Destra di Popolo.net

CHI E’ TARRIO, IL LEADER DEI PROUD BOYS DI TRUMP, ARRESTATO A WASHINGTON

Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile

BANDIERE STRAPPATE E BOTTE COME RITO D’INIZIAZIONE, DONNE ESCLUSE E ODIO RAZZIALE: LA SINTESI SUPREMATISTA

A poco più di tre mesi di distanza dalla loro comparsa in diretta mondiale – in realtà , esistono da quattro anni – il gruppo sovranista americano Proud Boys torna agli onori della cronaca.
Il leader Enrique Tarrio è stato arrestato a Washington, dove si erano radunati i fedeli di Donald Trump per la seconda volta dal 3 novembre dopo la sua esplicita richiesta, in attesa del voto al Senato previsto per oggi che certificherà  i risultati del Collegio elettorale.
Dalla ricostruzione del New York Times, Tarrio (36 anni, di origini cubane a capo anche del movimento Latinos for Trump) al momento dell’arresto aveva con sè due caricatori da arma da fuoco ad alta capacità  ed è stato fermato dalla polizia per un episodio risalente a un mese fa, quando strappò una bandiera Black Lives Matter da una storica chiesa nera della capitale. A quella provocazione seguirono scontri anche violenti, con diversi accoltellamenti. .
“Avevano messo fuori la bandiera di Black Lives Matter” ha dichiarato Tarrio al Corriere della Sera. “Quelli di Black Lives Matter sono terroristi e io sono orgoglioso di ciò che ho fatto”. Tarrio si dice pronto a pagare se così sarà , ma “non penso che siano così stupidi da incriminarmi”.
Il presidente Trump, durante il primo dibattito televisivo con Joe Biden, incalzato – neanche troppo – dal moderatore Chris Wallace di Fox News riguardo la sua stretta relazione con il mondo dell’Alt Right, aveva inviato gli estremisti a “mantenere la calma e tenersi pronti”. Tradotto da Tarrio: “Rilassatevi, aspettate fino a dopo le elezioni e restate al mio fianco. E l’abbiamo fatto dal primo giorno”.
Le manifestazioni previste in questi giorni non sono paragonabili a quelle di luglio scorso, quando in seguito all’omicidio di George Floyd vennero schierati 5mila soldati della Guardia Nazionale dell’Esercito.
Ma le trecentoquaranta persone chiamate a presidiare le strade a Washington in aiuto delle forze dell’ordine locali, circa il 15% delle 2.700 forze della Guardia Nazionale del Distretto di Columbia, preoccupano per un’altra motivazione.
L’esercito risponde al Presidente e si teme, come durante l’estate scorsa, che Trump possa utilizzare l’espediente dei disordini per arrogarsi il diritto di utilizzare le truppe federali, possibilità  scongiurata all’epoca dal suo segretario di Stato Mark Esper e dal presidente del Joint Chiefs, il generale Mark Milley.
Le speranze di Trump di poter ribaltare il voto di novembre sono prossime allo zero e il tentativo estremo,   quasi disperato – come dimostra la chiamata al Segretario di Stato della Georgia pubblicata dal Washington post – sul quale sta facendo leva è quello di dimostrare la rabbia dell’America che non accetta la sua sconfitta.
Un disagio che, contrariamente a quanto potrebbe indicare la vittoria di Biden, esiste ed è ben radicato. Come sostenuto da Tarrio, soltanto nei Proud Boys militavano “ventiduemila” persone “in tutto il mondo, dodici mila negli Stati Uniti”.
L’imperfetto è giustificato poichè questi numeri fanno riferimento a prima del dibattito presidenziale, “grazie ad esso credo che il numero sia raddoppiato”, specialmente per via all’endorsment di Trump. Ma a pensarla come loro, sono molto più che qualche decina di migliana di persone.
“Non penso sia stata una buona mossa” quella di liquidare la questione suprematista assecondando il conduttore, “ma nè io nè i Proud Boys abbiamo bisogno del presidente per essere chi siamo. C’è chi pensa che una volta che Trump sarà  fuori dalla Casa Bianca sarà  finita”. Ma avverte: “Non capiscono che Trump non è più una persona, è un movimento”.
Quanto sostenuto da Tarrio è vero. Donald Trump ha semplicemente dato una spinta a un mondo, quello sovranista, da anni soffocato nell’America più profonda, rurale, che si sente l’ultimo baluardo in difesa di quella Costituzione tradita dal governo federale, di cui i Proud Boys si fanno portavoce.
