Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile
“IL CANDIDATO NON SARO’ IO”… E SU RASIA, INDICATO DA SALVINI: “PRIMA DI INTRONIZZARSI DOVREBBE ASPETTARE CHE QUALCUNO GLIELO DICA”
L’ex ministro e leader di Noi con l’Italia Maurizio Lupi non sarà il candidato sindaco del
centrodestra a Milano: a dirlo è il diretto interessato, dopo settimane di voci su una sua possibile candidatura per la sfida dei prossimi mesi con Beppe Sala.
“Io non sono candidato a fare il sindaco di Milano, stiamo cercando il migliore” ma “non sono certo io il candidato sindaco – ha detto Lupi a Telelombardia – Ne abbiamo parlato anche ieri nel vertice di centrodestra a Roma, troveremo il candidato migliore da opporre a Sala perchè Milano merita di essere governata in maniera diversa, ma non sarà Lupi”.
La crisi di governo appena (forse) rientrata si incrocia con le scelte per Milano e con i dubbi nel centrodestra, tra ricerca di nomi forti e fascinazioni da candidati civici.
“L’ho già detto a tutti quelli che me lo domandano – ha spiegato Lupi durante il programma -, io sono una persona che, come Matteo Salvini e il presidente Berlusconi, ama la sua città e non può che essere grato a Milano. Però in questo momento il centrodestra deve trovare il miglior candidato sindaco da opporre a Sala perchè Milano merita una competizione in cui i milanesi possano scegliere il migliore, non il meno peggio. E il centrodestra lo sceglierà “.
L’unico a essersi fatto avanti, finora, era stato Roberto Rasia Dal Polo, 47 anni, capo della comunicazione del gruppo Pellegrini e sembra(va) gradito a Matteo Salvini. Lo scorso 1° gennaio si era fatto avanti con un post su Facebook dichiarando ufficialmente di esser pronto, ma da lì in poi passi avanti non se ne sono fatti. “Confido che la prossima settimana la situazione possa sbloccarsi così cominciamo”, dice lui.
Ma Lupi lo gela: “E’ uno dei candidati, se posso permettermi gli consiglio prima di ‘intronizzarsi’, di aspettare che qualcuno glielo dica, e poi vedremo”.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile
DAVANTI AL RIFIUTO DI INDOSSARE LA MASCHERINA, IL GIORNALISTA HA TOLTO IL COLLEGAMENTO
Niente mascherina? Ti taglio il collegamento.
È accaduto oggi alla Vita in diretta, su Rai1, dove un inviato sta intervistando un ristoratore ribelle, Fabio Martini, che rifiuta di indossare la mascherina.
Quando il conduttore, Alberto Matano, se ne accorge, taglia il collegamento per “ragioni di protocollo e di sicurezza”. Vane le proteste di Martini, che protesta, grida alla “censura di Stato”, si appella a un inesistente bavaglio.
Pronta e ferma la replica di Matano: “Nessuna censura. Noi siamo qui a documentare le vostre proteste e i vostri problemi, ma la mascherina è un presidio di sicurezza per tutti noi.”
Infine si rivolge direttamente ai telespettatori, scusandosi per l’errore e assumendosene tutta la responsabilità .
Un raro, tempestivo, esempio di servizio pubblico.
(da TPI)
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Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile
LO STUDIO DELLA RIVISTA SCIENTIFICA LANCET: “PADANIA, POLONIA E REPUBBLICA CECA LE PEGGIORI”
Brescia e Bergamo hanno il tasso di mortalità da particolato fine (PM 2,5) più alto in Europa. Lo
dice uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Utrecht, del Global health institute di Barcellona e del Tropical and public health institute svizzero.
E i risultati, pubblicati sulla rivista “The Lancet Planetary Health”, non promettono bene neanche per altre città italiane.
Come detto, Brescia e Bergamo sono infatti in testa alla non invidiabile classifica di morti da particolato Pm2,5 prevenibili: se si seguissero le linee guida dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità ) rispetto ai valori di polveri sottili Pm 2,5 (quelle con diametro inferiore rispetto al Pm10, e che dunque penetrano più in profondità arrivando nei polmoni e nei bronchi), si potrebbero evitare 232 decessi all’anno a Brescia e 137 a Bergamo.
Tra le prime dieci ci sono anche Vicenza (al quarto posto) e Saronno (all’ottavo).
