Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile
“SULLA PIATTAFORMA E’ PRESENTE DA MESI IL MANUALE CHE CHIARISCE IL MODO DI INSERIRE I DATI”…. 54 CASI DI ERRORI DELLA REGIONE SEGNALATI
Ormai le persone o gli enti che lo smentiscono e sbugiardano non si contano più. Del resto ci sarà un motivo per il quale solo la Lombardia ha avuto i problemi mentre nelle altre regioni tutto è filato liscio
“L’algoritmo per il calcolo dell’Rt non è esile, è basato su standard internazionali, è pubblico, reperibile sul Sito web dell’Iss ed è stato illustrato a tutti i referenti regionali che hanno contestualmente ricevuto il software per la sua applicazione e l’eventuale verifica. Il sistema è in uso da 36 settimane e nessun altra regione finora ha segnalato anomalie di questa entità sull’immissione dei dati”.
E’ quanto precisa l’Istituto superiore di sanità in merito alle comunicazioni di oggi del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in Consiglio regionale
Si ricorda inoltre che “l’Iss coordina la sorveglianza epidemiologica attraverso una piattaforma web e che sulla piattaforma è presente da mesi un manuale che chiarisce le modalità di immissione dei dati. Si precisa che solo le Regioni possono aggiornare e rettificare i dati presenti sul data-base”
Più chiaro di così? In Lombardia avrebbero dovuto studiare invece che dare la colpa agli altri dei loro errori.
Ci sono due dati (incredibili) in più: da maggio l’ISS ha inviato alla Lombardia 54 segnalazioni di errori, incompletezze e incongruenze
“La percentuale di casi incompleti per la sintomatologia è pari al 50,3% a fronte del 2,5% del resto d’Italia nel periodo 13 dicembre 2020-13 gennaio 2021”. Cioè, nell’ultimo mese la Lombardia non ha trasmesso lo stato clinico di metà dei positivi.
(da agenzie)
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Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile
“SE IL VACCINO OFFRISSE MINORE PROTEZIONE CONTRO QUESTA VARIANTE BISOGNA BLOCCARE TUTTO”
“La variante brasiliana in Italia? Se aumentano i casi, subito lockdown”. A parlare all’Adnkronos
Salute è virologo Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell’ateneo veneto.
Lo scienziato prosegue: “Il primo caso in Italia di variante brasiliana non vuol dire ancora niente, ma è un segnale del fatto che non siamo difesi dalle varianti di Sars-CoV-2. E visto che sembra da alcuni primi studi che quella brasiliana risponda meno al vaccino, se si incominciano a vedere casi dispersi in tutta Italia e qualche cluster bisogna agire con prontezza. Soprattutto se si conferma una minore protezione da parte del vaccino, mi dispiace ma rimane solo un’opzione: bloccare tutto”.
“Se è un caso isolato va bene e rimane tale, ma se si incominciano a vedere più casi e si dovesse vedere che la variante brasiliana è effettivamente resistente al vaccino allora rimane solo un’opzione, ripeto: bloccare tutto per impedire che si diffonda. Significa lockdown duro, non con le zone rosse. Non possiamo permetterci di mandare all’aria il vaccino. Non scherziamo”, spiega Crisanti.
A preoccupare il virologo sono alcuni lavori scientifici condotti sulla variante in questione che mostrano che “i sieri dei vaccinati hanno una limitata capacità di bloccarla. Da un punto di vista epidemiologico non si sa quanto effettivamente siano resistenti i vaccinati alla variante, è un’informazione ancora tutta da acquisire – puntualizza – ma sembra che gli anticorpi abbiano una capacità del 30%”, diminuita cioè del 70%.
“Questo non vuol dire che le persone immunizzate non dimostreranno poi di resistere agli attacchi della variante brasiliana, ma se dovesse essere così sarebbe un problema: se incominciasse a diffondersi e si vedesse qualche impatto sui vaccinati, il discorso cambierebbe e si farebbe più allarmante”.
(da agenzie)
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Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile
A DAVOS IL PRESIDENTE FRANCESE METTE IN DISCUSSIONE IL LEGAME TRA ECONOMIA DI MERCATO E DEMOCRAZIA LIBERALE
Il modello del capitalismo e dell’economia di mercato “non può più funzionare” in quanto “l’accelerazione” della finanza e della digitalizzazione hanno spezzato il “compromesso” che lo legava “alla società democratica, alla libertà individuale e all’espansione della classe media”.
