Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
DALLE OLIMPIADI ALLE IMPRESE DI PULIZIA, E’ GIA’ INIZIATO L’ASSALTO AI MILIARDI EUROPEI: LA CARICA DEI POSTULANTI
I soldi ancora non ci sono e probabilmente passerà almeno un anno prima di vedere un euro, in attesa di definire dettagli tecnici e che tutti i 27 Parlamenti nazionali approvino lo schema venuto fuori da quattro giorni di estenuanti negoziati al Consiglio Europeo.
Ma sui soldi del Recovery Fund destinati all’Italia – 81,4 miliardi in sussidi e 127,4 in prestiti – è già partito l’assalto da parte di associazioni di categoria, enti territoriali, politici locali, tutti reattivi nel prenotarsi una fetta della torta in vista delle spartizioni future.
Un esempio? Il senatore dell’Union Valdotaine Albert Lanièce reclama per “la tutela e lo sviluppo della montagna una voce importante del piano nazionale” che il Governo dovrà stilare per avere accesso ai soldi del piano Next Generation Ue. Richiesta legittima, forse singolare, di certo non isolata.
A chiedere risorse per il proprio territorio è anche chi a livello nazionale sulle stesse risorse ostenta un atteggiamento distaccato se non sprezzante. E’ il caso del presidente leghista della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti: se il suo leader a Roma Matteo Salvini definisce una “fregatura” l’esito del negoziato sul Recovery Fund, lui a Trento si è già portato avanti col lavoro con una lista di idee e progetti da finanziare.
Prima di tutto Fugatti vorrebbe “che vi fosse una ripartizione regionale e un’attenzione per i singoli territori. Se parliamo di investimenti per infrastrutture un esempio potrebbe essere il completamento dell’elettrificazione della Valsugana fino a Primolano, su cui stiamo già lavorando, e il collegamento con Feltre”, ha detto Fugatti.
Non solo: il presidente leghista chiede anche che i soldi siano impiegati per le Olimpiadi Milano-Cortina – sebbene sfugga quale sia il legame tra i piani per la ripresa post-epidemia e i Giochi invernali – visto che una trentina di gare si terranno nella provincia autonoma: “Per noi è un tema importante, il Governo potrebbe aprire a investimenti connessi all’appuntamento del 2026”.
Se il Trentino si adopera, l’Alto Adige non sta a guardare: “Dal Recovery Fund ci aspettiamo alcune centinaia di milioni di euro per l’Alto Adige”, ha detto il governatore altoatesino Arno Kompatscher. “Vogliamo attivarci da subito con progetti, da inserire nel Recovery Plan per ricevere fondi in modo diretto dall’Ue, per far ripartire la nostra economia e salvaguardare i nostri posti di lavoro”.
Il Recovery Fund viene visto come l’occasione per sanare i ritardi accumulati negli anni. Come nel caso della scuola: la ministra all’Istruzione Lucia Azzolina pregusta la “parte di risorse che andrà all’istruzione e alla scuola”, che conta di impiegare per “diminuire il numero di alunni per classe e investire nell’edilizia scolastica”.
Anche le imprese però vogliono la loro parte: il fatto che i finanziamenti del Recovery Fund sembra “possano arrivare a 2021 inoltrato è un grosso problema”, si è lamentato Carlo Robiglio, presidente Piccola Industria e vicepresidente di Viale dell’Astronomia.
“Come Confindustria sappiamo che un’azienda su tre ha fortissimi problemi di liquidità non risolti con i recenti decreti, a partire da quella per la cig”. Per questo, “abbiamo di fronte la sfida di utilizzare questi 209 miliardi che arriveranno , se saremo in grado di passare da una visione più votata all’assistenzialismo ad una visione poi sviluppo potremmo creare opportunità e vantaggio competitivo per il Paese”.
Anche il mondo agricolo non vuole essere messo da parte: “Ora è importante che il governo non temporeggi, ma costruisca fin da subito un concreto progetto di rilancio del Paese, destinando le cospicue risorse comunitarie a misure e investimenti in settori strategici come l’agricoltura e l’agroalimentare”, ha detto Dino Scanavino, presidente di Cia-Agricoltori Italiani. La Coldiretti chiede al Governo di utilizzare 300 milioni del Recovery Fund per incrementare il Fondo Indigenti: “Tra le priorità del Recovery fund, per l’Italia dovrà certamente esserci un piano straordinario di almeno un miliardo di euro per acquistare cibo 100% Made in Italy da destinare alle famiglie più povere per l’emergenza sociale senza precedenti che l’Italia dovrà affrontare”, ha detto il presidente Prandini.
