Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile
ORA I RENZIANI TEMONO DI FAR LA FINE DI SALVINI E DI ESSERSI SUICIDATI: NESSUNO LI VUOLE PIU’ AL GOVERNO
Ora il timore è quello di aver assistito al Papeete di gennaio: i renziani restano spiazzati dalla chiusura
totale degli ormai ex-alleati di governo che stanno lavorando per una pattuglia di responsabili o ‘costruttori’ che taglino la strada ai renziani.
Fonti di Italia Viva non nascondo i timori: “I responsabili alla fine sono usciti fuori… E puntano a trovarli anche tra i nostri -ha detto un renziano – vogliono spaccare il gruppo al Senato”.
Del resto, come risulta a Globalist da fonti vicine al partito democratico, già nelle settimane scorse parlamentari di Italia Viva avevano manifestato la volontà di abbandonare Renzi e tornare ‘a casa’ visto l’eccesso di personalismo nella conduzione del partito.
Intanto è uscito allo scoperto Riccardo Nencini che, con il suo simbolo aveva consentito la nascita del gruppo al Senato: si è schierato nella file dei ‘costruttori’.
Fonti renziane del gruppo al Senato smentiscono defezioni. “Dalle chat emerge compattezza”. Tuttavia, off the record, c’è si aspetta qualche addio.
Anche alla Camera dove tra gli ‘indiziati’ c’è Michela Rostan, ex-Leu. “Alcuni di loro lasciano sicuro…”, dice un parlamentare dem che ha ottimi rapporti con gli ex-colleghi di partito. “Usciranno allo scoperto all’ultimo, ma ci sono”.
(da agernzie)
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Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile
FINE DI OGNI TRATTATIVA CON RENZI
Il secondo colloquio di Giuseppe Conte con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tenutosi pochi minuti fa, è innegabilmente il punto di svolta della crisi politica apertasi con le dimissioni delle ministre Elena Bonetti e Teresa Bellanova.
In poche ore, infatti, il vento sembra essere girato e il Presidente del Consiglio è nelle condizioni di presentarsi al Colle con più risposte da dare che consigli da accettare. La scelta di Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali di stringersi intorno a lui subito dopo lo strappo renziano, infatti, non solo lo blinda politicamente, ma esclude la quasi totalità delle altre opzioni di uscita dalla crisi che erano ancora sul tavolo.
Le soluzioni alla crisi di governo
Con una serie di tweet praticamente identici, i maggiori esponenti di PD e M5s hanno ribadito la volontà di andare “Avanti Con Conte”, abbandonando la prudenza e stoppando ogni possibilità di andare avanti con la stessa maggioranza ma con un altro nome. Particolarmente significativo il sostegno del ministro della Salute Roberto Speranza (che ribadisce la condivisione totale delle scelte in materia di pandemia), del ministro Franceschini (il cui nome circola praticamente sempre ogni qual volta traballa la poltrona di Palazzo Chigi), dell’ex capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio (un altro potenzialmente interessato dal valzer degli incarichi) e di Beppe Grillo, il cui sostegno incondizionato a Conte significa molto anche in ottica di alleanze future.
Se i renziani fanno sapere di essere ancora disposti a trattare, allo stesso tempo la rottura appare insanabile e la durezza delle reazioni di ieri sera indica che nella lettura di PD e M5s questa volta si sia andati troppo oltre per poter tornare indietro.
Insomma, Italia Viva è fuori dall’attuale maggioranza
Un’altra delle soluzioni di cui si era parlato in queste ore rispondeva alla formula “esecutivo di responsabilità nazionale” e si traduceva in un’ammucchiata con la quasi totalità delle forze politiche e la guida affidata a un nome di altissimo profilo.
A smontarla, ci ha pensato in parte Zingaretti, spiegando di considerare “impensabile e inaccettabile qualsiasi operazione di governo con la destra sovranista e nazionalista”, dunque chiudendo alla Lega, i cui voti potrebbero essere determinanti stante l’indisponibilità dei 5 Stelle a silurare Conte.
Crisi di governo, cosa succede ora
Di tornare alle urne non se ne parla proprio, almeno non a breve, dunque resta una sola strada per risolvere velocemente questo pasticcio. Andare in Parlamento e rendere chiaro al Paese quali sono le forze in campo: così farà Conte, per disegnare nel frattempo la soluzione alla crisi.
