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“POLIZIA E LEGA DIFFONDONO L’IDENTITA’ DI MIO FIGLIO, MA L’ORDINE DEI GIORNALISTI DEFERISCE ME”: L’ARTICOLO DI SELVAGGIA LUCARELLI

Luglio 8th, 2020 Riccardo Fucile

LA POLIZIA HA SBAGLIATO: SE VUOI FARE UN CONTROLLO DI POLIZIA E CHIEDERE LE GENERALITA’ A UN MINORENNE DEVI FARLO IN GARANZIA DELLA SUA PRIVACY, NON DAVANTI A STAMPA, TV ED ESTRANEI CHE POI DIFFONDONO NOME E INDIRIZZO

Scrivo sui quotidiani dal 2003. Ho esordito sulla prima pagina del Tempo con Franco Bechis, poi Italia Oggi, Libero e il Fatto. Ora anche TPI.
Per 15 anni ho scritto senza sentire alcuna necessità  di prendere il famoso tesserino perchè trovavo l’ordine inutile e vetusto, perchè chi scrive ha dei doveri che sono validi sempre, con o senza tesserino, perchè il diritto di scrivere ed esprime il proprio pensiero lo garantisce l’articolo 21 della Costituzione, non un ordine. Inoltre, chi mi conosce lo sa, ho sempre detto: se lo prendo, non si perderà  occasione per segnalarmi per qualsiasi scemenza.
Con le profezie vado forte. Negli anni mi sono arrivate proposte lavorative per cui il tesserino serviva, l’avvocato mi ha convinta del fatto che comunque in caso di querele il fatto di appartenere all’ordine è una tutela in più, insomma, mi sono detta “facciamolo”. Dopo un’oretta buona di esame orale con il presidente dell’odg Lombardia (“brava, uno dei migliori esami sostenuti”) mi è arrivato il benedetto tesserino. Che hanno anche miei amici che non fanno e non hanno mai fatto i giornalisti in vita loro, persone che hanno scritto tot articoli su Cavalli e segugi copiati e incollati da Ansa, persone che hanno pubblicato il numero di articoli necessari per chiedere il tesserino su riviste universitarie e così via.
Cosa è cambiato da quel giorno? Nulla. Continuo a fare il mio lavoro come il giorno prima, pagando però 100 euro all’anno. E il mio lavoro penso di farlo bene, difendendomi da una quantità  di intimidazioni che avrebbero scoraggiato molti colleghi (ecco, perchè l’Odg anzichè perdere tempo in sciocchezze non conduce una battaglia seria e cazzuta per difendere i giornalisti dalle querele intimidatorie?). A proposito, nonostante tutto, sono incensurata. Perchè verifico, sono pignola, non mi innamoro di tesi da portare avanti ad ogni costo.
E veniamo a Salvini. Come ho già  spiegato, della presenza di Salvini al Portello domenica non sapevo nulla e non doveva saperlo quasi nessuno perchè c’erano 4 gatti. Io ero lì a fare colazione con figlio e fidanzato, viviamo a due passi. Il bar del Portello è di fronte al gazebo della Lega. Ci siamo accorti dell’arrivo di Salvini perchè un centinaio di persone si sono accalcate in pochi minuti e abbiamo sentito un applauso. Mio figlio da un anno circa è appassionato di politica e non perchè spinto o motivato da me, ma perchè ha fatto amicizia con un ragazzo che milita in alcuni gruppi studenteschi vicini alla sinistra. Non starò a raccontare cosa fa, cosa pensa, per cosa manifesta, sono fatti suoi. A volte non condivido neppure le sue idee (sulla statua di Montanelli, per esempio, e ne discutiamo).
Il suo scarso amore per Salvini l’avete visto (e quello lo condividiamo). Quando mi ha detto “vado a dire cosa penso a Salvini”, non ho pensato per un attimo che fosse mio diritto dirgli di no. E lo penso ancora adesso. Preferisco che impari a confrontarsi guardando negli occhi “l’avversario” piuttosto che vederlo imbastire discussioni sui social. Io e mio figlio domenica mattina non ci siamo presentati a nessuno. Avevamo la mascherina. Salvini stesso ha detto che non ci ha riconosciuto. E nessuno sapeva chi fosse Leon finchè due poliziotti in borghese, con nostro grande stupore, gli hanno chiesto i documenti. E non prendendolo da parte, badate bene, ma chiedendoglieli lì, in mezzo alla gente, con telecamere e giornalisti davanti. Mentre un adulto alle sue spalle gli urlava “zecca”.
Lì ho preso il telefono e ho chiesto ai poliziotti perchè lo stessero identificando. Perchè era evidente che si trattava di un atto intimidatorio.
Leon non aveva i documenti perchè era sotto casa e non aveva pensato di portarli con sè e a quel punto è stato invitato a fornire le sue generalità  davanti a tutti. Nome, cognome, indirizzo di casa (che ora ha chiunque abbia ripreso la scena o sentito).
