Ottobre 30th, 2020 Riccardo Fucile
“TRA DUE SETTIMANE SAREMO COME A MARZO”… SI SARA’ GIOCATO LA CANDIDATURA A SINDACO DI ROMA DA PARTE DEI CAZZARI
“La vedo molto dura, la situazione. Complicata e piena di tranelli, perchè purtroppo a
metà novembre saremo come a fine marzo. Con la differenza che allora l’epidemia riguardava Lombardia e Veneto, mentre ora abbraccia tutta Italia. Il virus si è sparpagliato ovunque, anche le Marche non sono messe bene”.
Così Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile, intervistato dal ‘Corriere della Sera’. Sotto gli occhi ha un grafico “dove si vede chiaramente come a metà del prossimo mese la curva di contagi, ricoveri e morti avrà un’impennata insostenibile se non si prendono subito misure drastiche”.
“Se il diagramma corrisponde a verità – sottolinea Bertolaso – rischiamo tra poco più di due settimane di ritrovarci nei guai. I pilastri necessari per contrastare l’epidemia si stanno sgretolando, il servizio sanitario ha l’acqua alla gola e non sarà in grado di rispondere all’emergenza incalzante. Non vorrei rivedere le scene di medici russi, cubani e albanesi che accorrono in nostro aiuto nelle rianimazioni”.
Il mezzo lockdown non basta? “No, credo che sarebbe meglio fermare del tutto il Paese per un mese, subito, siamo ancora in tempo per non arrivare a quei numeri. Con uno stop generale, da un lato potremmo cercare di arrestare la diffusione, dall’altro permetteremmo al sistema di riorganizzarsi. Resettiamo l’Italia, senza aspettare di vedere se le nuove misure sono state efficaci”, il pensiero dell’ex capo della Protezione civile.
“Il filtro dei medici di famiglia – rimarca Bertolaso – è di nuovo saltato e i pronto soccorso sono sotto pressione. Tagliate le visite ambulatoriali ordinarie, ed è gravissimo perchè patologie gravi rischiano di essere diagnosticate troppo tardi”.
da “Huffingtonpost”)
argomento: denuncia | Commenta »
Ottobre 30th, 2020 Riccardo Fucile
PAROLE CHIARE CHE SOLO UN CIECO O I FAUTORI POLITICI DEL CONTAGIO NON VOGLIONO CAPIRE
La situazione in Italia peggiora e arriva anche l’allarme di Galli.
Ospite di PiazzaPulita il responsabile del dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche del Sacco di Milano apre al lockdown generale e attacca chi continua a minimizzare i rischi lanciando un appello: “Non possiamo perdere neanche un minuto”.
Una delle ragioni a scatenare l’allarme di Galli sulla situazione sono le proteste per la chiusura di bar e ristoranti alle 18, visto che “la presenza di persone senza mascherina, perchè non puoi mangiare senza mascherina, nei ristoranti è un elemento che può favorire il contagio”.
Per questo l’esperto dell’ospedale Sacco di Milano difende la scelta del governo spiegando che, dati alla mano, “il messaggio forte e chiaro non poteva che essere: non uscite la sera. Perchè se uscite la sera abbiamo un momento aggiuntivo, pesante, di rischio”.
Detto questo, Galli ammette che “non abbiamo controprova” se questo funzionerà e strizza l’occhio “all’alternativa che ha funzionato”, ovvero “il lockdown totale”.
E proprio la gravità della situazione è alla base della discussione con lo chef Fabio Picchi del ristorante Cibreo di Firenze, con Galli che ribadisce che “stiamo andando a sbattere di nuovo, con una diffusione dell’epidemia che sta diventando spaventosa”.
“A marzo, Milano e il Centro-Sud sono stati appena lambiti dalla pandemia, adesso il problema è in tutto il Paese” è l’allarme di Galli, che ammette che la situazione è diversa perchè “questa volta sappiamo che c’è” il virus ma proprio per questo il responsabile del dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche del Sacco di Milano ribadisce che “non possiamo perdere neanche un minuto”.
E per questo lancia un appello alla società civile perchè dia “il massimo del contributo per tentare di arginare questo problema” anche se il governo decidesse per il lockdown totale come in Francia.
