Gennaio 15th, 2021 Riccardo Fucile
INTERCETTAZIONI: “QUESTO PACCO DA POCO DIAMOLO AGLI SFIGATI”
Facevano “figli e figliastri” sugli aiuti alimentari acquistati con fondi statali per l’emergenza Covid. In altre parole: li negavano a stranieri e anziani non autosufficienti per darli a famiglie più ricche o assegnavano ai primi il pacco “da sfigati”, come lo chiamavano mentre erano intercettati.
È quanto emerge dall’inchiesta della procura di Vercelli sulla gestione dei pacchi per le famiglie meno abbienti a San Germano Vercellese che ha portato all’arresto della sindaca leghista Michela Rosetta.
Ai domiciliari come la prima cittadina è finito anche un consigliere comunale, l’ex assessore Giorgio Carando. Nell’inchiesta sono indagate anche altre 7 persone, tra cui due imprenditori. I reati contestati a vario titolo sono peculato, abuso d’ufficio, falso materiale e ideologico.
Stando alla ricostruzione del pm Davide Pretti, sarebbero stati direttamente la sindaca Rosetta e Carando a gestire gli aiuti alimentari per l’emergenza Covid, distribuendoli illecitamente a famiglie con redditi oltre ai 7.000 euro mensili anzichè ai veri beneficiari dei fondi statali: anziani non autosufficienti, nuclei con redditi bassi o con figli minori o disabili e stranieri in difficoltà .
Significativa la vicenda di una cittadina extracomunitaria a cui la sindaca avrebbe negato gli aiuti dopo la richiesta di evitare alcuni alimenti che lei ed i suoi figli non avrebbero consumato per motivi religiosi.
Su disposizione di Rosetta, avrebbe fatto seguito la mancata erogazione di ulteriori aiuti e la distruzione dagli atti del protocollo della richiesta recapitata in Comune dalla donna.
Per questa vicenda alla sindaca viene contestata l’aggravante di discriminazione e odio razziale, poichè nelle intercettazioni ambientali all’interno dei locali comunali si sente la sindaca esternare “animosamente il proprio disappunto per le richieste della donna”.
Emergono anche frasi con cui Rosetta e Carando ammettono di avere “figli e figliastri” e di consegnare, ai soggetti a loro meno graditi, il “pacco da sfigati”.
Oltre alla distribuzione iniqua dei pacchi, la procura contesta anche l’acquisto di generi non essenziali, come mazzancolle e capesante, al centro lo scorso settembre di dure polemiche.
Nella stessa operazione sono stati sottoposti all’obbligo di presentazione in caserma anche un altro consigliere comunale, un ex dipendente del Comune e una quinta persona. Le indagini hanno riguardato anche l’abbattimento dell’ex chiesa di Loreto, a San Germano, dopo il crollo di una parte di facciata che — hanno accertato i pm — sarebbe stato procurato volontariamente. Per questo motivo c’è anche l’accusa di distruzione di beni sottoposti a vincolo culturale.
In passato Rosetta era finita al centro delle cronache per una delibera — poi bocciata dal Tar — che prevedeva sanzioni a chi avesse affittato immobili agli stranieri. Non solo. A gennaio 2019 era emersa la storia della salma di un ragazzo nigeriano, che lavorava come imbianchino, morto investito da un treno ai confini del territorio comunale, abbandonata per tre mesi in obitorio. Alla sindaca — come raccontava Repubblica — era stata recapitata da un’agenzia di pompe funebri una fattura da 540 euro per il recupero della salma, ma si era rifiutata di pagare perchè non aveva mai assegnato alcun mandato.
Così aveva rigettato il pagamento e fatto approvare una delibera di giunta a tutela del Comune perchè “non può farsi carico di spese che non le competono”.
