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EVASORE FISCALE NASCONDE UN MILIONE DI EURO SOTTO IL MATERASSO E NELLE SCATOLE DEI BISCOTTI: E’ UNO DI QUELLI CHE I SOVRANISTI VOGLIONO “RISTORARE” E CONDONARE

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

L’IMPRENDITORE E’ INDAGATO PER AVER EVASO IL FISCO, AVEVA NASCOSTO IL DENARO NEI LUOGHI PIU’ DISPARATI A CASA DEL PADRE

Un milione di euro nascosti sotto al materasso e nelle scatole di biscotti: un imprenditore del Salernitano, finito al centro delle indagini per evasione fiscale, è stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Salerno ma a fare notizia è il luogo dove aveva pensato di nascondere il denaro, rigorosamente in contanti e nascosto all’interno di scatole di biscotti e materasso nell’appartamento del padre, ora indagato a sua volta. Non proprio alla Edgar Allan Poe che diceva che “se vuoi nascondere qualcosa mettila in bella vista”, ma quasi: con buona pace di conti correnti all’estero o nascosti dai “soliti” prestanome.
Tutto è accaduto nella giornata di ieri, quando su mandato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore la Guardia di Finanza ha eseguito una perquisizione in casa del padre dell’imprenditore coinvolto.
Ed è là  che sono stati ritrovate diverse “mazzette” di denaro nascoste perfino sotto al materasso, occultate in una scatola.
Le Fiamme Gialle erano al lavoro per ricostruire un complesso sistema di evasione fiscale ipotizzato nei confronti dell’imprenditore, titolare di una società  che si occupa della distribuzione dei carburanti.
L’ipotesi di reato vedrebbe l’uomo al centro di un sistema di “cartiere”, ovvero di società  che esistono solo sulla carta ed intestate a prestanome, il cui unico scopo è quello di produrre documenti commerciali falsi che potessero permettere alla fine dei vari giri di acquistare i carburanti in regime di esenzione d’imposta, evadendo così il fisco.
Ma a fare notizia è stato appunto il ritrovamento dei soldi in contanti, nascosti dentro casa del padre, per il quale è stato formulato il reato di ricettazione.

(da Fanpage)

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LA CRICCA SOVRANISTA IN RUSSIA VIETA DI MANIFESTARE PER NAVALNY, FERMI E ARRESTI PREVENTIVI, CHIUSI I SITI A FAVORE DELLA PROTESTA: E’ LA DITTATURA SOVRANISTA, RAGAZZI

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

ATTENDIAMO CHE SALVINI E MELONI INVOCHINO LA LIBERTA’ DI MANIFESTARE PER IL POPOLO RUSSO IN DIFESA DEL PATRIOTA ALEXEI

La polizia russa ha fermato una delle più strette collaboratrici del leader dell’opposizione Alexei Navalny, la legale del Fondo Anticorruzione Liubov Sobol. Nota per essere stata una delle figure di spicco delle proteste anti Putin del 2019, Sobol è stata portata in commissariato a causa dell’invito a partecipare alle manifestazioni in programma sabato 23 gennaio contro l’arresto di Navalny.
Prima del fermo, gli agenti si sono presentati anche nelle abitazioni del direttore della testata online Media Zona, Serghiei Smirnov, e del conduttore di Radio Eco di Mosca, Aleksandr Pliushchev, nonchè dalla portavoce di Navalny, Kira Yarmish, e della stessa Sobol.
Poco dopo il fermo di Sobol, un altro collaboratore di Navalny, Vladlen Los, ha denunciato che le autorità  di Mosca gli hanno ordinato di lasciare la Russia entro il 25 gennaio e gli hanno proibito di tornare nel Paese per quasi tre anni, fino al 27 novembre 2023.
La manifestazione di sabato preoccupa le autorità  russe, tanto che il vice ministro dell’Interno Aleksandr Gorovoi, intervenendo al dicastero, ha chiarito: «Oggi non abbiamo scuse per permettere manifestazioni non autorizzate nelle strade e nelle piazze delle città  in nessuna parte del Paese», ha detto Gorovoi, ripreso dall’agenzia Interfax, aggiungendo che le autorità  hanno fornito «gli strumenti legali» necessari per impedire tali manifestazioni.
Non solo. Secondo Ria Novosti, l’ufficio del procuratore generale della Russia ha chiesto di limitare l’accesso ai siti che invitano a partecipare «ad azioni illegali il 23 gennaio».
«Sono state fatte richieste al Roskomnadzor — l’autorità  russa per le telecomunicazioni — per limitare l’accesso alle informazioni illegali. Le persone che invocano azioni illegali sono state avvertite di non infrangere la legge», recita la nota. La procura generale ha aggiunto che le forze dell’ordine sono «concentrate sull’adozione di misure preventive» e, se ci sono i presupposti, pronte ad adottare provvedimenti.