Quella che porta alla formazione di un gruppo di “Responsabili” al Senato (in cui troverebbero posto anche i transfughi di IV), magari con il via libera di Silvio Berlusconi, cui strizza l’occhio addirittura Luigi Di Maio, richiamando l’intesa che ha permesso l’elezione di Ursula von der Leyen alla Commissione Europea.
A quanto ci risulta, lo scouting dei Responsabili sarebbe andato a buon fine già da qualche giorno, ma l’idea della sostituzione dei renziani con una pattuglia disomogenea e per nulla disinteressata di senatori provenienti da diverse formazioni politiche non aveva entusiasmato il Capo dello Stato.
Nella lettura di Mattarella, infatti, un governo che si regga su operazioni e intrighi di palazzo non è la soluzione migliore per gestire un periodo così complesso, con la probabilissima escalation di contagi dovuta alla variante B117 e le difficoltà inevitabili di una campagna vaccinale a tappeto.
Una preoccupazione in parte condivisa anche dai democratici, che vorrebbero maggiori garanzie e soprattutto che sia chiara e netta la piattaforma programmatica di governo (e la nuova squadra da affiancare a Conte, che deve essere rinnovata anche in caselle chiave).
Realisticamente, però, Mattarella non ha moltissimi margini di manovra, non potendo agitare nè l’opzione ritorno al voto nè la formazione di un esecutivo allargato, operazione che richiederebbe un tempo che non c’è.
Il capo dello Stato potrebbe rassegnarsi ad avallare il piano di Conte, chiedendo magari garanzie sullo stop a ulteriori forzature.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile
SOLO OGGI PERSI 8 MILIONI PER L’AUMENTO DELLO SPREAD ALLA NOTIZIA DELLA CRISI DI GOVERNO
Uscire dalla maggioranza perchè non si è fatto ricorso al Mes, che consentirebbe di risparmiare
qualche centinaia di milioni di euro di interessi sul debito, innescando però l’effetto opposto, una risalita degli interessi a causa dell’incertezza politica generata dalla crisi di Governo aperta da lui stesso nel pieno della pandemia.
È il clamoroso autogol riuscito a Matteo Renzi con il ritiro delle ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti dall’esecutivo Conte, foriero di nuove turbolenze sui mercati per i titoli di debito italiani.
Dopo un avvio stabile lo spread tra Btp e Bund ha accelerato fino a sfiorare i 120 punti, in rialzo di 10 punti, col rendimento del decennale salito allo 0,65%. La variazione è per il momento contenuta, grazie soprattutto alla rete di sicurezza della Bce sui titoli di debito pubblico dell’eurozona, come notano gli analisti di Equita: ci sono molti scenari “ancora possibili” che escludono le elezioni anticipate, e “pensiamo che le tensioni sullo spread possano essere limitate grazie al supporto degli acquisti della Bce, anche se aumenterebbero le preoccupazioni sull’efficacia dell’azione di governo”.
La crisi è aperta e al momento nessuno sa ancora come uscirne. Di certo, molte forze politiche, a partire da Italia Viva, sono convinte che le elezioni anticipate non ci saranno. Secondo Morgan Stanley tuttavia non possono essere escluse: “Il rischio politico del 2021 in Europa sembrava modesto, con elezioni programmate solo in Germania e nei Paesi Bassi, che avrebbero dovuto portare a cambiamenti di minor rilievo. Il riemergere del rischio politico italiano mette in discussione questa prospettiva: le elezioni anticipate sembrano possibili e probabilmente porterebbero ad un nuovo governo, meno allineato con l’Ue”.
Insomma, la fiammata dello spread per ora non preoccupa più di tanto i mercati ma certo rischia di segnare uno stop, non si sa se momentaneo o destinato a durare, per quella tendenza che aveva spinto il differenziale in discesa a ridosso di quota 100 punti base rispetto ai 240 di un anno fa, con rendimenti dei titoli italiani ai minimi storici.
E pensare che tra le principali motivazioni che hanno spinto Renzi a togliere il sostegno al Governo c’è il mancato ricorso al Mes sanitario, considerato dalla ministra dimissionaria Bonetti una questione “dirimente”.
Da settimane i renziani intimano al premier Conte di ricorrere al Fondo di diritto lussemburghese sul quale, pende però il veto del Movimento 5 Stelle, primo azionista della maggioranza che sostiene il Governo.