La Asl di Vercelli aveva invece inviato al Comune una fattura per sostenere i costi per il funerale di povertà . Un costo che, aveva ribattuto la sindaca, non spettava alla sua amministrazione: “Mi dispiace, ma la legge dice che il funerale di povertà spetta al comune di residenza e risulta che il giovane fosse residente a Bergamo, non a San Germano”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 15th, 2021 Riccardo Fucile
“LA MEDICINA TERRITORIALE DEVE TORNARE AL CENTRO DELLE SCELTE SANITARIE, IL 95% DEI PAZIENTI COVID POTREBBE ESSERE SEGUITO A CASA”
“Non si capisce il senso dell’aprire una crisi, non si capiscono proprio i contenuti. Qui non siamo di
fronte a una pandemia, siamo di fronte a una sindemia. La sindemia è la compresenza simultanea di due malattie che si aggravano a vicenda: una è la malattia virale, un’altra è quella sociale”.
Gino Strada, fondatore di Emergency, oggi impegnato anche nel sostegno agli ospedali calabresi, fa il punto a TPI su due condizioni che mettono in ginocchio l’Italia: da una parte la pandemia che conta oggi, giovedì 14 gennaio, 17.246 i nuovi casi e 522 i morti, dall’altro lo stato di salute della società afflitta da una povertà dilagante e la crisi di governo in atto.
Come stanno andando le cose in Calabria, com’è la situazione rispetto a quando avete iniziato?
Abbiamo messo a punto questo reparto Covid a Crotone, il secondo dell’ospedale. È un reparto con 23 letti. La protezione civile ha montato due tende, una serve per la vestizione e svestizione del personale nel reparto, l’altra ha una riserva di 8 letti. In questo momento ci sono 7 malati, speriamo che non aumentino però è stata un’operazione anche di prevenzione, perchè se dovesse esserci una nuova ondata, un nuovo picco, siamo pronti senza andare ad appesantire il lavoro del pronto soccorso.
A livello regionale come sta andando con Longo?
I rapporti sono buoni, l’ho sentito pochi giorni fa, gli ho rinnovato la nostra disponibilità ad altri interventi in altri posti. Però dovrebbe indicarceli lui, finora è stato concentrato sugli aspetti di riorganizzazione amministrativa a Catanzaro. Non ha ancora avuto tempo di farsi un giro in tutti gli ospedali, anche in quelli chiusi, dei quali la gente chiede la riapertura.
Secondo lei qual è la strategia per affrontare il Covid dopo un anno di conoscenza del virus?
La strategia dovrebbe essere quella di organizzare una medicina del territorio, il 95% dei malati possono curarsi a casa, ma curarsi a casa non significa un fai-da-te, ma avere una medicina territoriale che possa intervenire, suggerire, formare sulle indicazioni terapeutiche.
L’Italia sta facendo bene?
L’Italia è stata distrutta, andrebbe ricostruita, perchè è un aspetto fondamentale quello della medicina del territorio. Ci si concentra sempre sulla medicina pensando agli ospedali, non è così. L’attenzione agli ospedali è per i privati con un interesse economico. L’ospedale rende di più di un ambulatorio. Mentre da un punto di vista sociale è fondamentale avere una medicina del territorio che funzioni. Adesso si sta cercando di mettere in piedi queste Usca che dovrebbero essere dei team mobili che si occupano di monitorare e curare le persone con forme di malattia non gravi da richiedere l’ospedalizzazione, ma anche lì c’è un grosso ritardo.
Questione vaccini, tra le regioni che sono rimaste indietro sulla tabella di marcia troviamo proprio la Calabria (35,5% di dosi usate). Come spiega questo ritardo?
È la conseguenza della povertà della medicina territoriale. In generale io credo che i vaccini debbano essere gratuiti. I tamponi non lo sono ancora, bisogna pagare per avere dei responsi a breve termine. Sui vaccini bisognerebbe vedere dove vanno tutte queste dosi: il Canada ha comprato dosi per vaccinare 5 volte tutta la popolazione, non se ne capisce il senso. In compenso la maggior parte dei Paesi africani non ha potuto permettersi di comprare i vaccini. Se non si risolve la situazione globalmente, non si risolve nemmeno qui nei paesi ricchi d’Europa, le persone si muovono, viaggiano.
Lei non si è ancora vaccinato?
No, sto aspettando che mi chiamino, spero che mi chiamino, qualche elemento per essere vaccinato ce l’ho.
In piena pandemia si è aperta una questione politica grave, lei cosa ne pensa?