(da agenzie)

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FESTA NEL VILLAGGIO INDIANO DEL NONNO DI KAMALA HARRIS PER L’INSEDIAMENTO: “SIAMO ORGOGLIOSI DI LEI”

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

A THULASENDRAPURAM PERSONE FESTANTI, TRA FIORI, DOLCI E PREGHIERE

Festeggiamenti nel villaggio indiano di Thulasendrapuram nel giorno del giuramento della vicepresidente Usa, Kamala Harris, discendente del villaggio, che entrerà  nella storia come la prima donna, di colore e di discendenza dell’Asia meridionale, a ricoprire il ruolo.
Nella cittadina natale di suo nonno materno, Thulasendrapuram, a circa 350 chilometri da Chennai, persone festanti si sono preparate alle celebrazioni. “Ci sentiamo molto orgogliosi che un indiano sia stato eletto vice presidente d’America”, ha detto Anukampa Madhavasimhan, che fa l’ insegnante.
Il nonno di Harris si è trasferito a Chennai, la capitale dello stato del Tamil Nadu, decenni fa. Anche la madre della vice di Biden, scomparsa nel 2009, è nata in India, prima di trasferirsi negli Stati Uniti per studiare all’Università  della California, ha sposato un uomo di origine giamaicana e hanno chiamato la loro figlia Kamala, parola in sanscrito che significa fiore di loto.
Prima dell’inaugurazione, si sono tenute preghiere speciali per il suo successo nel tempio della città  durante le quali la divinità  indù Ayyanar, una forma di Shiva, è stato lavato con latte e adornato di fiori dal sacerdote.
In vista delle elezioni statunitensi di novembre, anche gli abitanti dei villaggi di Thulasendrapuram avevano organizzato una cerimonia al tempio per augurare buona fortuna a Harris. Dopo la sua vittoria, hanno acceso fuochi e distribuito dolci e fiori come offerta religiosa
I poster di Harris delle celebrazioni di novembre adornano ancora i muri del villaggio e molti sperano che arrivi alla presidenza nel 2024. Il presidente eletto, Joe Biden, ha eluso le domande sul fatto che cercherà  la rielezione o si ritirerà . “Per i prossimi quattro anni, se sostiene l’India, diventerà  presidente”, ha detto G Manikandan, che ha seguito il percorso politico di Harris e nel suo negozio espone con orgoglio un calendario da parete con le foto dei componenti del tandem democratico.
Martedì, un’organizzazione che promuove il vegetarismo ha inviato pacchetti di cibo per i bambini del villaggio come regali per celebrare il successo di Harris.

(da Open)

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I GUANTI DI LANA E PLASTICA RICICLATA DI BERNIE SANDERS : “MI INTERESSA IL CALDO, NON LA MODA”

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

L’HASHTAG #BERNIEMITTENS E’ SALITO IN CIMA AI TREND

Tra le immagini iconiche di questo Inauguration Day resterà  quella del senatore del Vermont Bernie Sanders, ultimo democratico ad arrendersi nella corsa alle primarie con Joe Biden.
Arrivato tra i primi a Capitol Hill, in una Washington sferzata dal gelo, il senatore si è messo a sedere, mascherina sul volto, Parka, e un paio di guanti di lana vecchio stile che non sono passati inosservati. Sui social l’ingrandimento dell’accessorio ha spopolato.
Molti volevano sapere dove Sanders avesse comprato quei guanti alla Charlie Brown con rombi neri, marroni e bianchi. A fine serata, attraverso il tam tam dei social, si è risaliti all’origine.
I guanti sono stati realizzati a mano da un’insegnante del Vermont, Jen Ellis, che li ha regalati al senatore due anni fa. Il materiale usato per quelli che sono diventati un hashtag, #BerniesMittens, è un inno all’ambientalismo: lana e plastica riciclata.
Ellis li fa su ordinazione e li regala agli amici. Su Instagram i follower hanno recuperato una foto scattata un anno fa che mostra i vari disegni disponibili.
Intervistato dalla Cbs, Sanders ha spiegato la sua scelta: “Noi nel Vermont siamo abituati al freddo e non siamo preoccupati molto della moda, a noi interessa stare al caldo, ed è ciò che è successo oggi”.
In un tweet invitava ad occuparsi di altro, come “rispondere in modo aggressivo alle enormi crisi che devono affrontare le famiglie di lavoratori”.