A quel punto, i giornalisti lì presenti hanno capito. Ci hanno seguito. “Selvaggia ma è tuo figlio!”. Dopo 5 minuti eravamo a casa. Era quasi mezzogiorno. A mezzogiorno e un quarto il video di Leon senza pixel sul volto era sull’agenzia stampa Agtw, poi su Local team. Era già  “Leon il figlio di Selvaggia Lucarelli”. Migliaia di commenti in pochissimi minuti.
Poi sulla pagina Lega Salvini premier (alle 15,00), senza pixel, con la sua identità  riportata. Poi sono arrivati gli altri. Ansa mi ha chiesto se mi creava problemi che fosse uscito il nome e ho risposto che mio figlio non si doveva vergognare di nulla. Ormai era andata.
DOPO tutto questo, alle 17,30, ho spiegato come era andata su TPI, mostrando l’assurdo comportamento della polizia. Io e mio figlio non abbiamo raccontato nè pubblicato un bel niente per primi. Non ho dato ESCLUSIVE al sito per cui lavoro, non ho diffuso io la notizia e infatti siamo arrivati per ultimi, per giunta non per dare notizie, ma per spiegarle. Non ho reso IO identificabile mio figlio, che poi è la cosa di cui mi accusa l’Ordine dei giornalisti.
Il giorno dopo mi arriva una mail piccata di Alessandro Galimberti, presidente dell’Odg Lombardia, con cui diedi l’esame. “Mi hai deluso, i figli non sono vessilli, hai violato la carta di Treviso, non diffondere questo messaggio”. Vessilli? Sembrava più un giudizio politico. Poche ore dopo ho sentito Salvini dire “la Lucarelli ha violato la carta di Treviso”. L’ho trovata una strana coincidenza. Il messaggio l’ho tenuto per me, non ho scritto nulla.Ho risposto però via mail a Galimberti che mio figlio era stato reso riconoscibile da siti vari e dalla pagina della Lega. E che a 15 anni è libero di esprimere le sue opinioni. Poi non mi viene detto più nulla. Non mi arriva alcuna comunicazione. Nel frattempo la Lega pubblica due volte il video di mio figlio. Insulti a migliaia. Leon riceve anche un sacco di solidarietà  e di affetto. Tantissimo. Ringrazia. Sipario.
La vicenda sembra chiusa e invece ieri sera Agi batte una notizia che io non avevo ricevuto da nessuno: sono stata deferita dall’Odg per aver reso riconoscibile l’identità  di mio figlio (deferita vuol dire che il consiglio disciplinare deciderà  se vado ammonita o decapitata in pubblica piazza o niente, quelli che festeggiano non hanno capito un granchè). Quindi sono stata deferita per ciò che hanno fatto altre testate e la pagina della Lega. Il Salvini giornalista non ha violato la carta di Treviso . Gli altri neppure. Soprattutto, l’ordine dei giornalisti, l’organo che vuole proteggere mio figlio da tutta questa morbosità  dei media, lo comunica non a me in privato ma a un’agenzia di stampa e dopo 4 minuti il tutto è già  sulla pagina della Lega. Coincidenze? Non credo, direbbe qualcuno.
Bene. Cioè, male. Male perchè torno all’incipit di questo mio scritto. Io ho preso il tesserino soprattutto per sentirmi più tutelata dalle continue pressioni e intimidazioni che questo lavoro si porta dietro. E con una certa amarezza scopro che l’Odg non trova intimidatorio e irrispettoso della privacy l’identificazione pubblica di mio figlio da parte di poliziotti, ma in difetto me. Giudicandomi non come giornalista, ma come madre, e con considerazioni più politiche che professionali (i figli non sono vessilli!). E questo deferimento annunciato alla stampa per ragioni così pretestuose lo trovo non solo un atto intimidatorio, ma anche e soprattutto politico.
Aggiungo che mi sarebbe piaciuto vedere la stessa solerzia dell’Odg nel riprendere pubblicamente mille schifezze viste sui giornali negli anni (e non parlo solo di Libero, che è cosa facile), ma evidentemente esistono delle priorità . Che negli ultimi mesi sono state Leon che dà  del razzista a Salvini e Repubblica che scrive “cancellate Salvini” (deferito anche Verdelli). Buffo. Insomma, mi trovo a difendermi da chi doveva proteggermi. E a questo punto è probabile che nel futuro torni a scrivere da persona libera quale sono. E quale è mio figlio. Che non è un vessillo, caro Galimberti. È un ragazzo come tanti, che era preparato agli insulti e forse meno ai sensi di colpa.

