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QUANDO FRATELLI D’ITALIA SE NE FREGAVA DELLA PRIVACY E FOTOGRAFAVA I CITOFONI

Dicembre 2nd, 2020 Riccardo Fucile

L’EPISODIO NEL NOVEMBRE DEL 2019 CON DUE ESPONENTI DEL PARTITO DELLA MELONI CHE OGGI DIFENDE I DATI SENSIBILI

Ed eccola qua la politica, nella sua splendente coerenza.
Tutto riassunto in un post pubblicato da Giorgia Meloni sulla lotteria degli scontrini.
Un commento intriso di rabbia e teorie del complotto in difesa — perchè questo è il termine che piace molto alla segretaria di FdI — della privacy degli italiani che, secondo lei, sarebbe messa a repentaglio qualora si partecipasse al concorso.
Insomma, Meloni contro lotteria degli scontrini, ma quando i suoi deputati e consiglieri fecero un video-censimento delle case popolari a Bologna pubblicando sui social le immagini con nomi e indirizzi (erano ampiamente individuabili dai loro discorsi) degli stranieri, fu proprio lei a difenderli.
Abbiamo spiegato e sottolineato come il grido di allarme di Giorgia Meloni contro lotteria degli scontrini fosse del tutto immotivato, fuori luogo e senza senso.
La leader di Fratelli d’Italia ha puntato il dito facendo nomi e cognomi: da Conte a Casalino, passando per Di Maio e Gualtieri. Fino ad arrivare, pensate un po’, all’Agenzia delle Entrate. Mentre la Nasa era impegnata in altro.
Ed ecco che, allora, torna a riecheggiare nell’aria quella sua giustificazione e non condanna nei confronti del deputato Galeazzo Bignami e del consigliere comunale di Bologna Marco Lisei che, nel novembre 2019, si prodigarono in un grande atto di difesa della privacy, pubblicando sui social un video in cui indicavano nomi e cognomi sui citofoni di chi viveva nelle case popolari.
Lì era un chissenefrega della privacy. Oggi, per un altro pugno di voti, la privacy torna a essere la vacca sacra da mungere.
Come accade per Salvini e il suo gioco per vincere una telefonata con lui. Ma a loro — e alla politica in generale — non frega nulla e non è mai fregato nulla della vostra privacy.
Sapevatelo.

(da Giornalettismo)

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LA BUFALA ANONIMA DI CONTE CHE “CENA AL RISTORANTE CON LA FIDANZATA NONOSTANTE IL COPRIFUOCO”

Dicembre 2nd, 2020 Riccardo Fucile

I TITOLARI DEL LOCALE SMENTISCONO

Ieri Dagospia ha pubblicato l’audio, anonimo, di una donna che accusa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la compagna Olivia Paladino di aver cenato il 31 ottobre al ristorante nonostante il divieto di apertura imposto dal DPCM Coronavirus: “Il 31 ottobre alle 20.30 Giuseppe Conte e la fidanzata Olivia Palladino erano a cena in un noto ristorante stellato in zona piazza Montecitorio nonostante il coprifuoco: è lui il primo a trasgredire il Dpcm”.
Palazzo Chigi ha diffuso una nota che smentiva la notizia: si tratta di “notizie false, destituite di ogni fondamento, a carattere gravemente diffamatorio”.
Si precisa che “l’ultima volta che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha cenato nel ristorante indicato dalla presunta testimone risale alla fine di settembre. Anche le altre notizie riferite nella comunicazione audio sono completamente false e diffamatorie. E’ falso che la sera del 31 ottobre la scorta del presidente Conte stazionasse davanti al detto ristorante ed è falso che l’auto del presidente Conte sia un’Audi elettrica”.
Il ristorante in questione è “Achilli al Parlamento”, enoteca in via dei Prefetti, spiega il Fatto Quotidiano, che ha anche parlato con i proprietari che negano che Conte fosse presente e che il ristorante fosse aperto:
I proprietari dell’enoteca frequentata da molti politici però negano tutto: “Da quando è entrato in vigore il Dpcm a cena non è mai venuto nessuno e mai abbiamo somministrato alcolici — spiega il responsabile Mario Falco Romano — e questo vale per Conte o per qualunque cittadino. Siamo solo aperti a pranzo o la sera per il commercio aL dettaglio”. Conte e la compagna sono clienti dell’enoteca: “L’ultima volta che sono venuti qua era il 25 settembre, giorno del compleanno di Olivia”, racconta il proprietario.
Una ricostruzione confermata anche da Palazzo Chigi che, dopo aver controllato l’agenda del premier, ha precisato che l’ultima volta che il premier ha cenato lì “risale a fine settembre”.
Il proprietario dell ‘enoteca spiega che non avvierà  alcuna azione legale nei confronti di chi ha diffuso l’audio perchè “non sappiamo nemmeno chi è questa Beatrice”.