C’è poi il terziario: per Fiapet-Confesercenti le risorse devono servire per “politiche che portino ricchezza, aumentando il pil italiano, e tra queste sicuramente il turismo che nelle città d’arte può, e deve, fare la differenza”, sostiene Fiapet-Confesercenti.
“Riteniamo”, ha detto nel suo appello al Governo Beniamino Maltese, cfo del gruppo crocieristico Costa, “che vi siano i presupposti per creare un tavolo di lavoro pubblico-privato per la definizione di progetti legati al settore delle crociere e del turismo che possano entrare nel perimetro del ‘recovery fund’ europeo”.
A volersi ritagliare un proprio spazio ci sono poi i manager: “L’occasione, irripetibile, di poter disporre di una quantità di risorse mai vista prima, non deve frantumarsi e disperdersi nei mille rivoli dell’inefficienza amministrativa, della lentezza burocratica, dell’assistenzialismo clientelare. Noi mettiamo a disposizione le competenze, le professionalità per poter gestire e allocare queste risorse”, si è proposto Mario Mantovani, presidente di Cida, la confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità .
Anche le imprese di pulizia si sono aggiunte alla già corposa lista di associazioni in fila per i contributi Ue: “I soldi saranno ben spesi se investiti sulla cura e la sicurezza, in questo caso delle scuole, per arginare la pandemia attraverso la sanificazione e non diversamente, come accaduto nel recente passato, per togliere i servizi di pulizia e igiene dalle scuole attraverso le internalizzazioni creando per giunta disoccupati”, ha dichiarato Anip, l’associazione nazionale imprese di pulizia.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
JULIANE UNTERBERGER: “SOVRANISTI, CHIARITEVI LE IDEE: O IL RECOVERY E’ UNA FREGATURA O E’ UN REGALO PER L’ITALIA E UNA FREGATURA PER L’OLANDA”
Juliane Unterberger, capogruppo della Svp, alludendo al precedente intervento di Matteo Salvini,
ha ciriticato la posizione dei partiti sovranisti e in particolare di Lega e Salvini: “la fregatura è arrivata per loro perchè i grandi nemici della loro narrazione, Merkel e Macron, si sono spesi per l’Italia”.
Dopo aver ricordato le critiche dei partiti sovranisti di Germania e Olanda all’accordo, perchè favorevole all’Italia, mentre la Lega l’ha criticato in direzione opposta la capogruppo di Svp ha aggiunto: “I sovranisti si devono chiarire le idee: o il Recovery è una fregatura o è un regalo all’Italia e una fregatura per i Paesi Frugali”.
“Ora capiamo — ha quindi aggiunto — perchè il senatore Salvini pubblica sempre foto in cui fa vedere che sta mangiando, perchè l’uomo è quello che mangia”, frase che aveva pronunciato Salvini nel suo intervento.
“Adesso inizia la fase più difficile”, ha ammonito Unterberger, “riuscirà a fare l’Italia quello che attende da 20 anni?”. La capogruppo della Svp ha invitato il governo ad essere “rapidi e coraggiosi” nelle riforme, coinvolgendo Regioni e Province Autonome, e cercando “il contributo delle opposizioni responsabili”.
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
SOLO IL 62,2% HA UN DIPLOMA CONTRO UNA MEDIA EUROPEA DEL 78,7%…
GERMANIA 86,6%, FRANCIA 80,4%, GRAN BRETAGNA 81,1%
Gli italiani sono fra gli ultimi in Europa per livello di istruzione: il 62,2% delle persone tra i 25 e i 64 anni in Italia ha almeno il diploma, nell’Ue il 78,7% (nell’Ue a 28) dato che in alcuni tra i più grandi paesi dell’Unione sale ancora: 86,6% in Germania, 80,4% in Francia e 81,1% nel Regno Unito.
Solo Spagna, Malta e Portogallo hanno valori inferiori all’Italia. E’ quanto emerge dal Report dell’Istat intitolato “Livelli di istruzione e ritorni occupazionali”.
Non meno ampio è il divario rispetto alla quota di popolazione di 25-64enni con un titolo di studio terziario: in Italia, si tratta del 19,6%, contro un valore medio europeo pari a un terzo (33,2%).