Lo studio, finanziato dal Ministero per l’innovazione spagnolo e dal Global health institute, analizza anche la mortalità da biossido di azoto (NO2): “Il più alto tasso di mortalità da No2 è stimato per grandi città e capitali nell’Europa dell’Ovest e del Sud”, si legge. È Madrid, in questo caso, la città in testa alla classifica, ma due città italiane figurano tra le cinque peggiori in quanto a tasso di mortalità : sono Torino (al terzo posto) e Milano (al quinto posto), dove rispettare i valori di No2 fissati dall’Oms consentirebbe di evitare 103 decessi ogni anno.
Lo studio pubblicato su Lancet prende in considerazione i decessi da Pm2,5 e da biossido di azoto (No2) in circa mille città europee, rivelando che attenersi alle linee guida dell’Oms potrebbe ridurre in generale 51mila decessi all’anno per quanto riguarda il Pm2,5 e 900 morti all’anno per esposizione a biossido di azoto. “La più alta mortalità da Pm2,5 è stimata per le città nella Valle del Po (nord Italia), Polonia e Repubblica Ceca”, si legge nello studio.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile
LA MOBILITAZIONE DELLA COMUNITA’: CI SONO ANCORA TANTI ITALIANI PER BENE… LE LACRIME DI RICONOSCENZA DEL RAGAZZO
Grande sorpresa per John, un nigeriano, da anni a Ciampino, che tiene pulite le strade vivendo delle offerte dei cittadini. Il gestore del Geff Caffè Cristian De Filippis, che conosce la sua storia e lo ha preso particolarmente a cuore, ha organizzato una raccolta fondi, per permettergli di tornare nel suo Paese d’origine, dopo la morte della madre, per poterla piangere.
In breve tempo il salvadanaio esposto sul bancone dell’esercizio commerciale si è riempito di monete e banconote, che i clienti, conoscendolo, gli hanno affettuosamente donato. Soldi che sono arrivati dalla città , ma anche da fuori.
Poi è arrivato il giorno tanto atteso, quello della consegna, il gestore del bar ha fatto entrare John all’interno del locale con una scusa, per poi consegnargli il salvadanaio, alla presenza di poche persone, che hanno assistito alla scena commovente, riprendendola e condividendola sui social network, per mostrarla ai tanti cittadini che, a causa del Covid, e alle restrizioni imposte dalla norme anti contagio, non hanno potuto esserci.
“Questo salvadanaio è per te John, da parte di tutta Ciampino” ha detto il gestore del bar, consegnandogli il prezioso regalo. Un gesto inaspettato, che lo ha fatto commuovere.
Alla vista del salvadanaio, John si è portato le mani alla testa, è scoppiato in lacrime e lo ha rotto, tra gli applausi dei presenti.
Al suo interno c’erano centinaia di euro, donati dai cittadini per consentirgli di prenotarsi un viaggio in aereo andata e ritorno, per andare a trovare sua madre deceduta in piena pandemia a causa del Covid, che non ha potuto raggiungere nè starle accanto perchè non aveva abbastanza denaro per lasciare l’Italia.
Tantissimi i messaggi di affetto e commenti al video da parte dei cittadini: “Soldi meritati, è un gesto che abbiamo fatto con il cuore”.
(da Fanpage)
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Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile
“MENO 20% DELLE DOSI LA PROSSIMA SETTIMANA”
A causa dei ritardi nella consegna dei vaccini da parte di Pfizer l’Italia è passata da una media di
80mila persone vaccinate al giorno, con una punta di 92mila, ad una media di 28mila al giorno.
Lo ha detto il Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri in conferenza stampa sottolineando che i ritardi hanno “rallentato significativamente la campagna vaccinale”.ù
Questa, ha aggiunto, ”è la conseguenza della necessità di tenere nei magazzini le dosi che servono per i richiami”.