Lo ha dichiarato il presidente francese, Emmanuel Macron, durante i lavori virtuali del World Economic Forum di Davos. “Il capitalismo e l’economia di mercato non si possono certo liquidare in fretta, dal momento che hanno tirato fuori dalla povertà molti milioni di persone e offerto accesso a beni e servizi in un modo senza precedenti”, ha sottolineato il capo dell’Eliseo, “allo stesso tempo, però, hanno espulso dal ciclo produttivo altre centinaia di milioni di cittadini che hanno dovuto subire shock economici legati alle delocalizzazioni, hanno perso il lavoro e sentono di aver perso la loro utilità ”.
Macron ha poi puntato il dito sulla “disconnessione tra la finanziarizzazione e la catena del valore” che ”è una cosa negativa quando concentra troppi fondi in attività poco rischiose”. Inoltre, ha aggiunto il presidente francese, “i social network hanno globalizzato l’immaginazione, facendo sì che le persone si confrontassero l’una con l’altra su scale mai viste prima”. “In questo modo abbiamo creato due re del sistema, i produttori e i consumatori, a spese dei lavoratori e ciò ha creato esternalità negativa per l’ambiente e ha alimentato la crisi della democrazia”.
(da agenzie)
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Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile
ALTRE 23 PERSONE INDAGATE NEL MANTOVANO
È stato fermato a bordo di una Ferrari alla frontiera con la Svizzera e poi, attraverso degli
accertamenti, è emerso che percepisse il reddito di cittadinanza: un 46enne di Brescia è stato accusato dalla Procura di aver ottenuto indebitamente il sussidio.
Con lui, nella giornata di oggi martedì 26 gennaio, sono stati iscritti sul registro degli indagati altre ventidue persone. Anche loro avrebbero ottenuto indebitamente il reddito arrivando a percepire oltre 180mila euro.
Stando alla ricostruzione della guardia di finanza, l’uomo lavora come consulente fiscale tra la Svizzera e l’Italia e avrebbe richiesto il reddito di cittadinanza all’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) allegando una Dichiarazione Sostitutiva Unica incompleta.
La procedura errata ha quindi fatto sì che venisse prodotto un valore Isee falso.
Il professionista, che fornisce consulenza a una clientela particolarmente benestante, avrebbe percepito il reddito di cittadinanza da maggio 2019 a novembre 2020. Le Fiamme Gialle hanno scoperto che avrebbe ottenuto oltre 14mila euro.
Nello stesso periodo avrebbe inoltre vinto diverse scommesse sportive per un totale di 23mila euro
L’episodio ne ricorda un altro simile verificatosi a Mantova. Ventisei persone sono state denunciate per aver usufruito illecitamente del reddito di cittadinanza. Stando a quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, gli indagati dovranno restituire oltre 260mila euro. Tra loro c’è chi era proprietario di cinque immobili mai dichiarati, chi era titolare di due partite Iva e altri quattro facevano scommesse su piattaforme online e non comunicavano le loro vincite.
(da Fanpage)
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Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile
IN CASO DI CONDANNA TRUMP NON POTREBBE PIU’ RICANDIDARSI PER LA CASA BIANCA E PERDEREBBE IL VITALIZIO DI 200.000 DOLLARI, LO STAFF, BENEFIT E LA SCORTA
Dalle 12 del 20 gennaio Donald Trump non è più il Presidente degli Stati Uniti d’America. Nonostante ormai si trovi nel suo resort di Mar-a-lago, a quasi 15 ore di automobile da Washington, il suo processo di impeachment al Congresso sta andando avanti. Anzi.
Per la prima volta dal giorno del suo giuramento Joe Biden ha dato il suo benestare a questo processo, nelle scorse ore parlando alla Cnn ha detto: «Penso che vada fatto. Sarebbe stato peggio se questo non fosse iniziato».
Trump intanto sta organizzando la sua difesa, anche se fatica a trovare dei legali che lo sostengano. Al momento l’ex Presidente ha arruolato solo Butch Bowers, noto avvocato della South Carolina.
L’impeachment è un processo politico e quindi non ha conseguenze giudiziarie. Viene istituito dal Congresso e serve per rimuovere una persona da un incarico pubblico.
