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QUEL TWEET DI SALVINI IN FAVORE DELLA DEPUTATA REPUBBLICANA CHE HA INCITATO ALL’INSURREZIONE

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

LAUREN BOEBERT DALL’INTERNO DEL CAMPIDOGLIO SEGNALAVA AI TERRORISTI GLI SPOSTAMENTI DEI SENATORI E DI NANCY PELOSI

C’è una storia sotto traccia che vale la pena di essere raccontata a margine degli eventi di Capitol Hill, dell’assalto al Congresso Usa e della politica nostrana.
Partiamo dall’inizio: il primo luglio 2020 il leader della Lega Matteo Salvini, che da sempre ha “lisciato” i più ferventi trumpiani, twitta un messaggio che spiazza i suoi elettori e che sfugge agli occhi dei cronisti.
Si congratula con una sconosciuta candidata al Congresso degli Stati Uniti, Lauren Boebert, che a novembre sarà  poi eletta nel suo collegio in Colorado. Boebert ha appena sconfitto alle primarie del Partito repubblicano il deputato uscente Scott Tipton, che aveva l’appoggio ufficiale del presidente Trump.
Boebert era una candidata di posizioni talmente estreme che perfino i democratici avevano virato sul candidato repubblicano, pur di provare a non contribuire alla sua elezione.
Ha 33 anni, vive in Colorado ed è una fervente sostenitrice delle armi, oltre ad avere posizioni di sostegno nei confronti di QAnon, la strampalata teoria che sostiene l’esistenza di un complotto per sovvertire la presidenza di Trump e che da tempo ciancia di network di pedofilia e satanismo tra i potenti del mondo e di “poteri forti”.
I seguaci della teoria di QAnon sono considerati una vera e propria setta e l’Fbi li giudica una minaccia alla sicurezza nazionale. La deputata Lauren Boebert nei mesi scorsi è finita sui giornali perchè si è rifiutata di chiudere il suo ristorante durante le restrizioni imposte per la pandemia e perchè, nel suo ristorante, lei e le sue cameriere sfilano con armi sempre in bella mostra, invitando i proprio clienti a fare lo stesso.
Quando è stata eletta ha dichiarato a proposito di QAnon: “Spero che sia vero perchè significa solo che l’America sta diventando più forte, e la gente sta tornando ai valori conservatori. È qualcosa di motivante, che ti dà  coraggio e mette insieme le persone più forti”.
Durante l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, Boebert ha compulsivamente twittato segnalando gli spostamenti dei senatori e della speaker della Camera Nancy Pelosi, suscitando un enorme sdegno nell’opinione pubblica americana e spingendo diversi politici dem e associazioni dei diritti civili a sottoscrivere una lettere in cui la si accusa di avere “incitato alla violenza”.
Una sorta di “talpa interna” dei manifestanti. “Oggi è il 1776”, aveva scritto durante gli scontri, inneggiando alla rivoluzione americana.

(da agenzie)

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IL REPORTER CHE FECE DIMETTERE NIXON SUL WATERGATE: “LA LIBERTA’ DI PAROLA NON SI APPLICA AI MATTI, TRUMP VA RIMOSSO”

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

“TRUMP E’ MALATO DI MENTE, NECESSITA DI UNA CAMICIA DI FORZA”