“Per esempio, perchè non prendiamo i soldi del Mes a tasso zero per la sanità ?”, ha chiesto ancora oggi Bonetti. L’ex ministra si riferisce alla linea di credito sanitaria del fondo lussemburghese per le spese sanitarie collegate alla pandemia del Covid: da giugno i Paesi dell’eurozona possono richiedere in prestito fino al 2% del Pil, ma fino ad ora nessuno Stato ha mai fatto richiesta d’accesso per diverse ragioni come la cattiva reputazione che si è guadagnato il Mes durante la crisi greca, la poca chiarezza del quadro giuridico per quanto riguarda le condizionalità macroeconomiche, e soprattutto la dubbia utilità visto l’intervento della Bce che da mesi sta “chiudendo” gli spread con il suo programma Pepp di acquisto titoli.
La vera convenienza del Mes starebbe nel tasso favorevole praticato sui prestiti concessi, più bassi rispetto a quelli di mercato, che sono comunque in discesa.
Eppure l’azzardo renziano ha avuto l’effetto opposto a quello che un eventuale ricorso al Mes si sarebbe prefissato. Perchè, seppur di pochissimo, gli interessi sono aumentati. E non è sfuggito al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: “Si è detto che si voleva il Mes per fare risparmiare l’Italia, oggi sta accadendo l’opposto, mi sembra evidente che non era quella la ragione fondamentale. Solo oggi, che abbiamo avuto delle aste sul nostro debito – ha detto Gualtieri – l’Italia e i cittadini italiani, per effetto dell’aumento dello spread, hanno perso 7,6 mln, quasi 8 milioni: sono soldi che abbiamo in meno, li abbiamo bruciati per quello che è successo ieri”.
Un controsenso per la forza politica da mesi fa una battaglia per risparmiare, al massimo, trecento milioni di euro all’anno sul debito pubblico.
Il Tesoro oggi ha collocato tutti i 9,25 miliardi di euro di Btp a 3, 7 e 30 anni offerti in asta. Il rendimento medio del 3 anni è sceso a -0,23% da -0,19% del collocamento precedente, ma quello a 7 anni è salito da 0,19% a 0,30%. Il trentennale è rimasto invece stabile.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile
“LE RIAPERTURE DI DICEMBRE HANNO FATTO RIPARTIRE LA PANDEMIA, SERVONO MISURE RIGOROSE”… “A FARE LE COSE A META’ SI FINISCE PEGGIO”
Una situazione allarmante, con gli ospedali costretti a mantenere l’assetto Covid e non riconvertire i reparti per le altre esigenze.
“Colpa” degli errori commessi finora, come riaprire troppo presto ma anche vaccinare subito le persone guarite dalla malattia. Il professor Massimo Galli, primario di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, intervistato da Fanpage.it sottolinea l’importanza di misure radicali: “La zona rossa? Quanto fatto finora non è servito. Ora bisogna chiudere molto, diagnosticare molto, vaccinare molto”.
Siamo alla vigilia dell’esplosione della terza ondata?
Il quadro non è ancora disastroso come quello già visto in precedenza, ma sufficientemente allarmante per rendere necessarie maggiori attenzioni. Non possiamo più sbagliare, dobbiamo tenere ancora gli ospedali in assetto Covid. Questo è molto grave e insieme sgradevole, perchè abbiamo reparti ancora utilizzati per i pazienti Covid e che avremmo voluto tornare a convertire alle loro funzioni precedenti, ma non si riesce.
Ci sono stati allarmi relativi alle terapie intensive.
La situazione delle terapie intensive è sempre un elemento critico. C’è sempre una polemica con i rianimatori, legata al fatto che i letti considerati dalle stime ufficiali non sono quelli veri. Il punto è: un conto sono i mobili e un conto le persone. In molte situazioni è carente il personale specializzato in grado di gestire le realtà . Quindi si crea una contraddizione tra disponibilità reali e teoriche. Guardando ai dati nazionali, poco più di 2500 letti sono occupati da persone con covid, siamo oltre la soglia del 30 per cento considerata critica per la gestione complessiva.
Zona rossa è indispensabile in Lombardia?
Le giro la risposta. Mi sembra evidente che quanto fatto finora non ha funzionato. Essere fuggiti troppo presto da restrizioni maggiori, per passare a quelle minori, ha prodotto i risultati che vediamo. Il virus non sta fermo, cammina con le gambe delle persone. L’ultima variante che circola è peggio delle altre. È inutile girarci attorno. Le mascherine da sole non bastano se si creano affollamenti. L’infezione gira lo stesso, lo dicono i fatti.
