il ministero del Lavoro si avvalerà  non solo dell’Ispettorato del lavoro, ma anche del Comando dei carabinieri per la tutela del lavoro.
Per colf e badanti un sostegno tra 400 e 600 euro. Se l’orario di lavoro si è ridotto almeno del 25%
A marzo i lavoratori domestici non erano stati contemplati negli aiuti. Chi ha uno o più contratti con più di 20 ore settimanali riceverà  600 euro per il mese di aprile e altri 600 per quello di maggio. Chi è sotto la soglia delle 20 ore settimanali riceverà  sì l’indennità , ma sarà  pari a 400 euro. Per ricevere l’indennità  bisognerà  soddisfare due requisiti: non essere conviventi con il datore di lavoro e una “comprovata riduzione” dell’orario lavorativo di almeno il 25 per cento. Il sostegno è incompatibile con il reddito di emergenza e con l’indennità  di disoccupazione, mentre potrà  averlo chi prende un reddito di cittadinanza basso, arrivando al massimo a un totale di 600 euro sommando i due sostegni. Le domande andranno presentate ai patronati e sarà  poi l’Inps a erogare il dovuto in un’unica soluzione.
Per i genitori che lavorano congedi fino a fine settembre. Bis per il voucher baby sitter, fino a 1.200 euro. Detraibili le spese per i centri estivi
Arrivano altri quindici giorni di congedo per i genitori che lavorano e che hanno figli fino a 12 anni. Il congedo è sempre retribuito al 50% dello stipendio. Senza retribuzione per i figli fino a 16 anni.
Per aprile e maggio ci sarà  un nuovo voucher baby sitter da 1.200 euro, che potrà  essere speso anche per i centri estivi, “i servizi socio educativi territoriali” e i “servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia”. I 12 giorni di permessi retribuiti aggiuntivi, previsti dal Cura Italia per marzo e aprile, saranno replicati: altri dodici giorni usufruibili a maggio e giugno.
Una new entry è la detrazione delle spese, per un massimo di 300 euro, relative alla frequentazione di centri estivi e centri di aggregazione giovanile da parte dei figli fino a 16 anni. Però solo per chi ha un reddito non superiore a 36mila euro
Altre nove settimane di cassa integrazione
La cassa integrazione per l’emergenza sarà  prolungata di altre nove settimane, fino al 31 ottobre. I datori di lavoro dovranno fare più rapidamente. Prima la domanda doveva essere presentata entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell’attività  lavorativa. Con il nuovo round, invece, entro la fine del mese di inizio del periodo.
Il tentativo di non replicare il buco nero della cassa integrazione
Sono più di 5,5 milioni i lavoratori che aspettano ancora la cassa integrazione di marzo. Molte Regioni hanno tardato a presentare le liste dei beneficiari della cassa in deroga all’Inps e anche se qualcuna ha accelerato negli ultimi giorni, le domande arrivate sono nell’ordine di poche migliaia, mentre i potenziali beneficiari sono stimati in 3 milioni. Mentre quasi metà  dei lavoratori che aspettano la cassa integrazione ordinaria devono scontare i ritardi delle aziende che non hanno ancora consegnato i moduli alla stessa Inps. Il Governo prova a correre ai ripari.
L’accelerazione viene pensata così: i datori di lavoro che non anticipano la cassa possono fare richiesta di pagamento diretto della prestazione trasmettendo la domanda entro la fine del mese di inizio del periodo di sospensione o riduzione dell’attività  lavorativa.
Entro il giorno 20 del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale richiesto, “le Amministrazioni competenti autorizzano la domanda e i datori di lavoro comunicano all’Inps i dati necessari per il pagamento delle prestazioni”. I soldi li darà  sempre l’Inps, entro la fine del mese stesso.

(da “Huffingtonpost”)

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DA MAGGIO ARRIVA IL REDDITO DI EMERGENZA DA 400 A 800 EURO

Maggio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

CHI POTRA’ AVERLO E COME RICHIEDERLO

Un’indennità  di 400 euro, aumentata in base ai componenti del nucleo familiare fino a un massimo di 800, erogata a partire da maggio per i prossimi tre mesi.
È questa la soluzione che sta prendendo forma nel prossimo decreto economico per il cosiddetto “Reddito di Emergenza” (Rem).
La misura è dedicata a chi è escluso   dagli altri sussidi istituiti con il “Cura Italia” per affrontare la crisi legata all’emergenza Covid. Nelle settimane scorse la ministra del Lavoro Catalfo aveva ipotizzato di raggiungere tre milioni di persone compresi lavoratori a tempo determinato con il contratto scaduto e lavoratori irregolari.
Chi avrà  il Reddito di emergenza
Secondo le ultime bozze del nuovo Dl (ancora denominato “decreto Aprile” nonostante la sua approvazione sia ormai slittata a maggio), il Rem sarà  riconosciuto a chi ha la residenza in italia e non percepisce, come detto, gli altri bonus previsti dal “Cura Italia”, ad esempio quello per gli autonomi   o il reddito di ultima istanza.
Il soggetto che richiede il sussidio deve avere un Isee inferiore ai 15mila euro e un patrimonio mobiliare sotto i 10mila euro, aumentato fino a un massimo di 20mila prendendo in considerazione anche gli altri componenti del nucleo familiare.
Nel mese precedente a quello in cui viene richiesta l’indennità , il reddito complessivo della famiglia deve essere inferiore alla somma   che verrà  ottenuta con il nuovo beneficio, che andrà  dai 400 euro per il singolo fino a un massimo di 800 per il nucleo familiare.
Per le famiglie che ricevono il reddito di cittadinanza, se la somma percepita è più bassa rispetto a quella prevista dal Rem, ci sarà  la possibilità  di integrare vecchio e nuovo sussidio.
Non ha diritto al Rem chi si trova in carcere, in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di un’altra amministrazione pubblica. Nel caso di famiglie in cui uno dei componenti si trovi in questa condizione, per calcolare la somma che spetta al nucleo non si tiene conto di questi soggetti
Come richiedere il Rem
Il Reddito di emergenza andrà  richiesto all’Inps con un modulo apposito che verrà  predisposto dall’Istituto una volta che il decreto sarà  approvato.
La norma prevede che le modalità  di richiesta, riconoscimento ed erogazione siano le stesse previste per il Reddito di cittadinanza. Sembrerebbe di capire, quindi, che come avviene per il Rdc, anche il Rem verrà  versato su un’apposita carta da utilizzare per gli acquisti e i prelievi, ma su questo punto non c’è ancora chiarezza.

(da agenzie)

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