Il partito democratico ha presentato ufficialmente alla Camera l’articolo che richiede l’impeachment contro Donald Trump: la richiesta è quella di mettere il presidente uscente (per la seconda volta) in stato d’accusa per aver “incitato l’insurrezione” che ha portato all’assalto del Congresso mercoledì 6 gennaio.
E chi meglio di Carl Bernstein — giornalista premio Pulitzer del Washington Post che insieme a Bob Woodward fece dimettere Nixon per l’inchiesta del Watergate — può commentare questo momento storico?
“Il pericolo più grave — dice intervistato da La Stampa — per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti viene ora dal presidente. Trump è matto, e quindi va rimosso al più presto possibile dalla sua carica, per il bene del popolo americano e del resto della comunità  internazionale. Poi, se volete, discuteremo dei social media e la libertà  di espressione, ma questo non è nè il momento, nè il contesto. La questione è assolutamente mal posta. Il problema più urgente che abbiamo ora è salvare il paese da un pazzo, non interrogarci sul grado di libertà  di espressione a cui avrebbe diritto”.
Il giornalista è netto nelle sue opinioni: “Donald Trump è matto. È evidente che non è più nel pieno possesso delle sue facoltà  mentali. In questo momento il pericolo più grave per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti è il presidente, e in realtà  lo è già  da molto tempo. La minaccia che pone la sua permanenza alla Casa Bianca deve avere la precedenza su tutto”.
Secondo Bernstein, più che l’impeachment (che sarebbe una procedura troppo lunga), “il vicepresidente Pence, insieme alla leadership repubblicana che finora è stata complice di Trump e completamente irresponsabile, dovrebbero fare una dichiarazione pubblica in sostegno dell’invocazione del Venticinquesimo emendamento, cioè quello che consente la rimozione dei presidenti incapacitati”.
“Bisogna mettere — continua il premio Pulitzer — addosso a Trump una camicia di forza costituzionale. Poi, come accaduto con Nixon, che non lasciò la Casa Bianca al termine della procedura di impeachment. I capi repubblicani andarono dal presidente per dirgli che era finita. Pretesero le dimissioni, e Nixon fu costretto a rassegnarle, perchè comprese che non aveva alternative. Ciò deve accadere adesso nel caso di Trump, che va disarmato”.
Poi, l’affondo finale: “La libertà  di espressione non è data per scontata. Con questo atto, il capo della Casa Bianca ha dimostrato di essere il principale nemico della repubblica costituzionale che sono gli Stati Uniti, ponendosi in sostanza sullo stesso livello del presidente secessionista Jefferson Davis”.

(da agenzie)

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“NIENTE PIU’ AFFARI CON TRUMP”

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

DEUTSCHE BANK, COCA COLA, MARRIOT E ALTRE AZIENDA VOLTANO LE SPALLE A TRUMP…. SIGNATURE BANK GLI CHIUDE DUE CONTI CORRENTI, DEUTSCHE BANK CHIEDE IL RIENTRO DI PRESTITI CONCESSI PER 300 MILIONI DI DOLLARI

Dopo essere stato bannato da Facebook e da Twitter, ora anche Deutsche Bank sarebbe pronta a chiudere con Donald Trump. Secondo un’indiscrezione arrivata da una fonte interna all’organizzazione e citata dal New York Times, la banca tedesca vorrebbe allontanarsi dal presidente americano.
Attualmente, la Deutsche Bank è una delle più importanti sostenitrici delle attività  finanziare della Trump Organization visto che, ad oggi, sono più di 300 milioni i prestiti concessi — e non ancora restituiti — all’impero economico di Trump.
Già  prima degli episodi di Capitol Hill, sempre secondo indiscrezioni circolate nei mesi scorsi, la società  tedesca aveva preso in considerazione di rompere ogni rapporto di affari con Trump a causa del grave danno di immagine legato alla sua presidenza.
Ma, dopo l’assalto al Campidoglio, Deutsche Bank ha reso pubblica la sua posizione. Sul suo profilo Linkedin, la responsabile della società  negli Stati Uniti, Christiana Riley, aveva subito condannato quanto accaduto:
“Ieri è stata una giornata buia per l’America e la nostra democrazia. La violenza — aveva scritto Riley — non ha posto nella nostra società  e le scene a cui abbiamo assistito sono una vergogna per l’intera nazione. Siamo orgogliosi della nostra Costituzione e siamo al fianco di coloro che cercano di sostenerla per garantire che la volontà  del popolo sia rispettata e che abbia luogo una transizione pacifica del potere.
Chiusi due conti correnti
Ma Deutsche Bank non è la sola. Anche Signature Bank, a lungo vicina alla Trump Organization e alla famiglia del presidente, ha annunciato che chiuderà  due conti correnti in cui Trump aveva depositato circa 5,3 milioni di dollari.
La banca ha anche chiesto al presidente uscente di lasciare la Casa Bianca prima del 20 gennaio, giorno dell’insediamento di Joe Biden. «Crediamo che l’azione più appropriata per il presidente americano sia quella di presentare le sue dimissioni, un’azione che è nei migliori interessi della nostra Nazione e degli americani».
La banca ha anche aggiunto che non ha intenzione di sostenere futuri affari con membri del Congresso che abbiano votato per screditare il risultato dell’elezione. Una decisione presa anche dall’azienda Coca Cola e dalla catena di alberghi Marriott. Entrambe hanno annunciato la sospensione delle donazioni politiche a chi abbia supportato, all’interno del Congresso, le false rivendicazioni di Trump sul voto del 3 novembre.
La Federazione americana di golf si allontana da Trump
A voltare le spalle a Donald Trump è arrivato anche il mondo dello sport. L’allenatore dei New England Patriots, Bill Belichick, ha rimandato al mittente la medaglia presidenziale della libertà  che voleva donargli Donald Trump.
Belichick, che aveva in passato parlato della sua amicizia con il presidente, aveva ricevuto l’offerta una settimana fa, prima dell’assalto a Capitol Hill, e ne era rimasto lusingato: «Quei tragici eventi mi hanno indotto a ripensarci», ha dichiarato.
Un annuncio che fa seguito a quello della federazione americana del golf, la Pga, che ha deciso di annullare il torneo in programma nel maggio del 2022 — uno dei quattro più importanti del circuito — nel club di Donald Trump a Bedminster, nel New Jersey.