Anche la crescita della popolazione laureata è più lenta rispetto agli altri paesi dell’Unione, con un incremento di soli +0,3 punti nell’ultimo anno (+0,9 punti in media Ue) e di +2,7 punti nell’ultimo quinquennio (+3,9 punti).
I livelli e la velocità di cambiamento di questi indicatori — spiega l’Istituto di statistica — risentono anche della struttura demografica della popolazione e della sua evoluzione. Per questo sono stati identificati più indicatori in grado di dar conto in modo compiuto del posizionamento dei diversi paesi e soprattutto dei sentieri di sviluppo del grado di istruzione della popolazione e delle sue relazioni con il successo sul mercato del lavoro.
Il rapporto dice anche che nel mezzogiorno rimangono decisamente inferiori sia i livelli di istruzione (il 54% possiede almeno un diploma, 65,7% nel Nord) sia i tassi di occupazione anche delle persone più istruite (71,2% tra i laureati, 86,4% nel Nord). Il divario territoriale nei tassi di occupazione dei laureati è più ampio tra i giovani e raggiunge i 24,9 punti
In più, nonostante i livelli di istruzione delle donne siano più elevati, il tasso di occupazione femminile è molto più basso di quello maschile (56,1% contro 76,8%) evidenziando un divario di genere più marcato rispetto alla media Ue e agli altri grandi Paesi europei.
Lo svantaggio delle donne si riduce tuttavia all’aumentare del livello di istruzione: il differenziale, che tra coloro che hanno un titolo secondario inferiore è pari a 31,7 punti, scende a 20,2 punti tra i diplomati e raggiunge gli 8,2 punti tra i laureati. Le donne in possesso di un diploma hanno un tasso di occupazione di 25 punti superiore a quello delle coetanee con basso livello di istruzione (un vantaggio doppio rispetto agli uomini) e la differenza tra laurea e diploma è di 16,6 punti (scarto di oltre tre volte superiore a quello maschile).
Sui “premi” occupazionali incide sia la maggiore spendibilità nel mercato del lavoro dei titoli di studio più alti (tra i 25-64enni, il tasso di disoccupazione per chi ha un basso titolo di studio è più che doppio rispetto a chi ha la laurea), sia il maggiore interesse alla partecipazione al mercato del lavoro (il tasso di inattività è circa tre volte più alto).
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
LA GUARDIA COSTIERA LIBICA INTERVERRA’ SICURAMENTE PER FARGLI PROVARE I RINOMATI CAMPI DI PRIGONIA CHE SALVINI AVEVA DEFINITO ACCOGLIENTI.. PS VOGLIAMO LA DIRETTA FB DELL’EVENTO OVVIAMENTE
L’attivista sovranista Attilio Lucia, in diretta Facebook, trasmessa dal proprio profilo pubblico, ha
deciso di tuffarsi in acqua per raggiungere una imbarcazione che stava attraccando al molo dell’isola per far scendere a terra i migranti appena arrivati in Italia nel rispetto delle leggi internazionali che a lui non piacciono.
La traversata a nuoto è stata fatta sventolando una bandiera con su scritto «prima gli italiani», di quelle utilizzate nel corso delle manifestazioni della Lega.
Le riprese sono state effettuate dall’alto, mentre l’attivista era sceso in acqua per dare voce alla sua protesta.
Dal profilo social dell’uomo, si notano diverse iniziative di protesta di questo tipo, rivolte a contestare le politiche migratorie dell’Italia.
Soggetti del genere renderebbero molto più efficace la loro protesta se la attuassero però nelle presunte acque territoriali libiche: suggeriamo pertanto alla Guardia costiera italiana di condurre il soggetto davanti alle coste libiche, ovviamente con la sua bandierina di riconoscimento, e permettere che la sua protesta nautica sia oggetto del notorio rapido intervento della Guardia costiera libica.
Il nostro eroe non avrà certo difficoltà a galleggiare per una decina di ore, temprato dal motto inciso sul vessillo sovranista, in attesa che la Guardia costiera libica lo porti a terra e successivamente in uno dei suoi rinomati campi di prigonia affinchò possa ritemprarsi dopo la rivoluzionaria protesta e testimoniare così in diretta Fb come siano provvisti di tutti i confort.
Non conti su di noi per un rapito rientro in Italia: noi siamo perchè le rivoluzioni siano portate a termine.
