Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
ALBERTO BRAMBILLA E’ UNO DEI MASSIMI ESPERTI ITALIANI DI PREVIDENZA: “QUOTA 100 NON E’ SOSTENIBILE”
“Se l’Europa darà un’occhiata su come l’Italia spenderà i 209 miliardi del Recovery Fund non sarei scontento. Anzi, mi sentirei più tranquillo. Negli ultimi 20 anni le politiche populiste di spesa pubblica, a destra come a sinistra, non hanno funzionato. Purtroppo, abbiamo dimostrato di non saper spendere bene i soldi. Le faccio solo un esempio: dal 2008 a oggi la spesa assistenziale è aumentata di parecchio ma contemporaneamente è cresciuto anche il numero di persone in povertà assoluta”.
Alberto Brambilla, presidente del centro ricerche Itinerari Previdenziali, uno dei massimi esperti italiani in tema di previdenza che in passato è stato sottosegretario al Lavoro con i governi Berlusconi e consigliere economico leghista, non è molto scandalizzato per il meccanismo di controllo che è stato messo in piedi dal Consiglio Ue per l’elargizione dei fondi agli stati in difficoltà per il Covid.
Fondi che vedono l’Italia come destinataria della fetta più corposa, sia per quanto riguarda la parte dei sussidi che dei prestiti.
Presidente, andiamo a fondo nell’esempio che ha appena fatto. In che senso l’Italia spende tanti soldi per il welfare ma spesso senza grandi risultati?
Dalle nostre elaborazioni le cifre parlano chiaro. Abbiamo calcolato quanto lo Stato trasferisce ogni anno agli enti previdenziali per l’assistenza. Nel 2008 erano 73 miliardi, che poi sono cresciuti fino ai 114 del 2019. In sostanza 41 miliardi in più per le politiche assistenziali. Stiamo parlando di misure come il reddito di cittadinanza, gli assegni familiari e via dicendo. Ebbene, di fronte a questi numeri sarebbe lecito aspettarsi una diminuzione della povertà nel nostro paese. Invece l’Istat fotografa una realtà molto diversa. Nel 2008 era in povertà assoluta il 4% delle famiglie, più di due milioni di persone. Dieci anni dopo la situazione è peggiorata di molto: la percentuale è arrivata al 7% e in valore assoluto abbiamo superato i 5 milioni.
Quindi non è vero, come spesso sostengono i politici di maggioranza e opposizione, che in Italia non si spende per lo stato sociale?
Qui bisogna fare una operazione di verità . Spendiamo ogni anno il 57% delle entrate totali per la spesa sociale, quindi si tratta di cifre importanti. Sicuramente sono soldi che non sempre vengono spesi bene ma è anche vero che la politica gioca molto spesso in maniera scorretta e propagandistica nei confronti dei cittadini. C’è sempre una gara fra i partiti a chi vuole spender di più e che ingenera negli elettori la convinzione che lo Stato non li tuteli e li assista abbastanza
Così si gioca col fuoco però. Si contribuisce a creare una cultura del lamento, non crede?
Gli italiani pensano che gli sia tutto dovuto, che i soldi ci siano e che possiamo continuare a sperperare. Una convinzione bestiale per un paese che ha quasi 2500 miliardi di debito pubblico, un macigno che ipoteca le prossime generazioni. Così come è insensato per la maggioranza degli italiani lamentarsi delle tasse. Dai dati viene fuori che una percentuale bassa degli italiani si fa carico del peso fiscale: il 37% della popolazione paga circa il 93% delle imposte dirette. Queste cose andrebbero spiegate bene a tutti, servirebbe un piano di informazione economica, ma in Italia non si studia neanche l’educazione civica.
Quindi è meglio affidarci a un soggetto esterno, nel caso del Recovery fund le istituzioni europee, per dare una sterzata?
Come detto, mi sento più garantito se la Ue ci butti un occhio. E poi penso sia una cosa normale. Chiunque dia o presti soldi a un altro vuole sapere che fine fanno quei quattrini. E poi va riconosciuto che stavolta l’Europa ha dato un segnale forte, farà arrivare in Italia un bel po’ di miliardi. Ora tocca a noi fare la nostra parte, saperli spendere, e qui sono dolori appunto.