I motivi che possono avviare questo procedimento sono vari. Nel caso di Trump l’accusa è guidata dal deputato Jamie Raskin, membro del Partito Democratico e rappresentante del Maryland. L’ex presidente è accusato di «istigazione all’insurrezione» per l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio. Nelle cinque pagine presentate al Senato degli Stati Uniti si scrive che Trump «ha messo in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti e delle sue istituzioni, ha minacciato l’integrità del sistema democratico e ha ostacolato una pacifica transizione dei poteri».
In questo documento Trump viene definito una «minaccia per la sicurezza nazionale, per la democrazia e per la Costituzione». Una tesi supportata dalle dichiarazioni fatte dall’ex Presidente durante il comizio organizzato prima degli attacchi a Capitol Hill: «Se non combattete come indemoniati non avrete più un Paese».
Nelle accuse che hanno dato vita all’impeachment si parla anche delle telefonata al segretario di Stato della Georgia Brad Raffensperger, una conversazione svelata dal Washington Post cui Trump chiede di trovare il modo di ribaltare l’esito del voto per concedere la vittoria al Partito Repubblicano.
A cosa serve, ora, un impeachment?
Al momento Trump non ricopre nessun incarico pubblico. Il processo di impeachment in corso si può leggere quindi in due modi. Da una parte si tratta di una risposta formale del Congresso all’assalto di Capitol Hill, un fatto grave e senza precedenti nella storia degli Stati Uniti dall’indipendenza dal Regno Unito. Dall’altra però questo procedimento ha anche delle conseguenze pratiche.
Se dovesse concludersi Trump rinuncerebbe al vitalizio e a tutti i servizi che vengono di norma concessi agli ex Presidenti. Si parla di una cifra attorno ai 200 mila dollari, circa la metà di quello che ricevono quando sono in carica. Oltre al vitalizio, una volta usciti dallo Studio Ovale, i Presidenti eletti hanno diretto anche a uno staff, a spese di viaggio pagate, a un’assistenza sanitaria e alla protezione a vita da parte degli agenti del Secret Service.
Oltre a questo, Trump non potrebbe più candidarsi alle elezioni politiche e quindi non sarebbe possibile un suo ritorno nel 2024, anno delle prossime elezioni. Su questo punto non è ancora chiaro cosa deciderà di fare il tycoon. Potrebbe continuare a muoversi nel Partito Repubblicano, puntando a far correre alle prossimi elezioni negli Stati uomini e donne a lui fedeli oppure potrebbe fondare un nuovo partito.
(da Globalist)
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Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile
PER SETTIMANE GIULIANI HA ACCUSATO L’AZIENDA DI AVER FRODATO LE ELEZIONI MANIPOLANDO I RISULTATI DELLE MACCHINE
L’azienda Dominio Voting System, che si occupa di produrre e fornirne sistemi di voto per le
elezioni, ha fatto causa all’avvocato di Donald Trump Rudy Giuliani chiedendo 1,3 miliardi di dollari di risarcimento per “la campagna di disinformazione virale” delle accuse infondate di brogli alla società che gestisce le macchine elettorali
Nel ricorso si afferma che Giuliani ha continuato per settimane in dichiarazioni pubbliche ed ai media ad accusare Dominion di aver frodato le elezioni manipolando i risultati delle macchine. Questo anche dopo che ispezioni indipendenti ed il riconteggio manuale delle schede avevano provato come infondate le sue accuse.
Anzi Dominion sottolinea che Giuliani in più occasioni ha preferito fare le sue accuse di fronte alle telecamere piuttosto che nelle aule di tribunale, dove rischiava sanzioni nell’affermare il falso.
“Come è noto in Pennsylvania sono state usate macchine elettorali di Dominion, ma la campagna di Trump nei suoi ricorsi nello stato non ha incluso nessuna accusa contro la società “, si legge nella denuncia che è la seconda iniziata di questo tipo avviata da Dominion
All’inizio del mese aveva denunciato per diffamazione Sidney Powell, un’altra protagonista della difesa legale della campagna di Trump per “la narrativa falsa” riguardo al fatto che Dominion avrebbe partecipato ad un’operazione di brogli elettorali collegata al Venezuela del defunto leader socialista Hugo Chavez.
Dominion ha lasciato aperto la possibilità di altre azioni legali, non escludendo di prendere di mira lo stesso Trump.