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
“ATTO NELL’UFFICIO DEL COMANDANTE, PRATICHE SPARPAGLIATE A TERRA”
Non solo torture, spaccio, violenza. Dalle carte del gip di Piacenza emerge anche un’orgia in Caserma. In quella caserma che oggi è stata sequestrata n seguito all’arresto di alcuni carabinieri che ci lavoravano. Dall’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione ‘Odysseus’, emerge l’orgia si sarebbe svolta nell’ufficio del Comandante, Marco Orlando.
A parlarne sono due tra gli arrestati, Giuseppe Montella e Salvatore Cappellano “che commentano un episodio che aveva visto come protagonista un collega in onore del quale, forse in concomitanza con una ricorrenza, era stata organizzata una serata all’interno della caserma alla presenza di due donne, presumibilmente escort, con le quali erano stati consumati rapporti sessuali”.
“Lo scenario rappresentato da Montella – spiega il gip – è quello di un’orgia tenutasi addirittura all’interno dell’ufficio del Comandante Marco Orlando, dove si era creato un tale scompiglio che le pratiche erano state sparpagliate a terra”.
Il magistrato scrive che “non sono forse ravvisabili reati in simili condotte, ma dalla descrizione traspare ancora una volta il totale disprezzo per i valori della divisa indossata dagli indagati, metaforicamente gettata a terra e calpestata, come quella del loro Comandante durante il festino appena rievocato”.
Dal dialogo tra gli indagati risulta che a un certo punto gli indumenti, giacca e cappello, del Comandante sarebbero stati buttati a terra.
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
SONDAGGIO EUROMEDIA: L’ITALIA E’ PRONTA? GLI ITALIANI NON CI CREDONO
È il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a incassare il primo effetto positivo sul fronte dei
consensi, dopo lo storico accordo europeo sui fondi di aiuto dell’Ue per l’emergenza Coronavirus
L’indice di fiducia nei confronti del premier Giuseppe Conte è salito del 2,4% nel giro di pochi giorni.
Secondo il primo sondaggio che ha tastato il polso degli italiani sul premier svolto da Euromedia di Alessandra Ghisleri per la Stampa, Conte è passato dal 41,5% di venerdì 17 luglio al 43,9% di martedì 21.
Il giudizio però si divide in due sul modo in cui Conte abbia portato avanti la trattativa a Bruxelles: secondo il 44,4% il premier si è dimostrato all’altezza, mentre il 42,8% lo giudica in modo negativo.
Meno di un quinto (19,8%) considera quanto accaduto nei quattro giorni di Consiglio europeo come qualcosa di decisivo e ha fiducia nel fatto che da quel vertice possa arrivare una quantità importante di risorse per l’Italia.
C’è anche il 13,8% che considera comunque utile il vertice, considerando l’Europa ancora fondamentale per il Paese. Ai positivi si aggiunge il 10,7% che ha considerato il vertice interessante.
Per il 16,8% invece il Consiglio europeo è stato inutile e inconcludente.
Un altro 16,3% lo considera qualcosa di astratto e irreale, restando dubbioso su quanti soldi realmente riceverà l’Italia e come verrano spesi.
Tra i negativi c’è anche l’11,5% che vede il vertice come qualcosa di distante dalla vita reale.
Il 41.9% degli italiani crede che il nostro Paese non sarà in grado di gestire nel migliore dei modi le risorse che arriveranno dall’Europa. I dubbi risiedono non tanto nell’attuale governo, su cui già emergono perplessità e scetticismo, ma nell’intero sistema “all’italiana” che tutto muove e che è insito nel nostro credo.
Al Sud risultano i più fiduciosi (41.8%), mentre nel Nordest i più diffidenti (48%).
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
ALBERTO BRAMBILLA E’ UNO DEI MASSIMI ESPERTI ITALIANI DI PREVIDENZA: “QUOTA 100 NON E’ SOSTENIBILE”
“Se l’Europa darà un’occhiata su come l’Italia spenderà i 209 miliardi del Recovery Fund non sarei scontento. Anzi, mi sentirei più tranquillo. Negli ultimi 20 anni le politiche populiste di spesa pubblica, a destra come a sinistra, non hanno funzionato. Purtroppo, abbiamo dimostrato di non saper spendere bene i soldi. Le faccio solo un esempio: dal 2008 a oggi la spesa assistenziale è aumentata di parecchio ma contemporaneamente è cresciuto anche il numero di persone in povertà assoluta”.