(da agenzie)

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A MILANO FESTE E FESTEGGIAMENTI IN BARBA ALLE REGOLE

Dicembre 2nd, 2020 Riccardo Fucile

IL COMPLEANNO DI UNA INFUENCER IN UN NOTO ALBERGO MENEGHINO

Questa mattina sul cellulare arriva l’ennesimo messaggio — disagio di un mio caro amico ristoratore: «Gabriele, la vedo davvero dura, questa volta ho paura».
Il mio amico, a Milano, possiede due locali che non aprono le serrande ormai da mesi (contando anche il periodo di lockdown). Ma il suo messaggio di disperazione si può estendere da Nord a Sud dell’Italia.
Poi leggendo i giornali, i titoli riportano alla ‘paura’: focolaio a Pavia dopo un pranzo di nozze 32 invitati, 21 positivi, a Natale e Capodanno, rientro alle ore 22.00 stop ai cenoni, le messe saranno fatte in sicurezza, la città  di New York non accende le sue luci e così via.
Però, c’è un però.
Ieri sera, anzi da qualche sera, anzi da qualche settimana a Milano: si fa festa! Non ci credete? Basta guardare le immagini. Il luogo, no non è più la Terrazza Sentimento e senza controlli di Alberto Genovese, ma è un noto hotel milanese con ristorante.
Il giochetto sarebbe questo: prenoti la stanza e puoi cenare nella zona ristorante dell’hotel, nessuna distanza, tavoli da otto o dieci persone e le regole, quelle che almeno noi rispettiamo da casa, e gli altri ristoratori eseguono piangendo sempre “da casa”; se ne vanno a quel paese.
Ieri sera a Milano festeggiava il compleanno l’influencer Elisa De Panicis, 1 milone di seguaci, una settimana al “Gfvip” lo scorso anno, che ha invitato le sue amiche per il party. Tra queste: Carla Cruz, 115 mila seguaci, anche per lei una settimana al “Gfvip 2”, un video sexy sui social (nessun Revenge porn, sia chiaro, ndr), Mila Suarez, 309 mila followers, ex di Alex Belli, con qualche apparizione in tv nel salotti da Barbara D’Urso, la giovanissima modella Elena Gusmeroli, 260 mila seguaci, Sasha Burci, 2,2 milioni di seguaci, Youtubers del gruppo “Mates”, Vlady Rotaru, truccatore e un altro amico. Insomma tutti con un gran seguito, con una responsabilità  legata alla parola “esempio” da dare, almeno in teoria.
Tavolata fino a tarda notte con alcool in bella vista, poi passeggiata nella terrazza. niente mascherina e il resto non è dato sapersi perchè questo è il racconto che noi abbiamo potuto osservare dalle numerose segnalazioni; tra questi, tra i “segnalatori” molti sono imprenditori e ristoratori del mondo della notte che non capiscono se questo sistema, utilizzato dagli Hotel (e su Milano sono molti) sia un sistema in linea che le regole del DPCM o meno.
Insomma: in hotel si possono far cene e feste e party, e passeggiate e selfie e respirare la vita di prima, senza distanze, disertando il numero “idoneo” delle persone sedute al tavolo e così via ma il tutto in piena PANDEMIA?
Le regole valgono per tutti? Mentre le scuole chiudono, non esiste la possibilità  di prender un caffè al bar se non al volo e d’asporto, stop alle riunioni se non in ZOOM o SMART WORKING; mentre aperitivi, aperi-cena, cena e cenone se vanno a quel PAESE per una nostra tutela, nello stesso PAESE c’è chi invece può godersi una serata di quelle serate dei bei tempi, prima del Covid_19 dimenticandosi della Pandemia.
In tutto questo c’è chi invece pur essendo “seguito” da oltre 4 milioni di seguaci al tavolo (sommando i l totale dei seguaci al compleanno della De Panicis) se ne frega altamente. L’importante è brindare, mostrare e non pensare. Soprattutto non pensare.