Cosa dire a chi è stanco dei lockdown e spera di tornare alla normalità ?
Questi numeri che si rialzano sono colpa di qualche perverso virologo che vuole stabilire la dittatura sanitaria, o sono un dato di fatto? Inutile stupirsi. A furia di fare le cose a metà si finisce peggio. Lo sanno molto bene la Gran Bretagna, la Germania e la Francia. Persino la Svezia dove, con buona pace degli ultimi irriducibili riduzionisti del problema, sono di fronte a un fallimento pesantissimo.
Sui vaccini stiamo finalmente accelerando
Acceleriamo sì, ma facendo grossolani errori. Per esempio chi è già guarito non doveva avere la priorità nemmeno se operatore sanitario, perchè non ne aveva necessità nella grande maggioranza dei casi. Un errore grave.
Perchè si dovrebbe vaccinare per ultimo chi è guarito dal virus?
In Italia abbiamo 2 milioni e 200 mila persone guarite dall’infezione, che hanno avuto il tampone positivo e sono sopravvissute. In termini pratici sono 4 milioni e 400mila dosi che si potrebbero risparmiare in una prima fase, visto che scarseggiano. È un assurdo usarle per loro. Il secondo assurdo è che in letteratura leggiamo che la probabilità di re-infezione sta sotto il 2 per cento, i casi gravi nel mondo si contano sulla punta delle dita. Con questi numeri, vale la pena che i già infettati non siano considerati urgenti.
Come mai c’è tanta confusione?
Perchè da una parte gli studi si pretendono e dall’altra li si dimentica. Un esempio su tutti: che in Gran Bretagna abbiano deciso di vaccinare a prescindere con una sola dose non sta nè in cielo nè in terra. È un’operazione da stato di disperazione. L’efficacia del vaccino nei 21 giorni dopo la prima somministrazione è del 52 per cento. La seconda è necessaria per superare il 90 per cento.
Come possiamo uscirne?
Con un ultimo sforzo, ma solo se facciamo qualcosa di radicale, con la certezza di avere la vaccinazione sotto mano. Chiudere molto, diagnosticare molto, vaccinare molto così in un periodo breve gli diamo una grossa botta. Tamponi, chiusure, vaccini: altre ricette non ne ho.
(da Fanpage)
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Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile
MA GIULIANI NON LO FACEVA PER LA PATRIA? ORA CHIEDE 20.000 DOLLARI AL GIORNO PER IL SUO LAVORO LEGALE
Donald Trump, messo ormai allangolo dal rischio concreto di un secondo impeachment, non ha più
nessuno con cui prendersela se non con i suoi alleati storici, come il suo avvocato Rudy Giuliani, che più di tutti si è esposto per lui.
Secondo Trump, però, non è stato sufficiente e imputa a Giuliani la responsabilità per quanto accaduto.
Per questo, rivelano fonti citate dal Washington Post, Trump ha dato chiare istruzioni di non pagare l’avvocato dopo che questi ha presentato parcelle di 20mila dollari al giorno per il suo lavoro legale.
Ed ha chiesto che sia lui personalmente ad autorizzare il rimborso delle spese sostenute dall’avvocato durante i viaggi negli stati chiave dove sono stati contestati, senza alcuni esito, i risultati elettorali.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile
“ERA CONTROLLATO DA VICINO PERCHE’ NON MODIFICASSE IL TESTO”
Secondo quanto riferisce una fonte interna alla Casa Bianca citata dalla Cnn, Trump è stato praticamente costretto dal suo entourage a condannare pubblicamente le violenze di Capitol Hill.
Il via libera finale del Presidente è arrivato ieri dopo un intervento accorato di funzionari del ‘secret service’ che, in un colloquio con lui, hanno denunciato le possibili minacce in vista della cerimonia di inaugurazione di Joe Biden
Uno sforzo superiore, quello di ieri da parte dell’entourage di Trump, a quello che ha portato alla pubblicazione dei suoi precedenti interventi dopo il ‘mercoledì nero’ in cui il tono era stato quello della lusinga
Il primo video dopo l’assalto al Congresso della scorsa settimana era stato registrato dopo l’intervento di Ivanka sul padre che aveva tuttavia riscritto in larga misura il copione, aggiungendo per esempio la frase “Vi amiamo” diretta ai facinorosi assalitori del Congresso.
