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COVID, LA VARIANTE SUDAFRICANA ADESSO FA PAURA

Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile

LA GRAN BRETAGNA CHIUDE I VOLI CON IL PAESE… IL TIMORE E’ CHE QUESTA VARIANTE DEL VIRUS POSSA RENDERE INEFFICACE IL VACCINO

Dopo la variante inglese, a spaventare il Regno Unito, proprio nei giorni in cui prende il via la campagna vaccinale contro il coronavirus, è ora il turno di quella sudafricana.
Si chiama 501.V2 ed è una mutazione del virus che potrebbe rivelarsi non solo più contagiosa del normale, al pari di quella britannica, ma anche in qualche modo refrattaria ai vaccini appena sviluppati contro Covid 19.
A riferirlo è Sir John Bell, professore di Medicina e membro della task force del governo britannico sui vaccini, secondo cui la variante sudafricana presenta importanti differenze proprio nella struttura della proteina che il vaccino anti-Covid identifica per produrre gli anticorpi.
Se questa proteina si rivelasse troppo diversa da quella utilizzata per sviluppare i vaccini — sentenzia l’esperto — il rischio è che questi si rivelino molto meno efficaci del previsto, se non del tutto impotenti.
Fortunatamente, secondo l’esperto inglese è estremamente improbabile che i vaccini appena arrivati sul mercato siano realmente impotenti di fronte alla variante sudafricana.
Il rischio più concreto è che la loro efficacia si riveli minore del previsto. Ma anche in questo caso, è possibile adattare le preparazioni esistenti per riconoscere le mutazioni della proteina avvenute nella variante sudafricana.
Un processo tutto sommato rapido: servirebbero tra le quattro e le sei settimane, molto meno del tempo necessario per produrre da zero un vaccino.
Le rassicurazioni tuttavia non hanno impedito alla notizia di generare il panico nel Regno Unito, dove sono già  stati registrati contagi in due località , a tal punto che il ministro della sanità  di Londra, Matt Hancock ha deciso di chiudere tutti i voli con il Sud Africa, dichiarando ai microfoni della Bbc: “Ci troviamo di fronte a un problema serio, anche più preoccupante della variante rilevata nel Regno Unito”.
“Per ogni variante che verrà  segnalata, premettendo che di varianti ne sono già  state segnalate numerose, in questa fase di vaccinazione nascerà  la questione se è sensibile agli anticorpi prodotti dal vaccino oppure no”, commenta l’infettivologo Massimo Andreoni. “Abbiamo la tecnologia per sapere se questa variante è neutralizzata dagli anticorpi vaccinali e potremmo quindi evitare di generare allarmismi, soprattutto in un momento in cui siamo nel pieno della campagna vaccinale”.
Il coronavirus è un virus a Rna, ha quindi una buona capacità  di mutare, ed è più facile individuare le varianti più contagiose sostanzialmente perchè formano i cosiddetti cluster. Tuttavia, precisa l’esperto, è difficile che un virus, soprattutto un coronavirus, compia in continuazione mutazioni così sostanziali e rilevanti da dover essere rincorse da un vaccino. “Fino ad oggi tutte le varianti che sono emerse, che non sono poche, in realtà  si sono dimostrate sensibili allo stesso vaccino. È presumibile pensare che se ci saranno varianti non sensibili, ma saranno comunque delle eccezioni e non una regola che comporterà  di modificare in continuazione un vaccino”.
Il timore – rilanciato da sir John Bell, professore di Medicina dell’università  di Oxford e membro della task force del governo sui vaccini, è che la variante 501.V2, così è stata denominata quella sudafricana, abbia delle mutazioni sostanziali nella struttura della proteina spike che il vaccino anti-Covid identifica per produrre gli anticorpi. Se tale proteina fosse diversa il sistema immunitario – “addestrato” dal vaccino – non riuscirebbe a riconoscerla e pertanto non produrrebbe anticorpi. Rendendo il vaccino inefficace anche se un qualche livello di protezione dovrebbe comunque garantirlo.