Ha molta poca importanza il fatto che dodici anni dell’ultimo ventennio siano stati di stampo repubblicano, anzi. Secondo loro, il primo a tradire i valori costituzionali è stato proprio l’establishment del GOP. Mitt Romney, Marco Rubio, solo per citare le ultime figure etichettate come “nemici e serpi”, colpevoli come altri di essersi svincolati da un patto tacitamente siglato tra elettori ed eletti, durante la campagna presidenziale di Ronald Reagan negli Stati del Sud. Era un’altra storia e, soprattutto, un’altra America.
I Proud Boys – ma in questo elenco possono essere compresi anche QAnon, i Boogaloo Boys e l’Alt-right – rispettano alla lettera il diritto alla difesa, sancito dal Secondo emendamento, e respingono tutto ciò che viene dal mondo globalizzato, diritti civili inclusi, che invece il partito repubblicano ha abbracciato nel corso degli anni.
Nelle loro riunioni, dove le donne non sono ammesse (“Non dobbiamo giustificarci. Gli uomini hanno bisogno di tempo tra uomini”), si celebrano il suprematismo americano e occidentale, e nel momento in cui si entra nel gruppo bisogna esternare, attraverso giuramento, “il proprio rifiuto a scusarsi per aver creato il mondo moderno”.
Dopo, al nuovo arrivato spetta un pestaggio come rito di iniziazione da parte di cinque membri: “Ma non ti picchiano forte”, piuttosto sono “i media che sensazionalizzano”. Trovare un nemico, che sia la stampa, gli immigrati, le donne, o escogitare teorie complottiste è una caratteristica intrinseca a questa parte di elettorato statunitense. Diffondono le loro teorie sui social, le mischiano con quelle che leggono e danno vita a un mondo a parte che ha conseguenze su quello reale.
Come accadde durante la campagna presidenziale del 2016 volta a screditare Hilary Clinton, quando venne costruita la teoria del Pizzagate in base alla quale i democratici stupravano bambini in una comune pizzeria di Washington, conclusasi con il gesto estremo di un 28enne che entrò nella Comet Ping Pong armato di fucile per volere indagare sulla questione. Venne arrestato, naturalmente.
I Proud Boys hanno come avversari sia degli Antifa – termine quasi sconosciuto negli Stati Uniti, più caro al mondo europeo, diventato di moda per distinguere tutto ciò che questi gruppi rifiutano – sia dei repubblicani (eccetto Trump) e sostengono tutt’oggi di non venerare la razza bianca. Affermazione che cozza con la realtà , quando nel 2018 vennero inseriti dall’Fbi tra i gruppi vicini al suprematismo bianco.
In quell’anno gli venne bandito il profilo Facebook (poi vennero bloccati un po’ ovunque sul resto dei social, tanto che ora utilizzano la piattaforma di estrema destra, Parler) e fu arrestato il loro fondatore Gavin McInnes, co-ideatore della rivista Vice, uno che non si definava razzista nè antisemita, piuttosto un difensore dei valori occidentali. “Siamo maschi cui piace essere maschi, veneriamo le casalinghe, glorifichiamo l’impresa, siamo convinti che l’Occidente sia il meglio, amiamo la libertà  di espressione e il secondo emendamento, siamo contro la guerra alla droga e per i confini chiusi. La razza per noi non è un tema”, aveva dichiarato a una radio conservatrice.
Ieri, l’altro leader dei Proud Boys è stato arrestato ma non è stata indebolita l’organizzazione, fondata da un sentimento di odio diffuso in gran parte delll’America a cui Joe Biden dovrà  dare risposta.
Nel frattempo, i cittadini sono chiamati di nuovo a un voto, ancora decisivo. Trump ha definito la posta in gioco in Georgia “come una delle più alte” e non può essere altrimenti. Da lì si capirà  a chi andrà  il controllo del Senato. “Il nostro Paese dipende da voi. Il mondo intero guarda alla gente della Georgia”, ha dichiarato dal palco dell’aeroporto di Dalton. Al 31 dicembre, erano oltre tre milioni gli elettori che avevano già  votato da remoto, una buona notizia per Joe Biden. Comunque vada, quest’utlimo deve tenere bene a mente che Trump e trumpismo sono due elementi separati: sconfiggere uno non vuol dire spazzare via l’altro. I movimenti estremisti come i Proud Boys sono tanti, ben strutturati e, probabilmente, si sentiranno ancora più legittimati a esprimere le loro idee di fronte a un presidente che non riconoscono. Eufemismo.