Quindi lei è d’accordo con le preoccupazioni dei paesi frugali, Olanda in primis, preoccupati per il lassismo italiano?
I frugali non hanno tutti i torti in effetti. Pensi a un’altra situazione paradossale: lo Stato non sa neanche bene dove vanno a finire tutti i soldi dati per l’assistenza. Non c’è una banca dati unica, un sistema informativo efficiente. Così non funziona, difficile fare verifiche.
L’Olanda poi si lamenta pure del fatto che noi spendiamo troppo per le pensioni rispetto alla media europea. Giusto?
Non sono d’accordo su questo, non è così, non spendiamo più degli altri paesi. Qui l’equivoco dipende dai dati che produce l’Istat. L’istituto mette assieme tante voci e non solo la spesa per pensione che fa lievitare la percentuale totale al 16,5% del Pil. Se depuriamo il dato, arriviamo invece all′11,7% e quindi siamo in media con l’Europa, per una volta. In generale il nostro sistema pensionistico tutto sommato regge, gli assegni sono adeguati alle aspettative di vita.
Regge anche con Quota 100?
No, Quota 100 scombussola questo equilibrio. Il governo infatti dovrebbe pensare a come uscire nel 2022 da questa misura che, ricordiamolo, dura solo 3 anni in via sperimentale fino a fine anno prossimo. Una misura che è costata l’anno scorso 6 miliardi e noi prevediamo che possa impattare per 8 miliardi sulle casse pubbliche sia quest’anno che il prossimo perchè col Covid viene vista come una specie di ammortizzatore sociale e presumibilmente parecchie persone accederanno.
E come si esce da Quota 100 evitando un nuovo scalone tipo quello della riforma Fornero?
Da un lato bisogna aumentare gradualmente la quota. Ci vogliono almeno 64 anni di età e 37 o 38 di contributi per poter accedere alla pensione. E poi bisogna potenziare i meccanismi flessibili come quelli dei cosiddetti “fondi esubero” mediante i quali ad alcune tipologie di lavoratori è data la possibilità di mettersi a riposo prima, tramite accordo con i sindacati e le aziende senza oneri ulteriori a carico dello Stato. Superare Quota 100 è poi auspicabile anche sul lato politico, per iniziare a contrastare il diffuso scetticismo europeo nei nostri confronti. Sarebbe la migliore risposta da dare a paesi frugali.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
TRE SENATORI IN FUGA, MA AL SUD E’ UN FUGGI FUGGI VERSO RENZI E MELONI
Se ne va anche Paolo Romani che, ai tempi del berlusconismo trionfante, occupava una delle
caselle più sensibili, il ministero dello Sviluppo. Che era un po’ il ministero del “conflitto di interesse”, dove si tutelava Mediaset stando al governo del paese.
Era da tempo che covava rancore, da quando Berlusconi lo aveva scaricato nel corso dell’elezione alla presidenza del Senato.
Quando uscì la storia della sua condanna a peculato, davanti all’indignazione dei grillini, anche un garantista come Silvio fu costretto a cambiare cavallo.
Se ne va al misto anche Gaetano Quagliariello, capogruppo al Senato del Pdl quando il Pdl aveva più senatori della Dc di De Gasperi, una falange che votò di tutto, anche la “nipote di Mubarak”. Assieme a loro anche Massimo Berruti, vicino a Giovanni Toti.
Insomma, meno tre. Almeno per ora. Perchè, potete scommetterci, la scena clou di questo film, andrà in scena il 22 settembre, giorno dopo le regionali.
È lì che si vedrà non quanti se ne vanno, ma in quanti restano. Ecco: la frana. È quel che sta succedendo da quelle parti.