(da agenzie)

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GRAN BRETAGNA, DILAGA IL CORONAVIRUS VARIANTE INGLESE: 50.000 CASI AL GIORNO DA UNA SETTIMANA

Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile

RICOVERI AI MASSIMI, MORTI AI LIVELLI DELLA PRIMAVERA

In Regno Unito è corsa contro il tempo per cercare di contenere la furia del coronavirus. E quindi si richiude tutto, per la terza volta, perchè l’incubo è tornato e per certi versi sembra peggiore di quello di marzo-aprile.
Perchè la nuova variante inglese dilaga in tutto il Paese, non solo a Londra e nel sud-est: oltre 50mila casi al giorno da quasi una settimana – oggi nuovo record di sempre, 58.784 nuove infezioni – ricoveri ai massimi, morti ai livelli della primavera, la Scozia è tornata oggi in terzo lockdown nazionale, l’Inghilterra farà  lo stesso nei prossimi giorni, se non ore.
Misure emergenziali che fanno capire quanto sia alto l’allarme a Londra. I dati sono inquietanti, soprattutto se si pensa che l’80% del Paese, con le restrizioni locali in atto, è praticamente già  in lockdown e prima lo è stato per tutto il mese di novembre. Ciononostante, i contagi non sono scesi, e anzi, sono schizzati come mai visti prima. Segno che la nuova “variante inglese” super-contagiosa riesce a diffondersi nonostante le misure restrittive in atto nelle ultime settimane. A Londra e in quasi tutto il Paese da due settimane sono chiusi pub, bar, ristoranti e i negozi non essenziali, non si può incontrare nessuno in casa (solo una persona all’esterno): oggi la capitale era deserta e desolata come davvero non si vedeva da aprile-maggio.
Tuttavia, il virus sembra irrefrenabile. Dicevamo dei dati preoccupanti che circolano nel governo e tra i suoi esperti. Basta elencarli per far capire la gravità  della situazione: alcuni ospedali nel sud-est e Londra hanno il 50% dei pazienti totali malati di Covid; in tutto sono 25mila i ricoverati per Covid al momento nel Paese, ossia il 30% in più del picco di aprile; vari ospedali sono già  al collasso e stanno annullando qualsiasi altro tipo di visite, anche da remoto, perchè le terapie intensive sono travolte da nuovi ricoveri e i medici servono soprattutto lì; secondo Politico, a Whitehall qualcuno già  calcola che, di questo passo, entro fine mese si potrebbe sfondare la mostruosa quota 100mila morti per Covid, il che significherebbe altri 25mila da qui alla fine di gennaio.
Infine, per completare il mesto scenario, una nuova variante sudafricana del virus sembra avere un potenziale devastante, molto di più di quella inglese. Tanto che Sir John Bell, professore di Oxford, teme che i nuovi vaccini possano non funzionare contro il nuovo ceppo sudafricano.
Per questo anche in Inghilterra, dopo l’annuncio di oggi della premier scozzese Sturgeon, stasera potrebbe essere dichiarato il terzo lockdown nazionale, come ieri ha chiesto, col solito tempismo, il leader laburista Keir Starmer, che ha ancora una volta inchiodato l’esecutivo conservatore alle sue contraddizioni ed esitazioni nella lotta al Coronavirus.
Si chiuderà  tutto subito, e forse fino a Pasqua. Perchè la variante inglese del virus sembra irrefrenabile. E lo stesso destino potrebbe capitare adesso ad altri Paesi.
Nonostante i vaccini, e le 140 milioni di dosi tra quello di Oxford (100) e Pfizer( 40) ordinate da Johnson, la strada verso una sorta di normalità  è ancora lunghissima. In Regno Unito, e non solo.

(da agenzie)