Alberto Brambilla, presidente del centro ricerche Itinerari Previdenziali, uno dei massimi esperti italiani in tema di previdenza che in passato è stato sottosegretario al Lavoro con i governi Berlusconi e consigliere economico leghista, non è molto scandalizzato per il meccanismo di controllo che è stato messo in piedi dal Consiglio Ue per l’elargizione dei fondi agli stati in difficoltà per il Covid.
Fondi che vedono l’Italia come destinataria della fetta più corposa, sia per quanto riguarda la parte dei sussidi che dei prestiti.
Presidente, andiamo a fondo nell’esempio che ha appena fatto. In che senso l’Italia spende tanti soldi per il welfare ma spesso senza grandi risultati?
Dalle nostre elaborazioni le cifre parlano chiaro. Abbiamo calcolato quanto lo Stato trasferisce ogni anno agli enti previdenziali per l’assistenza. Nel 2008 erano 73 miliardi, che poi sono cresciuti fino ai 114 del 2019. In sostanza 41 miliardi in più per le politiche assistenziali. Stiamo parlando di misure come il reddito di cittadinanza, gli assegni familiari e via dicendo. Ebbene, di fronte a questi numeri sarebbe lecito aspettarsi una diminuzione della povertà nel nostro paese. Invece l’Istat fotografa una realtà molto diversa. Nel 2008 era in povertà assoluta il 4% delle famiglie, più di due milioni di persone. Dieci anni dopo la situazione è peggiorata di molto: la percentuale è arrivata al 7% e in valore assoluto abbiamo superato i 5 milioni.
Quindi non è vero, come spesso sostengono i politici di maggioranza e opposizione, che in Italia non si spende per lo stato sociale?
Qui bisogna fare una operazione di verità . Spendiamo ogni anno il 57% delle entrate totali per la spesa sociale, quindi si tratta di cifre importanti. Sicuramente sono soldi che non sempre vengono spesi bene ma è anche vero che la politica gioca molto spesso in maniera scorretta e propagandistica nei confronti dei cittadini. C’è sempre una gara fra i partiti a chi vuole spender di più e che ingenera negli elettori la convinzione che lo Stato non li tuteli e li assista abbastanza
Così si gioca col fuoco però. Si contribuisce a creare una cultura del lamento, non crede?
Gli italiani pensano che gli sia tutto dovuto, che i soldi ci siano e che possiamo continuare a sperperare. Una convinzione bestiale per un paese che ha quasi 2500 miliardi di debito pubblico, un macigno che ipoteca le prossime generazioni. Così come è insensato per la maggioranza degli italiani lamentarsi delle tasse. Dai dati viene fuori che una percentuale bassa degli italiani si fa carico del peso fiscale: il 37% della popolazione paga circa il 93% delle imposte dirette. Queste cose andrebbero spiegate bene a tutti, servirebbe un piano di informazione economica, ma in Italia non si studia neanche l’educazione civica.
Quindi è meglio affidarci a un soggetto esterno, nel caso del Recovery fund le istituzioni europee, per dare una sterzata?
Come detto, mi sento più garantito se la Ue ci butti un occhio. E poi penso sia una cosa normale. Chiunque dia o presti soldi a un altro vuole sapere che fine fanno quei quattrini. E poi va riconosciuto che stavolta l’Europa ha dato un segnale forte, farà arrivare in Italia un bel po’ di miliardi. Ora tocca a noi fare la nostra parte, saperli spendere, e qui sono dolori appunto.
Quindi lei è d’accordo con le preoccupazioni dei paesi frugali, Olanda in primis, preoccupati per il lassismo italiano?
I frugali non hanno tutti i torti in effetti. Pensi a un’altra situazione paradossale: lo Stato non sa neanche bene dove vanno a finire tutti i soldi dati per l’assistenza. Non c’è una banca dati unica, un sistema informativo efficiente. Così non funziona, difficile fare verifiche.
L’Olanda poi si lamenta pure del fatto che noi spendiamo troppo per le pensioni rispetto alla media europea. Giusto?
Non sono d’accordo su questo, non è così, non spendiamo più degli altri paesi. Qui l’equivoco dipende dai dati che produce l’Istat. L’istituto mette assieme tante voci e non solo la spesa per pensione che fa lievitare la percentuale totale al 16,5% del Pil. Se depuriamo il dato, arriviamo invece all′11,7% e quindi siamo in media con l’Europa, per una volta. In generale il nostro sistema pensionistico tutto sommato regge, gli assegni sono adeguati alle aspettative di vita.