Arcuri ha continuato: “Possiamo fare due cose: fare il tifo affinchè i vaccini disponibili aumentino e aspettare con ansia le conclusioni di Ema il 29 gennaio sul vaccino Astrazeneca, poi difenderci nelle sedi giuridiche deputate”.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile
NUOVO PROCESSO PER I DUE GIOVANI CONDANNATI IN PRIMO GRADO PER TENTATO STUPRO DELLA RAGAZZA PRECIPITATA DAL SESTO PIANO DI UN ALBERGO DI PALMA DI MAIORCA… MA LA PRESCRIZIONE SALVERA’ GLI IMPUTATI IN OGNI CASO
Quasi dieci anni dopo, i giudici della Corte di Cassazione hanno scritto la parola fine sulla morte di Martina Rossi ed escluso un nuovo inizio di dibattimenti, udienze, testimonianze. Il verdetto con cui hanno annullato la sentenza di assoluzione rimette al centro del processo i due 28enni di Castiglion Fibocchi che quel 3 agosto 2011 erano nella stanza 609 dell’hotel Santa Ana di Palma di Maiorca insieme a Martina: in primo grado ad Arezzo Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi erano stati condannati a sei anni per tentato stupro e per aver causato la morte, nella fuga, di Martina.
La studentessa
Martina Rossi il 3 agosto del 2011 aveva vent’anni, studiava architettura a Milano ed era alla sua prima vacanza da sola, a Palma di Maiorca con due amiche. Cadde dal balcone di un albergo e la polizia spagnola archiviò frettolosamente come suicidio.
Gli imputati
Per questo fatto in primo grado erano stati condannati a sei anni di reclusione i due giovani aretini, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, entrambi di Castiglion Fibocchi, accusati di tentata violenza di gruppo e morte come conseguenza di altro reato. Secondo il Tribunale di Arezzo, Martina precipitò dal balcone della camera dove alloggiavano i due ragazzi – nello stesso hotel della studentessa genovese – per fuggire a un tentativo di stupro.
In appello invece, lo scorso 9 giugno, Albertoni e Vanneschi sono stati assolti dall’accusa di tentata violenza sessuale mentre è stata dichiarata prescritta l’imputazione di morte come conseguenza di altro reato. i giudici non avevano saputo dare un perchè alla tragedia, ma avevano parlato di “un litigio, un malore, un approccio di natura sessuale o anche un tentativo di violenza che potesse aver innescato in lei la spinta a un gesto autolesivo o comunque uno stato psicologico di non pieno controllo di sè”.
La sentenza della Corte di appello di Firenze è stata impugnata dalla procura generale di Firenze per “indizi non valutati”, per “motivazione contraddittoria” e per una “valutazione frazionata e priva di logica degli indizi”.
La battaglia dei genitori
I due imputati oggi non sono venuti in Cassazione, sono rimasti a casa in contatto con i loro avvocati. In udienza c’erano, invece, come del resto ci sono sempre stati, i genitori di Martina. Bruno Rossi, una vita da camallo nel porto di Genova a lavorare e lottare per i diritti dei lavoratori, e Franca Murialdo, insegante. Entrambi in pensione, hanno passato gli ultimi due lustri della loro vita a “ricercare la verità per Martina e a ridarle dignità “.
Anche questa mattina, aveva detto Bruno mentre rientrava nel suo albergo della Capitale dove aspettava notizie, “abbiamo sentito dire delle enormi falsità sul nostra figlia. Che era drogata, che era depressa, che si era buttata giù per una delusione d’amore. Ma continuiamo a sperare”.
Il pg e gli errori
Il sostituto procuratore generale, del resto, come annunciato è stato molto duro, e ha chiesto di annullare le assoluzioni di Albertoni e Vanneschi. Nel ricorso depositato nei giorni ha scorsi ha messo nero su bianco, a proposito della sentenza di Appello, una “motivazione contraddittoria”, una “valutazione frazionata e priva di logica degli indizi”, un “travisamento di circostanze decisive”.
E ancora: “E’ stato commesso un evidente errore sul punto di caduta della Rossi che ha inficiato tutto il ragionamento probatorio, Nessuna certezza sugli esami tossicologici: collegare una sigaretta di hashish, fumata in due, al comportamento di Martina sembra esagerato”.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile
IL SIMBOLO CHE SALVINI HA SCELTO E’ RITENUTO A PESARO UN MITOMANE; I PRECEDENTI E LA LETTERA DI MINACCE CHE SI E’ MANDATO DA SOLO
Un giorno bisognerà dedicare un volume ai personaggi che Matteo Salvini sceglie come simboli
delle sue battaglie, perchè ha un talento innato nello scovare mitomani e soggetti improbabili che poi si rivelano boomerang imbarazzanti da sotterrare in tutta fretta nella prima buca disponibile (vedere, per esempio, alla voce Giuseppe De Donno detto Joseph Dominus e la cura al plasma che i poteri forti osteggiano).