I video successivi sono stati invece letti da Trump su un gobbo in cui scorreva un testo frutto dei “pesanti interventi” dei consiglieri, mentre era strettamente controllato da funzionari della Casa Bianca, attenti che non cambiasse nulla.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile
IL TIMORE DI ALTRE AZIONI TERRORISTICHE RIMANE ALTO
Il Congresso è presidiato anche all’interno da centinaia di uomini della Guardia nazionale che, come
documentano numerose foto, dormono o bivaccano in mimetica negli eleganti corridoi dell’edificio dove ieri la Camera ha approvato la mozione di impeachment contro Donald Trump per aver incitato l’insurrezione dei suoi sostenitori contro il Parlamento. All’interno sono stati installati anche dei metal detector
L’intero perimetro del Campidoglio è protetto da alte recinzioni metalliche (come da tempo la Casa Bianca) e dai militari con armi in pugno, quasi fosse un fortino da difendere contro un assalto. Pennsylvania Avenue, l’arteria che porta dalla Casa Bianca a Capitol Hill, è bloccata ad una certa distanza dal Congresso per impedire l’accesso a chiunque.
L’atmosfera, nella città semideserta, è surreale. Sono scene che lasciano sbalorditi e che fanno il giro del mondo, proiettando la vulnerabilità del Paese più potente del mondo: mai prima d’ora gli Usa erano stati costretti a misure di sicurezza così estreme per garantire il passaggio dei poteri da un presidente all’altro, trasformando quella che è sempre stata una solenne festa di popolo lungo il National Mall in un evento ad alto rischio.
Anche la residenza del vicepresidente Mike Pence, l’US Naval Observatory, è stata blindata: nella notte i militari hanno innalzato tutto intorno una barriera di metallo.
Del resto la tensione resta altissima dopo l’allarme lanciato dall’Fbi su possibili proteste di milizie armate tra il 16 e il 20 gennaio contro Capitol Hill e i campidogli degli altri 50 Stati Usa. Lo stesso Trump ha dichiarato l’emergenza accogliendo una richiesta della sindaca della capitale Muriel Bowser, che peraltro ha invitato gli americani ad evitare la città .
Il Secret Service ha già iniziato in anticipo i preparativi per garantire la sicurezza dell’Inauguration day, quando saranno dispiegati 15 mila uomini della Guardia nazionale, anche se sarà una cerimonia ristretta e in gran parte virtuale, con uno speciale tv condotto da Tom Hanks. Ma sul palco ci saranno pur sempre, oltre a Biden e Kamala Harris, le più alte autorità civili e militari della nazione, nonchè tre ex coppie presidenziali. E questa volta l’Fbi e le forze dell’ordine non possono permettersi errori.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile
OGGI ALLA CAMERA 5 EX M5S SONO PASSATI AL CENTRO DEMOCRATICO DI TABACCI… AL SENATO I 18 SENATORI DI ITALIA VIVA SONO GIA’ COMPENSATI DA 14 SENATORI DEL MISTO CHE VOTANO PER CONTE… I QUATTRO CHE MANCANO POTREBBERO ARRIVARE DAI 4-5 RENZIANI DISSIDENTI, 4 DI FORZA ITALIA E DA 1 UDC… VERREBBE COSTITUITO UN GRUPPO UFFICIALE CON RELATIVO SIMBOLO
Corsa contro il tempo per l’operazione “responsabili”. Giuseppe Conte, archiviato lo strappo di Matteo Renzi, è sempre più intenzionato ad andare alla conta alle Camere, ma per farlo senza rischiare di perdere tutto ha bisogno di avere la certezza (o quasi) che ci sarà un gruppo di parlamentari pronto a sostenere la maggioranza.
Il problema è sempre lo stesso: l’operazione dovrà dare contorni “certi e sicuri” alla maggioranza e non potrà basarsi su senatori disgregati, lo chiede Sergio Mattarella ed è la condizione necessaria sufficiente per blindare il governo.
I movimenti in Parlamento sono tanti e sempre più seri: il rischio di elezioni anticipate preoccupa la truppa di chi sa non sarà più riconfermato e i numeri, è quello che garantiscono da più parti, ci possono essere.
