Luglio 16th, 2020 Riccardo Fucile
IL RACCONTO DELLA SCRITTRICE SARITA FRATINI
L’account twitter di Sarita Fratini, scrittrice, riporta una storia che nel giorno in cui l’Italia ha
vergognosamente deciso di confermare i finanziamenti alla Guardia Costiera Libica va assolutamente raccontata.
Partiamo dall’inizio: Alarm Phone alle 08:08 del 16 luglio ha dato l’allarme di 65 persone in pericolo nella SAR maltese, tutte in fuga dai lager libici. Il motore non funziona e hanno bisogno urgente di soccorso.
Malta non dà nessuna risposta, nonostante quelle persone siano in mare da più di 24 ore e una donna sia anche svenuta. Le persone a bordo imbarcano acqua e Moonbird, l’aereo di SeaWatch, ha scattato una foto aerea del barcone.
Da qui parte il racconto di Sarita, che scrive: “C’è Cris su quella barca. Lo conoscete, ha 16 anni ed è un anno che ve ne racconto la storia. È il mio fratellino e potrebbe morire. Con lui ci sono altri 20 minori eritrei. Una barca di bambini in fuga dall’orrore”.
La scrittrice ha raccontato la storia di Cris e di altri ragazzi nel suo libro ‘Adesso Dormite”, un libro inchiesta e diario di un anno come attivista.
Nel lungo thread di Twitter, la scrittrice racconta: “Malta percepisce un mucchio di soldi per gestire una Sar enorme. Ma poi lascia affogare bambini con diritto di asilo in Europa. Vi sembra normale? Perchè il Governo italiano ha ceduo la sua zona Sar?”
“Tempo fa” continua, “Cris mi scrisse questo. Cercavo di non farlo salire su una maledetta barca. Ci riuscii. Ieri invece ci è salito, senza avvisarmi. Adesso la possibilità che muoia mi distrugge”.
Allegato, uno screenshot di una conversazione su whatsapp: “Die in the sea is better than return to Lybia”. Morire in mare è meglio di tornare in Libia.
“Cris viene da Zintan, il lager dei ragazzini, dove gli italiani hanno deportato i minorenni respinto in segreto nell’estate del 2018. Morti lì sono morti di fame. Cris è sopravvissuto, riuscendo a fuggire. Tante persone stanno concorrendo alla morte di Cris. Tante persone potenti e ricche. Molte le avete elette voi”.
Zintan si trova a 160 km da Tripoli e vi sono rinchuse almeno 500 persone.
Tutti richiedenti asilo con bisogno di protezione internazionale, identificate dall’Unhcr. Anche Cris era tra questi. Un luogo privo di speranza, dove si muore di fame, di tubercolosi e di recente anche di Covid-19.
Secondo un’inchiesta di Repubblica, si dorme in 24 in celle da sei metri quadri.
(da Globalist)
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Luglio 16th, 2020 Riccardo Fucile
“DOV’E’ FINITO L’IMPEGNO DEL PD DI RIVEDERE IL MEMORANDUM CON LA LIBIA?”
È arrivato i via libera della Camera sulle missioni internazionali. La risoluzione è stata approvata a Montecitorio con il sì del centrodestra. Ma la maggioranza è spaccata: a causa delle posizioni distanti sugli interventi in Libia — e in particolare sul supporto alla Guardia costiera libica — il testo è stato votato per parti separate.
Prima è arrivato il sì al finanziamento delle missioni internazionali, con 453 sì, nessuno voto contrario e 9 astenuti.
Poi è stata votata la parte relativa agli interventi in Libia, che ha ottenuto 401 sì, 23 no e un’astensione. Sulla “scheda 22” (già approvata a Palazzo Madama), che prevede appunto la formazione e addestramento della cosiddetta Guardia costiera di Tripoli, era stata presentata una apposita risoluzione, frutto di un lavoro congiunto e di un accorpamento tra testi diversi, a prima firma di Erasmo Palazzotto LeU. La mozione non è stata votata, per via dell’approvazione dei documenti votati in precedenza.