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VENETO E FRIULI RIAPRIRANNO LE SCUOLE SOLO A FEBBRAIO

Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile

IL RAPPORTO ISS SMENTISCE LE BALLE SULLE “SCUOLE SICURE”; NEGLI ULTIMI 4 MESI L’11% DEI POSITIVI E’ IN ETA’ SCOLARE

In Friuli-Venezia Giulia avanza l’ipotesi di un rientro a scuola dopo il 31 gennaio. Il presidente regionale Massimiliano Fedriga ha infatti “immaginato un’ordinanza che sposti dopo il 31 gennaio il rientro in classe dei ragazzi delle secondarie di secondo grado”, come riportato dall’assessore regionale all’Istruzione, Alessia Rosolen, durante una conferenza stampa.
Rosolen ha poi affermato che “ci sono ovviamente possibilità  di intervenire da qui al 31 gennaio, a seconda di come la curva epidemiologica si modificherà  nelle prossime settimane”.
Quella di riaprire le scuole dopo la fine del mese è una soluzione già  adottata dal Veneto. Il presidente della regione, Luca Zaia, ha infatto firmato un’ordinanza in questo senso. “Non ci sembra prudente”, è stato il suo commento, “in una situazione epidemiologica in Italia riaprire le scuole. Questo è ciò che dobbiamo fare per il bene della comunità  oggi”.
In merito al ritorno in classe, molti dubbi sorgono anche al governatore ligure Giovanni Toti, il quale ha affermato che “dove saranno prevedibili e necessarie nuove misure restrittive, è inutile riaprire le scuole superiori per pochi giorni, magari due, per poi richiudere”.
Parole che ben si legano a quelle pronunciate dal vice presidente delle Marche, Mirco Carloni, che ha dichiato di star “pensando che sia giusto evitare la riapertura delle scuole in presenza dal giorno 7, con il rischio di vedere aumentare i contagi”.
Dello stesso avviso anche il presidente della regione Calabria Nino Spirlì. Il governatore, succeduto dopo la tragica morte di Jole Santelli, ha ricordato come “se abbiamo dovuto rinviare le elezioni regionali perchè non è sicuro tornare le urne allora deve essere rivalutato anche il ritorno a scuole. La Azzolina non può pretendere nulla”, continua Spirlì, “venga lei in Calabria, nei singoli territori ad organizzare in sicurezza la riapertura visto che è l’unica cosa che sembra interessarle. Per me la priorità  è tutelare la salute dei ragazzi, anche quella psicologica, l’istruzione da malati o peggio ancora morti non sarebbe comunque possibile. Quindi, se mi sarà  garantito che neanche un ragazzo andando a scuola o nel tragitto sarà  contagiato allora riapriremo altrimenti, se non ci sarà  massima sicurezza si continuerà  in Dad perchè i ragazzi la sanno gestire anche bene”, ha concluso il presidente regionale.
In Campania invece sarà  un ritorno graduale. Dall′11 gennaio torneranno in presenza gli alunni della scuola dell’infanzia e delle prime due classi della scuola primaria, così come previsto prima della chiusura natalizia. Successivamente, a partire dal 18 gennaio sarà  valutata dal punto di vista epidemiologico generale, la possibilità  del ritorno in presenza per l’intera scuola primaria e dal 25 gennaio, per la secondaria di primo e secondo grado.
Ma non sono solamente le Regioni ad avere riserve sulla riapertura scolastica dal 7 gennaio.
Secondo un sondaggio realizzato da ‘Orizzonte Scuola’ , per il 90% degli addetti ai lavori (insegnanti e personale Ata) non ci sarebbero le condizioni per tornare in presenza.
Così come anche il segretario del Comitato tecnico scientifico, Fabio Ciciliano, ha dichiarato durante in un’intervista a InBlu Radio come l’obiettivo “non è tanto riaprire le scuole ma cercare di tenerle aperte. Rischiare di riaprire le scuole e doverle poi richiudere tra una decina di giorni o tra due settimane. È una cosa che il Paese non si può permettere perchè sarebbe la testimonianza provata del fatto che i numeri stanno riaumentando”.
Tra il 24 agosto e il 27 dicembre sono stati diagnosticati in Italia come positivi per Sars-CoV-2 1.783.418 casi: di questi 203.350 (l′11%) in età  scolare (3-18 anni).
E’ quanto rileva il Rapporto Iss “Apertura delle scuole e andamento dei casi confermati di Sars-CoV-: la situazione in Italia”.
In particolare, la percentuale dei casi in bambini e adolescenti è aumentata dal 21 settembre al 26 ottobre (con un picco del 16% nella settimana dal 12 al 18 ottobre) per poi tornare ai livelli precedenti.
Le percentuali di casi in età  scolare rispetto al numero dei casi in età  non scolare oscillano tra l′8,6% della Valle d’Aosta e il 15,0% della provincia autonoma di Bolzano.
“La maggior parte dei casi in età  scolare (40%) – si legge ancora nel documento – si è verificata negli adolescenti di età  compresa tra 14 e 18 anni, seguiti dai bambini delle scuole primarie di 6-10 anni (27%), dai ragazzi delle scuole medie di 11-13 anni (23%) e dai bambini delle scuole per l’infanzia di 3-5 anni (10%).
Nel mese di settembre, l’età  mediana dei casi in età  scolare è stata di circa 12 anni, per poi aumentare leggermente nel mese di ottobre e tornare al valore precedente a novembre e dicembre”.
Da metà  settembre (riapertura delle scuole tra il 14 e il 24), “si è osservato un aumento progressivo dei casi giornalieri diagnosticati in bambini e adolescenti dai 3 ai 18 anni di età , che ha raggiunto la fase di picco dal 3 al 6 novembre (oltre 4 mila casi)
Successivamente la curva ha iniziato progressivamente a scendere, con un andamento simile a quello della popolazione generale”.
Considerando l’andamento della curva epidemiologica per classi di età , il picco è stato raggiunto prima per gli adolescenti di 14-18 anni (quasi 2 mila casi) e 11-13 anni (oltre mille casi) dal 27 al 30 ottobre, seguiti dai bambini delle scuole primarie di 6-10 anni (oltre 1.100 casi) dal 3 al 6 novembre, e dai bambini delle scuole per l’infanzia di 3-5 anni (circa 400 casi) dal 9 all′11 novembre.
Secondo il report, “il picco di incidenza giornaliero nel periodo in esame è stato di circa 43 ogni 100 mila abitanti nella fascia di età  3-18 anni, chiaramente inferiore a quello riscontrato nelle altre classi di età ” (60 ogni 100 mila over 18). In età  scolare, si riscontra un aumento dell’incidenza con l’aumentare dell’età : i valori più alti si osservano per i ragazzi di 14-18 anni (57/100 mila) e 11-13 anni (53/100 mila), seguiti dai bambini di 6-10 anni (37/100 mila) e 3-5 anni (24/100 mila). I picchi di incidenza più alti sono stati riscontrati in Valle d’Aosta (circa 200/100 mila) nella classe di età  14-18 anni e in Lombardia, Liguria, PA Bolzano (intorno a 100/100 mila) nelle fasce di età  14-18 e 11-13.
Il picco dei casi di Covid-19 tra il personale scolastico (circa 400) è stato osservato nella prima settimana di novembre.