(da agenzie)

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BLITZ IN CALABRIA CONTRO LA ‘NDRANGHETA, PERQUISITA LA CASA DELL’UDC CESA CHE SI DIMETTE DA SEGRETARIO: IL CENTRODESTRA PERDE UNA GAMBA DEL TAVOLO MA GUADAGNA UN INDAGATO IN PIU’

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

13 ARRESTI E 45 DOMICILIARI, IN CARCERE ANCHE IMPRENDITORI E POLITICI, MOVIMENTI ILLEGALI DI DENARO PER 300 MILIONI… AI DOMICILIARI L’ASSESSORE   REGIONALE UDC AL BILANCIO (OTTIMA SCELTA DEL CENTRODESTRA, COME SEMPRE)

Politici, imprenditori, boss di primo livello. E fra gli indagati anche il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, la cui casa romana è stata perquisita e passata al setaccio questa mattina dagli uomini della Dia di Maurizio Vallone.
L’accusa, secondo indiscrezioni, sarebbe di concorso esterno in associazione mafiosa. Ai domiciliari è finito anche un suo braccio destro in Calabria, Francesco Talarico dell’Udc, assessore al bilancio.
“Ho ricevuto un avviso di garanzia su fatti risalenti al 2017” conferma il politico con una nota. “Mi ritengo totalmente estraneo, chiederò attraverso i miei legali di essere ascoltato quanto prima dalla procura competente. Come sempre ho piena e totale fiducia nell’operato della magistratura. E data la particolare fase in cui vive il nostro Paese rassegno le mie dimissioni da segretario nazionale come effetto immediato” annuncia.
È una maxi-operazione da decine di arresti quella eseguita oggi su tutto il territorio nazionale su richiesta della procura antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri e per ordine del giudice.
In manette sono finiti maggiori esponenti delle ‘ndrine tra le più importanti di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro come “Bonaventura” “Aracri”, “Arena” e “Grande Aracri”, nonchè di imprenditori di spessore ed esponenti della pubblica amministrazione collusi con le organizzazioni criminali.
Tredici persone sono finite in carcere e 35 ai domiciliari, tutte accusate a vario titolo di riciclaggio, turbativa d’asta, intestazione fittizia di beni ed associazione mafiosa. Fra loro, nomi noti della politica, dell’imprenditoria e delle professioni di Catanzaro, ma anche funzionari, dipendenti pubblici e politici. Quarantanove gli indagati.
L’indagine “basso profilo” ha accertato movimenti illegali di denaro per oltre trecento milioni di euro. Oltre alle misure cautelari, la Procura della Repubblica di Catanzaro ha disposto l’esecuzione di numerosi sequestri di beni aziendali, immobili, autoveicoli, conti correnti bancari e postali per un valore che è stato definito “ingente”.
Il patrimonio sequestrato “torna nelle casse dello Stato ed è un reale recovery fund che deve essere sempre attivo” dice il presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra. “Un plauso sincero a questo immane sforzo investigativo che, la Commissione Antimafia ha potuto seguire grazie al lavoro del suo ufficiale di collegamento DIA colonello Luigi Grasso” spiega in una nota. “Questi arresti dimostrano che lo Stato non solo è presente ma è anche più forte e tenace”.
Ci sarebbe un patto consistente in una promessa di appoggio elettorale fra gli uomini dell’Udc ed esponenti della ‘ndrangheta all’origine del coinvolgimento di Lorenzo Cesa nell’indagine della Dda di Catanzaro in cui il segretario dello Scudo crociato dimissionario è indagato per associazione a delinquere. In particolare, la consorteria ‘ndranghetista, nelle persone di Antonio Gallo, del consigliere comunale di Catanzaro Tommaso Brutto e del figlio Saverio, Antonino Pirrello e Natale Errigo, sarebbe entrata in scena in occasione delle elezioni politiche del marzo 2018, per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato. In quella circostanza, secondo gli inquirenti, sarebbe stato stipulato un “patto di scambio” con il Francesco Talarico, assessore regionale al Bilancio finito agli arresti domiciliari, consistente nella promessa di “entrature” per l’ottenimento di appalti per la fornitura di prodotti antinfortunistici erogati dalla sua impresa e banditi da enti pubblici economici e società  in house, “attraverso – scrivono gli inquirenti -la mediazione dell’europarlamentare Lorenzo Cesa in cambio della promessa di un “pacchetto” di voti”.