Nel documento si chiede l’interruzione della collaborazione con le milizie, che intercettano i barconi di migranti nel Mediterraneo e li riportano indietro nei centri di detenzione libici, dove le persone subiscono stupri e torture, e in generale chiede di sospendere tutti gli accordi con la Libia in materia di controllo dei flussi migratori, almeno finchè non saranno ripristinate nel Paese nordafricano delle condizioni minime di sicurezza e dialogo.
Solo nel 2019 sono stati 9225 i naufraghi catturati in mare e riportati indietro. “È una gigantesca omissione di soccorso da parte dell’Italia e dell’Europa, che di fatto delegano a forze paramilitari funzioni che dovrebbero essere governate dalle istituzioni, che in Libia continuano a essere instabili. In cambio abbiamo chiesto loro di fermare il rubinetto dell’immigrazione, in presenza di una zona grigia di commistione tra autorità libiche, carcerieri e trafficanti di esseri umani”, ha detto Magi a Fanpage.it.
“La nostra posizione l’unica coerente negli anni — ha detto Magi — sia rispetto alla presenza dell’Italia in Libia sia rispetto al supporto alla Guardia costiera libica. L’anno scorso ricordo che il Pd uscì dall’aula per protesta, sostenendo che non poteva esserci una proroga della missione. E all’ultima assemblea nazionale è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno con cui i dem si ripromettevano di non sostenere più il rifinanziamento. In realtà oggi lì lo scenario è anche peggiorato, sia per i cittadini libici, sia per le condizioni dei detenuti nelle carceri, anche alla luce della pandemia di coronavirus. Ora il conflitto in Libia si è fatto più aspro, con l’ingresso anche di altri attori internazionali come la Turchia e l’Egitto. Non si capisce quindi perchè la maggior parte dei deputati Pd abbiano oggi votato a favore”.
“Colgo l’occasione per ringraziare quei pochi colleghi del Pd che hanno sottoscritto la nostra mozione. Ma voglio ricordare che il capogruppo Graziano Delrio era con me a bordo della Sea Watch l’anno scorso, per denunciare le politiche del Conte 1 in tema di immigrazione e la criminalizzazione delle ong. Quelle azioni per noi non significavano appunto il voler mettere in discussione i decreti Salvini e le politiche migratorie del governo giallo-rosso, ma miravano anche contestare la presenza dell’Italia in Libia, criticando un approccio che a nostro avviso era fallimentare. Per il Pd quella era evidentemente una critica strumentale al governo di allora”.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2020 Riccardo Fucile
SONO ARRIVATI I RISULTATI DEI TEST: TUTTI NEGATIVI… E CHI HA DIFFUSO MENZOGNE NON VIENE MAI DENUNCIATO
Voxnews, il sito xenofobo ed estremista, non manca l’occasione per diffondere notizie false sul
tema immigrazione
Il 14 luglio 2020 Il Gazzettino pubblica un articolo dal titolo «Roccella Jonica, positivi 25 poliziotti: commissariato dimezzato» poi ripreso dal sito xenofobo estremista VoxNews.info. Altre testate, invece, hanno parlato di quarantena e non di positività al test sul Covid-19, un’informazione che in qualche modo incuriosisce il gestore complottista del sito che non perde l’occasione per insinuare il dubbio: «I giornali dello stesso gruppo editoriale hanno poi cambiato il titolo in una successiva edizione, da ‘positivi’ a ‘in quarantena’. Molto strano che un giornale così attento cambi in corsa».
Che cos’è successo a Roccella Jonica? Come riportato da Open nel bollettino del 12 luglio 2020, la Regione Calabria aveva segnalato il risultato positivo al test Covid-19 in 26 migranti su 70 sbarcati la notte del 10 luglio.
Per ovvia precauzione, gli agenti che erano intervenuti nel recupero erano stati messi in quarantena e non vi era alcuna conferma che fossero a loro volta «positivi» a causa dei migranti, una notizia apprezzata dal gestore di VoxNews per aizzare i propri lettori anti immigrazione.