(da agenzie)

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CAMERE D’ALBERGO COME DISCOTECHE PER LE FESTE: IL TRUCCO PER AGGIRARE I DIVIETI

Dicembre 2nd, 2020 Riccardo Fucile

COME FARE UNA FESTA IN BARBA AI DIVIETI

Come fare una festa in barba ai divieti imposti dal DPCM anti COVID? In mancanza di locali e discoteche prenotando una camera d’albergo e invitando gli amici. Con il rischio però, come racconta il Mattino, che qualcuno segnali l’assembramento e chiami le forze dell’ordine.
Il fenomeno si verifica in particolare durante il fine settimana, quando comitive di giovani danno luogo a veri e propri party sostituendo le sale dei locali notturno o dei discobar con le camere in affitto.
In sole 24 ore la Polizia di Stato ha scoperto due casi, negli ultimi giorni. Nel primo l’intervento degli agenti è servito a interrompere una vera e propria festa alla quale partecipavano addirittura 19 persone. E da quel momento la Questura ha deciso di intensificare i controlli.
Naturalmente non vi è nulla di illegale nel prenotare una camera d’albergo. E proprio su questo punto c’è chi si fa forte per eludere i regolamenti che impongono distanziamento interpersonale e adozione di misure di sicurezza.
Ma la scena che due giorni fa si è presentata l’altra sera agli occhi degli agenti dell’Ufficio prevenzione generale in un hotel di via Giuseppe Pica, traversa del corso Arnaldo Lucci — a due passi dalla Stazione Centrale — non lasciava adito a dubbi.
Sette ragazzi (quattro quelli che avevano prenotato, ai quali si erano poi aggiunti gli altri) stavano facendo baldoria, consumando panini e bevande alcoliche dopo essere riusciti con un escamotage a introdursi in una stanza dell’hotel.
Tutti senza mascherina, ovviamente. Uno di loro, tra l’altro, avrebbe dovuto trovarsi agli arresti domiciliari. Gli agenti dell’Upg con i colleghi del commissariato Vicaria-Mercato li hanno identificati e sanzionati. Il più grande aveva solo 24 anni, e tra loro c’era anche un 17enne, quattro di loro risultano avere anche precedenti di polizia.

(da agenzie)

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LA FIGURA DI MERDA DI CHI AVEVA GIA’ DATO COLPA AGLI IMMIGRATI PER QUANTO ACCADUTO A TREVIRI

Dicembre 2nd, 2020 Riccardo Fucile

E’ STATO ARRESTATO UN CITTADINO TEDESCO: E L’INTERNAZIONALE CRIMINALE SOVRANISTA MASTICA AMARO

Gli step da seguire sono sempre gli stessi: leggo una notizia, confronto le fonti, faccio una summa e cerco di verificare se le mia convinzioni siano reali o solamente frutto di una mia fantasia dettata da eventi pregressi o ideologie.
Evidentemente si tratta di uno sforzo sovrumano che molte persone non intendono fare. Anzi, in tanti neanche leggono gli articoli e commentano in base al proprio odio — perchè di questo si tratta nel caso specifico -, per poi essere amaramente smentiti e spernacchiati dai fatti reale.
Accadde già  in passato ed è successo di nuovo oggi con le notizie dell’attentato Treviri in Germania, dove un uomo a bordo di un Suv ha investito diverse persone uccidendone quattro (tra cui un bimbo) e ferendone almeno 15.
Per molti, suoi social, la responsabilità  era sicuramente da attribuire a uno straniero (magari migrante). E invece.
E invece la polizia tedesca ha svelato l’identità  — in modo sommario, come è giusto che sia in casi di cronaca come questo — della persona al volante di quel Suv. Si tratta di un 51enne tedesco che vive in una città  non distante da Treviri, luogo in cui ha portato avanti la sua folle corsa che ha strappato la vita a quattro persone.
Eppure ecco il muro dell’odio racchiuso in una piccola collezione di commenti trovati a corredo di notizie condivise da alcuni quotidiani su Facebook (con i nomi oscurati perchè l’obiettivo è denunciare il fenomeno e non instillare una catena d’odio).
Come detto, si tratta solo di una breve raccolta di commenti — privi di senso e smentiti dagli eventi — pubblicati sotto i post Facebook con gli articoli di Libero, Il Giornale e Il Corriere della Sera. Tutti con lo stesso obiettivo: è sicuramente colpa dello straniero.
Ma non straniero americano, ma migrante o immigrato.
Poi, però, si scopre che l’autore del folle gesto è un cittadino tedesco di 51 anni. E l’ennesima caccia si perde nel vuoto. Come accadde già  in Italia nel giorno dell’omicidio del Carabiniere Cerciello Rega a Roma, ucciso da due ragazzi statunitensi.
Ma subito era stata data la colpa al migrante.