Selvaggia Lucarelli
(da TPI)

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BERLUSCONI AVVERTE GLI ALLEATI: “VOTEREMO SI’ AL MES PER IL BENE DEL PAESE”

Luglio 8th, 2020 Riccardo Fucile

SALVINI UMORISTICO: “SILVIO NON CONOSCE IL TESSUTO IMPRENDITORIALE ITALIANO”… CERTO, DETTO DA UNO NON HA MAI LAVORATO IN VITA SUA, E’ SICURAMENTE CREDIBILE

Se dovesse arrivare in Parlamento il voto sull’utilizzo del Mes, Forza Italia voterebbe “certamente a favore, ma solo perchè è per il bene dell’Italia”.
Lo ha detto Silvio Berlusconi, spiegando che “sarebbe assurdo privare, solo per fare due esempi, la sanità  della Campania di 2.725 milioni e quella della Puglia di 2.450 milioni”. “Gli schieramenti e le alleanze non c’entrano – ha aggiunto -. Il voto sul Mes non ha alcun significato di politica interna”.
In un’intervista al Corriere della Sera, il leader di Forza Italia si dice “convinto che le contraddizioni prima o poi si riveleranno insanabili e l’inadeguatezza di questo governo di fronte alla drammaticità  dei problemi del Paese indurrà  i parlamentari o le forze politiche più responsabili a staccare la spina”.
Alle parole di Berlusconi sul Mes replica il leader della Lega, Matteo Salvini. “Se Berlusconi aspetta l’intervento dell’Europa l’anno prossimo, secondo me pecca di fiducia perchè i problemi in Italia ci sono adesso. Chi si fida non conosce il tessuto sociale e imprenditoriale italiano che chiede un impegno adesso”
Due sole osservazioni:
1) Il Mes garatisce adesso 36 miliardi all’Italia, non l’anno prossimo
2) Il “tessuto imprenditoriale italiano” (con più difetti che pregi) lo conosce forse meglio Berlusconi di chi non ha mai lavorato in vita sua.

(da agenzie)

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SALVINI DICE CHE LA RAI SPENDE MIGLIAIA DI EURO PER UN FILM SU CAROLA RACKETE, LA PATRIOTA EUROPEA CHE GLI HA FATTO UN MAZZO COSI’

Luglio 8th, 2020 Riccardo Fucile

IN REALTA’ SI TRATTA DI UN DOCUMENTARIO DI LIVELLO INTERNAZIONALE, CONTESO DALLE TV DI MEZZO MONDO,   CHE ALLA RAI E’ COSTATO APPENA 25.000 EURO… NULLA DI FRONTE A CHI HA REGALATO 500 MILIONI AI CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA PER TAGLIEGGIARE ESSERI UMANI