Ultimamente, una delle sue bandiere preferite è Umberto Carriera, il ristoratore pesarese che tiene aperti i suoi sei locali violando il Dpcm, con Vittorio Sgarbi tra i commensali. “Uno degli uomini in prima fila, non un marziano o un evasore!”, l’ha definito Matteo Salvini durante una delle sue dirette con lui.
“Per noi è sopravvivenza, ho tra gli affiliati al mio movimento 60.000 bar e ristoranti pronti ad aprire dal 15 gennaio in poi! Abbiamo ricevuto solo elemosina, dobbiamo riaprire, è un governo di incompetenti!”, ulula Carriera, parlando di sè in terza persona.
Bene. Sapete quante tasse ha pagato Umberto Carriera lo scorso anno per il suo reddito personale? 9.800 euro, quindi dichiara poco più di mille euro al mese.
Ma partiamo dall’inizio perchè il personaggio va raccontato nella sua interezza, per poi chiudere con la sua dichiarazione dei redditi.
Su Carriera c’è una lunga sfilza di aneddoti che a Pesaro e dintorni fanno ormai parte della mitologia locale. Per dirla in maniera semplice, Carriera ha una discreta reputazione da mitomane e bisogna dire che si impegna molto per alimentarla.
Intanto, nel 2019, racconta di essere stato inserito nell’elenco dei 150 imprenditori under 30 più promettenti del nuovo anno da nientepopodimeno che la più famosa rivista di economia e finanza del mondo: Forbes. Sì, avete letto bene.
Lo scrive lui e lo scrivono tanti giornali locali, per esempio il Corriere Adriatico, che lo intervista: “Carriera, come lo ha saputo?”. “Era una raccomandata. Una multa, ho pensato. Io le colleziono. E invece. È come entrare nella lista dei candidati al pallone d’oro o agli Oscar!”.
Peccato che da Forbes Italia abbiano smentito categoricamente via mail e che oggi, interrogato da me sulla questione, Carriera abbia risposto: “Ma l’hanno scritto dei giornalini come il Resto del Carlino o il Corriere Adriatico per avere titoli d’effetto, io ho partecipato a un workshop, è un’altra cosa…”.
Cioè, non si ricorda di averlo raccontato lui stesso in un’intervista che evidentemente, ora che la sua popolarità è alle stelle, rinnega perchè rilasciata a giornali non più alla sua altezza. Strano che poi pubblichi su Instagram la prima pagina del Resto del Carlino e di altri “giornalini”, più volte, quest’estate, vantandosi di essere citato
A proposito, non va dimenticato il suo esordio, anni prima, come scrittore (“Ho 6 ristoranti e scritto un romanzo”, scrive nella bio). “Uscirà nella prossima primavera, a quasi tre anni dal successo de ‘Il coraggio delle scelte’, il secondo romanzo del poliedrico scrittore Umberto Carriera, che si intitolerà ‘Scrivimi quando arrivi’. Dopo le quasi cinquemila copie vendute con il primo libro…”, scrive trionfale ilpesarese.it del Grisham locale.
Peccato che questo secondo romanzo non si sia visto e che il sospetto è che riguardo il primo, si tratti di un’autopubblicazione. Delle 5.000 copie vendute non esiste, ovviamente, alcuna prova. O magari sono nella sua cantina, dentro dei sacchi neri, chissà . Ma andiamo avanti.
Nel 2016 annuncia che gireranno per ben CINQUE giorni Masterchef nel suo ristorante ‘La grande bellezza’. I soliti giornali, anzi, “giornalini” locali rilanciano la notizia, intervistandolo. Però nel suo ristorante non viene girata alcuna puntata. “Ma come no!”, risponde lui quando gli chiedo chiarimenti. “È stata girata un’esterna con la crescia e i prodotti locali sono stati valorizzati”.
“Ma nel suo ristorante?”. “Certo”. Quindi insiste nel sostenere che una puntata di Masterchef sia stata girata lì, ma non risulta da nessuna parte. “Non è stata girata alcuna puntata nel ristorante ‘La grande bellezza’”, conferma un’autrice storica di Masterchef, dopo aver consultato anche il produttore. “Tra l’altro non giriamo mai per più di una giornata le esterne. È una fake news, ci sono alcuni ristoranti che si inventano queste cose per farsi pubblicità ”.