(da agenzie)

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IL RACCONTO DEGLI AGENTI DI CAPITOL HILL: “L’ORDA DI FOLLI TRUMPIANI PIU’ SPAVENTOSI DELLA GUERRA IN IRAQ”

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

AGENTI FERITI, PICCHIATI, TRASCINATI PER LE SCALE, MINACCIATI DI MORTE DAI TERRORISTI

Dobbiamo ancora renderci conto delle proporzioni di ciò che è accaduto il 6 gennaio a Capitol Hill, e possiamo farcene un’idea sentendo i racconti e le testimonianze dei (pochi) agenti di guardia al Congresso che si sono dovuti confrontare con l’orda di folli aizzata da Trump.
E ascoltando queste storie potremmo convincerci una volta e per tutte che chi, anche a casa nostra, si ostina a derubricare un tentato golpe a una ‘manifestazione’ (parola usata da Susanna Ceccardi, per dirne una) non dovrebbe avere posto nelle istituzioni democratiche.
Un agente è stato colpito con una mazza, un altro con un’asta con la bandiera americana attaccata. Un terzo è stato spinto con forza contro una statua e un quarto è stato colpito con una chiave inglese.
Poi ci sono un agente bloccato dalla folla tra due porte e quelli ai quali è stato spruzzato in volto uno spray usato per allontanare gli orsi.
Alcuni agenti sono anche stati trascinati giù dalle scale, calpestati dalla folla, presi a pugni. Il risultato sono caviglie e polsi gonfi, commozioni celebrali, contusioni a braccia e gambe, irritazioni ai polmoni.
“Ho parlato con agenti che hanno partecipato a due missioni in Iraq e mi hanno detto che è stato più spaventoso di quando erano in combattimento” ha detto il capo della polizia di Washington Robert Contee dopo aver parlato con un agente dimesso dall’ospedale dopo essere stato colpito e ferito con una pistola stordente.
“È ovviamente molto scosso, molto arrabbiato”, ha detto Contee citato dal Washington Post, aggiungendo che i rivoltosi hanno rubato oggetti all’ufficiale e, secondo lui, hanno cercato di prendere la sua arma.
I video che circolano su Internet sono drammatici, tra cui quello di un ufficiale delle forze di Washington che viene trascinato giù per le scale fuori dal Campidoglio e picchiato con mazze, una stampella e un palo con una bandiera americana attaccata.
L’ufficiale è stato salvato da colleghi con manganelli. Un altro filmato diffuso dalla Cnn mostra un agente bloccato tra due porte che urla di dolore mentre i rivoltosi cercano di tirargli su la maschera antigas. “Mi fa venire la nausea vedere quel video – ha detto Contee – Quell’ufficiale aveva paura per la sua vita”.
La polizia di Washington ha riferito che un agente resta ricoverato.
Erano 1.440 gli agenti della polizia del Campidoglio presenti nella sede del Congresso al momento dell’assalto e tra loro ci sono stati feriti. Ma il Washington Post spiega che la polizia di Capitol Hill non ha voluto fornire informazioni in merito, così come anche il sindacato della polizia del Campidoglio. Greggory Pemberton, presidente del sindacato di polizia di Washington, ha definito l’assalto come ”un incubo”, spiegando che un agente ha subito un infarto dopo essere stato colpito sei volte con una pistola stordente mentre un altro ha perso l’indice della mano destra dopo essere stato calpestato.