La prima necessità è quella di trovare una casa (o meglio un simbolo) che li possa riunire tutti.
Alla Camera si guarda a Centro democratico di Bruno Tabacci dove nelle ultime ore sono arrivati ben 5 ex parlamentari M5s.
Al Senato la faccenda è più complicata: Udc ufficialmente dice che non sosterrà Conte, ma la senatrice Paola Binetti, dicono fonti di maggioranza a ilfattoquotidiano.it, proprio questa mattina a Palazzo Madama ha fatto sapere ai colleghi Pd-M5s che se necessario non si tirerà indietro.
Il gruppo potrebbe a quel punto formarsi dentro il gruppo Misto con un proprio simbolo (come già fa Leu).
Le spinte intanto arrivano da più parti. Fonti dei vertici M5s garantiscono che “ci sono buone possibilità che l’operazione vada in porto“.
I 5 stelle sono compatti nel sostegno a Conte e chiudono le porte a un riavvicinamento a Renzi. Per questo sono tra i principali fautori della strada dei “responsabili”.
E non a caso, per tutta la mattinata, i big (da Di Maio a Di Battista e Buffagni) hanno rilasciato dichiarazioni dure di chiusura netta per Italia viva e rilanciato invece l’appello ai costruttori dello stesso Beppe Grilo.
Fonti istituzionali invece predicano ancora prudenza: il rischio è che oltre gli auspici non si riesca ad andare. Ma è presto.
Sul fronte parallelo fonti interne ai dem hanno fatto trapelare che “i responsabili non ci sono” e che se continua così “si rischia il voto a giugno“. Un messaggio interpretato come un modo per stringere i tempi e far accelerare le trattative: i parlamentari che vogliono appoggiare la maggioranza devono farsi avanti, ora o mai più.
I NUMERI
Alla Camera la situazione è relativamente tranquilla: la maggioranza ha 346 deputati e senza i 30 di Italia viva, conta su 316 sì che anche se risicati sono sufficienti.
Il problema più urgente è il Senato: il governo finora ha avuto l’appoggio sicuro di 158 parlamentari a Palazzo Madama (92 M5s, 35 Pd, 8 Autonomie, 18 Italia viva, 5 Leu) e senza i renziani, scenderebbe a 140.
Al momento, guardando a chi nel gruppo Misto ha sempre offerto una sua disponibilità a sostegno della maggioranza, ci sarebbero già circa 14 senatori. Ma il numero è una stima prudenziale ed è in continuo aggiornamento.
SENATO
Tra i primi indiziati ci sono i senatori del Udc: Paola Binetti, Antonio De Poli e Antonio Saccone. Che ufficialmente smentiscono, ma ufficiosamente sono molto meno compatti. Binetti ha già fatto capire di essere pronta ad aprire una discussione: lo ha detto oggi parlando con colleghi della maggioranza e lo ha lasciato intuire tra le righe parlando con l’agenzia Adnkronos.
Un altro fronte importante nella conta è sicuramente quello dei componenti del Misto che già più volte si sono allineati alla maggioranza (il riferimento sono i voti di fiducia e i voti sulla legge di bilancio) e che, a un primo calcolo, sarebbero in totale 14.
I primi responsabili indiziati sono naturalmente gli ex M5s che, proprio per l’antico legame con il Movimento, molto spesso votano già a favore del governo per segnalare la loro vicinanza a una linea che, dicono, non hanno mai davvero disconosciuto. Si tratta di: Maurizio Buccarella, Saverio De Bonis, Luigi Di Marzio, Tiziana Drago, Elena Fattori, Marinella Pacifico.
Di questi proprio De Bonis lo raccontano molto impegnato nel riuscire a concretizzare la nascita di un nuovo gruppo: avrebbe contattato nei giorni scorsi un altro ex ora a +Europa Gregorio De Falco per una “chiacchierata”. De Falco cambia opinione spesso, anche se ultimamente sembra più possibilista. A lui potrebbe aggiungersi un altro ex incerto: Michele Giarrusso.
Non bisogna dimenticare che la compagine di ex 5 stelle (26 deputati e 16 senatori) non basta per risolvere da sola la situazione, visto che molti di loro ormai hanno aderito ad altre formazioni, dalla Lega ad Azione, e vanno considerati individualmente.