(da agenzie)

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I PATRIOTI EUROPEI DI OPEN ARMS CON 265 ESSERI UMANI SALVATI A CAPODANNO SARANNO ACCOLTI A PORTO EMPEDOCLE

Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile

AL LARGO TRASBORDO SU NAVE QUARANTENA E RELATIVI TAMPONI…   CHI PREERIVA MORISSERO AFFOGATI CI RIMARRA’ MALE

Ieri sera è stato assegnato un porto alla nave della ong spagnola Open Arms, con a bordo 265 migranti salvati a Capodanno in due diversi interventi di soccorso nel Mediterraneo centrale. L’imbarcazione umanitaria ha fatto rotta verso Porto Empedocle (Ag), dove arriverà  in mattinata. In una prima operazione sono state tratte in salvo 169 persone e in una seconda altre 96. La nave si trova adesso al largo delle coste siciliane.
“Una notte complicata per le 265 persone a bordo Open Arms e per l’equipaggio. Abbiamo distribuito coperte d’emergenza per ripararle da freddo e pioggia. Continuiamo a navigare verso Porto Empedocle, dove attenderemo istruzioni”, spiegano dalla ong.
Il primo gruppo di migranti è stato salvato la sera del 31 dicembre: si trattava di 157 uomini e 12 donne, oltre a 40 minori tra cui 6 bambini. La maggior parte di loro sono eritrei. Ma ci sono anche migranti   provenienti anche da Bangladesh, Etiopia, Sudan e Libia. Il primo soccorso è avvenuto nel pomeriggio del 31, a circa 80 miglia da Lampedusa.
“Sarà  una notte difficile in coperta, il tempo è peggiorato, piove e fa freddo. Dopo il rifiuto di Malta, l’Italia assegna Porto Empedocle come porto di sbarco — avevano scritto dalla Open Arms sui social dando l’annuncio dell’assegnazione del porto per lo sbarco -. Siamo felici per le persone a bordo, un pensiero va a chi questa notte affronterà  il temporale su una barca alla deriva”.
Stando a quanto si apprende il pattugliatore, quando giungerà  a Porto Empedocle, non entrerà  in porto. I migranti, prima dell’eventuale sbarco, dovranno infatti essere sottoposti a tampone anti-Covid. Quindi dovranno trascorrere un periodo di quarantena a bordo della nave Rhapsody, che si trova in rada a Porto Emepdocle.
La nave verrà  raggiunta, con le motovedette, dai medici dell’Usmaf, che effettueranno i test. Ad esito ottenuto i circa 50 minorenni presenti verranno trasbordati sulle motovedette e giungeranno alla banchina di Porto Empedocle. Ad attenderli ci sono le pattuglie della polizia e due autobus. I minorenni, che risulteranno negativi al Covid-19, verranno trasferiti nel centro d’accoglienza Villa Sikania di Siculiana (Ag) dove dovranno effettuare la sorveglianza sanitaria anti-coronavirus. Tutti gli altri migranti, circa 215 adulti, verranno invece trasbordati, sempre con le motovedette, sulla nave quarantena.