Notizia fino a un certo punto, si dirà . Da tempo il vecchio Silvio pare Kagemusha, l’ombra del guerriero tra la clausura di Nizza e un’unica foto che lo immortala alla Certosa, primo scatto dopo mesi che riporta in scena un corpo e non uno spirito. Notizione se accade mentre è in corso, nel paese delle grandi rimozioni, la sua riabilitazione in grande stile. La sinistra lo coccola, i giornali lo blandiscono, gli editorialisti ne parlano come di un padre della Patria: responsabile, liberale, democratico, nemico dei populisti, ragionevole, affidabile.
Esattamente l’opposto di quel che, con tante buone ragioni, è stato detto negli ultimi vent’anni: irresponsabile, portatore di un gigantesco conflitto di interessi, violentatore del Parlamento con leggi che gli garantivano gli affari suoi, populista, inaffidabile, moderato o estremista a seconda delle convenienza del momento.
Adesso apprezzano tutti, casomai servisse il soccorso al governo. Apprezza anche il Quirinale, mentre Gianni Letta dà garanzie sul proporzionale aspettandosi che tanta cortesia sia ricompensata, come fece il governo Gentiloni, dalla tutela di Mediaset, ora che si deve varare la più grande operazione di sistema degli ultimi anni nel settore delle comunicazioni: una società di controllo pubblico per internet in banda larga, con i soldi di Cdp e le infrastrutture di Open Fiber e Telecom.
Evviva, tutti contenti, a partire dal riabilitato che già si vede al centro del gioco quando ci sarà da eleggere il prossimo capo dello Stato. Peccato che rischi di votarselo con pochi intimi, perchè il meccanismo di rompete le righe si è innescato ed è destinato a diventare più eclatante quando i numeri alle regionali certificheranno la quasi estinzione
E allora, ci siamo, si salvi chi può: una parte di qua provando a salvarsi con Salvini e la Meloni, come i nostri tre eroi di oggi, un’altra di là .
E poichè per entrare in maggioranza pensando alla cadrega non è necessario aspettare Berlusconi, qualcuno si è messo avanti come Vincenzo Carbone, parlamentare campano che si è iscritto al gruppo di Renzi, facendo sapere che altri arriveranno.
Di qua e di là . È quel che sta accadendo nelle regioni dove si vota. Guardate la Campania, terra di antichi fasti quando il partito era in mano a Nick ‘o merikano e Gigino a Purpetta (ovvero Nicola Cosentino e Luigi Cesaro).
Adesso le liste di Italia Viva sembrano le liste di Forza Italia. Gli ultimi arrivati: Pietro Smarrazzo, fino a cinque giorni fa responsabile regionale dei giovani di Forza Italia, Francesco Guarino, ex consigliere comunale, Gabriele Mundo, altro ex consigliere regionale, Francesco Iovino, vicesindaco della città metropolitana. Praticamente “Forza Italia Viva”.
Alla Lega sono passati invece Severino Nappi, che alle scorse politiche era candidato con Forza Italia e Gianpiero Zinzi, ex consigliere regionale. Approdata direttamente con De Luca, senza passare per Renzi Flora Beneduce, vedova dello storico ras democristiano, Armando De Rosa, assessore alla Sanità e ai Lavori pubblici ai tempi del terremoto dell’80, arrestato un paio di volte.
Insomma, per farla breve, il partito di Berlusconi in Campania per la prima volta è in difficoltà a fare le liste.
In Sicilia non si vota, ma nelle ultime settimane nel catanese oltre trecento tra sindaci e amministratori hanno lasciato Forza Italia per approdare nel partito della Meloni dove ormai c’è il grosso del Pdl dei tempi d’oro.
Con loro anche la deputata regionale Rossana Cannata, circa settemila preferenza. La verità è che il flusso più consistente è proprio verso la Meloni che, per evitare ingressi indiscriminati, ha dovuto mettere qualche filtro: no a personaggi discussi, parlamentari senza un voto alla ricerca di un altro giro, insomma “non si prede la qualunque”, ma amministratori seri e con consenso. Solo per stare agli ultimi dieci giorni sono arrivati in Emilia un paio di consiglieri a Rimini e Forlì molto votati, l’ex presidente della provincia di Vercelli, con qualche consigliere e un po’ di assessori sparsi qua e la. In Liguria la campagna elettorale di Fratelli d’Italia sarà coordinata da Michele Scandroglio, già coordinatore regionale del Pdl. E così via.
