Ottobre 21st, 2020 Riccardo Fucile
SISTEMA INGOLFATO, ATTESE INTERMINABILI ANCHE PER CHI ARRIVA IN AMBULANZA CON SINTOMI COVID
Nuova giornata infernale per i pronto soccorso genovesi. 
Davanti all’ospedale Galliera alle 11.20 di stamattina si contavano 7 ambulanze in attesa. Una situazione “delirante” come la definiscono i volontari delle pubbliche assistenze che continuamente, da giorni, fanno avanti e indietro dagli ospedali per trasportare pazienti con sintomi tipici del Covid-19
Il sistema è ingolfato e le attese sono interminabili, anche per chi arriva in ambulanza con sintomi da Covid. “È da due ore che siamo qua con una paziente su una barella, siamo arrivati alle 9.20. Il pronto soccorso è stracarico. Appena si libereranno le barelle ci faranno entrare, al momento non c’è posto”, racconta ai nostri microfoni Donato Altamura, volontario della Croce Celeste genovese con una delle tante ambulanze in attesa davanti al tendone per il triage.
Molti pazienti arrivano dalle case di riposo, come ci confermano altri volontari che non vogliono farsi intervistare. Ma non ci sono solo anziani: “La nostra è una ragazza di 21 anni — spiega Altamura -, stamattina intorno alle 5 aveva la febbre a 38 e mezzo, poi ha preso antipiretici e la febbre è scesa. Noi comunque l’abbiamo portata qui per tutte le verifiche, le faranno il tampone e valuteranno”
L’inizio della stagione invernale non aiuta e produce ulteriore confusione. “In generale abbiamo molte persone con la febbre, il periodo è questo, non sappiamo se si tratti di influenza o Covid. Purtroppo però si sta verificando come in questa primavera, la cosa è grave”, avverte il volontario della Croce Celeste.
Secondo i grafici consultabili online, all’ora in cui scriviamo al Galliera sono 13 i codici rossi in visita, 28 i codici gialli. In attesa 6 persone. Non va meglio al San Martino, dove sono ben 68 le persone in visita di cui 19 codici rossi e 41 codici gialli con 30 persone A essere sotto pressione al Villa Scassi è invece l’Obi, ossia l’Osservazione breve intensiva, con ben 72 persone.
(da Genova24)
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Ottobre 21st, 2020 Riccardo Fucile
E ORA SALVINI NEGA PRESSIONI SU FONTANA
I numeri della Regione Lombardia confermano quanto anticipato dalle prime aggregazioni di dati arrivati dalle province e di cui Open aveva dato conto già questa mattina.
Sono raddoppiati i nuovi positivi al Coronavirus registrati sul territorio: per la precisione, parliamo di +4.126 casi in sole 24 ore, a fronte del già alto numero di ieri quando i nuovi contagi erano stati 2.023.
L’osservata speciale si conferma Milano, che ha registrato +1.800 nuovi casi.
Un quadro preoccupante della nuova ondata in Lombardia, che aveva spinto già nelle scorse ore la Regione a discutere nuove misure più restrittive — come il coprifuoco dopo le 23 — contenute nella nuova ordinanza ora firmata e fatta circolare.
All’inizio, il segretario della Lega Matteo Salvini era intervenuto per frenare il presidente Attilio Fontana, dicendosi perplesso sulle chiusure che avrebbero rappresentato un freno ad una parte dell’economia lombarda. Il leader del Carroccio ha cambiato idea: «Non mi permetto di intervenire nel lavoro dei governatori e dei sindaci.
E nel giro di un’ora, l’ordinanza è stata effettivamente firmata.
(da Open)
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Ottobre 21st, 2020 Riccardo Fucile
LE VITTIME SONO 14
Il Veneto registra un boom di casi Covid, +1.422 in un giorno, un dato doppio rispetto ai
peggiori dati della prima ondata. Gli infetti totali passano dai 36.843 di ieri a 38.265 di oggi. Ci sono anche 14 vittime, che portano il numero complessivo dei morti a 2.282.
Lo riferisce il bollettino della Regione.
L’impennata si riscontra soprattutto nella provincia di Venezia, +504, mentre in termini assoluti resta Verona quella con il maggior numero di infetti dall’inizio dell’epidemia, 8.168. I casi attualmente positivi salgono a 11.433. I soggetti in isolamento fiduciario sono 13.619 (+434). Scendono i numeri dei ricoverati con Covide nei normali reparti ospedalieri, 524 (-13), crescono invece i pazienti nelle terapie intensive, 66 (+5).
(da agenzie)
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Ottobre 21st, 2020 Riccardo Fucile
“IL TREND E’ MOLTO PREOCCUPANTE”
“Nel mio reparto, l’aria è tornata l’aria di marzo: ci sono molte persone con una malattia grave e non sono quelle già in rianimazione”.