Vediamo come evolve questa specie di farsa. È una farsa. Non si capisce il senso dell’aprire una crisi, non si capiscono proprio i contenuti. Qui non siamo di fronte a una pandemia, siamo di fronte a una sindemia. La sindemia è la compresenza simultanea di due malattie che si aggravano a vicenda: una è la malattia virale, un’altra è quella sociale. Perchè quando si sono persi centinaia di migliaia di posti di lavoro, si sono chiusi esercizi e c’è gente che fa la fila per un pasto vuol dire che c’è un’altra malattia che si aggiunge, si aggravano a vicenda. Chi si ammala di più sono gli strati sociali più deboli, bisognerebbe intervenire molto più efficacemente di come si è fatto finora. Non avrei mai pensato che Emergency avrebbe dovuto distribuire in Italia pacchi alimentari alla popolazione, cosa che stiamo facendo in diverse località : Milano, Napoli, Roma, Catanzaro, Piacenza. Non avrei mai pensato una cosa del genere. Con 5-600 morti al giorno si sta lì a discutere di un ministero in più o in meno. Questa crisi e questo disastro sociale continuerà per anni, non si risolverà in due mesi. Continuerà anche dopo la fine della pandemia.
Lei crede nel vaccino ma non la ritiene la panacea di tutti i mali.
Sono convinto che il Coronavirus ce l’avremo tra i piedi ancora per un paio d’anni. Le mutazioni sono normali, i vaccini coprono comunque a meno che non si tratti di grandissime mutazioni. I vaccini funzioneranno sicuramente, ma non si riuscirà ad estirpare il Covid prima di un paio d’anni. C’è bisogno di una stabilità politica che sia efficace per accelerare gli aiuti a tutti quelli che sono in difficoltà . Non si può fare una programmazione a 5 anni.
(da TPI)
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Gennaio 15th, 2021 Riccardo Fucile
L’EX SINDACO DI ROMA: “SENTIRE PARLARE RENZI DI REGOLE E DEMOCRAZIA FA SORRIDERE”
Tutto come previsto. Tutto come prevedibile. Ignazio Marino riesce a dare, probabilmente, la visione più concreta di quel che sta accadendo in questi giorni in Italia. La crisi di governo, le ministre fatte dimettere da Matteo Renzi e la continua sovraesposizione politica del leader di Italia Viva non sono nulla di nuovo.
Anzi, sembrano essere le esatte caratteristiche presenti nel Curriculum Vitae politico dell’ex Segretario del Partito Democratico. E a Piazzapulita, l’ex sindaco di Roma si è tolto alcuni sassolini (anzi, macigni, dalle scarpe).
«Non è che conosca molto bene, a livello personale, Matteo Renzi. Io penso che in questo momento Matteo Renzi stia facendo Matteo Renzi — ha detto Ignazio Marino rispondendo alle domande di Corrado Formigli a Piazzapulita -. Di fatto, se noi pensiamo alla sua storia dal momento in cui è apparso sulla scena nazionale, ricordiamo quanto accaduto con Enrico Letta. Dopodichè ho vissuto in prima persona, ma oggi non è più importante per me, il fatto che abbia deciso di allontanare il sindaco della capitale».
Toni diversi, ma molto simili a quelli di Romano Prodi.
«Poi è un personaggio che parla di democrazia, di regole, di Parlamento. Ora il fatto che in qualche modo forzi 19 consiglieri del Partito Democratico a dimettersi, quindi prenda a schiaffi 700mila persone che eletto un sindaco, penso che si commenti da sè».
E non finisce qui: «Secondo me ora è posseduto da un demone narcisista, perchè le azioni che ha compiuto negli ultimi anni, pensi a quando ha fatto la campagna per il Referendum per modificare la Costituzione, ha dichiarato che se avesse perso si sarebbe ritirato per sempre dalla scena politica. Ovviamente non ha mantenuto quello che aveva affermato. E anche oggi stravolge, distrugge qualcosa che aveva creato come accaduto con Roma, senza avere una visione e senza avere un piano davanti. Perchè in questo momento in non credo che Matteo Renzi abbia chiaro che cosa si possa fare nel Paese domani. E lo fa in un momento in cui stiamo parlando di una situazione che evidentemente passerà alla storia». Cioè la pandemia.