(da Globalist)

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TRUMP AL COMIZIO INCITA AL GOLPE: “I DEMOCRATICI NON PRENDERANNO LA CASA BIANCA”

Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile

ORMAI E’ EVIDENTE CHE SIAMO DAVANTI ALLE FOLLIE DI UN CRIMINALE CHE VUOLE SCATENARE DISORDINI

Una vergogna. Un golpista nell’animo che è una minaccia per la democrazia e che con le sue parole di odio sarà  il responsabile delle violenze che si potrebbero verificare.
I democratici “non prenderanno questa Casa Bianca, combatteremo come dannati”.
Lo ha scandito il presidente Donald Trump durante un comizio a Dalton, in Georgia, dove oggi si terranno i ballottaggi per i due seggi al Senato, decisivi per repubblicani e democratici per ottenere il controllo della Camera alta del Congresso.
Trump ha poi ribadito la sua intenzione di “non concedere” la vittoria a Joe Biden, che sarà  certificata domani dal Congresso, ripetendo di “aver vinto a valanga” nelle elezioni “truccate” di novembre.
“Spero che Mike Pence venga con noi, ve lo devo dire”. E’ uno dei passaggi del comizio che il presidente Donald Trump ha tenuto a Dalton, in Georgia, in vista dei ballottaggi per i due seggi del Senato dello stato che si terranno oggi e mentre insiste nella sua battaglia per rovesciare l’esito del voto di novembre.
“Spero che il nostro grande vice presidente – ha continuato Trump, in un riferimento al ruolo che Pence ha come presidente del Senato quando domani il Congresso dovrà  certificare il voto del Collegio elettorale sulla vittoria di Joe Biden – il nostro grande vice presidente venga con noi. E’ una grande persona”.
“Naturalmente – ha poi sottolineato Trump – se non verrà  con noi, non mi piacerà  molto, Ma lui è una grande persona, è un uomo meraviglioso e intelligente che mi piace molto”.

(da agenzie)

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STANOTTE UN ALTRO RIDER AGGREDITO A NAPOLI E RAPINATO DELLO SCOOTER A FUORIGROTTA

Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile

AFFIANCATO DA DUE CRIMINALI ARMATI DI PISTOLA, COLPITO CON IL CALCIO DELL’ARMA E COSTRETTO A CONSEGNARE LO SCOOTER

Un rider di 33 anni è stato rapinato dello scooter in via Terracina, la strada che collega i quartieri di Bagnoli e Fuorigrotta, a Napoli Ovest.
Il giovane, a quanto si apprende, è stato fermato da una coppia di criminali mentre era impegnato per una consegna per una nota piattaforma ed è stato ferito alla testa col calcio della pistola; le sue condizioni non sono gravi.
L’episodio è avvenuto nella serata di ieri, 4 gennaio. Le indagini sono affidate alla Polizia di Stato. Il giovane ha raccontato di essere stato avvicinato dai due mentre percorreva via Terracina in sella al suo Beverly.
Non ha potuto vederli in faccia: avevano entrambi il volto coperto da caschi integrali. Armati di pistola, i rapinatori lo hanno costretto a fermarsi e gli hanno intimato di scendere dallo scooter.
Il suo tentativo di reazione gli è valso il colpo col calcio dell’arma, per fortuna senza conseguenze gravi. Su via Terracina, una delle principali vie di collegamento della zona occidentale di Napoli, non ci sarebbero telecamere della videosorveglianza pubblica; molto trafficata di giorno, la strada diventa deserta con la chiusura dei negozi: non ci sono traverse laterali e vi affacciano per lo più parchi residenziali.
La rapina a Fuorigrotta segue di pochi giorni quella diventata tristemente famosa perchè ripresa in un video: la notte tra l’1 e il 2 dicembre era stato aggredito il rider 50enne Giovanni Lanciato, accerchiato da una banda di giovanissimi in Calata Capodichino; lo scooter, un Sh, è stato recuperato dagli agenti di Secondigliano e della Squadra Mobile, che hanno individuato anche i componenti della banda; per i sei sono stati emessi ieri sera i decreti di fermo.