(da agenzie)

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TRA I GOLPISTI DI TRUMP C’ERA ANCHE SIMONE GOLD, EX MEDICO NO VAX

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

SOSTENITRICE DI TRUMP, CONTRARIA AI VACCINI E ALLE MISURE DI LOCKDOWN

Tra gli assaltatori di Capitol Hill del 6 genanio era presente anche Simone Gold, unan nota attivista no-vax e sostenitrice dell’idrossiclorochina come cura contro il Covid.
Gold ha ammesso di essere entrata a Capitol Hill, ma ha dichiarato di non aver assistito a nessuna violenza.
Sostenitrice di Trump, ma al tempo stesso critica dei vaccini sostenuti dal governo, la Gold è diventata famosa quando ha manifestato in luglio davanti alla Corte Suprema contro le misure di lockdown. Donald Trump aveva rilanciato su Twitter il video della sua protesta, diffuso dal sito di estrema destra Breitbart.
Il 6 gennaio la Gold si trovava davanti al Congresso con altri attivisti del gruppo anti vax da lei fondato America’s Frontline doctors.
Licenziata dagli ospedali dove lavorava per le sue posizioni sul coronavirus, ha detto al Washington Post di rimpiangere di aver partecipato all’irruzione al Congresso, temendo che ciò distrarrà  l’attenzione dalla sua campagna.

(da agenzie)

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UN ALTRO ARRESTO E DUE POLIZIOTTI SOSPESI: UNO E’ L’AGENTE DEL SELFIE CON I TERRORISTI

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

SI E’ DIMESSO ANCHE IL MINISTRO DEGLI INTERNI

Due poliziotti di Capitol Hill sono stati sospesi per il loro ruolo durante l’assalto al Congresso di mercoledì 6 gennaio e un’altra persona è stata arrestata.
Lo ha reso noto il deputato dem dell’Ohio Tim Ryan, a capo della sottocommissione del Congresso che sta indagando sulla risposta della polizia all’assalto al Capitol Hill da parte dei sostenitori di Donald Trump. Non è chiaro al momento se in manette sia finito un altro agente o un membro della guardia nazionale.
Ryan ha fatto sapere che uno dei due poliziotti sospesi è “l’ufficiale dei selfie“, l’agente che si è scattato una foto con un manifestante all’interno del Congresso durante l’irruzione, e un altro “un ufficiale che ha indossato un cappello ‘Maga’” (il cappellino con lo slogan di Trump ‘Make America Great Again’). Il democratico dell’Ohio ha meno dettagli sull’individuo che era stato arrestato.
Sull’agente del selfie lo scrittore di polizieschi Don Winslow aveva messo una targa di 20mila dollari per chi avesse scovato il nome dell’uomo, la cui identità  non era nota sino a due giorni fa.
Intanto Chad Wolf, ministro ad interim della Homeland Security americano, si è dimesso dopo 14 mesi in carica. Nella lettera, Wolf si è detto “dispiaciuto di questo passo”, dal momento che era sua intenzione “servire il dipartimento fino alla fine dell’amministrazione”. Al suo posto subentrerà  Pete Gaynor, alla guida della Federal Emergency Management Agency.
Wolf è il terzo ministro a dimettersi in seguito ai fatti di Washington dopo quella dei Trasporti, Elaine Chao, una delle poche dell’establishment repubblicano che Trump aveva incluso nella squadra di governo (e moglie del fedelissimo senatore Mitch Mc Connell) e Betsy DeVos, ministro dell’Istruzione, beniamina della destra religiosa e funzionario di punta dell’amministrazione.
Anche diversi membri dello staff uscente del Tycoon e della first Lady hanno lasciato la Casa Bianca a meno di 10 giorni dalla fine del mandato, tra cui il capo del personale di Melania Trump Stephanie Grisham.