(da agenzie)
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Gennaio 15th, 2021 Riccardo Fucile
“CI FA FARE NEL MONDO LA FIGURA DEL SOLITO PAESE INAFFIDABILE, PIZZA, SPAGHETTI E MANDOLINO”… “CONTE HA FATTO BENE A SFIDARLO”
“Follia pura”. Così Enrico Letta, ex premier, definisce la crisi di governo aperta da Matteo Renzi. 
Intervistato dal Corriere della Sera l’ex premier tuona: “Trovo incomprensibile e incredibile che l’Italia e in parte anche l’Europa debbano andare dietro le follie di una sola persona. Ma la situazione oggi è molto diversa, lui allora era il segretario del Pd, oggi è il capo di una cosa che è più piccola del Psdi”.
Per Letta, l’ex segretario del Pd è riuscito a innescare la crisi “Perchè nelle elezioni del 2018 ha fatto lui le liste elettorali del Pd. Si tratta di un potere inerziale di interdizione, con il quale ha messo in ginocchio la politica italiana e ci fa fare nel mondo la figura del solito Paese inaffidabile, pizza, spaghetti, mandolino”.
Le critiche di Renzi al Recovery Plain, sottolinea “sono strumentali” perchè la vera volontà è quella “di cambiare il quadro politico e provare ad avere un ruolo che gli consenta di resistere. Per farlo ha bisogno di uscire da una logica di centrosinistra. Una follia. Da parte di chi è stato premier c’è bisogno di un senso di responsabilità doppio, invece qui siamo all’opposto. Parlo da semplice cittadino, senza interessi in gioco, ma sento di dover uscire dal mio abituale riserbo perchè i danni all’Italia sono enormi”.
Secondo Letta Conte “ha fatto molto bene a sfidare Renzi, perchè la sua strategia non è un rimpasto di governo, ma far saltare il banco. Conte lo ha capito e ha detto ‘o dentro, o fuori’. Ora non può che esserci un passaggio alle Camere, il Parlamento è sovrano e deciderà ”.
“Mi sembra che Renzi si sia chiamato fuori definitivamente e poi la politica non è una sceneggiata napoletana. Nel momento in cui decidi di rompere è finita. Dovrebbe interrogarsi, chiedersi perchè non ci sia un leader o un giornale straniero che gli dia ragione e perchè solo il 10% degli italiani pensa stia facendo una cosa intelligente. Dovrebbe ricordarsi della drammatica barzelletta del tizio contromano in autostrada”, aggiunge. “Conte è il capo del governo e non può che essere lui a guidare l’Italia in questo anno, non vedo come possa essergli impedito. Non dico che questo governo è stato perfetto, ma la questione principale ora è come gestire la pandemia, la crisi economica, le vaccinazioni, il Recovery. Un governo in crisi fa l’ordinaria amministrazione, mentre oggi c’è bisogno di un governo di straordinario impegno e penso sia interesse anche delle opposizioni. Chi può essere interessato alla deriva, al fallimento del Recovery?”, prosegue.
Ma sull’ipotesi di un governo di unità nazionale Letta taglia corto: “Non mi impicco alle soluzioni. La crisi va risolta il più rapidamente possibile e la cosa più semplice è che Conte vada in Aula a verificare se c’è una maggioranza. I giochetti politici devono essere messi da parte. Quello che sta facendo Renzi è solo il frutto di interesse politico, come sostiene il 73% degli italiani. Serve un chiarimento subito e non può che guidarlo Conte
(da agenzie)
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Gennaio 15th, 2021 Riccardo Fucile
“LA POLIZIA HA APERTO LE PORTE, SONO ENTRATO PERCHE’ E’ STATO TRUMP A INVITARCI AD ANDARE NEL SUO DISCORSO”
Jacob Chansley, noto come Jake Angeli, lo sciamano di QAnon, diventato un simbolo dell’assalto al Campidoglio, ha chiesto la grazia al presidente uscente Usa Donald Trump tramite il suo avvocato.
Il legale ha detto che il suo cliente non è una persona violenta e dovrebbe essere perdonato perchè sentiva che “stava rispondendo alla chiamata” di Trump entrando nell’edificio del Congresso. “Il mio cliente non è entrato in Campidoglio, al mio cliente la polizia di Capitol Hill ha tenuto aperte le porte del Campidoglio”, ha detto l’avvocato Albert Watkins, secondo quanto riporta Abc, aggiungendo che Trump lo ha invitato ad entrare in Campidoglio durante il suo discorso prima della rivolta.