(da agenzie)
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Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile
SI PARLA DI TRE SORPRESE “INSOSPETTABILI”
Dopo le dimissioni del premier Conte, ore concitate per la costituzione di un nuovo gruppo parlamentare autonomo al Senato a sostegno del presidente del Consiglio.
Per tutta la notte le trattative sono andate avanti, allo stato, apprende l’Adnkronos, si sarebbe arrivati a quota 13-14 senatori, pronti a dare una mano alla nascita del Conte ter.
Altri senatori, riferiscono autorevoli fonti di governo, “stanno valutando. I contatti ci sono, lavori in corso”. Per ‘raccogliere’ i cosiddetti volenterosi, dovrebbe essere usato il simbolo del Maie, la lista degli eletti all’estero. L’obiettivo è formalizzare il gruppo prima delle consultazioni
I ‘papabili’ componenti della nuova formazione centrista si sono riuniti stamani in un ‘luogo neutro’, non a palazzo Madama, e torneranno a vedersi nel pomeriggio per provare ufficializzare la nascita del ‘contenitore politico’.
Ancora si starebbe discutendo per il nome, c’è chi vorrebbe inserire un riferimento all’Europa. E non sarebbe stato indicato nemmeno il capogruppo.
Si parla di ‘tre sorprese’, ovvero di tre nomi considerati ‘insospettabili’, riferiscono fonti parlamentari della maggioranza, non ancora usciti sulla stampa e sui quali viene mantenuto il riserbo per non bruciarli.
(da Adnkronos)
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Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile
PER IL QUIRINALE URGONO CERTEZZE NUMERICHE E CHIARIMENTI POLITICI
Trenta minuti non è il tempo di un colloquio lungo, anche perchè in fondo c’era poco da dire che
già non sia stato detto. Però è un tempo sufficiente per chiarire come Sergio Mattarella intenderà orientarsi in questa gestione della crisi. E se la domanda è se intenda reincaricare Conte per la terza volta in tre anni, la risposta è che l’incarico sarà dato a chi è in grado di garantire una “maggioranza coesa” con un “programma definito”.
Il che rende non scontato che possa ottenerlo se, nelle prossime 48 ore, non ci sarà un fatto politico nuovo, in termini di certezze numeriche e di chiarimenti politici.
Ecco, diciamola con un buon livello di semplificazione e di chiarezza: è impensabile che, nel corso del faccia a faccia tra il premier dimissionario e il capo dello Stato, si sia parlato, nello specifico, del destino di Conte in modo esplicito: il “che cosa” dovrebbe fare l’uno per tornare a palazzo Chigi e le intenzioni dell’altro.
È invece piuttosto ovvio che sia stato ricordato, con eleganza istituzionale, il contesto generale entro cui sarà gestita la crisi. E cioè ci si atterrà , in una vicenda che ha già registrato picchi di fantasia politica, incertezze, dilatazioni dei tempi oltre ogni soglia consentita dal momento che vive il paese, al rigore di una consolidata prassi istituzionale.
Con la salita (e la ridiscesa) di Conte al Colle, la crisi passa nelle mani di Mattarella. Da palazzo Chigi al Colle. Cambia cioè regia, baricentro, grammatica.
Chi immagina una sorta di gioco di sponda per arrivare al Conte ter, sbaglia. Il capo dello Stato ascolterà i partiti, nell’ambito delle consultazioni che iniziano mercoledì pomeriggio, provando a capire quali siano le loro intenzioni, con chi intendano realizzarle, quali nomi indicheranno per palazzo Chigi, e dunque su quali numeri si possa fondare una nuova maggioranza. Poi tirerà le somme.
Le dimissioni di Conte segnano un “volta pagina”, dal capitolo delle incertezze e dei tentativi di raccattare responsabili a quello delle certezze.
Se davvero ci sono parlamentari intenzionati a sostenere un nuovo Governo guidato da Conte, non dovranno essere ipotesi, ma nomi o gruppi, insomma un sostegno visibile e concreto, tale da assicurare la fiducia davanti alle Camere che dovrà manifestarsi nelle prossime 48 ore. Altrimenti, senza un fatto politico nuovo, è impensabile che possa essere conferito un nuovo incarico per proseguire in questa sorta di verifica permanente protrattasi sin troppo a lungo.
Se cioè qualche fine stratega o abile propagatore di spifferi immagina che Conte possa avere di nuovo l’occasione di presentarsi alle Camere per cercare lì i numeri avendo in tasca l’alternativa delle elezioni, è fuori strada.