(da agenzie)

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NON E’ UN ATTENTATO: E I FATTI DI TREVIRI SPARISCONO DALLE PRIME PAGINE DEI GIORNALI

Dicembre 2nd, 2020 Riccardo Fucile

TUTTO TRASFERITO ALL’INTERNO DEI QUOTIDIANI: NON ERA COINVOLTO UNO STRANIERO MA UN ARIANO, NON FA NOTIZIA

Quel che è accaduto a Treviri ha riempito i siti di informazione nella giornata di ieri. Poi, quando è stata confermata la matrice non terroristica di quanto accaduto, la notizia si è sgonfiata e dal clamore del momento si è passati all’indifferenza generale.
Non era coinvolto uno straniero, il movente non era religioso. E così le prime pagine su Treviri sono quasi completamente vuote. I principali quotidiani (pur affrontando questo fatto di cronaca all’interno dei giornali) hanno deciso di non dedicare alcun richiamo nella copertina a quanto successo in Germania. Solo alcune eccezioni, con mini-box.
Una rapida rassegna sui principali quotidiani di informazione italiana, mostrano lo stato dell’informazione e del giornalismo nel nostro Paese.
Sangue sì, ma senza il clamore del terrorismo. Quindi la notizia perde di interesse e di clamore. Ecco alcune prime pagine su Treviri (anzi, senza) di oggi. Da La Repubblica a Il Corriere della Sera, passando per Il Fatto Quotidiano, La Stampa, Il Giornale e Il Messaggero.
Nessuno di questi quotidiani, i più venduti in Italia, ha deciso di ospitare la narrazione di quanto accaduto martedì pomeriggio in Germania nelle loro prime pagine. A fare eccezione, questa volta, è Libero quotidiano che dedica ai fatti di Treviri un boxino sul taglio basso della propria copertina.
Un piccolo trafiletto, nel punto più basso della prima pagina. Ma è pur sempre qualcosa. Mentre tutte le altre testate in vendita nelle edicole italiane, hanno deciso di non mettere alcun richiamo sulle loro copertine. Immaginiamo — visti i precedenti — cosa sarebbe accaduto se si fosse trattato di attentato terroristico, magari di matrice religiosa. Lì sarebbero state copertine a tutta pagina su Treviri.

(da agenzie)

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LA LEZIONE DI AUGIAS A SALVINI

Dicembre 2nd, 2020 Riccardo Fucile

“SONO AMMIRATO DALLA SUA CAPACITA’ DI CREARE UN FRULLATORE IN CUI TUTTO SI MESCOLA, DALL’UNGHERIA AI CANI PER CIECHI”

Vi ricordate quando Luca Bottura ha sfottuto Salvini parlando dei suoi infiniti elenchi, che allungano a dismisura i suoi discorsi senza aggiungere però niente alla sostanza dei suoi concetti?
Ieri Corrado Augias a Cartabianca ha espresso la stessa critica con altre parole: «Salvini dal vivo è impressionante. Sono ammirato dalla sua capacità  di creare un frullatore in cui tutto si mescola. Dall’Ungheria ai cani per ciechi»,
Cosa stava dicendo il leader della Lega? Tutto comincia quando Bianca Berlinguer chiede a Salvini cosa ne pensa di Ungheria e Polonia, governate da “amici sovranisti”, che hanno messo il veto sul Recovery Fund e che non rispettano i diritti umani.
Il “Capitano” svicola parlando della riforma dei decreti sicurezza in discussione alla Camera.
Berlinguer gli ricorda che anche quando lui era al governo il primo decreto sicurezza era stato approvato a novembre 2018 mentre l’immigrazione non era un’urgenza, con poco più di 700 immigrati sbarcati contro gli oltre 5mila dell’anno precedente.
Anche qui Salvini svicola abilmente parlando di banchi a rotelle e scuola, passando per i cani per ciechi perchè le associazioni di volontariato devono essere soggetti IVA.
A quel punto arriva Augias e stoppa Salvini, ricordando con quella frase che sta scappando da due domande, non rispondendo. “Vorrei riportarla alla domanda che le ha fatto Bianca Berlinguer. Lei ha detto ‘mi occupo dell’Italia’. Bene. Occuparsi della Polonia e dell’Ungheria oggi vuol dire occuparsi dell’Italia. Perchè quel veto deve essere superato perchè quei 200 miliardi possano arrivare. La signora Berlinguer ha detto che il veto di questi due paesi deriva dal fatto che loro non vogliono essere vincolati al rispetto dei diritti umani. Le faccio presente che quando c’è stata l’adesione di questi due paesi, e di tutti gli altri all’Unione Europea una delle condizioni era proprio il rispetto dei diritti umani”.