A seguito di un comunicato stampa pubblicato dalla Polizia di Stato il 16 luglio 2020 si apprende che tutti gli agenti sono invece risultati negativi al test:
“Tutti gli appartenenti alla Polizia di Stato, che la notte del 10 luglio u.s. hanno partecipato alle attività di soccorso, verifica e controllo degli extracomunitari giunti a bordo di una imbarcazione a vela nel porto di Roccella Ionica, sono risultati negativi al test/tampone del Covid 19 effettuato presso i laboratori dell’ASP di Reggio Calabria
Come si apprende dal comunicato, l’esito del test negativo dimostra come gli agenti siano stati attenti — anche attraverso l’uso corretto delle precauzioni per il Covid-19 e non solo — e nei confronti dei migranti siano state prese altrettante misure di sicurezza sanitaria:
Tutti i poliziotti hanno operato provvisti di idonei Dispositivi di protezione individuale appositamente distribuiti dalla Direzione Centrale di Sanità del Dipartimento della Pubblica Sicurezza; analogamente, i migranti, al momento dello sbarco, sono stati forniti di mascherine chirurgiche
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2020 Riccardo Fucile
“TORNATENE A CASA A LAVORARE” E INSULTI VARI
“Torna al tuo paese”, “Vai a lavorare”: bersaglio degli insulti social è il rapper americano Snoop Dogg, finito suo malgrado al centro delle ire di utenti italiani, cascati nella burla di una pagina Facebook.
Il profilo “Romani per Salvini” – pagina satirica che finge sostegno al leader leghista – ha postato una foto del celebre rapper, accompagnata da un virgolettato: “Non ho soldi per comprare da mangiare per colpa di Salvini”. “Cosa gli rispondiamo?”, chiedeva il post ironico ai suoi follower.
In molti hanno riconosciuto Snoop Dogg, ma qualcuno è rimasto beffato. E alla domanda ha risposto seriamente. “Mio padre, quando andavo a scuola nelle vacanze, invece di giocare con i miei amici, mi diceva vieni ad imparare come si lavora, e avevo solo 12 anni”, si legge in uno dei tanti commenti di attacco al rapper.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2020 Riccardo Fucile
HANNO PERCEPITO 267.000 EURO ILLECITAMENTE
Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha denunciato e segnalato all’Inps 24
persone, di età compresa tra i 25 e i 63 anni, che hanno percepito indebitamente il reddito di cittadinanza per complessivi 267mila euro.
I finanzieri del I Gruppo hanno scoperto che i 24 “furbetti” non percepivano alcun tipo di reddito lecito poichè in realtà erano contrabbandieri di sigarette e parcheggiatori abusivi.
A seguito di sopralluoghi, le Fiamme Gialle hanno sorpreso i parcheggiatori abusivi mentre esercitavano la propria “attività ” nelle vie del centro di Napoli, nei pressi dello stadio San Paolo e nelle zone della movida notturna di via Chiaia e dei locali di via Coroglio, mentre i contrabbandieri sono stati fermati a più riprese, anche con considerevoli quantitativi di tabacchi lavorati esteri, nelle zone del Lavinaio e del Borgo Sant’Antonio.
Tutti i soggetti hanno anche sistematicamente omesso di dichiarare qualsiasi altra forma di reddito, anche se percepita da altri componenti del nucleo familiare e pertanto l’Inps avvierà la procedura di recupero del reddito di cittadinanza erogato.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2020 Riccardo Fucile
SPOSATI DA 50 ANNI ERANO STATI LONTANI SOLO DUE SETTIMANE DOPO IL RICOVERO DI ENTRAMBI
È morta a 74 anni la signora Rosa, che con suo marito Giorgio, 77 anni, era stata raffigurata in una delle foto simbolo della pandemia di Coronavirus.
Lo scatto dei due durante una visita a sorpresa aveva commosso il personale dell’ospedale, che lo ha poi fatto conoscere a tutti a metà aprile, quando gli italiani erano ancora blindati in casa nel pieno della quarantena.
Il signor Giorgio è stato in ospedale da metà marzo per quasi un mese. Nei primi giorni di aprile anche sua moglie è stata ricoverata, ma nel reparto di chirurgia multispecialistica. Poco dopo però le sue condizioni sono migliorate, così due dottoresse hanno organizzato quell’incontro sorprendendo entrambi.