(da agenzie)

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LO “SCIAMANO” IN CARCERE NON MANGIA PERCHE’ “IL CIBO NON E’ BIOLOGICO”

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

CHE MANCANZA DI RIGUARDO NON PROPORGLI UN MENU A’ LA CARTE

La madre dello “sciamano” Jake Angeli ha parlato delle condizioni del figlio, rinchiuso in carcere dopo l’assalto a Capitol Hill.
“Mio figlio non risponde al giudice e in carcere non mangia perchè il cibo non è biologico. E se non mangia cibo biologico sta molto male. Male fisicamente”.
Il 32enne Jacob Chansley, conosciuto anche come Jake Angeli, è uno dei sostenitori di Donald Trump fautori dell’assalto del 6 gennaio al Campidoglio di Washington.
Vestito da vichingo, cappello con le corna, pelliccia e faccia dipinta, il giovane è diventato uno dei volti dei fatti di Capitol Hill. Poi per lui l’arresto, avvenuto sabato 9 gennaio.
Nelle scorse ore, l’uomo è stato sentito per la prima volta dopo il fermo da un giudice nel corso di un’udienza lampo, che per il momento si è chiusa con la conferma della detenzione.
L’interrogatorio si è svolto via telefono per via delle misure anti-Covid e Chansley non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito alle accuse a suo carico.
Martha Chansley, madre del 32enne, è stata intercettata dai media americani all’uscita del palazzo di giustizia di Phoenix, in Arizona, rivelando particolari sulle ore trascorse dal figlio dopo l’arresto. La donna ha riferito che il figlio sta bene ma non mangia dal giorno dell’arresto perchè in prigione non viene distribuito cibo biologico (“organic food”).
La madre ha proseguito difendendo il figlio e affermando che lui non voleva partecipare ai disordini, ma “solo manifestare a favore di Trump. Non mi sarei mai aspettata niente del genere”.

(da agenzie)

argomento: Costume | Commenta »

IVANKA VUOLE ANDARE AL GIURAMENTO DI BIDEN, TRUMP E’ INFURIATO: “UN INSULTO”

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

LA FIGLIA PUNTA A SALVARE LE PROPRIE ASPIRAZIONI POLITICHE

Ivanka Trump, la figlia-consigliera di Donald Trump, ha manifestato la volontà  partecipare alla cerimonia di insediamento del presidente eletto Joe Biden per salvare le sue aspirazioni politiche.
Un’ipotesi – riportano i media americani – che ha mandato su tutte le furie il padre Donald Trump: “E’ un insulto”, avrebbe reagito il presidente.
Alcune fonti riferiscono che Trump avrebbe detto alla figlia che una sua partecipazione alla cerimonia le costerebbe migliaia di voti e sarebbe la “peggiore decisione della sua vita”.
Intanto lo stesso presidente uscente degli Stati Uniti, prima di partire per il Texas, ha affermato che i piani per lanciare una seconda procedura di impeachment nei suoi confronti stanno provocando “enorme rabbia” tra gli americani, li ha definiti “assolutamente ridicoli” e   “una continuazione della più grande caccia alle streghe nella storia della politica”.
Altra benzina sul fuoco.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

ORA L’ULTIMATUM E’ DI CONTE: I NUMERI AL SENATO CI SONO, SE RENZI RITIRA MINISTRE MAI PIU’ INSIEME

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

DOPO AVER RECEPITO LE INDICAZIONI DI ITALIA VIVA SUL RECOVERY, SAREBBE DIFFICILE PER RENZI SPIEGARE AGLI ITALIANI PERCHE’ HA VOLUTO LA CRISI… MA I NUMERI AL SENATO CI SONO DAVVERO?