(da agenzie)

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AI RENZIANI NON PIACE CHE IL CASHBACK TRACCI TUTTI I PAGAMENTI E VOGLIONO ELIMINARLO DOPO AVERLO VOTATO, 6 MILIONI DI ITALIANI SAPRANNO COME RINGRAZIARLI

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

UNA VOLTA CHE UNA INIZIATIVA FUNZIONA E PIACE AGLI ITALIANI ONESTI ARRIVANO GLI SFASCISTI CHE VOGLIONO DESTINARE I FONDI AI LORO AMICI RISTORATORI

Proprio adesso che app IO aveva trovato la quadra per i pagamenti del Cashback di Stato. Dopo la prima fase sperimentale che si è interrotta il 31 dicembre, è partito il sistema a regime, quello che può garantire fino a un massimo di 300 euro di rimborsi sulle spese effettuate con strumenti di pagamento elettronico fino al prossimo 30 giugno 2021.
C’era stato un piccolo intoppo dopo l’8 gennaio — perchè alcuni pagamenti non venivano tracciati -, ma dal 21 gennaio tutte le spese effettuate con carta sono state recuperate (anche quelle, ovviamente, effettuate tra l’8 e il 21 gennaio). Dunque, adesso, l’app IO dovrebbe funzionare a pieno regime.
Non solo: c’è anche un’altra funzionalità  che adesso è disponibile sull’app IO. È quella che consente ai cittadini di capire in che posizione si trovano rispetto al quantitativo di spese effettuate, una vera e propria classifica del Cashback: per i primi 100mila utilizzatori, infatti, a giugno è previsto un super bonus da 1500 euro.
Al momento — lo fissiamo su questa pagina alla data del 21 gennaio 2021 — c’è bisogno di 27 transazioni per rientrare tra i primi 100mila utenti registrati.
Considerando che in questo conteggio sono valide proprio tutte le spese (compresa quella per un caffè al bar), la corsa al superbonus non sembra propriamente un traguardo irraggiungibile.
Eppure, qualcosa sembra muoversi e non è una bella notizia per i fan del cashback. Dopo l’uscita di Italia Viva dal governo, il gruppo di deputati e senatori che fa riferimento a Matteo Renzi sembra stia studiando tutte le mosse possibili per mettere in difficoltà  l’esecutivo.
Tra queste, potrebbe esserci anche un emendamento che — per mettere a disposizione maggiori fondi per i ristori delle attività  commerciali provate dalla crisi del Coronavirus — punta a sforbiciare in maniera sostanziosa le risorse destinate al cashback.
La proposta, sottolinea il Corriere della Sera, è stata avanzata dall’ex viceministro dell’Economia del governo Renzi Enrico Zanetti: l’obiettivo è portare quasi tutti i 4,7 miliardi di euro destinati alla misura del cashback di stato nell’ambito del nuovo decreto ristori, attraverso un emendamento.
Del resto, anche nel discorso fatto da Renzi al senato e nelle interviste che hanno preceduto la conta a Palazzo Madama, il senatore di Rignano aveva fatto capire che la misura del cashback non era proprio l’ideale per rilanciare l’economia.
Dopo, ovviamente, aver permesso alla compagine di Italia Viva di votare a favore del provvedimento al momento del suo lancio e della sua promozione voluta dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.
Insomma, il cashback non fa in tempo a funzionare correttamente, che c’è già  qualcuno che vuole farne a meno. Tanta fatica per niente o troppo rumore per nulla?