E ora arriviamo al 2020, quando Carriera, poco prima della pandemia, a gennaio, guida la rivolta delle partite Iva contro l’obbligatorietà dei Pos e invita a sospendere i pagamenti allo Stato per via delle tasse troppo alte.
Ma quante tasse pagherà mai Umberto Carriera, titolare di sei ristoranti? Nella trasmissione radio La zanzara, sollecitato da un ascoltatore che gli dà dell’evasore, qualche giorno fa Carriera risponde serafico: “L’anno scorso ho pagato 9.800 euro, vi sembrano pochi?!”.
Gli faccio notare che sono pochissimi per la sua attività e lui: “Ma io mangio al ristorante pranzo e cena!”. Dunque il reddito personale (lordo) annuo di Umberto Carriera si aggira intorno ai 20.000 euro. Sei ristoranti, 40 dipendenti, famiglia, figli, macchina, casa, bollette e lui guadagna meno che un suo dipendente. Accidenti. Tutta questa fatica per nulla. Un benefattore.
Ma non ci fermiamo qui. Perchè il nostro eroe — quello che ora è diventato il promotore della rivolta dei ristoratori contro il Dpcm perchè “siamo distrutti economicamente, qui è sopravvivenza” e che dice al suo sponsor Salvini, in diretta Facebook, “qui si finisce col cappio al collo” — nel 2020, dunque in piena pandemia, apre ben due ristoranti.
“Ma la casa è di proprietà e per la macchina ho il leasing”, dice spiegando come vive con poco più di 1.000 euro al mese. “Ognuno fa le sue scelte, non devono essere per forza sei ristoranti in attivo…”. “Sono riuscito ad aprire un ristorante anche il primo ottobre. Si vede che lei non fa l’imprenditrice e non sa che ora i ristoranti si possono pagare anche dopo, fai un accordo per scaglionare i costi in 5/6 anni”.
Accidenti, e se è in grado di accollarsi altri debiti e di pagare il personale assunto, quali sarebbero i suoi problemi?
Proprio lui che non ha problemi e che paga 800 euro di tasse al mese, è il portabandiera dell’#ioapro? Tra l’altro ha appena detto che non tutti ristoranti sono in attivo, dunque bizzarro che si impegoli in nuove iniziative nella ristorazione.
Fatto sta che c’è l’ultimo, meraviglioso colpo di scena. Giorni fa Carriera pubblica una storia su Instagram scrivendo “Questo è l’odio che seminate” e pubblicando il messaggio di un utente che gli dice “Se domani apri ti facciamo male, sappiamo dove dove va all’asilo tuo figlio”. Terribile.
Peccato che non noti che sotto i messaggi inviati su Instagram appaia la scritta col nome dell’utente che ha inviato il messaggio, in questo caso ‘La Macelleria Pesaro’. Per la cronaca, La Macelleria è uno dei ristoranti di Umberto Carriera, dunque si sarebbe mandato da solo quel messaggio dall’account del suo ristorante, senza accorgersi della gaffe.
Quando gli viene fatto notare cancella tutto, poi dice che è stato fatto un fotomontaggio da una pagina pesarese vicina al sindaco Ricci. Comblotto!
Allora gli viene fatto notare che quell’account (la Macelleria) per la verità è registrato con una mail che inizia e finisce come la sua mail e con un cellulare che finisce con i numeri 4 e 7 come il suo numero di cellulare. A me dice: “Ma quell’account non è del mio ristorante, ho denunciato”. Insomma, un personaggio tra l’urticante e l’esilarante.
A proposito. Neanche i 60.000 ristoratori che secondo lui stanno aprendo in violazione del Dpcm sono numeri veri. O forse ha anche quelli in cantina, imbavagliati, accanto alle 5.000 copie del suo romanzo.
(da TPi)
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Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile
RAPPORTI TRA ‘NDRANGHETA E POLITICA: ECCO LE ACCUSE AL SEGRETARIO UDC FINO A IERI ACCOLTO CON TUTTI GLI ONORI AL TAVOLO DEL CENTRODESTRA
Associazione per delinquere semplice, aggravata dal metodo mafioso. È l’accusa della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nei confronti di Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, dimessosi oggi, appena è venuto a conoscenza dell’inchiesta. Pur dichiarandosi assolutamente estraneo ai fatti.