Niente dimissioni, niente crisi pilotata, se Renzi vuole andare a fare la conta in Senato siamo pronti e se le ministre presentano le dimissioni allora fine del dialogo con Italia Viva e dell’attuale maggioranza.
È netto il cambio di strategia di Giuseppe Conte alla vigilia del Consiglio dei ministri chiamato ad approvare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, nella sua ultima versione dopo le osservazioni dei partiti politici che compongono la maggioranza.
Da Chigi fanno filtrare l’indisponibilità  di Conte a qualunque trattativa con Italia Viva nel caso di dimissioni di Bonetti e Bellanova, trovando immediatamente una copertura politica nel Movimento 5 Stelle, sintetizzata dalle parole di Vito Crimi: “Se Renzi si rende colpevole del ritiro dei suoi ministri, con lui e Italia Viva non potrà  esserci un altro governo. Esiste un limite a tutto. Se ora, nelle condizioni in cui siamo, qualcuno si chiama fuori e saluta la compagnia, per noi è fuori e resta fuori definitivamente”.
In termini più semplici, dopo aver recepito la gran parte delle osservazioni dei renziani al piano per l’utilizzo dei fondi del NextGenUE, dopo aver lasciato intendere di essere disponibile anche a modifiche della squadra e dell’indirizzo politico, Conte non solo fa sapere che ci sono paletti insormontabili (no secco a ipotesi Boschi nell’esecutivo, no a dimissioni con reincarico lampo e niente MES), ma lancia un segnale piuttosto chiaro: la conta in Senato non ci spaventa, i numeri ci sono.
Cosa è cambiato in queste ore, insomma? Come si è passati dall’arrendevolezza delle scorse settimane all’aggressività  di queste ore e al gioco di sponda con i grillini (con tutti, non solo i governisti, come mostra l’intervento di Di Battista)?
Ecco, diciamo che si sono incastrati un po’ di pezzi e si sono determinate condizioni a lui molto favorevoli. Tanto per cominciare, la disponibilità  del PD e di M5s ha permesso di disinnescare le obiezioni di merito di Italia Viva al PNRR, tanto che da Chigi fanno sapere di essere soddisfatti e che il contributo dato dai renziani ha “sensibilmente migliorato” il documento.
Seppur con grande ritardo, insomma, i renziani hanno ottenuto la quasi totalità  di ciò che chiedevano, come ammette lo stesso Renzi nella sua ultima enews: “Noi siamo ormai abituati. Prima ci insultano. E poi ci danno ragione senza ammetterlo. […] Adesso è avvenuto anche sul Recovery Plan dove — almeno a parole — ci stanno dando ragione”.
Aprire una crisi puntando solo sul no al MES per le spese sanitarie, insomma, è piuttosto complicato, anche per chi è abituato agli azzardi. Soprattutto dopo che si è mosso, certo informalmente, anche il Presidente della Repubblica, che ieri aveva “lasciato passare” una serie di retroscena e indiscrezioni che rafforzavano Conte e condannavano gli animatori della crisi di governo.
Come detto, è sempre un errore sottovalutare Conte quando si tratta di trovare soluzioni a crisi intricate, veti incrociati e strategismi più o meno alla luce del sole, perchè quello è un campo su cui lui e il suo staff hanno dimostrato di sapersi muovere piuttosto bene.
Settimane di trattative, di lavoro nei corridoi di Palazzo Madama e Montecitorio, avrebbero infatti determinato le condizioni giuste per permettere a Conte di lanciare una vera e propria sfida: esiste una maggioranza alternativa al Senato e la pattuglia dei “responsabili” è pronta a soccorrere il Presidente del Consiglio nel caso in cui Italia Viva scelga di andare fino in fondo. Insomma, da Chigi fanno capire che se Renzi strappa, allora può “finire come Salvini” e restare in minoranza fino alla fine della legislatura.
Quanto questa strategia sia solida non è dato sapere: i numeri resterebbero risicati e il Capo dello Stato dovrebbe avallare la terza maggioranza diversa per Conte in un anno e mezzo, senza contare la difficoltà  di governare con un accocchino ancora più disomogeneo del precedente.
Però non va sottovalutato che uno degli effetti di una simile accelerazione potrebbe essere quello di favorire la de-escalation, come sembrano dimostrare alcune dichiarazioni di esponenti renziani in queste ore.
In molti si chiedono se si può rompere ora e in questo momento solo ed esclusivamente sulla questione MES, anche se IV sembra essersi spinta troppo in là  per far finta di nulla e non ottenere neanche un rimpasto.
Vedremo cosa accadrà : se Renzi ha altre carte (più o meno nascoste), se il PD continuerà  a essere spettatore e accetterà  di mandare in cantina rimpasto e patto di governo, e quanto è realistica l’ipotesi di una nuova maggioranza traballante in Senato.

(da Fanpage)

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