(da agenzie)

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NEW YORK TIME SVELA: “TRUMP PENSA A UNA GRAZIA PREVENTIVA PER I FIGLI E PER GIULIANI” MENTRE LA CNN ANTICIPA CHE SI INDAGA SU TANGENTI

Dicembre 2nd, 2020 Riccardo Fucile

L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE CHE HA GOVERNATO GLI STATI UNITI HA PAURA DI FINIRE IN GALERA

Donald Trump ha discusso con i suoi consiglieri se concedere una grazia preventiva ai suoi tre figli adulti, Donald Trump Jr., Eric Trump e Ivanka, e a suo genero Jared Kushner, oltre che al suo avvocato personale Rudy Giuliani
Lo scrive il New York Times, confermando una notizia che era stata in un primo tempo diffusa da Abc News.
Trump avrebbe manifestato la sua preoccupazione che un ministro della Giustizia sotto il presidente Joe Biden potrebbe prendere di mira tre dei suoi figli, oltre al genero. Eppure nessuno di loro è stato incriminato.
Donald Trump Jr. è stato indagato nel Russiagate per i contatti con i russi incontrati alla Trump Tower che offrivano materiale compromettente su Hillary Clinton ma non è mai stato incriminato.
Kushner fornì false informazioni alle autorità  federali sui suoi contatti con autorità  straniere per il suo nullaosta di sicurezza, ma il presidente glielo garantì lo stesso.
Le preoccupazioni del presidente per Eric e Ivanka potrebbero invece essere legate all’inchiesta della procura di New York sulle presunte frodi ed evasioni fiscali della Trump Organization. La grazia presidenziale, tuttavia, non copre i reati statali o locali.
I timori per Giuliani, avvocato che guida la fallimentare offensiva legale sui ricorsi elettorali e su cui al momento non ci sono accuse specifiche, riguarderebbero invece il suo coinvolgimento nell’inchiesta della procura di New York sui maneggi del legale in Ucraina contro i Biden e sul suo ruolo nella cacciata dell’ambasciatrice americana a Kiev, episodi al centro del processo di impeachment contro Trump.
“Sono stati quattro anni fantastici. Stiamo cercando di farne altri quattro. Altrimenti, ci vediamo tra quattro anni”. Sono le parole usate dal presidente americano Donald Trump per annunciare la sua candidatura alle elezioni del 2024 durante la festa di Natale che si è svolta alla Casa Bianca.
Come scrive Politico, i membri del Comitato Nazionale Repubblicano presenti all’evento hanno accolto l’annuncio con un lungo applauso. Durante il suo intervento, Trump ha ribadito che le elezioni presidenziali di quest’anno sono state “truccate”.
Tangenti in cambio di una grazia presidenziale da parte di Donald Trump. È l’ipotesi su cui sta indagando il dipartimento di giustizia.
Lo scrive la Cnn citando documenti giudiziari, da cui emerge che il giudice della corte distrettuale della capitale Beryl Howell ha autorizzato alcuni procuratori ad avere accesso ai documenti contenuti in apparecchiature informatiche sequestrate nei mesi scorsi in un’indagine che ruota intorno a questa ipotesi. Secca la replica del tycoon, che su Twitter scrive: “L’indagine sulla grazia è una fake News!”
I documenti sono stati resi pubblici dal tribunale distrettuale di Washington e mostrano l’esame da parte del giudice capo Beryl Howell, in agosto, di una richiesta dei pubblici ministeri di accedere a documenti ottenuti in una perquisizione nell’ambito di un’indagine per corruzione in cambio di grazia. Gli archivi non rivelano i nomi delle persone potenzialmente coinvolte e nessuno sembra essere stato pubblicamente incriminato per la vicenda.
Gli inquirenti ritengono che le apparecchiature (iPhone, iPad, laptop, pc) possano rivelare email su una presunta attività  criminale, compreso uno “schema segreto di lobbying” e una cospirazione corruttiva che offre “un contributo politico sostanziale in cambio di una grazia presidenziale o di una sospensione della pena” per un imputato condannato il cui nome è omesso.
Nelle ultime settimane Donald Trump sta valutando una serie di provvedimenti di clemenza. Nella lista ci sono vari amici ed alleati, dall’ex capo della campagna elettorale Paul Manafort all’ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon sino al suo avvocato personale Rudy Giuliani.