Regge anche con Quota 100?
No, Quota 100 scombussola questo equilibrio. Il governo infatti dovrebbe pensare a come uscire nel 2022 da questa misura che, ricordiamolo, dura solo 3 anni in via sperimentale fino a fine anno prossimo. Una misura che è costata l’anno scorso 6 miliardi e noi prevediamo che possa impattare per 8 miliardi sulle casse pubbliche sia quest’anno che il prossimo perchè col Covid viene vista come una specie di ammortizzatore sociale e presumibilmente parecchie persone accederanno.
E come si esce da Quota 100 evitando un nuovo scalone tipo quello della riforma Fornero?
Da un lato bisogna aumentare gradualmente la quota. Ci vogliono almeno 64 anni di età e 37 o 38 di contributi per poter accedere alla pensione. E poi bisogna potenziare i meccanismi flessibili come quelli dei cosiddetti “fondi esubero” mediante i quali ad alcune tipologie di lavoratori è data la possibilità di mettersi a riposo prima, tramite accordo con i sindacati e le aziende senza oneri ulteriori a carico dello Stato. Superare Quota 100 è poi auspicabile anche sul lato politico, per iniziare a contrastare il diffuso scetticismo europeo nei nostri confronti. Sarebbe la migliore risposta da dare a paesi frugali.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
TRE SENATORI IN FUGA, MA AL SUD E’ UN FUGGI FUGGI VERSO RENZI E MELONI
Se ne va anche Paolo Romani che, ai tempi del berlusconismo trionfante, occupava una delle
caselle più sensibili, il ministero dello Sviluppo. Che era un po’ il ministero del “conflitto di interesse”, dove si tutelava Mediaset stando al governo del paese.
Era da tempo che covava rancore, da quando Berlusconi lo aveva scaricato nel corso dell’elezione alla presidenza del Senato.
Quando uscì la storia della sua condanna a peculato, davanti all’indignazione dei grillini, anche un garantista come Silvio fu costretto a cambiare cavallo.
Se ne va al misto anche Gaetano Quagliariello, capogruppo al Senato del Pdl quando il Pdl aveva più senatori della Dc di De Gasperi, una falange che votò di tutto, anche la “nipote di Mubarak”. Assieme a loro anche Massimo Berruti, vicino a Giovanni Toti.
Insomma, meno tre. Almeno per ora. Perchè, potete scommetterci, la scena clou di questo film, andrà in scena il 22 settembre, giorno dopo le regionali.
È lì che si vedrà non quanti se ne vanno, ma in quanti restano. Ecco: la frana. È quel che sta succedendo da quelle parti.
Notizia fino a un certo punto, si dirà . Da tempo il vecchio Silvio pare Kagemusha, l’ombra del guerriero tra la clausura di Nizza e un’unica foto che lo immortala alla Certosa, primo scatto dopo mesi che riporta in scena un corpo e non uno spirito. Notizione se accade mentre è in corso, nel paese delle grandi rimozioni, la sua riabilitazione in grande stile. La sinistra lo coccola, i giornali lo blandiscono, gli editorialisti ne parlano come di un padre della Patria: responsabile, liberale, democratico, nemico dei populisti, ragionevole, affidabile.
Esattamente l’opposto di quel che, con tante buone ragioni, è stato detto negli ultimi vent’anni: irresponsabile, portatore di un gigantesco conflitto di interessi, violentatore del Parlamento con leggi che gli garantivano gli affari suoi, populista, inaffidabile, moderato o estremista a seconda delle convenienza del momento.
Adesso apprezzano tutti, casomai servisse il soccorso al governo. Apprezza anche il Quirinale, mentre Gianni Letta dà garanzie sul proporzionale aspettandosi che tanta cortesia sia ricompensata, come fece il governo Gentiloni, dalla tutela di Mediaset, ora che si deve varare la più grande operazione di sistema degli ultimi anni nel settore delle comunicazioni: una società di controllo pubblico per internet in banda larga, con i soldi di Cdp e le infrastrutture di Open Fiber e Telecom.