È un classico, le riabilitazioni sono sempre postume (politicamente parlando, s’intende).
(da “Huffingotnpost”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IL RICHIAMO AL FARMACO CONTRO I DISTURBI GASTRICI: CHI DI MALOOX FERISCE, DI MALOOX PERISCE
È stato il nome del farmaco anti-disturbi gastrici più utilizzato dai leghisti in risposta a chi li criticava. Oggi che, come specchio riflesso, viene propinato a loro sul tema dell’accordo per il Recovery Fund, i sostenitori del Carroccio non l’hanno presa benissimo.
Il tutto è partito da una vignetta di Makkox pubblicata sull’edizione odierna de Il Foglio. Quel disegno è stato mostrato dalla conduttrice di Omnibus (su La7) al senatore Alberto Bagnai in collegamento. E non l’ha presa benissimo questa legge del contrappasso.
Insomma, la satira è apprezzata solo quando la si usa e non si subisce. Il senatore leghista, infatti, non ha apprezzato il gesto della conduttrice di Omnibus che, anche per stemperare i toni accesi del dibattito sul Recovery Fund, ha deciso di mostrarla e lui e alla telecamera.
«Bene, sono contento che lei si diverta», ha risposto causticamente Alberto Bagnai alle risate della conduttrice che hanno accompagnato la presentazione di quella vignetta. Insomma, il leghista non l’ha presa benissimo e non ha neanche apprezzato il disegno realizzato da Makkox.
Ma si sa: chi di Maalox ferisce, di Maalox perisce. Non si può essere contenti solo quando viene prescritto agli altri.
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
UNA CASERMA DI PIACENZA TRAMUTATA IN SEDE DI UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE… ORA SI FACCIA PIAZZA PULITA, LA STORIA EROICA DELL’ARMA NON PUO’ PIU’ ESSERE INFANGATA DA CRIMINALI IN DIVISA
Una caserma dei Carabinieri posta sotto sequestro e dieci militari sotto custodia, di cui cinque in
carcere e uno agli arresti domiciliari, per reati definiti “impressionanti”.
I provvedimenti di custodia cautelare nell’operazione sono in totale 22 di cui dieci carabinieri: oltre ai sei arrestati, tre hanno l’obbligo di presentazione alla Polizia (più un agente della Guardia di finanza) e uno l’obbligo di dimora.
È un’inchiesta senza precedenti quella condotta negli ultimi sei mesi dalla Procura della Repubblica di Piacenza e che ha travolto la caserma “Levante” di via Caccialupo. È la prima volta in Italia che una caserma viene messa sotto sequestro. Solo un militare di quella caserma è rimasto pulito.
Per i militari coinvolti il Comando generale dell’Arma ha disposto “l’immediata sospensione dall’impiego”. Il comando generale, sottolinea una nota dell’Arma, ha contestualmente disposto la “valutazione amministrativa dei fatti per adottare, con urgenza, rigorosi provvedimenti disciplinari a loro carico”.
“Un carabiniere favoriva e proteggeva i pusher”
I reati contestati vanno dal traffico di droga all’estorsione e agli arresti illegali fino alla tortura: l’indagine avrebbe scoperchiato anni di illegalità . Sotto la lente sono infatti finiti presunti reati commessi a partire dal 2017. Tutto è nato da un’indagine sul traffico e lo spaccio di stupefacenti, che vedrebbe fra i suoi esponenti di spicco un graduato dei carabinieri, in servizio presso la stazione Piacenza Levante, che sfruttando la sua divisa avrebbe gestito un’attività di spaccio attraverso pusher di sua fiducia.