(da Giornalettismo)

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OBIETTIVO 167: PRESSING SUI SENATORI, TENTATI DA MINISTERI E SEGGI BLINDATI

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

SI GUARDA AI RENZIANI INDECISI E SI SPERA IN UN “EFFETTO ROSSI” IN FORZA ITALIA

Renato Schifani parla di “sirene che fanno breccia” tra i senatori di Forza Italia. Andrea Causin, uno dei due azzurri che ieri ha dato fiducia al governo, sarebbe stato direttamente a colloquio a Palazzo Chigi con il premier, e parla di una dozzina di suoi colleghi che stanno seriamente valutando il da farsi.
Tiziana Drago, ex M5s ora nel gruppo Misto, parla di “stalking” per votare la fiducia. All’Udc è stato assicurato un posto in Consiglio dei ministri, al Psi almeno un sottosegretariato con deleghe importanti, alcuni senatori di Italia Viva sono stati blanditi con la promessa di un seggio blindato nel 2023.
L’intenzione di Giuseppe Conte, condivisa con la sua maggioranza in tre ore di vertice per fare il punto, è chiara: allargare la maggioranza di governo. L’ambizione è quella di farlo attraverso un gruppo strutturato, una dozzina di elementi, che possa sostituire organicamente Italia Viva in maggioranza e garantire al Quirinale una navigazione tranquilla fino a fine legislatura.
“L’obiettivo – confida un ministro – è quota 167, una decina in più di ieri, in modo da avere un margine anche senza i senatori a vita”. Alla Camera Bruno Tabacci “ha sistemato tutto”, come dice un esponente di maggioranza, con un contenitore che sta raccogliendo transfughi e contenti e in cui dovrebbe confluire anche Renata Polverini.
Il problema è al Senato..
Da Forza Italia non arriverà  una mano, non “autorizzata” da Silvio Berlusconi, almeno. Ma a Palazzo Chigi sono convinti che “l’effetto Maria Rosaria Rossi” ha scosso l’ambiente, e che due o tre senatori sarebbero seriamente tentati di traslocare in maggioranza.
Un capitolo a parte è quello di Italia Viva. È significativa la risposta di uno di quei senatori considerati incerti sullo strappo portato a termine da Matteo Renzi allorchè ieri si sono sparse le voci di un voto contrario alla fiducia: “La linea è quella dell’astensione. Se si vota contro, liberi tutti”.
Spiega uno dei gestori del suk: “Sappiamo che sono almeno quattro o cinque quelli di Italia Viva che hanno seguito Renzi con la prospettiva di riaprire poi il discorso con la maggioranza. Ma che non lo seguirebbero fino in fondo, uno di loro mi ha detto: non potrei votare contro il governo”. Il pressing è forsennato. Ma anche qualora tutte le caselle andassero al loro posto, con sette/otto nuovi ingressi la maggioranza assoluta, al netto dei senatori a vita, sarebbe risicatissima.
Ecco che diventa fondamentale l’Udc. Perchè lo scudo crociato potrebbe mettere a disposizione un bagaglio di relazioni, una peculiare forza attrattiva nella galassia popolare, e soprattutto quel simbolo senza il quale per le regole di Palazzo Madama il gruppo non si può formare.
Sul piatto un ministero, l’Agricoltura, o i Trasporti scorporato dalle Infrastrutture, forse un sottosegretariato. I democristiani al momento non cedono, ma trattano. Una delle condizioni poste sono le dimissioni di Conte e un terzo governo guidato dallo stesso premier, un segnale di discontinuità  necessario a giustificare il trasloco, ma di dimissioni al momento il premier non vuol sentir parlare. Un altro ministero è a disposizione dei “costruttori”, con la casella della Famiglia rimasta scoperta, e un sottosegretariato è dato in direzione Nencini.
Il tempo è tiranno. Conte spinge affinchè la partita, se non chiudersi, si delinei per larghi tratti entro mercoledì della prossima settimana, quando si voterà  la relazione annuale sulla giustizia sulla quale Renzi ha già  annunciato il voto contrario di Iv. “Matteo sta tenendo buoni i suoi, almeno fino ad allora non ci saranno incidenti, perchè il suo obiettivo è rimasto sempre lo stesso, un nuovo governo con la stessa maggioranza”.
Conte sa che in quell’equazione lui non è compreso, ha bisogno in fretta di un nuovo patto di legislatura, nuove priorità , un nuovo progetto che possa oggi essere attrattivo per chi fino a ieri gli si opponeva. E di un gruppo al Senato