(da agenzie)

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LA MAFIA VOLEVA AMMAZZARE SIGFRIDO RANUCCI DI REPORT

Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile

LA RIVELAZIONE IN UN VIDEO: LA DECISIONE DA PARTE DEL CLAN MADONIA, MA SI OPPOSE MESSINA DENARO

La rivelazione è di quelle pesanti. Se si considera che ad ascoltarla, poi, è il diretto interessato, si comprende quanto possa essere stato difficile.
La mafia voleva ammazzare Ranucci, giornalista d’inchiesta e conduttore di Report. Il video della rivelazione di Francesco Pennino che — in carcere — incontrò esponenti della famiglia Madonia che gli hanno comunicato questa informazione è stato pubblicato dall’account Twitter di Report.
Francesco Pennino, intorno all’autunno del 2010, si trovava in carcere come cuciniere. Dice di aver preparato anche delle portate speciali per i detenuti al 41-bis (cosa vietata) e che, in occasioni come quelle, aveva avuto modo di parlare con alcuni esponenti del clan Madonia.
Questi ultimi avevano fatto capire in siciliano che volevano ammazzare Sigfrido Ranucci. «Ti volevano fare del male» — ha detto Pennino mimando, in maniera eloquente, il gesto tipico della morte.
Ma perchè questa decisione nei confronti del giornalista di Report?
Nel 2010, Sigfrido Ranucci insieme a Nicola Biondo, aveva pubblicato il libro Il Patto. Si trattava di un’inchiesta sull’accordo Stato-mafia che partiva da alcune considerazioni di Luigi Ilardo, un infiltrato dello stato ai massimi livelli di Cosa Nostra che, con il libro di 10 anni fa, cercava di offrire un’immagine diversa di sè, rendendo pubblici alcuni aspetti della stessa trattativa.
I Madonia, però, non andarono fino in fondo. La decisione, infatti, era stata presa in carcere ma — come detto da Pennino — la scelta definitiva doveva essere confermata o respinta da chi stava fuori.
E, in quel periodo, la persona più influente per la mafia che ancora non si trovava (e non si trova ancora) in carcere era Matteo Messina Denaro.
Fu quest’ultimo a stoppare l’operazione, in base a quanto rilevato da Pennino nel video in cui, parlando con Ranucci, fa la rivelazione scioccante.
Queste parole tracciano un quadro preoccupante dello stato della libertà  dell’informazione in Italia. Quest’ultima, soprattutto quando affronta determinati argomenti, delle ferite mai rimarginate della storia del Paese, è in serio pericolo. Se alle minacce mafiose si aggiungono, poi, quelle recapitate a mezzo social (per quanto riguarda Report, ne sono arrivate tante, sempre sullo stesso argomento), il quadro appare completo. E mostra, con urgenza, che bisogna fare qualcosa.

(da agenzie)

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LA STORIA DEL NEGAZIONISTA CHE SI E’ RESO CONTO DEL VIRUS SOLO DOPO IL SUO RICOVERO PER COVID

Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile

UN 54ENNE DI FANO ORA RECITA IL MEA CULPA: “SUL COVID NON AVEVO CAPITO NIENTE, NON C’ERA NULLA DI INVENTATO, BISOGNA PASSARCI PER CAPIRE”