“Dobbiamo riuscire a fermare il contagio, perchè altrimenti, davvero, torneremo a vedere certe immagini che non vorremmo vedere” ha concluso Galli, criticando anche la decisione di aver fatto svolgere le elezioni Regionali a settembre dopo aver dichiarato l’emergenza.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Ottobre 30th, 2020 Riccardo Fucile
E IL CRIMINALE SOVRANISTA CHE STA ALLA CASA BIANCA: “NOI NON CHIUDIAMO”
Almeno 1.004 nuovi decessi per coronavirus e 90.446 nuovi casi sono stati segnalati negli
Stati Uniti in un solo giorno. Nell’ultima settimana, ci sono stati una media di 77.825 casi al giorno, con un aumento del 42% rispetto alla media di due settimane prima. Con i dati aggiornati a stamani, più di 9 milioni di persone negli Stati Uniti sono state infettate dal Covid-19 e almeno 228.700 sono morte, secondo un database del New York Times.
“Francia e Germania non stanno andando bene. Noi vogliamo il loro bene ma stanno chiudendo. Noi invece non chiuderemo” ha detto Donald Trump nel comizio elettorale di Tampa, Florida
“La gente è stanca”, ha detto il tycoon, che è poi passato all’attacco del rivale democratico: “Il piano di Joe Biden è di mettere in atto blocchi punitivi, vi bloccherà ”.
È possibile che saranno disponibili negli Usa già “alla fine di dicembre o all’inizio di gennaio” le prime dosi di vaccino sicuro contro il coronavirus per alcuni americani a forte rischio, a condizione che i test clinici in corso non evidenzino criticità , ha detto il virologo Anthony Fauci, massimo esperto di malattie infettive degli Stati Uniti e membro della task force della Casa Bianca contro il Covid-19, in una conversazione con Francis Collins, direttore del National Institutes of Health, trasmessa sui social. Sulla base delle attuali proiezioni delle aziende più avanti sui vaccini, Moderna e Pfizer, gli americani probabilmente sapranno “a dicembre se abbiamo o meno un vaccino sicuro ed efficace”, ha affermato Fauci, secondo il quale “il primo sguardo intermedio (ai risultati dei test, ndr) dovrebbe essere, speriamo, entro le prossime settimane”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Ottobre 29th, 2020 Riccardo Fucile
I NUOVI CASI SONO 1.362 …LA PAURA DI DIVENTARE “LA NUOVA BERGAMO”
E non chiamatela Brianza felix. Almeno non in questo periodo. Non nei giorni del grande balzo nella classifica regionale dei contagi, che vede Monza e provincia attestarsi stabilmente al secondo posto dopo il capoluogo e la sua area metropolitana. Sotto l’Arengario la paura di diventare «la nuova Bergamo» ha preso definitivamente forma martedì, con il dato più eclatante da inizio pandemia: 1.362 nuovi casi positivi a Monza e Brianza, distribuiti in modo omogeneo su una popolazione di quasi novecentomila abitanti nel cuore della Lombardia.
Più di Milano città , e con un distacco abissale su tutte le altre province. Una crescita esponenziale in sole quattro settimane quando si è passati da 90 casi che già avevano destato preoccupazione a una cifra 15 volte superiore. «Quel numero è il risultato di molti tamponi dei giorni precedenti di cui si aspettava l’esito, ma è comunque impressionante».
Non minimizza dunque il sindaco del capoluogo Dario Allevi, anche perchè ieri i contagi erano comunque ben 822. Il primo cittadino, da martedì, segue l’evoluzione da casa in isolamento precauzionale per la positività di un familiare.
Il Covid è entrato anche in giunta, e ha colpito l’assessora all’urbanistica Martina Sassoli. Al di là dei fattori comuni a tutto il paese – ritorno dalle ferie e movida – questa crescita va cercata nella vicinanza con Milano, l’area critica per eccellenza di questa fase. «Noi e il capoluogo siamo una cosa unica, per motivi lavorativi e di svago – riprende Allevi – decine di migliaia di persone, anche di più, si spostano ogni giorno tra la Brianza, Milano e il suo hinterland. Pendolari, studenti, lavoratori: quello che succede là , si riflette anche qui».
Lo pensa anche Paolo Bonfanti, direttore del reparto di Malattie Infettive al San Gerardo e docente all’Università Bicocca: «È un territorio senza cesure-spiega, siamo strettamente legati. La prima ondata ci ha risparmiati, questa ci ha travolti. Un lockdown è una decisione difficile da prendere, ma siamo già vicini alla soglia d’allarme». Di pari passo con la crescita dei contagi aumenta la pressione sull’ospedale San Gerardo, hub regionale per il Covid che nella prima fase aveva già seguito 1.780 pazienti, per gran parte provenienti da fuori provincia.