Il carabiniere, inoltre, li avrebbe agevolati nella compravendita di grandi quantità di droga garantendo protezione in cambio di un tornaconto economico. Nelle trecento pagine di ordinanza sono descritti anche “arresti completamente falsati e perquisizioni arbitrarie”. “Non vi era non solo l’obiettivo di procacciarsi la sostanza stupefacente ma anche di sembrare più bravi degli altri” dimostrando un alto numero di persone arrestate. “Peccato – ha precisato il pm – che questi arresti si basavano su circostanze inventate e falsamente riferite al pubblico ministero di turno”
L’intercettazione: “Schiaffoni come in Gomorra”
“Fatti gravi che non intaccano la fiducia nell’Arma”, ha detto, riporta il sito della ‘Libertà ‘ il procuratore capo Grazia Pradella, che in conferenza stampa ha ribadito il concetto: “Siamo di fronte a reati impressionanti se si pensa che sono stati commessi da militari dell’Arma dei carabinieri. Si tratta di aspetti molto gravi e incomprensibili agli stessi inquirenti che hanno indagato. Una serie tale di atteggiamenti criminali che ci ha convinto a procedere anche al sequestro della caserma dei carabinieri per futuri accertamenti”.
”Tutti gli illeciti più gravi sono stati commessi nel lockdown, con il più totale disprezzo dei decreti emanati dalla presidenza del consiglio. Solo un militare della caserma non è coinvolto. Faccio fatica a definire questi soggetti ‘carabinieri’ perchè i comportamenti sono criminali. Non c’è nulla di lecito nei comportamenti. Non c’è stato nulla in quella caserma di lecito”, ha aggiunto Pradella, che ha citato un’intercettazione: “Il malavitoso dice: hai presente le scene di Gomorra, guarda che è stato uguale, tu devi vedere gli schiaffoni che gli ha dato”.
Vittime di brutali pestaggi erano, secondo gli inquirenti, soprattutto gli spacciatori che non volevano collaborare ed entrare nella rete clandestina di gestione della droga nel quartiere che, secondo le accuse, i militari avevano creato.
Il carabiniere intercettato: “A noi non arriveranno mai”
“Minchia adesso ti devo racconta quello che ho combinato…ho fatto un’associazione a delinquere ragazzi! Che se va bene…ti butto dentro, nel senso a livello di guadagno”. In ”poche parole abbiamo fatto una piramide: sopra ci siamo irraggiungibili, ok? A noi non ci deve cagare nessuno”: lo dice in un’intercettazione un carabiniere coinvolto nell’indagine della procura di Piacenza che ha portato all’arresto di alcuni carabinieri e al sequestro della caserma di Levante.
“Però Davide i contatti ce li ha tutti lui, quelli grossi! – prosegue il carabiniere nell’intercettazione – Lui siccome è stato nella merda, e a Piacenza comunque conosce tutti gli spacciatori, abbiamo trovato un’altra persona che sta sotto di noi. Questa persona qua va tutti da questi gli spacciatori”.
”Guarda, da oggi in poi, se vuoi vendere la roba… vendi questa qua, altrimenti non lavori!”, si legge ancora in un’intercettazione, e” la roba gliela diamo noi! Poi lui… loro a su… a loro volta avranno i loro spacciatori… quindi è una catena che a noi arriveranno mai”.
Le misure cautelar
Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse nei confronti di 12 soggetti, di cui 5 appartenenti all’Arma dei carabinieri mentre ai domiciliari sono finiti 5 persone, di cui 1 appartenente all’Arma, il comandante della stazione Levante. L’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, invece, è scattato per 3 militari appartenenti all’Arma e per 1 appartenente al Corpo e l’obbligo di dimora nella provincia di Piacenza per un Ufficiale dell’Arma (il comandante della compagnia di Piacenza).
Il comandante dei carabinieri: “Un colpo al cuore”
Tra le ipotesi d’accusa – secondo quanto riportato dal giornale piacentino Libertà – ci sarebbero anche certificazioni fornite da un carabiniere in modo da consentire a spacciatori piacentini di raggiungere Milano per rifornirsi di droga durante il lockdown. “Per noi è un colpo al cuore — ha dichiarato il comandante provinciale dei carabinieri Massimo Savo, come riporta la testata piacentina -. Da parte nostra c’è totale disponibilità a collaborare per fare piena luce sui fatti”.