Watkins ha detto che Trump “deve essere ritenuto responsabile” per aver incoraggiato i rivoltosi”. Chansley era nell’esercito e non aveva precedenti penali, ha detto il legale, aggiungendo che il suo cliente è un “vero sciamano”. “Il ragazzo indossa una pelliccia, ha le corna, è uno sciamano, pratica yoga, medita tutto il giorno, non potrebbe essere un essere umano più gentile e pacato”, ha detto l’avvocato.
(da agenzie)
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Gennaio 15th, 2021 Riccardo Fucile
PETER MEIJER E’ UNO DEI DIECI REPUBBLICANI CHE HA VOTATO A FAVORE DELL’IMPEACHMENT: COSTRETTI ORA A GIRARE CON SCORTA ARMATA E GIUBBOTTO ANTIPROIETTILE
C’è tanto timore perchè i fatti di Capitol Hill dimostrano che negli Stati Uniti ci sono tanti scalmanati e
idioti pronti a tutto.
“Abbiamo motivo di credere che qualcuno possa tentare di ucciderci”. È quanto ha dichiarato Peter Meijer, uno dei dieci repubblicani della Camera che ieri ha votato a favore dell’impeachment del presidente Donald Trump, rivelando che alcuni suoi colleghi stanno assumendo guardie del corpo e acquistando giubbotti antiproiettile dopo gli eventi del 6 gennaio a Washington.
“Quando si tratta della sicurezza della mia famiglia, è qualcosa per cui stiamo pianificando, preparando, prendendo le misure appropriate”, ha detto Meijer alla Msnbc
”Ho colleghi che ora viaggiano con scorte armate, per i timori sulla loro sicurezza. Molti di noi stanno modificando la nostra routine, lavorando per ottenere un giubbotto antiproiettile” che, ha osservato Meijer, è una spesa rimborsabile per i membri del Congresso. “È triste essere arrivati a questo punto – ha aggiunto – ma la nostra aspettativa è che qualcuno possa tentare di ucciderci”.
”Questa non è stata una rielezione schiacciante per Donald Trump nè un’elezione rubata – ha concluso Meijer – Nessuna di queste affermazioni è stata confermata da un tribunale, ed è ora che questo venga chiarito una volta per tutte”.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile
CENTRODESTRA E RENZIANI POSSONO ARRIVARE AL MASSIMO A 156, MA DOVREBBERO ESSERE TUTTI PRESENTI E SENZA DEFEZIONI
Maurizio Gasparri , ospite di Zapping. snocciola i numeri del Senato, in vista delle comunicazioni di Conte, che avrà alla fine, pronostica, “158-160 voti”.
“Faccio il conto: 35 del Pd; 92 dei 5 stelle; il gruppo autonomie ne ha 8, perchè il Presidente Napolitano purtroppo per ragioni di età non partecipa ai lavori da tempo; nel gruppo Misto, dove sono 29, 22 voteranno per Conte; aggiungo Nencini, che ha detto che è costruttore e siamo a 158. E un altro paio di Iv penso si dissoceranno…Ma i votanti non sono 321, oltre a Napolitano ci saranno altri assenti, è fisiologico…quindi prevedo che voteranno in 315-316, in questo caso la maggioranza è a 158-159”, sottolinea Gasparri.
Il centrodestra , insieme a tutti i renziani, arriva solo a 156, se tutti sono presenti; ovvero bastano 2 renziani che votino per Conte e due assenti e si precipita a 152.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile
LE PAROLE AMBIGUE DI NENCINI CHE POTREBBE LASCIARE ITALIA VIVA SENZA SIMBOLO…OGGI SONO SETTE GLI EX GRILLINI PASSATI CON TABACCI AL CENTRO DEMOCRATICO CHE DIVENTA GRUPPO AUTONOMO
“Conte venga in aula a dire che lui è in campo, anche per le prossime elezioni. Il resto verrà da sè” dice
un senatore in bilico tra ottimismo e auto-convincimento.