«I numeri dei ricoveri sono in costante crescita e provengono tutti da Monza e la Brianza», conferma il direttore generale della Asst Mario Alparone, rimarcando una differenza con la prima fase. Danni anche a turismo e ristorazione.
All’Hotel de la Ville, albergo quattro stelle lusso, le disdette sono continue: «Abbiamo lanciato la formula “Stay-vacation” con promozioni – spiega il titolare Luigi Nardi, consigliere dell’associazione albergatori per Monza e Brianza – ma la situazione è drammatica, il tasso di occupazione è sotto il 10%».
(da “Il Corriere della Sera”)
argomento: denuncia | Commenta »
Ottobre 29th, 2020 Riccardo Fucile
IL MINISTERO DELLA SANITA’ STA VALUTANDO ZONE ROSSE LOCALI
“Siamo in un momento delicato, per certi versi drammatico”. Domenico Arcuri è alla prima
conferenza stampa in quel rito (per ora settimanale) delle conferenze stampa con il bollettino del contagio per il Covid-19 che avevamo archiviato alla fine della scorsa primavera e che non avremmo mai voluto tornasse necessario.
Il bollettino quotidiano alza l’asticella molto prossima ai 28 mila casi, il governo spera che nel giro di quattro o cinque giorni i contagi cessino di crescere, effetto delle misure dell’ultimo dpcm.
La parola più ripetuta in questi giorni nelle stanze del ministero della Salute è “plateau”, l’altopiano della curva: non ci si aspetta a breve un calo dei contagi quotidiani, ma piuttosto che, toccato un punto limite, si stabilizzino per un certo numero di giorni per poi tornare a scendere.
Per questo Giuseppe Conte ha spiegato a chi sta facendo pressing che un nuovo dpcm non si farà , almeno non prima di aver visto che tipo di andamento si svilupperà nei prossimi giorni. “Anche perchè altrimenti sembreremmo dei fuori di testa a fare un decreto a settimana” ammette un esponente di governo, che poi aggiunge: “Al momento non sono previste ulteriori restrizioni nazionali”.
L’ultima è la parola chiave, perchè il ministero della Salute, insieme agli Affari regionali, stanno soppesando la situazione delle realtà locali.
Si valuta la creazione di zone rosse comunali e provinciali, molte le stanno già deliberando le singole Regioni, ma sono casi di paesi dal contenuto numero di abitanti. Sotto la lente d’ingrandimento ci sono Napoli e Milano, quest’ultima più della prima, dove la situazione sembra essere al momento fuori controllo.
“Non ho ricevuto alcun piano per un lockdown”, ha detto il sindaco meneghino Giuseppe Sala, che ieri ha avuto uno scambio di opinioni con il governo proprio su questo punto, e che resiste all’ipotesi di un giro di vite sulla città . “Ma lì qualcosa nei prossimi giorni va fatto”, spiega un’autorevole fonte che segue il dossier, spiegando quali sono i due indicatori per iniziare le procedure per istituire una zona rossa. Anzitutto il rapporto dell’Istituto superiore di sanità , previsto per domani: “Da lì potremo assumere dati più sistematici e organizzati, e una valutazione di massima sulla situazone precisa anche della città , visto che quelli precisi sono raccolti a livello comunale e provinciale”.
Questi ultimi hanno toccato nella giornata di oggi quota 3211, mentre quelli calcolati per la sola città sarebbero 1393.
Il secondo, collegato al primo, è l’indice di riproduzione del coronavirus: la soglia limite è R2 (che equivale a dire che ogni persona positiva ne contagia altre due), se dovesse toccarla scatterebbe l’attivazione della zona rossa.
Al momento si viaggia su una soglia di poco inferiore, e comunque spiegano dall’esecutivo che “Milano è Milano, non un piccolo comune qualsiasi”, per dire che ulteriori restrizioni saranno concordate con autorità locali valutando caso per caso. Vale per il capoluogo lombardo, vale per gli altri macro casi che destano preoccupazione, sempre che non intervengano prima misure estese all’intero paese su cui molti nel governo stanno spingendo in queste ore.