Così come è fuori strada immaginare, al termine delle consultazioni, incarichi a metà — “pre-incarichi” o “esplorativi”. C’è, in queste indicazioni, l’urgenza del momento che richiede la soluzione di un “mandato pieno” e di un Governo in grado, da subito di operare.
Del resto, se Conte avesse disposto di numeri per andare avanti non si sarebbe dovuto dimettere. O al limite avrebbe potuto riavere subito un pre-incarico.
Invece sono necessarie le consultazioni, nell’ambito di una crisi senza pilota: non di una maggioranza che cerca nuovi assetti, ma di una maggioranza che tale non è e cerca di ritrovarsi nella crisi.
E se, dunque, tutto si gioca alle consultazioni, in questo primo giro, dove è scontata l’indicazione di Conte da parte di Pd, Cinque Stelle e Leu, gli attori cruciali sono, innanzitutto Renzi e Berlusconi, al netto dell’appalesarsi della finora invisibile gamba dei responsabili.
Perchè il primo (Renzi) può essere il protagonista della ricomposizione attorno al Conte Ter o dell’affossamento di Conte.
E il secondo più essere il protagonista di un cambio di schema qualora proponesse non il voto, ma la disponibilità a una nuova maggioranza senza Conte.
Insomma questo è il “giro” in cui si capisce se sia ancora in campo o meno l’avvocato del popolo. Poi inizia tutta un’altra partita, dall’esito ancora più imprevedibile.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile
UN GESTO DI CHIAREZZA SAREBBE NON METTERSI IN CASA CHI QUESTA CRISI L’HA PROVOCATA
Oggi basta leggere cosa dice a La Repubblica il ministro Lorenzo Guerini (Pd), per capire cosa (non) si deve fare. “La crisi — spiega il titolare della Difesa — è frutto di incomprensibili scelte di Italia Viva. E quel partito ha la responsabilità di aver creato una crisi inspiegabile”.
Da questa acuta analisi, però, inspiegabilmente, Guerini trae una conclusione del tutto illogica: “È tempo di costruttori e non di risentimenti, serve un nuovo patto aperto anche a Renzi”.
Merita di essere riportato, questo sconclusionato ragionamento politico, perchè è la sintesi migliore di un sentimento schizofrenico che non è solo di Guerini, ma che in queste ore ha attraversato tutto il panorama politico informativo.
È il tema su cui hanno fatto pressione stampa e attori politici interessati. Il tentativo di Giuseppe Conte e della segreteria del Pd di salvare il governo sarebbe, agli occhi di questi geniali analisti, una strategia inspiegabile. Da un lato, per il premier, si tratterebbe di un “fatto personale”. Dall’altro, per il Pd, di una miope scelta di sacrificio: “Può il Pd morire per Conte?”, chiedeva per esempio Alessandra Sardoni a Goffredo Bettini ieri mattina.
Ma, tuttavia, la difesa della maggioranza giallorossa dalle insidie esterne e dai nemici interni era soltanto la logica protezione di una prospettiva di centrosinistra. Difendere il governo Conte, adesso, significava difendere l’uomo che aveva fatto la trattativa con l’Europa. Ma, soprattutto, difendere in prospettiva una possibile alleanza elettorale.
È esattamente per questi motivi, non per altri, che tutti i nemici del centrosinistra — giornalistici e non — hanno lavorato con metodo in direzione opposta.
Uccidere Conte significa commettere l’ennesimo delitto cannibalistico dal governo Prodi in poi. Uccidere Conte, oggi, e chiedere al premier di fare buon viso a cattivo gioco, tornando a convivere con Renzi (ovvero con il proprio serial killer), come se fosse un gesto di grande magnanimità , serve a chi vuole smontare questa maggioranza, e questo premier, per costruire altri scenari. Non solo oggi, ma in prospettiva.
C’è chi sogna governissimi, chi vuole spaccare il Pd e il M5S, chi desidera incassare — insieme alla testa di Conte — la certezza che si torni alla palude in cui (tagliando le ali) le differenze fra destra e sinistra scompaiono.
Ecco perchè la pretesa di un “reincarico”, da parte di Conte, non è un curioso delirio personalistico, ma un gesto di chiarezza. Ed ecco perchè un altro gesto di chiarezza sarebbe quello di non mettersi in casa chi questa crisi l’ha prodotta.
(da TPI)
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