La prospettiva di “parlamentarizzare la crisi” ha aperto il rubinetto dei movimenti: per ora poche gocce, ma la pressione c’è.
Grandi manovre intorno a due poli: le aggregazioni centriste e il Maie (Movimento Associativo Italiani all’Estero, gli eletti nelle circoscrizioni estere). Dopo i cinque di ieri, altri due deputati del Misto, ex grillini, passano a Centro Democratico di Bruno Tabacci. La componente tocca così quota 11 aderenti, e si appresta a chiedere all’ufficio di presidenza di Montecitorio la deroga per poter formare un gruppo autonomo.
Al Senato è più complicato: il regolamento richiede un simbolo che sia già stato presentato alle elezioni. Come avvisa Saverio De Bonis, iscritto al Maie, consapevole che il tempo stringe: “Il Paese ha bisogno di costruttori, il Conte-ter è l’unica strada, qui ci sono tanti papabili, va formalizzato un gruppo per un nuovo soggetto di stampo centrista. Ma c’è l’ostacolo del simbolo già usato”.
Da ieri circola la (suggestiva) voce che il simbolo “Insieme”, “prestato” dal socialista Riccardo Nencini a Italia Viva al momento della scissione dal Pd, potrebbe tornare sul mercato, ma il detentore smentisce: “Bufale. Fake news. Mi faccio una risata”.
Eppure, una certa ambiguità del senatore Psi nel definirsi “costruttore” unita allo spauracchio di ritrovarsi all’improvviso senza simbolo getta scompiglio nelle file renziane, già provate dalla tensione di queste ore.
Grandi mavore al centro. Torna in voga il centro, un classico italiano, un tempo egemone poi ridotto a “centrino” ma mai scomparso del tutto e potente motore di sogni e speranze. “Siamo pronti — spiega appunto un centrista — un regista? Non c’è, ma tanti lavorano”. Questo, almeno, è l’auspicio diffuso. Di Maio in un lungo post fa appello ai “costruttori europei”, Dario Franceschini chiama a raccolta “alla luce del sole” in Parlamento le “forze politiche disponibili a sostenere un governo europeista per gestire emergenza sanitaria, recovery e approvare una legge elettorale proporzionale”.
Renato Brunetta tace, ma rilancia gli appelli per la convergenza di una maggioranza proprio intorno al Recovery: “Lavorare in Parlamento dai prossimi giorni per riscrivere il Pnrr con il coinvolgimento di tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione che vogliono partecipare al piano che sarà la base di riforme e investimenti per questo decennio”. E Tabacci rilancia: “In molti sono venuti da me. Si possono trovare anche al Senato”.
Il centrodestra ha sprangato la porta all’operazione. Silvio Berlusconi non l’ha benedetta. Forza Italia per ora tiene (qualche dubbio su un senatore, tre o quattro alla Camera, dove è noto il malumore di Renata Polverini, Osvaldo Napoli e altri).
Meloni e Salvini hanno convinto i piccoli ad allinearsi, ma nelle file di Giovanni Toti e di Maurizio Lupi qualche distinguo serpeggia.
Come si guarda alle mosse dell’Udc Antonio Saccone.
Paola Binetti, Udc anche lei, chiarisce: “Non si tratta di arruolare responsabili, ma se ci fosse un’operazione politica per un nuovo centro di sturziana memoria, che metta al centro la famiglia, chi sarebbe contrario?”.
Il Dc Gianfranco Rotondi, eletto nelle liste azzurre, è indignato: “Non sosterrò nessun governo, i responsabili li ha inventati Renzi che fa la sua parte e quella degli altri”. Però: “Lavoro per le elezioni a una lista di centro non apparentata alla destra sovranista”. E con i centristi Cesa e Catone sta mettendo in piedi un think tank, “Italia 20-23”, che suona molto simile all’associazione ”Italia23” del senatore ex forzista e oggi Maie Raffaele Fantetti, che con il suo gruppo ha aperto le danze: “Sostegno assoluto al premier, convinti che una maggioranza per lui sia ancora possibile, cerchiamo costruttori”.