Il momento per certi versi è drammatico”, dice Arcuri oggi, “il momento non è drammatico”, diceva appena dodici giorni fa.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: emergenza | Commenta »
Ottobre 29th, 2020 Riccardo Fucile
CHI HA GIRATO IL VIDEO SAPEVA PERFETTAMENTE CHE PER QUEL LASSO DI TEMPO AVREBBE POTUTO SOSTENERE CHE IL PRONTO SOCCORSO FOSSE VUOTO PERCHE’ “IL COVID E’ UNA BALLA”… NON SI CAPITA PER CASO, NON SI DIFFONDONO BUFALE PER CASO, NON SI DIFFAMA A CASO
Due video girati da due signore presso l’ospedale Sacco di Milano, rappresentano un’iniziativa lanciata online da negazionisti dell’emergenza Covid19 per «smentire» le difficoltà che vengono raccontate dai media degli ospedali milanesi nell’affrontare questa seconda ondata di contagi e, purtroppo, di ricoveri per malati anche gravi in terapia intensiva.
Nel video le due protagoniste fanno intendere che presso il pronto soccorso dell’ospedale regni la calma, tanto che non si sentirebbero nemmeno le sirene delle ambulanze.
Siamo andati di persona a parlare con il Dott. Pietro Olivieri, responsabile della Direzione Medica di Presidio Luigi Sacco, il quale ci ha permesso di far luce sull’accaduto.
Sempre ammesso che avessero sbagliato padiglione, non si sentivano a dir loro le ambulanze. «Avevamo 70 pazienti all’interno del Pronto soccorso, positivi in attesa di un posto letto», ci racconta il Dott. Olivieri che prosegue: «Posto letto che non c’era. Quel giorno siamo rimasti a lavorare fino a sera tardi per cercare di aprire un nuovo reparto, dove poter dare ristoro a questi pazienti, in attesa ormai da tante ore».
La prova della mancanza delle ambulanze? Presto detto: «Poco prima avevo mandato una eMail al 118, dove chiedevo nella consapevolezza di essere tutti nella stessa barca, di non mandarmi più ambulanze per almeno 12 ore».
Il pronto soccorso, saturo come i posti a disposizione per i pazienti Covid, non poteva ricevere ulteriori arrivi e dunque la signora, evidentemente, si era trovata sul posto nel momento più propizio alla sua narrazione, ma di fatto non supportata dalle prove.
A supporlo è lo stesso Dott. Olivieri che non perde l’occasione per lanciare un messaggio ai negazionisti
Probabilmente la “buontempona” che ha realizzato il filmato lo aveva fatto in quel frangente. Questi buon temponi se vogliono possono venire da queste parti — tanto “non stiamo facendo niente” — come loro affermano. Li porterò tranquillamente a fare un tour guidato dell’ospedale, senza alcun problema.
«Noi continuiamo a ricevere come tutti gli ospedali, milanesi e lombardi, decine e decine di richieste di ricovero. Al momento l’ospedale Sacco ha aperto 300 posti Covid, che sono interamente occupati. Cerchiamo di aprire sempre più letti di rianimazione, perchè contrariamente a quel che si dice, sempre più gente ha bisogno di essere intubata».
(da Open)
argomento: denuncia | Commenta »
Ottobre 29th, 2020 Riccardo Fucile
UN MARCHETTARO DALLE MILLE FACCE
L’errore sta nel ritenerlo un politico, che ragiona da politico, che agisce da politico, mentre
Matteo Salvini è solo un influencer, che infila delle serie ragguardevoli di stecche, che annusa il vento e che immagina la sua posizione semplicemente all’opposto rispetto alle decisioni del governo.
Come se fare opposizione sia sbattere i piedi, dire no no no e ripetere che il pallone è suo e che alla fine non si gioca, se non si gioca come dice lui.
Così accade che, se lo spazio vuoto diventa quello dei No Mask o dei negazionisti, lui ci si butta subito dentro, analizzando i logaritmi dei social e proponendosi come padre adottivo di temi che infiammano la rete.
Non è nemmeno un influencer, a pensarci bene, nemmeno quello: un influencer piazza un prodotto e invece Salvini non ha nemmeno il prodotto. Semplicemente cavalca qualcosa che già c’è sotto traccia e ci si siede sopra per covarlo con l’ambizione di rappresentarlo
Così si ritrova, confidando nella memoria breve dei suoi elettori, a dire nel giro di qualche ora che non ci sarà nessuna seconda ondata e, quando l’ondata del virus arriva, cambia rotta accusando gli altri di essere irresponsabili, quella stessa irresponsabilità che ha vomitato per mesi.
Un marchettaro dalle mille facce che, non avendo idea, deve per forza fotografarsi con i prodotti e con le idee degli altri fingendo che siano sue, come un avvoltoio sempre pronto a fiutare qualche nuovo malcontento per cavalcarlo senza nessun senso di responsabilità .