A parlare è Massimo Galli, responsabile del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, intervenuto durante la trasmissione Cartabianca su Rai 3.
Lo scienziato ha proseguito: “Il trend è molto preoccupante. Bisogna intervenire presto e arrivare a bloccare e invertire la tendenza nelle prossime due settimane. Altrimenti, in termini di gravità , la situazione somiglierebbe terribilmente a quello che abbiamo già vissuto. A marzo siamo stati colti di sorpresa, avevamo migliaia di casi prima di accorgerci della malattia”.
“Era prevedibile da un paio di settimane che si sarebbe arrivati a questo punto” aggiunge Galli, sottolineando: “Ora bisogna invertire la tendenza, bisogna fare subito cose per non doverne fare di peggiori dopo. Le misure prevedevano correttivi che potevano essere adottati nelle singole realtà . In alcuni contesti la situazione impone di fare di più e implica la necessità di interventi più decisi. L’indicazione chiara e forte su cui sono chiamati i cittadini ad aderire è ‘state a casa il più possibile’ e evitare situazioni in cui sono presenti molte persone”.
(da agenzie)
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Ottobre 21st, 2020 Riccardo Fucile
PRESO A BASTONATE IN TESTA E ACCOLTELLATO, IL FATTO ERA ACCADUTO A MODENA
Uno lo ha preso a bastonate in testa, un altro lo ha colpito con il machete e lo ha
accoltellato a un braccio.
Intanto gli gridavano offese razziste e frasi come: “Tornatene al tuo Paese, qui comandiamo noi”. I fatti si sono consumati a Modena e risalgono al 15 luglio: la violenza ai danni di un 22enne originario del Burkina Faso, per cui in queste ore sono stati arrestati padre e due figli, tutti italiani, di 53, 30 e 24 anni.
Il ragazzo sarebbe stato preso di mira per i contatti di semplice conoscenza con alcune persone di origine marocchina con cui gli aggressori avevano un conto in sospeso.
La sua unica ‘colpa’, spiegano gli investigatori, è quella di essersi trovato “al posto sbagliato al momento sbagliato”.
Il giovane ha tentato di difendersi dai fendenti e per questo è stato colpito al braccio e non in parti letali, ma anche ora, dopo un’operazione, non ha recuperato la piena funzionalità dell’arto.
(da agenzie)
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Ottobre 21st, 2020 Riccardo Fucile
IL SETTORE VUOLE TRATTARE CON I SINDACATI E NON CONDIVIDE LA LINEA DEL PRESIDENTE
La lettera è arrivata ieri sera. “E’ emersa l’esigenza di trovare il necessario equilibrio che tuteli lavoratori ed imprese (…) chiediamo un incontro con l’auspicio di finalizzare un accordo negoziale nell’interesse dei lavoratori e delle imprese”.
Sono sette associazioni imprenditoriali del settore alimentare che scrivono ai sindacati per riallacciare l filo del confronto e raggiungere l’intesa per il rinnovo del contratto. Ma soprattutto è nero su bianco l’implosione della Confindustria.
Il presidente Carlo Bonomi ha fin qui mostrato i muscoli chiedendo alle imprese associate di non cedere alle richieste dei lavoratori sugli aumenti salariali e proprio nel settore alimentare la linea dura (ed ora il suo fallimento) ha offerto la rappresentazione plastica delle tensioni interne al fronte degli industriali: a fine luglio tre associazioni hanno autonomamente firmato il rinnovo del contratto con Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil (tra queste la Unionfood che rappresenta tutti i colossi del settore, da Barilla a Ferrero, alle multinazionali come Unilever); la presidenza di Confindustria è intervenuta a gamba tesa richiamandole all’ordine e chiedendo a tutte le altre associazioni di non riconoscere la valenza nazionale del nuovo contratto; si è andati avanti con un braccio di ferro interno alla confederazione di viale dell’Astronomia e con singole aziende (oltre 80) che hanno continuato a firmare autonomamente i rinnovi con i sindacati; qualche giorno fa Federalimentare (pivot storico del settore con la delega a trattare per tutti) ha gettato la spugna ed è stato un “rompete le righe” ufficiale che ha portato alla lettera di ieri
A questo punto, tutte le associazioni del settore si sono sganciate dalla linea di Bonomi: un clamoroso schiaffo al nuovo presidente di Confindustria (è in carica da maggio e da subito ha provato a cambiare il passo della confederazione, irrigidendo i rapporti con governo e sindacati) che potrebbe avere riflessi anche su altri settori alle prese con i rinnovi contrattuali (10 milioni di lavoratori in attesa nel solo comparto privato), il metalmeccanico su tutti che proprio nei giorni scorsi ha visto l’interruzione delle trattative tra Fim, Fiom e Uilm e Federmeccanica.