Non credeva nell’esistenza di un virus così forte da impedire la normale quotidianità . Non indossava la mascherina ed etichettava i medici impiegati negli Ospedali come attori di una messinscena fatta di reparti saturi e corsie stracolme di persone in fin di vita a causa del Covid.
Poi è rimasto contagiato anche lui e la polmonite bilaterale da Covid lo ha costretto a un repentino ricovero.
Solo lì l’illuminazione: il virus c’è, l’emergenza anche. Questa la storia del negazionista ricoverato a Fano che si è messo in contatto con Il Resto del Carlino per raccontare la sua vicenda e il suo mea culpa.
Sbagliava, lo ammette pubblicamente in una lungo messaggio inviato alla redazione de Il Resto del Carlino: «Volevo dire che sul Covid-19 non avevo capito niente o non volevo capire niente. Rifiutavo inconsciamente l’idea che la pandemia fosse grave, minimizzavo culturalmente l’ emergenza sanitaria».
Poi i sintomi, le difficoltà  respiratorie, la febbre e quel bisogno di ossigeno per respirare. Tutto quel che lui, 54enne padre di famiglia con un lavoro di tecnico informatico, aveva sempre negato e contestato lo ha prima visto con i propri occhi attraversando la corsia dell’ospedale di Pesaro e ora lo sta vivendo sulla propria pelle.
«Forse è anche brutto dirlo e nemmeno giusto ma per rendersi conto davvero su ciò che stiamo vivendo, bisogna passarci — prosegue l’uomo -. Ho visto che non c’era nulla di inventato in quelle immagini televisive degli ospedali stracolmi, delle terapie intensive al collasso, degli ospedali da campo, della gente che muore».
I medici impegnati, le persone che perdono la propria vita per questo virus. Ora che lo sta vivendo sulla propria pelle anche i suoi dogmi negazionisti sono caduti.
«Io non mettevo la mascherina fuori dal lavoro, la ritenevo inutile, una recita anche se non avevo comportamenti contrari alla legge. All’esterno semplicemente non la mettevo per scelta. Ma solo ora, qui, ho capito che sbagliavo».
La sua lettera pubblica non è solo un mea culpa. Serve per far aprire gli occhi a chi, fino a questo momento, ha negato la gravità  della situazione (magari leggendo boutade dai social) e la virulenza di questo Sars-CoV-2 che non colpisce tutti allo stesso modo, ma il rischio è quello di una roulette russa.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

I FURBONI DI VILLACIDRO CHE PUBBLICANO LE FOTO DEL CAPODANNO IN STRADA E VENGONO COSI’ MULTATI

Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile

NON AVREBBERO NEANCHE POTUTO USCIRE DI CASA E SONO COSI’ INTELLIGENTI DA PUBBLICARE SUI SOCIAL LA FOTO DEI LORO FESTEGGIAMENTI

Hanno pubblicato su Facebook la foto dei loro festeggiamenti di Capodanno in strada, nonostante non dovessero nemmeno uscire di casa.
E proprio quello scatto, fatto a mezzanotte per salutare il nuovo anno, gli è costato caro. Un 25enne, un 24enne, un ragazzo di 20 anni e una loro amica di 19 tutti di Villacidro, nella provincia del Sud Sardegna, adesso dovranno pagare ciascuno la multa di 400 euro per aver violato la normativa entrata in vigore per frenare la diffusione del coronavirus.
I quattro, dopo aver fatto la foto in via Parrocchia, l’hanno inviata ad alcuni amici e poi l’hanno pubblicata su Facebook.
I carabinieri di Villacidro hanno ricevuto alcune segnalazioni sui festeggiamenti all’aperto e hanno recuperato lo scatto incriminato. Sono così riusciti a identificare i quattro e notificare loro la contestazione.

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

IL BEL GESTO DEL GIOCATORE ALGERINO DELLA LAZIO MOHAMED FARES: DONA 2.500 EURO AL RIDER AGGREDITO A NAPOLI

Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile

I TIFOSI DEL NAPOLI: “IL POPOLO NAPOLETANO NON DIMENTICHERA’ MAI IL TUO GESTO”