“Basso profilo” è il nome del fascicolo aperto dalla procura guidata da Nicola Gratteri. Al centro dell’inchiesta – che conta 160 indagati, 50 dei quali sottoposti a misure cautelari – i rapporti tra il mondo dell’imprenditoria e quello della politica con la ‘ndrangheta.
Il procedimento svelato questa mattina – nel quale sono stati coinvolti centinaia di uomini delle forze dell’ordine – coinvolge nomi di peso e che si abbatte sul Paese in un momento delicato.
Tra gli arrestati c’è il segretario dell’Udc calabrese e assessore al Bilancio regionale, Francesco Talarico, accusato di voto di scambio e associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso.
Ma che ruolo avrebbero avuto i due politici in questa vicenda?
Secondo l’accusa avrebbero accettato di favorire un imprenditore, Antonio Gallo – che aveva stretti rapporti con le cosche – nella sua corsa agli appalti. Inizialmente fatta in Calabria e poi a Roma. E sarebbe stato nella Capitale che Gallo avrebbe incontrato Cesa.
Il pranzo a Roma
Siamo nel 2017, il segretario dell’Udc è eurodeputato. A tavola erano seduti oltre a Cesa, Talarico, Gallo e Tommaso e Saverio Brutto.
Gallo, continua il magistrato, ”è un imprenditore molto eclettico, che lavorava su più piani e riusciva a muoversi con grande disinvoltura quando aveva di fronte lo ‘ndranghetista doc, o il politico o l’imprenditore. Si muoveva su più piani, perchè aveva bisogno di più piani, per creare una sorta di monopolio o almeno oligopolio su un territorio per avere la possibilità di vincere gare truccate per la fornitura di prodotti per la sicurezza sui luoghi di lavoro o attività di pulizia, anche a livelli nazionale. Ecco qui – ha aggiunto il procuratore della Dda di Catanzaro – l’aggancio con la politica”. E la decisione di arrivare a Roma.
“Questa sua voglia di ingrandirsi – sostiene ancora Gratteri – porta Gallo ad arrivare fino a Reggio Calabria e a rivolgersi a rappresentanti della famiglia di ‘ndrangheta dei De Stefano-Tegano per organizzare la campagna elettorale di Franco Talarico nelle Politiche del 2018, e lo porta a salire a Roma per cercare di ottenere degli appalti di levatura nazionale e attraverso Talarico organizza un incontro con Cesa, un pranzo, datato estate 2017″.
Come ha fatto la procura a sapere di quell’incontro? Ascoltando una conversazione di Brutto, nella quale, si legge nella richiesta dell’applicazione delle misure cautelari, “veniva menzionata la figura dell’onorevole Lorenzo Cesa con il quale avrebbe preso un appuntamento”.
E dell’appuntamento si ha conferma grazie a un pedinamento. “Quel pranzo – ha rimarcato poi Gratteri – non potevamo documentarlo perchè all’epoca Cesa era parlamentare, ma sentendo poi Gallo da un’intercettazione ambientale emerge sostanzialmente che Gallo avrebbe dovuto pagare il 5% di provvigione (a Francesco Talarico, Tommaso e Saverio Brutto, ndr)”. Ma di questo pagamento, a detta degli stessi inquirenti, non ci sono riscontri.
Il “patto di scambio” per il 2018
In vista delle politiche del 2018 gli indagati avrebbero stipulato un accordo. In cosa consisteva, secondo gli inquirenti, questo patto di scambio? “Nella promessa di “entrature” per ottenere gli appalti per la fornitura di prodotti antinfortunistici, erogati dalla sua impresa (di Gallo, ndr) e banditi da enti pubblici economici e società in house”
Il ruolo di Cesa sarebbe stato di “mediazione” in cambio della promessa di un ‘pacchetto’ di voti”.
Secondo la procura “Talarico incontrava Natale Errigo, imparentato con esponenti della cosca De Stefano/Tegano di Archi” e riceveva la rassicurazione del sostegno alle elezioni.