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

IL TWEET DI TRUMP CHE RISCHIA DI COSTARE IL SENATO AI REPUBBLICANI

Dicembre 2nd, 2020 Riccardo Fucile

HA CHIESTO AL GOVERNATORE REPUBBLICANO DELLA GEORGIA DI ANNULLARE IL VOTO SENZA MOTIVO, FOMENTANDO GLI ELETTORI REPUBBLICANI DELLO STATO A NON ANDARE A VOTARE PER I BALLOTTAGGI AL SENATO

Un nuovo tweet di Trump rischia di costare il Senato ai Repubblicani.
Il presidente uscente, che ormai è presente sulla scena pubblica solo col suo profilo Twitter, ha infatti usato il suo metodo comunicativo preferito per lanciare l’ennesimo attacco, senza prove, al sistema elettorale americano e al governatore repubblicano della Georgia, Brian Kemp, chiedendogli di annullare le elezioni a causa dei brogli, che da ormai un mese denuncia senza essere stato in grado di dimostrare.
Una strategia che rischia di costare caro ai repubblicani, visto che cresce il movimento di quelli che dicono di non andare a votare ai ballottaggi per il Senato perchè “tanto è tutto già  deciso”.
“Fai qualcosa Kemp” recita il tweet di Trump, che accusa il governatore repubblicano della Georgia di aver “permesso” che il suo Stato fosse “truffato” e gli chiede di “controllare le firme e contare le buste firmate rispetto ai voti” ordinandogli poi di “annullare le elezioni” perchè “non servono” e “vinceremo tutti”.
Un messaggio tra l’eversivo e il disperato da parte di un presidente uscente che ormai retwitta teorie complottiste di personaggi di terzo piano della rete e porta avanti una crociata senza senso e pericolosissima per evitare di ammettere una sconfitta che ogni giorno diventa più pesante, con Biden che ormai ha quasi 7 milioni di voti di vantaggio.
La strategia di Trump è chiaramente quella di tentare di screditare tutto il sistema davanti ai suoi sostenitori per tenere in pugno il partito e spaventare i parlamentari con la minaccia di farli perdere alle primarie se prendono posizione contro di lui.
Un sistema che finora ha funzionato anche perchè finchè vinceva ed era al potere conveniva ai membri del GOP stare dalla parte di Trump.
Ma adesso che il presidente uscente rischia di causare una guerra civile sulla bufala di una truffa elettorale che avrebbe oltretutto riguardato solo lui, i repubblicani rischiano di trovarsi su una nave che affonda.
Per assurdo infatti Trump, ormai fuori dal palazzo, gioca per il “tanto peggio, tanto meglio”, che lo mantiene saldo come uomo forte del GOP. Per questo l’idea che gli elettori repubblicani della Georgia rinuncino a votare, convinti ormai che è tutto marcio, lo aiuta, anche se, per assurdo rischia di permettere ai democratici di ottenere due senatori che farebbero perdere la guida della Camera alta al GOP, favorendo Biden nei sui primi due anni di presidenza e ribaltando lo schema degli ultimi anni.
Una possibilità  che spaventa i repubblicani, che però al momento non sembrano aver trovato una strategia per uscire dall’angolo, se non quella di sperare che la Georgia, fino a quattro anni fa roccaforte GOP, non consegni a questa elezioni anche il Senato ai democratici, dopo aver consegnato la Casa Bianca a Joe Biden.
Volendo pensare male però si potrebbe arrivare anche a credere che questa serie di tweet di Trump contro i brogli sia un modo da una parte di raccogliere fondi per una sempre più probabile, al momento, candidatura nel 2024, come dimostrano i 170 milioni di dollari raccolti in questo mese.
Dall’altra invece un sistema per nascondere, o rendere difficilmente credibili, agli occhi dei propri sostenitori le notizie di scandali e corruzione che continuano ad arrivare.
Ultime quelle dell’indagine su uno schema di corruzione legato alla concessione di Grazie che andrebbe avanti da agosto o dello scoop del New York Times, secondo il quale Trump avrebbe consultato i propri consiglieri su possibili grazie per i tre figli maggiori (Donald jr., Eric e Ivanka) e per il suo avvocato Rudy Giuliani. Due storie che rischiano di far scoppiare una vera e propria Santa Barbara e che potrebbero essere il sigillo finale

(da agenzie)

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