(da “Huffingtonpost”)

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“LE RIAMMISSIONI DEI MIGRANTI IN SLOVENIA SONO ILLEGALI”: IL TRIBUNALE DI ROMA CONDANNA IL VIMINALE E RIPRISTINA LA LEGALITA’

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

IL VECCHIO ACCORDO BILATERALE CHE PERMETTEVA DI RIPORTARE IN SLOVENIA I RICHIEDENTI ASILO VIOLA LA COSTITUZIONE E LA CARTA EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

“La prassi adottata dal ministero dell’Interno in attuazione dell’accordo bilaterale con la Slovenia è illlegittima sotto molteplici profili”. Non sono le parole di un’associazione che tutela i diritti dei migranti o di una delle tante ong che denuncia da mesi violenze e soprusi sulla rotta balcanica.
Questa volta a dirlo, o meglio, a scriverlo in un’ordinanza a suo modo storica e che farà  giurisprudenza, è una giudice della Repubblica. E’ il primo pronunciamento di questo tipo.
Un durissimo atto d’accusa che porta l’intestazione del “Tribunale ordinario di Roma – Sezione diritti della persona e immigrazione” e la data del 18 gennaio 2021. Con le riammissioni informali sul confine italo-sloveno, che si tramutano in un respingimento a catena fino alla Bosnia, il governo italiano sta violando contemporaneamente la legge italiana, la Costituzione, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e persino lo stesso accordo bilaterale.
La storia di Mahmood
L’ordinanza emessa dalla giudice Silvia Albano è l’esito di un procedimento cautelare d’urgenza. Il pakistano Mahmood contro il ministero dell’Interno. Nel ricorso presentato ad ottobre dagli avvocati dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) si chiedeva al Tribunale “di accertare il diritto del signor Mahmood a presentare domanda di protezione internazionale in Italia”.
La storia di questo 27 enne non è diversa da quella di migliaia di migranti che partecipano al Game, come nei campi profughi della Bosnia è stata beffardamente ribattezzata la pericolosa traversata dei boschi croati e sloveni.
A metà  del luglio scorso Mahmood raggiunge la frontiera di Trieste dopo il viaggio lungo rotta balcanica durante il quale ha subito violenze e trattamenti inumani, provati da una serie di fotografie che ha messo a disposizione del magistrato.
E’ fuggito dal Pakistan “per le persecuzioni a causa del mio orientamento sessuale”. Giunto in Italia insieme a un gruppo di connazionali, è rintracciato dagli agenti di frontiera e portato in una stazione di polizia italiana.
“Minacciato coi bastoni dalla polizia italiana”
Nel suo ricorso Mahmood sostiene di aver chiesto esplicitamente ai poliziotti l’intenzione di presentare la domanda di protezione internazionale. Richiesta del tutto ignorata. La sua testimonianza, evidentemente ritenuta attendibile dalla giudice Albano, prosegue col racconto di quanto accaduto all’interno e nelle vicinanze della stazione di frontiera.
Si legge nell’ordinanza: “Gli erano stati fatti firmare alcuni documenti in italiano, gli erano stati sequestrati i telefoni ed erano stati ammanettati. Poi sono stati caricati su un furgone e portati in una zona collinare e intimati, sotto la minaccia di bastoni, di correre dritti davanti a loro, dando il tempo della conta fino a 5. Dopo circa un chilometro erano stati fermati dagli spari della polizia slovena che li aveva arrestati e caricati su un furgone”. Da lì in poi il suo destino del pakistano è segnato: riportato nell’affollato campo bosniaco di Lipa, ha dormito alcune notti in campagna, infine ha trovato rifugio in un rudere a Sarajevo.
Il Viminale non poteva non sapere
Secondo il Tribunale di Roma ci sono tre solide ragioni per ritenere illegali le riammissioni in Slovenia. La prima. Avvengono senza che sia rilasciato alcun pezzo di carta legalmente valido.
“Il riaccompagnamento forzato   – scrive Albano – incide sulla sfera giuridica degli interessati quindi deve essere disposto con un provvedimento amministrativo motivato impugnabile innanzi all’autorità  giudiziaria”.
La seconda attiene al rispetto della Carta dei diritti fondamentali, che impone la necessità  di esame individuale delle singole posizioni e vieta espulsioni collettive. E’ uno dei passaggi più significativi dell’ordinanza. “Lo Stato italiano non avrebbe dovuto dare corso ai respingimenti informali. Il ministero era in condizioni di sapere, alla luce dei report delle Ong, delle risoluzioni dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati e delle inchieste dei più importanti organi di stampa internazioanale, che la riammissione in Slovenia avrebbe comportato a sua volta il respingimento in Bosnia nonchè che i migranti sarebbero stati soggetti a trattamenti inumani”.
Infine la terza ragione, che sbriciola la posizione ufficiale del Viminale, rappresentata al Parlamento dal sottosegretario Achille Variati durante un question time in cui è stato affermato che le riammissioni si applicano a tutti, anche a chi vuol presentare domanda di asilo. Scrive invece la giudice: “Non si può mai applicare nei confronti di un richiedente asilo senza nemmeno provvedere a raccogliere la sua domanda, con una prassi che viola la normativa interna e sovranazionale e lo stesso contenuto dell’Accordo bilaterale con la Slovenia”.
La condanna
Per queste tre ragioni, il Viminale è condannato a prendere in esame la domanda di asilo di Mahmood, consentendogli l’immediato ingresso nel territorio italiano, e a pagare le spese legali.
E’ la vittoria di Gianfranco Schiavone, componente del direttivo Asgi e presidente del Consorzio italiano di Solidarietà , che da mesi denuncia quanto sta accadendo sul confine italo-sloveno. Nel 2020 le riammissioni informali sono state circa 1.300. E’ la vittoria soprattutto delle due legali che hanno presentato il ricorso e sostenuto la causa, Anna Brambilla e Caterina Bove. “Siamo molto soddisfatte della pronuncia”, commenta Brambilla. “Alla luce di questa ordinanza si devono interrompere subito le riammissioni informali in Slovenia perchè sia garantito l’accesso al diritto di asilo”.