Bonomi, che accusa i sindacati di aver tradito il Patto della fabbrica siglato dalle parti sociali nel 2018, considera impraticabili gli aumenti salariali, spostando fuori dal perimetro della contrattazione collettiva (puntando ad esempio sul welfare) i margini di possibili miglioramenti economici per i lavoratori.
Ma si respira grande insofferenza tra le imprese stesse, perchè in una delicatissima fase di ripresa economica e con l’ombra di nuova minacciosa della pandemia, preferirebbero evitare tensioni sociali che, di fatto, comprometterebbero lo sforzo di rilancio dopo la prima batosta del Covid.
Non a caso, nella lettera delle sette associazioni dell’alimentare si sottolinea che l’incontro richiesto “comporta la sospensione immediata delle agitazioni”. E al di là del segnale per l’intero fronte confindustriale, lo strappo delle associazioni di questo settore ha un rilievo di per sè, visto che il settore rappresenta, con le sue circa 7mila aziende e i suoi 385mila addetti, l’8% del Pil nazionale.
(da agenzie)
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Ottobre 21st, 2020 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA DEL NEW YORK TIMES: “HA VERSATO IMPOSTE PER 188.000 DOLLARI TRA IL 2013 E IL 2015”
Donald Trump non perde occasione per attaccare Biden e lo ha fatto più volte anche sulla
Cina. Una delle ultime accuse, che arrivano dalla campagna di The Donald, riguarda il figlio Hunter che oltre al problema Ucraina (su cui però le fake news e le mezze verità abbondano) “ha aperto un conto bancario con un uomo d’affari cinese”. Per i repubblicani al Senato, per FoxNews e per i numerosi blog conservatori che in queste due ultime settimane stanno riempiendo con centinaia di messaggi le email degli elettori americani, è la prova provata che Biden sarebbe in combutta con la Cina, il grande nemico che Trump combatte in prima linea.
Accuse che rischiano di essere un boomerang per il presidente Usa.
Il New York Times, proseguendo la sua lunga inchiesta sulle tasse di Trump, rivela adesso alcuni particolari che legano gli affari del “Commander in Chief” degli Stati Uniti proprio a Pechino.
The Donald avrebbe infatti in Cina un conto corrente (controllato dalla Trump International Hotels Management Llc.) che dal 2013 al 2015 ha pagato al governo del nemico cinese la bella somma di 188.561 dollari. Sono gli stessi anni in cui negli Stati Uniti l’allora uomo d’affari Donald Trump ha pagato solo pochi spiccioli al fisco americano.
Dalle carte pubblicate dal New York Times esce fuori anche un’altra curiosità che può interessare – quando mancano solo due settimane al voto – gli elettori americani: la Cina è una delle sole tre nazioni straniere (con Gran Bretagna e Irlanda) in cui il presidente degli Stati Uniti ha un conto bancario.
Per uno come The Donald, che ha ripetuto spesso che se dovesse vincere il suo rivale “il democratico ‘Sleepy Joe’ svenderà gli Stati Uniti alla Cina comunista”, le rivelazioni del quotidiano di New York non sono certo un bel ritorno di immagine.
Sulla vicenda ci sono diversi dettagli.
Gli affari di Trump ‘businessman’ sono pieni di accordi finanziari oltremare, per un decennio ha tentato di fare affari (senza successo) e di mandare avanti progetti o joint-venture con aziende di Pechino, ha gestito un ufficio in Cina anche durante la sua prima campagna elettorale del 2015-2016 e ha avuto una partnership con un’importante società cinese controllata dal governo.
I conti all’estero del presidente americano non compaiono nelle “comunicazioni finanziarie pubbliche del signor Donald Trump”, quelle dove deve elencare i beni personali, perchè sono sotto il nome di una società e non di un singolo individuo. I registri delle tasse non includono dettagli su quanto denaro possa essere passato attraverso i conti all’estero, anche se l’Internal Revenue Service (l’agenzia americana del fisco) richiede a tutti di segnalare la parte del loro reddito derivante da attività in altri paesi.
I conti britannici e irlandesi sono controllati da società che gestiscono i campi da golf di The Donald in Scozia e Irlanda, che riportano regolarmente milioni di dollari di entrate provenienti da questi paesi. La Trump International Hotels Management ha riportato invece solo poche migliaia di dollari.
(da agenzie)
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Ottobre 21st, 2020 Riccardo Fucile
INDIZIATO UN SOGGETTO COMPLOTTISTA E ANTISEMITA CHE ACCUSA I MUSEI DI ESSERE IL “CENTRO DEI SATANISTI GLOBALI”
Non è un periodo fortunato per i musei berlinesi. Tre anni fa la notizia del furto di una moneta d’oro da cento chili con l’effigie della regina Elisabetta dal Bode Museum fece il giro del mondo.