Evviva, tutti contenti, a partire dal riabilitato che già si vede al centro del gioco quando ci sarà da eleggere il prossimo capo dello Stato. Peccato che rischi di votarselo con pochi intimi, perchè il meccanismo di rompete le righe si è innescato ed è destinato a diventare più eclatante quando i numeri alle regionali certificheranno la quasi estinzione
E allora, ci siamo, si salvi chi può: una parte di qua provando a salvarsi con Salvini e la Meloni, come i nostri tre eroi di oggi, un’altra di là .
E poichè per entrare in maggioranza pensando alla cadrega non è necessario aspettare Berlusconi, qualcuno si è messo avanti come Vincenzo Carbone, parlamentare campano che si è iscritto al gruppo di Renzi, facendo sapere che altri arriveranno.
Di qua e di là . È quel che sta accadendo nelle regioni dove si vota. Guardate la Campania, terra di antichi fasti quando il partito era in mano a Nick ‘o merikano e Gigino a Purpetta (ovvero Nicola Cosentino e Luigi Cesaro).
Adesso le liste di Italia Viva sembrano le liste di Forza Italia. Gli ultimi arrivati: Pietro Smarrazzo, fino a cinque giorni fa responsabile regionale dei giovani di Forza Italia, Francesco Guarino, ex consigliere comunale, Gabriele Mundo, altro ex consigliere regionale, Francesco Iovino, vicesindaco della città metropolitana. Praticamente “Forza Italia Viva”.
Alla Lega sono passati invece Severino Nappi, che alle scorse politiche era candidato con Forza Italia e Gianpiero Zinzi, ex consigliere regionale. Approdata direttamente con De Luca, senza passare per Renzi Flora Beneduce, vedova dello storico ras democristiano, Armando De Rosa, assessore alla Sanità e ai Lavori pubblici ai tempi del terremoto dell’80, arrestato un paio di volte.
Insomma, per farla breve, il partito di Berlusconi in Campania per la prima volta è in difficoltà a fare le liste.
In Sicilia non si vota, ma nelle ultime settimane nel catanese oltre trecento tra sindaci e amministratori hanno lasciato Forza Italia per approdare nel partito della Meloni dove ormai c’è il grosso del Pdl dei tempi d’oro.
Con loro anche la deputata regionale Rossana Cannata, circa settemila preferenza. La verità è che il flusso più consistente è proprio verso la Meloni che, per evitare ingressi indiscriminati, ha dovuto mettere qualche filtro: no a personaggi discussi, parlamentari senza un voto alla ricerca di un altro giro, insomma “non si prede la qualunque”, ma amministratori seri e con consenso. Solo per stare agli ultimi dieci giorni sono arrivati in Emilia un paio di consiglieri a Rimini e Forlì molto votati, l’ex presidente della provincia di Vercelli, con qualche consigliere e un po’ di assessori sparsi qua e la. In Liguria la campagna elettorale di Fratelli d’Italia sarà coordinata da Michele Scandroglio, già coordinatore regionale del Pdl. E così via.
È un classico, le riabilitazioni sono sempre postume (politicamente parlando, s’intende).
(da “Huffingotnpost”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IL RICHIAMO AL FARMACO CONTRO I DISTURBI GASTRICI: CHI DI MALOOX FERISCE, DI MALOOX PERISCE
È stato il nome del farmaco anti-disturbi gastrici più utilizzato dai leghisti in risposta a chi li criticava. Oggi che, come specchio riflesso, viene propinato a loro sul tema dell’accordo per il Recovery Fund, i sostenitori del Carroccio non l’hanno presa benissimo.
Il tutto è partito da una vignetta di Makkox pubblicata sull’edizione odierna de Il Foglio. Quel disegno è stato mostrato dalla conduttrice di Omnibus (su La7) al senatore Alberto Bagnai in collegamento. E non l’ha presa benissimo questa legge del contrappasso.
Insomma, la satira è apprezzata solo quando la si usa e non si subisce. Il senatore leghista, infatti, non ha apprezzato il gesto della conduttrice di Omnibus che, anche per stemperare i toni accesi del dibattito sul Recovery Fund, ha deciso di mostrarla e lui e alla telecamera.
«Bene, sono contento che lei si diverta», ha risposto causticamente Alberto Bagnai alle risate della conduttrice che hanno accompagnato la presentazione di quella vignetta. Insomma, il leghista non l’ha presa benissimo e non ha neanche apprezzato il disegno realizzato da Makkox.
Ma si sa: chi di Maalox ferisce, di Maalox perisce. Non si può essere contenti solo quando viene prescritto agli altri.
(da agenzie)
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