(da “La Repubblica”)

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COME ROSICANO: LE PRIME PAGINE DEI GIORNALI SOVRANISTI OSCURANO BIDEN E LO DEFINISCONO “DIVISIVO”

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

PIU’ RISALTO A LADY GAGA CHE AL GIURAMENTO… NON SOPPORTANO CHE ABBIA BATTUTO IL GRANDE CRIMINALE SOVRANISTA… QUESTIONE DI TEMPO, POI TOCCA A TUTTI

C’è persino Il Tempo che — pur di minimizzare sulla notizia dell’insediamento di Joe Biden come 46° presidente degli Stati Uniti d’America — sottolinea la performance di Lady Gaga che, poco prima del giuramento, ha cantato l’inno americano direttamente da quello che può essere definito il palcoscenico di Capitol Hill.
Altre testate — come il più moderato Il Giornale -, pur concedendo uno spazio rilevante nella prima pagina, non mancano di sottolineare come il discorso di Joe Biden sia stato «divisivo».
Eppure, il nuovo presidente ha fato più volte appelli all’unità  e ha affermato di impegnarsi per essere considerato il presidente di tutti.
Insomma i giornali sovranisti su Biden oggi scelgono le vie traverse per parlare di un evento che — comunque la si pensi — può essere considerato storico.
Libero, invece, sceglie volutamente di non dare alcuno spazio alla notizia in prima pagina. Come se a Washington, ieri, non fosse successo proprio niente.
La Verità  di Maurizio Belpietro, al contrario, riserva uno spazio della prima, in basso a sinistra. Ma quasi non dà  rilevanza all’insediamento di Biden: preferisce concentrarsi sull’addio di Donald Trump alla Casa Bianca.
A colui «che ha portato ricchezza negli Usa e un po’ di pace nel mondo». Statista, economista e pacificatore.
Immagini che stridono, soprattutto se paragonate alle scelte degli altri principali quotidiani italiani: nonostante la crisi di governo ancora in tutto il suo svolgimento, infatti, Repubblica e il Corriere — in linea con tutti i principali quotidiani del mondo — propongono le foto a tutta pagina del giuramento di Joe Biden e di Kamala Harris. Le notizie, i commenti, le analisi.
Dalla stampa sovranista, invece, sembra sia stata avviata una vera e propria opera di rimozione. Sempre per la serie: raccontare un’altra realtà . Che molto spesso non esiste.

(da Giornalettismo)

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