Matteo Salvini si preoccupa di un documentario — di livello internazionale, tra le altre cose — sul salvataggio della Sea Watch di un anno fa, portato a termine da Carola Rackete. Secondo il leader della Lega per il documentario Carola Rackete, la Rai starebbe spendendo «decine di migliaia di euro degli italiani». In realtà , la cifra spesa corrisponde circa a 25mila euro per il film di Jonas Schreijà¤g e Nadia Kailouli, che hanno filmato quella esperienza a bordo della Sea Watch (nel corso della quale sono stati salvati 53 migranti), in prima persona.
Un documento potentissimo, che — tra le altre cose — la Rai è riuscita a ottenere anche a un prezzo molto basso rispetto ad altre produzioni televisive
L’obiezione principale che si può fare a Salvini, tuttavia, resta quella legata ai milioni di euro (degli italiani) che i vari governi (quando i ministri dell’Interno erano Marco Minniti, Matteo Salvini e anche adesso con Luciana Lamorgese) hanno impiegato per il cosiddetto memorandum sulla Libia.
Negli ultimi due anni, infatti, il nostro Paese è arrivato a spendere quasi 500 milioni di euro per un accordo a 360 gradi con il Paese del Nord Africa, da sempre luogo di partenza dei flussi di migranti.
E sappiamo, grazie ai tanti documentari e reportage di giornalisti italiani e stranieri, quanto sia drammatica e disumana la condizione dei campi libici dove sono trattenuti i migranti. Lo ha fatto notare, in risposta a Matteo Salvini, anche il giornalista di Avvenire Nello Scavo, che ha risposto al leader della Lega questa mattina, dopo il tweet sul documentario Carola Rackete: «Abbiamo raccontato e documentato le decine (centinaia) di milioni degli italiani regalati ai libici che imprigionano, torturano, vendono i migranti anche durante il “suo” governo; avete rifinanziato giusto ieri la filiera del contrabbando di uomini (accusa ONU); niente da dire?».
Nello Scavo, tra le altre cose, nei giorni scorsi era stato anche oggetto di minacce da parte di un ex funzionario del governo di Malta ed è stato sempre in prima linea nel racconto dell’orrore dei campi di detenzione in Libia e degli accordi del governo italiano con esponenti e mediatori libici anche di dubbia fama (si pensi al caso di Bija, ad esempio)
Ma per dare un’idea dei costi del memorandum libico (che fanno impallidire i 25mila euro che la Rai avrebbe pagato per il documentario di Carola Rackete) è opportuno ricordare che esistono delle missioni che l’Italia finanzia nel Paese nord africano sia per supporto mezzi, sia per assistenza alla cosiddetta guardia costiera libica, sia per la sicurezza pubblica, sia per il rafforzamento dei confini della stessa Libia.
E poi, ancora, le motovedette acquistate, l’addestramento del personale di bordo, i fondi europei che sono stati impiegati per il memorandum. Sul quale, tra l’altro, i dati sono molto parziali. Insomma, se proprio c’è un problema legato all’immigrazione, non è certo nel documentario su Carola Rackete.
Come al solito si indica la luna, ma ci si ferma a guardare il dito.

(da agenzie)

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SBUGIARDATO SALVINI SUL PLEXIGLAS E LUI DIMOSTRA DI NON AVER NEANCHE LETTO LE DIRETTIVE SULLA SCUOLA

Luglio 8th, 2020 Riccardo Fucile

A CARTABIANCA MESSO DI FRONTE ALLA BALLA CHE RACCONTA SA SOLO DIRE: “PERCHE’, CHI GLIELO HA DETTO?” E LA BERLINGUER LO DISTRUGGE:”MA ALLORA NON HA LETTO LE LINEE GUIDA CHE STA CRITICANDO DA SETTIMANE?”

Ieri a Cartabianca Matteo Salvini ha cercato di veicolare di nuovo la bufala del plexiglas a scuola, ma stavolta Bianca Berlinguer l’ha stoppato e gli ha fatto notare che stava dicendo fregnacce.
Mentre faceva il suo solito numero dell’elenco, il Capitano ha detto: “Stanno litigando sul plexiglas dei nostri figli a scuola, stanno litigando su tutto”.
E Berlinguer: “Quello l’hanno tolto, onorevole Salvini, non c’è più il plexiglas, non è previsto”. Il Capitano ha replicato: “Ma perchè, chi gliel’ha detto?”. E la conduttrice gli ha risposto che nelle direttive per il ritorno a scuola il plexiglas non è previsto.
Infatti nelle linee guida per la scuola che il governo ha presentato venerdì non c’è traccia di plexiglas.
La storia del plexiglas a scuola uscì quando due giornali, il Corriere della Sera e La Stampa, pubblicarono agli inizi di giugno un’idea per il distanziamento presentata dall’azienda BC Studio di Mantova che prevedeva l’uso di barriere di plexiglass tra le postazioni e i banchi di cui poi si parlò anche in una riunione con la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina con i sindacati e con il premier Giuseppe Conte.
La proposta venne abbandonata già  nei giorni successivi e non fece mai parte delle linee guida per il ritorno a scuola. Ciò nonostante, da quando ha deciso di utilizzare la scuola come oggetto di propaganda, Salvini ripete a pappagallo questa storia del plexiglas: l’ultima volta lo aveva fatto durante la visita a Codogno.
È una strategia di comunicazione ben precisa quella del Capitano, che inventa e mette in giro fregnacce sugli avversari politici che non hanno alcun senso se non nell’ottica di fare terrorismo.
Il problema è che c’è persino qualcuno che ci crede. Così quando il 14 settembre le scuole riapriranno senza plexiglas lui potrà  dire che è tutto merito suo.
Ma va segnalato anche il meraviglioso “Chi gliel’ha detto?” di Salvini a Berlinguer quando viene contraddetto: se fa questa domanda significa che nè lui nè il resto del suo partito compreso chi occupa di scuola ha mai letto le linee guida.
Però tutto fa brodo pur di veicolare informazioni false per lucrare consenso politico.