E allora, Rotondi, perchè no? “Se il centro mette le ali in questa legislatura, vola. Ma per ora non lo vedo. Se nascesse un entro cattolico popolare forte potrebbe trovare convergenze con Conte. Intanto gli consiglio di fare come Mario Monti: iscriversi al Ppe a titolo personale…”.
Un simbolo per due. Ma la patente di “costruttori” piace persino a Italia Viva. “Vogliamo partecipare con le nostre idee a un progetto di governo per il Paese. Le dimissioni non sono una frattura bensì uno spazio che si apre”. Sarà , ma il rischio sono le crepe.
Il senatore Nencini, con il segretario del Psi Enzo Maraio, scrive: “Noi siamo tra i costruttori. Bisogna uscire dalla logica dei duellanti. Se avessimo un centrodestra a trazione berlusconiana, l’ideale sarebbe un esecutivo di rinascita fino a fine legislatura”. Ma ci sono Salvini e Meloni, quindi: “Verificare nella prossima manciata di ore se esistano le condizioni per formare una maggioranza organica entro un quadro politico certo. Senza immaginare soluzioni di fortuna affidate a un drappello di singoli coinvolti uno a uno, senza farsi illusioni sul coinvolgimento della destra radicale, per ricomporre un quadro politico sfilacciato”.
Un messaggio con elementi contrapposti, che crea il panico tra i renziani. Nencini minimizza: “Siamo nella seconda fase: serve un governo forte e va ricostruito un progetto politico forte”. Il timore è che possa essere con Italia Viva oppure senza.
Non solo: se i destini si separassero, per i superstiti senza un simbolo si aprirebbero le porte del Misto. Le rassicurazioni del senatore Psi non hanno placato il gruppo di Renzi, che dopo lo strappo vive ore di ansia.
I rumors non risparmiano neppure loro: ci sarebbero 3-4 senatrici — tra cui Donatella Conzatti e Gelsomina Vono – in preda ai dubbi. L’orologio della crisi ticchetta veloce.
Una decisione è attesa nelle prossime quarantott’ore.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile
QUANTI VOTI MANCANO PER OTTENERE LA FIDUCIA
La crisi di governo innescata dalle dimissioni delle ministre di Italia Viva potrebbe proseguire anche in Parlamento. L’ipotesi di una verifica alla Camera e al Senato della maggioranza è tutt’altro che da escludere e anche lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sembra voler andare alla prova dell’Aula, magari puntando sui cosiddetti responsabili.
Sia nel caso di dimissioni e successivo voto di fiducia, sia in caso di informativa in Parlamento, Conte potrebbe tornare in Aula presto (lunedi alla Camera, martedi al Senato)
Anche perchè in caso di informativa le opposizioni potrebbero presentare una mozione di sfiducia. Il che renderebbe inevitabile una conta dei voti.
La partita alla Camera sembra meno preoccupante per l’esecutivo: a Montecitorio i numeri sono più larghi.
Al Senato, invece, il discorso è ben diverso. In caso di voto di fiducia non serve comunque la maggioranza assoluta ma quella relativa.
Per il Senato sarebbero non 161 voti, ma basta un voto in più di chi vota contro, di fatto. L’opposizione al Senato può contare su 138 voti, a cui si potrebbero aggiungere i 18 di Italia Viva, per un totale di 156.
Ma se anche solo 2-3 renziani votano per Conte e 2-3 sono assenti, si arriva intorno a 150-152
La maggioranza ha invece 92 senatori del Movimento 5 Stelle, 35 del Pd, 5 delle Autonomie, più una ventina tra il Misto e Maie. Dal Misto potrebbero arrivare anche i voti di alcuni dei responsabili, come Sandra Lonardo e Raffaele Fantetti.
E siamo a 154.
A loro si potrebbero aggiungere anche gli esponenti dell’Udc e qualche fuoriuscito proveniente da Forza Italia e Italia Viva, che potrebbero votare in dissenso.
Altri responsabili potrebbero arrivare tra gli ex senatori del M5s.
Ma il timore, espresso anche dal capo dello Stato, è che si tratti di singoli parlamentari che potrebbero cambiare idea con facilità e che non garantirebbero la solidità della maggioranza. Motivo per cui Mattarella chiede che questi eventuali responsabili formino un gruppo parlamentare.
(da Fanpage)
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