(da Fanpage)

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IL RAGAZZINO CHE HA PICCHIATO IL RIDER A NAPOLI ORA PIANGE DAVANTI AL MAGISTRATO, LA SOLITA SCENEGGIATA

Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile

SEI FERMI, 4 SONO MINORENNI, IMPARENTATI CON BOSS DELA CAMORRA

Sono stati tutti identificati i responsabili dell’aggressione a scopo di rapina avvenuta a Napoli nelle prime ore di sabato scorso, a Calata Capodichino, ai danni di un rider cui sei giovani hanno derubato lo scooter: la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha emesso un provvedimento di fermo nei confronti di due ventenni, gravemente indiziati della rapina.
Il provvedimento, eseguito dalla Squadra Mobile e dal Commissariato Secondigliano, verrà  sottoposto per la convalida al competente Giudice delle Indagini Preliminari. Decreti di fermo sono stati emessi dalla Procura dei minorenni anche nei confronti di due 17enni e due 16enni.
Repubblica Napoli racconta la storia di uno dei minori fermati, Carmine, che ha confessato in lacrime:
“Poche ore dopo piange a dirotto davanti al magistrato. Confessione piena appena entra in questura, prime dichiarazioni fin da quando i Falchi vanno a prenderlo, ieri mattina, nella salumeria di Secondigliano dove lavora come garzone. Sedicenne con cinque complici, vite bruciate a cominciare dai cognomi. Suo padre molto vicino a quello che fu il padrino di Napoli Nord e protagonista della faida di Scampia. Genitori al servizio del boss Paolo Di Lauro detto Ciruzzo ‘o milionario. Un branco di sei giovanissimi: quattro minorenni e due maggiorenni. Vengono interrogati, ma solo due sedicenni vengono fermati per rapina e mandati al centro di prima accoglienza dei Colli Aminei. Gli altri – due minorenni e due maggiorenni – interrogati fino a tarda notte. Parla il minorenne Carmine – diploma di terza media e primi due anni di liceo, poi la scelta di fare il garzone in una salumeria – il padre lo vede in casa solo a un anno di età . Poi, dopo una condanna a dieci anni di carcere, viene portato dalla madre alle visite una volta al mese. Rivede il genitore a casa solo quando ha dodici anni. Comincia bene con la scuola, poi si perde come gli altri – i suoi amici sospettati Luigi, Raffaele e Vincenzo – pure loro con storie criminali in famiglia. Eppure ieri piange disperatamente. Dopo una soffiata la polizia va a prenderlo come fa con gli altri e lui subito mostra di essere pentito. Anche tre amici di Carmine vengono portati poco dopo in questura, ma solo Raffaele verrà  fermato con Carmine. Per gli altri due le indagini proseguono fino a tarda notte.
Eppure, spiega proprio Lanciano, quegli stessi ragazzini avevano coltelli e una pistola:
“Avevo superato il ponte dopo aver imboccato Calata Capodichino, evidentemente loro stavano fermi in via Vecchia Comunale, hanno visto il percorso che ho fatto e mi hanno controllato a distanza senza farsi vedere. La notte verifico sempre se sono solo: era zona rossa e non ho visto niente di sospetto. Se avessi notato due scooter con sei ragazzi in sella avrei capito subito che era un agguato. Sono spuntati all’improvviso e hanno urlato di scendere dal motorino. Io non glielo volevo cedere e resistevo. Anche se avevano una pistola e un coltello e, nonostante, mi continuassero a colpire con calci e pugni. A un certo punto ero quasi riuscito a fuggire, ho anche gridato: “le guardie, le guardie”, un bluff per far credere che era arrivata la polizia, ma lo scooter si è spento e non sono riuscito a riavviarlo. E quelli hanno continuato a prendermi a calci e pugni e persino a colpirmi con i loro scooter: senza alcuna pietà ”.