Poi vengono considerati sicuri sì degli esponenti del Maie (il cui fondatore è il sottosegretario Merlo) Adriano Cario e Raffaele Fantetti: in particolare Fantetti negli ultimi mesi si è fatto promotore del think tank Italia23 che, secondo alcune indiscrezioni, vorrebbe essere uno dei progetti embrionali di una ancora fantomatica lista Conte.
Fantetti, raccontano a Palazzo Madama, è tra i più attivi in queste ore ed è dietro molti contatti. Sicuramente a favore, come ha già dichiarato, Sandra Lonardo, ex Forza Italia passata al Misto a luglio scorso in polemica con la “linea salviniana” del centrodestra. Proprio il marito Clemente Mastella si è già offerto, più o meno convintamente, per organizzare lui “il gruppo dei responsabili” e nelle varie interviste rilasciate in queste ore ha garantito che “i numeri ci sono”.
Infine vanno considerati a favore i due senatori a vita iscritti al Misto Mario Monti e Liliana Segre, ma anche Sandro Ruotolo, eletto con le elezioni suppletive a fine febbraio scorso e molto vicino a Leu.
Più problematico il sì dell’ex dem, e in passato molto vicino a Matteo Renzi, Tommaso Cerno: è stato tra i primi sostenitori del governo Conte 2, ma oggi dice di non essere disposto a dare il suo voto. “Io dico sì all’idea, ma non al metodo”, spiega a ilfattoquotidiano.it. “Sono tra quelli che credono di più nel progetto Pd-M5s, ma proprio per questo non voglio che sia rovinato dai transfughi del centrodestra”.
Altro bacino in grande agitazione è quello di Italia viva. Fonti della maggioranza assicurano che ci sono almeno 4 o 5 senatori renziani che sarebbero già pronti a sostenere la maggioranza per timore del voto anticipato.
Una delle più in bilico è sicuramente l’ex azzurra Donatella Conzatti che già ieri, intervistata dal Corriere della sera, aveva aperto a una mediazione tra Renzi e Conte. E che ora sarebbe sempre più intenzionata a lasciare l’ex premier.
Riccardo Nencini, che associando il simbolo Psi a Iv ha permesso a Renzi di avere il gruppo al Senato, ha smentito di essere pronto alla separazione, ma è al momento tra i più sorvegliati anche perchè ha detto di essere contrario al voto anticipato.
Occhi puntati anche sui renziani che hanno ruoli nelle commissioni: l’ex M5s Silvia Vono, vicepresidente della commissione Lavori pubblici al Senato, o l’ex Pd Annamaria Parente, presidente della commissione Igiene e Sanità . Ma anche Vincenzo Carbone, vice della commissione Lavoro o Leonardo Grimani, segretario della commissione Affari costituzionali.
Nel calcolo non vengono (ancora) considerati esponenti di Forza Italia che potrebbero valutare di dare il loro contributo alla causa. Forse è questo uno dei passaggi più complicati, anche perchè dovranno poi vedersela con le resistenze dei 5 stelle, ma le aperture da parte di alcuni non sono escluse.
E i nomi che circolano sono quelli di Roberto Brunetta, Renata Polverini, Deborah Bergamini e Osvaldo Napoli. L’opzione per i vertici azzurri al momento è fuori discussione e, come raccontato da il Fatto quotidiano, ieri nei vertici in Parlamento hanno minacciato di tenere “fuori dalle liste” chiunque lasci anche solo intuire di essere interessato all’operazione.
CAMERA
A Montecitorio una delle operazioni più interessanti è stata registrata nelle ultime ore e ufficializzata stamattina dal presidente Roberto Fico. Cinque deputati ex M5s hanno aderito alla componente di Centro Democratico — Italiani in Europa guidata da Bruno Tabacci. Si tratta, in particolare, di Marco Rizzone, Fabio Berardini, Mara Lapia, Carlo De Girolamo e Antonio Lombardo.
Ma proprio alla Camera la pattuglia di ex M5s è molto nutrita (in totale sono 26) e in tanti siedono nel gruppo Misto senza alcuna possibilità di essere ricandidati. Basta questo per farli diventare “responsabili”? Non è assolutamente scontato. Di sicuro però ci sarà almeno la tentazione.
A scrivere un post molto duro contro Matteo Renzi e, a suo modo, in difesa del governo Conte 2, è stata solo ieri l’ex M5s Silvia Benedetti: “Con tutta la disistima che ho per questo governo, tranne per tre/quattro tra ministri/viceministri/sottosegretari, resto allibita dallo sfacciato teatrino del capetto di Italia Morta”, ha scritto. “Già , un politico così egoriferito può solo far morire l’Italia”.