La “Big Maple Leaf” non fu mai ritrovata – e secondo gli inquirenti non lo sarà mai. Forse è stata fusa dai clan turco-libanesi che avevano orchestrato il clamoroso colpo. Ma adesso una nuova, incredibile notizia scuote la capitale.
Ignoti hanno imbrattato almeno settanta oggetti nella ‘Museumsinsel’, l’oasi al centro di Berlino che comprende alcuni dei musei più importanti della capitale. È probabilmente il più grave attacco all’arte antica mai sferrato in Germania.
Il 3 ottobre scorso, secondo la polizia criminale di Berlino, qualcuno ha spruzzato una sostanza oleosa su decine di capolavori custoditi nel Pergamon, nel Neues Museum e nella Alte Nationalgalerie. Macchiando indelebilmente sculture, quadri dell’Ottocento, sarcofaghi egizi e altre opere.
Il principale indiziato è ormai una vecchia conoscenza dei raduni dei negazionisti del coronavirus: Attila Hildmann, chef vegano noto anche per il suo feroce antisemitismo e per le teorie complottiste.
A giugno Hildmann era stato cacciato dalla scalinata dell’Altes Museum dove aveva regolarmente tenuto i suoi deliranti mini comizi. La Fondazione Preussischer Kulturbesitz, che gestisce il museo, aveva successivamente esposto all’ingresso un enorme striscione contro razzismo, nazionalismo e antisemismo.
Il bando dalla scalinata e la presa di distanza della fondazione avevano scatenato l’ira di Hildmann. Per tutta l’estate aveva aizzato i suoi sostenitori su Telegram – dove lo seguono oltre 100mila persone – contro l’oasi dei musei, sostenendo che l’altare di Baal custodito nel Pergamon sarebbe in realtà “il trono di Satana”. E che i musei sarebbero il “centro dei satanisti globali e dei criminali del coronavirus”.
Di notte attirerebbero gli adepti del diavolo che celebrerebbero riti atroci, abusando di bambini e sacrificando esseri umani. Follie non inusuali negli ambienti esoterici, rilanciate con rabbia dallo chef al grido di “satanisti schifosi”.
Hildmann ha anche compreso Angela Merkel nelle sue tirate, ricordando che la cancelliera abita vicino ai musei antichi, il che confermerebbe la sua presunta natura “demoniaca”.
Le procure di Berlino e Brandeburgo stavano indagando già dalla scorsa estate per incitazione all’odio. Ma adesso l’ombra di un sospetto ben più atroce si allunga sull’ex star della cucina vegana.
(da agenzie)
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Ottobre 21st, 2020 Riccardo Fucile
BASTA CON LA TOLLERANZA VERSO QUESTE TEPPAGLIA
Hanno lanciato anche sassi e bastoni contro la polizia municipale e contro i carabinieri.
Così un gruppo di ragazzi, una decina secondo le ricostruzioni, circondati da oltre cinquanta tra amici e conoscenti, ha aggredito le forze dell’ordine arrivate in piazza Attias, a Livorno, dopo aver ricevuto segnalazioni di assembramenti, vietati viste le norme anti-Covid.
Ad accerchiare le volanti diversi giovani, molti senza mascherina, e alcuni, fanno sapere gli agenti, anche minorenni
Nel video, si vedono tre auto dei carabinieri e una della polizia locale. Dopo le offese e gli spintoni, l’aggressione con calci, pugni, bastonate. Poi la sassaiola che colpisce le auto delle forze dell’ordine mentre si stanno allontanando.
“Eravamo andati in piazza Attias assieme ai carabinieri perchè ci avevano segnalato persone che giocavano a pallone, con musica alta e assembramenti — commenta a Livorno Today Annalisa Maritan, comandante della Municipale -. Quando siamo arrivati in poco tempo siamo stati accerchiati da un centinaio di ragazzini che hanno iniziato ad offenderci e ci hanno aggredito, danneggiando anche la nostra vettura”
La condanna al gesto è arrivata anche dal sindaco di Livorno, Luca Salvetti, che ha bollato l’accaduto come “inqualificabile”. Secondo la ricostruzione del primo cittadino “un ragazzo senza mascherina è stato intercettato, e dopo che gli è stato intimato di indossarla, attorno a carabinieri e polizia municipale si è portato un gruppo nutrito di giovani che hanno cominciato a prendere di mira gli agenti. Due di loro sono stati refertati al pronto soccorso, ma per fortuna stanno bene”.
(da agenzie)
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