(da NextQuotidiano”)

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GALLERA MOLLATO DAGLI ALLEATI: PASSA LA MOZIONE IN REGIONE LOMBARDIA SULLA PUBBLICAZIONE DEI FONDI DESTINATI ALLA SANITA’ PRIVATA

Luglio 8th, 2020 Riccardo Fucile

NEL VOTO SEGRETO LA GIUNTA FINISCE SOTTO: 14 FRANCHI TIRATORI DI CENTRODESTRA VOTANO CON L’OPPOSIZIONE A SCRUTINIO SEGRETO

Una mozione che prevede la pubblicazione dei fondi destinati alla sanità  privata e i dati relativi al contributo delle cliniche durante l’emergenza COVID-19 è stata approvata ieri a scrutinio segreto con i voti decisivi di esponenti del centrodestra
E il grande sconfitto è Giulio Gallera, con l’ok alla richiesta grazie a 42 voti favorevoli e 27 contrari: l’opposizione, da sola, ieri ha raccolto 28 voti (la renziana Patrizia Baffi non ha votato). La mozione, quindi, è passata grazie a 14 consiglieri di Lega-Forza Italia-Fdi che, a scrutinio segreto, hanno votato con Pd e M5S.
La mozione è stata presentata per chiedere la rendicontazione di quanto fatto dai privati durante la pandemia, citando anche una frase di Gallera che nelle settimane scorse ha causato molte polemiche: «Gli ospedali privati vanno ringraziati perchè hanno aperto le loro terapie intensive e le loro stanze lussuose ai pazienti ordinari».
La difesa dell’assessore, però, è netta: «Quella frase è stata estrapolata deformando volutamente un concetto – dice – . La posizione della giunta è che i dati sono pubblici e che verranno tutti dati con la massima trasparenza, in aula l’ho detto chiaramente. Il voto è un tema che riguarda dinamiche interne ai gruppi consiliari, non mi sento toccato da questa cosa e non c’entra con la giunta».
A difendere quanto accaduto in aula anche Emanuele Monti, presidente leghista della Commissione sanità : «Questa mozione non introduce criteri nuovi, ma tocca la questione della trasparenza alla quale molti consiglieri sono sensibili. In ogni caso la Lega ha votato compattamente “contrario”, seguendo le indicazioni della giunta».
Eppure, i voti in arrivo dalla maggioranza sarebbero stati 14: considerando che al voto hanno partecipato nove forzisti e due di Fratelli d’Italia, è matematico che anche tra i salviniani ci siano state defezioni.
All’attacco l’opposizione: «Nella maggioranza litigano e non danno risposte. Dicano chiaramente che Gallera non ha più la loro fiducia», dice il grillino Massimo De Rosa. «Ancora una volta – sottolineano i Dem Gianni Girelli e Samuele Astuti – abbiamo chiesto trasparenza, Gallera ha ribattuto negando il problema. La maggioranza non ha seguito la sua linea».

(da agenzie)

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CENTRODESTRA INVITATO A PALAZZO CHIGI: MELONI DICE SI’, SALVINI RICAMBIA IDEA E NON CI ANDRA’, CHE PAGLIACCIATA

Luglio 8th, 2020 Riccardo Fucile

E CONTE CITA “ECCE BOMBO”: “MI SI NOTA DI PIU’…”…. PRIMA MELONI E SALVINI VOLEVAMO ESSERE RICEVUTI TUTTI INSIEME PER PAURA CHE FORZA ITALIA SI SMARCASSE, ORA E’ IL LEGHISTA AD ABBANDONARE LA COMPAGLIA DI AVANSPETTACOLO