Appalti, ma non solo: “150 pagine di capi d’imputazione”
Tanti i reati ipotizzati. Così tanti che i capi d’imputazione riempiono 150 pagine. L’elenco, fatto da Gratteri, è lungo: “associazione a delinquere, voto di scambio, intestazione fittizia di beni, appalti, turbative, rivelazioni del segreto istruttorio, quindi tutta la gamma dei reati tipici che negli ultimi anni stiamo vedendo emergere sempre più nel corso delle nostre indagini, indagini di mafia in cui ci sono sempre meno omicidi, ci sono sempre meno reati violenti ma – ha sostenuto il procuratore capo della Dda di Catanzaro – sempre più reati che riguardano il potere politico e sempre più reati che riguardano il potere economico”.
La difesa di Cesa: “Estraneo ai fatti”
La casa romana di Cesa è stata perquisita oggi. Lui respinge ogni accusa, incassa il sostegno di una parte della politica, e fa sapere: “Mi ritengo totalmente estraneo, chiederò attraverso i miei legali di essere ascoltato quanto prima dalla Procura competente. Come sempre ho piena e totale fiducia nell’operato della magistratura. E data la particolare fase in cui vive il nostro Paese rassegno le mie dimissioni da segretario nazionale, con effetto immediato”.
E all’Ansa che gli notare che l’indagine arriva proprio in un momento in cui il suo partito avrebbe potuto giocare un ruolo importante nell’estremamente precario equilibrio in cui dovrà reggersi il governo risponde: “Io sono sempre stato rispettoso della magistratura e lo sono anche ora: non credo a tempi sospetti”. E ancora: “Il centrodestra è unito. Detto questo sono una persona seria e lo sono anche oggi: non mi occupo più di vicende politiche. È un momento difficile”.
Nell’attesa che la vicenda abbia una qualche evoluzione ha chiaro quale sarà il prossimo passo che compirà : “L’unica cosa che devo fare – conclude – è prendere le carte e lasciare il mio ufficio nella sede dell’Udc”.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile
CI VUOLE TANTO AD APRIRE LE STAZIONI DELLA METRO? CI VUOLE TANTO A DARE AI POVERI UN RIPARO DIGNITOSO? O I POLITICI DEVONO ELARGIRE QUATTRINI SOLO AI FALSI POVERI?
Un altro senza tetto è morto a Roma. Il decimo dall’inizio dell’inverno, la decima vita che forse
poteva essere salvata.
A dare la notizia è stata la Comunità di Sant’Egidio. La vittima è un cittadino straniero di 46 anni, secondo quanto reso noto dai volontari sarebbe morto di ipotermia o per un malore legato alle condizioni di vita in strada.
“Si chiamava Edwin, era molto riservato. Siamo molto addolorati per l’accaduto. E’ la decima persona che da novembre muore a Roma in queste circostanze”, ha raccontato Carlo Santoro, volontario della Comunità di Sant’Egidio all’agenzia Ansa. “Siamo preoccupati e facciamo appello non solo alle istituzioni ma anche alle persone per aiutarci. Il freddo e il Covid sono una miscela letale per questa povera gente che vive in strada”.
La protesta delle associazioni per i senzatetto: “Non lasciamoli morire di freddo”: 25.000 firme per aprire le stazioni ai senzatetto
Intanto la petizione lanciata dall’associazione Nonna Roma e rivolta alla sindaca Virginia Raggi per aprire le stazioni come ricovero notturno dei senzatetto ha raggiunto le 25.000 firme. Un appello diventato anche una mozione urgente in consiglio comunale approvata anche con i voti di molti consiglieri del Movimento 5 Stelle (gli altri si sono astenuti) che impegna la giunta Raggi ad aprire le metropolitane come misura di emergenza. La mozione però è rimasto finora lettera morta.
“Nonostante la pandemia abbia reso più difficile la tutela e l’accoglienza di chi non ha una casa nella nostra città , nonostante gli appelli delle associazioni e dei volontari tutti i giorni in prima fila, constatiamo che l’amministrazione comunale non è stata in grado di mettere in campo misure straordinarie, a cominciare dal ricovero notturno nelle stazioni nei giorni dove le temperature sono più rigide. — si legge nell’appello dei volontari — Azioni di natura umanitaria che non risolvono il problema del diritto all’abitare, della presa in carico dei più fragili e l’accoglienza delle e dei migranti in transito o delle e dei richiedenti asilo, ma che almeno possono salvare delle vite umane”.
(da Fanpage)
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