Questa mattina abbiamo parlato dell’immediata mobilitazione del web per risarcire il rider aggredito la scorsa notta a Napoli.
Tantissime le donazioni raccolte, con l’obiettivo di ricomprare il motorino rubato al giovane lavoratore preso a calci, pugni mentre stava effettuando le sue consegne.
Tra i protagonisti di questa raccolta fondi — che ha superato le più rosee aspettative nel giro di poche ore — c’è anche un calciatore: Mohamed Fares, esterno a tutto campo della Lazio. La sua donazione da 2500 euro non è passata inosservata.
Al momento, sono oltre 11mila gli euro raccolti attraverso la piattaforma GoFundMe. In molti, scossi da questa storia di violenza, hanno voluto fare la propria parte donando quanto possibile.
Tra i nomi dei donatori, nella serata di ieri, è comparso anche quello dell’esterno della Lazio Mohamed Fares che ha, di fatto, versato una cifra che da sola copre buona parte del costo di uno nuovo scooter per il rider.
E, ovviamente, nono sono mancati gli attestati di stima e i ringraziamenti social.
Il calciatore e gli altri che hanno partecipato alla raccolta fondi, hanno restituito una bella pagina del nostro Paese con la solidarietà  per una violenza infame per cui, ora, saranno chiamati a pagare i responsabili.
Mentre il web si univa in un abbraccio virtuale collettivo, le forze dell’ordine sono riuscite a risalire all’identità  delle sei persone che avrebbero aggredito il rider. Si tratta ancora di presunzione, ma dalle immagini raccolte il dubbio sarebbe minimo. Tra di loro ci sono anche due quindicenni che avrebbero partecipato attivamente alle violenze contro il rider e al furto dello scooter. L’altra buona notizia, oltre alla raccolta fondi, è stata proprio il ritrovamento del mezzo sottratto.
Un’azione compiuta in totale riserbo dal calciatore, versando la cifra che copre il valore intero dello scooter rubato sulla piattaforma gofundme.com, dove però le donazioni sono pubbliche. Una volta scoperta, la donazione dell’atleta biancoceleste ha alimentato il tam tam social dei ringraziamenti nei confronti del giocatore algerino.
Tantissimi, in particolare, i messaggi da parte dei tifosi del Napoli, e non solo, che esaltano il gesto del calciatore ex Spal: “Avrai sempre il rispetto di noi napoletani”, e ancora: “Il popolo napoletano non dimenticherà  mai il tuo gesto”, “Applausi infiniti per Momo Fares”, alcuni degli elogi rivolti in queste ore all’esterno sinistro della Lazio, che ha confermato il suo gesto di altruismo con una storia sul suo profilo Instagram.

(da agenzie)

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GALLI: “LA CAMPAGNA VACCINI E’ IN RITARDO, RICHIAMARE MEDICI E INFERMIERI IN PENSIONE”

Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile

“IL PERSONALE SANITARIO E’ PROVATO”

“Non nascondo che la situazione che stiamo vivendo mi preoccupa. Credo che sarà  comunque molto difficile condurre la campagna vaccinale se non si tiene conto che in tutta Italia il personale sanitario è duramente provato e difficilmente può farsi carico di altro lavoro straordinario”.
A parlare sulle pagine del Messaggero è Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano secondo cui l’obiettivo di immunizzare il 70% degli italiani dopo l’estate in queste condizioni è difficilmente realizzabile.
Galli cita la possibilità  di richiamare personale sanitario in pensione per gestire il lavoro di queste settimane:
“Fare ricorso a medici e infermieri che sono andati in pensione negli ultimi quattro anni e che siano volontariamente disponibili a farsi carico di parte del lavoro e aggiunto alla campagna vaccinale. Questo con i dovuti riconoscimenti e le garanzie assicurative del personale operativo a tutti gli effetti […] Nel periodo festivo parte del personale si sia preso qualche momento di pace è comprensibile e questo ha rallentato le vaccinazioni, riducendo il numero sia dei vaccinatori sia dei vaccinandi disponibili, specie, immagino, in Lombardia”.
E sulla situazione dell’epidemia:
“Non è che ci si aspetti un gennaio facile. L’attuale situazione dell’epidemia non può essere definita brillante”.
E sui dati inerenti i tamponi effettuati in questi giorni di festa, il primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano afferma:
“Non mi stupisce che in questi giorni la percentuale dei positivi sui tamponi fatti, che sono meno del solito, come sempre nei periodi di festa, sia più alta. In questi giorni è probabile che siano stati fatti in proporzione più tamponi a persone con sintomi. Ma anche questo non è un fenomeno privo di significato. Questo per dire che i casi sono ancora tanti e che rischiamo a breve una risalita. L’andamento dell’epidemia nel resto del mondo non conforta”.
La ripartenza delle attività  del 7 gennaio “è fonte di apprensione – dice Galli -. Sull’organizzazione dei trasporti pubblici al momento mi toccherebbe professare un atto di fede, che tuttavia per il mio modo di pensare mi è molto difficile fare”. E sulla scuola: â€³È importantissimo riaprire, ma bisogna farlo gestendo in sicurezza i problemi connessi”.

(da “Huffingtonpost”)

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