È arrivato l’invito di Giuseppe Conte al centrodestra per un incontro giovedì pomeriggio a Palazzo Chigi. Ma se Giorgia Meloni dice sì, Matteo Salvini dice no.
E allora il premier ironizza: “C’è un po’ di difficoltà  adesso a concordare con l’opposizione un luogo e un tempo per incontrarci… Mi ricorda, non vorrei sbagliare, quel film di Nanni Moretti ‘Ecce Bombo’: mi si nota di più se lo facciamo a Chigi o a Villa Doria Pamphilij? In streaming o in rappresentazione fotografica?” dice in conferenza stampa dopo aver incontrato Pedro Sanchez.
Meloni: “Ci andrò”.
“Come annunciato, andrò a Palazzo Chigi, a rappresentare in una sede ufficiale Fratelli d’Italia e le sue idee, se questa sarà  la scelta condivisa dalla coalizione di centrodestra” scrive su Facebook la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che condiziona l’accettazione dell’invito alla presentazione da parte di Conte “di un documento con proposte puntuali e non su vaghe esternazioni di stampa”.
Salvini: “Non vado”.
“Prima il signor Conte sblocca i cantieri, il cui blocco sta sequestrando i cittadini in la Liguria, e poi ne parliamo. Domani ho appuntamenti più importanti con lavoratori e operai. Domani non vado” afferma il leader della Lega, Matteo Salvini, a margine dell’incontro su “Imprese culturali” con la responsabile cultura del partito, Lucia Borgonzoni.

(da agenzie)

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L’EX DIRETTORE DELLA PADANIA CHE AVEVA CHIESTO IL LICENZIAMENTO DEL “GIORNALISTA” SALVINI: “FALSIFICAVA I FOGLI DI PRESENZA”

Luglio 8th, 2020 Riccardo Fucile

GIGI MONCALVO DAL 2002 AL 2004 E’ STATO DIRETTORE DEL GIORNALE DELLA LEGA E NON HA UN BUON RICORDO DI SALVINI

Salvini ha esordito nel 1997 come cronista per il quotidiano La Padania, poi dal 1999 ha lavorato per l’emittente radiofonica leghista Radio Padania Libera, di cui poi è diventato direttore.
Nel luglio 2003 il leader della Lega ha ottenuto l’iscrizione all’albo dei giornalisti professionisti ma   anche da giornalista Salvini non era così presente sul posto di lavoro. A sollevare la questione, qualche tempo fa, un’intervista rilasciata da Gigi Moncalvo a Il Fatto Quotidiano, risalente al 29 aprile 2019.
In essa l’ex direttore de La Padania (dal 2002 al 2004) ha raccontato di come avrebbe voluto licenziare il Salvini giornalista.
Nel corso dell’intervista Gigi Moncalvo ha raccontato: «Quando diressi il giornale della Lega chiesi il licenziamento di Matteo Salvini!». Il motivo? «Perchè falsificava i fogli presenza. Vale a dire che non si presentava al lavoro, ma firmava ugualmente la presenza!», ha dichiarato l’ex direttore.
“Matteo Salvini è stato per due anni redattore della Padania, il giornale che dirigevo. Chiesi il suo licenziamento inviando due lettere di contestazioni dettagliate purtroppo per una serie di eventi non ottenni quanto richiesto”.
E aggiunge Moncalvo : “La ragione era che aveva taroccato un foglio presenze soprattutto nel periodo natalizio in cui se i giornalisti risultano presenti prendono una grossa indennità  in % dello stipendio” — sottolinea — “la seconda lettera era per una questione analoga”.
Insomma Moncalvo non ha un bel ricordo di Matteo Salvini, che a lungo ha lavorato come redattore a La Padania.

(da agenzie)

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SILENZIO SUI TITOLI DI LIBERO, MA GUAI A TOCCARE SALVINI: QUESTO SAREBBE L’ORDINE DEI GIORNALISTI

Luglio 8th, 2020 Riccardo Fucile

IL DEFERIMENTO DI SELVAGGIA LUCARELLI E’ VERGOGNOSO, A CHIEDERE   LE GENERALITA’ AL FIGLIO E’ STATA LA POLIZIA… E CHI ESPONE I FIGLI SUI SOCIAL E’ SALVINI CHE HA LA TESSERA DI GIORNALISTA MA NESSUNO HA MAI PENSATO DI RADIARLO