Troppo poco per parlare di un nuovo gruppo, ma l’ennesimo segnale che qualcosa si muove.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile
GLI ITALIANI SI SCHIERANO CON IL PREMIER, AUMENTA I FANS SU TUTTI I SOCIAL, CROLLO DI RENZI
Nelle concitate ore della crisi di governo circolava tra senatori e parlamentari una battuta di Massimo
D’Alema: l’uomo con meno consenso in Italia vuole far cadere quello più popolare. Il riferimento a Renzi e Conte è del tutto scontato, ma lo è meno il fatto che la battuta in questione sia estremamente precisa.
Infatti se andiamo ad analizzare cosa sta succedendo sulla rete italiana ne usciamo con un’importante notizia: gli italiani continuano a fidarsi soprattutto di Giuseppe Conte.
Mentre Matteo Renzi apriva la crisi facendo dimettere i ministri di IV, su Twitter #Renzivergogna diventava il primo argomento di discussione con oltre 22mila messaggi. Ogni singolo tweet contro l’operazione di Renzi, a causa della viralità della vicenda, è stato visualizzato da circa 1500 persone.
Ma come è stata possibile una vittoria cosi schiacciante da parte di Conte su Renzi?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo ripartire da questi ultimi mesi. Un periodo che ha visto il premier confrontarsi con le dure critiche per una generale impreparazione verso la seconda ondata del coronavirus. Ma anche con gli attacchi per aver chiuso molte attività durante le feste natalizie nonostante gli sforzi richiesti a inizio autunno.
Per capire come Giuseppe Conte sia riuscito, nonostante tutto, a rimanere così popolare dobbiamo andare a farci un giuro sul web. È soprattutto qui che Giuseppe Conte ha costruito nell’ultimo anno, proprio quello che coincide con la pandemia, una grande dote di consenso che gli permette di avere una lunga luna di miele con gli elettori. Ma anche di guardare dall’alto in basso gli altri leader politici.
Durante il primo lockdown la popolarità online di Giuseppe Conte è esplosa in maniera esponenziale. Da normale e forse anonimo leader politico i primi mesi della pandemia lo hanno trasformato in una star della rete. Tra marzo e aprile la popolarità del premier su Facebook è cresciuta del 79,5%, con un aumento di 1.297.412 nuovi follower.
Lo stesso exploit di Conte tra marzo e aprile lo ritroviamo sia su Instagram (+57,91%, 450.001 nuovi follower) che su Twitter (+38,5%, 160.637 nuovi follower).
L’enorme dote di popolarità ottenuta da Giuseppe Conte si potrebbe spiegare tecnicamente anche con l’utilizzo delle piattaforme social per le sue seguitissime conferenze stampa. Ma a questo bisogna aggiungere che la sua narrazione moderata e asettica ha fatto più colpo di una contraddistinta da toni alti ed esasperati.
Gli italiani, nelle fasi acute della pandemia, sembrano premiare dunque una comunicazione concreta e meno vicina alla propaganda. Questa tendenza è riscontrabile anche in questi ultimi giorni. Durante i mesi della seconda ondata del Covid-19 Giuseppe Conte è riuscito a ribadire il suo predominio sulla rete risultando il leader che cresce di più sui principali social network.
Tra fine ottobre e gli inizi di gennaio Giuseppe Conte ha conquistato su Facebook 108.548 nuovi potenziali elettori crescendo del 3%. Su Twitter è invece avanzato di oltre l’8% ottenendo 73.116 nuovi follower. Anche su Instagram Conte cresce del 6% convincendo 105.994 nuovi potenziali elettori.
Nessun altro leader ha raggiunto questi numeri.
Anzi, notiamo che proprio Matteo Renzi, insieme a Salvini, risulta essere quello più in difficoltà con l’opinione pubblica digitale.
Addirittura durante i giorni della seconda ondata del virus Matteo Renzi ha perso su Facebook 2.364 follower e 237 su Instagram. Le cose non vanno bene neanche a Salvini che nello stesso periodo perde su Instagram 640 seguaci.
Se i media mainstream raccontano questa crisi come un duello tra Conte e Renzi di certo l’opinione pubblica digitale non ha dubbi sul vincitore.
(da Huffingtonpost)
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