Il ministro Guerini: “Episodi inqualificabili”
Commentando quanto emerge dall’inchiesta, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini parla di “accuse gravissime rispetto a degli episodi inauditi e inqualificabili. Fatti inaccettabili, che rischiano di infangare l’immagine dell’Arma, che invece è composta da 110.000 uomini e donne che ogni giorno lavorano con altissimo senso delle Istituzioni al fianco dei cittadini. Sono loro il volto della legalità , a ciascuno di loro oggi esprimo la più profonda riconoscenza e vicinanza”.
“Il Comandante Nistri – puntualizza Guerini – mi ha confermato di aver immediatamente assunto tutti i provvedimenti possibili e consentiti dalla normativa vigente nei confronti del personale coinvolto”.
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IN EFFETTI LA LEGA HA SPUNTATO CONDIZIONI MIGLIORI: 49 MILIONI IN 76 ANNI
Durante la conferenza stampa organizzata insieme al responsabile economico della Lega Alberto Bagnai, Matteo Salvini è stato chiarissimo nello spiegare cosa c’è che non va nell’accordo per il Recovery Fund: “I soldi arriveranno fra un anno se l’Italia farà le riforme nel campo delle pensioni, del lavoro, della giustizia e dell’istruzione decise dall’Europa. Si tratta di un prestito che va restituito con i versamenti annui: dovranno essere restituiti fino al 2056”.
Diiciamolo francamente che il Capitano ha ragione: si potevano spuntare condizioni migliori.
Come quelle che ha spuntato la Lega, condannata a restituire i 49 milioni di euro di contributi pubblici in quanto provento di una truffa ai danni del Parlamento. Nel febbraio 2019 il Fatto pubblicava un articolo che riepilogava termini e condizioni di quell’accordo:
Il punto di partenza erano i 48,8 milioni che i pm intendevano sequestrare al partito in quanto presunto provento di una truffa ai danni del Parlamento. Ogni bimestre, si disse, verranno prelevati 100 mila euro da uno specifico conto fino all’estinzione del debito. In concreto fanno 600 mila euro ogni dodici mesi per 76 anni. La Lega dovrebbe estinguere il debito entro il 2094 (ammesso che sopravviva tanto a lungo).”
Insomma, mentre all’Italia, secondo quello che dice Salvini, per restituire i soldi del Recovery Fund ci vorranno 36 anni, la Lega impiegherà ben 76 anni a restituire i 49 milioni che secondo il tribunale deve restituire.
Non c’è che dire, nell’occasione la Lega ha trattato meglio di Conte. Forse è meglio mandarci loro la prossima volta a Bruxelles.
(da “NextQuotidiano“)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
LA SOVRANISTA ALLE VONGOLE HA DELLE IDEE, MA SE NON VI PIACCIONO NE HA DELLE ALTRE
Giorgia Meloni ha delle idee, ma se non vi piacciono ne ha delle altre. 
Dopo aver rimarcato ieri per un’altra volta la sua distanza da Matteo Salvini con il riconoscimento dell’onore delle armi a Giuseppe Conte sul Recovery Fund, oggi rilascia un’intervista al Messaggero per dire come spenderebbe i soldi e l’inizio della risposta è tutto un programma
Come spenderebbe i soldi?
«La stagione delle marchette, dei bonus e dei provvedimenti assistenziali modello reddito di cittadinanza va archiviata definitivamente. Perseverare su quella strada vorrebbe dire dare ragione ai Rutte di turno. Serve un forte rilancio degli investimenti pubblici virtuosi, per costruire infrastrutture materiali (autostrade, alta velocità ferroviaria) e digitali (banda larga su tutto il territorio azionale), diminuire il divario tra Nord e Sud, mettere in sicurezza il nostro territorio fragile dal rischio sismico e idrogeologico, riformare una volta per tutte la pubblica amministrazione per snellire la burocrazia e far arrivare i soldi a chi ne ha bisogno. E poi la scuola, per fermare il nuovo esodo dei nostri giovani verso l’estero. Usare le risorse europee per questi scopi deve consentire una volta per tutte di liberare altre risorse per quello shock fiscale che imprese e famiglie aspettano da tempo».