Che io ricordi, da che esiste, l’ordine dei giornalisti serve a tutelare i suoi iscritti. E però, caso quanto mai singolare, succede che mentre scriviamo — la sera del 7 luglio — l’Odg della Lombardia decida di deferire un suo iscritto per aver fatto il suo mestiere: fare una domanda e dare una notizia.
Avete capito bene. Se non che poi vai a leggere la formula utilizzata dall’Odg per quel deferimento e la ritrovi utilizzata (ben prima che venisse resa pubblica), una stampa e una figura, dal leader della Lega Matteo Salvini. Violazione della Carta di Treviso.
Ma è solo una formula, appunto, per mascherare quello che è a tutti gli effetti un grave atto perpetrato dall’Ordine dei giornalisti (!) nei confronti di un proprio giornalista.
Fatto ancor più grave poichè crea un pericoloso precedente che rischia di compromettere la libertà  e l’indipendenza dell’Odg.
Il deferito — senza nemmeno essere avvisato dall’Odg di questa decisione formale — è una giornalista di TPI, Selvaggia Lucarelli. E allora inizi a capire. Anche perchè indovinate chi si è fatto immediatamente portavoce di quella nota stampa inviata dall’Odg alle agenzie per darla in pasto alla gogna? Naturalmente la pagina della Lega Salvini Premier.
I fatti: domenica 5 luglio la Lucarelli scende sotto casa per fare colazione, si accorge che c’è un comizio politico, capisce che è della Lega, scorge per caso Salvini e come ogni giornalista avrebbe fatto prende telefonino e mascherina e gli si catapulta lì davanti. Assiste, fa una domanda: perchè il leader leghista non ha la mascherina? Fine della storia. Questo è quanto. Se non che qualche minuto più tardi suo figlio, Leon, si avvicina ed esprime la sua opinione critica nei confronti di Salvini, circostanza già  raccontata dalla Lucarelli stessa su questo giornale. Leon compie una scelta autonomamente, senza che venga istigato, come tutti i presenti hanno successivamente potuto constatare. Per aver espresso questa sua opinione viene anche identificato dagli uomini della scorta di Salvini.
Da quel battibecco nasce un caso. L’accusa, falsa, è che la Lucarelli avrebbe istigato il figlio usandolo come un “vessillo” per aizzare Salvini, inviando poi alla stampa i video scaturiti da quell’incontro, circostanza non realistica poichè quei filmati sono trapelati per primi da altre fonti giornalistiche e — per scelta — non dal nostro giornale, pur avendolo potuto fare come è facilmente intuibile.
Fra l’altro se c’è qualcuno che ha commesso l’errore di mostrare pubblicamente il volto di un minorenne è proprio la pagina della Lega che ha diffuso per primo la foto di Leon.   Ma in ogni caso entrambi i fatti — alla base dei quali l’Odg è arrivato al deferimento della Lucarelli — non solo sono falsi ma anche viziati da una cultura paternalista, maschilista, sessista.
Paternalista perchè in questa Italia è impensabile, agli occhi di chi accusa Leon di essere un vessillo della madre, che un ragazzo di quindici anni abbia sviluppato un pensiero proprio, anche fortemente schierato, e che quindi possa avere una propria opinione in merito alla attualità  politica.
Maschilista e sessista perchè chi ha mosso queste accuse, da uomo, non ha capito nulla. Non ha capito invece il coraggio di una donna e suo figlio una domenica mattina di fronte a un comizio politico di un uomo potente con la scorta. Affrontato, separatamente e individualmente, con rispetto e dignità .
Conosco tanti giornalisti, padri e madri, che avrebbero fatto finta di niente, che si sarebbero voltati dall’altra parte, che avrebbero fatto la passerella del saluto istituzionale e che avrebbero impedito al proprio figlio di avvicinarsi e di mettersi in mostra, in larga parte perchè intimoriti di poter essere messi in ombra e perchè impauriti dall’idea di finire nel bersaglio della Bestia leghista.
E c’è solo da esultare se un ragazzo, quindicenne o ventenne che sia, abbia il coraggio di scendere in piazza e di confrontarsi in pubblico alla pari con chi da anni professa che chi non la pensa come lui sia solo un salottiero della sinistra. Il tutto per di più da chi, come Salvini, negli anni ha utilizzato i propri figli come scudo per le sue trovate politico-mediatiche, non ultima la vicenda della moto d’acqua sulla spiaggia di Milano Marittima, anche in quel caso intimidendo chi aveva fatto solo il suo mestiere di giornalista.
Per paradosso tutta questa vicenda mostra anche il valore dell’Odg oggi, inadatto a prendere posizione quando serve, incapace di pronunciare parola, e di muovere critiche altrettanti pesanti come nel caso del deferimento alla Lucarelli, quando Feltri scrive ciò che scrive e quando Il Giornale o Libero fanno titoli e paginate da vergogna per il nostro mestiere; e capace di mettere bocca (e di farsi mettere i piedi in testa) quando non serve.
Un breve aneddoto su questo Odg voglio aggiungerlo: quando uscii dalla scuola di giornalismo della Columbia domandai all’Odg se quel titolo di studio fosse comparabile a una scuola di giornalismo italiana. La risposta fu che no, la scuola fondata da Pulitzer e all’interno delle cui aule ogni anno ad aprile si assegnano i premi giornalistici più importanti al mondo, non poteva essere equiparata a una qualsiasi scuola di giornalismo italiana nata al più tardi trent’anni fa. Capite? Ecco, questo è il grado di innovazione che viene perseguito oggi dall’Odg in Italia.
Da allora, pur avendo fondato un giornale che oggi è una realtà  affermata e sostenibile, “devo accontentarmi” al massimo di essere pubblicista, come lo è Milena Gabanelli, per dire, o il mio amico e vicedirettore di TPI Stefano Mentana.
Se così stanno le cose, se questo Odg decide di deferire una giornalista di TPI proprio come deferì Carlo Verdelli per un titolo su Salvini, non è certo l’organismo che può tutelare adeguatamente i suoi giornalisti. Anche i “poveri” pubblicisti come noi.