Cinquant’anni di matrimonio insieme, Giorgio e Rosa non erano mai stati separati per così tanto tempo.
Durante il ricovero, Giorgio telefonava tutti i giorni a suo figlio Edoardo che al Corriere ha detto: «La sua preoccupazione non era quella di trovarsi lì, ma di aver lasciato da sola la moglie».
Solo dopo pochi giorni il ricovero di Rosa, Giorgio ha capito che in ospedale c’era sua moglie. A quel punto hanno cominciato a telefonarsi, passando ore al telefono da stanza a stanza: «Non ci lasciamo mai soli» si dicevano.
(da “Open”)
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Luglio 16th, 2020 Riccardo Fucile
CAUSA INIZIALE E DIRETTA DELLA MORTE NELL’ 89% DEI CASI… C’ERA CHI DICEVA NO
Vi ricordate? A un certo punto anche la Protezione Civile, nel momento più buio della pandemia di
Coronavirus SARS-COV-2 in Italia, allo scopo di minimizzare la situazione inventò la famosa distinzione tra morti “con” COVID-19 e “per” COVID-19.
Il ragionamento, copiato paro paro dai no-vax che dicevano che di morbillo non si muore perchè chi muore ha altre patologie, ha avuto un certo successo per qualche tempo tra i negazionisti del virus.
Oggi l’Istat e l’Istituto Superiore di Sanità spiegano in un report che COVID-19 “è la causa direttamente responsabile della morte, ossia è la causa iniziale, nell’89% dei decessi di persone positive al test SARS-CoV-2”.
In questi casi, la morte è quindi causata direttamente da COVID-19, seppure spesso sovrapposto ad altre malattie preesistenti, e dalle sue complicanze. In altri termini è presumibile che il decesso non si sarebbe verificato se l’infezione da SARS-CoV-2 non fosse intervenuta. Nel restante 11% dei casi il decesso si può ritenere dovuto ad un’altra malattia (o circostanza esterna). In questi casi, COVID-19 è comunque una causa che può aver contribuito al decesso accelerando processi morbosi già in atto, aggravando l’esito di malattie preesistenti o limitando la possibilità di cure.
Spiegano ancora ISTAT e ISS che per quanto riguarda l’analisi dell’11% dei decessi in cui COVID-19 non è causa iniziale, si riscontrano interessanti differenze se si considerano le diverse classi di età . Nei più giovani (0-49 anni) le cause di morte predominanti sono i tumori, che rappresentano circa il 9,3% del totale in questa fascia di età . Nella classe di età 50-59 anni oltre ai tumori (5,7%) troviamo il diabete (2,2%) e alcune malattie del sistema circolatorio (3,1%).
Nelle età più avanzate la distribuzione per causa è più eterogenea, ma i tumori restano ancora la causa iniziale di morte più frequente (è circa il 2,2% tra 60 e 79 anni), seguiti dalla cardiopatia ischemica, dalle malattie cerebrovascolari e dalle malattie croniche delle basse vie respiratorie.
Nel report ISS scrive che l’analisi è stata effettuata su 4.942 decessi di cui era pervenuta all’ISS la scheda di morte Istat con le informazioni sulle cause. Tale sottogruppo corrisponde al 15,6% dei decessi totali di soggetti positivi a SARS-CoV-2 segnalati alla Sorveglianza fino al 25 maggio 2020.
Le schede provengono da tutte le Regioni e/o Province Autonome del Paese, fatta eccezione per la Regione Valle D’Aosta, e la loro distribuzione per età e genere è simile a quella del totale dei decessi segnalati alla Sorveglianza.
Tutte le cause di morte diverse da COVID-19 sono ovviamente molto più rappresentate tra le multiple rispetto alla causa iniziale.
La polmonite è presente in 3.977 schede di morte, ovvero nell’80,5% del totale, ma in nessun caso è la causa iniziale del decesso. La presenza della polmonite, malattia causata direttamente dal virus SARS-CoV-2, in una così grande quota conferma il ruolo rilevante di COVID-19 come causa direttamente responsabile della morte nella gran parte dei decessi analizzati.