Ora, posto che Meloni ha ragionissima quando dice che i soldi devono essere spesi per gli investimenti pubblici (e infatti il governo a cui lei ha partecipato li ha affossati), forse lei stessa non ricorda quello che ha proposto di dare mille euro a tutti quelli che ne facevano richiesta durante il lockdown (e i controlli, secondo lei, sarebbero dovuti scattare dopo)
“Le famiglie che hanno perso la propria fonte di reddito non possono aspettare i tempi della burocrazia per ricevere un aiuto dallo Stato. Bisogna dare subito 1000 euro con un semplice click a chiunque ne faccia richiesta (meglio online) direttamente alla propria banca. Si stabilisce in modo semplice chi ne ha diritto come sostegno, chi come prestito, chi non ne ha diritto, ma le verifiche si fanno dopo, finita l’emergenza. Intanto zero burocrazia e zero perdite di tempo. 1000 euro a chi dichiara di averne bisogno. SUBITO!”
Molto interessante il modo di pensare la politica economica da parte di Giorgia: mentre il governo approntava strumenti come la Cassa Integrazione Guadagni e i 600 euro per le Partite IVA, lei avrebbe voluto non solo regalare mille euro a chiunque ne faccia richiesta (ma non bisognerebbe prima vedere se ne hanno diritto?) e non diceva come e chi ne avrebbe diritto e se si trattava di un regalo o di un prestito, e secondo lei bisognava che il cittadino li avesse da una banca, che quindi dovrebbe essere costretta a sussidiare qualcuno senza che nessuno prima controlli se è giusto o meno.
D’altro canto che la Meloni sia una esponente di primo piano del sovranismo alle vongole, quello che regala senza verificare e poi magari strilla “Al ladro!” quando qualcuno ne approfitta, è indubbio.
Ma allora non si capisce cosa abbia da ridire sul reddito di cittadinanza.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
TUTTI I COMPAGNI SOVRANISTI DI MERENDE CHE SOFFRONO PERCHE’ L’EUROPA HA SALVATO L’ITALIA
Il Fatto Quotidiano oggi elenca in un articolo tutti i rosiconi del Recovery Fund, ovvero quelli che ieri hanno preso malissimo l’accordo al Consiglio Europeo sui 750 miliardi che ha portato all’Italia. Il primo in rassegna non poteva che essere il Capitano dopo la sua lisergica conferenza stampa:
La prima sintesi brutale è proprio di Salvini che lascia per un giorno la spiaggia e di mattina si presenta incravattato alla Camera insieme all ‘economista Alberto Bagnai: “È una super fregatura”.
L’i ntroduzione, forse ispirata ai fasti del Papeete, è molto sobria: “È stata u n’eurosbornia ”. Poi l’affondo: “È una resa mani e piedi alla Commissione, non c’è nessun regalo”, dice con fermezza.
Ma il leader della Lega non si ferma qui: quello che è stato approvato è “un Super Mes ”. Qualunque cosa voglia dire. Salvini in testa ha una sola parola che ripete a macchinetta: “Prestito, prestito, prestito”. Che, ovviamente, “andrà restituito” a prezzo di “ta — gli e sacrifici”, ovvero “l’eliminazione di Quota 100” e una nuova “tassa sulla casa”. Ma —conclude Salvini, che non mette mai limiti alla provvidenza — “non lo permetteremo: la Lega sarà il santo protettore degli italiani”.
Al suo fianco il responsabile economico della Lega Bagnai che per tutta la giornata cannoneggia il governo, dipingendo Conte come il nuovo Leviatano che affama il popolo: “È una crudeltà nei confronti degli italiani — spiega — così si illudono che arriveranno 750 miliardi”.
È lo stesso Bagnai che a metà maggio parlava, per la partita europea, di “somme irrisorie”, nella migliore delle ipotesi “30 miliardi per tre anni a partire dal prossimo” e comunque “non più di 100”, o è un omonimo? No, è proprio lui.