(da agenzie)

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NEGAZIONISTI BLOCCARONO AMBULANZA DOPO UN INSEGUIMENTO, ORA SONO FINITI INDAGATI

Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile

IMPRESARIO EDILE E UNA COLLEGA ACCUSATI DI INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO

Sono stati indagati per interruzione di pubblico servizio i due torinesi che il 6 novembre sono stati accusati di aver seguito un’ambulanza in tangenziale, fino a Collegno per dimostrare come i mezzi del soccorso girino vuoti per spaventare le persone.
I legali della Città  della Salute avevano presentato un esposto nei confronti dell’uomo e della donna identificati dai carabinieri.
Sono un impresario edile e una collega che si erano subito difesi dall’accusa di aver aggredito o bloccato l’ambulanza della Croce Rossa di Rivoli impegnata a raggiungere un paziente di 60 anni con problemi respiratori.
In due avevano seguito un’ambulanza con un SUV Porche Cayenne spaventando il personale e filmando tutto.
A raccontare la storia dei negazionisti che inseguivano un’ambulanza a Torino per insultare medici e infermieri era stata la direttrice del 118 di Torino:
Una nostra ambulanza stava andando a prelevare un paziente durante la notte e gli infermieri di turno si sono accorti di essere seguiti da un’auto di grossa cilindrata che li ha tallonati fin sotto casa. Hanno chiamato la centrale che a sua volta ha avvertito la polizia. Sotto casa del paziente l’auto si è fermata dietro all’ambulanza ed è sceso un uomo che ha iniziato a insultarli mentre una seconda persona rimasta in macchina ha filmato tutta la scena. Poi è arrivata la polizia che ha identificato i due. Alla postale abbiamo, invece, segnalato un video girato da una donna che sostiene che noi giriamo con i mezzi vuoti»
I due avevano usato un SUV Porche Cayenne spaventando il personale: ” Pronto centrale? Abbiamo bisogno di aiuto. Un’auto di grossa cilindrata ci sta inseguendo in tangenziale. Ci tallona a forte velocità . A bordo c’è una donna che scatta foto a ripetizione con un cellulare. Non riusciamo a capire le loro intenzioni”.
E, secondo Repubblica Torino, potrebbero essere accusati anche di altro:
Dal procurato allarme, all’interruzione di pubblico servizio, alla diffusione di notizie «atte a turbare l’ordine pubblico. Sono le accuse che rischiano i negazionisti che in questi mesi hanno diffuso sui social fake news o che, di persona, hanno cercato di dimostrare l’esistenza di un complotto globale.

(da agenzie)

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AUMENTATE DEL 436% LE SEGNALAZIONI DELLE FAKE NEWS

Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile

SIAMO PIU’ ATTENTI E PRONTI A DENUNCIARE LE BUFALE

In molti le condividono, ma in tanti le denunciano. Il dato della Polizia Postale sulle fake news nel 2020 ha una doppia lama: da una parte si registra un aumento nella diffusione delle bufale (il tutto acuito dalla pandemia e dalle varie teorie della cospirazione che, anche noi, ci siamo trovati a smentire nel corso dello scorso e difficile anno); dall’altra c’è da registrare una maggiore attenzione critica e funzionale di molti utenti che hanno inviato segnalazioni, nel tentativo di bloccare la condivisione di notizie false (spesso create ad arte per fagocitare un determinato tipo di pubblico) in un periodo così complesso.
Il dato inserito nel report della Polizia Postale sulle fake news nel 2020 è impressionante: nei passati 366 giorni (è stato un anno bisestile) le segnalazioni per le bufale diffuse online ha segnato un clamoroso + 436%: si è passati, dunque, dalle 21 del 2019 alle 134 dell’anno appena terminato. Il tutto si lega a una crescita spasmodica dei reati informatici (tentativi di truffa telematica e veri e propri carrozzoni di criminalità  online) e di quelli contro i minori (con particolare riferimento alla pedopornografia e al cyberbullismo).
Reati fisici in diminuzione hanno fatto da contraltare alla crescita esponenziale di tutti quei fenomeni criminali che avvengono sul web: dallo stalking alle minacce, fino ad arrivare alle truffe per via telematica (molti dei quali partiti da pagina Facebook, messaggi sms, chat whatsapp e mail). Il tutto, però, ora può essere facilmente segnalato alla Polizia Postale che sul proprio sito consente ai cittadini di denunciare qualsiasi tipo di reato (o sospetto tale), con denunce online che permettono una verifica quasi immediata di quanto accaduto
L’anno delle bufale
E in questo ambito ci sono anche le fake news nel 2020 che hanno toccato il picco massimo. Sono intorno a noi ogni giorno: aprendo un social network, una chat e — purtroppo — anche scorrendo le pagine (fisiche o digitali) di alcuni quotidiani che hanno condiviso notizie senza verificare le fonti (prima dei passi indietro, ma solo alcuni).

(da agenzie)

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