Infine, nel 28,2% delle schede di decesso, COVID-19 è l’unica causa di morte rilevante riportata (Tabella 2). Nel 71,8% dei decessi è presente almeno una concausa, diversa da COVID-19: il 31,3% ne ha una, il 26,8% ne ha 2 e il 13,7% ne ha tre o più.
Quasi un terzo dei decessi, quindi, sono causati solo da COVID-19 e non vi è indicazione da parte del medico della presenza di altre cause che possano aver contributo al decesso.
Questa percentuale è simile nei due sessi e nelle diverse classi di età , con l’eccezione della classe più giovane (0-49 anni). In questa fascia di età , solo il 18% dei deceduti non presenta concause che possano aver contribuito al decesso e pertanto COVID-19 è riportata come l’unica causa di morte.
Questo dato suggerisce che più spesso nei giovani sono presenti una o più malattie preesistenti che, associate a COVID-19, contribuiscono al decesso. Tuttavia, è importante sottolineare che in circa un quinto dei morti di età compresa tra 0 e 49 anni non sono state segnalate concause e che quindi, secondo quanto riportato dal medico certificatore, COVID-19 è una malattia che può rivelarsi fatale anche in persone giovani in assenza di concause di decesso
Le concause più frequenti nelle schede di decesso di persone positive a COVID-19 sono le cardiopatie ipertensive, che compaiono nel 18% dei casi, il diabete mellito (nel 16%), le cardiopatie ischemiche (13%) e i tumori (12%).
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 16th, 2020 Riccardo Fucile
CASSA DEPOSITI E PRESTITI NON DISPONE DI RISORSE SPECIALISTICHE SULLA GESTIONE DEL RISCHIO E HA LO STESSO CONFLITTO DI INTERESSI IMPUTATO AD ATLANTIA: FARE PROFITTI O FARE MANUTENZIONE?
Roma locuta, causa finita? Non proprio, anzi c’è il rischio che nella “soddisfazione generale” per l’accordo su Autostrade, resti insoluta la questione principale, che non è più quella economica, su cui pare si sia raggiunto l’accordo.
Di grandi disastri, non dovuti a cause naturali, ne sono capitati altri, penso alla Exxon-Valdez, o alla Deepwater Horizon, e prima al Bhopal.
Tutti sono riconducibili a una inadeguata valutazione del rischio: ormai si è imparato che la prima cosa da fare, oltre a contenere o rimediare ai danni, è rivedere come e da chi nell’azienda viene accertato il rischio, e a che livello delle strutture gestionali e societarie vengono portate le relative segnalazioni. Questo è quello che l’azionista avrebbe dovuto fare e il governo pretendere da subito.
Su tutte le altre istanze invece ha prevalso la necessità di difendersi dal giudizio della piazza e dalla richiesta di una condanna sommaria: sta di fatto che non ha neppure iniziato a farlo. Bisogna farlo adesso: in questo senso la causa non è finita.
Chi ha le competenze per mettere in piedi questa gestione del rischio?
Evidentemente non le strutture di ASPI, che sono oggetto della revisione. Neppure quelle di ANAS, che anzi, stando a recenti disavventure, avrebbero molto da imparare. Ma neppure CDP, che non ha ragione per disporre di simili risorse specialistiche; e che anzi, entrando nel capitale, viene ad avere lo stesso conflitto di interessi tra fare profitti e fare manutenzione che veniva, a torto o a ragione, imputato ad Atlantia.
Bisogna quindi ricorrere a consulenti esterni, di cui c’è gran numero, soprattutto da quando l’analisi dei rischi aziendali è diventata l’elemento centrale per gli investimenti in aziende che rispondono ai criteri ESG, Environmental, Social, Governance. Una asset class che dovrebbe diventare ancor più diffusa dopo il Covid-19.
Proprio la presenza di CDP nella compagine azionaria rende questa riforma della struttura aziendale più che mai necessaria
Se c’è stata responsabilità di ASPI, c’è stata anche quella delle strutture governative che avrebbero dovuto controllare l’operato del concessionario. Se, come si è detto nella “generale soddisfazione”, ASPI verrà quotata, e CDP farà largo spazio ad altri investitori, saranno proprio questi a esigere che i rischi siano adeguatamente valutati, che esista a livello di consiglio di amministrazione un comitato valutazione rischi, costituto in maggioranza da amministratori indipendenti: sarà quindi il capitale privato a proteggere dai rischi le nostre autostrade, e magari l’esempio si diffonderà anche ad altre strutture governate dal pubblico.