A giugno, a Sono le Venti, Bagnai era lapidario: “Quando l’Europa inizierà a fare debito comune, lo ammetterò”. Ora che è successo, il senatore leghista non riesce a farsi una ragione dei 209 miliardi portati a casa dal governo: “Non è chiaro quanti soldi andranno all’Italia ”, ripete smarrito per i corridoi di Palazzo Madama.
La stessa tesi era già stata anticipata in mattinata sui giornali vicini alla Lega.
La Verità titola sul “governo da manicomio” e poi, più in piccolo, ammette i soldi in arrivo, ma con “un bel guinzaglio”.
Libero invece, non tenta nemmeno la mediazione: “Vince l’Olanda. Giuseppe si è fatto fregare, diritto di veto sui soldi all’Italia”.
Poi c’è la versione secondo cui sì, è una vittoria per l’Italia, ma il merito non è certo di Conte ma di Francia e Germania. In prima pagina su Repubblica campeggiano le pagelle: “Merkel e Conte battono Rutte”.
E invece no, perchè a pagina 4, il titolo diventa: “Vince l’asse tra Berlino e Parigi”. E Conte? Solo “un buon risultato ”.
Spassoso invece il titolo del Giornale di casa Berlusconi che, pur di non riconoscere i meriti del premier, arriva a “riabilitare” l’ex “culona” (copyright B.) Merkel e Macron che “salvano” addirittura l’Italia.
Facciamo loro una statua in Largo Chigi
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
COME MAI NON HA SCRITTO CHE “QUACUNO PENSA AGLI IMMIGRATI E DIMENTICA I CITTADINI”?
In un video pubblicato su Facebook possiamo vedere l’allagamento di Schio causato dal nubifragio
in Veneto.
Nella zona tra Schio e Thiene: pioggia, grandine e forti raffiche di vento hanno spazzato il territorio, mandando sott’acqua il centro della città di Schio.
Le strade, tra cui via Pasubio, si sono trasformate in fiumi, con negozi e attività commerciali allagati; acqua anche sotto ai portici di via Rompato.
Il nubifragio ha interessato anche i paesi vicini, con grandine e forte vento anche a Malo, Torrebelvicino e Santorso.
Ora, come tutti sapranno in Veneto governa la Lega e infatti Salvini, a differenza di Palermo, non ha scritto che qualcuno lì pensa agli immigrati e dimentica i cittadini. Eppure anche lì è bastato un temporale e la città è finita sott’acqua. Non è strano?
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
DA CHI STRILLAVA “VOGLIO FARMI PROCESSARE” ALLA FUGA DEL CONIGLIO
Il voto del Senato sul caso Open Arms era previsto da tempo, fin da quando la Giunta per le Immunità di Palazzo Madama — in prima istanza, come da procedura in questi casi — aveva dato parere contrario all’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno.
Insomma, era un evento solo da calendarizzare e oggi è arrivata la data della votazione parlamentare: giovedì 30 luglio.
Ma i leghisti sembrano essere sorpresi di questa decisione e, come rilanciato dai canali social ufficiali, da alcuni parlamentari e dal segretario stesso, hanno fatto riemergere l’hashtag Io sto con Salvini.
Il leader della Lega ha voluto ringraziare chi ha riportato in auge quell’hashtag su Twitter.
Io sto con Salvini, scrivono sui social. Ma il voto in Senato è l’ultimo passo di una procedura che i parlamentari conoscono bene. Anche in caso di parere negativo della Giunta per le immunità di Palazzo Madama, deve arrivare anche il voto parlamentare. Insomma, a decidere sull’autorizzazione a procedere nei confronti del leader della Lega è sempre il Parlamento. Ed era già previsto (senza data, fino a oggi) questo voto.
Occorre ricordare che la Giunta ha già detto no al processo per il caso Open Arms e la posizione di Italia Viva sarà decisiva al Senato.
Ma in Giunta, nei mesi scorsi, aveva già dettato la linea verso il parere negativo. Inoltre, occorre ricordarlo, era stato lo stesso segretario a chiedere di essere processato.
(da agenzie)
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