(da TPI)

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LA RISPOSTA DI SELVAGGIA LUCARELLI AL DEFERIMENTO DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI

Luglio 8th, 2020 Riccardo Fucile

“SE GLI AGENTI CHIEDONO LE GENERALITA’ A MIO FIGLIO E I MEDIA E LA LEGA PUBBLICANO IL VIDEO LA RESPONSABILITA’ SAREBBE MIA?”

Selvaggia Lucarelli deferita dal Consiglio disciplinare dell’ordine dei giornalisti della Lombardia è una vicenda che fa già  discutere, con la diretta interessata che ha confermato sui suoi profili social l’ufficialità  della notizia sottolineandone — in maniera ironica — la genialità .
Nel suo tweet di recap della vicenda la Lucarelli ripercorre quanto accaduto confermando il deferimento e ironizzando sul fatto che siano stati i siti della Lega a sfruttare per primi l’immagine del figlio nel modo che viene a lei contestato.
Nel suo tweet sulla questione deferimento Selvaggia Lucarelli, la giornalista ripercorre cronologicamente quanto accaduto: le parole del figlio, l’intervento della polizia che lo costringe a fornire le generalità  davanti a telecamere e un centinaio di persone, la Lega che pubblica i video, l’intervento della giornalista per chiarire quanto accaduto e il conseguente deferimento.
L’insensatezza del provvedimento
Selvaggia Lucarelli è intervenuta rispetto al video Leon Pappalardo Salvini solo in un secondo momento, una volta che il 15enne è stato fermato dalla Polizia per essere identificato. Come avevamo già  sottolineato, inoltre, Matteo Salvini risulta essere ancora iscritto all’Ordine dei giornalisti, il che significa che la nota esposizione mediatica dei figli — quello che viene contestato alla Lucarelli — è prassi abituale per il leader della Lega. Un due pesi e due misure da parte del Consiglio disciplinare dell’Odg lombardo che la Lucarelli non poteva certo mancare di sottolineare.
La decisione sembra incomprensibile visto che il video della lite tra Salvini e il 15enne non era stato pubblicato da Lucarelli ma da Local Team e la giornalista era soltanto ritratta mentre con la mascherina, così come il figlio, ribatteva ai poliziotti che volevano identificare il minore
“Vorrei che l’Odg fosse stato così solerte anche quando Sallusti sul Giornale mi definiva ‘esperta di zoccolaggine’ ”, dice Selvaggia. “Due minuti dopo il litigio con Salvini, il volto di mio figlio era già  in pasto a tutti i media nazionali, senza alcuna tutela nonostante sia minorenne. Avrei potuto far partire decine di querele, ma ho scelto di non farlo, perchè è Leon che ha voluto essere lì. Se in quel momento gli agenti stavano chiedendo i dati sensibili a un 15enne, non vedo come possa essere mia responsabilità ”.
Intanto non si ha notizia alcuna di azioni di nessun tipo riguardo il Giornale e Giannino Della Frattina che hanno definito il ragazzo “piccolo molestatore”. Così come degli insulti rivolti al 15enne e alla madre sulle pagine della Lega.

(da agenzie)

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