ASPI dovrebbe cercare di ottenere la qualifica di azienda ESG. Anche perchè, con il controllo della velocità , la riduzione della resistenza al rotolamento, il taglio delle distanze, il diffondersi dello sharing, le autostrade possono dare un contributo importante alla riduzione delle emissioni.
Per molti rimane la convinzione che nella esasperata politicizzazione, la “generale soddisfazione” si sia ottenuta e prezzo di una ingiustizia nei riguardi della proprietà di ASPI.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 16th, 2020 Riccardo Fucile
SONO COLLUSI CON I TRAFFICANTI, SI FANNO PAGARE PER PARTIRE E, RIPORTANDOLI INDIETRO, INCASSANO UNA SECONDA VOLTA
La domanda è: ne servivano altre? 
Di testimonianze fotografiche che toccano cuore, stomaco e animo di chi sa guardare e provare pietà per le altre persone ne avevamo già fin troppe, a partire dalla foto di Alan Kurdi. Il suo corpicino è stato rinvenuto ormai cinque anni fa sulle coste della Turchia, dopo il naufragio del piccolo gommone su cui si trovava insieme alla sua famiglia.
Oggi ne abbiamo un’altra, la foto migrante che sta girando e che tutti stiamo vedendo in queste ore. Assolutamente niente, niente di questa foto è degno e chiarire la situazione con la Libia diventa più imperativo di quanto non sia stato finora.
Parte della maggioranza lo sa e arriva alla spaccatura sul Decreto missioni e sul rifinanziamento della Guardia costiera libica.
Il parlamentare di Leu, Erasmo Palazzotto, ha presentato un documento chiedendo che l’Italia smetta di non vedere quanto accade nel Mediterraneo, ribadendo quello che accade nei centri di detenzione gestiti dalla famosa Guardia costiera libica.
Tutte questioni documentate in più di un’occasione negli ultimi anni.
La risoluzione di Palazzotto l’hanno firmata 22 persone (tra questi i dem Laura Boldrini, Matteo Orfini, Giuditta Pini; i 5 stelle Doriana Sarli, Paolo Lattanzio, Giorgio Trizzino; altri esponenti di Leu e Riccardo Magi di Più Europa).
La Guardia costiera libica — quella che qualche esponente politico italiano ha provato ad elogiare in passato — viene accusata da più parti per la sistemica violazione dei diritti umani, a partire dalle Nazioni Unite.
Quella foto ci dice che è il momento di cercare nuove soluzioni, non protrarre quelle che si sono rivelate fallimentari
I dati parlano chiaro e l’Onu sta chiedendo agli Stati membri di «rivedere le politiche a sostegno del ritorno di rifugiati e migranti in quel Paese». Italia e Malta, nonostante tutto — insieme all’agenzia europea Frontex — «hanno intensificato il sostegno alla Guardia costiera libica a cui vengono segnalati i barconi da intercettare anche all’interno di SAR europee».
Nel documento presentato al Parlamento italiano si legge: «Solo nel 2019, le autorità marittime libiche, in particolare la Guardia costiera libica, hanno intercettato almeno 9.225 rifugiati e migranti che attraversavano il Mediterraneo centrale, riportandoli quasi tutti indietro nei centri di detenzione libici».
La foto, dicevamo. La spaccatura della maggioranza. Ma a poco è servito, considerato come è andata alla Camera.
Sono pezzi di vari partiti che chiedono un cambiamento sulla questione finanziamenti alla sedicente Guardia costiera libica — che in realtà non esiste come ente, a differenza della Marina libica -. Il centrodestra vota con il governo.
Il risultato, quindi, è che l’Italia continuerà a finanziare lo scempio della Guardia costiera libica che recupera (non sempre, a quanto pare) i migranti che provano a raggiungere l’Europa per poi riportarli nei centri di detenzione.
(da Giornalettismo”)
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