E le sue figuracce si moltiplicano, a dismisura. Negli ultimi giorni qualcuno sperava che almeno si nascondesse, che chiedesse scusa, che guardasse i numeri della “sua” Lombardia e che ci spiegasse per bene cosa stia avvenendo. E invece eccolo qui, ancora, che prova a dare lezioni mentre sta accadendo per l’ennesima volta l’esatto contrario di quello che aveva previsto.
Ma la parabola di Salvini si potrebbe spiegare con il suo rapporto con il cibo, quello è un manifesto perfetto: ha cominciato fotografando cibo tutti i giorni, si è fatto immortalare mentre sbaffava cibi italiani in nome del patriottismo culinario e ieri, nel Paese dei cuochi, è riuscito perfino a farsi cacciare dai ristoratori.
Immaginate una Ferragni che viene rincorsa mentre le lanciano dietro le sue scarpe: potrebbe accadere? No, a un influencer no, ma a Salvini sì.
E non se ne vergogna nemmeno un po’. Ma, in fondo, i cuochi che cacciano l’aspirante food blogger è l’ennesima fotografia di quello che Salvini vale.
(da Globalist)
argomento: Costume | Commenta »
Ottobre 29th, 2020 Riccardo Fucile
I DUBBI SUI PRODOTTI USATI IN ITALIA
Il professor Andrea Crisanti il 21 ottobre scorso ha comunicato alla Regione Veneto i
risultati di uno studio sul test rapido antigenico Abbott, condotto insieme al reparto malattie infettive e al pronto soccorso dell’ospedale di Padova.
Secondo i risultati dello studio i test rapidi non riconoscerebbero 18 infetti su 61, evidenziando “una sensibilità di circa il 70%, inferiore a quella dichiarata” dalla Abbott. In pratica, secondo Crisanti, con il test rapido 3 positivi su 10 potrebbero risultare negativi e continuare a diffondere l’infezione senza alcun controllo.
Lo studio è stato condotto su una platea di 1593 pazienti e i risultati discordanti non riguardano solo soggetti con una bassa carica virale, rispetto ai quali è noto che i test rapidi avrebbero una scarsa sensibilità : «Tra i campioni risultati negativi al test antigenico – sottolinea Crisanti – vi sono ben 6 casi di pazienti con carica virale molto elevata», i famosi super-spreaders o comunque possibili super diffusori. Tanto che la virologia di Padova ha deciso «in autotutela di non emettere più referti negativi» basati su quei test rapidi.
E c’è di più, fa sapere sempre l’articolo: anche nella Regione Lazio, dove i test antigenici sono ormai sdoganati, un documento dello Spallanzani getta dubbi ancora più gravi sull’efficacia dei tamponi rapidi, questa volta Sd Biosensor: il test “Standard Q Covid-19 Ag” ha riportato una sensibilità bassissima, del 21,95%, nettamente inferiore a quella dichiarati nel foglietto illustrativo del produttore, superiore all’80%.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Ottobre 29th, 2020 Riccardo Fucile
DA “DOLCETTO O SCHERZETTO” AL RISCHIO CONCRETO DI ARRIVARE A “DOLCETTO O INFETTO”
Il Comune di Chiavari ha emesso un’ordinanza per impedire a tutti di fare «dolcetto o
scherzetto» sabato 31 ottobre, in occasione di Halloween. Niente dolcetti e niente regali per i ragazzi, come disposto da Marco Di Capua.
Sul suo profilo Facebook il sindaco ha pubblicato l’ordinanza — che vale per il 31 e il 1° dicembre — e l’ha riassunta in punti. Vietata qualsiasi «manifestazione o iniziativa riconducibile all’evento festa c.d. di “Halloween”» e «festeggiamenti pubblici e privati riconducibili».
L’ordinanza vieta anche di «accedere, singolarmente o in gruppi, agli esercizi commerciali secondo le usanze c.d. di “Halloween”» e agli operatori commerciali di «porre a disposizione del pubblico caramelle dolciumi e qualsiasi altra cosa in regalo come d’uso per la festa c.d. di “Halloween”». Il provvedimento è stato presso in intesa con i sindaci di Sestri Levante e Lavagna.
Tutti coloro che infrangeranno le disposizioni saranno passibili di multe che vanno «dai 400 ai 1000 euro». Vietare Halloween — e tutte le tradizioni importate dagli Usa che derivano dai festeggiamenti — servirà ed evitare il propagarsi incontrollato del virus.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »